La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

martedì, marzo 31, 2009

Cile, morti 1300 pinguini. Sconosciute le cause

31 marzo 2009 - I pinguini morti, appartenenti alla specie magellano, ne sono stati contati 1300, sono stati trovati sulla spiaggia di Queule, in Araucanía, proprio al confine con la Región de Los Ríos. Tempo fa denunciavamo il fatto che questi animali sono a rischio estinzione.

Alcuni dei corpi sono stati inviati agli studiosi delle Università Austral de Valdivia e alla Católica de Temuco. Per Bernardo Prado direttore regionale del Servicio nacional de Pesca:

Un certo numero di fattori esterni potrebbero avere influenzato la morte dei pinguini. Potrebbe essere la mancanza di cibo, l’anossia o qualche elemento chimico. Ma attendiamo le analisi degli esperti.

Prado esclude che un numero così elevato di pinguini sia morto a causa dei pescatori e delle reti da pesca. Esclude questa probabilità anche Roberto Schlatter docente presso l’Istituto di Zoologia della Università Austral che ha detto che non crede ad una responsabilità diretta dell’uomo ma piuttosto ad una tossicità delle acque marine.

Via | latercera

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postato da McCamozzi 10:42 | commenti | notizie etologiche, denuncia e petizioni

Cambiamenti climatici: le mucche sono da assolvere?
 
31 marzo 2009 

Le mucche responsabili dei cambiamenti climatici? Scrive Caludio Costa, medico veterinario consulente ambientale coopagri il quale mi spiega che secondo i dati da lui analizzati relativi al Rapporto ISPRA sulle emissioni zoogeniche, per intenderci le emissioni di metano ad opera dei ruminanti, che interessano gli allevamenti, sono errati e in un certo senso colpevolizzano la zootecnia.

Fino ad oggi la tendenza è stata quella di dire che gli allevamenti intensivi di bovini, ma anche di altri animali, inquinano quanto i SUV.

Secondo il rapporto dell’ISPRA, gli allevamenti inquinano, anche se i gas serra sono in diminuzione,:

risulta che nel 2006 il 79% delle emissioni è stato determinato dagli allevamenti bovini: il 41% deriva dalle vacche da latte, e il 38% dagli altri bovini. L’80% delle emissioni di metano dovute a fermentazione enterica provengono da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte (in testa alle emissioni), Sardegna, Veneto, Campania, Lazio e Sicilia.

Ma rispetto alla responsabilità dei bovini delle emissioni nell’atmosfera di metano non è d’accordo Claudio Costa. Dopo il salto le sue motivazioni.

Scrive Costa:

Primo errore: gli scienziati dell’IPCC calcolano le emissioni di metano sul totale degli animali senza contare che gran parte di questo numero di animali era già presente 12 anni fa e che il metano zoogenico del 2008 di questi animali va a sostituire il metano emesso nel 1996 dallo stesso numero di animali. Perché il metano del 1996 si è ormai scisso in CO2 che assorbita dalle piante nel 2008, è emessa come CH4 dagli animali del 2008. Una stima da proporre in alternativa è un accumulo di quote per 12 anni sull’incremento zootecnico per specie e tipologia, anno per anno. La somma delle quote diviso il periodo di tempo preso in considerazione, dovrebbe dare la quota annua di metano zoogenico aggiuntivo.

Secondo errore:sommano il metano zoogenico a quello antropogenico. Ma il metano antropogenico, cioè quello industriale, o le perdite di estrazione e trasporto, quando si scinde in H20 e CO2 determina un aumento della concentrazione della CO2, il metano zoogenico NO! La CO2 che dopo 12 anni deriva dal metano è la stessa che è captata dai vegetali, non altera la concentrazione della CO2 atmosferica. La componente zoogenica del metano in atmosfera dovrebbe essere poco significativa, in quanto la concentrazione è stabile dal 90.

metano antropogenico?

