domenica, agosto 31, 2008
Una speciale vernice fotovoltaica, leggera e basso costo, sostiturà i costosi pannelli solari. Le prime applicazioni saranno in campo navale.
Costosi e ingombranti pannelli solari in silicio addio: il futuro del fotovoltaico è... spalmabile, anzi, pennellabile. Un team di ricercatori italiani, insieme all’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del CNR di Bologna, ha infatti realizzato la prima vernice che trasforma in energia la luce del Sole. Fabio Cappelli, Antonio Maroscia e Stefano Segato, i papà di questo rivoluzionario prodotto, sono orgogliosi della loro creatura: per anni aziende e centri di ricerca hanno lavorato per realizzare questo progetto, ma il gruppo di italiani è stato il primo a raggiungere l’obiettivo.
Ecologia a pennellate. Photon Inside, questo il nome della speciale vernice, può essere trattata come una comune pittura: può essere stesa su qualunque superficie ed essere riapplicata man mano che si degrada, non ha impatto architettonico o ambientale e resiste agli agenti atmosferici. Da 50 metri quadri di parete trattati con Photon Inside si ottengono 3 kW di energia. I costi? Piuttosto contenuti. Una palazzina di 3 piani, dove abitano 6 famiglie, ha bisogno di circa 288 mq verniciati per garantire a ciascuna 3 kW di potenza, con una spesa totale di 59.400 euro. I primi impieghi di Photon Inside saranno in campo navale: i pannelli solari verranno verniciati su yacht per fornire corrente alle apparecchiature di bordo e a motori di emergenza.
Alessandro Bolla
(25 agosto 2008)
www.focus.it
ATENE, 29 agosto 2008 - L'ultimo orso bruno esistente sul monte Olimpo, nella Grecia settentrionale, e' stato ucciso, probabilmente con un colpo d'arma da fuoco. Lo ha annunciato l'organizzazione ecologica Callisto affermando che si tratta di ''una gravissima perdita'' per la fauna protetta. L'orso, ha detto all'Ansa un portavoce di Callisto, aveva ferite sul corpo e si ritiene quindi che sia stato ucciso a colpi d'arma da fuoco, ma non si esclude che, considerata l'agonia che presuppone la bocca aperta, possa essere stato prima avvelenato.
Callisto, un'organizzazione che da anni osserva le popolazioni di plantigradi, lupi e altri animali in pericolo di estinzione, sottolinea che in tutta la Grecia restano solo 200-300 orsi bruni della grande popolazione che un tempo viveva in questi territori. Da una settantina di anni gli orsi avevano abbandonato il monte Olimpo, ma alcuni di essi vi erano tornati cinque anni fa. ''Riteniamo che fossero due, uno dei quali fu ucciso tre anni fa, per cui questo, un maschio di 10 anni del peso di circa 180 kg e' verosimilmente l'ultimo in questa area, una perdita gravissima'' ha spiegato il portavoce di Callisto.
Il monte Olimpo ricoperto da un'importante vegetazione e' con i suoi 2917 metri la piu' alta montagna della Grecia ed era considerato nell'antichita' la dimora degli dei. Nel 1938 e' diventato sede di un Parco Nazionale.
(ANSA)
sabato, agosto 30, 2008
Le pale eoliche uccidono i pipistrelli
Qualche giorno fa abbiamo chiesto ai nostri lettori le opinioni sull’estetica degli aerogeneratori. Nei commenti non è giustamente venuta fuori una tematica molto cara agli ambientalisti (specialmente a quelli last minute) ovvero l’impatto con l’avifauna. Recenti studi della University of Calgary in Canada hanno evidenziato che le pale arrecano maggiori danni ed in numero più elevato ai pipistrelli rispetto agli uccelli. Il problema risiederebbe non solo nell’impatto con i mulini ma, per metà dei casi, la morte di questi piccoli mammiferi avviene a seguito del barotrauma.Detto fenomeno avviene più frequentemente nei pipistrelli a causa della maggiore sensibilità rispetto agli uccelli, cosa che, assieme a bassi tassi riproduttivi, aumentano il rischio di estinzione dei primi. In particolare, le specie maggiormente soggette alle morti da pale eoliche sono migranti che si posano sugli alberi e svolgono un’importante azione di contenimento degli insetti (inclusi diversi parassiti e patogeni). L’unica soluzione possibile sarebbe quella di spegnere gli aerogeneratori durante le migrazioni, visto che tra l’altro i pipistrelli sono maggiormente attivi quando c’è meno vento.
