La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

mercoledì, dicembre 31, 2008

Il volo delle farfalle

di Enrico Loi

Il volo disordinato delle farfalle non è così casuale quanto sembra. Gli scienziati dell'istituto britannico Rothamsted Research hanno scoperto che il loro girovagare apparentemente senza meta segue in realtà un percorso ben prestabilito. I voli in circolo sembrerebbero aiutarle a trovare il cibo o la via di casa. In passato, il principio del radar armonico era stato usato per seguire i voli di api e calabroni: ora è stato dimostrato che funziona anche per le farfalle, facendo nuova luce sul comportamento di queste importanti specie impollinatrici.

Elizabeth Cant e colleghi hanno attaccato minuscoli radar transponder, pesanti solo circa 12 mg (il 4-8 per cento del loro peso) a farfalle Vanessa io (Inachis io) o Vanessa dell'ortica (Aglais urticale). Ciò ha consentito ai ricercatori di usare il radar armonico per seguire accuratamente la posizione della farfalla fino a un chilometro di distanza. Studi precedenti avevano dovuto ricorrere all'osservazione visiva (difficile oltre i 50 metri) oppure a tecniche indirette di marcamento e ricattura.

Le farfalle sono state studiate mentre effettuavano voli rapidi e diretti verso potenziali siti di approvvigionamento, oppure in periodi di voli circolari di “orientamento”. Sapere come le farfalle navigano può aiutare a comprendere come fanno a mantenere popolazioni sostenibili nelle nostre campagne sempre più frammentate. “Le farfalle sono importanti impollinatrici, - afferma Cant - e forniscono un servizio cruciale alle piante in molti ecosistemi. Questa ricerca ci aiuterà a capire meglio come riescono a sopravvivere in un ambiente sempre meno coeso”.

30 dicembre 2008

Rothamsted Research

postato da camozzi 21:41 | commenti | notizie etologiche

Quando un uomo vuole ammazzare una tigre, lo chiama sport;
quando è la tigre a volerlo ammazzare, la chiama ferocia.

George Bernard Shaw

http://animals.nationalgeographic.com/staticfiles/NGS/Shared/StaticFiles/animals/images/primary/siberian-tiger-grooming.jpg
tigre siberiana - foto da National Geographic

IN VIGORE REGOLAMENTO EUROPEO STOP PELLICCE CANI E GATTI, PIU' FORTE STOP ITALIANO
E ora sanzioni e più controlli alle frontiere

31 dicembre 2008 - Entra in vigore oggi il Regolamento 1523/2007, relativo al divieto all’importazione e al commercio di pelli di cani e gatti nei Paesi UE, approvato un anno fa dal Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, e sostenuto, durante tutto l’iter, anche dal Governo italiano, con il Ministero della Salute. L’Unione Europea si unisce quindi a USA, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, che avevano già bandito il commercio di tali pelli, utilizzate come inserti nei prodotti di abbigliamento e di alcuni giocattoli.

Finora solo cinque dei 27 Paesi che compongono l’Unione, avevano bandito le pellicce provenienti dall’uccisione di cani e gatti. Tra il 2004 e il 2006, infatti, anche Danimarca, Grecia, Francia e Belgio hanno adottato leggi come quella italiana, di fatto aprendo la strada all’esigenza di armonizzare la normativa tra tutti gli Stati Membri.

Il Regolamento deve la sua approvazione, in parte, proprio alle pressioni esercitate da questi Paesi, ai quali l’Italia ha fatto da “apripista” divenendo il primo Paese UE, e secondo nel mondo dopo gli USA, ad aver imposto un bando nazionale all’importazione e commercio di tali pelli, prima con l’Ordinanza dell’allora Ministro della Salute Sirchia, emessa nel 2001 su richiesta della LAV e rinnovata nei due anni successivi, poi con l’inserimento del divieto nella Legge 189/04 contro il maltrattamento agli animali.

“Questo Regolamento costituisce il primo importantissimo caso in cui la legislazione comunitaria ha superato i vincoli imposti dalle regole dettate dal mercato internazionale, facendo scelte etiche nei confronti degli animali, e arrivando a bandire un intero commercio. – commenta Roberto Bennati, vicepresidente LAV – Un risultato rilevante, frutto di anni di solleciti ed azioni che hanno visto la LAV in prima fila in Italia e a livello internazionale, in seguito ad investigazioni ed analisi su alcuni capi di abbigliamento con parti in pelliccia, in vendita nei Paesi Europei”.

