mercoledì, aprile 30, 2008
NUOVO GOVERNO: CINQUE RICHIESTE PER ANIMALI DALLA LAV
E' parte del Programma sottoposto ai candidati alle elezioni politiche.
1) Protezione delle foche, con la trasformazione in legge del Decreto ministeriale 2 marzo 2006 e l'approvazione definitiva delle modalita' di applicazione del divieto di importazione in Italia di pelli di foca, per fini commerciali.
2) Prevenzione del randagismo e canili, riprendendo i testi all'esame della Commissione Affari Sociali della Camera, varando un Fondo nazionale per la sterilizzazione di cani e gatti, l'istituzione dei Livelli essenziali di assistenza veterinaria, il passaggio al 10% dell'Iva sulle prestazioni veterinarie ed il cibo per animali adottati che non sono beni di lusso, l'aumento della deducibilita' delle spese veterinarie dalla dichiarazione dei redditi ed allargamento della previsione alle spese per l'acquisto di farmaci veterinari, la regolamentazione della pet therapy con il testo unificato.
3) Nuova normativa sulla sperimentazione sugli animali e test alternativi, che preveda fra l'altro un Piano nazionale per la progressiva abolizione dei test su animali, riconoscimento e incentivazione dei metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, attuazione della Raccomandazione comunitaria 2007/526 in scadenza nel prossimo giugno e istituzione dell'Istituto Italiano per i Metodi Alternativi
4) Tutela della fauna selvatica, evitando deroghe alle specie cacciabili e abolendo l'articolo 842 del Codice Civile che permette ai cacciatori l'ingresso senza permesso nei fondi privati.
5) Migliorare l'allevamento e il trasporti di animali, prevedendo un pieno supporto al Piano di azione comunitario sul benessere degli animali, stabilendo il recepimento della Direttiva sull'allevamento dei polli, il progressivo smantellamento dell'allevamento in gabbie arricchite delle galline ovaiole, nuovi standard di benessere negli allevamenti di mucche per la produzione di latte; potenziando inoltre il sistema dei controlli al trasporto di animali vivi destinati alla macellazione e un impegno in favore della drastica riduzione dei tempi di viaggio e delle densita' di carico.
(AGI)
ROMA, 29 aprile 2008 - Prometea, il primo clone di un cavallo, è diventata mamma. Il puledro "si chiama Pegaso, è nato un mese fa e sta bene", ha detto il direttore del laboratorio di tecnologia della riproduzione del Consorzio per l'incremento zootecnico di Cremona, Cesare Galli, il ricercatore "padre" di Prometea e del primo toro clonato, Galileo. "Il puledro cresce bene - ha detto ancora Galli - e anche Prometea è in buona salute e non presenta problemi". E' nato per inseminazione artificiale, come accade oggi per la maggior parte degli animali da allevamento, e il padre è lo stallone Abendfurst, di razza Aveglinese come la mamma. Prometea e' nata nel 2003 e in questi cinque anni, ha osservato Galli, ''ha dimostrato di essere un animale assolutamente normale e in ottima salute''. La nascita di Pegaso, ha detto ancora, e' ''la prova ultima della sua normalita'''. Pegaso e' nato il 17 marzo scorso con un parto naturale a seguito di un'unica fecondazione con il seme dello stallone Avelignese Abendfurst. Un risultato che, secondo Galli, ''risponde finalmente a tutte le domande che da sempre hanno circondato Prometea, come altri cloni''. Pegaso e' oggi il primo figlio di un clone equino e la sua nascita, ha rilevato Galli, ''conferma ancora una volta come gli animali clonati possano crescere normalmente e riprodursi in modo naturale''.
