mercoledì, settembre 30, 2009
Milano uccide sei alberi al giorno
30 settembre 2009 - A Milano l’aria è troppo malata per la sopravvivenza delle piante, figuriamoci per l’uomo. Entro fine anno saranno 2400 gli alberi abbattutti soltanto nel 2009, per colpa dello smog e del cemento che asfissiano Milano.
I dati provengono dal convegno tenutosi al Festival dell’Ambiente, nel quale si è discusso lo stato di salute degli degli alberi in città. Purtroppo, secondo quanto sostengono agronomi e botanici interpellati dal Corriere, l’ambiente urbano di Milano, cementificato, densamente popolato, e bloccato dal traffico, è un ambiente ostile agli alberi.
La questione del delicato equilibrio tra l’aria di Milano e la sopravvivenza dei suoi alberi, perchè si fermi questo numero di 6 alberi uccisi al giorno, ora passa a Palazzo Marino. Il comune prevede di far fronte al problema con uno screening sulla salute degli alberi e con un progetto di riforestazione e piantumazione su 14 ettari verdi, quali parco Argelati, via dei Missaglia e quartiere Terrazze.
Foto | Flickr
martedì, settembre 29, 2009
Il suo cinerino sapeva parlare, contare e riconoscere i colori
ROMA - Si inaugura oggi (venerdì 25 settembre) a Trento la seconda edizione di «Mondi Animali Festival», la manifestazione a cura del Museo Tridentino di Scienze Naturali che vedrà ricercatori ed esperti discutere di diritti ed intelligenza animale. Ospite d’eccellenza la dott.ssa Irene Pepperberg, ambasciatrice delle sorprendenti abilità cognitive degli uccelli. Chi non ricorda Alex, il famoso pappagallo che sapeva contare come un bambino di quattro anni, scomparso nel settembre di due anni fa tra la commozione del pubblico e le prime pagine dei giornali. Abbiamo incontrato la Pepperberg durante un seminario a Roma, dove ha discusso i risultati di 30 anni di lavoro con i pappagalli cenerini. Quando l’etologia si beava dei successi di delfini e scimpanzè, la rivoluzionaria Irene decise di studiare una specie dal cervello grande come una noce e lontana dall’uomo quanto un dinosauro. Lei stessa sorride nel raccontare che «quando confidai la mia intenzione di studiare le abilità cognitive dei pappagalli, i colleghi mi guardarono stupefatti e mi dissero: Irene cosa ti sei fumata?».
«Per varie ragioni. La prima è personale e mi riporta all’infanzia, quando mio padre mi regalò un parrocchetto. Ci parlavo in continuazione e lui sembrava comprendere le mie parole. Quando iniziai il lavoro con Alex, altri studiavano la comunicazione tra uomo e scimpanzè, ma nessuno lavorava con gli uccelli. Eppure, negli anni ’50, studiosi avevano dimostrato le abilità numeriche e linguistiche dei cenerini».
Come è stato il primo incontro con Alex?
«Presi Alex in un negozio di animali a Chicago. Ricordo una gabbia con una decina di uccelli nati in cattività, un rumore assordante. Non sapevo chi scegliere, così chiesi al commesso di farlo per me. E lui scelse Alex».
Come fa un semplice pappagallo a guadagnare le prime pagine dei giornali?
«Alex riuscì a cambiare l’opinione comune sull’intelligenza animale, mostrando di possedere alcune abilità analoghe a quelle dei bambini piccoli. Non solo, le mie ricerche sfatarono un luogo comune molto diffuso persino nel mondo della ricerca: che gli uccelli sono stupidi».
Cosa faceva Alex di così impressionante?
«Sapeva etichettare oggetti e colori. Comprendeva concetti astratti come “forma” e “colore”. Se vedeva un pezzo di carta blu e gli veniva chiesto “quale colore?”, lui rispondeva blu. Nei nostri esperimenti utilizzavamo molteplici combinazioni di forme e colori, in modo da escludere che le risposte di Alex fossero delle semplici associazioni tra stimoli ed etichette verbali. Inoltre, Alex sembrava rendersi conto del potere comunicativo delle “parole”: usava il no per esprimere i suoi desideri agli sperimentatori, mi dispiace per comunicare il suo stato d’animo».
E riguardo ai numeri?
