giovedì, aprile 30, 2009
CASTELSANTANGELO SUL NERA, 29 aprile 2009 - Tre lupi, due femmine e un maschio, sono stati trovati morti avvelenati nel Parco dei Sibillini da agenti del Corpo forestale dello Stato (Cfs) di Castelsantangelo sul Nera (Macerata). Per ucciderli è stata utilizzata come esca la carcassa di una pecora imbottita di veleno: i resti della pecora sono stati trovati accanto a quelli di due lupi, insieme ad una volpe morta. Poco lontano, un collaboratore del parco ha rinvenuto il terzo lupo morto. Nessuno degli animali presentava segni esterni di traumi o ferite. I lupi sono stati consegnati all'Istituto zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche per gli esami necroscopici e tossicologici, che serviranno per identificare il tipo di veleno impiegato, mentre il Cfs cerca di identificare i responsabili del gesto.
In Italia il lupo è protetto dal 1977 ed è inserito tra le specie di interesse comunitario prioritario nell'ambito della direttiva Habitat. "Oltre ad essere punito come un grave reato, l'avvelenamento è un'azione insensata", sottolinea la direzione del Parco dei Sibillini. "Il lupo infatti, carnivoro al vertice della catena ecologica, svolge un ruolo fondamentale per l'ecosistema regolando le popolazioni di erbivori, come i cinghiali, che producono gravi danni all'agricoltura. Specie simbolo dell'Appennino, dove vive da sempre, non attacca mai l'uomo, dal quale normalmente si nasconde. E' dunque molto meno pericoloso dei cani randagi".
ANSA
Comunciato del Virunga National Park
30 aprile 2009 - Un piccolo gorilla di montagna, specie rara ed a rischio di estinzione, di sesso femminile, è stato scoperto nel bagaglio di un trafficante di animali rari domenica sera nell'aeroporto di Goma, est della Rupubblica Democratica del Congo. Era sul fondo di una valigia, coperto da vestiario, denutrito e disidratato.
La scoperta - informa un comunicato diffuso a Nairobi dal Virunga National Park, l'ultimo importante habitat dei gorilla di montagna, a cavallo tra Congo, Ruanda ed Uganda - è stata fatta al termine di un'indagine durata tre mesi sulle tracce di trafficanti di animali rari, soprattutto gorilla.
"Siamo riusciti ad accertare - ha dichiarato Emmanuel de Morode, direttore del Virunga Park, dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità - che negli ultimi mesi c'é stato un forte aumento dei rapimenti di baby gorilla, per i quali i trafficanti possono ottenere fino a 20.000 dollari americani. E va ricordato che, per ogni piccolo gorilla catturato, probabilmente altri ne sono stati uccisi".
La gorillina, informa la nota, sembra avere circa due anni, e si sta riprendendo bene grazie alle cure dei suoi salvatori.
Il Parco, creato nel 1925 con il nome Albert National Park, é situato in gran parte in Congo. Dodici anni di guerra civile nelle zone di confine dei tre Paesi, con epicentro proprio nel Virunga, hanno creato gravi problemi.
(ANSA)
mercoledì, aprile 29, 2009
Lo sostenne l'Fbi negli anni '70 e oggi lo conferma il team del progetto Link.
28/04/2009 - "I serial killer sono bambini a cui non è stato detto mai che è sbagliato cavare gli occhi a un animale". A dirlo in termini lapidari fu Robert Ressler, investigatore e criminologo del Fbi che negli anni '70 coniò la definizione stessa di serial killer. Una lunga tradizione anglosassone di studi sul rapporto tra il maltrattamento sugli animali e il crimine violento, mai approfondita in Italia, è ora oggetto di riflessione del progetto Link-Italia, lanciato da un team formato da operatori sociali, psicologi, psichiatri e avvocati.
L'obiettivo è in primis la raccolta di dati su un fenomeno di forte evidenza e gravità, ma scarsamente o per nulla valutato nelle azioni investigative e di prevenzione del crimine. Infatti laddove i dati sono stati raccolti, il maltrattamento di animali è apparso come un vero e proprio tirocinio di violenza contro le persone: più del 70% delle donne che hanno subito abusi domestici ha dichiarato che il marito aveva prima ferito o ucciso l'animale di casa, il 50% degli stupratori confessa di aver maltrattato animali durante l'adolescenza. Esistono anche luoghi, come Sidney, dove la polizia ha verificato negli anni che nella totalità degli omicidi a sfondo sessuale gli aggressori avessero avuto storia di maltrattamento di animali.