Secondo i dati NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) , sarebbe anzi in decrescita l’azione riscaldante del metano. Scrive Costa:

Da notare il picco del 1991 (pinantubo) e 1998 (el super nino). Picchi non antropogenici. Invece nel rapporto AR4 IPCC 2007 si afferma che l’incremento di metano è solo antropogenico.

E conclude Costa:

Concentrazione di metano

Fonte CDIAC, mentre i ruminanti zoogenici sono in forte crescita, dal 90 non c’è nessuna correlazione con il metano atmosferico.

Foto | NOAA, williseschenbach, Flickr

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lunedì, marzo 30, 2009

CANADA: CAMPAGNA SCIENZIATI PER PROTEZIONE DEL CARIBU' ARTICO
Studio di cinque anni

30 marzo 2009 - I caribù nell'Artico stanno diventando sempre più rari, tanto che gli scienziati canadesi hanno avviato una campagna per farne una specie protetta.
Gli esemplari che popolano i Territori del Nordovest e Nunavut stanno diminuendo rapidamente, a causa delle condizioni ambientali che cambiano per effetto del riscaldamento globale. Va un po' meglio alle popolazioni migratorie di Quebec e Labrador, che come ha spiegato lo zoologo Marco Festa-Bianchet, sono invece più floride e arrivano a un milione di esemplari.
Festa-Bianchet, dell'università di Sherbrooke, in Quebec, sta partecipando a uno studio pilota che intende comprendere il comportamento e le esigenze dei caribù, una delle specie più numerose, misteriose e forse più importanti del Canada.
Gli studiosi seguiranno un centinaio di animali all'anno, per cinque anni. Un progetto ambizioso, considerando che i caribù in un anno possono spostarsi anche di seimila chilometri.

(ANSA)

«L'uso dei primati essenziale per malattie come l'Aids»
Animali, dodici milioni di cavie
Ue: «Scienza trovi alternative». L'eurodeputata Murko: «L'industria non vuole regole più severe». Tempi lunghi

(Reuters)
(Reuters)
BRUXELLES
— Chissà se aveva davvero ragione lui, Publio Ovidio Nasone detto Ovidio: «Crudelitas in animalia est tirocinium crudelitatis contra homines», «la crudeltà contro gli animali è un apprendistato della crudeltà contro gli uomini». O il professor Albert Einstein: «Vivisezione, nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni». Sono frasi assai citate dagli animalisti. Ma che Ovidio ed Einstein avessero ragione o no, il loro pensiero non sembra aver cambiato l'Europa: la sperimentazione animale è ancora oggi il perno della ricerca scientifica.

Dice Stavros Dimas, commissario europeo all'Ambiente: «È di cruciale importanza metter fine agli esperimenti sugli animali». I numeri dicono però che ci vorrà ancora molto tempo. Ogni anno, nei laboratori dell'Unione europea, si compiono esperimenti su oltre 12 milioni di animali. Dati del 2005, gli ultimi disponibili: su 12,1 milioni di animali in generale, 6.430.346 topi, 2.336.032 ratti, 31.535 criceti, 312.681 conigli e lepri, 3.898 gatti, 24.119 cani, 5.312 cavalli e asini, e così via. E ancora: proscimmie e scimmie di piccole-medie dimensioni come le «saimiri» brasiliane, 10.443; grandi scimmie antropomorfe come l'orango, lo scimpanzé e il gorilla: zero (da anni, la Ue vieta ogni esperimento su di loro); serpenti e tartarughe, 2.477; pesci, 1.749.178. Negli Stati della zona euro, dal 2002 al 2005 il numero degli animali-cavia è aumentato di 399.279 unità, pari al 3,1%. I roditori sono il 77,5% del totale. Seguono gli animali a sangue freddo (15%) e gli uccelli (5,4%). Alcune specie sono calate: criceti, capre, proscimmie, quaglie e rettili erano prima il 40% del totale e sono ora il 22%. È invece aumentato del 36% il numero dei bovini. E sono comparsi «nuovi» animali: foche, lontre, scoiattoli, pappagalli, uccelli diamantini. In due parole: nei laboratori si agita un mare di pellicce, gusci, pelli e scaglie, che per gli animalisti cela un massacro intollerabile, e per i ricercatori è una miniera di conoscenza indispensabile per battere le malattie.

