domenica, maggio 31, 2009
ROMA 30 maggio 2009 - Ritenuti una delle invenzioni che più hanno cambiato la nostra vita, i sacchetti di plastica per metterci dentro la spesa sono però inquinanti, ci vuole tanto petrolio per farli e rimangono nell'ambiente decine e decine di anni. Da tempo si stanno prendendo nel mondo e in Europa misure per limitarne l'uso. L'Unicoop di Firenze, prima tra le catene di grande distribuzione europee, li ha eliminati da tutti i suoi punti vendita anticipando leggi italiane e direttive Ue. Un primo passo verso un mondo in cui il vento, nei campi, farà ondeggiare solo le spighe di grano e non bianchi e celestini sacchetti di polietilene. Globalmente oggi si producono dai 500 a mille miliardi di buste di plastica l'anno: quasi un milione al minuto! In Italia se ne producono 260 mila tonnellate l'anno, con un consumo mensile di circa 2 miliardi. Nel nostro paese consumiamo da soli circa un quarto del totale dei sacchetti della spesa in plastica di tutta l'Unione Europea che ne usa 100 miliardi l'anno. Un milione di tonnellate di plastica che in questo modo ogni anno vengono disperse nell'ambiente. I sacchetti di plastica per la spesa, i cosiddetti 'shopper', finora sono stati fatti soprattutto in polietilene, un prodotto che deriva dal petrolio e, per produrli, si usa energia e si usano altri elementi chimici. I sacchetti di plastica sono riciclabili, ma vengono poi effettivamente riciclati solo in minima parte: in genere, il loro utilizzo ultimo è quello di contenitori per altri rifiuti e finiscono smaltiti negli inceneritori o, peggio, dispersi nell'ambiente. Nei campi, in mare, sulle coste si degradano in 10-20 anni e si dissolvono completamente in circa 200 anni. Con questi tempi lunghissimi rischiano di entrare nella catena alimentare con un carico terribile per gli ecosistemi, soprattutto quello marino. Ridurre l'utilizzo di sacchetti di plastica per la spesa è divenuto dunque un obbiettivo primario a livello globale. A partire dal 2002 molti paesi hanno preso iniziative in tal senso. Perfino in Cina - dove per descrivere il fenomeno dei sacchetti di polietilene che inondano le strade è stato coniato il termine di 'inquinamento bianco' - sono stati messi al bando quelli più sottili e ne è stata vietata la distribuzione gratuita nei supermercati. Anche in Europa si è corsi ai ripari, applicando tasse sui sacchetti di plastica usa e getta, promuovendo campagne di sensibilizzazione e, in alcuni casi, arrivando a proibirne l'uso. In Italia, a legge Finanziaria del 2007 ha recepito la normativa comunitaria in cui è previsto che entro il 2010 i sacchetti in polietilene vengano sostituiti con quelli in materiali biodegradabili, le cosiddette bioplastiche.
La Cina, per produrre il suo fabbisogno di 'shopper' tradizionali (300 miliardi l'anno), raffina annualmente 5 milioni di tonnellate di greggio (37 milioni di barili circa), gli Usa, per lo stesso scopo, utilizzano 12 milioni di barili di petrolio per fare 100 miliardi di buste. Se in Italia si evitasse la produzione delle 260 mila buste di plastica che vengono usate ogni anno, si risparmierebbero circa 380 mila tonnellate di petrolio con una riduzione di circa 760 mila tonnellate di C02 (gas responsabile dell'effetto serra) disperse nell'atmosfera. Le attuali bioplastiche sono generalmente fatte di amido di mais e oli vegetali. Il loro utilizzo per i sacchetti può contribuire in maniera determinante al controllo dei gas serra (perché utilizzano la C02 già assorbita dalle piante). In più sono rapidamente e totalmente biodegradabili: nel giro di poche settimane si dissolvono nel suolo o nel compostaggio minimizzando gli impatti ambientali sul nostro pianeta.
ANSA
sabato, maggio 30, 2009
Ricerca in Gran Bretagna
29 maggio 2009 - Il cuculo è entrato nella lista degli uccelli più rari della Gran Bretagna. In soli 15 anni la popolazione di questi animali è scesa del 37% e le cause sono forse legate all'aumento delle temperature in Europa.
