La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

venerdì, ottobre 31, 2008

Fattorie della bile e orsi: in Cina, Corea e Vietnam va in scena l’orrore

Lontano dai mass media e dalle coscienze di miliardi di esseri umani 10.000 orsi sono rinchiusi in delle gabbie minuscole per tutta la vita (20/30 anni) con un tubo conficcato nella cistifellea dalla quale viene estratta la bile.

di Giovanna Di Stefano

In Cina, Corea e Vietnam esistono dei luoghi di tortura chiamati ‘fattorie della bile’ in cui circa 10.000 orsi sono in questo momento imprigionati a vita per l’estrazione della loro cistifellea, sostanza utilizzata per la preparazione di medicinali e profumi secondo la tradizione asiatica. In queste fattorie il possente corpo di questi animali è costretto tra le sbarre di una gabbia grande come loro stessi, nella quale sono condannati a rimanere per tutta la loro tragica esistenza, nella medesima posizione, ogni giorno, ogni minuto, senza poter mai uscire né muoversi, fino alla morte.

Gli orsi cosiddetti ‘della luna’ (moon bears) sono animali splendidi, maestosi e, come tutti gli orsi, estremamente giocosi e dinamici. Vivono nelle grandi foreste del continente asiatico, dal Pakistan fino al Giappone.


Andrew - il primo orso salvato

La caratteristica che li rende inconfondibili è una grande ‘V’, una sorta di mezza luna, che spicca sul manto scuro ornandogli il petto come un collare. Le loro orecchie rotonde li fanno assomigliare vagamente ai panda, i loro cugini più fortunati. Questi ultimi, noti per il loro manto bicolore, sono un simbolo della Cina: di loro parlano molti documentari che li mostrano mentre ‘sgranocchiano’ felicemente il loro bambù.

Agli orsi della luna invece non viene dato mai spazio da parte dei mezzi di comunicazione internazionali, sebbene la realtà delle fattorie della bile sia nota ormai da anni e sebbene si facciano sempre più insistenti e disperati gli appelli di Animals Asia Foundation – la fondazione nata nel 1998 per liberarli dalla prigionia - affinché le fattorie della bile vengano seriamente portate all’attenzione del grande pubblico e degli organi istituzionali internazionali per essere definitivamente chiuse. Il prima possibile.

Cosa sono esattamente queste fattorie della bile? Sono delle camere di tortura. Non basta parlare di ‘lager’ o di prigione, si tratta di una realtà ben peggiore, che va al di là di ogni umana immaginazione… Infatti chi ha inventato questi luoghi di tortura, umano certo non è. Questa è l’unica certezza che si delinea dopo i primi terribili istanti nella mente di chi si accinge a guardare con i propri occhi un filmato che ritrae ciò che quotidianamente accade in questi capannoni; questo è l’unico concetto che a stento si riesce a formulare di fronte ad una visione che ha dell’incredibile e manda in tilt il nostro cervello, probabilmente perché davamo per scontato che certe cose forse esistevano nel medioevo, ma mai più potevano trovare spazio nel XXI secolo. Invece le fattorie della bile sono state inventate proprio nel XX secolo, negli anni ’80, prima non esistevano. Ideate e realizzate dai commercianti cinesi, solo ed esclusivamente per lucro.

La bile d’orso per millenni è stata ritenuta una sostanza terapeutica con proprietà antinfiammatorie ed utilizzata quindi ampiamente dalla medicina tradizionale, non solo in Cina, ma anche in Giappone, Corea, Vietnam e in generale in tutti i paesi del mondo con un numero significativo di popolazioni asiatiche. Questi orsi sono stati da sempre cacciati e uccisi per estrarne il prezioso liquido che poi serviva per la preparazione di medicinali, saponi e profumi.

Imprigionato x 10 anni con imbragatura metalloAl giorno d’oggi tuttavia tutti i medici (anche cinesi) sono concordi nell’affermare che i prodotti a base di bile d’orso possono essere facilmente sostituiti da alternative erboristiche o di sintesi, meno costose, più facilmente disponibili ed altrettanto efficaci.