Lo scontro ruota su due domande: è giusto, eticamente, far soffrire un essere capace di soffrire? E quanto questa sofferenza può essere giustificata dalla sua utilità scientifica? Una prima risposta è appena giunta da Bruxelles, con il bando dei test nel campo dei cosmetici. Per il resto, ogni Paese ha le sue norme, spesso simili alle «gride» manzoniane. La Ue sta come sempre nel guado, e deve mediare. A volte, fin nei minimi dettagli: in questi giorni, alcuni eurodeputati chiedono alla Commissione Europea di «metter fine immediatamente alla spennatura delle oche vive, causa di irragionevoli dolori». La stessa Commissione propone di aggiornare la direttiva già esistente sulla sperimentazione animale: se verranno accolte le sue proposte, diverrà obbligatoria una «valutazione sofferenza-utilità scientifica», da parte di comitati etici, per ogni ricerca; verrà confermato il bando agli esperimenti sulle grandi scimmie, permessi «eccezionalmente» solo in caso di epidemie mortali. E infine, si promette di migliorare le condizioni ambientali nei laboratori.

Oggi, ammette la proposta Ue, «è impossibile vietare completamente l'uso di animali nelle prove di innocuità o nella ricerca biomedica». E perciò, spiega il commissario Dimas, «la ricerca deve fare il possibile per trovare metodi alternativi e, in assenza di tali metodi, la situazione degli animali ancora impiegati per esperimenti deve essere migliorata». Per gli animalisti non basta, puntano il dito contro «le lobbies farmaceutiche». L'eurodeputata slovena Mojca Drcar Murko, incaricata di stilare il rapporto parlamentare sulle nuove norme, ha ritirato il suo nome dal documento: «L'ambiente dell'industria e della ricerca ha svolto un'intensa azione di lobby contro le regole più severe per i test che causano "severa e prolungata sofferenza". E io mi sono sentita accusare di "avere ucciso la ricerca, dunque i bambini"...».

La Ceaea, Coalizione europea per l'abolizione degli esperimenti sugli animali, vorrebbe vietare i test su tutte le scimmie, grandi e piccole. Troppo presto, dicono gli esperti incaricati dalla Ue: secondo il Comitato sui rischi ambientali e sanitari, copresieduto da uno scienziato tedesco e da un'italiana, Emanuela Testai, «oggi l'uso di primati non umanoidi è essenziale per il progresso scientifico in diverse aree importanti della ricerca sulle malattie». In particolare, «nella comprensione della pato-fisiologia di malattie infettive come l'Hiv-Aids», per le quali queste scimmie sono «l'unica specie suscettibile» (di contrarre il virus, ndr) e perciò «l'unico modello animale utile per studiare la malattia, e per sviluppare vaccini e terapie sicuri ed efficaci». Il Comitato riconosce che «vi sono sviluppi promettenti, per sostituire l'uso delle scimmie, e certi metodi alternativi, come lo studio in vitro o l'uso di altri animali, sono stati sviluppati nell'ultimo decennio».

Conclusione: «Gli animali dovrebbero essere usati nella ricerca medica quando è inevitabile e quando non sono disponibili validi metodi alternativi»: ma giungere a rimpiazzarli nei laboratori sarà «un processo lungo e difficile». Le posizioni sono dunque ancora distanti. Ma c'è anche chi intravede un compromesso. Per esempio Andrea Chiti-Batelli, autore di uno dei libri più completi sul tema (Sperimentazione animale, problema europeo, Cedam), propone dei comitati etici aperti ad esperti esterni, e soprattutto la centralizzazione dei test: «È vero che molti esperimenti sono ancora utili e si devono fare (ma se ne fanno anche di molti inutili). E molti dovranno, per varie ragioni, essere ripetuti. Ma perché farli contemporaneamente in più centri di ricerca? Ce ne sono una cinquantina, o poco meno, solo a Milano, e pochi hanno le attrezzature adatte e moderne...».

