giovedì, luglio 31, 2008
Sotto accusa i pesticidi
30 luglio 2008 - E' allarme per l'apicoltura in tutto il mondo, Italia compresa. Un'''epidemia silenziosa'' che mette sotto accusa il massiccio uso di pesticidi. Decimata la popolazione delle api, che sul territorio nazionale si e' ridotta del 40-50%. Ma a rischio c'e' anche l'alimentazione che dipende, per oltre un terzo, da coltivazioni impollinate proprio di questi insetti. ''Se le api dovessero davvero estinguersi l'umanita' rischierebbe una carestia a livello mondiale'', sottolinea, senza mezzi termini, l'etologo Giorgio Celli, docente all'Istituto di Entomologia all'Universita' di Bologna.
I danni, comunque, si contano gia'. L'Unione degli apicoltori italiani (Unaapi) stima una perdita economica per la mancata impollinazione di 250 milioni di euro. Le regioni prevalentemente colpite dalla moria di api - secondo l'associazione - sono Piemonte e Lombardia, ma forti segnali si registrano anche in Veneto, Emilia Romagna, Toscana. ''I principali killer delle api - spiega Francesco Panella, presidente dell'Unaapi - sono alcuni nuovi insetticidi, i cosiddetti 'neonicotinoidi'. Sono sostanze autorizzate irresponsabilmente da poteri pubblici sempre piu' subalterni agli interessi dell'industria chimica''. Un allarme respinto da Futuragra che evidenzia come il nesso tra la ''moria delle api e le sostanze insetticide, usate nella concia dei sementi, sia una relazione tutta da dimostrare''. Per l'associazione, quindi la ventilata messa al bando dei neonicotinoidi sarebbe ''un colpo per la nostra agricoltura, che potrebbe provocare - rileva il presidente Duilio Campagnolo - perdite per centinaia di euro per ettaro impedendo agli agricoltori di impiegare quegli strumenti necessari per arginare gli attacchi degli insetti''.
Mentre la Federazione apicoltori italiani (Fai), pur condividendo la necessita' di vietare gli insetticidi, invita a cercare le cause di questa moria anche altrove. Sta di fatto che la situazione, per gli esperti del settore, e' grave. Anche perche' non e' a rischio soltanto la produzione di miele. ''Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza - sottolinea Coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti''. Riflessi negativi ci sono anche nel settore zootecnico, vista l'importanza che riveste l'impollinazione nei confronti dei pascoli e del foraggio.
''Servono di conseguenza - rileva la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) -, provvedimenti mirati'' a sostegno del settore che conta piu' di 70 mila apicoltori (tra imprenditori e hobbysti), oltre un milione e 100 mila alveari, una produzione di miele che supera le 15 mila tonnellate l'anno. Un intervento richiesto anche dal ministro dell'Ambiente del governo ombra, Ermete Realacci. L'esecutivo - dice - ''deve adottare tutte le misure necessarie prima che la situazione diventi irreversibile''.
Fonte ANSA
Ricerca di un biologo danese
31 luglio 08 - Il segreto del canto di alcune specie di uccelli e' in una serie di muscoli superveloci, in grado di contrarsi cento volte piu' rapidamente del tempo necessario all'uomo per battere le ciglia.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Plos One, e' del biologo danese Coen Elemans, che ha condotto lo studio negli Stati Uniti, nell'universita' dello Utah.
''Abbiamo scoperto - ha detto Elemans - che lo storno europeo, diffuso in Eurasia e Nord America, e il diamante mandarino diffuso in Australia e Indonesia controllano il loro canto grazie ai muscoli dalla contrazione piu' rapida mai osservata''. Finora si riteneva che muscoli cosi' veloci appartenessero solo a pochissimi animali, come il crotalo, che produce il tipico suono con l'estremita' della coda o alcune.
''Ma adesso - ha osservato il biologo - abbiamo dimostrato che anche anche gli uccelli canori hanno sviluppato questi muscoli dalle prestazioni estreme e che, contrariamente a quanto si credeva, sono molto piu' comuni nel mondo animale di quanto si credesse''. I ricercatori hanno scoperto che lo storno e il diamante mandarino possono contrarre e rilassare i muscoli vocali nell'arco di tre o quattro millisecondi, ossia cento volte piu' velocemente rispetto al tempo necessario a un uomo per battere le ciglia.
(ANSA)
mercoledì, luglio 30, 2008
Ptilocercus lowii, beve come una spugna ma non si ubriaca
Si procura la bevanda a base di alcol non in un bar ma dalle palme che crescono nel suo habitat, le foreste della Malesia occidentale, che producono una linfa che vanta un tenore alcolico in grado di competere con la birra.
