La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

lunedì, novembre 30, 2009

Lucian libera l'amato leone Richie



30-11-2009. Le immagini delle tenerezze fra Lucian Craita e il leone Richie parlano da sole. Lui ha cresciuto il felino da quando era cucciolo in una città a nord di Bucarest (Bulgaria) e ora si deve separare per consegnarlo a una fondazione internazionale per i diritti degli animali che si occuperà di ricollocarlo, insieme ad altri tre leoni, in una riserva sudafricana.



LAZAMPA.IT

postato da camozzi 20:54 | commenti (1) | ambiente e comportamento

AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA LIPU: "SALVIAMOGLI LE PENNE, SALVIAMOCI LE PENNE"
Dal 30 novembre al 6 dicembre si può donare un euro con un SMS al numero 48.588 (due euro da rete fissa Telecom Italia). Il 5 e 6 dicembre nelle piazze italiane tornano le “Le Lenticchie della LIPU”.

29 novembre 2009 - Prende il via la nuova campagna della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) “Salviamogli le penne, salviamoci le penne” per salvare le specie di uccelli a rischio di estinzione, indicatori di un ambiente malato che minaccia anche la nostra salute.
Sono 44 le specie che secondo un recente studio della LIPU hanno urgente necessità di una tutela, pena il rischio di un grave declino o addirittura dell’estinzione, a causa dei cambiamenti climatici, della distruzione dell’habitat, dalla pesca industriale e dall’uso di prodotti chimici in agricoltura. In pratica, delle 88 specie che nidificano in Italia, e che sono particolarmente protette dalle direttive comunitarie, una su due soffre di un cattivo stato di conservazione.
La nuova campagna della LIPU, nell’immediato futuro, si concentrerà su cinque specie (Capovaccaio, Tarabuso, Pernice bianca, Berta maggiore, Gallina prataiola), alcune delle quali si trovano in pericolo di estinzione, mentre per altre il cattivo stato di salute dell’ambiente le minaccia da vicino.

L’SMS DAL 30 NOVEMBRE AL 6 DICEMBRE - Per sostenere la campagna “Salviamogli le penne, salviamoci le penne”, dal 30 novembre al 6 dicembre 2009 si potrà donare un euro con l’invio di un sms al numero 48588 da telefonino personale TIM, Vodafone, Wind e 3 oppure donare 2 euro con una chiamata allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia.

LE PIAZZE IL 5 e 6 DICEMBRE - Sabato 5 e domenica 6 dicembre i volontari LIPU offriranno invece nelle principali piazze delle città italiane, in cambio di una donazione minima di cinque euro, le “Lenticchie della LIPU”. Testimonial dell’iniziativa sarà per il secondo anno consecutivo Danilo Mainardi, professore di ecologia comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Presidente Onorario LIPU.
A tutti coloro che richiederanno le lenticchie LIPU, realizzate come l’anno scorso attraverso coltivazioni biologiche dalla cooperativa “La Terra e il Cielo”, verrà offerto in omaggio una confezione di farro biologico, un abbinamento prezioso per l’adozione di un’alimentazione mediterranea sana e rispettosa dell’ambiente.
L’elenco dei banchetti del 5 e 6 dicembre è pubblicato sul sito www.lipu.it. Per informazioni si può chiamare il numero 0521.273043 (e-mail: info@lipu.it). Un contributo alla campagna LIPU può inoltre essere inviato attraverso una donazione online sul sito www.lipu.it o con un versamento sul conto corrente postale n.10299436 intestato a LIPU Onlus Parma.

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - La nota agenzia di Pubblicità Ogilvy and Mather di Milano ha realizzato, a titolo completamente gratuito, la nuova Campagna Pubblicitaria “Salviamogli le penne, salviamoci le penne” per salvare l’ambiente e noi stessi, che è stata declinata in: spot televisivo, radiofonico, campagna stampa e web che verrà promossa sui media nelle prossime settimane, e in particolare in quella in cui sarà attivo il numero solidale.