Questo provvedimento, che introduce anche le modalità di attuazione dei controlli alle frontiere, è la conclusione di un processo avviato nel dicembre del 2003 con l’adozione da parte del Parlamento UE di una Dichiarazione scritta che chiedeva il bando del commercio di pelli provenienti dall’uccisione di cani e gatti.

"Nonostante in Italia siano attualmente in vigore le sanzioni previste dalla legge 189/2004, è in itinere una norma che introdurrà specifiche sanzioni a questo Regolamento – conclude Bennati – Chiediamo alle istituzioni sanitarie e al personale di frontiera di intensificare da subito i controlli e reprimere eventuali violazioni".

Il commercio di pelli provenienti da cani e gatti, uccide, ogni anno, circa due milioni di animali in Cina, Thailandia, Filippine e Corea (stime HSUS). Occorrono, infatti, dai 10 ai 12 cani per confezionare una pelliccia, molti di più se per realizzarla vengono usati dei cuccioli; 24 se la pelliccia viene confezionata con pelli di gatto: animali randagi appositamente catturati, che vengono tenuti in condizioni indescrivibili fino al momento dell’uccisione, tutt'altro che incruenta.

www.infolav.org

martedì, dicembre 30, 2008

I topi stanno sterminando gli albatros

30 dicembre 2008

Pericolo per estinzione per gli albatros  Tristan minacciati dai topi. Foto di longhorndaveI topi stanno letteralmente portando sull’orlo dell’estinzione la popolazione di albatros Tristan. I piccoli roditori sono comunemente noti per la loro presenza ubiquitaria e per la loro straordinaria adattabilità, in questi territori sono tuttavia una specie aliena. Quest’anno i Diomedea dabbenena hanno passato la loro peggiore stagione a causa dei suddetti predatori. Il numero di pulcini è infatti in netto calo, pari ad un quinto rispetto alla media.

Oltre ad uccidere i pulcini vivi, i topi si nutrono anche delle uova portando al rapido declino il numero degli albatros negli ultimi anni. Dalle indagini condotte è risultato che il 13% delle 1764 uova incubate sono divenute pulcini; in totale quindi solo 246 individui potranno divenire adulti, numeri estremamente bassi se confrontati con popolazioni che non risentono di questi attacchi. La situazione è inoltre peggiorata dalla presenza di pescherecci che uccidono gli adulti intrappolandoli nelle palangari.

“Un numero insostenibile viene ucciso a terra ed in mare. Senza ulteriori misure gli albatros di Tristan si estingueranno”, queste le parole di John Croxall del BirdLife international. In pericolo anche altre specie come la Rowettia goughensis un passeriforme dell’isola Gough. Tra le contromisure da adottare la lotta alla specie aliena, oltre ad avere avuto ottimi esiti in altre realtà, sembra essere quella che ripristinerebbe al meglio il naturale equilibrio dell’isola.

Fonte | BirdLife International
Foto | longhorndave

www.ecoblog.it

NEVE IN VALTELLINA, CERVI E CAPRIOLI SENZA CIBO, INTERVIENE L'ENPA
Con squadre di volontari

30 dicembre 2008 - L'Enpa sta organizzando squadre di volontari per portare fieno a stambecchi, cervi, camosci e caprioli nei boschi in quota di Valtellina e Valchiavenna sommersi dalle abbondanti nevicate, l'ultima nella scorsa notte.
"I problemi maggiori - spiega un animalista che opera nella zona di Santa Caterina Valfurva - sono per gli esemplari più giovani, molti dei quali faticano a muoversi nella neve molto alta e spesso sono vittime di slavine e di investimenti di auto, quando scendono a valle a caccia di cibo. Il maltempo favorisce la selezione naturale e l'eliminazione dei soggetti più deboli ma di questo passo si rischia una vera e propria strage. Senza dimenticare che i bracconieri hanno vita facile".
Su cosa fare, comunque, non tutti sono d'accordo: "Non si registrava una nevicata così abbondante a inizio stagione dal lontano 1986 - ricorda Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio -. Se le precipitazioni nevose così intense si dovessero ripetere a breve, seguite da ondate di gelo, la mortalità degli animali sarà elevata. Ma gli interventi con alimentazione artificiale non sono una valida strategia, quindi il parco è contrario a iniziative simili. L' obiettivo è, infatti, di assicurare la conservazione delle popolazioni di ungulati, non dei singoli animali".