«Alex sapeva contare fino a 6. Comprendeva il concetto di equivalenza tra un numero e la sua rappresentazione simbolica, nonché il rapporto maggiore/minore. Un giorno, mettemmo un pezzo di plastica verde rappresentante un 5 vicino a 3 blocchi di legno blu. “Quale colore è più grande?”. Se Alex si fosse basato sulle dimensioni fisiche, avrebbe dovuto dire blu, invece disse verde. Non solo, quando gli mostravamo due simboli numerici di diverso valore e colore, sapeva riconoscere il numero più alto. E questo spontaneamente, mentre gli scimpanzè hanno bisogno di un lungo addestramento».
Ci racconti qualche particolarmente significativo del vostro lavoro.
«Ricordo quando Alex, senza aver ricevuto alcun insegnamento specifico, disse per la prima volta la “parola” zero. Eravamo immersi in una sessione di lavoro. Sul tavolo c’erano 3 oggetti gialli, 4 rossi e 6 blu. Io gli chiedevo: di che colore è 3? Lui rispondeva: 5. Continuava a rispondere 5 nonostante le mie insistenze, ma non sembrava annoiato. Allora gli chiesi: di che colore è 5? E lui rispose: nessuno. Rimasi sbalordita Perché? Prima di tutto perché Alex dimostrava di comprendere il significato dello zero, un concetto astratto entrato nella cultura occidentale solo nel 1600. Zero come assenza di attributi. Poi perché sembrava che Alex manipolasse intenzionalmente il mio comportamento. Non ho mai verificato l’esistenza della Teoria della Mente nei pappagalli, ma in quella occasione era come se Alex avesse anticipato i miei pensieri e le mie intenzioni, portandomi a formulare la domanda a cui lui voleva rispondere».
Altri episodi fortuiti ma rivelatori delle sue capacità?
«Nel 2004 iniziai uno studio sulle addizioni. Stavamo addestrando un pappagallo, Griffin, a riconoscere il numero 2 facendogli ascoltare 2 click. Quanti sono Griffin? Nessuna risposta. Altri 2 click. Quanti sono? Ancora niente. Allora Alex si intromise nella conversazione e disse 4. Non ci facemmo caso, pensando stesse dando numeri a caso. Poi però, quando generammo altri 2 click, Alex disse 6. Stava davvero contando? A quanto pare sì, dato che replicammo l’esperimento utilizzando degli oggetti ottenendo risultati positivi Alex conosceva i nomi degli oggetti, sapeva contare e fare calcoli».
Cosa ci riserva il futuro?
«Attualmente stiamo addestrando i nostri pappagalli a riconoscere i numeri ordinali, quelli che indicano una posizione all’interno di un insieme. Siamo ancora in una fase preliminare e non posso svelare molto, ma sembra che questi stupefacenti uccelli siano in grado di comprendere anche il concetto di cardinalità».
Grazie ad un gruppo di 18 ricercatori guidati da Andy Austin dell'università di Adelaide.
29 settembre 2009 - Ci sono insetti, piccoli crostacei, ragni, vermi e molti altri animali fra le 850 nuove specie di animali invertebrati scoperte in Australia nelle acque del sottosuolo e all'interno di microcaverne situate nelle rigide condizioni dell'entroterra australiano.
La scoperta si deve a un gruppo di 18 ricercatori guidati da Andy Austin dell'università di Adelaide, Steve Cooper del South Australian Museum e Bill Humphreys del Western Australian Museum, che hanno condotto una complessa indagine di quattro anni analizzato le acque ipogee, nonché cave e microcaverne dell'arida e semiarida Australia.
"La nostra ricerca - ha spiegato Austin - ha svelato una grande comunità di animali invertebrati precedentemente sconosciuti". E' una grande scoperta, ha osservato "abbiamo svelato - ha aggiunto - una componente completamente nuova per la biodiversità australiana. Ed è solo un quinto del numero di nuove specie che crediamo esistano nel sottosuolo dell' entroterra australiano".
Alla metà di questi nuove specie non è stato ancora dato un nome. Generalmente questi animali scoperti nelle acque ipogee sono conosciuti come 'stigofauna' e quelli dalle cave e microcaverne sono conosciuti come 'troglofauna'.
Secondo Austin il motivo per cui questi animali si sono nascosti nelle acque e nel sottosuolo è dovuto al "risultato di passati mutamenti climatici". "L'Australia centrale e meridionale - ha rilevato - erano posti molto più umidi rispetto a 15 milioni di anni fa quando c'era una rigogliosa diversità di fauna invertebrata che viveva nel sottosuolo".