SALVARE SUBITO CINQUE SPECIE A RISCHIO - La nuova campagna della LIPU, sostenuta dall’SMS solidale e dalle “Lenticchie LIPU”, nell’immediato futuro, si concentrerà su cinque specie. Esse sono:
- Tarabuso, ridotto a sole 70 coppie in Italia, è in pericolo di estinzione a causa della scomparsa delle zone umide;
- Capovaccaio, ridotto a pochissime coppie, vede scomparire il proprio habitat ed è in pericolo di estinzione “in modo critico”;
- Gallina prataiola, ormai confinata a pochi esemplari nella sola Sardegna, soffre la messa a coltura delle steppe e l’uso di prodotti chimici in agricoltura ed è anch’essa in pericolo di estinzione;
- Pernice bianca, in progressiva scomparsa sulle Alpi dove più potente è l’effetto negativo dei cambiamenti climatici;
- Berta maggiore, minacciata dalla pesca intensiva, dai predatori, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche e dall’inquinamento.

domenica, novembre 29, 2009

A passeggio con il cane? Come otto ore di palestra

LONDRA, 29 novembre 2009 - Portare il proprio cane a passeggio potrebbe essere una buona alternativa per chi non ha il tempo e la motivazione per andare in palestra. Chi ha un cane, infatti, può totalizzare fino ad otto ore di esercizio fisico alla settimana. È quanto risulta da una ricerca della Bob Martin, compagnia esperta di salute degli animali domestici, condotta su oltre 5 mila persone.

I risultati sono stati riportati dal quotidiano britannico Daily Telegraph. «Mediamente, chi ha un cane lo porta a passeggio due volte al giorno per 24 minuti a passeggiata», ha detto un portavoce della Bob Martin. «In totale sono 5 ore e 38 minuti a settimana. Chi porta a spasso il proprio compagno animale per tre volte al giorno, invece, raggiunge le 8 ore settimanali», ha aggiunto.

Per la Bob Martin, portare a passegno il proprio cane è addirittura meglio che andare in palestra. «In media si spende solo 1 ora e 20 minuti alla settimana ad allenarsi in palestra, e il 47 per cento della popolazione ammette di non fare affatto alcun esercizio», ha dichiarato il portavoce. «Inoltre, il 70 per cento delle persone che va in palestra - ha continuato - considera questo impegno un peso, qualcosa che di deve fare per forza. Invece solo il 22 per cento delle persone che ha un cane ritiene che si tratti di un impegno e non di un diletto».

Per la Bob Martin, tra la palestra e il guinzaglio la maggiorparte delle persone preferirebbe il guinzaglio. «Portare il proprio cucciolo a passeggio è considerata la fonte primaria di esercizio in oltre il 57 per cento dei possessori di cani», ha detto il portavoce della compagnia. «Inoltre, questa attività ci rende più allenati e migliora la nostra salute cardiovascolare. 20 minuti di passeggiata al giorno sono raccomandati anche dai medici: è incoraggiante vedere che i proprietari di cani superano questo obiettivo, e lo fanno divertendosi», ha concluso.


www.lastampa.it

L'angelo degli orsi della luna
I cinesi chiudono gli animali in gabbia per estrarre la loro bile, una donna li salva


26 novembre 2009. Così minuta è difficile immaginarla mentre accarezza un orso. Jill Robinson è una signora bionda di cinquantuno anni; è inglese e gira il mondo a raccogliere fondi per gli «orsi della luna», una definizione dolce e poetica che nasconde una tortura terribile: gli animali chiusi in gabbie piccolissime che impediscono anche il più piccolo movimento, un catetere conficcato nel fegato che «munge» la loro bile più volte al giorno, le zampe spesso mutilate, i denti segati per evitare ogni possibile ribellione.

Sembrano immagini da una galleria di tortura medioevale, ma sono la realtà di oggi. In Asia le chiamano «fattorie della bile», e sono numerose perché la bile è l’ingrediente di base per molti preparati della medicina tradizionale cinese.

