La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

lunedì, marzo 31, 2008

Nei cuccioli di macaco scoperto il «gene dei mammoni»
Produce una proteina recettore delle endorfine. La chiave dell'attaccamento mamma-cucciolo

ROMA, 31 MAR - Bebè 'mammoni' che piangono appena si staccano dalla gonnella materna: potrebbe essere 'colpa' di un gene, infatti uno studio sui comportamenti dei cuccioli di macaco svela che una particolare mutazione genetica genera un comportamento di forte attaccamento del cucciolo alla propria mamma. Condotto tra gli altri anche dall'italiano Dario Maestripieri che, laureatosi in Biologia all'Università La Sapienza di Roma, lavora dal 1999 all'ateneo di Chicago, lo studio è pubblicato dalla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS'.

IL GENE - Gli esperti hanno scoperto che il 'gene dei mammoni' produce una proteina recettore delle endorfine, le 'droghe' naturali dell'organismo che leniscono i dolori e danno benessere, particolarmente sensibile a questi composti chimici naturali del cervello. L'ipersensibilità del recettore, chiamato 'OPRM1', genera secondo gli scienziati il forte attaccamento mamma-cucciolo. Poichè lo stesso recettore è presente pure nel cervello umano, gli scienziati sono convinti giochi un ruolo essenziale anche nei comportamenti di attaccamento mamma-bebè. I fattori ormonali sono importantissimi anche per creare quei sentimenti d'affetto ineguagliabili tra madre e figlio.

GLI STUDI - Per anni numerosi studi hanno dimostrato il ruolo chiave dell'ossitocina, un ormone molto abbondante nelle neomamme e importante anche nell'allattamento, nel favorire l'attaccamento della mamma al bebè. Adesso gli esperti hanno scoperto un segreto in più di questo splendido rapporto d'amore che, da un punto di vista evolutivo, risponde alla necessità di massimizzare le chance di sopravvivenza del cucciolo: gioca un ruolo importante anche una molecola prodotta dal piccolo. Gli esperti hanno studiato due gruppi di cuccioli di macachi, caratterizzati da una differenza genetica: nel primo il Dna dei cuccioli è portatore del gene OPRM1 di tipo G (OPRM1-G), nel secondo del gene OPRM1 di tipo C (OPRM1-C). Il primo gene produce un recettore ipersensibile che risponde con più forza alle endorfine. È emerso che i cuccioli col recettore ipersensibile OPRM1-G sono più 'mammoni', ovvero più attaccati alla mamma e se ne vengono separati si disperano. Gli altri cuccioli, invece, sembrano più 'indipendenti', si abituano al distacco con meno 'pianti'. OPRM1-G è quindi un gene alla base di un comportamento complesso quale quello del legame del cucciolo alla propria mamma

31 marzo 2008

www.corriere.it

postato da camozzi 23:14 | commenti | notizie etologiche, ricerca e genetica

Morti quattro cacciatori di foche canadesi

Quattro cacciatori di foche sono morti in mare durante la caccia approvata dal Governo canadese.

Fonte notizia

31/03/2008 - La Sea Shepherd Conservation Society aveva precedentemente avvertito il governo Canadese che permettere alle imbarcazioni con scafo in legno, non adatte alla navigazione tra i ghiacci, di partecipare alla caccia alle foche sarebbe stato del tutto irresponsabile. Lo scorso anno, diverse imbarcazioni di questo tipo hanno riportato molti danni, e alcune sono rimaste imprigionate nei ghiacci.

Quest'anno, l'irresponsabilità del governo Canadese ha avuto come conseguenza una tragedia ben più grave. La scorsa notte (il 28 marzo), quattro cacciatori di foche dell'isola della Maddalena hanno perso la vita quando la loro imbarcazione di 12 metri si è capovolta mentre stava per essere rimorchiata dalla nave rompighiaccio della Guardia Costiera Canadese.

Il timone della nave in questione non rispondeva più ai comandi perciò la Guardia Costiera Canadese aveva risposto alla richiesta d'aiuto raggiungendola per poi rimorchiarla.