"Eppure - è il commento di Francesca Sorcinelli, educatrice professionale e specializzanda in criminologia che coordina il progetto Link - si tratta di ricerche sinora solo retrospettive, svolte nei paesi anglosassoni, su un argomento che in Italia è quasi sconosciuto. Ma per chi lavora in questo settore il collegamento tra la violenza sull'animale, percepito come soggetto debole, e quella su donne e bambini è assolutamente evidente. Lo scopo del nostro lavoro è far capire l'importanza della risposta che il mondo adulto dà alle manifestazioni di violenza contro gli animali da parte degli adolescenti: bisogna rendersi conto che l'atteggiamento di indifferenza che comunemente si ha verso questo tipo di prevaricazioni non trasmette un messaggio di neutralità, ma viene invece percepito dal ragazzo come complice e giustificatorio. Ai suoi occhi, sono i soprusi in quanto tali ad essere legittimati. E da quel momento la possibilità dell'abuso rischierà di sofisticarsi e ampliarsi ai soggetti umani, fino a costituire una vera e propria abitudine alla violenza".
Il neonato progetto Link ha una serie di proposte concrete in cantiere: innanzitutto la creazione di un database sulla base dei modelli americani, poi la pubblicazione del primo manuale di investigazione sul legame tra crudeltà su animali e crimine violento, l'attivazione di corsi di formazione per operatori che si occupano di violenza interpersonale, l'ampliamento del network, già attivo, di centri di recupero per animali scampati alla violenza in casa. Già sono stati formalizzati accordi di collaborazione tra gli operatori di Link-Italia e l'istituto di alta formazione in scienze criminologiche di Modena, alcune aziende Asl, associazioni che operano nelle carceri e comunità per minori e tossicodipendenti.
Nello stesso ambito sta lavorando anche il CNR con una ricerca che vedrà la luce tra qualche mese per evidenziare il rapporto eventuale tra gli atti di bullismo e il maltrattamento degli animali. "Il discorso è molto ampio - spiega Camilla Pagani, ricercatrice dell'istituto di psicologia del CNR e autrice dell'indagine - infatti non solo esercitare violenza e restare impuniti, ma anche assistere a certi spettacoli può rappresentare un serio pericolo per l'educazione dei più giovani. E' per questo che abbiamo analizzato anche il fenomeno del circo e come psicologi ci siamo espressi in favore di una legge che vieti l'utilizzo degli animali in qualsiasi tipo di spettacolo. Sotto il tendone essi vengono caricaturizzati e ridicolizzati per divertire. E non c'è niente di peggio dell'ilarità dei grandi verso un sopruso, che viene già percepito come tale anche in età giovanissima: può avere un effetto devastante nell'interpretazione del mondo di una psiche ancora in via di maturazione".
Fonte:
Leonora Pigliucci, "Chi maltratta gli animali puo' diventare un serial killer", www.liberazione.it, 9 aprile 2009
Denuncia LAV contro i Sindaci.
29 aprile 2009 - La LAV, assistita dall’avv Nicola Giudice del foro di Palermo, ha depositato presso la Procura della Repubblica di Termini Imerese una denuncia contro l’abbattimento dei cinghiali all’interno del Parco delle Madonie (PA), il cui inizio era previsto per martedì 28 aprile, e nei prossimi giorni depositerà ricorso al Tar chiedendo la sospensione urgente dell’efficacia degli atti. Nelle scorse settimane, infatti, lamentando danni arrecati dagli animali e con il pieno appoggio e consiglio dell’Ente Parco delle Madonne, alcuni Comuni, fra i quali in testa Castebuono, Petraia Soprana e Castellana Sicula hanno emesso ordinanze di abbattimento di cinghiali, ibridi od inselvatichiti, in palese violazione delle normative ambientali e sanitarie di riferimento. Si parla di abbattere 20.000-30.000 cinghiali, sebbene non esista nessun censimento degli animali né tanto meno è stato emanato il previsto decreto da parte dell'Assessore Regionale competente.