La carezza
Era il 1993 quando Jill Robinson entrò per la prima volta in una «fattoria». «Mi ero allontanata dal gruppo e mi ritrovai in una grande stanza - racconta -. In gabbie grandi quanto i loro corpi erano rinchiusi decine di orsi con dei tubi di ferro, quasi tutti arrugginiti, piantati nel ventre: in quelle condizioni gli animali possono sopravvivere per anni, anche decenni. All’improvviso un’orsa allungò un zampa, io la presi tra le mani e guardando quell’animale decisi che cosa avrei fatto nel resto della mia vita». Qualche anno dopo nasceva la «Animal Asia Foundation, la creatura di Jill, che da qualche settimana ha aperto una sede anche a Genova, oltre alla casa madre a Hong Kong, e le filiali di Germania, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

«Rimpianti? L’unico è quello di non essere riuscita a salvare quell’orsa», dice mentre le guance le si colorano un po’. Il racconto di Jill è semplice non ci sono toni esasperati o accuse, alza la voce solo quando sottolinea che «non è vero che i cinesi sono crudeli e insensibili, la gente lì è cambiata molto. Oggi ci sono sessanta associazioni in Cina che si battono per i diritti degli animali». Molti degli orsi che vengono liberati hanno tumori al fegato, proprio dovuti alla pratica alla quale per decenni vengono sottoposti. E questo è pericoloso anche per gli uomini. Anche i medici cinesi ormai stanno cercando di informare e di sensibilizzare la popolazione su questo pericolo. «Quella bile presa da animali ammalati può far ammalare chi usa i prodotti che la contengono».

Anni di lotte, di campagne animaliste. E il privato? «Ho avuto un marito per vent’anni, ora siamo separati, e lui ha una carica importante nell’associazione». Ma la vita di Jill sono gli «orsi della luna», chiamati così perché sul petto hanno una specie di falce di luna chiara sul petto.

Jill Robinson ha acquistato il suo primo orso, liberandolo nel 1998. «È stato relativamente semplice trovare i fondi per farlo - ricorda -. È bastato raccontare gli orrori che avevo visto per ricevere denaro da persone semplici e personaggi celebri. Più complicato è stato costruire i rapporti con le amministrazioni locali, convincere a riconvertire le fattorie della bile».

Da pari a pari
Ma questa piccola signora bionda in jeans e maglietta, rigorosamente sponsorizzata Animal Asia, è l’unica in grado di «trattare» con il governo cinese. L’associazione che lei ha fondato è la sola che può entrare nei confini cinesi, così come in quelli del Vietnam e in Corea, perché le fattorie degli orrori sono sparse in tutta l’Asia. Si calcola che siano ventimila gli orsi prigionieri nelle gabbie per la bile, liberi in natura ne restano solo quindicimila, la loro bile viene utilizzata anche fuori dalla medicina: per produrre shampoo, dentifrici, vino e bibite. In Corea quel tipo di orsi, specie protetta tra l’altro, è ormai quasi estinta per l’elevate richiesta di bile. Dal 2000 a oggi sono stati liberati circa 260 orsi nella provincia di Sichuan, l’accordo siglato da Animal Asia e governo cinese prevede la scomparsa delle fattorie della bile. Gli orsi liberati vengono poi «rieducati» nel centro «Moon Bear Rescue».

«È incredibile vedere la loro capacità di ripresa - spiega Jill Robinson -, sono animali traumatizzati, feriti, impauriti. Eppure bastano pochi giorni perché recuperino fiducia e il contatto con i loro simili». Così Bluebell, Bodo, Charley, Chica, Claudia e tanti altri orsi ognuno «battezzato» dai volontari sono come tornati alla vita, ma con segni fin troppo evidenti della prigionia. Come Quantock: ha il muso deturpato da anni di colpi dati contro le sbarre della gabbia, ha perso parte delle orecchie e del naso. «Ma il suo carattere è estremamente gentile - racconta chi l’ha incontrato -. Gioca in continuazione, e la sua fiducia nell’uomo è una lezione per noi ogni giorno».