La storia del calvario di questi sfortunati animali inizia per l’esattezza alla fine degli anni ’70, quando l’introduzione del divieto di caccia degli orsi della luna, divenuti specie protetta, ne ha decretato la condanna, non alla morte, come fino a quel momento si era verificato, ma ad una ‘vita’ di sofferenze indicibili.

Questi animali vennero infatti catturati – illegalmente – dai loro primi aguzzini i quali non potendoli uccidere pensarono di rinchiuderli in gabbie talmente piccole da non permettergli di fare il minimo movimento, per estrarne così comodamente la bile, tutti i giorni... Un sistema molto redditizio.

Per loro sfortuna gli orsi della luna vivono moltissimo e la condizione terribile in cui sono detenuti li rende pazzi. Le gabbie che li seviziano sono così strette da essere praticamente delle bare con la differenza che gli animali al loro interno sono vivi e tentano di suicidarsi per il dolore e la disperazione. Le loro ossa si deformano e molti, rinchiusi quando ancora cuccioli, rimangono nani perché non hanno lo spazio fisico per crescere.

A questo già allucinante quadro si aggiunge la pratica dell’estrazione della bile, che viene fatta ben due volte al giorno e che è estremamente dolorosa perché naturalmente praticata senza alcun tipo di anestesia. Agli orsi viene conficcato nell’addome un catetere - che vi rimane permanentemente per tutti i 15 - 20 anni della loro prigionia – che provoca una ferita profonda e sempre aperta.

Gli orsi non sopportano questa condizione, impazziscono letteralmente di dolore durante l’estrazione della bile e sbattono ripetutamente la testa contro le sbarre della gabbia con una violenza inaudita nel vano tentativo di suicidarsi; addentano le sbarre fino a farsi saltare i denti. I loro musi sono sfigurati dalle ferite che si infliggono, che purtroppo per loro però non sono letali e non li portano alla morte.

Ogni giorno questi animali sperano di morire ma nessuno li aiuta, nessuno sente le loro grida. Se però chi scrive conosce questa realtà, come molti altri, è perché qualcuno c’è stato che, nel lontano 1993, una volta scoperto ciò che succedeva ha deciso di non voltarsi dall’altra parte ma di mantenere fede ad una promessa, fatta proprio ad uno di loro…

Jill Robinson e la supporter Olivia N.Il suo nome è Jill Robinson, una coraggiosa donna inglese che recatasi in Cina a visitare uno di questi luoghi allora ancora sconosciuti, mentre il proprietario mostrava orgoglioso ai visitatori la preziosa sostanza terapeutica, si allontanò dal gruppo per scendere nel seminterrato, dove immaginava si potessero trovare gli orsi. Una volta abituata alla oscurità lo spettacolo che apparve ai suoi occhi fu agghiacciante: una ventina di orsi imprigionati in strettissime gabbie simili a bare.

"Avevano il corpo pieno di piaghe e un catetere infilzato nell'addome: alcuni, resi pazzi dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l'orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l'avrei salvato."

Da quel giorno, Jill Robinson ha dedicato tutta la sua esistenza al salvataggio degli orsi delle fattorie. Nel 1998 fondò l’associazione Animals Asia Foundation ed ebbe inizio la sua sfida: un lungo e febbrile lavoro di trattative con il governo cinese per documentare la terribile realtà e per far approvare il progetto per il salvataggio e il riscatto di questi orsi attraverso la chiusura definitiva di tutte le fattorie della bile e la riabilitazione degli animali così tremendamente martoriati.

Orso riabilitatoLa prima vittoria arriva nel luglio del 2000, dopo sette anni di faticosi negoziati: AAF perviene ad uno storico accordo che prevede di liberare 500 orsi della provincia di Sichuan e di non concedere ulteriori licenze per l’apertura di nuove fattorie.

