sabato, gennaio 31, 2009
SOS AMAZZONIA: GREENPEACE, PASCOLI NE DISTRUGGONO 80%
ROMA, 29 gennaio 2009 - C'e' una diretta relazione tra espansione dell'allevamento bovino e ''distruzione'' dell' Amazzonia, nello stato del Mato Grosso, ''la regione amazzonica con il piu' alto tasso di deforestazione''. La denuncia e' di Greenpeace che, al World Social Forum di Belem, diffonde una serie di nuove mappe in un rapporto: ''Amazzonia arrosto''. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia e' stato destinato al pascolo: l' allevamento bovino e' ''il principale motore della deforestazione nell'Amazzonia brasiliana''. Dal 1996 al 2006 , rileva Greenpeace, ''ben 10 milioni di ettari sono stati tagliati a raso''.
Oggi il Brasile, e' il principale esportatore di carne e pelle bovina e il governo brasiliano, osserva l'associazione, ''intende, raddoppiare la propria capacita' di esportare questi prodotti entro il 2018, finanziando un ulteriore sviluppo del comparto zootecnico''. Chiara Campione, Responsabile della campagna foreste di Greenpeace, ricorda che ''il Brasile e' il quarto paese emettitore di CO2'' e ''il 75% dei gas serra emessi dipendono dalla deforestazione''. Il prossimo dicembre a Copenaghen, conclude Greenpeace, un qualsiasi accordo per salvare il pianeta dovra' ''includere misure per fermare la deforestazione'', considerato che distruggere le foreste tropicali e' ''responsabile di ben un quinto delle emissioni di gas serra''. Il rapporto di Greenpeace sull'Amazzonia delinea poi le misure che il governo brasiliano deve mettere in atto per l'obiettivo di ''Deforestazione Zero'' entro il 2015.
(ANSA)
31 gennaio 2009

Tra le tante giornate che servono per prendere coscienza di un problema, di una situazione, di una risoluzione segnalo quella di oggi, perché forse non solo si potrebbe rivelare la più utile ma è anche abbastanza semplice da applicare:la Giornata mondiale per l’abolizione della carne.
Cos'è la Giornata Mondiale per l'Abolizione della Carne?
La Giornata Mondiale per l'Abolizione della Carne vuole promuovere presso il grande pubblico la rivendicazione politica di abolizione dell'assassinio di animali a scopo alimentare. Sei milioni di esseri sensibili sono uccisi nel mondo ogni ora (!) per essere trasformati in carne; senza neanche contare il massacro dei pesci e la sofferenza di vacche e galline ovaiole, recluse, sfruttate ed infine ammazzate in giovanissima età.
Il consumo di carne e prodotti animali causa più sofferenza e morte di ogni altra attività umana, pur non essendo affatto necessario.
Numerosi collettivi si mobiliteranno per promuovere la prospettiva dell'abolizione della carne. Non si tratterà semplicemente di incoraggiare i singoli individui a diventare vegetariani e vegani, ma di affermare, di fronte alla società, che la pratica di assassinare animali per mangiarli deve essere abolita. Nutriamo la speranza che questa iniziativa rafforzerà il movimento per gli animali nel corso degli anni. È importante rivolgersi ai consumatori chiedendo loro di non comprare prodotti animali, ma dobbiamo cominciare a rivolgerci anche ai cittadini, come fecero i militanti per l'abolizione della schiavitù: essi, pur essendo in netta minoranza, non solo chiedevano alla popolazione di boicottare lo zucchero prodotto dagli schiavi, ma esprimevano anche in modo esplicito l'idea che la schiavitù doveva essere abolita. È importante oggi interpellare chiaramente la società intera sull'argomento della carne, affinché essa non possa più evitare le conseguenze di un dibattito pubblico sulla legittimità di questa pratica.
In occasione di questa giornata di sensibilizzazione, verranno organizzate conferenze, azioni di piazza, volantinaggi, tavoli informativi, per diffondere l'idea che il consumo di carne non è giustificabile da un punto di vista etico e per questo motivo deve essere abolito – nello stesso modo in cui fu abolita la schiavitù umana.