Luigi Offeddu
30 marzo 2009 

www.corriere.it

CACCIA: COMMISSIONE EUROPEA CHIEDE CONDANNA DELL'ITALIA A LUSSEMBURGO
Per inottemperanza della Direttiva "Uccelli" del 1979

30 marzo 2009 - E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 7 marzo 2009 (numero C 55)
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2009:055:0014:0015:IT:PDF
la richiesta conclusiva della Commissione UE alla Corte di Giustizia europea, affinché l'Italia sia condannata per il mancato rispetto della Direttiva 79/409/CEE in materia di salvaguardia degli uccelli selvatici (c.d. "DIrettiva Uccelli").

L'avvocato della Commissione ritiene non recepito dall'Italia l'obbligo di garantire il mantenimento di un adeguato livello delle popolazioni di avifauna selvatica e di contrasto al deterioramento degli habitat, e rileva come l'Italia non abbia ancora disposto il divieto di distruzione intenzionale dei nidi, nonché il divieto di caccia nei periodi di dipendenza dei giovani nati (tarda estate) e di migrazione pre-riproduttiva.

Il controllo dello Stato sulle deroghe regionali (spesso poi ritenute illegittime dai TAR e dal Consiglio di Stato) è definito "inefficace ed intempestivo", e si rileva come alcune Regioni trascurino di fornire i dati allo Stato sulle deroghe e le normative locali adottate.

"Di fronte a rilievi così gravi sulla scarsa tutela della fauna selvatica in Italia, è sconcertante - rileva la LAC/Lega Abolizione Caccia - che la Commissione Ambiente del Senato non abbia di meglio da fare che discutere di un testo unificato di varie proposte di deregulation della caccia, che prevede tra l'altro di introdurre la caccia sui terreni innevati, la caccia nei boschi percorsi da incendi, l'abbattimento degli uccelli mezz'ora oltre il tramonto, l'aumento degli appostamenti fissi di caccia, ed il tirocinio col fucile per i sedicenni"

Ministro Ambiente Prestigiacomo, "contrarissima a caccia per sedicenni"

Roma, 30 marzo 2009 - "Sulla legge Orsi non ci siamo ancora pronunciati, ma sono però contrarissima a consentire ai ragazzi di sparare". Così il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a proposito delle proposte contenute nel disegno di legge sulla caccia presentanto dal senatore del Pdl Franco Orsi. In un'intervista a l'Espresso, il ministro boccia dunque l'ipotesi di consentire di poter sparare già a partire da 16 anni, così come prevede il ddl Orsi, che punta a una più generale deregulation dell'attività venatoria, con anche l'ampliamento delle specie cacciabili e del maggiore utilizzo di strumenti di richiamo, a partire da animali vivi.

(DIRE)

sabato, marzo 28, 2009

EARTH HOUR: OGGI STAFFETTA DEL BUIO IN 3.000 CITTA'

Il 28 marzo scatta l'ora della Terra, un'iniziativa del Wwf per il risparmio energetico: luci spente in 2.848 città di 83 paesi diversi, 160 solo in Italia. Ecco Sydney, AustraliaSYDNEY, 28 marzo 2009 - Una campagna per combattere la crisi climatica, partita in Australia due anni fa con poco più di due milioni di partecipanti, raggiungerà proporzioni davvero globali questo sabato sera. La Earth Hour o Ora della Terra, il black-out volontario di un'ora (dalle 20,30), delle luci di casa, dei locali, e dei gioielli artistici e architettonici del mondo, conta quest'anno su un miliardo di partecipanti in 2848 città di 83 paesi, fra cui oltre 60 capitali. Gli organizzatori del Wwf affermano che spegnere la luce per un'ora sarà un referendum mondiale, che manderà un potente messaggio collettivo sull'importanza dell'azione per combattere il cambiamento climatico.

