sabato, maggio 31, 2008
I danni ambientali che l'umanità provoca ogni anno alla Terra ammontano almeno a 50 miliardi di euro. Secondo un rapporto presentato a Bonn le risorse naturali non si devono considerare come un bene pubblico gratuito, ma come un bene economico con un proprio valore/ Scarica il dossier
Le cifre spaventose sul costo dei danni ambientali che l'umanità provoca ogni anno alla Terra, almeno 50 miliardi di euro secondo un rapporto presentato ieri a Bonn, dovrebbero essere il segnale di allarme per rendersi conto dell'importanza della natura per la sopravvivenza dell'umanità. Lo studio, all'attenzione della conferenza delle Nazioni All'indiano Sukhdev, direttore a Londra della sezione "mercati globali" della Banca, l'incarico era stato affidato dall'ultima riunione congiunta tra ministri dell'Ambiente del G8+5, cioé dei Paesi più industrializzati del mondo e dei cinque paesi sulla soglia dello sviluppo. Nel presentare il risultato non ancora definitivo delle sue ricerche sugli "Aspetti economici degli ecosistemi e della biodiversità" (The Economics of Ecosystems and Biodiversity), l'esperto ha avvertito che in breve tempo i danni alla natura possono dimezzare il livello di vita soprattutto dei poveri del mondo.
L'affermazione di fondo della ricerca è però un'altra: le risorse naturali non devono più essere considerate come un bene pubblico perlopiù gratuito, bensì come un bene economico con un proprio valore. I diversi ecosistemi nella loro varietà garantiscono il rifornimento alimentare e la qualità dell'acqua e dei suoli. Essi sono i fondamenti dell'economia mondiale e alla fine l'aspetto decisivo

I "servizi" della natura finora non hanno nessun cartellino con il prezzo, non c'è nessun calcolo sui costi-benefici e nessun inserimento del costo generale, ha detto l'economista. Sukhdev ha fatto alcuni esempi delle conseguenze per l'umanità e per l'economia complessiva: se continuerà a passo attuale la distruzione delle foreste, a partire dal 2050 si rischia ogni anno la perdita di circa il 6% del Pil globale.
Lo studio, secondo il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel (Spd), è molto importante e dovrebbe ottenere gli stessi effetti di un rapporto preparato dall'economista britannico Nicholas Stern sulle conseguenze economiche della cambiamento climatico, e spingere all'azione. "Il rapporto Stern ha acuito la nostra consapevolezza dei danni economici provocati dal cambiamento climatico - ha detto Heidi Wittmer, collaboratrice tedesca al rapporto - ora speriamo che il rapporto Sukhdev abbia un effetto simile a favore della biodiversità".
30 maggio 2008
www.lanuovaecologia.it
venerdì, maggio 30, 2008
Numero emergenza in Piemonte 339/1520472.
30 maggio 2008 - La grave situazione di maltempo, che sta colpendo il Piemonte rischia di creare difficolta' anche agli animali selvatici e a quelli tenuti nei rifugi. Nelle ultime ore il canile-rifugio Enpa di Torino sta ospitando i cani del canile sanitario di proprieta' del Comune. La struttura rischia, infatti, di essere interessata dalle conseguenze dell'esondazione e, in via precauzionale, sono stati evacuati gli animali ospiti.
Enpa chiede ai cittadini di segnalare casi di eventuali animali in difficolta' e per fronteggiare la situazione di emergenza ha attivato una linea telefonica (339/1520472).
"Stiamo seguendo con attenzione e preoccupazione l'evolversi della situazione - afferma il coordinatore regionale Enpa per il Piemonte Giovanni Pallotti - il nostro ruolo in queste difficili ore e' quello di raccogliere segnalazioni e, laddove possibile, intervenire direttamente.
Altrimenti sara' nostra cura allertare le istituzioni affinche' si possa prontamente salvare gli animali in difficolta'".