Questo è il video di un'azione per l'abolizione della carne, realizzata da attivisti svizzeri nel 2007 (che può ovviamente essere ripresa da altri collettivi): http://www.youtube.com/watch?v=z-iUs0kaDB0.
I resoconti delle vostre azioni potranno essere pubblicati su questo sito: www.nomoremeat.org.
Il coordinamento per la Giornata Mondiale per l'Abolizione della Carne spera di vedervi numerosi il prossimo 31 gennaio ad utilizzare la vostra voce per gli animali.
Scrivono i promotori della giornata:
Sei milioni di esseri sensibili vengono uccisi nel mondo ogni ora(!) per essere trasformati in carne; senza neanche contare il massacro dei pesci e la sofferenza di vacche e galline ovaiole, recluse, sfruttate ed infine ammazzate in giovanissima età.
Anche Rajendra Pachauri Presidente del IPCC ha suggerito che per combattere il cambiamento climatico basta cibarsi con meno carne.
Via | Comunicato stampa, aboliamolacarne
Foto aboliamolacarne
Giovedi' 5 febbraio alle ore 21, "Sperimentazione animale: tra mito e realtà".
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30/01/2009 - Riprendono le video conferenze in diretta web a cura di AgireOra Network: tutti possono partecipare, puntando col proprio browser alla pagina www.novivisezione.org/tv giovedi' 5 febbraio alle 21.
Il prossimo appuntamento riguarda il tema vivisezione, avremo con noi il dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico presso il Centro Psico-Sociale di Vimercate (MI), che da oltre vent'anni porta la sua testimonianza di medico contro la sperimentazione animale attraverso conferenze, seminari, interviste, articoli, libri. Autore dei libri "Gli animali e la ricerca", "Quando l'uomo si crede Dio", "Sperimentazione animale e psiche: un'analisi critica", "Lou, Buc e gli altri", e di oltre 350 pubblicazioni riguardanti la vivisezione, i diritti degli animali, l'ingegneria genetica e la bioetica.
Negli ultimi anni il dibattito sulla utilità e liceità della sperimentazione animale è diventato sempre più serrato. Il confronto è tra quanti ritengono questo metodo di ricerca indispensabile per il progresso scientifico e quanti, al contrario, lo considerano dannoso e spesso anche crudele.
Il dottor Stefano Cagno presenterà un inquadramento dell'argomento, fornendo i dati utili a capire l'entità del fenomeno. Partendo dalle promesse non mantenute dalla sperimentazione animale, passerà a discutere le incongruenze scientifiche di questo metodo di ricerca. Elencherà alcuni esempi, tra i tanti, in cui i risultati sugli animali si sono dimostrati differenti rispetto a quelli sugli esseri umani e quindi le relativi applicazioni dannose per la nostra specie. Infine saranno presentati i metodi di ricerca scientifici che, al passo con l'attuale sviluppo tecnologico, sono realmente in grado di fornire risultati utili al progresso e al miglioramento della salute umana.
Tutti possono partecipare alla conferenza, e porre domande alla fine, per iscritto via mail o a voce via Skype.
venerdì, gennaio 30, 2009
Sconfitti i bracconieri: mai così tanti cuccioli in Abruzzo e Trentino
29 gennaio 2009 - Per anni i bracconieri hanno avuto la meglio. Con orsi uccisi e a rischio di estinzione nelle montagne. Ma la buona notizia stavolta è per questi splendidi ed epici animali che tornano ad aumentare e a nascere nei parchi d'Italia. Mentre dormono tranquilli nelle loro tane sommerse dalla neve, in Abruzzo e in Trentino sono stati pubblicati i dati dei censimenti effettuati nell'autunno scorso, prima che gli animali andassero in letargo.
Quelli più confortanti riguardano l'orso marsicano, una sottospecie unica al mondo che sopravvive in circa cinquanta esemplari nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Questo animale, in difesa del quale nel 1922 fu creato il primo parco nazionale d'Italia, aveva, negli ultimi dieci anni, dovuto registrare la morte violenta (bracconaggio con fucile, ma soprattutto con veleno) di 24 esemplari, con una recrudescenza negli ultimi quattordici mesi. Episodi dolorosissimi furono quelli dell'Orso Bernardo, la mascotte del Parco d'Abruzzo, e della femmina con due cuccioli, avvelenati nell'ottobre 2007, le cui drammatiche foto suscitarono un'enorme impressione e commozione in tutta Italia. Per fortuna, a queste perdite sono corrisposte, nella primavera dell'anno scorso, nuovi arrivi con le nascite di alcuni esemplari.