I reati contestati, per i quali la LAV ha chiesto l’urgente intervento dell’Autorità competente, sono molti.
Innanzitutto, con questo abbattimento si autorizzerebbe l’esercizio di attività venatoria non solo in un periodo di chiusura della caccia ma sopratutto all’interno di un’area protetta dove è vietato espressamente l'abbattimento ed ogni altra forma di disturbo e pressione alla fauna esistente.
Inoltre, nel caso degli esemplari dichiaratamente ibridi od inselvatichiti di maiale domestico ci si trova di fronte ad una palese violazione di quanto previsto dalla legge quadro 14 agosto 1991, n. 281, recepita dalla legge regionale n. 15/2000 e di quanto stabilito per le modalità di abbattimento previste dal D.P.R. 320/54 recante “Regolamento di Polizia Veterinaria”.
“Ciò che sta accadendo nelle Madonie è di una gravità inaudita - ha dichiarato Marcella Porpora Coordinatrice regionale LAV Sicilia – Si sta consentendo in via amministrativa ciò che, come evidenziato nella recente impugnativa del Commissario dello Stato del DDL n°103, non è consentito nemmeno per via legislativa. Aprire la caccia nel Parco delle Madonie non solo è palesemente illegale ma è anche eticamente inaccettabile.”
Ad essere contestato è anche il reato di introduzioni di armi all’interno di aree protette, in palese violazione delle normative nazionali e regionali di riferimento. Ecco perché l’associazione ha anche chiesto il sequestro preventivo urgente delle armi che saranno, o che molto presumibilmente già sono state introdotte nell’area protetta per procedere all'abbattimento a seguito delle ordinanze sindacali.
La LAV ha chiesto anche il sequestro preventivo urgente dei cinghiali presenti nel Parco delle Madonie per impedire abbattimenti macroscopicamente illegittimi. Un simile provvedimento è stato disposto in un caso analogo dalla Procura di Trento nell’agosto 2002 in materia di abbattimento camosci durante il periodo di chiusura della stagione venatoria.
“Le ordinanze dei Sindaci del Parco, per le innumerevoli leggi violate appaiono destituite di qualunque fondamento - ha dichiarato Massimo Vitturi Responsabile nazionale LAV Settore caccia e fauna selvatica – Ecco perché abbiano deciso di sporgere denuncia a carico dei Sindaci firmatari delle ordinanze palesemente illegittime e confidiamo nella pronta risposta della magistratura in proposito.”
martedì, aprile 28, 2009
Nuova popolazione di orango scoperta in Indonesia
28 aprile 2009 - Gli ambientalisti hanno scoperto una nuova popolazione di orangotango in una remota zona dell’Indonesia, dando una grossa spinta verso la conversazione di una delle specie di scimmia oggi a più alto rischio d’estinzione. Un gruppo di osservatori situato nell’est del Borneo ha infatti contato 219 nidi di orangotango, che indicano un numero di animali considerevole: secondo Erik Meijaard, dell’associazione statunitense The Nature Conservancy,
Non possiamo dire di sicuro quanti siano, ma anche le stime più caute indicano che dovrebbero essere almeno alcune centinaia, forse anche 1000 o 2000 esemplari.
In totale, sono tra 50mila e 60mila gli orangotango che vivono ancora nel loro habitat, il 90% dei quali si trovano in Indonesia e in Malaysia. La loro foresta pluviale viene però distrutta a un ritmo preoccupante per lasciar posto a redditizie coltivazioni di palma da olio, utilizzate nell’industria dei cosmetici e del cibo. Oltretutto, la richiesta di quest’olio come “combustibile ecologico” è in crescita sia in Europa che negli USA.
I 2500 chilometri quadrati dove vive la nuova popolazione di orango sono scampati in qualche modo agli incendi appiccati dai proprietari delle piantagioni e dagli agricoltori, che alla fine degli anni ’90 hanno distrutto le foreste circostanti. Gli ambientalisti pensano che il prossimo passo debba essere quello di lavorare con la autorità locali, per proteggere l’area e tutte le altre che si trovano fuori dai parchi nazionali indonesiani. Un altro gruppo di alcune centinaia di scimmie è stato infatti scoperto di recente a Sumatra.