Dall’ottobre del 2000 sino ad oggi sono 247 gli orsi che sono stati affidati alle cure di AAF, tutti ospitati e riabilitati nel centro di recupero di Chengdou, in Cina, e in quello, di recente inaugurazione, in Vietnam. Questi due centri di recupero sono dotati di aree per la riabilitazione, di bellissime foreste di bambù che riproducono l’habitat naturale, di spazi attrezzati con amache, tronchi per arrampicarsi, percorsi con frutta e miele, tunnel, piscine e tutto ciò che fa sì che gli orsi siano stimolati, progrediscano e soprattutto dimentichino gli orrori subiti.

Il centro di Chengdou è aperto al pubblico ed ai visitatori, tra cui molte scolaresche, a cui vengono trasmessi messaggi educativi sul diritto di tutti gli animali ad una vita naturale, libera e priva di crudeltà

Nulla giustifica ciò che l’uomo sta commettendo nei confronti di questi animali, le torture indicibili alle quali li sottopone, in nome di tradizioni, credenze, ma soprattutto pura avidità. Il lavoro da fare è ancora moltissimo e la strada da percorrere lunga e in salita: l’obiettivo di AAF è salvare tutti i 10.000 orsi ancora imprigionati, fino a che l’ultimo di loro non verrà liberato dalle sbarre e dalla sua atroce agonia. Finché esisteranno fattorie della bile esisterà quindi anche Animals Asia Foundation.

www.terranauta.it

postato da camozzi 20:22 | commenti | denuncia e petizioni, maltrattamenti atti crudeli

giovedì, ottobre 30, 2008

Congo, offensiva dei ribelli nella regione dei gorilla

I ribelli congolesi hanno lanciato l'ennesima offensiva anti-governativa nel Nord Kivu (Congo orientale) prendendo il controllo del Parco nazionale di Virunga, dove vive un terzo dei gorilla di montagna del mondo

ribelli congoI ribelli congolesi guidati dal tutsi Laurent Nkunda hanno lanciato l'ennesima offensiva anti-governativa nel Nord Kivu (Congo orientale) e hanno fatto irruzione nel Parco nazionale di Virunga, dove vivono circa 200 degli ultimi 700 gorilla di montagna esistenti al mondo. Tutte le guardie del Parco sono state costrette alla fuga e il loro quartier generale è rimasto in mano ai ribelli.

Lo ha reso noto il direttore del Parco, Emmanuel de Meroda, precisando che "le 50 guardie sono fuggite" e che i ribelli "si sono impadroniti dell'area dove vivono i gorilla". Il Parco nazionale di Virunga è classificato Patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
 
Con l'offensiva lanciata oggi, gli uomini di Nkunda hanno anche ripreso il controllo di un importante campo militare situato su un asse strategico nell'est della Repubblica democratica del Congo (Rdc, ex Zaire), a una cinquantina di chilometri da Goma, capoluogo del Nord Kivu, al confine con il Ruanda. Si tratta del campo di Rumangabo, già conquistato dai ribelli all'inizio di ottobre e abbandonato pochi giorni dopo su richiesta della Missione delle Nazioni Unite in Rdc (Monuc).

Secondo i ribelli, il governo di Kinshasa non ha rispettato gli accordi che avevano portato al loro ritiro. Da ciò la decisione di riprendere l'offensiva.

29 ottobre 2008
www.lanuovaecologia.it

DIVORIAMO PIANETA, PER WWF E' ORMAI RECESSIONE ECOLOGICA
Living Planet Report 2008 del Wwf, in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network.