I ricercatori del Piano d'Azione Tutela Orso Marsicano, che operano nel Parco e nelle sue vicinanze, hanno avuto la gioia, inaspettata, di poter osservare ben 6 femmine con la prole dell'anno mentre vagavano tra boschi e pascoli. Di queste, quattro portavano con sé due cuccioli e due un solo piccolo. Dieci nuovi nati in tutto, che potranno in qualche maniera allontanare la minaccia di estinzione di questo prezioso animale.
Hanno contribuito a questo successo le varie azioni di controllo dei guardaparco e del Corpo Forestale dello Stato, le campagne di sensibilizzazione e l'aumentata rapidità di risarcimento danni da parte dell'Ente Parco. Hanno contribuito inoltre anche la messa in opera di oltre quaranta recinzioni elettrificate fornite dal WWF e dai forestali per la difesa di ovili e apiari e la piantagione di molti alberi di melo da parte dei volontari nel versante laziale del Parco.
Ora si spera che, quando gli orsi usciranno dalle tane in primavera, altri cuccioli si aggiungano alla popolazione ursina marsicana, portandola ad un livello di sicurezza di non meno di 100 esemplari.
Anche per la popolazione di orsi bruni del Trentino, le prospettive iniziano a migliorare.
Dopo l'uccisione in Baviera nel giugno 2006 dell'orso italiano di nome Bruno (un fatto che rattristò e colpì perfino il Papa e che causò numerose polemiche tra Germania e Italia con alla fine il povero orso impagliato ed esposto in museo di Monaco), e quella in Svizzera nell'aprile 2008 di suo fratello JJ3, il nucleo di orsi reintrodotti nel Parco Regionale Adamello Brenta con un progetto «LIFE» dell'Unione Europea, iniziato nel 1996, sta lentamente consolidandosi.
Le perdite sono state molte: 7 morti in 6 anni; un cucciolo è stato addirittura predato da un'aquila reale, un altro è finito sotto una macchina e un altro è annegato nel Lago di Molveno. Ma oggi nell'area di rilascio e nel grande territorio montano che lo circonda, si aggirano ben 24 orsi, 11 adulti, 6 giovani e ben 7 cuccioli di un anno.
Se si pensa che, dieci anni fa, tutti gli orsi bruni delle Alpi non erano più di due o tre, il fatto di aver riportato in queste splendide foreste un simile monumento della natura può considerarsi uno dei successi italiani di cui, purtroppo, quasi nessuno parla.
Anche in questo caso, il confortante ritorno, dopo diversi tentativi andati a vuoto, del mitico plantigrado (estinto in Francia, Austria, Svizzera, Germania) sulla Catena Alpina è dovuto all'impegno di molti: la Provincia di Trento, l'Ispra (ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica) e le Associazioni ambientaliste, che hanno realizzato campagne di sensibilizzazione e messo in opera il servizio degli Avvocati dell'Orso, per sostenere, in caso di controversie la difesa dell'animale.
Da Yale torna a Tor Vergata. "Ecco i miei studi"
30 gennaio 2009 - Due settimane sulla cima di un vulcano delle Galapagos a 'vedersela' coi piccoli ma aguzzi denti delle iguane, senz'altra acqua se non quella sufficiente a cucinare e bere: è così che un ricercatore romano rientrato dopo cinque anni all'Università di Yale ha scoperto una nuova specie di iguana terrestre che permette di riscrivere il libro dell'evoluzione di questi rettili.
Si tratta di Gabriele Gentile, lo scopritore dell'Iguana rosa, un 'fossile vivente' di iguana vecchio circa 5 milioni di anni, il cui Dna è stato esaminato in uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS'. Gentile, ricercatore 46enne dell'Università di Roma Tor Vergata si è unito alla schiera dei cervelli in fuga dall'Italia ma ha poi avuto la possibilità di rientrare grazie ai finanziamenti per il rientro dei cervelli italiani all'estero, e poco dopo il suo ritorno ha intrapreso e coordinato il progetto di ricerca su questi rettili.