La nascita di Pegaso, ha osservato ancora l'esperto, ha un significato particolare per la specie equina perche' molti cavalli da competizione sono animali castrati in giovane eta' e quando, da adulti, si rivelano campioni essi sono ormai incapaci di riprodursi ed e' impossibile ottenere la generazione successiva. ''E' una realta' amara - ha detto Galli - che si scontra con l'idea trainante dell'allevamento e selezione animale basata sulla riproduzione dei migliori soggetti per ottenere il progresso genetico della razza. Pertanto - ha concluso - oggi la clonazione equina si dimostra semplicemente una tecnica di riproduzione assistita che puo' consentire di ottenere copie-cloni di cavalli campioni castrati e finalmente, dai cloni, i figli dei campioni, figli che altrimenti non sarebbero mai nati''.
ANSA
martedì, aprile 29, 2008
S'inaugura la conduttura: energia "pulita" dal sole. E la Cina chiede il progetto
Il gas viaggerà nelle tubature fino agli appartamenti e alle aziende
Arezzo prima città a idrogeno
nelle case sostituirà il metano
di ANTONIO CIANCIULLO
A ideare il progetto è stata una piccola cooperativa di trentenni, la Fabbrica del Sole, che ha messo sul piatto 800 mila euro più i 400 mila stanziati dalla Regione Toscana. Per il momento l'idrogeno viene ricavato prevalentemente dal metano, ma entro l'anno sarà al cento per cento pulito grazie ai pannelli fotovoltaici che forniranno l'energia necessaria a scindere le molecole dell'acqua separando l'ossigeno (destinato a usi medici) dall'idrogeno.
I primi beneficiari dell'idrogenodotto saranno quattro aziende orafe (tra cui la Unoaerre, leader mondiale nel settore delle catene d'oro) che da sempre usano l'idrogeno come materia prima per le saldature e l'eliminazione degli ossidi. Ma si stanno ultimando gli accordi per portare l'idrogeno anche nelle case: sostituirà il metano in cucina e fornirà, attraverso una fuel cell, sia elettricità che calore e fresco.
"L'idrogeno viaggia a bassa pressione in un tubo di 10 centimetri di diametro a poco più di un metro di profondità, non ci sono problemi di sicurezza", spiega Emiliano Cecchini, presidente della Fabbrica del Sole. "Per ora abbiamo realizzato un chilometro di condotte ma le potenzialità sono enormi perché in questo modo è possibile distribuire in modo facile ed economico elettricità, calore, carburante per le auto. E infatti l'idea piace. All'inaugurazione offriremo un caffè all'idrogeno anche al consigliere scientifico dell'ambasciata cinese che ci ha chiesto di disegnare un progetto simile per Pujan, una città di 600 mila abitanti vicino a Shangai".
Ma non è solo Pechino a guardare con interesse allo sviluppo dell'idrogeno. Il Giappone ha scommesso su questa tecnologia 20 miliardi di euro nel periodo 2006 - 2012. E il Parlamento europeo ha deciso di realizzare, entro il 2025, una capillare rete infrastrutturale dell'idrogeno.
In Italia, oltre alla Toscana che a Pisa sta mettendo a punto il distretto dell'idrogeno da eolico, si muove con decisione anche la Puglia. Entro un anno entreranno in funzione cinque distributori di idrometano, una miscela formata dal 30 per cento di idrogeno e dal 70 per cento di metano, che potrà essere utilizzato dalle macchine a metano (senza alcuna modifica per quelle vendute negli ultimi 2 o 3 anni). "Estenderemo questo progetto, finanziato con 5 milioni di euro dal ministero dell'Ambiente e dalla Regione Puglia, al rifornimento delle barche", spiega Nicola Conenna, presidente dell'Università dell'idrogeno, con sede a Monopoli. "Le barche a vela potranno utilizzare idrogeno puro per i loro motori ausiliari e per le altre imbarcazioni sarà disponibile l'idrometano".
(29 aprile 2008)
www.repubblica.it
UN NUOVO NIDO DI CICOGNE BIANCHE IN PADULE DI FUCECCHIO
29 aprile 2008 - Un'altra coppia di cicogne bianche ha nidificato e ha deposto le uova su un traliccio dell'Enel ai margini dell'area umida del Padule di Fucecchio nel territorio del Comune di Monsummano Terme (Pistoia). Lo rende noto il Centro di ricerca, documentazione e promozione della riserva naturale.