ANTONELLA MARIOTTI

www.lastampa.it

sabato, novembre 28, 2009

India: elefanti fuori dagli zoo ritornano nelle riserve

27 novembre 2009

Per le loro caratteristiche fisiche e biologiche, oltreché per le particolarità comportamentali e sociali, gli elefanti indiani sono da considerarsi assolutamente inadatti alla vita in cattività che potrebbe mettere a rischio il loro stato di salute e le capacità riproduttive. E’ questa la splendida eppure banalissima motivazione addotta dall’Autorità Centrale dei Giardini Zoologici Indiani per giustificare un importantintissimo provvedimento, reso noto proprio in questo giorni, che comporterà a breve la reintroduzione in natura di tutti gli splendidi pachidermi attualmente detenuti all’interno degli zoo indiani.

Certamente il provvedimento non è totalmente scevro da considerazioni di tipo economico legate al turismo più o meno naturalistico che, ogni anno, porta con le migliaia di presenze all’interno delle riserve, anche migliaia di dollari nella casse dello Stato. Eppure, è impossibile non esserne, almeno un pò, contenti. Ovviamente, sarebbe più che auspicabile che questo genere di considerazioni venissero applicate a tutte le situazioni di sfruttamento degli elefanti e degli animali in genere, ma la consapevolezza che qualcosa cominci a muoversi, seppure solo altrove e non Italia, non può non generare un pizzico di gioia.

Giovanni Guadagna, responsabile dell’Ufficio cattività dell’ENPA, commenta così questa notizia:

mentre l’India libera gli elefanti dagli zoo per restituirli ai parchi naturali, l’Italia, con la scusa di presunti progetti conservazionistici, premia anche economicamente le strutture della cattività animale. Alcuni mesi fa, toccò alla Bolivia darci il buon esempio con la chiusura dei circhi con gli animali; adesso è il turno dell’India. Saremo in grado di seguire il buon esempio?

Via | ENPA
Foto | Flickr

www.ecoblog.it

venerdì, novembre 27, 2009

Protestano gli animalisti: «Soluzione barbara e sbagliata»

Cecchini in elicottero contro i dromedari
In cerca di acqua entrano in città e devastano cisterne e condizionatori. Ne saranno abbattuti 6 mila

Un dromedario errante vaga nei dintorni di Ross River (Afp)
Un dromedario errante vaga nei dintorni di Ross River (Afp)
MILANO - Saranno abbattuti dall'alto, da cecchini piazzati su elicotteri che avranno il compito di farne fuori fino a 6 mila, secondo quanto riportano le agenzie di stampa internazionali. Sono tanti e sono troppi. E, soprattutto, si trovano nel posto sbagliato. La mattanza di cammelli e dromedari selvatici che le autorità dei Territori Settentrionali australiani hanno deciso di autorizzare è finalizzata a prevenire gli inconvenienti che la colonia che sta letteralmente assediando la cittadina di Docker River, un piccolo centro urbano dell'Outback, che conta solo 350 abitanti che si ritrovano però prigionieri in casa propria. L'abbattimento dei cammelli erranti non è un problema solo australiano: nelle settimane scorse una decisione analoga era stata presa per gli animali che vagano lungo il confine tra Egitto e Israele.

Un dromedario cerca di aprire la porta di una casa a MacDonnel Shire, nei Territori Settentrionali australiani (Ap)
Un dromedario cerca di aprire la porta di una casa a MacDonnel Shire, nei Territori Settentrionali australiani (Ap)
DANNI ALLE ABITAZIONI -
I problemi causati dai dromedari , che non sono originari dell'Australia ma che vi sono stati importati a metà del 1.800, sono parecchi. In cerca di acqua, gli animali sventrano cisterne e cercano perfino di scardinare le condotte di raccolta della condensa degli impianti di climatizzazione delle case. Gli animali che muoiono restano spesso a decomporsi all'aria aperta e in alcuni casi questo ha comportato l'inquinaento di pozze e falde acquifere. Gli animali a volte si spingono anche oltre, cercando di aprire anche le porte delle abitazioni. La gente ha paura e tende a non uscire. E non mancano i casi di persone che si sono dette pronte a emigrare altrove. Insomma, proprio come avveniva con gli abitanti di Hamelin assediati dai topi della celebre fiaba dei fratelli Grimm. Solo che per risolvere il problema in questo caso non si è pensato ad un pifferaio e alle melodie del suo flauto magico, ma a cacciatori professionisti e ai loro fucili di precisione.