E la quantità che ingeriscono ogni notte potrebbe stroncare, in proporzione, anche un uomo. Ora i ricercatori vogliono comprendere attraverso quale meccanismo questi piccoli animali riescono a metabolizzare una così grande quantità di alcool.
Via | Timesonline
Foto | Timesonline
www.ecoblog.it
In provincia di Varese
30 luglio 08 - Prelevare 17 centesimi di euro di acqua da un idrante stradale, sia pure per dissetare gli animali stremati dalla siccita', secondo la polizia municipale di Saronno ipotizza il reato di furto aggravato, punibile con una pena da uno a sei anni di carcere. E' stato di diverso avviso il giudice del tribunale che ha invece assolto il pensionato protagonista della vicenda perche' ''prelevare acqua da un erogatore pubblico, anche se si tratta di un idrante'' - attrezzatura predisposta per fronteggiare gli incendi - non e' previsto dalla legge come reato''.
L'episodio risale a due anni fa ma e' giunto a sentenza ora.
Il pensionato allevava galline e conigli in un piccolo appezzamento alla periferia di Saronno. L'acqua generalmente usata per abbeverare gli animali - ha spiegato in aula il legale del pensionato - e' quella piovana, raccolta in appositi bidoni, che in quel giugno erano vuoti a causa di una lunga siccita'.
L'uomo ha caricato sul motocarro un bidone da mille litri, ha cercato di riempire il contenitore aprendo, senza forzarlo, il rubinetto di un idrante. E' arrivata una pattuglia di vigili che ha redatto un verbale e lo ha trasmesso alla Procura. Ma per il giudice l'acqua 'pubblica' e' appunto 'pubblica' e l'idrante e' un erogatore alla stregua di una fontana.
(ANSA)
martedì, luglio 29, 2008
Un commento del cap. Paul Watson sulla recente approvazione del divieto di commercio delle pelli di foca da parte della Commissione Europea.
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28/07/2008 - Dall'Unione Europea arriva un forte messaggio di compassione per le foche perseguitate di tutto il mondo. La Commissione Europea ha adottato una proposta oggi, 23 luglio 2008, che vieta l'importazione in tutti gli Stati Membri di tutti i prodotti derivanti da foche uccise in maniera inumana.
"Dopo oltre quattro decenni di battaglie contro questo massacro brutale, selvaggio ed estremamente crudele delle foche della costa orientale del Canada, e' stata ottenuta un'incredibile vittoria con questa proposta di divieto del commercio delle pelli di foca nei mercati europei", ha dichiarato il capitano Paul Watson. "Questo significa anche che i prodotti di foca diretti verso l'Asia non potranno piu' passare attraverso i porti europei, ed inoltre, dato che l'Europa definisce la moda mondiale, quello che non va di moda a Parigi e Roma non sara' piu' di moda in Cina o in Giappone."
Il Commissario Europeo Stavros Dimas ha dichiarato ai giornalisti: "I prodotti di foca che vengono da Paesi che usano metodi crudeli di caccia non devono essere ammessi all'interno dell'UE. L'UE si e' impegnata a mantenere alti standard di benessere animale."
La proposta dell'UE stabilisce che il commercio di prodotti derivanti dalle foche e' ammesso solo con le nazioni che offrono garanzie che le proprie tecniche di caccia siano "consistenti con alti standard di benessere animale" e che gli animali siano uccisi velocemente e senza sofferenza inutile. E' prevista anche una deroga speciale per la comunita' Inuit.
La normativa raccomanda inoltre la presenza di etichette e di un certificato che attesti che i prodotti commercializzati rispettino le condizioni stringenti dettate dall'UE.
Il Canada puo' sostenere finche' vuole che i suoi metodi di caccia siano "umani", ma le prove dimostrano che invece sono eccezionalmente crudeli. L'unico modo in cui una pelle di foca potrebbe essere venduta oggi all'Europa sarebbe documentare in video ogni singola uccisione e marcare ogni singola pelle di foca con un codice che la correli con il video dell'uccisione di quell'animale. Se i cacciatori canadesi fossero costretti a tentare di uccidere le foche davvero in modo "umano" (secondo gli standard dell'UE), la loro attivita' rallenterebbe moltissimo, perche' ci vogliono tempo e condizioni meteorologiche perfette per macellare un animale in condizioni di tempo avverso sul ghiaccio in movimento.
L'Unione Europea e' stata costretta a stilare il testo del divieto in questo modo per evitare ricatti commerciali da parte del Canada. Il Canada avrebbe potuto imporre restrizioni al commercio con l'Europa se il divieto fosse stato inderogabile, ma sara' difficile contraddire il testo della proposta che proibisce specificamente i prodotti ottenuti in modo inumano.