Via | University of Calgari
Foto di Lee Carson
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26 agosto 2008 - Non è proprio un mostro di bellezza questo "geco gigante dalla coda a foglia" (Uroplatus fimbriatus). Vive solamente in Madagascar, come tanti dei più curiosi animali che popolano il nostro pianeta.
L'isola, a quanto dimostra un recente studio condotto negli Stati Uniti, è una sorta di enorme arca di Noè dove ancora oggi vivono (o forse sarebbe meglio dire, sopravvivono) alcune delle specie animali più curiose e inaspettate, parecchie delle quali in via di estinzione. Oltre a questo geco, i ricercatori dell'Università della California hanno identificato altre rarità zoologiche in pericolo tra cui coloratissime (e velenosissime) rane, diverse specie di lemuri e un microscopico camaleonte che sta sulla punta di un dito.
venerdì, agosto 29, 2008
l'incidente a fleurus 5 giorni fa. greenpeace: intervento tardivo del governo
Gli avvisi: «Non mangiate cibi locali»
BRUXELLES - Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L'incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus - circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l'acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l'intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.
INFORMATA L'UE - Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell'area, l'Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell'Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l'ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l'incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l'Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all'esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri.
GREENPEACE - Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all'indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L'istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.
29 agosto 2008
giovedì, agosto 28, 2008
Energia dall'asfalto: le strade del futuro
28 agosto 2008 - Questa settimana un’eclatante scoperta scientifica sta facendo scalpore negli Stati Uniti. Se l’idea degli scienziati andrà in porto, accanto a energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare comparirà anche l’energia “stradale”. L’asfalto, infatti, è un eccellente immagazzinatore di energia, migliore anche dei pannelli solari: utilizzando l’energia assorbita dalle strade non ci sarebbe nemmeno il bisogno di costruire nuovi impianti ed inoltre, a differenza dei pannelli solari, il catrame conserva una temperatura altissima anche dopo il tramonto.
Si tratta del nuovo studio dei ricercatori del Massachusetts, appena presentata all’incontro internazionale su “Pavimenti asfaltati e ambiente” di Zurigo. Questi scienziati stanno lavorando a delle tecniche per trasformare, in larga scala, il calore dell’asfalto in energia utilizzabile, attraverso tubi d’acqua. Nel loro studio affermano che un sistema di trasformazione di energia dovrà far parte sin dall’inizio dei progetti di costruzione delle strade, che saranno così delle centrali elettriche efficientissime senza costi eccessivi né stravolgimenti ambientali.
Uno scenario quasi fantascientifico, se immaginiamo che le strade del nostro quartiere potranno approvvigionare l’elettricità e il riscaldamento delle nostre case. Ma niente di nuovo sotto il sole, per restare in tema. Abbiamo già parlato di come gli Usa copiano il sistema europeo per asfaltare le strade, ma l’energia del calore che il catrame assorbe è già utilizzato, in piccola scala, in diversi Paesi europei, come Germania e Olanda - dove, tra l’altro, è stato inventato l’asfalto che purifica l’aria. Certo è che se davvero troveranno il modo di approvvigionare dall’energia dell’asfalto i consumi di un’intera città, il primato sarà statunitense.
La sognatrice Europa inventa e l’ambiziosa America mette in pratica: un fatto storico. Come il telefono, il treno, la benzina sintetica, la democrazia.
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Amazzonia in fiamme. In diretta sul Web
Gli attivisti, tra cui un italiano, stanno perlustrando con un aeroplano Cessna e con due gip blindate le aree forestali colpite dagli incendi. Le immagini verranno trasmesse in streaming per 30 minuti dato l'alto rischio dell'operazione sia per le fiamme che per le reazioni dei colpevoli colti in flagranza di reato.
L'area più colpita da questo fenomeno è la Foresta Nazionale di Jamanxim, 1,3 milioni di ettari di area protetta, creata per decreto presidenziale nel febbraio del 2006. In quest'area le uniche attività consentite dalla legge sono l'uso responsabile delle risorse naturali attraverso attività di gestione forestale sostenibile. Eppure nel solo mese di agosto sono stati registrati a Jamanxin 111 incendi di varia entità. Tutti questi incendi sono provocati da attività antropiche e non sono di origine spontanea.