«SOLUZIONE OBBLIGATA» - Le autorità dicono di non avere alternative. «E' una situazione molto critica - ha commentato il ministro Rob Knight, raggiunto dall'Ap a Alice Springs, città a 500 km da Docker River -. Quanto accade è davvero inusuale ed è necessaria un'azione urgente. Non ci possiamo permettere il lusso di aspettare altro tempo». L'uso degli elicotteri viene giustificato con la necessità di coprire un'area di circa 15 chilometri di raggio all'esterno della città. L'operazione dovrebbe scattare la prossima settimana. Una volta uccisi, le loro carcasse saranno trasportate nel deserto. Il governo locale ha stanziato 45 mila dollari per contribuire alle spese di sistemazione dei danni causati dai cammelli agli edifici e alle infrastrutture.

EMERGENZA ACQUA - Non è la prima volta che in Australia si affronta la questione dei dromedari erranti. Ma in questo caso, a causa di un'estate particolarmente torrida che ha prosciugato molte pozze e costretto molti animali ad avvicinarsi alle città, il problema inizia ad essere particolarmente sentito dalla popolazione. Secondo alcune stime sarebbero almeno un milione i cammelli di vario genere attualmente presenti sul territorio australiano, dove furono importati per consentire le esplorazioni di un continente tanto vasto e caratterizzato, in molte zone, da un clima particolarmente arido e da un ambiente poco ospitale.

LA PROTESTA ANIMALISTA - Immediata la reazione dei gruppi animalisti. Animals Australia ha definito «barbaro» l'intervento programmato dal governo locale e sottolinea che non si è neppure pensato a soluzioni alternative come l'allestimento di barriere di protezione per fermare l'avanzata dei cammelli. «E' assurdo pensare alle armi come unica soluzione - ha detto il direttore dell'associazione, Glenys Oogjes -. Oltretutto sparando dagli elicotteri si rischia di causare molte sofferenze agli animali che dovessero restare solo feriti».

Alessandro Sala
26 novembre 2009
www.corriere.it

giovedì, novembre 26, 2009

Il trasloco invernale dei cigni del lago Alster

trasloco cigni lago alster

26 novembre 2009 - Ogni inverno i cigni del Lago Alster, ad Amburgo, traslocano nella loro residenza invernale, nella quale vengono nutriti e accuditi fino alla primavera.

Simbolo di eleganza ed elemento che fà del Lago Alster la meta di turisti in cerca di una passeggiata romanticsa, i cigni di Amburgo sono una specie protetta fin dal 1664. Ogni anno, all’arrivo della stagione fredda, i cigni del Lago Alster e quelli dei canali della città vengono raccolti dalla acque del lago e portati in una riserva ad Eppendorf in cui sono tenuti sotto osservazione.

Se volete ammirare un’immagine del trasloco dei cigni del Lago Alster di quest’anno, qui su Planetark ve ne è una bellissima di Christian Charisius. Per ammirare i bianchi cigni liberi, invece, tornate ad Amburgo verso aprile.

Foto | Flickr

SALVATI 800 GATTI DESTINATI A RISTORANTI IN CINA
Stavano per essere spediti a Guangzhou, capoluogo della provincia meridionale cinese del Guangdong

26 novembre 2009 - Hanno avuto salva la vita per un pelo 800 gatti destinati ai ristoranti di Guangzhou, capoluogo della provincia meridionale cinese del Guangdong. Dopo aver visto su internet le fotografie degli animali imprigionati, circa 30 animalisti hanno chiesto l'intervento della polizia e li hanno liberati. Lo riporta l'agenzia Nuova Cina.
I gatti erano rinchiusi in gabbie di ferro in un negozio "di fiori e uccelli" di Tianjin (120 km da Pechino), pronti per essere trasportati al sud. Non è stato facile l'intervento dei volontari, che hanno negoziato con la polizia e con il commerciante per quasi 24 ore prima di riuscire a salvare gli animali dal sicuro macello. Il commerciante sosteneva infatti di aver regolarmente comprato i gatti per 10 yuan (meno di un euro) l'uno, "ma non è stato capace di fornire alcuna prova degli acquisti", ha spiegato il capo dell'associazione Capital Animal Welfare che ha sede a Pechino, Qin Xiaona. In Cina non ci sono leggi che proibiscono il commercio dei gatti - hanno spiegato gli animalisti - che vengono così catturati o rubati per finire nelle cucine dei ristoranti.