Questo tipo di uccello è famoso nel Regno unito perché con il suo canto segna l'arrivo della primavera. Ora però i britannici si chiedono per quanto tempo ancora potranno sentire questo 'cu-cu' primaverile dopo che la specie è stata registrata tra quelle più a rischio.
La Società reale per la protezione degli uccelli (RSPB) ha iscritto i cuculi nella cosiddetta 'lista rossa' insieme ad altre 52 specie. Un numero che è aumentato rispetto all'ultimo rilevamento del 2002 quando le specie protette erano in tutto 40.
"E' scioccante il recente declino degli uccelli migratori estivi come il cuculo - ha commentato il dottor Mark Avery della RSPB - Un numero crescente dei volatili più diffusi è entrato a far parte della lista delle specie che hanno bisogno di essere protette e questo è scandaloso".
Gli esperti tuttavia non sanno ancora spiegare le cause che hanno portato alla diminuzione dei cuculi in Gran Bretagna, ma sembra che con le temperature in aumento il loro viaggio migratorio dall'Africa verso l'Europa sia più difficoltoso.
(ANSA)
SOTTOSEGRETARIO MARTINI, PET THERAPY ANCHE IN LIVELLI ASSISTENZA
In via d'istituzione Centro di referenza
29 maggio - Al via in Italia il primo centro nazionale di pet therapy (terapia assistita con animali) e ora l'obiettivo è quello do "standardizzare l'approccio terapeutico per l'inserimento della pet therapy nei livelli essenziali di assistenza".
Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, presentando il talk show "Sport, salute e tutela del benessere del cavallo" che si svolgerà oggi nell'ambito del concorso ippico di Piazza di Siena a Roma.
"La pet therapy - ha detto Martini - c'é ma non è strutturata. Ci sono esperienze solo volontaristiche". Ora invece in Italia è nato, e presto sarà concluso l'iter burocratico per la registrazione, "il primo centro nazionale di pet therapy a Montecchio di Precalcino, in provincia di Vicenza, dove si svolge attività clinica, di ricerca e di confronto con le esperienze internazionli". Oltre alle cure (lesioni midollari, depressione, patologie psichiatriche), il centro sarà anche il riferimento nazionale per la formazione. Il lavoro è di equipe. In campo fisiatri, psicologi, psichiatri e veterinari.
(ANSA)
venerdì, maggio 29, 2009
Pisa, 29 maggio 2009 - L’11 giugno a Pisa presso l'Istituto di Fisiologia clinica del CNR si terrà un corso professionale post-laurea gestito e organizzato da Assitrauma. In alcune regioni Assitrauma organizza questi corsi usando i manichini, in altre regioni, tra cui la Toscana, usa anche animali vivi, nella fattispecie dei maiali anestetizzati e sottoposti a interventi invasivi.
La legge italiana (decreto legislativo 116/1992) prevede che nella sperimentazione "didattica", in cui si usano animali, vivi o morti, per "insegnare" agli studenti (all'università o in corsi post-laurea) vi sia un'autorizzazione specifica e recita "In deroga all'art. 3, comma 1, il Ministro della sanità autorizza gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi". Invece i sistemi alternativi ci sono, quindi questo uso di animali NON SI PUO' fare! Allora quello che possiamo fare è intervenire presso la Regione Toscana chiedendo a loro che blocchino questa sperimentazione su animali, e che impongano l'uso di metodi alternativi, cosa che viene già fatta nel 90% dei corsi di questo tipo.
Mandiamo al più presto la seguente petizione al responsabile del settore Medicina Predittiva-Preventiva della Regione Toscana, che sta seguendo questa vicenda. Non c'è molto tempo, il corso si tiene l'11 giugno, scriviamo in tanti e diffondiamo il più possibile.
Invia la lettera di protesta alla pagina http://www.oipaitalia.com/vivisezione/appelli/pisa.html
giovedì, maggio 28, 2009
PRIMO NO OLANDA A VISONI PER PELLICCE
Divieto d'allevamento in nove anni approvato dalla Camera
28 maggio 2009 - Basta allevamenti di visoni in Olanda: in tempi di crisi calano i consumi dei beni di lusso ed é inutile continuare a uccidere animali solo per le loro pelli.