"Cosa fara' il Canada?" si chiede il capitano Watson. "Il Ministro della Pesca Loyola Hearn non puo' affermare di opporsi al divieto sui prodotti di foca ottenuti in modo crudele. Ne' puo' dire che abbiamo il diritto di mettere sul mercato mondiale prodotti ottenuti in modo inumano. Puo' solo continuare a insistere che la caccia alla foche e' ben normata e umana, ma ora deve dimostrarlo e francamente non c'e' modo di dimostrare che il massacro di cuccioli di foca sia umano".
Se il massacro delle foche ora continua sara' solo come attivita' sostenuta dai sussidi statali per mantenere una tradizione barbara a dispetto di una societa' civilizzata.
"Finche' i cacciatori di foche continueranno ad andare sul ghiaccio per uccidere le foche per qualsiasi ragione, saranno controllati e ostacolati", ha dichiarato il capitano Watson. "La crudelta' sugli animali marini e la loro uccisione non devono essere tollerate per nessuna ragione, economica o culturale. Questa proposta segna la fine di uno dei massacri piu' osceni e disprezzabili di animali selvatici che esista sul pianeta. Se il Canada non vuole volontariamente accettare di vivere nel 21esimo secolo, noi continueremo a prendere a calci nel sedere il governo fino a che non lo fara'".
Il capitano Paul Watson e' nato e cresciuto in un villaggio di pescatori della costa orientale del Canada e si e' opposto al massacro delle foche fin da bambino, a 10 anni.
"Dopo aver provato per 48 anni la vergogna e l'umiliazione di essere un canadese ed essere associato a questo annuale spettacolo dell'orrore, do il benvenuto a questa normativa europea con grande gioia", ha affermato.
I prezzi delle pellicce di foca canadesi sono diminuiti drasticamente da quando l'Unione Europea ha iniziato per la prima volta a prendere provvedimenti per vietare la vendita di questi prodotti. Il divieto proposto dalla Commissione avra' anche un impatto sull'importazione di prodotti di foca da parte del Sudafrica e della Russia.
In aprile, la nave Farley Mowat di Sea Shepherd, registrata in Olanda, e' stata abbordata, sotto il tiro di armi da fuoco, in acque internazionali, per impedire la documentazione della crudelta' che avveniva sui ghiacci. I video e le foto del massacro sono stati sequestrati dalla polizia canadese, la Royal Canadian Mounted Police.
Il capitano Alex Cornelissen, olandese, e il Primo Ufficiale Peter Hammarstedt, svedese, sono stati arrestati in quell'occasione e accusati di essersi avvicinati troppo alla zona del massacro delle foche. Subiranno un processo per questo "crimine" nell'aprile del 2009. Nel frattempo, la Farley Mowat e' trattenuta dalle autorita' canadesi fino a che il caso non sara' risolto.
"Se la caccia alle foche e' cosi' umana come sostiene il governo, perche' applicare queste misure estreme per confiscare le prove che invece non lo e', e perche' e' illegale in Canada documentare l'uccisione di una foca senza la supervisione del governo?" chiede il capitano Cornelissen.
"Abbiamo scattato foto di foche macellate crudelmente", ha detto Peter Hammarstedt. "Eppure il governo ci tratta come se fossimo dei terroristi armati. Forse alla fine si sono resi conto che una macchina fotografica e' un'arma piu' potente di una pistola e che la verita' e' piu' minacciosa delle loro bugie. Combatteremo contro di loro sui ghiacci. Li combatteremo nelle aule di tribunale. Li combatteremo sul mercato, ma mai ci arrenderemo alla crudelta' selvaggia e alla distruzione di una specie selvatica marina".
Fonte: Sea Shepherd, V Day for Seals in Europe, 23 luglio 2008
lunedì, luglio 28, 2008
28 luglio 2008 - Al Gore con un film sul cambiamento climatico ha vinto un Nobel. Le energie rinnovabili stanno vivendo un boom, complice la folle corsa del prezzo del petrolio. Ma chi ha le competenze per comunicare i temi emergenti dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile?
Parte la selezione per la quarta edizione del Master in Comunicazione Ambientale, giornalismo, marketing e divulgazione socio-istituzionale promosso dal Centro Studi CTS e la rivista Modus Vivendi, mensile di scienza, natura e stili di vita.