30 ottobre 2008 - Stiamo divorando il Pianeta e la natura sta vivendo una vera e propria "recessione ecologica". La domanda delle attività umane è infatti di circa un terzo in più di quanto la Terra possa realmente sostenere. Questo il quadro fornito dal Living Planet Report 2008 del Wwf, in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network, lanciato a livello globale, secondo cui se la pressione mondiale continuerà a crescere ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo aver bisogno di un altro Pianeta per mantenere gli stessi stili di vita. Appena due anni fa, nell'edizione precedente, il rapporto parlava della stessa prospettiva, ma al 2050.
L'Italia fa la sua parte, consumando il quadruplo di risorse naturali rispetto al dovuto si piazza al 24/o posto della classifica dei Paesi con la maggiore "impronta ecologica". Il peggiore risultato però è sul fronte acqua, dove il Belpaese é il quarto maggiore consumatore al mondo, subito dietro a Usa, Grecia e Malesia. Se fino al 1961 il mondo poi era ancora in credito, negli ultimi 45 anni la domanda di 'natura' è più che raddoppiata, per via della crescita demografica e dei consumi individuali. Per invertire la rotta la ricetta è una vera e propria rivoluzione economica, che si basa sul fatto che esiste una quota di natura a disposizione di ciascuno essere umano. "Innanzitutto occorre avviare un sistema di contabilizzazione della natura dell'impatto delle varie politiche - spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - poi affrontare la questione clima con il taglio della CO2, infine iniziare a pagare il servizio che l'ecosistema offre. Ad esempio, nel caso di un fiume, pagando chi si occupa della sua conservazione". Se salta il sistema Pianeta insomma, subiremo disastri ben più grandi di una crisi finanziaria.
Ecco i principali dati del Living Planet Report 2008, che considera tre indici e si basa su dati statistici del 2005:

- INDICE DELL'IMPRONTA ECOLOGICA: è la domanda dell'umanità sulla natura, dove pesano molto le emissioni di CO2. La biocapacità globale è di 2,1 ettari pro capite mentre l' impronta ecologica globale è di 2,7. Tre quarti della popolazione umana vive in Paesi che sono debitori in termini ecologici e gli Stati Uniti detengono la maglia nerà. Usa e Cina segnano il 21% ciascuna di consumo della biocapacità globale, seguiti dall'India, con il 7%. Gli statunitensi 'mangiano' una media di 9,4 ettari globali (come dire che ciascuno vive con le risorse di circa 4,5 pianeti Terra). L'Italia è al 24/o posto, con un'impronta di 4,8 ettari globali pro capite ed una biocapacità di 1,2 ettari;

- IMPRONTA IDRICA: novità di questo rapporto, considera i consumi di acqua per la produzione di beni e servizi di un Paese, sia dall'interno sia dall'esterno. Dietro ad una maglietta di cotone si nascondono 2.900 litri di acqua e sono necessari 15.500 litri per 1 kg di carne di manzo. L'Italia è il quarto maggiore consumatore di acqua al mondo, con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni);

- INDICE DEL PIANETA VIVENTE: tenendo conto dell'analisi di circa 5.000 popolazioni di 1.686 specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) mostra come dal 1970 si sia verificato il declino complessivo della biodiversità (patrimonio vita sul Pianeta) di circa il 30%. Nelle aree tropicali il crollo è addirittura del 50%.

(ANSA)

mercoledì, ottobre 29, 2008

Il lupo è più intelligente del cane

Si è sempre pensato che il cane fosse più intelligente del lupo. Ma adesso una nuova ricerca ribalta questa ipotesi. I lupi, cresciuti con gli uomini sono più intelligenti dei cani.