Roma, 28 aprile 2009 - Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini esprime vivo compiacimento per l'iniziativa condivisa dalle più importanti associazioni animaliste volta ad impedire lo svolgimento del Palio di San Vincenzo previsto ad Acate (RG).
Il Palio infatti non garantirebbe in alcun modo le condizioni di sicurezza per i cavalli. Negli anni passati si sono verificati gravi incidenti per la totale assenza di copertura della pista con materiale idoneo e per l'assoluta inadeguatezza delle strutture di contenimento poste lungo il percorso.
Nel rinnovato spirito di tutela degli animali annunciato venerdì scorso a Palermo, il Sottosegretario è certa del fatto che finalmente per l'intervento congiunto dell'Assessore alla Sanità della Regione Sicilia Massimo Russo e del Prefetto di Ragus Carlo Fanara si porrà fine ad un abuso inaccettabile nei confronti degli animali.
lunedì, aprile 27, 2009
27 aprile 2009
La visione notturna degli animali è rimasto per molto tempo un mistero. Recentemente dei ricercatori tedeschi ed inglesi hanno scoperto esattamente come funziona l’occhio dei mammiferi notturni. Gli studiosi hanno notato una particolare conformazione del DNA che viene sfruttata per migliorare la visione di queste specie.
I nuclei dei bastoncelli di animali diurni svolgono il compito di diffondere l’irradiazione. Viceversa negli animali notturni, i suddetti nuclei si comportano come una lente per consentire di catturare maggiormente la luce residua.
Il nucleo delle cellule dei bastoncelli presentano in queste specie una conformazione invertita e con strutture tali da consentire al fascio di luce di non disperdersi come accade nei bastoncelli convenzionali.
Dal punto di vista evolutivo sembrerebbe che la visione notturna sia apparsa precocemente e che, per quanto in natura venga favorita una struttura convenzionale, ci sono stati diversi momenti in cui alcune specie si sono adattate a scarsi quantitativi di luce per poi tornare ad essere diurni.
Via | Cordis, Cell
Foto | lawmurray
Pubblicato su "Science"
27 aprile 2009 - Scienziati italiani hanno ricostruito la storia della domesticazione delle pecore e della susseguente selezione delle razze, rintracciando quelle più primitive, molte delle quali ancora oggi sono nei pascoli a brucare, e quelle più moderne: i lanuginosi ruminanti si sono dispersi dal Medioriente in Eurasia ed Africa in due distinti episodi migratori tra 10 mila e 6000 anni fa e 'fossili viventi' delle prime migrazioni sono i mufloni, le Soay, Orkney e le Nordiche che possono essere definite come pecore primitive.
E' quanto emerso da uno studio di Bernardo Chessa, dell'Università di Sassari e Massimo Palmarini dell'Università di Glasgow pubblicato sulla rivista Science.
"Abbiamo analizzato alcuni aspetti della domesticazione della pecora - ha spiegato all'ANSA Palmarini - attraverso lo studio dei retrovirus che hanno infettato questa specie animale per diverse migliaia di anni. Le pecore, come tutti gli altri animali contengono infatti nel loro DNA il codice genetico di retrovirus 'endogeni'", ovvero integrati; questi retrovirus sono trasmessi di generazione in generazione per cui ricostruire la loro storia attraverso confronti genetici permette di ricostruire le vicende degli animali che li 'ospitano'.
"Noi abbiamo usato sei retrovirus endogeni conosciuti come enJSRV - ha precisato Palmarini - che hanno infettato le pecore in tempi relativamente recenti dal punto di vista evolutivo". Usare questi retrovirus è un metodo per ricostruire la genealogia delle pecore, infatti tali virus derivano originalmente dall'infezione di un singolo animale, che poi li trasmette alle seguenti generazioni, quindi se delle pecore hanno gli stessi enJSRV nel loro genoma vuol dire che sono in qualche modo filogeneticamente correlate (in altre parole hanno degli antenati in comune).