Il MASTER IN COMUNICAZIONE AMBIENTALE, unico nel suo genere, è stato ideato per la creazione di professionisti che sappiano occuparsi dei temi ambientali nel vasto mondo della comunicazione. Giovanni Carrada (Superquark), Fulco Pratesi (Wwf), Puccio Corona (TG1), Giuliana Sgrena (Il Manifesto), Tessa Gelisio (Pianeta Mare, Rete4), Antonio Cianciullo (La Repubblica) sono solo alcuni dei docenti che si avvicenderanno in aula.
II Master dura 6 mesi (per un totale di oltre 1000 ore), tre di aula e tre di stage (ottobre 2008 - aprile 2009). La fase d'aula è articolata in 400 ore di lezione ed 100 ore di sviluppo di un project work. Il programma prevede una frequenza giornaliera full time, dal lunedì al venerdì.
Al termine del percorso formativo, i partecipanti saranno in grado di utilizzare le tecniche di lavoro specifiche dei diversi media (TV, radio, agenzie stampa, quotidiani e periodici, Internet), gestire i rapporti con la stampa, progettare una campagna di comunicazione o di pubblicità, organizzare un evento e le altre attività di pertinenza del comunicatore ambientale.
Quest'anno, per la prima volta, anche le aziende parteciperanno al master portando interessanti case-history di comunicazione ambientale e marketing.
L'ammissione al Master è riservata a laureati e laureandi di età non superiore ai 32 anni provenienti da tutte le facoltà universitarie.
E' prevista l'assegnazione di voucher formativi a copertura totale e parziale della quota di iscrizione. Il Master inizierà ad ottobre, è a numero chiuso e le selezioni si terranno a luglio e settembre. per partecipare basta inviare il curriculum attraverso il sito www.centrostudicts.it dove si trovano le modalità complete e il bando.
La partecipazione alla presentazione e selezione è gratuita e non comporta alcun impegno.
Il Centro Studi CTS, che si distingue ormai da anni per le sue proposte formative in ambito turistico e ambientale, propone per il periodo autunnale un ventaglio di percorsi didattici che hanno l'obiettivo di fornire agli allievi un bagaglio professionale immediatamente spendibile nel mondo del lavoro.
PER INFORMAZIONI:
Centro Studi CTS – Training Center Albalonga
Via Albalonga, 3 - 00183 Roma
Tel. 06 64960376 – 87
www.centrostudicts.it - info@tcaformazione.it
domenica, luglio 27, 2008
La vivisezione per gli allevatori
Stavolta non per il fasullo "progresso della scienza", ma per il vero guadagno degli allevatori
26/07/2008 - La vivisezione si pratica sia nell'ambito della medicina umana che veterinaria, il che, in questo campo, significa prevalentemente zootecnia. Qui non si puo' accampare nessuna pretesa pseudo-etica, non si puo' giocare sulla - falsa - alternativa del salvare il topo o il bambino. Qui si conducono esperimenti sugli animali per aumentare i guadagni dell'industria dell'allevamento e della produzione di cibi di origine animale.
La vivisezione in zootecnia e' orientata principalmente su alcuni filoni. Incrementare la produttivita' degli allevamenti (maggiori quantita' di latte prodotto), migliorare le razze di interesse zootecnico (ingegneria genetica, inseminazione artificiale, clonazione), testare i nuovi mangimi, additivi e farmaci e relativa tollerabilita' nella commercializzazione dei prodotti animali.
Antibiotici e altri farmaci
Nella presentazione del corso "La farmacovigilanza in medicina veterinaria", si legge testualmente:
"In Medicina Veterinaria [...] il farmaco viene considerato anche un fattore 'economico-produttivo', uno strumento che da un lato serve a soddisfare il tornaconto economico dell'allevatore e dall'altro a garantire il fabbisogno nutrizionale dell'uomo".
In realta' l'uomo non ha affatto bisogno degli animali per nutrirsi, anzi, il nutrirsi di prodotti animali e' una delle piu' importanti cause dell'insorgere delle malattie degenerative oggi principale cause di morte e di invalidita' nei paesi occidentali. A parte questo, sempre nella presentazione sopra citata, si legge:
"Oggi, nei moderni allevamenti zootecnici l'uso del farmaco è diventato un elemento costante ed indispensabile ma con potenziali ripercussioni ambientali e sulla salute dell'uomo". [1]
Gli antibioti ad esempio vengono usati come promotori della crescita: si e' infatti scoperto che somministrare questi prodotti a dosaggi sub-terapeutici serve a liberare risorse altrimenti devolute al sistema immunitario e quindi ad accelerare lo sviluppo degli animali [2].