(AGI)
Wwf ritiene utilissime le immagini
30 maggio 2008 - Telecamere nascoste nel profondo della giungla indonesiana hanno catturato rarissime immagini del rinoceronte che e' a maggior rischio di estinsione, il rinoceronte di Giava. Le due telecamere nascoste dagli ambietalisti nel foreste del parco di Ujung Kulon sono riuscete a filmare due esemplari, una mamma con il suo cucciolo. Purtroppo il filmato dura appena pochi secondi, perche' la femmina, evidentemente infastidita da qualcosa, all'improvviso ha caricato la telecamera e l'ha mandata in aria.
Nonostante l'infortunio, un portavoce del WWf, responsabile del progetto dell'organizzazione proprio a protezione della specie in via di estinzione, ha detto che il filmato sara' utilissimo per fornire notizie sull'habitat e le abirudini del rinoceronte di Giava.
Rimane lo sconcerto per l'assalto alla telecamere, che nemmeno il ricercatore che aveva camuffato la telecamera e' riuscito a spiegarsi. "La carica alla telecamere ci ha sorpreso perche' perche' come fonti di illuminazione usiamo raggi ingfrarossi e costruiao le apparecchiature in maniera da non spaventare l'animale", ha detto Steven Hogg (WWF). I rinoceronti di Giava si trovano solo in due localita', ma la gran parte dei circa 60 che ancora rimangono allo stato selvaggio si trovano proprio nel parco nazionale di Ujung Kulon.
(AGI)
giovedì, maggio 29, 2008
ROMA, 27/05/2008 - Un profumo seducente o un odore particolare possono essere molto afrodisiaci nell'approccio con il sesso opposto, soprattutto quando c'e' il fascino dell'esotismo e paesi lontani. Ma tavolta possono giocare anche brutti scherzi, almeno se si tratta di insetti. Le orchidee infatti emettono un profumo cosi' esotico e irresistibile da far quasi 'sbavare' i maschi delle api, che si precipitano sul fiore convinti di trovare una compagna, desiderosa di accoppiarsi con loro e 'straniera', cioe' appartenente ad un altro gruppo.
Un tiro mancino che consente alle orchidee, spiega lo studio pubblicato sulla rivista 'Pnas', di essere impollinate dal maschio, che scambia il fiore per l'insetto. Nicolas Vereecken e Florian Schiestl dell'universita' di Zurigo hanno studiato le variazioni geografiche nei mix di ferormoni in 15 diverse popolazioni di api, e quello prodotto dall'orchidea Ophrys exaltata, scoprendo cosi' che i fiori profumano in modo quasi identico alle api.
Secondo gli studiosi accoppiarsi con un'ape 'straniera' e' una soluzione scelta dalle api per variegare il patrimonio genetico del gruppo. Ecco perche' i maschi si eccitano tanto per un profumo esotico. Nei test si e' visto che se possono scegliere tra il profumo a base di ferormoni dall'ape della 'porta accanto' e quello della femmina di un'altra popolazione, scelgono il profumo nuovo nel 50% dei casi.
(ANSA)
mercoledì, maggio 28, 2008
Quando siete stressate mangiate di più? Non siete le uniche: ci sono anche le femmine di scimmia Rhesus che sfogano la frustrazione di essere socialmente subordinate con cibo a tutte le ore.
Siete tra le donne che durante la giornata si "consolano" con quantità industriali di cioccolato? Oppure vi alzate di notte in preda a improvvise voglie di gelato, panna e biscotti? Ringraziate di non essere nate scimmie perché per le femmine di Macaca mulatta, (o scimmia Rhesus) la passione per i cibi calorici a tutte le ore non vuol dire semplicemente cellulite e pelle a buccia d'arancia. Ben di peggio: uno studio della Emory University di Atlanta (Georgia, Usa) ha dimostrato infatti che le femmine Rhesus più "mangione" sono quelle socialmente subordinate, sottomesse. In una parola, frustrate. Grasse e frustrate. Monitorando la tipologia di cibo e la frequenza di assunzione da parte di una serie di femmine che, all'interno delle rigide gerarchie del gruppo, occupano posizioni dominanti o subordinate, i ricercatori hanno scoperto che se le prime si nutrono solo durante le ore di luce, le seconde mangiano molto più cibo e a tutte le ore. Insomma, hanno gli attacchi di fame notturni. Al di là di ogni parallelo, secondo gli scienziati è chiaro che è lo stress da subordinazione sociale a motivare un comportamento di questo tipo. Ora però si tratta di dimostralo. Il prossimo passo sarà infatti quello di determinare le basi chimiche di questo comportamento alimentare "ossessivo", in particolare esaminando le aree cerebrali associate alla percezione del piacere.