'Ad un primo sopralluogo dei tecnici del Centro - si legge nel comunicato - risultava evidente che si trattava di due cicogne bianche nate nel Centro Carapax di Massa Marittima, ben riconoscibili anche a distanza per un anello di riconoscimento alla zampa sinistra'. Una volta accertato che le cicogne stavano effettivamente costruendo il nido, il Centro ha richiesto l'intervento di Enel che con la propria unita' operativa di Montecatini ha provveduto alla messa in sicurezza del traliccio. Se va tutto bene - conclude la nota - i pulcini dovrebbero nascere alla fine del mese di maggio.
(ANSA)
lunedì, aprile 28, 2008
Sentenza festeggiata dalla Lav
28 aprile 2008 - La Corte Costituzionale Slovena ha bloccato gli abbattimenti di Orsi Bruni, uccisi dai cacciatori sloveni in ragione di un centinaio l’anno, in totale spregio della direttiva europea 92/43 “Habitat” che assicura alle popolazioni di Orso Bruno (Ursus Arctos) rigorosa protezione su tutto il continente europeo, vietandone la cattura, l’uccisione e addirittura anche il disturbo.
La realtà ci insegna che, dopo più di 15 anni, non si sono ancora realizzate le condizioni di protezione e tutela previste da questa direttiva UE. Prima l’orso JJ1 (Bruno) ucciso in Germania, poi sua madre Jurka catturata, sterilizzata e rinchiusa in un recinto in provincia di Trento, infine JJ3 (fratello di JJ1) ucciso pochi giorni fa in Svizzera, fanno carta straccia di una norma che dovrebbe essere rigorosamente applicata in tutta la Comunità Europea. Ma c’è di peggio. In Slovenia, paese di provenienza dell’orsa Jurka, deportata in Italia nel contesto del progetto Life Ursus, gli Orsi Bruni vengono tranquillamente abbattuti dai cacciatori. Ora, finalmente, la Corte Costituzionale Slovena ha bloccato gli abbattimenti, almeno fino alla regolarizzazione della legge citata e di tutti gli atti conseguenti.
“Finalmente una buona notizia per gli Orsi Bruni europei – commenta Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV – negli ultimi anni al centro delle cronache in quanto protagonisti di insensati soprusi da parte di numerosi Stati europei, Italia compresa!”
La direttiva 92/43 “habitat” è molto chiara, gli Orsi possono essere catturati ed eventualmente abbattuti solamente nel caso in cui vi siano gravi rischi a carico della salute e dell’incolumità pubblica, rischi finora solamente ipotizzati, ma sufficienti per abbattere a fucilate JJ1 e JJ3.
“Ora confidiamo che anche la Repubblica Slovena adegui le proprie norme, istituendo una rigorosa tutela delle popolazioni di Orso Bruno presenti sul suo territorio – conclude Vitturi – e che in tutta Europa non si ripetano più atti scellerati, come quelli che hanno visto coinvolti Jurka ed i suoi figli, atti dettati più dalle paure insensate degli esseri umani che da atteggiamenti di reale pericolosità degli orsi.”
www.infolav.org
domenica, aprile 27, 2008
Cernobyl 22 anni fa. E oggi?
La compagnia slovacca Slovenske Elektrarne- controllata al 66% da Enel - ha comunicato di rinunciare al finanziamento di 800 milioni di euro per Mochovce. Enel/SE intende ora finanziare con proprie risorse il completamento dei reattori. Sul progetto gravano tuttavia nodi irrisolti: i reattori sono privi di un guscio di contenimento che possa tamponare la fuoriuscita di radioattività in caso di incidente grave, in più c'è il sospetto di aiuti di stato illegali concessi dal Governo slovacco.
Tra le banche inizialmente coinvolte nel finanziamento anche Intesa Sanpaolo, che in seguito a due giornate di mobilitazione degli attivisti di Greenepace in oltre venti città italiane, aveva dichiarato di congelare la linea di credito per Mochovce in vista di maggiori garanzie sulla sicurezza del progetto.