Per questo alla Camera è stata approvata una proposta dei laburisti (PvdA) e dei socialisti per far chiudere i battenti alle fattorie nelle quali si producono le pregiate pellicce entro il 2018.
A votare a favore sono stati anche i Verdi, il Partito degli animali, l'Unione Cristiana e il Partito per la libertà (Pvv). Nell'industria della produzione di pelli di animale - si legge sulla stampa locale - l'Olanda è il terzo Paese al mondo dopo Cina e Danimarca e sono circa 180 le fattorie con un migliaio di dipendenti dove vengono allevati 4,5 milioni di visoni.
"La gente non vuole più che si uccidano animali per la loro pelliccia", ha detto il portavoce dei laburisti alla Camera, Harm Evert Waalkens.
Il provvedimento, che deve ancora passare al Senato, ha lasciato decisamente perplessi tutti gli altri partiti, che si chiedono come mai si voglia sopprimere un settore sano e produttivo, mentre la Federazione olandese dei produttori di pelliccia si prepara a dare battaglia.
(ANSA)
mercoledì, maggio 27, 2009
Nuova Delhi, 27 maggio 2009 - Se le cose non vanno per il verso giusto, gli astrologi indiani hanno escogitato un nuovo rimedio, suggerendo di acquistare un cane di colore nero. Lo riporta il quotidiano indiano Hindustan Times, secondo il quale la diffusione della notizia ha creato un notevole incremento delle vendite di cani di questo colore.
"Abbiamo numerose richieste - spiega Mohan Kadam, titolare di un negozio di animali a Khan Market a New Delhi - moltissime persone, consigliate dall'astrologo di fiducia, vogliono acquistare un cane di colore nero. Quelli di razza labrador sono quelli più richiesti. Naturalmente, rispetto a poco tempo fa, il prezzo è molto salito. Prima era possibile acquistare un labrador nero per 8000 rupie (circa 150 euro), ora il prezzo è quasi raddoppiato".
La "febbre del cane nero" ha colpito anche i ceti meno abbienti che, non potendo permettersi di pagare il prezzo di un cane di razza, si procurano un cane dal pelo nero prendendolo tra i randagi di strada.
"Ci sono stati casi - spiega Prem Kumar Sharma, un sedicente esperto della materia - in cui persone malate sono improvvisamente guarite dopo aver preso un cane nero che invece dopo poco ha cominciato a star male ed è morto. Questo è perché, secondo la credenza, il cane prende su di sé la malattia del padrone". I cani di colore nero, infatti, assorbirebbero la negatività della casa.
(ANSA)
martedì, maggio 26, 2009
26 maggio 2009. Le cornacchie sono intelligenti ed hanno intuito da vendere: al bisogno, si ingegnano per procacciarsi il cibo inventando tecniche nuove e creando utensili ad hoc benché non siano geneticamente determinate per farlo, ma solo in risposta ad un'esigenza del momento. E' quanto dimostra uno studio di Chris Bird della università di Cambridge in Inghilterra, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze Pnas.L'esperto ha utilizzato cornacchie cresciute in cattività e ha dato loro del cibo ponendolo però "sotto chiave", chiuso in una teca o in un tubicino di vetro. Il pennuto si trova a disposizione delle pietre di diverse dimensioni e dei bastoncini pieghevoli. Incredibilmente, appena l'animale si rende conto della disponibilità di cibo, con un minimo di addestramento iniziale, sceglie la pietra migliore da scagliare sul vetro.Quando l'animale ha di fronte il tubicino, invece, capisce che la pietra non va bene e si ingegna per la ricerca di una nuova soluzione: così, piega il tubicino ad uncino per tirarne fuori il cibo, dimostrando di saper usare in sequenza diversi utensili capendo quale serve in un dato momento.Le cornacchie che vivono in natura non fanno nulla di tutto ciò, conclude Bird, quindi tale comportamento è un'evidenza diretta della forte intelligenza e dell'intuito di questi animali che, nati in cattività, non hanno mai avuto bisogno di procurarsi il cibo che viene normalmente dato loro dagli allevatori.