Chi è più intelligente il cane o il lupo? Fino a qualche anno fa la risposta, scontata, sarebbe stata: il cane. Avallata anche da alcuni studi.
Nel 2004 Brian Hare, un ricercatore dell’università di Harvard per dimostrarlo, infatti, fece un esperimento. Alcuni cani e lupi, vennero messi di fronte a due ciotole rovesciate, una delle quali nascondeva del cibo.
Un volontario aiutava l’animale di turno cercando di indirizzarlo con alcuni gesti verso la ciotola giusta. Il risultato fu che i cani trovarono in poco tempo la ciotola di cibo, interpretando correttamente il linguaggio non verbale dell’uomo, mentre i lupi scelsero la ciotola giusta solo per caso e in rarissimi casi. Le conclusioni furono che il cane ha sviluppato un’intelligenza maggiore rispetto al suo antenato, il lupo, grazie alla vicinanza con l’uomo.
Ma si può confrontare l'intelligenza di due animali cresciuti in modo così diverso, uno a contatto con l'uomo e l'altro no? È quello che si è chiesta Monique Udell, ricercatrice all’università della Florida, che ha deciso di ritentare l’esperimento invertendo però la tipologia di animali.
Ha sottoposto le due ciotole a un gruppo di cani, che avevano avuto pochi rapporti con l’uomo e a un gruppo di lupi cresciuti, viceversa, con gli uomini.
Sorprendentemente i lupi sono stati molto più bravi non solo dei cani “non domestici” ma anche dei cani addomesticati dell'esperimento del 2004, interpretando alla perfezione i gesti del volontario otto volte su dieci.
E dimostrando che, a parità di condizione, i lupi sono più "svegli" dei cani.

Federica Ceccherini, 28 ottobre 2008

www.focus.it

martedì, ottobre 28, 2008

Caccia ai lupi grigi, braccio di ferro tra Bush e ambientalisti  

grey wolf barking28 ottobre 2008 - È iniziato un anno fa il braccio di ferro tra l’amministrazione Bush e gli ambientalisti americani, quando il “Fish and Wildlife Service”, su pressione di cacciatori ed allevatori, ha deciso che i lupi grigi non erano più da considerarsi una specie in via di estinzione. Gli animalisti, però, sono riusciti ad ottenere dal Tribunale di Washington un ingiunzione a non riaprire la caccia.

La tregua è durata fino all’annuncio, fatto la scorsa settimana, di un imminente ricorso al divieto. Secondo il Governo, infatti, ormai i lupi sono 350 nel Parco di Yellowstone e 1.500 sulle Montagne Rocciose ed il loro aumento costituirebbe un pericolo per gli allevatori di ovini e bovini.

Ma gli ambientalisti ricordano che la specie è ancora fortemente a rischio, a causa della selezione naturale, delle malattie e della fame, nonché dei cacciatori di frodo. Un quarto degli esemplari, infatti, muore entro il primo anno: su 100 animali che superano i 6 mesi, ne sopravvivono circa 75.

Foto | Thomas Roche

www.ecoblog.it

Via alla festa dei cani in Nepal

festa_cani2.jpg

Kathmandu, 28 ottobre 2008 - Il Nepal celebra il festival dei cani, il Kukur Tihar. Si tratta di una tipica festa nepalese che dura cinque giorni e che si festeggia verso la fine dell'autunno, di solito in coincidenza con i giorni di Diwali, la festa delle luci, che corrisponde ad una sorta di nostro Natale e Capodanno per gli induisti. Durante la festa di Kukur Tihar la popolazione nepalese venera il cane, considerato uno degli animali più fedeli all'uomo fin dai tempi più antichi. Durante questi cinque giorni la gente ricopre i cani con ghirlande di fiori e prepara loro dei piatti speciali. Ad essere venerati non solo i cani domestici ma anche quelli randagi.
La festa trae origine da una leggenda narrata nel poema epico indù Mahabharata, secondo la quale un cane sarebbe stato il fedele accompagnatore di un santo indù nel suo viaggio verso la vita eterna. Le celebrazioni di Kukur Tihar sono considerate il simbolo della convivenza pacifica dell'uomo con tutti gli esseri viventi.

(ANSA)

lunedì, ottobre 27, 2008

LE API SANNO CONTARE MA SOLO FINO A 4

SYDNEY, 27 ottobre 2008 - Le api sono più intelligenti di quanto finora ritenuto e possono anche imparare a contare, ma solo fino a quattro. Possono anche imparare a distinguere colori e odori, ed essere addestrate a volare attraverso intricati percorsi.