Benché avvistata casualmente qualche anno fa da guardiaparchi del parco nazionale delle Galapagos, l'iguana rosa prima era una perfetta sconosciuta e solo con la spedizione del 2006 di Gentile e il suo team è stata scoperta.
"L'imbarcazione ci ha trasportato ai piedi del vulcano - racconta Gentile - e lasciato a riva dove abbiamo costruito un primo campo provvisorio. Poi abbiamo cominciato a salire, allestendo un altro campo temporaneo intermedio". Una 'gita' senza comfort quella del team di Gentile: temperature oscillanti tra 15 e 35 gradi, acqua razionata "tant'é che la prima cosa fatta tornando giù è stata buttarci in mare per un bagno" e poi ovviamente dover fare i conti con le non docili iguane. Infatti gli zoologi hanno avvistato, catturato per un breve periodo 32 iguane rosa (4 erano state 'prese' un anno prima in una precedente spedizione), con esemplari anche di 1,2 metri per 10 chili di peso, e raccolto campioni di sangue per l'analisi del Dna. Questa ha svelato che l'iguana rosa è una specie a sé, molto diversa dalle altre iguane terrestri, le gialle. Probabilmente è comparsa su quelle terre 5 milioni di anni fa, spiega Gentile, ovvero molto prima delle gialle. Finora la storia delle iguane era un po' frammentaria: l'origine dei due gruppi marine e terrestri da un antenato comune risale a circa 10-11 milioni di anni fa, poi circa un milione du anni or sono si sono formati i due gruppi di iguane gialle finora note. Prima in mezzo a questa lunga storia evolutiva c'era un vuoto, adesso c'é l'iguana rosa, un gruppo del tutto indipendente che ha anche un 'linguaggio' diverso e altri comportamenti differenti rispetto alle gialle.
Questa iguana era sfuggita agli occhi del padre dell'evoluzione Charles Darwin che non era salito sul Wolf, e adesso che è stata ritrovata aiuterà a riscrivere la storia delle iguane. Già ad aprile dovrebbe partire un'altra spedizione per studiare l'animale anche in vista di un programma di riproduzione in cattività perché l'iguana rosa è in serio rischio estinzione. "Ma servono finanziamenti", conclude Gentile rinnovando anche l'appello affinché venga rifinanziato anche quest'anno il progetto di rientro dei cervelli.
Paola Mariano (ANSA)
giovedì, gennaio 29, 2009
Iniziativa di protesta delle associazioni ambientaliste e animaliste.
29 gennaio 2009 - Le Associazioni ENPA, LAV, LAC, WWF, esprimono la propria totale riprovazione per l’iniziativa del Comune di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, di allestire la mostra "Concerning hunting" presso la Galleria civica di Modena dal 1° febbraio al 26 Aprile 2009.
Cinque torrette d’appostamento saranno installate per mostrare l’evoluzione di una ‘attività appassionata, controversa e tradizionalmente ricca’, così l’autore definisce la sua ‘arte’.
“Prendiamo atto che ancora una volta, quando si parla di caccia, le nostre istituzioni sviluppano dei concetti del tutto particolari, ‘ad hoc’ - afferma Daniela Cavazzuti, responsabile della LAV di Modena – ma non possiamo credere che ad oggi si celebri ancora come ‘cultura’ l’uccisione di esseri senzienti. La morte non è un arte, e facciamo fatica a definire artisti coloro che celebrano questo ‘sport’ con mostre in giro per il mondo.
Con questo tipo di ‘cultura’ ci allontaniamo sempre più da quegli orizzonti di civiltà e di rispetto per la vita di tutti i viventi che dovrebbero essere il nostro obiettivo principale, ed è gravissimo il messaggio che viene proposto alle giovani generazioni”.
La Galleria Civica di Modena presenta il lavoro di questo artista definendolo "con la natura nel mirino (...) affascinato dalla natura che trasforma l'uomo in collezionista".