Analogo discorso sugli steroidi anabolizzanti, ormoni e beta-antagonisti per operare sul sistema endocrino al fine di poter produrre carne meno grassa [3]. In Europa da una decina d'anni l'uso di antibiotici e ormoni come promotori della crescita e' stato vietato, ma negli USA no. In Europa gli antibiotici sono comunque molto usati, per cercare di prevenire la diffusione delle malattie nelle condizioni di sovraffollamento in cui essi vivono. Migliaia di animali sono stipati in allevamenti industriali antigienici e sovraffollati, e gli antibiotici vengono aggiunti ogni giorno al loro mangime.
L'uso massiccio di antibiotici in zootecnica e' una delle principali cause del fenomeno dei batteri-resistenti: cioe' l'emergere di ceppi batterici che hanno sviluppato una resistenza a molti antibiotici con gravi ripercussioni sulla salute umana, perche' quando gli antibiotici servono davvero per curare malattie umane, non funzionano piu'. In un'inchiesta di un comitato della House of Lords del Regno Unito, si legge "Esiste una minaccia continua alla salute umana derivante dall'uso imprudente degli antibiotici negli animali. [...] Potremmo dover affrontare la disastrosa prospettiva di ritrovarci nell'era pre-antibiotici". [11]
Un altro dei tanti casi di uso di farmaci finalizzati a una maggiore produttivita' degli animali e' quello della somatropina ricombinante bovina (rbST,) un ormone che serve ad aumentare la produzione di latte delle mucche a prezzo di mastiti e altre infezioni delle mammelle: l'utilizzo di questo farmaco ha suscitato un forte movimento di protesta negli Stati Uniti. Analoghi composti vengono utilizzati per i maiali, il che causa sofferenza e malattie metaboliche agli animali [9].
Mangimi
Un altro aspetto oggetto di ricerca e' relativo ai mangimi. Il caso della mucca pazza, che ha anche causato la morte di oltre cento persone, e' stato riconosciuto essere causato dall'utilizzo di farine animali nei mangimi. Si utilizzavano cioe' i resti delle carcasse degli animali macellati per produrre mangime per allevare altri animali: si pretendeva cioe'di alimentare con "carne" degli erbivori puri quali i bovini.
Ad esempio per la pecora si utilizzano dei concentrati per stimolare la produzione di latte, sebbene sia noto che provocano l'insorgenza di specifiche patologie (acidosi ruminale). Gli studi su queste tematiche vengono condotti con le metodiche solite. Ad esempio: "...saranno effettuate prove in vivo, su coppie di animali omogenei per età e stato fisiologico inducendo lo stato di acidosi sia in forma repentina sia graduale..." [4]. In questo caso gli studi sono finalizzati all'incentivazione delle produzioni biologiche.
Manipolazione genetica
La manipolazione genetica sembra avere infiniti orientamenti: uno forse poco noto riguarda la produzione di maiali "ecologici", cioe' maiali le cui deiezioni hanno un piu' basso contento di fosforo. Sono brevettati col nome di "Enviropig" [5], ma, se anche sicuramente saranno apprezzati da un certo porzione di "ambientalisti della domenica", si tratta di un assurdo tentativo di risolvere un problema che ha invece una sola soluzione: quella di diminuire i consumi di carne.
Si e anche tentato di inventare le mucche OGM che non si ammalano di mastite [6], o che sono immuni alla BSE [7], anche se la manipolazione genetica e la clonazione puntano principalmente al miglioramento delle razze di interesse zootecnico. Per arrivare alla "pecora Dolly" e ai suoi tanti successori sono stati e vengono tuttora sacrificati un gran numero di animali. Il procedimento di clonazione comporta infatti molti fallimenti, le madri surrogate vengono stimolate pesantemente con ormoni e i piccoli spesso nascono malati o comnque hanno una vita breve e sono affetti da molte patologie.
Menomazioni
Ma anche i volatili, e cioe' polli, tacchini, ecc. sono di interesse per gli studiosi. Testuali parole di uno di questi scienziati: "Sapevo che le ali e la coda sono inutili alla produzione commerciale di carne di pollame, per cui ho fatto una ricerca per dimostrare che un produttore potrebbe risparmiare circa il 15% dei costi in mangime tagliando coda ed ali dei pulcini subito dopo la schiusa. Ho fornito i documenti a convegni di livello nazionale che hanno suscitato molto interesse" [8].
A parte queste amenita', tutte le tecniche di allevamento passano attraverso la sperimentazione. Esistono studi su galline esposte a luce ad alta intensita', o studi per indagare i motivi per cui le galline nelle gabbie si beccano l'una con l'altra o sugli effetti dello sbeccamento dei polli in riferimento a perforamnce, comportamento e benessere [8]. Le moderne tecniche di allevamento intensivo, insomma, godono pure del sostegno di "autorevoli" studi "scientifici".