 Il prof. Mandyam Srinivasan dell'Istituto di ricerca cerebrale dell'università del Queensland, assistito dalla ricercatrice svedese Marie Dacke, ha addestrato le api a contare sistemando dei segnali a intervalli frequenti dentro un tunnel, con del nettare in uno solo di essi. Le api liberate nel tunnel volavano verso il segnale con il cibo, e tornavano allo stesso segnale anche quando il cibo era stato tolto.

"Quando sono state addestrate a raggiungere il terzo segnale, continuano a cercare il terzo segnale", spiega Srinivasan. "Se sono addestrate al quarto segnale, cercheranno il quarto. La loro capacità di contare però sembra arrivare solo a quattro, non sanno contare oltre". "Più studiamo queste creature che hanno un cervello quasi microscopico, più ci meravigliamo", ha detto lo studioso alla radio nazionale Abc.

"Hanno veramente molte delle capacità che noi cosiddetti esseri superiori possediamo, compresa la memoria avanzata e l'apprendimento". Secondo Srinivasan, le api riconoscono qualsiasi numero sopra il quattro come 'uno di molti'. Oltre il quarto, "le api cercavano in misura uguale presso tutti i segnali, come se non sapessero quale fosse quello con il nettare".

ANSA

domenica, ottobre 26, 2008

Firma la petizione "Cibo contro mangime"!
Una petizione internazionale, per chi soffre la fame, contro l'industria degli allevamenti intensivi.

26/10/2008 -  Parte sul sito di AgireOra Network la campagna per sostenere la petizione internazionale, diretta alle Nazioni Unite e alla FAO, lanciata dall'agenzia europea di notizie vegetariane e animaliste EVANA.

La petizione chiede a queste istituzioni sovranazionali di smettere di ignorare la possibilità di diffondere l'alimentazione a base vegetale sia nei paesi industrializzati che nelle fasce più abbienti dei paesi in via di sviluppo, e di affrontare seriamente questo aspetto, perché questa è una delle cose che aiuterebbero molto i popoli che soffrono la fame.

Invitiamo tutti a visitare la Pagina della campagna "Cibo contro mangime" per capire l'impatto sociale positivo della scelta veg, per firmare la petizione, per diffondere la campagna utilizzando i banner lì riportati.

Grazie a tutti per la partecipazione!

www.agireora.org

sabato, ottobre 25, 2008

La piccola Sofia con la mamma

{B}La piccola Sofia, amore di mamma orango{/B}

Tenere e a loro modo eccezionali. Mamma orango tiene tra le braccia la piccola Sofia. L'esemplare è nato nello zoo di Brookfield nell'Illinois. Queste sono le prime immagini diffuse della "bimba" nata in cattività (Master Photo Milano)

Rifkin: Roma ha sbagliato rotta solo il business verde ci può salvare"
Jeremy Rifkin, guarda a Bruxelles come all'unico motore capace di trainare il mondo fuori dal pantano della grande crisi.

23-10-2008 - "La posizione del governo italiano rischia di trascinare l'Europa verso l'abisso.
Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c'è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro".

L'Italia sostiene che il costo della battaglia per la stabilizzazione del clima è troppo alto, che la difesa dell'ecologia affonda l'economia.
"E' vero esattamente il contrario: solo il green business è in grado di far ripartire l'economia perché non siamo di fronte a una difficoltà congiunturale ma al passaggio tra due ere.

Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta è peggio: allora c'era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Però un'analogia con il 1929 c'è ed è fondamentale perché dà il segno del tempo che viviamo. Il '29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l'elettricità. E' stata una rivoluzione profonda che ha causato grandi sommovimenti sociali e la seconda guerra mondiale".

Stavolta cosa sta cambiando?