Riguardo all'incompetenza dell'industria nucleare, Greenpeace ha rivelato lo scorso 5 aprile che un incidente alla centrale Asco-I in Spagna ha provocato la contaminazione radioattiva della popolazione che vive nell'area attorno alla centrale. Il gestore dell'impianto Iberdrola-Endesa – quest'ultima controllata da Enel al 67% - ha nascosto per quattro mesi l'accaduto.
Dopo che Greenpeace ha pubblicato i dettagli dell'incidente, l'agenzia di sicurezza nucleare spagnola ha ammesso che l'entità era superiore di cento volte a quanto dichiarato inizialmente, e che particelle radioattive si sono diffuse a chilometri dalla centrale. Greenpeace ha chiesto alla Commissione Europea di effettuare una verifica urgente sull'incidente.
In Francia, dopo solo tre mesi dall'inizio della costruzione a Flamaville dell'EPR - il reattore pressurizzato europeo simbolo del cosiddetto "rinascimento nucleare" - l'agenzia francese ASN ha scoperto una serie di problemi seri per quello che – secondo il costruttore Areva – dovrebbe essere il progetto nucleare più economico, sicuro e affidabile. La base di cemento è stata colata in modo non corretto, la lastra di cemento su cui dovrebbe poggiare il reattore presenta fratture, le barre in acciaio di rinforzo sono state posate in modo sbagliato, il contenitore di metallo è stato saldato da una società priva delle certificazioni richieste, e un quarto delle saldature sono inadeguate. Inoltre, i controlli di qualità sono inefficaci o inesistenti e il costruttore ha fallito nel riparare agli errori già segnalati e a migliorare le procedure.
Il rinascimento nucleare di oggi prepara le nuove Cernobyl del futuro
L'industria nucleare rimane impantanata in incidenti, bugie, insabbiamenti e incompetenza. Il nucleare rimane un esperimento fallito del Ventesimo secolo che non potrà in alcun modo soddisfare il fabbisogno futuro di energia o aiutare a contenere i cambiamenti climatici.
I governi che scelgono il nucleare non aumenteranno la propria indipendenza energetica, ma dipenderanno anzi dai pochi Paesi che hanno la tecnologia e il combustibile. Secondo Greenpeace solo con una "Rivoluzione Energetica" basata su efficienza e fonti rinnovabili riusciremo a tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 50 per cento entro il 2050. Taglio necessario per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici.
sabato, aprile 26, 2008
Apre in Vietnam il primo rifugio per l’orso bruno asiatico
Nonostante questa sostanza possa essere facilmente sostituita da ben 75 tipi diversi di preparati erboristici ed altri prodotti sintetici, persino più economici, negli ultimi anni si sono verificati ancora moltissimi casi di bracconaggio e, secondo le autorità, sono stati catturati illecitamente oltre 4000 esemplari.
Secondo quanto riportato, questo centro potrò ospitare fino a 200 esemplari ed il suo scopo, oltre a proteggere gli orsi, è quello di sensibilizzare il paese verso la natura, gli animali ed il rispetto delle leggi vigenti: già dal 1999, infatti, la caccia e il commercio della bile degli orsi bruni sono stati vietati dal governo vietnamita.
Il parco, che si trova a circa a 70 km da Hanoi, è stato progettato per contenere degli spazi per la quarantena, chirurgia e riabilitazione. Saranno inoltre disponibili delle aree esterne, degli spazi educativi e delle aree di osservazione per i visitatori.
Embargo legato ai metodi cruenti di uccisione. Gli animalisti: serve un bando totale
BRUXELLES (Belgio) - La Commissione europea vorrebbe vietare l’importazione di pelli di cuccioli di foca all’interno del territorio dell’Unione europea, ma le sue proposte potrebbero non riuscire a fermare il massacro compiuto ogni anno dai cacciatori canadesi. Lo rendono noto alcune associazioni di difesa degli animali in una conferenza stampa organizzata dal Fondo internazionale per la protezione degli animali (Ifaw) e da svariate associazioni.