Il Capitano Paul Watson, Fondatore e Presidente della Sea Shepherd ed un ex membro della Guardia Costiera Canadese ritiene alquanto incredibile che la Guardia Costiera Canadese abbia cercato di rimorchiare un'imbarcazione di tali dimensioni in quelle condizioni meteorologiche senza prima mettere al sicuro i membri dell'equipaggio facendoli salire a bordo del rompighiaccio. Hanno messo deliberatamente questi uomini in pericolo, e si dovrà effettuare un'indagine attenta sulle circostanze che hanno portato alla loro morte.

Ieri, più di cento cacciatori di foche sono giunti nel Golfo di San Lorenzo dalle isole della Maddalena su 16 piccole imbarcazioni. Oltre alla barca già affondata, altre tre imbarcazioni si trovano nei guai nell'area di Cape Breton, con due di queste che stanno imbarcando acqua e la terza che deve fronteggiare problemi meccanici.

La nave della Sea Shepherd, la Farley Mowat, si sta dando da fare per raggiungere attraverso i ghiacci del Golfo di San Lorenzo l'area dove verranno uccise le foche; in questo modo la Sea Shepherd entrerà anche in contatto con le imbarcazioni dei cacciatori intrappolate nei ghiacci.

"Naturalmente soccorreremo qualsiasi cacciatore in pericolo o che chieda aiuto," dice il Capitano Watson. "Al contrario dei cacciatori e del governo Canadese, l'equipaggio della Sea Shepherd è motivato da compassione e pietà come anche rispetto per tutte le forme di vita incluse quelle di coloro che infliggono sofferenza e morte a esseri innocenti come i cuccioli di foca."

Nello stesso momento in cui aveva luogo la ricerca dei corpi degli sfortunati cacciatori, il Dipartimento per la Pesca canadese ha inviato un aereo per controllare la Farley Mowat e ordinarle ancora una volta di restare fuori delle acque canadesi.

"Sono esterrefatto delle loro priorità", dice il Capitano Alex Cornelissen a bordo della Farley Mowat, "credevo che avrebbero impiegato tutte le loro risorse per assistere le imbarcazioni dei cacciatori in difficoltà piuttosto che far controllare la nostra nave; sarebbe dovuta essere in tali circostanze la loro ultima preoccupazione."

Fonte
Sea Shepherd, Canadian Government Irresponsibility Kills Four Sealers, 29 marzo 2008

www.agireora.org


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REGIONI CONDANNANO 2 MILIONI E MEZZO DI UCCELLI, GOVERNO PUO' DIRE STOP
Richiesta caccia in deroga da quattro Regioni

31 marzo 2008 - Nella seduta del 26 marzo scorso, la Conferenza delle Regioni ha deliberato la ripartizione del “piccolo quantitativo” di uccelli abbattibili in deroga, tra le regioni: una vera e propria condanna a morte per 2.433.333 tra fringuelli, peppole e storni, ovvero piccoli uccelli che in molti casi pesano molto meno della cartuccia utilizzata per abbatterli.

Questi uccelli sono protetti in tutta Europa dalla direttiva comunitaria 79/409, nei loro confronti la caccia è quindi vietata in tutto il continente. In Italia, però, è possibile derogare a tale divieto, abbattendone la cosiddetta “piccola quantità”, grazie all’istituto della caccia in deroga, introdotta in Italia su iniziativa del Governo Berlusconi con la legge 221/02. Inoltre la “piccola quantità” è una quota che deve essere riferita a tutto il territorio nazionale, mentre nella delibera appena approvata, viene suddivisa fra sole quattro regioni, significando, di fatto, abbattimenti fino a cinque volte superiori la cosiddetta piccola quantità!

La LAV chiede ai Ministri Lanzillotta e Pecoraro Scanio un loro urgente intervento. La mattanza decretata dalla Conferenza delle Regioni può essere bloccata, anche perché non ha alcuna giustificazione scientifica, volendo solamente accontentare i cacciatori, una categoria che, a parole, sostiene di amare la natura ma che, nei fatti, conferma di essere interessata unicamente alla fucilazione di quanti più animali possibile.