"Stiamo passando dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Quello che si è appena aperto è il secolo di Internet e dell'energia dolce prodotta nei quartieri, nelle case. Passiamo da un modello centrato sulle autostrade a uno centrato sulle superstrade dei bit. Non comprendere il senso di questo cambiamento significa esserne tagliati fuori".

Questa crisi mette paura, tende a rallentare lo slancio.
"Chi deve saltare e si ferma a metà del salto in genere fa una brutta fine. La seconda rivoluzione industriale è arrivata a fine corsa, al capolinea. Per ripartire ci vuole visione del futuro".

Il governo italiano sottolinea la necessità di difendere i posti di lavoro, di non esporre i bilanci industriali a investimenti onerosi.
"Ma le conoscono le proiezioni? In Europa le fonti rinnovabili creeranno un milione di nuovi posti di lavoro. Senza calcolare la crescita negli altri pilastri della terza rivoluzione industriale: l'edilizia avanzata, l'idrogeno, le reti intelligenti".

Quindi lei considera irrinunciabile l'obiettivo 20, 20, 20?
"Il più convinto sponsor di questa strategia è il commissario europeo all'industria, qualcosa vorrà dire... Questo obiettivo è la spinta che può far ripartire l'economia globale, rinunciare vuol dire condannare il mondo a una recessione violenta. E in questa partita l'Europa ha già una posizione di leadership. Non sono stati gli Usa, non è stata la Cina, non è stata l'India, non è stato il Giappone a imporre sullo scenario mondiale il legame tra la battaglia per la difesa del clima e l'innovazione tecnologica".

Investire tanto sul futuro non significa trascurare il presente?
"Bisogna adottare la strategia del doppio binario perché una transizione energetica come quella che stiamo vivendo richiede decenni. Da una parte si fa i conti con quel che c'è: bisogna minimizzare i danni degli impianti a combustibile fossile e delle centrali nucleari. Dall'altra servono massicci investimenti pubblici e privati per spingere verso le rinnovabili, l'idrogeno, le costruzioni avanzate, le reti intelligenti".

Berlusconi si è fatto interprete di umori largamente diffusi nel mondo industriale.
"Quale mondo industriale? Durante le stagioni del cambiamento ci sono sempre i nostalgici, quelli che rimpiangono il vecchio. Difficilmente sono loro a guidare il nuovo. Il 24 ottobre a Washington abbiamo organizzato una riunione a cui parteciperanno 60 presidenti, amministratori delegati e leader delle più importanti industrie a livello globale nei settori strategici: le fonti rinnovabili, l'edilizia avanzata, i trasporti a basso impatto ambientale, le reti intelligenti".

Qual è l'obiettivo?
"Si creerà un think tank per mettere a fuoco la strategia necessaria a dare respiro alle politiche ambientali legando la difesa degli ecosistemi alla crescita economica. Dobbiamo misurarci con i prossimi appuntamenti internazionali sul clima: l'imminente conferenza di Poznan, in Polonia, e quella del 2009 a Copenaghen. Serve un nuovo approccio: non più solo target in negativo ma obiettivi in positivo. Non solo dire a ogni paese quanto deve tagliare le emissioni, ma chiedere a ognuno di realizzare una certa quantità di case super efficienti, di centrali rinnovabili, di celle a combustibile, di trasporti avanzati. In questa prospettiva stare fuori dalla scommessa sul clima significa stare fuori dall'economia vincente".

ANTONIO CIANCIULLO

www.repubblica.it

venerdì, ottobre 24, 2008

Sardegna in ginocchio per il nubifragio, ma l'uomo ha le sue responsabilità    

Nubifragio Sardegna24 ottobre 2008 - Lo scorso mercoledì in Sardegna si è abbattuto un nubifragio di incredibile potenza lasciando segni profondi sia nella popolazione (con alcuni morti) sia nel territorio dell’isola.