Un cacciatore infierisce su una foca con un lungo bastone (Afp)
LA UE VERSO IL BANDO - «Il commissario Ue all’Ambiente, Stavros Dimas, ha detto di voler instaurare una legislazione che vieti l’importazione e la vendita di prodotti derivati dalle foche cacciate ed uccise in modo disumano» ha dichiarato oggi la sua portavoce Barbara Helfferich, aggiungendo di non essere tuttavia in grado di dire quando questa proposta di legge sarà sottoposta agli Stati membri e al Parlamento europeo. Le associazioni di difesa degli animali chiedono un «divieto totale e senza condizioni» ha anche affermato oggi l’eurodeputata verde britannica, Caroline Lucas, nel corso della conferenza stampa..
«METODI DISUMANI» - Alla base della motivazione c'è, in particolare, il fatto che le foche vengano cacciate con metodi cruenti: colpite a bastonate sulla testa per evitare di danneggiare il loro pellame e, spesso, scuoiate direttamente sul posto, senza che prima sia accertata l'effettiva morte degli animali. In alcuni casi, sostengono i gruppi animalisti impegnati nella difesa delle foche, che nei giorni scorsi hanno diffuso nuove immagini raccolte durante la stagione della caccia sui ghiacci della regione artica canadese, i cuccioli raggiunti dai cacciatori vengono privati del pellame tra atroci sofferenze mentre il loro cuore ancora non ha cessato di battere.
Foche morte trascinate sul pack ghiacciato (Afp)
LA PROTESTA CANADESE - Le autorità canadesi, dal canto loro, continuano a difendere la caccia alle foche, che viene definita «sostenibile» e che, dicono, è condotta con metodi non disumani. Tutto il contrario di quanto sostengono invece i gruppi animalisti che ogni anno inviano dei propri osservatori sul pack a controllare quanto avvenga effettivamente. Per il governo di Ottawa la caccia alle foche è fondamentale per le popolazioni di Inuit che da essa traggono una parte significativa delle loro entrate annuali. E anche per questo hanno lanciato un monito alla Ue a non adottare iniziative di boicottaggio in quanto questo violerebbe le regole del commercio internazionale.
IL BANDO NEL MONDO - Diversi Paesi hanno già adottato individualmente dei provvedimenti restrittivi sui prodotti derivanti dall'uccisione delle foche (grasso, pellame, carne). Tra quiesti i Paesi Bassi e il Belgio e, soprattutto, gli Stati Uniti. Questi ultimi hanno embargato i prodotti derivanti dall'uccisione delle foche già nel 1972 e il divieto di importazione è tutt'ora in vigore.
25 aprile 2008
WASHINGTON, 25 aprile 2008 - Un pinguino che stava morendo di freddo è stato salvato grazie a un cappottino fatto apposta per lui. E' successo in America al vecchio Pierre, un pinguino di 25 anni che - a causa della vecchiaia - in alcune zone del corpo aveva perso a tal punto lo strato di piume termiche che si vedeva la nuda pelle. 
Con la conseguenza che - letteralmente - moriva di freddo. Privo dei grassi tipici dei mammiferi marini - l'uccello stava morendo perché incapace di isolare il corpo dalle basse temperature del Pacifico. Gli scienziati e i biologi marini dell'Academy of Sciences di San Francisco sono accorsi in suo aiuto: dopo averlo visitato hanno pensato che l'unico sistema per salvarlo era fargli un cappottino su misura. E così hanno fatto. Si sono rivolti a una ditta specializzata nella fabbricazione di attrezzature da sub e a Pierre il pinguino è stata tagliata una muta su misura.
I biologi gliela hanno infilata come se si trattasse di un esperimento, e l'hanno lasciato lì, vestito e agonizzante.
Dopo sei settimane hanno riferito che l'esperimento ha avuto esito positivo. Pierre, che si stava lasciando morire, ha ripreso a mangiare, è cresciuto di peso ed è tornato a tuffarsi e a nuotare insieme agli altri pinguini del gruppo.