“Un vergognoso regalo pre-elettorale che le regioni maggiormente filo-venatorie, e di diverso colore, in questa sentenza di morte totalmente unite, ovvero Lombardia, Veneto, Marche e Liguria in particolare, intendono elargire ai cacciatori - dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV - questa volta senza neppure ricorrere al paravento degli ipotetici danni all’agricoltura. Con ben sei mesi di anticipo sull’apertura della prossima stagione venatoria, è stata decretata così l’esecuzione per fucilazione di quasi due milioni e mezzo di uccelli, al solo scopo di far divertire 200.000 cacciatori”.


"Conferenza Regioni Doc" - 26/03/08 - Caccia: specie prelevabili in "piccole quantità"

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni, riunitasi il 26 marzo 2008, ha preso atto una ripartizione interregionale dei quantitativi prelevabili di alcune specie a fini venatori. Tali quantitativi sono il risultato della ripartizione, per ciascuna specie, della piccola quantità, calcolata a livello nazionale, secondo le modalità riportate nelle Linee Guida per l’attuazione della Dir. 79/409/CEE, sulla base degli ultimi dati scientifici disponibili in letteratura, in maniera proporzionale al numero di cacciatori presenti in ognuna delle Regioni richiedenti. Ecco il testo integrale del documento approvato dalla Conferenza (pubblicato nella sezione “conferenze del sito www.regioni.it).
Visti gli esiti dell’incontro tecnico, svoltosi il 21 marzo 2008 tra i rappresentanti delle Regioni Lombardia, Veneto, Liguria, Marche e Friuli-Venezia-Giulia (Regioni che hanno richiesto il parere all’INFS ai sensi del protocollo d’intesa sancito in sede di Conferenza Stato Regioni sull’applicazione delle deroghe – rep. 1369 del 29.4.2004), in presenza di un rappresentante dell’INFS e della Regione Puglia, sede in cui è stata condivisa all’unanimità la proposta di ripartizione dei quantitativi prelevabili a fini venatori in deroga ai sensi dell’art. 9, c. 1 lett. c) della Dir. 79/409/CEE;
Tenuto conto che tali quantitativi sono il risultato della ripartizione, per ciascuna specie, della piccola quantità, calcolata a livello nazionale, secondo le modalità riportate nelle Linee Guida per l’attuazione della Dir. 79/409/CEE, sulla base degli ultimi dati scientifici disponibili in letteratura, in maniera proporzionale al numero di cacciatori presenti in ognuna delle Regioni richiedenti;
prende atto della seguente ripartizione
Fringuello - piccola quantità: 3%= 1.650.000
Regione
n. cacciatori n. soggetti prelevabili fino ad un numero massimo di:
Lombardia 92.459 711.009
Veneto 60.590 465.937
Marche 34.412 264.628
Liguria 27.000 207.630
Totale 214.461 1.649.204
Peppola - piccola quantità: 3%= 205.500
Regione
n. cacciatori n. soggetti prelevabili fino ad un numero massimo di:
Lombardia 92.459 123.895
Veneto 60.590 81.190
Totale 153.049 205.085
Storno - piccola quantità: 2%= 580.000
Regione
n. cacciatori n. soggetti prelevabili fino ad un numero massimo di:
Lombardia 92.459 249.639
Veneto 60.590 163.593
Marche 34.412 92.912
Liguria 27.000 72.900
Totale 214.461 579.044

domenica, marzo 30, 2008

I flavonoidi fanno bene ai ratti - la vivisezione un po' meno

29/03/2008

L'ennesimo inutile esperimento sui ratti ci informa di quanto faccia loro bene, contro l'infarto finto, mangiare il mais blu.