La responsabilità non è da attribuire esclusivamente alle nuvole cariche di pioggia che per diverse ore hanno comunque scaricato una quantità d’acqua immensa, ma in gran parte all’uomo e alle sue modifiche operate sull’ambiente. Cambiamenti climatici? Non si può sapere con certezza se la causa possa essere attribuita a questo fenomeno, fatto sta che se anche fosse, i mezzi di adattamento a questi violenti fenomeni meteorologici si sono dimostrati terribilmente inefficaci.

Se oggi molte famiglie vivono in questa drammatica situazione c’è da ricercare la causa nella facilità con cui l’ambiente naturale locale è stato modificato. La mano dell’uomo infatti ha permesso che venissero messe delle colate di cemento persino negli alvei dei fiumi oppure, come nel caso di Monserrato (comune limitrofo a Cagliari), ha deviato il corso naturale dei ruscelli che garantivano una comoda via di fuga alle acque piovane. Un altro fiume, il Rio Matzeu, che scorre a Sestu (un altro paese limitrofo a Cagliari) si è ripreso i propri spazi.

Proprio nel punto in cui questo torrente abbandona il paese, il corso del fiume è stato strozzato dalle infrastrutture stradali. Inoltre, sempre vicino al fiume, hanno creato problemi pure le costruzioni di privati, i quali edificando un muro di recinzione in cemento a ridosso dell’argine hanno permesso che si formasse una strettoia che, dopo le incessanti piogge, non ha fatto altro che aumentare a dismisura la pressione del muro d’acqua in arrivo dalle sorgenti.

Sono bastati pochi minuti perché il fiume si riprendesse i suoi spazi naturali: da una larghezza imposta dal cemento di circa cinque metri, ha esondato fino a corrodere gli argini in terra, sovrastando tutto quello che ha incontrato nel suo cammino e arrivando così a una larghezza di una cinquantina di metri. Altra critica non di poca importanza è il fatto che i centri colpiti sarebbero a valle rispetto ad alcune colline completamente edificate, il cui terreno ha perso completamente la capacità di drenaggio.

Purtroppo mai come in queste situazioni ci si ricorda dell’importanza che l’ambiente ha nella vita delle persone. La speranza è che i poteri politici tengano a mente questi episodi e agiscano affinché ci si possa trovar meglio preparati a fenomeni come questi che, secondo le previsioni, dovrebbero essere sempre più numerosi in futuro.

Via | Regione.sardegna.it
Foto | Flickr

 www.ecoblog.it/

GIRA MONDO A PIEDI CON CANE, DOPO 37MILA KM SI FERMA A TORINO
Anche contro abbandono degli animali

Gianluca Ratta e il suo cane Shira

24 ottobre 2008 - E' tornato a Torino dopo un viaggio di 37 mila km a piedi per l'Italia e l'Europa insieme a Shira, il suo husky di otto anni, e si fermerà nel capoluogo piemontese fino alla prossima primavera: Gianluca Ratta, 36 anni, torinese, riprenderà a marciare quando verranno riaperti i passi alpini.
"Viaggio - spiega - per promuovere lo sport pulito, il rispetto per l'ambiente e l'amore per gli animali. Viaggio con qualsiasi clima e in qualsiasi condizione. E' il mio modo di essere, di conservare il centro della mia vita". In 1.040 giorni di cammino, dal primo gennaio 2000 a oggi, Ratta ha percorso l'Italia due volte e mezzo ("isole e isolette comprese") ed è stato a San Marino, a Città del Vaticano, in Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovacchia: più di 40 km al giorno, 26 paia di scarpe consumate, una montagna di attestati di passaggio firmati dagli amministratori delle città visitate. L'ultima tappa è stata Bellinzona, nel Canton Ticino. Ora, a Torino ("dove ho i miei affetti"), i preparativi per una nuova partenza. All'appello mancano 44 colli e valichi delle Alpi, poi chissà: "Per me - conclude Ratta - il futuro è un'ipotesi, ogni giorno è una sorpresa. Di sicuro continuerò a viaggiare".

(ANSA)