Tiscali news
Madrid, 26 maggio 2009 - Diverse centinaia di manifestanti a torso nudo e con dipinte sul corpo ferite sanguinanti, hanno chiesto l'abolizione delle corride davanti alle grandi arene Las Ventas a Madrid.
Secondo gli organizzatori - l'associazione spagnola Equanimal e il Comitato anti-tauromachia (Cas) olandese - si è trattato della più grande manifestazione contro la corrida mai organizzata in questa piazza emblematica, dove è in corso la Feria di San Isidro. La corrida, hanno affermato i manifestanti, "non è né arte, né cultura, è tortura". Centinaia di persone hanno fatto da cornice a circa 250 uomini e donne che si sono sdraiati sulla piazza con le banderillas poggiate sulle schiene sporche di sangue a ricreare simbolicamente il momento dell'uccisione del toro.
Le campagne contro la corrida si stanno intensificando in Spagna, soprattutto in Catalogna, dove un'iniziativa di legge popolare contro la tauromachia ha raccolto 180.000 firme. "Oltre 12.000 tori sono uccisi ogni anno in Spagna e bisogna mettere fine alle torture che subiscono", ha detto Rafael Boro, portavoce di Equanimal, precisando di essere ottimista perché soprattutto i giovani si stanno allontanando da questa tradizione spagnola. "Speriamo che tra 15 anni la corrida sia sparita dalla faccia della terra", ha detto l'olandese Marius Kolff, direttore del CAS, che oltre ai tori difende anche i cavalli impiegati nelle corride. La stampa madrilena di oggi pubblica numerose foto di un cavallo sventrato da un toro ieri a La Ventas durante una corrida di "rejoneadores", i toreri a cavallo.
(ANSA-AFP)
I messaggi degli elefanti
25 maggio 2009 - Vibranti barriti, brontolii, potenti richiami che si espandono per una distanza di 10 chilometri e su un raggio di 280 chilometri quadrati. Messaggi che alle orecchie degli esseri umani potrebbero sembrare semplici versi e che solo un vero e proprio Tarzan avrebbe saputo interpretare. O forse nemmeno lui, siccome questi richiami vengono emessi a frequenze troppo basse per poter essere udite dagli umani...
Eppure loro si capiscono. Loro, gli elefanti, si passano decine e decine di comunicazioni attraverso quegli inimitabili suoni. Lo ha scoperto Michael Garstang, meteorologo a Charlottesville dell'Università della Virginia.
La sua ricerca ha permesso di individuare una settantina di messaggi differenti tra i pachidermi e ha appurato che la maggior parte (più del 95%) delle comunicazioni avviene di notte, quando c'è meno vento e le temperature sono più basse; insomma, quando si presentano le condizioni ottimali per estendere i richiami sul più ampio chilometraggio possibile.
Autore: Plinio Endroit / Fonte: University of Virginia
lunedì, maggio 25, 2009
E la Regione riapre la caccia alla volpe
Milano, 25 maggio 2009 - Una vera e propria caccia alla volpe. Ma fuori stagione e, forse, non così strettamente necessaria. Entro la fine dell’anno, infatti, ne devono essere abbattuti 80 esemplari nella provincia milanese, 150 nel bergamasco, 170 a Brescia e dintorni e così via fino a raggiungere il tetto dei mille. Tante sono le volpi soppresse che ha richiesto la Regione per motivi sanitari. Le carcasse devono essere esaminate dall’Istituto zooprofilattico per controllare la presenza di trichinosi, un parassita intestinale che può infettare i maiali e rendere la loro carne non commestibile.
Le battute di caccia straordinaria non piacciono però agli animalisti. «Siamo nel pieno del periodo riproduttivo non solo delle volpi ma di molte specie animali - replica Sergio Sellito, coordinatore regionale Enpa (Ente nazionale protezione animali) - gli spari disturbano questo momento delicato».
Da aprile a maggio infatti nascono i volpini che, come tutti i cuccioli, non escono dalle tane e se non vedono arrivare la mamma si lasciano morire di stenti. Per questo l’Enpa ha presentato una diffida alla Regione.