Nello studio, che ha coinvolto anche ricercatori dall'Istituto di Zootecnica della Facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza, "abbiamo scoperto che ci sono alcune razze di pecore più 'primitive' dal punto di vista genetico, che non a caso sono anche 'primitive' dal punto di vista morfologico (frequente presenza di corna nelle femmine, vello di colore scuro) - ha spiegato. Inoltre il nostro studio conferma geneticamente i risultati di studi archeologici che suggerivano che i mufloni della Sardegna fossero tra i primi animali domesticati e poi riadattati alla vita selvatica. Altre razze primitive sono risultate essere la Soay e l'Orkney nel nord della Scozia ed alcune razze nordiche (Scandinavia, Finlandia). La maggior parte delle razze che abbiamo analizzato sono invece più 'moderne' e sono migliorate dal punto di vista produttivo (per esempio per la produzione della lana)". Queste razze che sono state selezionate prima in Medioriente e poi si sono diffuse in tutto il mondo.
Questi risultati sono importanti perché ricostruiscono uno dei processi di domesticazione che è stato probabilmente uno degli eventi chiave della storia dell'umanità, ha concluso Palmarini.
(ANSA)
domenica, aprile 26, 2009
La Spagna punta tutto sull’eolico offshore
26 aprile 2009 - Questa settimana il governo spagnolo ha approvato una mappa delle aree offshore da affittare per lo sviluppo dell’energia eolica. Questa mossa porterà la Spagna a rafforzare il suo status di gigante dell’energia alternativa. La Spagna è il terzo produttore mondiale di potenza dall’eolico (dietro gli Stati Uniti e la Germania) ed è anche il secondo produttore mondiale per quanto riguarda l’energia solare (dietro solo alla Germania). Finora, però, il paese iberico non ha usato in modo significativo le sue coste per sviluppare l’energia eolica.
Sempre questa settimana, la Spagna ha anche annunciato di voler dismettere le sue centrali nucleari, e l’energia guadagnata con l’eolico, utilizzando i suoi 8000 chilometri di coste per svilupparlo, dovrebbe aiutare a raggiungere quest’obiettivo.
Le zone che saranno disponibili per l’affitto saranno selezionate in base alla forza del vento, alla topografia oceanica, fattori ecologici e al traffico di navi nell’area interessata.
Le turbine eoliche offshore al momento sono più care di quelle da piazzare sulla terraferma, essendo diverse dal punto di vista tecnologico e meno richieste. Si spera che con i progressi che la Spagna può raggiungere nello sviluppo dell’eolico offshore, questo cambi, rendendo la tecnologia più economica al crescere della domanda. In questo modo, forse altri paesi potrebbero fare passi in avanti nello sviluppo dell’eolico offshore, ad esempio Francia e Grecia, paesi emergenti nella corsa all’energia alternativa.
Per dare un’idea più precisa del valore dell’eolico, quest’anno la Spagna ha già battuto il record mondiale di energia dal vento, quando una sola raffica ha generato 11.180 megawatt, che hanno temporaneamente soddisfatto il 40% delle necessità energetiche di tutta la nazione.
Via | Ecoworldly
Foto | Flickr
venerdì, aprile 24, 2009
Caccia, salta l’allungamento della stagione
24 aprile 2009 - La Commissione Agricoltura della Camera ha fortunatamente soppresso l’emendamento alla Legge Comunitaria che permetteva l’allungamento della stagione venatoria, cancellando così il limite fissato dalla legge 157/1992. Se non fosse stato eliminato, questo emendamento avrebbe portato all’apertura della stagione di caccia non solo tra il primo di settembre e il 31 gennaio, ma anche in piena estate, in un momento in cui le campagne e i parchi si riempiono di turisti.
Grande soddisfazione, quindi, delle associazioni animaliste e ambientaliste: “E’ una grande, straordinaria vittoria per la natura – hanno commentato - perché in tal modo si tutelano realmente quei periodi che risultano più delicati per gli uccelli selvatici, che sono la riproduzione in estate e la migrazione nel mese di febbraio e in primavera”.