Titola il 20 marzo Adnkronos Salute: "Salute: con flavonoidi cuore piu' giovane, studio Ue su mais blu" e continua raccontando come "Un'alimentazione ricca di flavonoidi mantiene il cuore più giovane. E la dieta mediterranea, che abbonda di questi elementi, è proprio per questo la più 'cardioprotettiva'."

Bene, viene da pensare, e' del tutto ragionevole. E probabilmente non occorrevano chissa' che studi, sono cose gia' note. Gia', peccato che per "scoprire cose gia' note", questi "scienziati" che hanno condotto lo studio abbiamo usato i ratti per dimostrare la loro tesi! Rendendo cosi' le loro conclusioni del tutto inutili e prive di significato.

In sostanza, questi "gentili signori" hanno nutrito due gruppi di ratti rispettivamente con mais giallo e mais blu (due varieta' non transgeniche) che hanno un diverso contenuto di "antocianine" (un tipo di flavonoidi), poi hanno misurato il livello di antocianine nel plasma e nelle urine dei topi e poi hanno "studiato l'insorgenza e l'evoluzione di un infarto cardiaco indotto sperimentalmente in entrambi i gruppi di animali".

Complimenti davvero.

Si studia l'effetto di una sostanza su una specie diversa da quella umana.

Si induce un infarto artificiale, che quasi nulla ha che vedere con quello cheinsorge spontaneamente - e sempre in una specie diversa.

Si introduce nell'alimentazione degli animali una quantita' tale di flavonoidi che mai si potrebbe riscontrare nella vita reale di un essere umano (lo dicono loro stessi: 13 volte di piu' di quanti se ne assumano normalmente).

E poi si vorrebbe sostenere che questo studio serve a qualcosa?!

Come se non lo si potesse semplicemente fare su dei volontari questo studio, un largo numero di persone di cui seguire la storia clinica, e non certo a cui procurare un infarto artificiale...

Ma lo dicono loro stessi, si legge nell'articolo: "Nonostante i risultati dello studio siano incoraggianti, occorre però considerare, avverte Toufektsian, che non sono escluse differenze tra esseri umani e animali, per esempio in termini di assorbimento dei flavonoidi e del loro metabolismo".

Ma va'?! Chi l'avrebbe mai detto, eh?

Che eufemismi... Più che "non sono escluse", le differenze, sono certe.

La situazione sarebbe ridicola se non fosse che per questa bella pensata:

- sono stati tenuti prigionieri, fatti soffrire e uccisi degli animali; animali peraltro intelligenti, sensibili e affettuosi, certo decisamente migliori di chi li usa e li uccide;
- sono stati spesi soldi e tempo inutilmente;
- e' stata "pubblicizzata" come "cosa utile" la vivisezione - questa E' vivisezione, sì. Per chi avesse ancora dei dubbi.

La vivisezione nei casi di studi nutrizionali è, se possibile, ancora più scientificamente assurda che in altri campi. Da fonti autorevoli provengono inviti a smettere di percorrere questa strada.

L'American Dietetic Association, nella sua posizione ufficiale sulla disinformazione nel campo della nutrizione, avverte che, quando si devono valutare studi scientifici, i consumatori dovrebbero tener presente "la limitata applicabilita' degli esperimenti sugli animali agli esseri umani". [ADA1989]

Peter Jones, direttore della "Scuola di Dietetica e Nutrizione Umana", ha affermato che: "L'approccio alla ricerca scientifica sta cambiando. Nel passato, ci siano affidati ai modelli animali; nutrivano i ratti di laboratorio con concentrazioni maggior di grassi, per valutarne gli effetti sul loro metabolismo. Ora la ricerca nel campo della nutrizione e' piu' sofisticata e ci permette di studiare direttamente gli esseri umani." [Chester1998]

Eppure, si continua invece sulla strada insensata della sperimentazione su animali, perché, certo, fare esperimenti inutili su dei roditori in gabbia è molto più facile e veloce e porta alla pubblicazione di articoli molto prima di studi utili ma più lunghi fatti su volontari umani seguendo da vicino la loro dieta e gli effetti che essa ha sulla loro salute.