Il continente, poi negli ultimi 1-2 milioni di anni, è diventato più arido e le specie, ha spiegato Austin, si sono rifugiate in un habitat più favorevole anche se più isolato, come le acque ipogee e le micorcaverne dove questi animali hanno potuto sopravvivere ed evolversi anche in solitudine.
Adesso la sfida, ha concluso, è la conservazione di queste specie "scoperte in molte aree che possono essere impattate dall'industria estrattiva e dall'attività pastorale".
(ANSA)
lunedì, settembre 28, 2009
Il killer delle conifere è la muffa dello scarabeo dei pini
28 settembre 2009 - Ad ogni albero la sua calamità: come le nostre palme sono attaccate dal Punteruolo Rosso, così i pini montani delle foreste del Nord America stanno morendo, distrutti dall’attacco di uno scarabeo e della sua muffa.Dopo aver cercato la causa della moria di quasi 15.000 ettari nella sola Columbia Britannica, un gruppo di ricercatori canadesi ha individuato questa causa nel genoma di una muffa. Lo studio, pubblicato su Nature, indaga la natura della muffa, rinvenuta nella bocca dello scarabeo del pino, che sarebbe responsabile della distruzione delle foreste di conifere del Nord America.
Lo scarabeo del pino (Dendroctonus ponderosae) si sarebbe diffuso senza problemi, a cause degli inverni più miti, riproducendosi all’interno della corteccia degli alberi più grandi. Lo scarabeo si scava un nido sotto la corteccia del pino, e la muffa rinvenuta nella sua bocca contrasta la produzione della resina: senza resina, lo scarabeo può scavare più a fondo nel legno dell’albero, fino a portarlo alla morte.
via | salvaleforeste Foto | Flickr
Secondo l'organizzazione Buglife.
28 set 2009 - Se si soffre di aracnofobia - la paura dei ragni - meglio stare alla larga dal Regno Unito, nei prossimi mesi: il paese potrebbe conoscere un boom di nascite di ragni, a causa del clima estivo, con piogge più scarse del solito, favorevole alla riproduzione.
Lo sostiene l'organizzazione Buglife, che lancia un appello alle famiglie per osservare quanti ragni e di che tipi ci sono in casa e nei dintorni il prossimo fine settimana, annotando anche se il loro numero appare in crescita rispetto al solito. Lo scopo, dicono, è apprezzare la biodiversità creata dai ragni e dagli altri insetti. I dati possono essere inviati a Buglife tramite il suo sito, che farà una sorta di sondaggio nazionale.
"Speriamo che si riescano a superare le solite paure - ha detto Matt Shardlow, direttore di Buglife - e si accetti di osservare i ragni. Sono animali innocui che difendono le nostre case dalle mosche e altri insetti".
(ANSA)
domenica, settembre 27, 2009
Oltre 4000 animali uccisi dalle squadre «della morte»
ROMA, 25 settembre 2009 - Continuano, ma non passano più inosservate in Cina le stragi di animali, anche quando ordinate dalle autorità per ragioni sanitarie. La soppressione di 4.000 cani e gatti per prevenire la possibile diffusione della rabbia nella provincia del Sichuan ha sollevato di nuovo le proteste dell’opinione pubblica, riporta oggi il quotidiano China Daily.
Un contadino del villaggio Baojing, nel Sichuan, è morto dopo essere stato ricoverato con i sintomi della malattia. L’uomo era stato morso qualche tempo fa da un cane. La decisione delle autorità di uccidere tutti i cani e gatti della zona con l’aiuto di squadre «della morte» ha scatenato le proteste di molti cittadini.
La stampa cinese recentemente ha dedicato molti articoli agli animali, dai 400.000 euro pagati da una signora per acquistare un cane Tibetan terrier al lussuoso cimitero per i quattro zampe a Shanghai, al proliferare di negozi con accessori alla moda. Oggi in Cina gli animali non sono più solo merce economica: compagni ideali per gli anziani abbandonati a se stessi e per generazioni di figli unici, status symbol nei salotti dei nuovi ricchi, stanno conquistando in fretta il ruolo di amici fedeli.
Eppure attualmente nel Paese, tranne che per le specie in pericolo di estinzione, non sono previste sanzioni per atti di crudeltà nei loro confronti: bruciarli vivi o bastonarli a morte sono metodi all’ordine del giorno per la lotta al randagismo o per pretese misure sanitarie, hanno spesso denunciato gli animalisti.