Andrea Porta
28 maggio 2008
www.focus.it
martedì, maggio 27, 2008
ROMA, 27 maggio 2008 - Fiocco rosa al Bioparco: il 21 maggio scorso è nata una giraffa, alta un metro e settanta e del peso di settanta chili, che è stata presentata ai giornalisti. La giraffina, una femmina, che è nata con 10 giorni di ritardo sulla data prevista, ma senza inconvenienti, va ad aggiungersi al gruppo di quattro animali che abita nella Casa delle Giraffe: la mamma, Carroll, di 16 anni e la sorella maggiore Cameron, anche lei figlia Carroll, di 3 anni, arrivate al Bioparco nel giugno del 2006 da uno zoo della Repubblica Ceca, la giraffina Esperanza, nata al Bioparco nell'agosto 2006. C'é poi Rocco, l'anziano maschio, di 24 anni, (l'equivalente di un uomo ultraottantenne), di 5 metri, con una triste storia di maltrattamento alle spalle: per molti anni è stato costretto a lavorare in un circo e poi, diventato troppo anziano, è stato ceduto ad un parco di divertimenti dove ha vissuto recluso in uno spazio angusto, finché le forze dell'ordine lo hanno salvato affidandolo al Bioparco nel 2005.
Lo si riconosce perché è più alto, circa 5 metri, e più scuro delle femmine. La giraffa è l'animale più alto al mondo, può arrivare a raggiungere oltre 5 metri, e vivere per 25 anni. La gestazione di questo animale dura 15 mesi.
ANSA
A seguito delle contestazioni dall'Europa.
27 maggio 2008 - "C'e' necessita' che il Parlamento adegui con urgenza la normativa italiana di recepimento della Direttiva uccelli, in modo da rispondere alle contestazioni avanzate dall'Europa". Lo afferma la Lipu-BirdLife alla vigilia del voto alla Camera sul disegno di legge per gli obblighi comunitari. Tra le procedure di infrazione che gravano sul paese, un ruolo di rilievo e' rappresentato da quelle in tema di protezione della natura e in particolare di recepimento della Direttiva uccelli. "A tal proposito - si legge nella nota dell'associazione ambientalis -, la pesante procedura 2131 aperta nel 2006 e' a oggi soddisfatta su alcuni punti essenziali, quali le misure di conservazione per le Zps (Zone a protezione speciale) e l'adeguamento della normativa regionale per le deroghe di caccia, ma risulta ancora inevasa su aspetti di grande importanza tra cui la tutela dei periodi di nidificazione degli uccelli. Dunque, le piu' urgenti modifiche alla legge 157 sono quelle atte a rispondere ai rilievi comunitari e garantire maggior tutela al patrimonio naturale, e vanno apportate senza altre esitazioni".
Quanto alle critiche recentemente mosse dalla Federcaccia ai deputati del Partito democratico, presentatori della proposta di legge per l'abolizione dell'articolo 842 del codice civile, quello che permette l'accesso ai fondi privati da parte dei cacciatori, la Lipu (Lega italiana protezioni uccelli) ricorda che dopo la brutta figura rimediata dal cosiddetto Testo Onnis di modifica della legge 157, sostenuto da Federcaccia all'epoca del precedente governo Berlusconi, la nuova dirigenza della Federcaccia ha rimarcato in piu' occasioni le distanze da quel genere di posizioni, anzi promuovendo l'idea di un percorso che favorisse l'adesione piu' rispettosa delle regole italiane a quelle europee, tra cui la tutela della Rete Natura 2000, la corretta applicazione delle deroghe a cacciare specie protette e cosi' via. "Di altro tenore sono apparse invece le prese di posizione della Federcaccia maturate nelle ultime settimane - prosegue la nota dell'associazione -, in concomitanza con il riaffacciarsi sulla scena di istanze del tutto inadeguate, tra cui le richieste di aumento delle specie cacciabili, l'allungamento dei tempi di caccia o la depenalizzazione dei reati venatori.