Riferimenti:

[ADA1989] ADA, American Dietetic Association position paper on nutrition misinformation - Identifying Food and Nutrition Misinformation paper, Nutrition Research Newsletter, February 1989

[Chester1998] Bronwyn Chester, "Sound science that tastes good", Mc Gill reportr on-line, 24 September 1998 (http://www.reporter-archive.mcgill.ca/Rep/r3102/food.html)


Adnkronos Salute, Salute: con flavonoidi cuore piu' giovane, studio Ue su mais blu, 20 marzo 2008

"Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra,
all'uomo non resterebbe che quattro anni di vita
"

Albert Einstein

Pochi si rendono conto che le api e i pipistrelli sono animali fondamentali per l'intero ecosistema.
Non a caso rappresentano i due "animali polari" per eccellenza: le api infatti rappresentano le forze solari e i pipistrelli quelle lunari!
La loro diminuzione e peggio ancora scomparsa dovrebbe farci riflettere tutti quanti per trovare una soluzione prima che sia troppo tardi.

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Api e pipistrelli: misteriosa peste
Maurizio Blondet - Effedieffe 28 marzo 2008

 

Benchè gli uni siano mammiferi e gli altri insetti, pipistrelli ed api hanno sempre avuto qualcosa in comune. Entrambi volano. Entrambi sono indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché combattono gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia insetti per la metà del suo peso ogni giorno), le api perché necessarie ad impollinare le culture.
Ora hanno un’altra cosa in comune: una malattia sconosciuta li uccide a migliaia, portando le due specie sull’orlo dell’estinzione. La moria dei pipistrelli è stata notata nei nordici e nevosi stati di New York, Vermont e Massachusetts, le cui caverne o vecchie miniere sono siti d’ibernazione dei mammiferi volanti (1). I biologi dell’Environmental Conservation Department hanno tentato un censimento in quattro grotte e miniere dello Stato di New York, e calcolano che il 90% degli animaletti che vi avevano svernato in letargo sono morti.

Li si vede uscire in pieno giorno dalle caverne, in questo scorcio d’inverno - i pipistrelli sani volano solo di notte e d’inverno dormono - e morire sbattendo le ali nella neve. I piccoli corpi appaiono anormalmente emaciati; spesso gli scienziati li hanno trovati picchiettati da un fungo e con la polmonite, ma ritengono che queste siano affezioni secondarie.

La malattia che li uccide - chiamata Sindrome del Naso Bianco - ha causa sconosciuta: virus o batterio, intossicazione da inquinamento o disordine metabolico; dieci laboratori americani stanno studiando tutte le ipotesi, ma senza esito.

Il tasso di mortalità è spaventoso: in una sola caverna presso Albany, dove erano stati contati 15.584 pipistrelli nel 2005, se ne sono trovati 6.735 nel 2007 e appena 1.500 quest’inverno.
Alcuni studiosi sospettano che un pesticida introdotto di recente per stroncare il West Nile virus (il virus del Nilo) possa essere la causa della strage, sia per intossicazione diretta sia per cause indirette, riducendo la popolazione di insetti di cui i mammiferi volanti si nutrono.

Altri gruppi stanno monitorando il comportamento degli insettivori durante il letargo nella caverne con telecamere ad infrarossi, per vedere quante volte si svegliano durante l’ibernazione, e misurare la temperatura corporea del branco.
Il professor Thomas Kunz, biologo della Boston University, ha studiato i resti dei pipistrelli uccisi dal misterioso male ed ha notato che sono anormalmente magri, mancanti del grasso - specie del cosiddetto «grasso bruno», una sorta di accumulo che si trova tra le scapole, e che fornisce l’energia per il primo volo agli animali che escono dal letargo. Le femmine, così magre, non raggiungono l’ovulazione e quindi, anche se sopravvivono, non partoriscono (nelle razze studiate, ogni femmina genera solo un figlio l’anno, il che rende più vicina la prospettiva di estinzione).