Fonte ANSA
venerdì, aprile 25, 2008

23 Aprile 2008 - Il ghiaccio del Mar Artico costituisce l’habitat naturale per diverse specie di animali ma da qualche anno lo strato di ghiaccio si assottiglia sempre più mettendo in pericolo la loro stessa sopravvivenza.
Dopo l’allarme per la sorte degli orsi polari, l’attenzione ora cade sulla Foca fasciata Histriophoca fasciata, così chiamata perché la sua pelliccia bruna è caratterizzata da “anelli” più o meno vistosi di colore bianco giallognolo disposti intorno al collo, alle pinne anteriori e sulla parte posteriore del corpo. Questa foca, che vive soprattutto nel Mare di Bering e nel Mare Glaciale Artico, è una specie molto rara e a causa del’assottigliamento del ghiaccio fondamentale per la sua sopravvivenza, perché è sul ghiaccio che riposa e partorisce i cuccioli, potrebbe essere inserita addirittura nella lista delle specie a rischio.
www.mareinitaly.it
CAMERUN
Un santuario per i gorilla
Il governo ha creato la prima area protetta al mondo dedicata alla più rara delle grandi scimmie antropomorfe
24 aprile 2008 - Il governo del Camerun e la Wildlife Conservation Society (Wcs) hanno istituito la prima riserva naturale al mondo per la salvaguardia del Gorilla di Cross River (Gorilla gorilla diehli), una sottospecie di Gorilla di pianura, attualmente la più rara delle grandi scimmie antropomorfe.
Il Kagwene Gorilla Sanctuary, questo il nome della nuova riserva, è stato ufficialmente istituito con un decreto del Primo Ministro Ephraim Inoni ed è il frutto di molti anni di lavoro, durante i quali è stata coinvolta la popolazione locale. Lo staff infatti è costituito soprattutto da nativi della zona del Kagwene e molti dei lavoratori sono ex cacciatori.
L'area protetta si estende per circa venti chilometri quadrati e, nonostante le modeste dimensioni, ospita al momento venti individui, numero considerato rilevante in termini di contributo genetico alla conservazione della specie. Il Gorilla di Cross River infatti è stato classificato come “criticamente in via di estinzione” dalla lista rossa della International Union for Conservation of Nature (Iucn). Il numero totale di individui appartenenti alla sottospecie è stato stimato intorno ai 300 individui, tutti sparsi in undici micro-aree tra Nigeria e Camerun.
Diversi i fattori che mettono a repentaglio la sopravvivenza della sottospecie, tra cui la caccia di frodo indiscriminata (nonostante la popolazione locale ritenga i gorilla come persone e quindi intoccabili) e la deforestazione che ha causato la frammentazione dell'habitat naturale. Lo scopo della riserva sarà quindi quello di proteggere i gorilla e creare la cultura della conservazione. (e.a.)
giovedì, aprile 24, 2008
Ritrovato l'Elefante di Giava ritenuto estinto nel 1800
24 aprile 2008 - A dispetto dell’iscrizione nell’enciclopedia degli animali estinti e dei continui sforzi dell’uomo nella caccia, uno studio pubblicato in settimana a Kuala Lampur, ha dimostrato che l’elefante del Borneo è in realtà l’elefante di Giava che per un errore di classificazione compiuto nel 1800 è stato ritenuto estinto definitivamente.
Per una volta bisogna ringraziare la mano dell’uomo: nel 1800 infatti il sultano di Giava, in Indonesia, inviò alcuni esemplari come dono al sultano Sulu nelle Filippine. Il primo sultano voleva soltanto stupire il suo “collega” delle Filippine e facendo fare circa 250 miglia marine agli esemplari in realtà è riuscito anche a salvare una specie ritenuta estinta. Secondo gli esperti infatti, basta una sola coppia per ripopolare un’intera area nel giro di 2-300 anni: ecco come si è salvata la specie.
Via | Yahoo News.com
La Pecora Nera