Specie in vista del vertice di dicembre a Copenaghen, dove i leader del mondo dovranno formulare una strategia comune e forte contro il riscaldamento globale. Il gesto serve anche a ricordare che tutti debbono riflettere su come consumano energia, e modificare le abitudini quotidiane per consumare meno. Per molti poi sarà l'occasione di una serata romantica a lume di candela, mentre gli astronomi raccomandano di studiare le stelle, nel cielo notturno finalmente indisturbato dalle luci della città.

La staffetta prende il via nel piccolo arcipelago delle Chatham, la terra abitata più vicina alla linea della data, dove le 20,30 locali corrispondono alle 7,45 in Italia, e dove saranno spenti i generatori a diesel, visto che non vi è corrente elettrica. Il testimone passa 45 minuti dopo alla Nuova Zelanda, due ore dopo (le 10,30 in Italia) all'Australia orientale dove si immergeranno nel buio Sydney e Melbourne, e quindi a Seoul, Pechino, e via via fino a Mosca, Atene, Città del Capo, Parigi, Londra, per finire a Las Vegas. Dopo la Sky Tower di Auckland e l'Opera House di Sydney rimarranno man mano a luci spente i luoghi simbolo della civiltà umana, dall'Acropoli di Atene alla Tour Eiffel, da Piccadilly Circus al Cristo Redentore di Rio, alle Cascate del Niagara.

In Italia si spegnerà anche la Cupola di San Pietro mentre il capitano della Roma, Francesco Totti, spingerà l'interruttore per il Colosseo. Tra gli altri monumenti al buio Ponte di Rialto, Torre di Pisa, Valle dei Templi, Castello Sforzesco e Acquario di Genova.

Molte le personalità che hanno dato sostegno all'iniziativa del Wwf, fra cui i premi Nobel Rita Levi Montalcini e Desmond Tutu, l'astrofisica Margherita Hack, il premio Oscar Cate Blanchett e l'astronauta Roberto Vittori.

ANSA

venerdì, marzo 27, 2009

LIPU, CITTA' INQUINATE E PESTICIDI, CALANO PASSERI
Allarme lanciato in un convegno

27 marzo 2009 - Città inquinate e pesticidi e cala il numero dei passeri, in città e in campagna. Nuovo allarme rilanciato dalla Lipu nel corso di un convegno a Pisa per fare il punto in Italia e in Europa. Rispetto a 10 anni fa, la passera d'Italia e la passera mattugia, due delle specie più diffuse nel nostro Paese, sono calate nel comune di Firenze rispettivamente del 20% e del 45%. Le cause del declino, rileva la Lipu, sono "numerose e da imputare non solo all'espansione urbanistica e all'inquinamento atmosferico ma anche all'accumulo di metalli pesanti e di sostanza chimiche nei nidiacei". Il trend dei passeri in Italia: a Livorno, nel 2006, la riduzione della passera d'Italia è stata del 53,6%, mentre quella della passera mattugia del 42,2%. Nell'Italia del nord la riduzione dei passeri si attesta intorno al 50%. Il progetto Mito 2000, sull'andamento delle specie di uccelli più diffuse nelle aree rurali, ha evidenziato un calo per la passera d'Italia del 27%, per la passera mattugia del 38% e la passera sarda meno 38%. Altre conferme di cali a Roma tra il 60 e l'80%, ma anche all'estero in città come Varsavia, Amsterdam, Londra e Parigi. La Lipu ha avviato dal 2006 la campagna "Sos passeri" per il monitoraggio e la sensibilizzazione, cui collabora il Ciso (Centro italiano studi ornitologici). La situazione dei passeri, dichiara Claudio Celada, direttore Conservazione natura Lipu, è "un indicatore importante" della pressione antropica. E, conclude, "non possiamo certo escludere che le cause del declino dei passeri non stiano producendo effetti negativi anche sulla nostra salute".