Si può essere collezionisti di morte?
Si può definire la caccia lo specchio del rapporto che ha la società attuale con la natura?
Noi non siamo assolutamente d'accordo con queste definizioni che rivestono una pratica sanguinaria e crudele come la caccia, di concetti con essa assolutamente incompatibili.
La LAV di Modena è fiduciosa che i cittadini modenesi sapranno discernere tra il rispetto della natura e della vita di tutti i viventi e la pseudo-cultura portata avanti dalla lobby filo venatoria che, purtroppo, nonostante gli esigui numeri ma forte degli interessi economici che la sostengono, spadroneggia sul territorio della provincia e su quello della regione Emilia Romagna.
Proprio pochi mesi fa, inoltre, la nostra associazione insieme a LAC, ENPA e WWF, ha presentato dei dati inconfutabili, cartografie alle mano, che comprovano le tante aree nei comuni della nostra provincia che non sono sicure per l’attività venatoria a causa della mancanza delle distanze di sicurezza stabilite dalla legge nazionale 157/92. Questo dimostra come la caccia non sia solo un problema per gli animali e per chi difende i loro diritti, ma per tutti i cittadini che vivono su terreni interessati dall’attività venatoria con il rischio, ogni giorno, di venire “colpiti” da questa vetusta cultura e soprattutto dai suoi pallini di piombo.
mercoledì, gennaio 28, 2009
Dopo anni di servizio con il dipartimento di polizia di Avon e Somerset, Max si è ammalato di un raro tumore fulminante
Londra, cane anti-droga ucciso da cancro al naso
LONDRA - Per il lavoro ha dato la vita e il suo caso sta commuovendo l'Inghilterra. Questa volta, a far puntare il dito contro i rischi professionali che in troppi casi portano alla morte, è la triste storia di un cagnolino, che, a nove anni, è stato ucciso da una rara forma di cancro al naso. Malattia professionale, sì. Perché Max, uno Springer Spaniel, lavorava da anni con la polizia inglese, addestrato a scovare cocaina e altre droghe. Era bravissimo, un aiuto prezioso per gli agenti: proprio la sua bravura a sniffare le sostanze stupefacenti potrebbe essergli stata fatale, causando nel tempo la malattia che lo ha fatto morire la scorsa settimana.
Max era in servizio presso il Dipartimento di polizia di Avon e Somerset, riferisce il quotidiano britannico Telegraph, e viveva con la sua addestratrice, l'ispettore Anne Higgins, che ha commentato, distrutta: "E' quasi ironico che quell'organo meraviglioso che lo rendeva così speciale nel suo lavoro sia stato la sua rovina".
Fino a qualche settimana fa Max stava bene. Poi, all'improvviso, ha cominciato ad apparire stanco e apatico. Il tumore, fulminante, ha agito molto velocemente sul cagnolino che era già in "pensione" da un anno, dopo un'artrite agli arti posteriori che lo costringeva a muoversi con l'aiuto di un'apparecchiatura su ruote. Il cancro di cui si è ammalato aveva interessato anche le zampe anteriori e lo avrebbe ridotto all'immobilità in poco tempo.
La malattia che lo ha colpito è estremamente rara nei cani e rappresenta l'uno, due per cento dei casi, spiega il veterinario che lo aveva in cura, Kate Fairclough. Il lavoro che per anni Max ha svolto ha senz'altro giocato un ruolo importante nella sua malattia, aggiunge, anche se possono aver influito altri fattori ambientali.
La settimana scorsa, le sue condizioni sono peggiorate di colpo. "Ha lottato fino all'ultimo ed ha avuto una vita piena di successi", ricorda la sua addestratrice. "Grazie a lui, molti malviventi sono spariti dalla circolazione".
(28 gennaio 2009)
www.repubblica.it
martedì, gennaio 27, 2009
Attacco alla normativa statale. LAV al contrattacco
27 gennaio 2009 - Riduzione delle aree protette, raddoppio della stagione venatoria sui cinghiali, anche nelle zone boscate percorse da incendi: sono queste le richieste che la regione Liguria vuole inoltrare al Governo nazionale in materia di caccia lamentando presunti danni da parte dei cinghiali.