Dalle prime discussioni sull’argomento nel 2002 alla notizia diffusa dalla stampa ufficiale lo scorso giugno di una legge in via di definizione, i passi in materia sono stati numerosi ma poco concreti.
Potrebbe rappresentare una svolta, se sottoposta all’attenzione delle autorità nella prossima Assemblea nazionale del Popolo a marzo, la bozza di una legge per la Protezione degli animali disegnata da un gruppo di legali coordinati da un ricercatore dell’Accademia delle scienze sociali, Chang Jiwen.
Il documento, che comprende 181 clausole che vanno dalle misure di prevenzione delle malattie a quelle contro la tortura e il maltrattamento degli animali, «diffonde un nuovo concetto di welfare utile per l’armonia sociale», ha dichiarato Chang al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.
www.lastampa.it
sabato, settembre 26, 2009
Hanno optato per ‘partenze intelligenti’ o si sono rimesse in viaggio tutte insieme nelle stesse date come al solito? “Sappiamo che quest’anno le rondini sono arrivate più tardi”, spiega Marina Baldi, dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Roma, “probabilmente a causa del breve periodo di freddo agli inizi di marzo che avrebbe arrestato la loro migrazione. Ma conosciamo poco sulla loro partenza”. Negli ultimi anni ci sono state diverse iniziative da parte di etologi, naturalisti, appassionati, per monitorare l'arrivo delle rondini in Italia e in Europa. Il progetto ‘Segnali di Primavera’, ideato da ricercatori dell’Ibimet–Cnr (www.gilia.ibimet.cnr.it), consiste in un sistema di elaborazione dei dati della migrazione primaverile delle rondini, raccolti grazie alla collaborazione della rete di birdwatching Ebn Italia. “Le condizioni ambientali e climatiche possono influenzare la decisione di migrare e situazioni meteorologiche avverse durante il percorso possono causare variazioni della rotta, mettendo a rischio la sopravvivenza degli uccelli che in molti casi arrivano a destinazione stremati”, precisa Baldi. “Nonostante iniziative come la nostra, sia nazionali che internazionali, abbiamo ancora scarse informazioni sulle partenze”.
Sembra comunque che il caldo di questa estate abbia portato a un ritardo nelle partenze. In effetti, le rondini sono apparse un po’ confuse: solo una parte si è messa in viaggio, il resto si è fermato per le alte temperature e l’assenza di pioggia. “Clima e migrazioni sono correlati”, prosegue Baldi “ma non si può prescindere da un altro importante fattore: la disponibilità di cibo. Le rondini, a differenza dei passeri che appartengono alle cosiddette specie ‘generaliste’, sono ‘selettive’ e si nutrono di mosche, cavallette, grilli, libellule, coleotteri, falene e altri insetti volanti. “Quanto più una specie ha preferenze alimentari selettive”, sottolinea la ricercatrice, “tanto più le modifiche apportate dall'uomo all'habitat in cui vive costituiscono un pericolo per la sua sopravvivenza, in quanto, potrebbero cambiare la disponibilità di cibo”.
Da questo punto di vista, questi volatili possono esser considerati veri e propri ‘indicatori ambientali’. Ma, secondo la ricercatrice dell’Ibimet-Cnr “cambiamenti del loro comportamento sono sintomatici non solo di mutate condizioni climatiche, ma anche di differenti condizioni ambientali quali la presenza di sostanze chimiche nocive - si pensi ai pesticidi – e, quindi, di variazioni delle popolazioni degli insetti dei quali sono ghiotte”.
Dunque, le variazioni climatiche di per sé non sono sufficienti a modificare le abitudini delle rondini: un autunno molto caldo seguito da un inverno caldo potrebbe, in linea di principio, favorire la permanenza delle rondini nei nidi abilmente costruiti sotto i nostri tetti, ma la scarsità di insetti di cui son ghiotte le spinge a radunarsi e assieme intraprendere, comunque, il lungo viaggio di ritorno: 300 km al giorno per un totale di 10.000 km…salvo qualche ritardo ‘fisiologico’ della data di partenza, tanto per godere ancora della coda calda dell'estate.