Insomma, le stesse posizioni puntualmente naufragate in passato e dalle quali il precedente governo Berlusconi aveva opportunamente preso una netta e inequivocabile distanza". In tal senso la speranza della Lipu e' che "un'associazione rilevante come Federcaccia voglia confermare un'impostazione culturale ispirata a quei criteri scientifici e a quella tutela del patrimonio naturalistico che lo stesso Presidente Timo ha giustamente richiamato, piuttosto che assecondare posizioni vecchie, non sostenibili e senza chance di successo".
(Velino)
lunedì, maggio 26, 2008
Azione del Corpo Forestale
26 maggio 2008 - Dopo 41 anni il Gipeto torna in Barbagia. A darne notizia e' il quotidiano 'La Nuova Sardegna'. I primi rilasci in Sardegna avverranno a partire da domenica nell'area della foresta Montes, nel Supramonte di Orgosolo (Nuoro) proprio la zona in cui i gipeti sardi nidificarono per l'ultima volta nel 1967.
Il personale del Corpo forestale, una volta liberati i volatili, dovra' proteggere e monitorare la specie fino alla creazione di una popolazione stabile.
''Cancellato dalla guerra scatenata dalle fantasie popolari.
Superstizioni e leggende, spesso raccontate sui libri scolastici -si legge sul quotidiano locale- hanno attribuito al gipeto un aspetto demoniaco, tanto da essere conosciuto come l'avvoltoio degli agnelli, un rapace sanguinario che non esitava a rapire persino bambini incustoditi. Per questi motivi il gipeto e' stato perseguitato, combattuto e ucciso con ogni mezzo, finche' nel 1913 in Val d'Aosta e' stato abbattuto l'ultimo esemplare presente sulle Alpi.
Successivamente la sua rarita' ha scatenato una ulteriore corsa all'ultimo gipeto, alimentata in particolare da musei e collezionisti privati che hanno chiesto le spoglie del volatile divenute sempre piu' preziose.
Cosi' il Gypaetus barbatus (questo il nome scientifico) e' stato condannato all'estinzione anche in Sicilia (nel 1936) e in Sardegna (nel 1967)''. '' Proprio la Sardegna -si legge ancora sulla 'Nuova'- ora e' al centro di un progetto per la reintroduzione del gipeto in ambienti a lui familiari (come quelli della Barbagia) che ha gia' mosso i primi passi. Si tratta di una operazione complessa e delicata che richiedera' tempo, competenza e nuove forme di collaborazione.
Recentemente a Sassari, nella sede dell'Ispettorato del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione si e' svolto un incontro propedeutico al progetto per riaccogliere lo splendido volatile nell'isola''.
Gli aspetti del seminario hanno riguardato le modalita' del riconoscimento della specie in volo e il programma di formazione e' stato integrato dalla proiezione del documentario 'Ritorno del gipeto sulle Alpi» di Michael Terrasse'. Per riuscire nell'ambizioso progetto, bisognera' rimuovere i pericoli per la vita dei gipeti rappresentati da esche avvelenate, fucilate e fattori di disturbo durante la nidificazione. Fondamentale, a tale proposito, sara' il dialogo e la collaborazione con allevatori, cacciatori ed escursionisti.
''Saranno comunque tempi lunghi -spiega il quotidiano locale- la reintroduzione del gipeto nelle Alpi, infatti, dura da circa trent'anni e non e' ancora concluso. Gia' nel 1922 il naturalista svizzero Carl Stemmler propose di rilanciare la presenza del volatile sulle Alpi, ma per vari motivi l'iniziativa non ebbe successo. Stessa sorte tocco' agli sporadici tentativi di liberare esemplari adulti, di provenienza asiatica, negli anni Settanta''.