(ANSA)

mercoledì, novembre 25, 2009

GADHIMAI, AL VIA IN NEPAL IL PIU' GRANDE SACRIFICIO DEL MONDO DI ANIMALI
Tra sgozzatori e proteste animaliste

25 nov 2009 - Comincia in Nepal una delle più importanti feste religiose durante la quale oltre 300000 animali vengono sacrificati. Il Gadhimai festival, durante il quale si venera la dea della potenza assetata di sangue, ha preso il via oggi a Bariyapur, nella parte meridionale del Nepal, con l'inizio dell'arrivo di milioni di devoti provenienti anche dall'India. Foltissima anche la presenza di attivisti animalisti che protestano.
Ad aprire il festival religioso, il ministro della salute nepalese Umakanta Chaudhri che ha raggiunto il tempio vecchio di 260 anni dedicato a Gadhimai, per dare inizio al festival. E questo non senza polemiche. A parte quelle sulla sicurezza, visto che il Nepal da settimane registra problemi causati dagli ex ribelli maoisti, a tenere banco sono proprio le polemiche animaliste. Attivisti per i diritti degli animali di tutto il mondo, tra i quali Brigitte Bardot, hanno scritto al presidente nepalese chiedendo la fine della festa e, soprattutto, della mattanza degli animali. "Personalmente trovo difficile da immaginare - ha scritto la Bardot al presidente nepalese Ram Baran Yadav - che il suo cuore possa approvare questa crudeltà". Almeno 40000 bufali, arrivati principalmente dall'India, saranno sacrificati insieme con molti altri animali nel più grande sacrificio di questo tipo di tutto il mondo. Dinanzi al tempio questa mattina attivisti di organizzazioni animaliste nepalesi e indiane manifestavano contro i sacrifici accusando il governo nepalese di essersene "lavato le mani" spiegando di non avere il potere di fermare la festa religiosa.
Il 'piccolo Buddha', Ram Bahadur Bomjan, il giovane che ha meditato nella foresta per settimane senza mangiare né muoversi, si è raccolto nei pressi del tempio di Gadhimai per chiedere la fine del massacro, così come maestri e monaci tibetani che hanno recitato mantra (preghiere buddiste) intorno al tempio. Oltre 1100 agenti di polizia sono stati dispiegati nella zona per evitare scontri. La festa di Gadhimai si celebra ogni cinque anni nella città di Bariyapur. Fino a 500000 animali vengono sacrificati da 250 'sgozzatori' autorizzati. I primi animali ad essere sacrificati son i bufali, seguiti poi da capre, pecore, polli, piccioni ed anche topi. Circa 5 milioni di fedeli sono attesi alla festa, la maggior parte dei quali provenienti dall'India.

(ANSA)

Morta a 23 anni la pecora più vecchia del mondo

Sydney, 25 novembre 2009 - La pecora più vecchia del mondo, immortalata nel Guinness dei primati, è morta in Australia a 23 anni, il doppio dell'aspettativa di vita della sua specie, vittima dell'ondata di caldo record che ha colpito il sudest del continente nei giorni scorsi. Lucky' era una celebrità nel paesino di Lake Bolac, 300 abitanti, a ovest di Melbourne, dove l'ente turismo vende cartoline, segnalibri e campioni della sua lana, oltre a copie del certificato del Guinness. La femmina, un incrocio Polwart-Dorchester, è morta lunedì nella fattoria dove era stata trovata, abbandonata appena nata dalla madre, dalla proprietaria Delrae Westagart che l'ha allattata con il biberon.
"L'abbiamo portata nel capannone in cui era stata allevata e abbiamo acceso l'aria condizionata, ma non ce l'ha fatta", ha detto la donna al quotidiano Herald Sun. Lucky, che era rimasta senza denti e soffriva di artrite, è stata sepolta sotto il suo albero preferito, un nocepesco.