Fonte: Marina Baldi, Istituto di biometeorologia del Cnr, Roma, tel. 06/49937680, e-mail: m.baldi@ibimet.cnr.it
www.almanacco.cnr.it
venerdì, settembre 25, 2009
25 settembre 2009 - Non fatevi ingannare dalle dimensioni questo non è un insetto. Ma una rana della specie Minyobates ophistomelas che se ne sta comodamente appollaiata sulla punta di un dito. E nonostante le ridotte dimensioni la ranocchia è un tipo tosto. Fa parte infatti della famiglia delle Dendrobatidae, i coloratissimi anfibi sudamericani che se disturbati, secernono una potente tossina, usata anticamente dagli indios per avvelenare la punta delle frecce. Tra le specie più temute del gruppo, la rana dorata (Phyllobates terribilis) da molti considerata il vertebrato più velenoso del mondo. Il veleno di un solo esemplare sarebbe sufficiente, secondo alcuni ricercatori, a uccidere 10 uomini.
www.focus.it
giovedì, settembre 24, 2009
In Israele
24 settembre 2009 - Se il cane è il miglior amico dell'uomo, l'insetto-stecco è l'animale da compagnia perfetto per i bambini ebrei ultra-ortodossi. Questa creatura che assomiglia a un ramoscello "é un 'cucciolo' particolarmente adatto per i figli di famiglie religiose", ha dichiarato al quotidiano israeliano liberal Haaretz lo zoologo Pinchas Amitai.
"L'insetto-stecco o fasmide - spiega Amitai, il primo a introdurre l'animaletto in Israele una ventina d'anni fa - può riprodursi per partenogenesi: le femmine possono deporre uova senza bisogno di essere fertilizzate dal maschio, e le nuove generazioni che nascono così sono composte, a loro volta, esclusivamente da individui di sesso femminile. Per questo è un animale molto ricercato". Un insetto formato famiglia timorata, che evita ai genitori ultra-ortodossi il rischio di imbarazzanti domande dei propri figli sulla cagnetta di casa in calore o la gatta incinta. Tanto che nel Paese il fenomeno si sta trasformando in una moda, che conta centinaia di orgogliosi possessori-allevatori. Del resto, aggiunge l'esperto, allevare questi insetti "costa poco e richiede uno spazio minimo: sono ottime le scatole da scarpe in cartone". Senza contare che "la fasmide non morde, non abbaia, non emette odori, né rumori molesti".
(ANSA)
mercoledì, settembre 23, 2009
L'attore parla della sua vita in simbiosi con gli animali
L’occasione del racconto dello speciale rapporto con gli amici a quattro zampe di Taricone è stato il convegno “Uomini e animali? Ma siamo poi così diversi?” promosso dall’associazione “Donne in Rete” e tenutosi oggi presso la sala delle Colonne di Palazzo Marini.
Dopo l’apertura dei lavori affidata al sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Francesca Martini, è arrivata l’intensa testimonianza dell’attore. «Ho scelto di vivere in campagna. Ho affittato a poco prezzo diversi ettari di terreno e questo mi ha dato la possibilità di tenere numerosi animali. Oggi possiedo 10 cavalli, 5 cani, 2 asini, moltissimi gatti e qualche coniglio», ha rivelato Pietro.
«Il mio rapporto con il mondo animale è mutato totalmente - ha confessato l’attore - in un periodo della mia esistenza in cui tutto, compreso me stesso, mi annoiava profondamente. La comunicazione con gli altri era diventata faticosa e priva di senso. Proprio in seguito a questa consapevolezza mi sono avvicinato agli animali e ho scoperto, anzi ho riscoperto un mondo nuovo, una comunicazione altra ed intensa che oggi è l’unica che mi rende davvero felice. Praticamente gli unici rapporti che ho sono con la mia famiglia, che vive in simbiosi con gli animali e questi esseri meravigliosi che ogni giorno mi insegnano qualcosa».
«Io non addestro i miei animali - ha proseguito Taricone - semplicemente vivo con loro e li difendo con tutte le mie forze come difenderei i miei cari. Per questo sono contento di trovarmi qui oggi, a confrontarmi con le istituzioni sperando in una legge che finalmente anteponga i diritti degli animali al volere volubile e spesso violento dell’uomo», ha concluso tra gli applausi l’attore.
www.lastampa.it
La LAV chiede inchiesta ministeriale e annuncia azioni legali.