(Rag/Pn/Adnkronos)
SCONTRI CON UNGULATI IN AUMENTO, ECCO I RIMEDI
Dissuasori poco efficaci, meglio i sovrappassi.
26 maggio 2008 - Gli investimenti di animali selvatici sulle strade stanno diventando usuali, e la LIPU (lega italiana protezione uccelli) denuncia l’aumento degli animali uccisi. Le collisioni sono così numerose che non fanno più notizia, se non vi sono morti o feriti. L’antropizzazione e l’ampliamento della rete viaria hanno ridotto drasticamente le aree libere.
L’uomo ha interrotto un sistema di passaggi usati dai selvatici per spostarsi dalle aree estive a quelle invernali, dalle zone di pascolo o di caccia a quelle di riposo, dalle zone di corteggiamento a quelle di riproduzione. L’Ufficio faunistico della provincia e il Servizio gestione strade stanno esaminando i dati dei sinistri, raccolti dal 1994, per verificare la risposta alla posa dei dispositivi antifauna, destinati in particolare agli ungulati, a cui è riferibile la maggior parte degli investimenti stradali con danni agli automezzi e alle persone. La sperimentazione dei catadiottri (dissuasori di attraversamento) posti a 30 metri l’uno dall’altro non ha dato risultati soddisfacenti; stessi risultati deludenti con i dispositivi a 20 metri; ora è in fase di controllo l’efficacia alla distanza di 10 metri. L’andamento dei dati non suggerisce alcun effetto diretto dei dissuasori, conferma che il numero di incidenti dipende da condizioni stagionali e mostra un aumento di rischio investimenti in alcuni periodi dell’anno, che possono variare leggermente in relazione alle specie e alle condizioni climatiche: in aprile/maggio, quando c’è la dispersione dei giovani verso nuovi areali, e in ottobre/novembre/dicembre, quando la caccia provoca allontanamenti forzati degli ungulati dai territori abituali e la disgregazione di gruppi sociali consolidati, con conseguente nomadismo degli animali, o quando gli animali si abbassano di altitudine per trovare cibo.
Le ore più pericolose sono quelle dell’alba, del tramonto e quelle notturne, le zone di maggior rischio quelle vicine a corsi d’acqua, alle coltivazioni e alle zone arative. Questi risultati hanno reso necessario cercare soluzioni alternative. È stato predisposto un modello sui dati degli investimenti, da cui si è ricavata una cartografia del rischio di investimento, con la rete viaria trentina classificata in quattro classi di rischio. Si evidenzia che il 94,8% degli incidenti è localizzato nel 29,2% dell’intera rete viaria.
Il modello individua l’11,8% della rete che presenta un fattore di rischio notevole, circa 300 volte quello nelle zone a basso rischio. Nella zona di Mezzana, in Val di Sole, nel 2006 è stata costruita una galleria parasassi, in un punto ad alto rischio, che è servita come sovrappasso per cervi e caprioli. Non ci sono ancora dati statisticamente affidabili, ma si è già evidenziato che il manufatto viene usato dagli animali, con sensibile diminuzione degli incidenti. Ciò rende l’uso di sovrappassi interessante, anche a fronte degli indennizzi che pesano sulla Provincia autonoma di Trento, e rende i costi per la costruzione non eccessivi. Ma ciò non è possibile ovunque e la cartografia di rischio è stata utilizzata per determinare il corretto posizionamento di segnali luminosi che avvisano i guidatori di trovarsi in zona di attraversamento ungulati.
Questi rimangono, dove non sia possibile la predisposizione di attraversamenti artificiali per gli animali, le azioni più efficaci, purché vengano rispettati, limitando la velocità dei veicoli, specialmente nelle ore di maggior pericolo. Poiché le zone a rischio sono ormai ben note e si estendono su tratti stradali abbastanza limitati, i segnali luminosi di pericolo, uniti ad un’azione incisiva di controllo del rispetto dei limiti, appare in questo momento la miglior salvaguardia per automobilisti e animali selvatici.