Il lavoro, però, non è ancora finito e presto di dovrà discutere anche degli altri punti della proposta di legge che prevede, tra le altre cose, la licenza di caccia a 16 anni, la possibilità di cacciare specie non cacciabili, anche nei parchi, e la totale liberalizzazione dei richiami vivi.
Pubblicato studio sulla rivista Science
24 aprile - E' completa la mappa del genoma della mucca, capace di raccontarci la sua storia, dai primi esemplari selvatici alla mucca 'da recinto', ma anche di spiegare la sua capacità di ruminare e produrre tanto buon latte.
Pubblicato sulla rivista Science, il sequenziamento del Dna della mucca è frutto di sei anni di lavoro di 300 scienziati d 25 paesi diretti da Harris Lewin dell'Università dell'Illinois, ovvero i ricercatori del Bovine Genome Sequencing Project che per l'Italia ha visto coinvolti il Parco Tecnologico Padano, Polo Universitario di Lodi, e l'Istituto di Zootecnia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
La specie utilizzata per fare la sequenza è quella comune che arriva sulle nostre tavole in varia maniera, dal latte alle bistecche, il Bos taurus. Il suo genoma include 22.000 geni, l'80% dei quali è in comune con gli esseri umani.
Una caratteristica peculiare scoperta in questo studio è che il Dna della mucca è il risultato di una serie di riarrangiamenti genetici, spostamenti di Dna, ridisposizioni di molti geni e sequenze ripetute, tutti segni indelebili di anni e anni di attività umana di addomesticamento e incroci tra varie razze che hanno portato a un'evoluzione rapidissima e insolita dell'animale.
(ANSA)
giovedì, aprile 23, 2009
Grazie a ricorso della LAC
23 aprile 2009 - Grazie ad un ricorso presentato lo scorso agosto dal presidente delle Lega Abolizione Caccia del Veneto, Andrea Zanoni, oggi candidato al Parlamento Europeo come indipendente nell’Italia dei Valori, la Commissione Europea ha deciso di deferire lo Stato Italiano alla Corte di Giustizia Europea per la caccia in deroga agli uccelli insettivori, autorizzata dalla Regione del Veneto.
La Commissione Europea ha stabilito che non considera la caccia in deroga adottata dalla Regione Veneto in linea con quanto previsto dall'articolo 9 della Direttiva Europea n.409 del 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici.
La Commissione ha considerato che la legge regionale n. 13 del 14 agosto 2008, che regolava la caccia in deroga durante stagione venatoria 2008-2009, non è a norma con la direttiva comunitaria di settore.
Secondo l’Ufficio Ambiente del Commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas, la legge non spiega i motivi per i quali sono state introdotte le deroghe e non indica le soluzioni alternative che dovevano essere state precedentemente adottate, infine non rispetta tutte le condizioni previste in caso di applicazione delle deroghe per la caccia agli uccelli protetti.
Ora sarà la Corte di Giustizia Europea a decidere sulla legittimità della legge, la quale potrebbe elevare delle salatissime sanzioni a carico dell’Italia che poi andrebbero a gravare sulle tasche di tutti i contribuenti..
“Ho appreso con grande soddisfazione – ha dichiarato Andrea Zanoni presidente delle Lega Abolizione Caccia del Veneto ora candidato al Parlamento Europeo come indipendente nell’Italia dei Valori,– la decisione della Commissione Europea di mandare sotto processo l’Italia per la legge approvata dal Consiglio Regionale del Veneto la notte dell’1 agosto 2008, legge con la quale era stata autorizzata la caccia alle Pispole, uccelli insettivori protetti e non più cacciabili dal 1984 e molto utili all’agricoltura. Questa è una bella batosta per i fautori di questa legge, votata da soli 30 consiglieri su 60, fatta con l’intento di rastrellare i voti dei cacciatori in cambio di pispole e fringuelli, il tutto in barba alle direttive comunitarie e ai cittadini che vorrebbero maggior rispetto per la natura”
Anche le sezioni nazionali di WWF, LIPU, LAV, LAC ed ENPA lo scorso agosto avevano inoltrato alla Commissione Europea un esposto congiunto contro la legge veneta e lombarda sulla caccia in deroga.
La Pecora Nera