Fao inaugura portale su benessere animali
Roma, 25 maggio 2009 - Fornire un'informazione esauriente e affidabile su tutto quello che riguarda gli animali da allevamento, dalle leggi in vigore alle ultime ricerche scientifiche, dai consigli pratici alle politiche di settore: è questo lo scopo del nuovo portale internet inaugurato oggi dalla Fao (sito in lingua inglese http://www.fao.org/ag/againfo/programmes/animal-welfare/en/).
"Ogni programma di sviluppo che migliori la salute del bestiame, aumenti la produzione zootecnica e risponda a disastri naturali in cui sia coinvolto il bestiame, necessita di una componente relativa al benessere animale - ha spiegato Samuel Jutzi, Direttore del Dipartimento Produzione e Salute Animale della Fao -. Questo portale risponde a un reale bisogno di informazione in quest'area estremamente importante". La produzione zootecnica rappresenta infatti il 40% della produzione agricola mondiale e sono molti i Paesi in via di sviluppo che stanno crescendo in questo settore e che hanno bisogno di informazioni attendibili per continuare a svilupparsi. Il portale è stato realizzato con il contributo, tra gli altri, della Commissione europea.
(ANSA)
domenica, maggio 24, 2009
La mattanza dei maiali egiziani, crudeltà gratuita
di Oscar Grazioli
22 Maggio 2009 - Il video della mattanza dei maiali egiziani gira ovunque. Non è ancora chiaro se siano stato massacrati tutti i 300.000 maiali presenti nel paese o se, come riportato da alcuni quotidiani, per il momento “solo” 100.000 abbiano fatto la fine che si vede nel filmato.
E’ evidente a tutto il mondo che non si tratta di una misura precauzionale, per arginare una possibile epidemia di influenza suina che non ha raggiunto l’Egitto e peraltro non crea particolari problemi agli animali. Vero è che per gli egiziani e per tutti i mussulmani il maiale è un animale impuro, quindi la sua eliminazione, prendendo come scusa il virus dell’influenza, è stata una sorta di piacere per i volonterosi carnefici che, oltre a divertirsi nell’ammazzare nei modi più beceri gli animali, hanno colto l’occasione per uno spregio nei confronti della minoranza di cristiani copti che i suini li allevano.
A nulla sono valse le proteste della minoranza religiosa che ha visto un migliaio di persone scendere in strada, accendere falò e scontrarsi con le milizie governative. D’altronde che la mattanza dei maiali sia un fatto politico e religioso lo dimostra che nemmeno in Messico, da dove è originata la pandemia, si sono abbattuti i maiali, anzi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che tale operazione sarebbe addirittura controproducente. Ma a noi potrebbero anche interessare marginalmente i risvolti politico-religiosi delle etnie egiziane.
Quello che personalmente mi interessa sottolineare è la particolare ferocia usata nell’abbattere i maiali da parte degli operatori governativi. Nel video (uno dei più duri che abbia mai visto) si vedono le bocche sgangherate ridere apertamente nel gettare per terra, da metri di altezza, maiali che si fracassano le zampe e il corpo avendo davanti una morte atroce che dura ore e finisce o con l’essere bruciati o seppelliti spesso vivi.
Nel video si vedono i maialini da latte ferocemente sbattuti per terra, mentre ruspe e mezzi con la pala caricano decine di maiali con le ossa spaccate o agonizzanti e li gettano nel cassone del camion che li trasporterà verso l’orribile fine. E’ questa ferocia che mi provoca un rigurgito di bile e mi conduce a pensare, beccandomi di certo l’accusa di razzismo, che questi popoli, un tempo faro della cultura mondiale, sono oggi inferiori dal punto di vista etico e che il termine terzo e quarto mondo ci sta tutto.
E’ ormai consunto il detto che la civiltà di una nazione si vede anche da come tratta gli animali, ma è un detto vero. E allora questi sono popoli incivili immeritevoli, come è accaduto per la Libia, di ottenere per tre anni la leadership delle nazioni che difendono i diritti dei migranti. Quanto ho visto rafforza ancora maggiormente in me il convincimento che le macellazioni rituali, senza stordimento e lo sgozzamento di pecore, capre e bovini perfettamente coscienti lo debbano fare a casa loro, mentre qui debbano rispettare le nostre leggi e la nostra sensibilità. E ora, datemi del razzista.
Tiscali News
La Pecora Nera