(ANSA)

giovedì, marzo 26, 2009

Ragni buongustai rubano il cibo alle formiche

Le ragnatele? Roba vecchia! Alcuni ragni africani preferiscono rubare direttamente il cibo "di bocca" alle formiche. Ma a incastrare i ladruncoli ci hanno pensato le telecamere…


Mangereste più volentieri un avanzo di pasta abbandonato in frigo da un po’ di giorni, o un bel piatto di lasagne appena sfornate? Di fronte a simili "dilemmi" alimentari, i ragni saltatori (gen. Menemerus) non hanno dubbi: molto meglio il cibo fresco! Sì, ma procurato da qualcun altro.

RAGNI "SCIACALLI"
Un team di ricercatori dell’University of Canterbury di Christchurch (Nuova Zelanda) ha filmato il comportamento di alcuni di questi aracnidi sulle spiagge del Lago Victoria in Kenya. Scoprendo che durante l'"ora di pranzo", i furbacchioni si acquattano ad aspettare che le formiche rientrino nel formicaio cariche di gustosi insetti appena catturati.
Grazie alle loro naturali doti - una vista acutissima e la capacità di saltare da un posto all’altro servendosi del filo della ragnatela come se fosse una liana - piombano sulle ignare formiche rubando loro il pasto. Così con poco sforzo i piccoli ladruncoli (non più lunghi di 6 millimetri) rimediano mosche succulente e soprattutto fresche.
Molto più digeribili degli insetti rinsecchiti rimasti nelle tele.

Non tutti ragni tessono la tela: una metà di loro non la fa e alcuni fabbricano un solo filo di seta, che usano per ritrovare la strada o per catturare la preda. Tra quelli che non tessono la tela ci sono i ragni della famiglia dei salticidi, detti anche saltatori, che catturano la preda inseguendola e saltandole addosso. Ne fanno parte più di 5000 specie. Sono lunghi meni di due centimetri, hanno colori vivaci (per cui sono detti anche ragni arlecchino) e il loro nome deriva anche dal fatto che, all’epoca dell’accoppiamento, per conquistare la femmina eseguono vere e proprie danze che possono durare anche un’ora: sollevano le zampe anteriori, roteano su se stessi, fanno oscillare il corpo da una parte e dall’altra, gesticolano con le zampe.

(Elisabetta Intini, 23 marzo 2009)
www.focus.it

SALVIAMO I MACACHI DELLA CAMBOGIA VENDUTI PER LA VIVISEZIONE

26 marzo 2009 - L’associazione inglese BUAV - British Union for the Abolition of  Vivisection, ha chiesto al CITES (La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) di condurre un’indagine sulla cattura e l’allevamento dei macachi in Cambogia utilizzati nei laboratori di vivisezione. La richiesta segue ai risultati delle indagini dell’associazione sul commercio di questi animali destinati all’industria internazionale della ricerca. In uno sconvolgente video viene mostrata la cattura delle scimmie nel loro ambiente naturale, per essere poi portate negli allevamenti che riforniscono l’industria internazionale della ricerca in Cina e negli Stati Uniti.

Questi animali sono già minacciati di estinzione a causa della perdita dei loro spazi naturali e del disboscamento. Il governo della Cambogia ha la responsabilità di salvaguardare lo status di conservazione delle specie in pericolo.
Invece di sacrificare animali in nome di una falsa scienza è più importante impiegare risorse per lo sviluppo e l’applicazione delle alternative non animali, le quali giorno dopo giorno, ricevono sempre più adesioni e sostegno.
Questo appello è di vitale importanza per i macachi: aiuta a rompere la catena di miseria e dolore che inizia con la loro cattura e termina su un tavolo della vivisezione. Firma il nostro appello, dai voce ai macachi.

INVIA LA LETTERA DI PROTESTA!


Roditori troppo prolifici, per loro arriva la pillola anticoncezionale

La pica dalle labbra nere 26 marzo 2009 - Il governo cinese ha deciso di dare la pillola anticoncezionale a un roditore che popola gli altipiani della provincia tibetana dello Quinghai e che, con il suo rapido diffondersi, minaccia intere regioni di desertificazione.