(ANSA)

martedì, novembre 24, 2009

Regali Natale 2009: sostenere il santuario degli elefanti in Tennessee

24 novembre 2009

Il santuario degli elefanti in tennesse Nello stato del Tennessee, precisamente a Hohenwald, esiste il Santuario degli elefanti. E’ una immensa struttura all’aperto, con padiglioni, o meglio stalle, riservate ai pachidermi africani o asiatici che hanno smesso di esibirsi nei circhi o di impazzire in qualche zoo e che sono ritornati a fare il loro mestiere: gli elefanti.

Il dato interessante è che il santuario non è aperto al pubblico e che non è prevista nessuna forma di intrattenimento:

Patrocinanti e donatori sono invitati a visitare la struttura grazie al programma VIP Pledge ma esso resta chiuso al pubblico. Tuttavia l’educazione rappresenta una componente permanente della missione del Santuario. Fin dagli inizi con il programma di sensibilizzazione abbiamo insegnato a migliaia di bambini in età scolare e in tutto il mondo il rispetto per la fauna selvatica insegnando loro a conoscere l’elefante asiatico in via di estinzione.

Per far si che questo paradiso degli elefanti continui a vivere si può contribuire anche con soli 10 dollari oppure acquistare pezzi del nutrito gruppo di gadgets che vanno dalle t-shirt, alle immancabili mug a libri, dvd, tappetini per il mouse, cappellini e il calendario 2010. Qui il Canale youtube.

www.ecoblog.it

New York riapre la caccia al tacchino selvatico in tempo per Thanksgiving

NEW YORK, 23/11/2009 – Per la prima volta da oltre un secolo gli abitanti di New York potranno servire in tavola il tacchino selvatico da loro cacciato durante il tradizionale pranzo di Thanksgiving, giovedì prossimo. Proprio come i Padri Pellegrini che nel 1621 diedero inizio a Plymouth a quella che era destinata a diventare la più importante festa
del Nuovo Mondo.

quadro pellegrini.pngLo stato di New York ha revocato infatti il divieto di caccia al tacchino selvatico, in vigore dall’800, quando fu introdotto per arginare la progressiva estinzione del volatile originario del Nord America.

All'inizio del ventesimo secolo la popolazione di tacchini selvatici americani era quasi estinta. Ai tempi della Grande Depressione, erano rimasti meno di 30.000 esemplari in tutti gli Stati Uniti. La svolta avvenne nel 1937 con l'approvazione del Federal Aid in Wildlife Restoration Act, che stabilì nuove tasse su armi e attrezzature da caccia da destinare al ripopolamento e alla riqualificazione dell'habitat dei tacchini selvatici. Oggi in Nord America la loro popolazione supera i 7 milioni.

“A New York siamo partiti da 75 tacchini selvatici per arrivare agli attuali 300mila, tutti discendenti degli originali 75”, spiega Bryan Swift, portavoce del New York State Department of  Environmental Conservation, che ha curato l’iniziativa, secondo alcuni fin troppo riuscita.

Wild Turkeys rafter.jpg

“Ora i tacchini selvatici sono troppi e i contadini si lamentano per i danni da loro provocati alle colture e al territorio”, continua Swift, “Ecco perché riaprire la caccia ha senso, soprattutto dal punto di vista ambientale”.

Ma ciò non significa grilletto selvaggio. “Ogni cacciatore può uccidere un limite di due tacchini per stagione, quattro all’anno”, prosegue Swift, “I trasgressori sono puniti con multe salatissime e la revoca della licenza di caccia”.
 
Ma a giudicare dal primo giorno di caccia, i volatili si sono rivelati ben più scaltri dei loro giustizieri. “Dopo un’interminabile battuta tra i campi e i boschi”, rivela il New York Times, “190 cacciatori sono tornati a casa con un bottino a dir poco magro: 4 esemplari in tutto”.

www.corriere.it