“Richieste da integralisti della doppietta, prive di senso, ancora più gravi perché elaborate dagli ambiti istituzionali e non dai soliti cacciatori ammazza-tutto. Un chiaro tentativo di attaccare la normativa statale, basato sulla presunta emergenza cinghiali oramai sbandierata come uno spauracchio allo scopo di raccogliere consensi e finanziamenti”, dichiara la LAV in relazione alle proposte elaborate nei giorni scorsi dagli Assessori regionale e provinciali della regione Liguria in materia di caccia.
E’ “curioso” che tali richieste vengano proposte al Governo proprio nel momento in cui, presso la Commissione Ambiente del Senato, sono allo studio numerose proposte di liberalizzazione della caccia. La curiosità si fa ancora più interessante se si considera che il relatore di tali proposte è l’on. Orsi, fattosi tristemente conoscere proprio in Liguria per la demolizione delle aree protette regionali a tutto vantaggio dei cacciatori, demolizione orgogliosamente ostentata anche nella propaganda elettorale dello stesso on. Orsi.
“Le proposte delle istituzioni liguri sembrano elaborate al solo scopo di “fare da spalla” alle richieste filo-venatorie dell’onorevole Orsi, dichiara Massimo Vitturi, responsabile nazionale del settore caccia e fauna selvatica della LAV.
La presunta emergenza cinghiali viene cavalcata in tutto il Paese dalle categorie interessate (politici, agricoltori e cacciatori) allo scopo di ottenere consensi elettorali, maggiori finanziamenti e sempre meno vincoli all’attività venatoria. Nessuno di loro ha però il coraggio di ricordare che cinghiali così prolifici sono stati inseriti nell’ambiente proprio dai cacciatori, i quali continuano ad abbattere le volpi (gli unici predatori che potrebbero in qualche misura contrastare la prolificità dei cinghiali) con il benestare delle amministrazioni provinciali, le quali non si sono mai azzardate a bloccare i piani di ripopolamento che riguardano anche gli stessi cinghiali.
“E’ evidente che nessuno è seriamente intenzionato a far diminuire il numero di cinghiali e i presunti danni a loro attribuiti adottando soluzioni coerenti - conclude Vitturi - gli interessi in gioco mirano a mantenere lo status-quo, garantendo agli assessorati alla caccia, agli agricoltori e ai cacciatori, di soddisfare i loro interessi, basati sul massacro di milioni di animali”.
www.infolav.org
lunedì, gennaio 26, 2009
l ragno è in grado di percorrere quasi 2 metri al secondo solo scivolando sulle dune
Scoperto il ragno «ruzzolante»
Ingo Rechenberg, professore di bionica, ha rinvenuto per caso questo tipo di aracnide nel deserto del Sahara
BERLINO (GERMANIA) - E' una sorprendente invenzione di madre natura: un ricercatore tedesco ha scoperto una particolarissima specie di ragni: quelli «ruzzolanti». Ingo Rechenberg, professore di bionica all'università TU (Technische Universität) di Berlino si dice convinto: «Ciò dimostra che la natura ha inventato la ruota».
DUE METRI AL SECONDO - E' gialla, non ha paura dell'uomo e si muove attivamente in avanti ruzzolando su e giù per le dune del deserto invece di strisciare. La nuova specie di ragno è stata scoperta per caso dal ricercatore berlinese quest'estate durante un viaggio nel deserto del Sahara a sud del Marocco.
Un secondo esemplare vive ora a casa dello stesso Rechenberg che l'ha già batezzata «Ariadne». I suoi risultati della ricerca finora: il ragno ha un'apertura di zampe di 10 centimetri ed è in grado di percorrere quasi 2 metri al secondo, semplicemente rotolando. Inoltre, il lavoro di zampe accelera il rotolamento. Si costruisce degli spazi nella sabbia profondi circa 20 centimentri che riempie poi completamente di seta.