Per contro, ben poche ricerche sono state avviate e finanziate sulla strana malattia che sta facendo scomparire le api, come hanno dichiarato i proprietari di 22 apiarii di dieci Stati americani. Questi allevatori di api si trovano ogni anno in California dove portano i loro alveari durante la fioritura dei mandorli, sia per aiutare l’impollinazione che darà i frutti, sia per ottenere un miele pregiato.
Ora, scambiandosi le informazioni, hanno scoperto che il 37% delle 230.500 colonie che allevano è scomparso; l’anno precedente la perdita era stata del 30% (2). Pochi vedono le api morire. Apparentemente, la malattia, chiamata provvisoriamente Colony Collapse Disorder, induce un comportamento anomalo e distruttivo: le api operaie se ne volano via, abbandonando nell’alveare la regina con le larve nei favi, e non si trovano più.

«Se morissero le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere finanziamenti per lo studio del male», dice Jerry Hayes, l’entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La gente crede che il cibo gli venga dalle industrie. Ma le api impollinano un terzo delle colture degli USA, che danno raccolti per 15 miliardi di dollari».
Oggi, gli apicoltori hanno portato un terzo di tutte le api americane (le superstiti) per salvare il raccolto di mandorle in California. In Florida, si attendono questi apicoltori con i loro alveari per impollinare migliaia di ettari di aranceti, frutteti vari e chiodi di garofano. E’ incerto se potranno farlo l’anno prossimo. Lo stesso vale per i pipistrelli.
«La presenza dei pipistrelli nel Texas consente ai coltivatori di cotone di salvare da un sesto a un ottavo del raccolto, perché divorano gli insetti nocivi», dice la dottoressa Elizabeth Buckles, specialista in mammiferi della Cornell University: «La morìa in corso - mezzo milione di insettivori scomparsi nel solo Vermont - avrà di sicuro effetti economici. Li constateremo la prossima stagione, come sovrabbondanza di insetti infestanti».

Tutti sospettano, a mezza bocca, che qualche intervento umano da agricoltura industriale, introdotto per aumentare la produzione, abbia sconvolto delicati e sconosciuti equilibri naturali fra il mondo animale e vegetale, vigenti da tempo immemoriale: forse i pesticidi chimici, forse le sementi geneticamente modificate (3), e la scienza non sembra in grado di stabilire né la causa né i rimedi.
E le strane allarmanti pestilenze che stanno riducendo all’estinzione api e pipistrelli coincidono con il rincaro storico dei grani e dei prodotti agricoli in genere (più 20% in media), esso stesso causato dalla speculazione nel «nuovo ordine globale». Il risultato può essere la carestia globale (4). Una punizione che ci saremo meritata.

Note
1) Tina Kelley, «Bats perish, and no one know why», New York Times, 25 marzo 2008.
2) Susan Salisbury, «Bee plague worsening, anxious beekeepers say», Palm Beach Post, 24 marzo 2008.
3) Brit Amos, «Death of bees: GMO crops and the decline of bee colonies in North America», GlobalResearch, 25 marzo, fornisce un’ipotesi convincente sul perchè i campi coltivati con sementi OGM possono influire sulle api: «There are many reasons given to the decline in Bees, but one argument that matters most is the use of Genetically Modified Organism (GMO) and Terminator seeds that are presently being endorsed by governments and forcefully utilized as our primary agricultural needs of survival. I will argue what is publicized and covered by the media is
in actuality, masking the real problems of Terminator seeds and Genetically Modified Organisms (GMO’s). Terminator seeds; genetically produced and distributed by powerful multinational lobbies manipulate government and agricultural policy to encompass their agenda of dominance in the agricultural industry. American conglomerates such as Monsanto, Pioneer Seeds, and others, have created seeds that do not reproduce (whereas these seeds have a life span of the crop chosen). The sterilizing of the plant by the means of sterilizing the flower pollen genetically altered and mutated for production in the agricultural industry. Logic states that if the flower pollen is sterile, bees are potentially going malnourished and dying of illness due to the lack of nutrients and the interruption of the digestive capacity of what they feed on through the summer and over the winter hibernation process».
4) Peter Popham, «Threats to millions as food aid scheme runs out of money», Independent, 25 marzo 2008

USA, le torri di telefonia uccidono. Gli uccellini

Negli States le preoccupazioni per i rischi originati dalle torri di telefonia mobile cambiano direzione. In questo caso le emissioni elettromagnetiche non c'entrano: il problema sono le collisioni aeree.