23 settembre 2009 - Per l’ennesima volta il Palio di Asti è stato teatro di un raccapricciante incidente, domenica 20 settembre: la cavalla contrassegnata con il numero 18, che correva per il rione Castell’Alfero, durante la terza batteria si è fratturata una zampa ed è stata successivamente abbattuta nella clinica convenzionata “La Varletta” di Villanova d’Asti.Il tragico incidente si è consumato sotto gli occhi delle migliaia di spettatori assiepati sulle tribune e nel parterre, e mentre gli altri cavalli terminavano il terzo giro, lo sfortunato animale veniva portato via dalla pista, nel silenzio e nell’indifferenza generale, senza che venisse anche solo annunciato il ferimento della cavalla.
Poiché non è chiara la dinamica dell’incidente e colpisce che solo nella serata di lunedì sia stato reso noto l’abbattimento dell’animale, la LAV, tramite il suo Ufficio Legale, ha già emesso richiesta di accesso dei dati, per poter visionare la cartella clinica e conoscere le motivazioni che hanno portato a decidere la soppressione della cavalla, riservandosi eventuali azioni legali.
“Chiediamo che venga chiarita la dinamica del gravissimo incidente tramite l’apertura di un’inchiesta da parte del Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, affinché si appuri se tutte le disposizioni dell’Ordinanza del Ministero della Salute su questa materia, entrata in vigore alcuni giorni fa, siano state rispettate, e soprattutto, se la frattura subita dalla cavalla fosse così grave da giustificarne la soppressione, o se invece vi era la concreta possibilità di cura e successiva riabilitazione”, dichiara la LAV.
“Questo fatto gravissimo è l’ulteriore dimostrazione che le corse dei palii espongono i cavalli a pericoli, spesso mortali, che non possono essere evitati in alcun modo. A pochi giorni di distanza dal Palio dei Berberi di Calascibetta (Enna), in cui due cavalli sono rimasti gravemente feriti, ci troviamo ancora di fronte a un incidente con conseguenze mortali, che non può e non deve essere sottaciuto, ma che anzi deve essere denunciato per la sua tragicità – continua la LAV - Questi “spettacoli” sono indegni di una società civile e, non ci stancheremo mai di ripeterlo, devono essere completamente aboliti, a favore di manifestazioni che non mettano a repentaglio la vita degli animali. Anche laddove non si verifichino incidenti mortali, ci preme sottolineare che i cavalli vengono sottoposti ad allenamenti estenuanti e a un fortissimo stress, tanto fisico quanto psichico, durante tutto lo svolgimento della gara.”
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Sottosegretario Martini annuncia disegno di legge tutela domestici
Roma, 23 settembre 2009 - Una legge che riconosca il diritto alla salute di tutti gli animali dovrebbe essere approvata entro i primi mesi del 2010. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini intervenendo all'incontro 'Uomini e animali. Ma siamo cosi' diversi?'.
"Si tratta di una normativa che riunisce in una legge permanente quello che è stato il tema della grandi ordinanze che ho emanato durante quest'anno per far fronte alle situazioni di emergenza - ha detto Martini - un vero e proprio codice che armonizza l'intera disciplina in materia e che ruota intorno ad alcuni pilastri".
Primo fra tutti, l'obbligo del microchip sui cani e di anagrafi canine per garantirne la rintracciabilità dell'animale. L'obbligo poi di raccogliere e curare i randagi e di ricoverarli in strutture realizzate secondo standard di qualità e registrati sotto responsabilità dei sindaci, con servizi appaltati in base ai requisiti di legge e sistemi di trasparenza.
"I ricoveri per gli orfani, infatti, dovranno rispondere a requisiti minimi di qualità, per evitare il ripetersi di episodi in cui i canili somigliavano più a dei lager che non a dei rifugi - continua il sottosegretario". E ancora, la legge prevederà il divieto di usare esche e bocconi avvelenati e l'obbligo di guinzaglio lungo non più di 1,5 metri nelle città e nei luoghi aperti al pubblico. Diventerà legge la buona abitudine di raccogliere gli escrementi. Inoltre, verrà abbattuta definitivamente la lista nera dei cani pericolosi, che non ha basi scientifiche e verrà posto l'accento sulla responsabilità civile del proprietario; verranno introdotte le toelettature professionali e valorizzato ancora di più il ruolo del veterinario.
"Il mio intento, anche attraverso questa legge - è di far diventare l'Italia il paese più avanzato in Europa per quel che riguardala tutela degli animali. Con quasi sette milioni di possessori di cani, c'era bisogno di una regolamentazione del settore".
(ANSA)
La Pecora Nera