Il ragno «ruzzolante» (Technische Universität Berlin)
MISSIONI SU MARTE - «Se sia senza ombra di dubbio una nuova specie di ragno lo si può sapere soltanto analizzando un esemplare femmina della stessa specie dell'animale», spiega Rechenberg. Perchè il ragno abbia questa particolare caratteristica di movimento il ricercatore lo spiega così: «Semplicemente risparmia energia. Sviluppare un sistema simile potrebbe essere sicuramente interessante anche per una missione su Marte. Penso alle auto-robot».
Elmar Burchia
25 gennaio 2009
Comunicazione del Parco nazionale dopo allarme sulle Alpi per stesse specie.
26 gennaio 2009 - Molti chiedono di sapere come stanno gli animali del Parco e quello che il Parco fa per salvarli dalla morte in questo periodo invernale particolarmente rigido e difficile. E cio' in riferimento a quanto sta avvenendo nei parchi dell'arco alpino dove gli ungulati trovano difficolta' a reperire il cibo per il forte innevamento. A differenza dei parchi alpini, i camosci, i cervi e i caprioli del Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise non corrono rischi straordinari e godono di buona salute: non c'e' quindi bisogno di interventi alimentari "artificiali". "D'altra parte anche se si fossero presentate condizioni straordinarie come quelle dei parchi delle Alpi, sarebbe stato comunque evitato qualsiasi foraggiamento diretto, data l'importanza del rispetto delle 'leggi della natura' e quindi della 'selezione naturale". Lo dice il presidente del Pnalm Giuseppe Rossi, precisando che nel Parco gli animali in difficolta' riescono facilmente a spostarsi verso sud e in zone piu' assolate, dove non e' difficile trovare il cibo per sopravvivere. Nella stagione invernale soprattutto, ma non solo, e' usuale vedere cervi e caprioli pascolare nei prati di fondovalle e attraversare le strade per spostarsi da un versante all'altro, correndo in questo caso il rischio di finire investiti, cosa che avviene sempre piu' spesso. L'ungulato piu' prezioso - il Camoscio d'Abruzzo - specie endemica e rara, tuttora a rischio di estinzione e di cui sopravvivono nell'Appennino centrale poco piu' di un migliaio di esemplari, puo' incontrare qualche difficolta' durante gli inverni lunghi e particolarmente innevati - peraltro sempre meno frequenti - ma si adatta meglio a condizioni climatiche difficili, in quanto riesce a trovare muschi, licheni ed erba secca nelle pareti rocciose anche ripide, in cui la neve piu' facilmente scivola". "In qualche caso piccoli branchi scendono anche a valle, dice Vittorio Ducoli direttore del Parco: allora bisogna vigilare sulla loro incolumita' intensificando la sorveglianza e tenendoli costantemente sotto controllo. Ma se camosci, cervi, caprioli e cinghiali non muoiono a causa delle condizioni climatiche particolarmente rigide, nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise e' la presenza dei predatori, e specialmente del Lupo, ad assicurare la migliore selezione naturale con la eliminazione dei soggetti sofferenti, meno attrezzati a superare difficolta' particolari e straordinarie, temperature molto basse e scarsita' di cibo, come animali vecchi e malati".
(AGI)
domenica, gennaio 25, 2009
Scelte ben ponderate
20 gennaio 2009 - Non c'è bisogno di ricordare le indimenticabili scene di 2001: Odissea nello spazio, per sapere che l’essere umano non è l’unico animale capace di utilizzare strumenti. Gli scimpanzé usano bastoncini per catturare termiti, lo stesso fanno alcune specie di corvidi per raggiungere il cibo, e i cebi – una specie di primati - si servono di sassi e incudini per rompere noci (Pranzo servito per i cebi). Tuttavia, potrebbe obiettare qualcuno, noi siamo gli unici animali capaci di scegliere, tra tanti, lo strumento più adatto a un determinato scopo. Obiezione respinta. In un articolo pubblicato su Current Biology, un gruppo di primatologi italiani, statunitensi e brasiliani dimostra che i cebi (Cebus libidinosus) della Riserva Naturale del Piauì (Brasile) sono in grado di optare per lo strumento migliore anche quando la scelta non è ovvia a prima vista (qui il link al video su New Scientist).I ricercatori hanno condotto diversi esperimenti osservando otto cebi alle prese con un problema: quale strumento utilizzare per rompere delle noci. In una prima prova, le scimmie avevano la possibilità di scegliere tra sassi di diversa grandezza e resistenza - sasso grande contro sasso piccolo, sasso resistente contro sasso friabile - da prendere e trasportare fino all'incudine più vicina. In quasi tutti i casi, i cebi hanno scelto lo strumento migliore: “Già sapevamo che per rompere le noci i cebi preferiscono usare pietre pesanti e dure”, spiega Elisabetta Visalberghi, dirigente di ricerca dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma e tra gli autori dello studio, “ma dalle osservazioni del comportamento spontaneo non era chiaro se questa selettività dipendesse da vere e proprie scelte. Ora sappiamo che è così, perché le scimmie hanno deciso per il sasso più adatto anche quando abbiamo complicato il compito”.