(ANSA)

lunedì, dicembre 29, 2008

A rischio erbivori in Parco del Gran Paradiso

Aosta, 29 dicembre 2008 - Le recenti nevicate che hanno interessato l'arco alpino e il Parco Nazionale del Gran Paradiso mettono a serio rischio la sopravvivenza di un'elevata percentuale di animali dell'area protetta. Lo ha comunicato, in una nota, l'Ente parco.

Ad essere in pericolo sono soprattutto gli animali erbivori, ovvero caprioli, camosci e stambecchi, che si trovano nell'impossibilità di trovare cibo in quota e sono costretti a scendere nei fondovalle. Inoltre, un altro pericolo deriva dalle valanghe: gli ungulati di montagna, in particolare i soggetti giovani o i più deboli, possono essere vittime di slavine perché i siti di svernamento migliori sono quelli dove la neve scivola via prima.

"Il probabile incremento della mortalità invernale della fauna, dovuta alle eccezionali nevicate di quest'anno, non fa che - si legge nella nota - aumentare la preoccupazione di ulteriori perdite numeriche, oltre a quelle già registrate negli ultimi censimenti".

Il consiglio del veterinario del Parco, Bruno Bassano, a chi visiterà nelle prossime settimane la riserva: "Non disturbare gli animali e cercare di non interagire, ad esempio dando loro da mangiare, perché questo non li aiuterebbe; anche se può sembrare crudele bisogna accettare questa forma di selezione naturale, in ogni caso vigileremo sugli animali, recuperando i soggetti in difficoltà, adulti, vecchi o i capretti che hanno perso le madri, ma questo è un compito che spetta al Parco".

(ANSA)

domenica, dicembre 28, 2008

Le buone notizie del 2008: il boom delle foreste europee

27 dicembre 2008 

Le foreste europee “coprono il 44% della superficie europea” sono le parole di Jan Heino, vicedirettore della FAO “e continuano ad espandersi”. Dalla “Settimana Europea delle Foreste” organizzata dalla FAO, a Roma, sono usciti dati che per la maggioranza dei lettori saranno inaspettati: le foreste europee crescono al ritmo di 360 milioni di metri cubi all’anno. E in 15 anni la superficie forestale europea è cresciuta di 13 milioni di ettari - ovvero di un’area grande quasi quanto la Grecia…

Come aggiunge Jan Heino “La collaborazione tra tutti i settori che si occupano di foreste è di cruciale importanza per trarre vantaggio dalle molteplici risorse che esse possono offrire”. Tra le soluzioni prospettate c’è quella di incrementare l’impiego del legno nella costruzione rispetto al cemento, alla plastica ed all’acciaio, perché impiega meno energia e produce meno emissioni rispetto al loro.

Via | FAO
Foto | Flickr

www.ecoblog.it

venerdì, dicembre 26, 2008

La Martini ha firmato l'ordinanza contro le esche avvelenate
Il provvedimento siglato dal sottosegretario alla Salute mira a punire non solo l'uso, ma anche la detenzione di esche o bocconi avvelenati

Roma, 23 dicembre 2008 - Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’ordinanza per il divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati. Lo rende noto il ministero del Welfare.

Il provvedimento, spiega il ministero, «ha lo scopo di prevenire i rischi diretti per la salute dell’uomo e degli animali nonchè quelli derivanti dalla contaminazione ambientale». In particolare, il provvedimento - ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente - vieta di utilizzare in modo improprio, di preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocivi, compresi plastiche e metalli».

L’ordinanza vieta, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che le ingerisce e prevede l’obbligo per il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati di dare segnalazione alle autorità competenti.