Per controllare quella che viene definita "la piaga dei ratti del deserto" le autorità hanno disseminato centinaia di chilogrammi di "pellets" contenenti contraccettivi. Il crescente numero di questi roditori, la pica dalle labbra nere (Ochotona curzioniae), una sorta di piccola lepre dalle orecchie corte e tonde, è considerato un pericolo per il fragile ecosistema delle praterie a grande altitudine del paese asiatico.

Gli esperti di biodiversità, da parte loro pensano invece che la campagna di contenimento di questa specie possa determinare problemi ancora maggiori di degrado del suolo. Le 'pillole' preparate alla bisogna da chimici cinesi fanno abortire e prevengono altre gravidanze nei roditori, spiega l'agenzia di stampa statale Xinhua.

Addetti del governo hanno cominciato a diffondere il contraccettivo nel deserto del Gurbantuggut lo scorso maggio, lasciando i bocconcini in prossimità delle tane dei roditori in una zona vasta circa 49 mila ettari nella regione occidentale cinese dello Xinjiang. A loro dire questo ha impatto minimo sugli altri animali.

La pica è considerata, alla stregua di altri roditori, per la sua voracità nel mangiare erba e il suo scavare lunghe gallerie sotterranee per le tane, un elemento che accresce l'allarmante desertificazione di vaste aree della Cina continentale.

Tiscali News

INIZIATA ANNUALE STRAGE FOCHE IN CANADA
Ma l'Italia può fermare le sue responsabilità con il voto della Commissione Ambiente del Senato

26 marzo 2009 - E’ iniziata in Canada l’annunciata strage dei cuccioli di foca: 280mila animali, 5mila in più rispetto allo scorso anno, saranno uccisi brutalmente. Nonostante la forte opposizione da parte dei Paesi europei, e all’indomani dell’annuncio della Russia di interruzione della caccia ai piccoli di foca, quindi, il Governo canadese ha autorizzato l’annuale mattanza.

“Rinnoviamo l’appello alla Commissione ambiente del Senato ad approvare subito il Disegno di Legge n.740, che introdurrebbe in via definitiva il divieto d’importazione e commercializzazione di pelli di foca e loro derivati – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Negli ultimi anni le iniziative politiche nazionali ed internazionali per fermare questa mattanza sono state numerose: ora è il momento di realizzarle perché il massacro di questi cuccioli è inaccettabile e l’indignazione dell’opinione pubblica verso questo commercio violento è ai suoi massimi storici”.

L’approvazione del Disegno di legge 740 renderebbe definitivo ed esteso a tutti i prodotti di foca, quanto già espresso nel Decreto Interministeriale del Ministero delle Attività Produttive e del Tesoro, emanato nel 2006 dai Ministri Scajola e Tremonti, che ha posto in Italia una moratoria sulle importazione di pelli di foca e prodotti derivati dall’uccisione di questi animali.

La LAV rivolge inoltre un appello al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, affinché confermi la positiva posizione italiana, recentemente espressa, e sostenga il bando all’importazione e commercializzazione delle pelli di foca in sede europea, fortemente auspicato anche dal Ministro degli Esteri, Franco Frattini.

La richiesta di un bando in tal senso è già stata formulata dalla Commissione Mercato Interno del Parlamento europeo lo scorso 2 marzo, respingendo in buona parte la proposta di regolamento della Commissione Europea tesa a introdurre solo un sistema di etichettatura.

Entro poche settimane, infine, il Parlamento europeo si esprimerà su un divieto di commercio di prodotti di foca, in risposta alle preoccupazioni dei cittadini europei circa la crudeltà della caccia alle foche canadesi

Il Canada ha consentito l’uccisione di oltre un milione di foche negli ultimi quattro anni. Secondo gli scienziati del Governo canadese la quota di 280.000 foche che è possibile uccidere quest'anno, non rispetta l'attuale piano di gestione della caccia alle foche, e provocherà una riduzione della popolazione di oltre il 30 per cento.

www.lav.it