Chi sperimenta e dove
Di esperimenti sugli animali senza la minima connessione alle esigenze della tutela della salute umana se ne contano a decine.
Dove si fanno queste ricerche? Per quanto riguarda il settore pubblico, nelle facolta' di agraria e veterinaria, negli istituti zooprofilattici, mentre per quanto riguarda il settore privato nelle molte aziende agricole sperimentali, che pero' ricevono finanziamenti anche pubblici.
Il numero di animali utilizzati in queste ricerche e' molto alto: solo nel Regno Unito nel 2003 si stimano in oltre 150.000 [10], ma si tratta di sottostime perche' ad esempio gli animali OGM non vengono computati nelle statistiche ufficiali.
Ma non c'e' di che stupirsi, in fondo, come si insegna in universita', la zootecnia "deve essere SEMPRE essere strettamente applicata ai bisogni dell'uomo (anche ai 'nuovi bisogni' come benessere animale e diminuzione dell'inquinamento)". Il "sempre" in maiuscolo e' testuale.
E' davvero difficile argomentare che tagliare le ali ai pulcini, o indurre malattie che nemmeno esisterebbero senza allevamenti intensivi, possa in qualche modo servire a "salvare il bambino" del classico ritornello dei vivisezionisti.
Fonti
[1] La farmacovigilanza in medicina veterinaria
[2] Antibiotic Growth-Promoters in Food Animals
[3] Growth promotion in farm animals
[4] Isolamento e caratterizzazione di microrganismi per potenziali applicazioni probiotiche nel settore alimentare e zootecnico, e per l'incentivazione delle produzioni biologiche
[5] Enviropig (TM) an environmentally friendly breed of pigs that utilizes plant phosphorus efficiently
[6] La mucca senza mastite
[7] La mucca immune da Bse
[8] Researcher Craig Coon in a phone interview with Karen Davis, July 25, 1994
[9] Report on Animal Welfare aspects of the use of Bovine somatotrpin. Report of the Scientific Committee on Animal Health and Animal Welfare (1999)
[10] BUAV fact sheets: veterinary research
[11] House of Lords Select Committee on Science and Technology, Seventh Report: Resistance to antibiotics and other microbiological agents, HMSO.
www.agireora.org
sabato, luglio 26, 2008
Adieu petrolio: nasce l'Unione Solare del Mediterraneo
E Sarkozy invita i paesi dell’Unione ad iniziare a porre le basi per la rivoluzione solare nei prossimi dieci anni, tra il 2012 e il 2020, quando sarà necessario avviare tutte le infrastrutture per non farsi trovare impreparati a quella che se non sarà la fine del petrolio ci assomiglierà molto.
E’ in questo contesto che emerge il progetto di catturare l’energia solare nel deserto del Sahara: DESERTEC che rientra nel più ampio quadro di TREC (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation ) ideato e messo a punto da Club of Rome, Hamburg Climate Protection Foundation e NERC (National Energy Research Center of Jordan).
La soluzione è stata presentata due giorni fa a Barcellona durante l’ESOF 2008 (Euroscience Open Forum). Ha detto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea:
Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici.
Purtroppo però i dati diffusi ieri dal Gse dicono che l’Italia è in controtendenza rispetto alle indicazioni se non europee quantomeno di Sarkozy e dell’Unione del Mediterraneo: nel 2007 è derivato dalle rinnovabili il 15,7% della produzione totale di energia elettrica, il dato più basso degli utlimi 15 anni. Il peggioramento è stato causato dalla contrazione della filiera idroelettrica (-11,3%), che per noi è la primaria fonte di energia rinnovabile e che copre il 9,5% della produzione, seguita dalle biomasse (2,0%), geotermico (1,5%) e eolico (1,2%). Il fotovoltaico, nonostante gli incentivi del Conto Energia, non è ancora esploso: nel 2007 sono stati prodotti 10 milioni di kWh.
Ma come mai un Paese come la Francia che ha al suo attivo 60 centrali nucleari decide di puntare per il prossimo futuro sull’energia solare? Semplice le centrali francesi stanno invecchiando e dismetterle e stoccare le scorie costa almeno tanto quanto costruirne di nuove e evidentemente i francesi intendono rivolgere questi investimenti verso altre forme di approvvigionamento più durature. Certo la strada non è facile: la Libia si è tirata fuori, ad esempio e il Mondo arabo non è profondamente convinto della richiesta francese del nuovo assetto geopolitico.