Per le prove successive infatti, i primatologi hanno costruito in laboratorio pietre in resina riempite con materiali di diverso peso (sassi identici per forma e dimensione ma di peso differente, o sassi piccoli più pesanti di quelli grandi). Per ottenere le informazioni che non potevano essere dedotte dalla sola osservazione, le scimmie hanno agito in diversi modi: hanno sollevato i sassi per pesarli o hanno battuto leggermente con le dita sulla superficie per dedurre la densità, proprio come fanno per capire se una noce è vuota. Anche in questo caso, la scelta è caduta quasi sempre sui sassi più pesanti, gli unici in grado di rompere le noci. “L’esperimento dimostra che i cebi scelgono i sassi in base al peso, una caratteristica che non si vede, ma si sente” spiega a Galileo Elsa Addessi, altra autrice dell’articolo. “Questo significa che apprezzano le caratteristiche funzionali dello strumento: sanno che, per un percussore, il peso è più importante delle dimensioni”.
Si tratta del primo studio in cui si dimostra che altri animali, oltre agli esseri umani, distinguono le caratteristiche necessarie allo strumento per essere funzionale. In ricerche precedenti, la stessa Visalberghi aveva dimostrato che i cebi sono anche in grado di scegliere oculatamente tra due cibi in base al loro differente valore (Anche le scimmie sanno scegliere), e di comprendere il “prezzo” degli oggetti simbolici per utilizzarli come moneta di scambio (Scambio di figurine tra cebi).
Altre ricerche stanno cercando di comprendere quali abilità cognitive siano davvero uniche degli esseri umani e quali, invece, siano condivise con altre specie (Così ti riconosco). Gli antropologi del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno svelato, per esempio, che gli orango sono previdenti e possiedono capacità organizzative simili alle nostre (L'orango guarda avanti). Altri gruppi, ancora, stanno indagando quanto l'apprendimento dei primati abbia un'origine sociale più che genetica (La cultura degli scimpanzé).
www.galileonet.it
25 gennaio 2009 - Secondo recenti studi il tungsteno non sarebbe così innocuo come finora si supponeva. I danni maggiori riguarderebbero l’ambiente, ma non è da escludersi che anche per la salute umana questo elemento possa risultare nocivo. Le caratteristiche che hanno consentito al tungsteno un’ampia diffusione sono l’elevata temperatura di fusione, la resistenza meccanica ed una buona inerzia chimica. Il problema della sua tossicità nell’ambiente pone una questione delicata in quanto normalmente non viene monitorato nelle acque della maggior parte dei paesi. Il tungsteno assorbito dal suolo può sostituire il molibdeno in certi enzimi rendendo questi ultimi inattivi con problemi metabolici non indifferenti. Inoltre, in terreni acidi forma polimeri che la bibliografia scientifica conosce poco, aumentando ulteriormente l’incertezza sulla sua atossicità.
Gli studi evidenziano che, quando presente nell’acqua o nel terreno, influenzerebbe direttamente alcuni cicli vitali della mesofauna e delle piante. Al momento l’effetto tossico del tungsteno non è certo, quello che risulta però evidente è la necessità di nuovi studi in grado di approfondire le conoscenze per questo metallo le cui applicazioni vanno dai proiettili ai gioielli. Nessun allarmismo quindi, ma è bene monitorare.
Via | Chemical & Engineering News
Foto | Ferran Nogués
La Pecora Nera