L’ordinanza dispone, inoltre, che il medico veterinario che sulla base di una sintomatologia conclamata emette diagnosi di sospetto avvelenamento, o viene a conoscenza di un caso di avvelenamento di un esemplare di animale domestico o selvatico, deve darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario della Asl competente. In caso di decesso dell’animale, il veterinario deve inviare le spoglie all’Istituto Zooprofilattico sperimentale competente per territorio. Gli Istituti Zooprofilattici devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare entro trenta giorni analisi sui campioni pervenuti e comunicarne gli esiti al medico veterinario e, qualora le analisi siano positive, all’autorità giudiziaria.

I sindaci ai quali siano pervenute segnalazioni di sospetti avvelenamenti, secondo quanto stabilisce l’ordinanza, «devono disporre l’immediata apertura di un’indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata, nonchè segnalare l’area interessata con un apposita cartellonistica».

Viene, inoltre, attivato presso ciascuna Prefettura un "tavolo di coordinamento" per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.

I produttori di presidi medico-chirurgici, di prodotti fito-sanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei topicidi, ratticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo, si afferma nell’ordinanza, «hanno l’obbligo di aggiungere al prodotto una sostanza amaricante che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali» e «nel caso in cui la forma commerciale sia un’esca, deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale "bersaglio"».

www.lastampa.it

giovedì, dicembre 25, 2008

NORD AMERICA: INDUSTRIA DELLA PELLICCIA IN CRISI

Dopo anni di lunghe campagne, appelli, manifestazioni e di diffusione della macabra realtà che si nasconde dietro ogni capo che contiene anche solo un bordo in pelliccia, finalmente la verità, come già avevamo anticipato in un precedente aggiornamento, ha rotto il muro del silenzio e le nostre voci stanno rendendo giustizia a milioni di animali che soffrono nel silenzio.

Nei giorni scorsi, la rivista canadese “The Prince Albert Daily Herald”, ha dedicato un lungo articolo allo stato di crisi in cui giace il commercio delle pellicce in Nord America.
Il commercio delle pellicce è in ginocchio a causa sia dei cambiamenti delle tendenze della moda sia delle proteste delle associazioni protezioniste ed animaliste.
Scott Robertson, proprietario e manager della Robertson Trading Post con sede a La Ronge, è un acquirente di pellicce, uno tra gli ultimi del suo genere, il quale commenta: “Lo facciamo perché l’abbiamo sempre fatto, non perché produce soldi. Acquistiamo le pelli e le mandiamo a Toronto per le aste del Nord America. Incrocia le dita e prega, non hai idea se riuscirai a vendere”.
I prezzi vengono fissati in base a quelli realizzati nelle precedenti vendite e la situazione per il settore e attualmente tutt’altro che rosea.  Il prezzo delle pelli di foca sul mercato delle aste internazionali, ad esempio, è sceso del 60% ed una pelle vale all’incirca 4$.
Robertson, registra una continua diminuzione delle pelli che arrivano al suo stabilimento, ma ciò non ha nulla a che vedere con la popolazione degli animali selvaggi, ma con il rifiuto delle persone di continuare questa attività, preferendo mansioni più redditizie in altri settori.
L’industria della moda in Nord America è stata fortemente influenzata dalle campagne anti fur, le quali hanno avuto la conseguenza di fare crollare i prezzi delle pelli sul mercato.
Robertson poi commenta che il commercio aveva  raggiunto l’apice negli anni ’80 ed aveva permesso l’espansione dell’attività. Ora invece è virtualmente impossibile vivere con il commercio delle pellicce: la Robertson Trading Post, come altre aziende del settore, guadagna denaro vendendo articoli di drogheria e gadgets per i turisti.
Congratulazioni per avere distrutto i nostri affari”, sono le parole con cui conclude l’intervista.

Nel frattempo in Europa, l’Austria festeggia 10 anni senza allevamenti di animali da pelliccia. Il divieto era stato approvato nel febbraio del 1998 ed il 30 novembre dello stesso anno era stato formalmente trasformato in legge. Questa legge aveva fatto dell'Austria il primo paese al mondo a vietare l'allevamento di animali “da pelliccia”. Nella metà degli anni ottanta, grazie ad una massiccia campagna che metteva in luce la crudeltà degli allevamenti, crollarono le vendite di pellicce e gli allevamenti iniziarono a chiudere uno dopo l'altro. Nel 1998, quando venne introdotto il bando, restava un solo allevamento, il quale dovette chiudere.

Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director

Così ti riconosco

Gli scimpanzé distinguono i propri simili utilizzando le stesse aree cerebrali degli umani. Lo dimostra, per la prima volta, uno studio su Current Biology

 Scimpanzé ed esseri umani riconoscono le facce dei propri compagni utilizzando, in gran parte, le stesse aree cerebrali. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Current Biology, condotto dai ricercatori della Yerkes National Primate Research Center (Emory University, Usa), che per la prima volta hanno utilizzato la tomografia ad emissione di positroni (Pet) su primati non umani.

A cinque scimpanzé (Pan troglodytes) sono state mostrate le immagini di tre facce di co-specifici, di cui due dello stesso individuo: le scimmie dovevano riconoscere e indicare quelle uguali. L'esperimento prevedeva due prove, una con fotografie e l’altra con immagini clipart (una sorta di gioco-identikit). Intanto, la Pet (che traccia i prodotti del metabolismo degli zuccheri nel sangue) mostrava ai ricercatori le aree più attive durante l'attività di riconoscimento.

Gli studiosi hanno trovato che queste zone sono omologhe a quelle degli esseri umani: prima di tutto si attivano regioni specifiche nei lobi temporali e occipitali della corteccia, coinvolte nella memoria, nell’attenzione e nella percezione cosciente; successivamente l’elaborazione viene filtrata attraverso una rete di neuroni diffusa, in modo simile a quanto accade nel nostro cervello.

Non tutti gli animali sono in grado di distinguere i propri co-specifici. Il riconoscimento individuale è presente in particolare in alcuni mammiferi, come scimmie, elefanti o delfini. Negli esseri umani, dove la chiave visiva è prevalente, l'identificazione delle facce è cruciale per distinguere gli individui, e le aree cerebrali coinvolte in questo processo sono ben note. I risultati di questo studio, per quanto preliminari, costituiscono una base per comprendere quali capacità cognitive sono davvero uniche degli esseri umani e quali, invece, sono condivise con altre specie animali. (i.n.)

22 dicembre 2008

www.galileonet.it

mercoledì, dicembre 24, 2008

Morto lo scimpanzé più longevo d'Africa  

Gregoire e la ricercatrice Jane Goodall24 dicembre 2008 - E’ morto qualche giorno fa, all’età di 66 anni, Gregoire il più anziano scimpanzé africano. La notizia è particolarmente importante per via del fatto che lo stesso era diventato un simbolo di longevità. Si tratta infatti di specie che raramente superano i 60 anni. L’animale ha vissuto 40 anni in una stretta gabbia in uno zoo a Brazzaville, sino a quando nel 1997 venne scoperto dalla ricercatrice Jane Goodall, la quale lo portò all’orfanotrofio per scimpanzé a Chimpunga, nell’ex Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo).

La ricercatrice, che sta lottando da decenni per la protezione dei scimpanzé in Africa, ha dato notizia che Gregoire dopo essersi addormentato il 17 dicembre scorso non si è più risvegliato. Gregoire era uno scimpanzé cieco ad un occhio e nonostante fosse di sesso maschile dava cure parentali nei confronti dei più piccoli all’interno dell’orfanotrofio. Secondo quanto riportato dalla fondazione Gregoire era molto ben voluto nel centro ed aveva un solo unico difetto infatti era solito svegliarsi alle sei di mattina facendo un baccano infernale svegliando gli altri compagni.

Via | Janegoodall.org

www.ecoblog.it

Sento puzza di mine


22 dicembre 2008 - Peso "piuma" e olfatto prodigioso. Sono questi i superpoteri di alcuni topolini assoldati da più di un anno nell’esercito colombiano. La loro qualifica? Metal detector viventi. Incaricati di scovare col loro fiuto le circa 100 mila mine ancora inesplose, che sarebbero nascoste nel sottosuolo del paese a causa della guerriglia interna. Sembra che i coraggiosi roditori riescano a stanare il 96 per cento degli ordigni e in totale sicurezza. Sono infatti molto leggeri e riescono a calpestare il terreno minato senza innescare esplosioni. Riducendo il rischio di saltare in aria, come può capitare, purtroppo, ai loro più pesanti “colleghi” cani. Altri gruppi di ratti sniffa-mine stanno lavorando in diverse zone dell’Africa.

www.focus.it