Ivana Sandri
da Il Trentino
domenica, maggio 25, 2008
Legambiente presenta il rapporto annuale sui residui chimici nell'ortofrutta
24 maggio 2008 - È ancora la frutta la regina dei fitofarmaci, più “inquinata” rispetto alle verdure. Rimane ancora alta al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui, mentre continua a risultare meno problematica la verdura analizzata di cui risulta contaminata il 15,4%. Ad aumentare, in modo significativo e correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è invece la contaminazione dei prodotti derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi.
Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2008, il dossier di Legambiente sulla presenza di residui chimici nell'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007. A presentarlo, questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno alla Fortezza da Basso di Firenze, il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni, Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), Fausto Ferruzza, direttore di Legambiente Toscana, Michele Mazzetti e Roberto Gori, rispettivamente responsabile e direttore tecnico Arpat Toscana.
In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più residui passando al 28% dal 27,2 del 2007. Un risultato che testimonia sicuramente una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli nell'uso sempre più attento della chimica nel campo, alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità.
Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele che ormai sembrano rappresentare più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e addirittura l'1,1% risulta irregolare.
Altri frutti poco “naturali” sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.
Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio. Un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del made in Italy e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati.
Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati analizzati nel corso del 2008 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.048 con una diminuzione delle analisi effettuate pari al 4,2 % rispetto all'anno precedente. Anche nel 2008, risulta molto vario il comportamento dei diversi laboratori rispetto al numero di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che si conferma “Maglia Nera” nazionale per non aver saputo ancora fornire i dati richiesti.
“Il costante anche se lento miglioramento dei dati – ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – conferma la validità delle battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio. Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando il principio di precauzione. Continuano ad essere tollerate, infatti, concentrazioni singolarmente consentite di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l'Epa - l'americana Environmental protection agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni”.
Va sottolineato, infatti, che la normativa vigente non considera ancora la questione del multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. Così si continuano a registrare “campioni da record”, prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente numerose concentrazioni di residui di fitofarmaci diversi, i cui effetti sulla salute e sull'ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Ad aggiudicarsi il record quest'anno è un campione d'uva bianca proveniente dalla Sicilia che contiene ben 9 residui di pesticidi. 6 residui sono stati rilevati su un campione di uva nera siciliana e su 11 campioni di agrumi provenienti dalla Spagna e dalla Calabria analizzati nel Lazio. Numerosi campioni di pere con oltre 5 principi attivi sono stati, poi, segnalati dall'Emilia Romagna, mentre una banana con 6 residui è stata segnalata dalla Lombardia, che registra anche una mela Golden con 5 principi attivi e due campioni di uva italiana con 6 e 5 residui. Pesche contaminate da 5 diversi pesticidi sono state segnalate dai laboratori della Sardegna, mentre ancora dalla Sicilia vengono registrati casi eclatanti di pomodorini a grappolo di produzione locale con 8 e 7 residui contemporaneamente.
Tra i derivati, invece, i campioni decisamente fuorilegge sono 6 (3 oli di oliva in Puglia, 2 in Lombardia e un vino sempre analizzato in Puglia), su 1.917 prodotti.
L'attenzione al tema della chimica in agricoltura deve rimanere alta e sollecitare la ricerca di nuovi e meno impattanti metodi di produzione.
Va segnalato infatti, che anche quest’anno – e in misura ben più evidente e preoccupante del passato – si sono verificate le morie delle api e gli spopolamenti degli apiari in corrispondenza delle semine effettuate con semi conciati e con la dispersione di molecole neonicotinoidi nei campi.
A lanciare l'allarme sono state ancora una volta Legambiente e Unione nazionale associazioni apicoltori italiani che insieme hanno rivolto un appello al Governo per la sospensione immediata degli insetticidi killer, e per l'aggiornamento delle procedure di autorizzazione che tengano in ben altro conto l'impatto ambientale delle nuove e potentissime molecole tossiche persistenti nell'ambiente.