Diciamoci la verità, i grattacapi mediterranei sono tanti, ad esempio, come si potranno conciliare le politiche israeliane con quelle arabe? o come la Francia potrà giocare un nuovo ruolo preminente nel Mahgreb? L’autodeterminazione di questi popoli è un dato di fatto e sono ancora loro a detenere la materia prima: sole a sufficienza per se e per gli impianti europei. Dunque solo un abile scacchiera di interessi e negoziazioni potrà vedere l’attuarsi dell’Unione del Mediterraneo. Ce la farà Sarkò?
Via | networkgames
Foto| TREC
Dal Giappone mangimi per animali dagli scarti delle nostre tavole
25 luglio 2008
Necessità fa virtù. E così di fronte all’impellente crescita dei prezzi dei prodotti alimentari, dei mangimi per animali, dei fertilizzanti e del petrolio gli allevatori giapponesi rispondono con una idea: quella di riciclare gli avanzi di cibo e trasformarli in mangimi per gli animali. Pratica già utilizzata nel Paese, ma adesso sembra esserci un punto di svolta.
Allevatori e agricoltori sono stati da sempre riluttanti ad utilizzare mangimi riciclati, ma l’inflazione diffusa sembra avergli fatto cambiare idea. Nutrire gli allevamenti con alimenti riciclati farebbe risparmiare fino al 50 % rispetto al tipo di alimentazione tradizionale.
Prezzi alle stelle soprattutto per i prodotti a base di mais e soia. L’industria alimentare giapponese ricicla oltre il 70% dei suoi avanzi. Circa la metà di questi si trasforma in mangime, il 5% in metano e il resto in fertilizzanti. Non solo vantaggi economici. Abbandonare il cibo in discarica non fa altro che aumentare la produzione nell’atmosfera di gas serra, come il metano.
Gli avanzi di cibo vengono trasformati in due tipi di mangime secco: uno ricco di grassi e proteine, l’altro più magro e con carboidrati. Si produce anche un tipo di mangime liquido dalla pastorizzazione e lavorazione del latte o delle verdure.
Non tutti però sono convinti della bontà di questa idea, soprattutto dal punto di vista della sicurezza alimentare. Alcune associazioni a difesa dei diritti degli animali e nutrizionisti sono critici sull’alimentare gli animali con cibi ormai scaduti. Junichi Kowaka, rappresentante dei consumatori, lamenta invece la scarsa qualità nutrizionale di questi mangimi, soprattutto se all’origine ci sono piatti dei fast food.
Via | International Herald Tribune
Foto | DIGISEA
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giovedì, luglio 24, 2008
24 luglio 2008 - I ragni sono noti soprattutto per la loro abilità, si potrebbe perfino dire per la loro conoscenza della geometria, nel costruirsi delle tele con fili di seta, entro cui cadono le loro prede: mosche, piccole farfalle, e così via. Questi ragni tessitori hanno una vista pessima, ma per forza: quando una preda cade nella trappola, non si servono mica degli occhi per vederla, e raggiungerla, si valgono, invece, della vibrazione dei fili della ragnatela, che produce la vittima, dibattendosi disperatamente. Sono i fili del telegrafo del ragno: più vibrano e più il boccone semovente è vicino! Ma i ragni tessitori non sono i soli: ci sono anche quelli, che qualcuno ha chiamato ragni lupo, che vanno a caccia sul territorio, inseguendo e placcando direttamente le loro prede. I ragni lupo, al contrario dei ragni tessitori, hanno la vista molto buona, grazie a Dio.
Tutti sanno che le tarantole usano il veleno per difendersi dagli eventuali importuni, ma bisogna ricordare che si infuriano solo se li mettete a dura prova. Non sono affatto delle creature pronte ad aggredirvi, e bisogna dire che sono riluttanti a prendersela con l'uomo. Ma una cosa che pochi conoscono è uno dei mezzi più strani che le tarantole impiegano per castigare gli scocciatori. Si fermano e muovono freneticamente le zampe: sapete che cosa fanno? Scagliano i peli del loro corpo, prendendoli, per dir così, a calci, contro l'indiscreto: queste minuscole frecce, volano nell'aria e vanno dritte contro il bersaglio. E siccome sono urticanti producono sulla pelle un bel bruciore.
Se poi entrano nel vostro occhio, beh, ve l'hanno fatta pagare a usura! Il bruciore sarà più intenso. Per questo potete osservare delle tarantole con il corpo, qua e là, privo di peli. Sono calve? Macché, hanno incontrato qualcuno che le ha fatte andare su tutte le furie, e l'hanno bersagliato con le loro frecce. Per fortuna i peli ricrescono, e la tarantola avrà di nuovo tutte le sue armi.
Tiscali News

Bruxelles, 24 luglio 2008 - Stop alla caccia alle foche con metodi cruenti: è quanto propone la Commissione europea che vuole imporre un divieto di importazione, transito e commercio in tutti i paesi dell'Ue dei prodotti derivati da quegli animali uccisi con pratiche violente già dalla prossima stagione di caccia.