La deforestazione, a livello globale, è responsabile del 20% delle emissioni di gas serra. Se si considera il solo Brasile va anche peggio: il 75% delle emissioni del paese sono causate dalla deforestazione del polmone amazzonico. Gli incendi in Amazzonia non fanno che accelerare i cambiamenti climatici e minacciare la sopravvivenza delle popolazioni locali e la biodiversità.
L'Amazzonia va in fumo e i governi sembrano ignorare questo disastro ambientale. Greenpeace sta correndo questo rischio affinché con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso chi ha il potere di decidere adotti subito le giuste misure per proteggere il polmone verde del Pianeta.
La foresta amazzonica brucia. Guarda la direttawww.greenpeace.it
mercoledì, agosto 27, 2008
Emozioni nel regno animale anche gli elefanti amano
Una gorilla ha commosso il mondo piangendo il suo piccolo e tentando di rianimarlo
Etologi e neurobiologi spiegano: "Hanno un cervello molto simile al nostro"
Gli unici organi di cui sono sprovvisti sono quelli del linguaggio
di CRISTINA NADOTTI
SE potessero parlare ci direbbero "Mi fai male", "Sono triste", "Sono felice di vederti". Etologi e neurobiologi ne sono sempre più convinti: per quanto riguarda le emozioni l'unica cosa che differenzia animali e uomini è il modo in cui si esprimono. Agli animali mancano gli organi adatti per articolare il linguaggio e quindi per comunicare quel che provano, ma poiché possiedono vista, tatto, attività cerebrale e una buona porzione del Dna simili o, in alcuni casi, quasi uguali ai nostri, a scimmie, cani, corvi, polpi e perfino tartarughe e pesci è giusto attribuire la capacità di amare, soffrire, gioire.
Il dibattito è annoso, ma si è riacceso lo scorso 21 agosto, quando un gorilla di tre mesi, affetto da un difetto cardiaco congenito, è morto nello zoo di Münster, in Germania. Davanti ai visitatori commossi fino alle lacrime, la mamma di Claudio ha cullato e stretto al seno il cadavere per giorni, cercando disperatamente di rianimarlo. Il comportamento della gorilla Gana è stato commentato sui giornali e molti lettori hanno mandato le loro condoglianze all'animale. Di fronte a tanta empatia alcuni scienziati hanno ribadito che è un errore proiettare sugli animali sentimenti che sono solo umani. La risposta di zoologi, etologi e neurobiologi, e soprattutto dell'ultima branca dell'etologia, la neuroetologia, è stata unanime: che gli animali provino emozioni è sotto gli occhi di tutti, ma è ancora difficile provarlo scientificamente.
La valutazione scientifica delle emozioni, argomentano i sostenitori dell'uguaglianza tra uomini e animali, è molto difficile anche per gli esseri umani, quindi perché stupirsi se non si riesce a stabilire quanto dolore prova un cane sottoposto a un intervento chirurgico, cosa sente un elefante quando riconosce il vecchio compagno di zoo, o quanto è depresso un maialino che viene allontanato prematuramente dalla madre. A dirci che i mammiferi e gli uccelli possono sentire le emozioni come noi è il loro cervello, sostengono i neuroetologi, che possiede come il nostro il sistema limbico. Quest'area contiene un insieme di strutture cerebrali che sovrintendono a varie funzioni quali le emozioni, il comportamento e la memoria a lungo termine.
Chi ha un animale da compagnia obietta che non ha bisogno di conoscere la struttura cerebrale per definire vergogna quella che osserva nel suo gatto, quando l'animale non riesce ad agguantare una preda e, caduto rovinosamente, si lecca distrattamente una zampa per far finta di niente. Lo psicologo prestato all'etologia Jeffrey Moussaief Masson ha scritto tomi riportando osservazioni ed esperimenti sulle emozioni animali, fino ad affermare che un coniglio è capace di mostrare riconoscenza al gatto che lo ha salvato da un'aggressione.