“La Francia – ha dichiarato Francesco Panella – da molti anni ha sospeso l’uso di queste molecole su tutte le colture visitate dalle api e dagli altri insetti impollinatori. Qualche giorno fa è stata la volta della Germania. In Italia invece nonostante i ripetuti allarmi e le denunce di apicoltori e ambientalisti rischiamo che con la prossima semina si riproponga lo stesso disastro. Bisogna sospendere d’urgenza, sulla base del principio di precauzione, le autorizzazioni d’uso dei preparati a base di clothianidin, thiamethoxam, fipronil e imidacloprid e rivedere le procedure per una seria, trasparente valutazione pubblica dell’impatto ambientale dei prodotti chimici usati in agricoltura”.
Tornando al rapporto, nel complesso, le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è inferiore a 400 prodotti, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.048 campioni di agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15 campioni.
I principi attivi più spesso riscontrati - sia nei campioni irregolari che in quelli regolari - sono Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo.
Sabina Galandrini
www.Legambiente.it
sabato, maggio 24, 2008
Uccelli che imparano a cantare
E, secondo quanto affermano Dimitriy Aronov e colleghi del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, nel Massachusetts, nell’articolo "A Specialized Forebrain Circuit for Vocal Babbling in the Juvenile Songbird", tale fase di apprendimento coinvolge circuiti cerebrali diversi da quelli implicati nel canto degli esemplari adulti.
Questi risultati sottolineano l’importanza dei comportamenti “esplorativi” – quali i primi passi dei bambini, il movimento delle mani o i tentativi di vocalizzazione – che consentono agli animali di apprendere a utilizzare i loro corpi e ad attribuire dei significati al mondo che li circonda.
Per arrivare alle conclusioni dello studio, Aronov e colleghi hanno rescisso le connessioni di alcune regioni cerebrali e connessioni neurali degli uccelli della sperimentazione, o mediante un intervento chirurgico o bloccando con dei farmaci le stesse regioni, note per essere attivate nel corso delle vocalizzazioni.
Si è così potuto constatare come le lesioni non interferissero con le vocalizzazioni giovanili, ma causassero un ritorno alla “lallazione” degli adulti.
Gli autori concludono che la transizione dalla lallazione alla vocalizzazione adulta negli uccelli è configurata non semplicemente con un “raffinamento” di una rete cerebrale esistente ma piuttosto con una commutazione da un circuito all’altro.
Infine, argomentano gli autori, è plausibile che nel corso dello sviluppo, il cervello dei vertebrati possa includere altre componenti specificamente dedicate al comportamento nelle prime fasi di vita. (fc)
Le Scienze
Topi virili? Merito dei gatti
Che strana la natura: se i topi profilerano è merito dei gatti. Uno studio ha dimostrato che i topi più apprezzati dalle femmine, e quindi i più prolifici, sono quelli che stanno a contatto con i gatti. Perché basta l'odore di un felino a renderli più coraggiosi, e perciò apprezzati dalle topoline.
(Andrea Porta, 22 maggio 2008)
I roditori devono ringraziare i loro acerrimi nemici se hanno successo con le femmine. Proprio così: esposti per otto settimane all'odore dell'urina di gatto - uno stimolo normalmente sufficiente a fare scappare a tutta velocità qualsiasi topo - i roditori studiati da Jian-Xu Zhang dell'Istituto di Zoologia dell'Accademia Cinese delle Scienze di Pechino hanno mostrato una maggiore aggressività rispetto alla norma.
Questo tratto caratteriale, a quanto pare, è particolarmente apprezzato dalle femmine. Esposte selettivamente agli odori dei maschi resi combattivi e a quelli di esemplari più tranquilli, le femmine hanno mostrato una netta preferenza per i primi. A dimostrazione che la presenza di un predatore non ha un effetto sempre e solo negativo: i maschi temprati dalla minaccia sembrano essere ricompensati dalla natura sul versante amoroso.
www.focus.it
La Pecora Nera