Il provvedimento, tuttavia, ha spiegato il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, prevede possibilità di deroghe per la popolazione Inuit, la comunità di eschimesi per i quali la caccia alla foca costituisce la principale fonte di sostentamento.
I paesi più grandi esportatori di pelli o grasso di foca sono il Canada, la Groenlandia e la Namibia dove viene cacciato il 60% degli animali uccisi ogni anno. Ma tra i paesi interessati, ci sono anche Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e nell'Unione europea, Svezia, Finlandia e Regno Unito.
Il divieto avrà un notevole impatto, visto che circa un terzo delle pelli di foca vengono importate nell'Unione europea. "Sono convinto che abbiamo preso una buona decisione", ha sottolineato Dimas spiegando che il commercio di prodotti derivanti dalle foche sarà consentito e certificato, solo se ci sono garanzie che le tecniche di caccia usate rispettano standard di benessere degli animali.
Esistono circa 30 specie di foche, che in genere vivono sulle coste delle regioni polari e sub-polari del pianeta e, in alcuni casi anche in zone temperate e di queste ne sono cacciate una quindicina per un totale, spiega la Commissione, di 15-16 milioni di esemplari.
Dimas spera che il Parlamento europeo, che si era già espresso per uno stop alla caccia cruenta alle foche, approvi il provvedimento rapidamente, così come gli Stati membri. Il presidente di turno Ue Nicolas Sarkozy ha già espresso il suo desiderio di mettere fine a pratiche violente di caccia alle foche anche con una lettera a Brigitte Bardot, paladina della campagna animalista.
(ANSA)
mercoledì, luglio 23, 2008
Dal 4 al 13 luglio sono state ispezionate 710 strutture per l'allevamento e il ricovero di cani e gatti

23 luglio 2008 - Cani che vivono in condizioni disumane, nutriti con mangimi scaduti e fatti riprodurre nonostante il divieto vigente, con il solo scopo di vendere i cuccioli a famiglie o persone intenerite. Questa la situazione che i Carabinieri dei Nas hanno trovato in oltre un terzo dei canili pubblici o privati dei 267 ispezionati fra il 4 e il 13 luglio. Stesso discorso per gli allevamenti cinofili: circa il 30% dei 94 sottoposti a controllo, è risultato fuori legge e nove sono stati chiusi, insieme a sei canili sanitari e 28 privati. A illustrare i risultati delle 710 ispezioni effettuate, oltre che in queste strutture, anche nei negozi di animali, negli esercizi di toilettatura o di dog sitter, è stata oggi a Roma il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini.
«In 10 giorni - ha spiegato - circa 400 Carabinieri dei Nas sono stati impegnati in questa attività che rappresenta solo l’inizio di un giro di vite sull’applicazione delle normative vigenti in materia di benessere animale e contro i maltrattamenti. In tutto è stato ispezionato solo il 20% delle strutture presenti in Italia e il lavoro andrà avanti perchè chi infrange la legge venga punito e le autorità locali si assumano le proprie responsabilità in materia». I controlli dei Nas sono stati effettuati a campione, quindi in modo non omogeneo su tutto il territorio nazionale, in base a segnalazioni pervenute da cittadini, associazioni o altre fonti.
Complessivamente sono state effettuate 710 ispezioni in cui sono state accertate 270 violazioni, 51 penali e 219 amministrative, e sono state segnalate all’autorità giudiziaria 45 persone e all’autorità amministrativa 144. In particolare le ispezioni hanno riguardato 23 attività di dog sitter, 94 allevamenti, 20 strutture di addestramento, 103 servizi di toilettatura, 114 esercizi di vendita animali, 89 ambulatori privati, 103 canili sanitari e 164 privati.
Per 46 delle strutture ispezionate è stata disposta la chiusura e precisamente: sei canili comunali, 28 canili ricovero privati, nove allevamenti e tre locali di toilettatura. Le violazioni amministrative riscontrate sono state prevalentemente di natura igienico-strutturale, quelle penali invece riguardano il maltrattamento e la cattiva custodia degli animali.
Nello specifico sono state accertate violazioni nell’8,7% delle strutture di dog sitter; nel 32% degli allevamenti; nel 5% delle strutture di addestramento; nel 9,7% degli esercizi di toilettatura; nel 15% degli esercizi di vendita di animali; nel 5,6% degli ambulatori privati; nel 30% dei canili sanitari; nel 36% dei canili privati. È stato chiuso il 6,7% delle strutture ispezionate.
La Pecora Nera