Le taccole intelligenti di Lorenz sono un caposaldo nella storia dell'etologia, ma ultimamente gli studiosi hanno accertato che i corvi sono in grado di divertirsi e che percepiscono la tristezza umana manifestando solidarietà. Le emozioni non sarebbero appannaggio solo di mammiferi e uccelli: l'intelligenza dei polpi è accertata, in più questi molluschi cambiano colore non solo per mimetizzarsi ma, secondo gli scienziati, per esprimere sentimenti quali la rabbia e la gioia. Perfino i pesci rossi e le tartarughe sarebbero in grado di provare emozioni, come mostrano le loro differenti personalità e capacità di adattamento alle situazioni. Se c'è tanta resistenza ad accettare le capacità emotive degli animali dipende dal modo in cui continuiamo a servirci di loro. Ammettere che soffrono quanto noi significa smettere di ucciderli, maltrattarli, rinchiuderli, smettere, in sostanza, di considerarli inferiori a noi.
(26 agosto 2008)
www.repubblica.it
martedì, agosto 26, 2008
lunedì, agosto 25, 2008
Rifiuti nucleari trattati in modo ecologico
Aldilà della costruzione vera o propagandata di impianti nucleari sul territorio italiano, il problema dei rifiuti radioattivi rimane anche in un paese denuclearizzato come il nostro. Le scorie sono un tema sentito in un paese che presenta fenomeni sismologici intensi, ma presto questo problema potrebbe essere risolto in modo ecologico grazie ad uno studio dell’università dell’Idaho.Il professor Chien Wai ha sviluppato un sistema in grado di recuperare e riutilizzare l’uranio contenuto all’interno delle scorie riducendo le quantità e la radioattività di queste ultime. Il sistema sfrutta lo stesso principio usato per la produzione del caffè decaffeinato: il meccanismo di azione prevede l’insufflazione di un fluido supercritico che riesce a disciogliere metalli pesanti e, una volta solubilizzati nel fluido, questo viene raccolto.
Successivamente lo si porta dallo stato di liquido a quello di gas consentendo la separazione del solvente dal soluto. È così possibile recuperare dell’uranio per un suo riutilizzo all’interno del ciclo produttivo stesso. Il sistema è sicuramente interessante e può trovare applicazione anche per molti rifiuti speciali che contengono elevati quantitativi di metalli pesanti, favorendo da un lato il recupero di materie prime importanti e dall’altro una certa sanificazione degli stessi.
Via | University of Idaho - today@uidaho.edu
Foto | markwgallagher
domenica, agosto 24, 2008
24 agosto 2008 - A prima vista può sembrare un ramoscello di vimini trasportato dal vento. Ma in realtà questo stecco è capace di muoversi con le sue gambe. E' infatti un insetto: l'insetto stecco (ord. Phasmatodea). Un vero burlone che nelle foreste tropicali dove vive, ama prendersi gioco dei predatori, fingendosi un pezzo di legno fatto oscillare dalle correnti.Un metodo un po' da "pigri" ma che spesso funziona (anche se non sempre).
E questa è solo una delle tattiche degli insetti appartenenti a questo ordine, che comprende oltre 2.700 specie diverse. Alcuni insetti stecco, hanno le zampe posteriori ricoperte di aculei con cui pungono eventuali aggressori. Altri invece sono dotati di particolari ghiandole che secernono un repellente chimico da spruzzare contro il nemico.
www.focus.it
sabato, agosto 23, 2008
23 agosto 2008 - Di nome fa Ashya e può fare conti con piccole quantità, azzeccando quella maggiore. Certo c’è un (nemmeno troppo) piccolo particolare non trascurabile, vale a dire che Ashya è un elefante sottoposto a test matematici dai ricercatori dell’università di Tokyo. Non solo quindi questi animali hanno una memoria eccezionale, ma pare se la cavino pure con i numeri. I ricercatori giapponesi hanno lasciato cadere tre mele in un secchio e una sola mela in un secondo contenitore, poi al primo hanno aggiunto altre quattro mele e cinque nel secondo. Ashya ha identificato il primo secchio come il più fornito e lo ha scelto come banchetto migliore per il pranzo. L’esperimento è stato ripetuto più volte e nel 74% dei casi l’elefante ha scelto quello con la maggiore quantità di mele, entrando così nella famiglia degli animali che hanno già dimostrato di sapersela cavare con la matematica: scimpanzè, salamandre e piccioni sono i predecessori in questo tipo di risultato. In questo caso, quello degli elefanti, colpisce l’abilità a saper distinguere anche quando le cifre sono molto simili fra di loro.
Mya Thompson, della Cornell University in Inghilterra, ritiene che questa propensione sia utile per non smarrire i compagni che formano il gruppo oppure che la propensione verso la matematica sia un prodotto della selezione naturale per un cervello più grande.
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La Pecora Nera