29-03-2008 - Negli USA, infatti, ogni anno muoiono circa 50 milioni di pennuti in "scontri frontali" con torri e altre costruzioni di una certa altezza. Dal momento che i network sono in espansione, e che quindi si prevede che il numero delle torri aumenti, urge una soluzione.
the Christian Science Monitor

La questione per lungo tempo è rimasta insoluta. "È stato un problema per 50 anni" osserva Joelle Gehring, biologa impegnata al Michigan Natural Features Inventory. "Ma da un anno e mezzo - aggiunge - per la prima volta abbiamo visto l'industria collaborare con gruppi animalisti e ambientalisti per risolverlo". Secondo alcuni ricercatori, non sono le torri in sé a costituire un problema, ma la loro illuminazione notturna, che spesso non è sufficiente a fare in modo che gli uccelli si rendano conto del rischio di un "impatto imminente".

Tutte le torri degli impianti di telecomunicazioni alte almeno 200 piedi (oltre 60 metri), così come le torri erette nei pressi degli aeroporti, devono avere un'illuminazione conforme agli standard definiti dalla FAA (Federal Aviation Administration), per essere visibili ai piloti degli aeromobili. Standard che non sono un problema quando la visibilità è ottimale, mentre lo sono in caso di maltempo e nebbia. Sulle torri devono essere accese luci fisse e lampeggianti di colore rosso, ma nubi e nebbia possono offuscarne l'efficacia (soprattutto per quanto riguarda le luci fisse) disorientando i migratori.

Uno studio - riferisce Gehring - ha dimostrato che la rimozione delle luci fisse, con la permanenza delle sole luci lampeggianti, ha portato ad una diminuzione degli incidenti mortali del 71%. L'introduzione di questa soluzione sta facendo scuola anche per altre strutture ed edifici, e potrebbe presto essere adottata come nuovo standard anche a livello internazionale. Per la salvaguardia della fauna volatile.

Dario Bonacina

www.punto-informatico.it

sabato, marzo 29, 2008

Il baby gorilla capellone

Un cucciolo di scimmia e la sua mamma

Un cucciolo di scimmia e la sua mamma
Il cucciolo di gorilla con sua madre (foto Tiscali)

Via libera Ue a import mais Ogm
Via libera definitivo della Commissione europea all'importazione e commercializzazione di alimenti prodotti da semi di mais transgenico Ga21. La Cia: «Un'altra sconfitta per l'Europa»/ Legambiente: consumatori sconfitti - Alt della Romania a Monsanto

Coltivazione di mais HerculexVia libera definitivo della Commissione europea all'importazione e alla commercializzazione sul mercato comunitario di un nuovo organismo geneticamente modificato (Ogm): si tratta degli alimenti prodotti a partire da semi di mais transgenico Ga21. Nel darne notizia oggi a Bruxelles, l'Esecutivo Ue precisa che l'autorizzazione è destinata alla Syngenta Seeds S.A.S, (Francia) e avrà una durata di 10 anni.

Il via libera della Commissione europea fa seguito all'impossibilità per i 27 stati membri di riunire sulla proposta di autorizzazione per l'Ogm Ga21 né una maggioranza di paesi a favore, né una contraria. La richiesta di autorizzazione infatti, ha ottenuto il 18 febbraio scorso al Consiglio dei ministri dell'agricoltura e dalle sanità dell'Ue 135 voti a favore, 83 contrari e 127 astensioni, tra cui quella dell'Italia. La decisione, in particolare, riguarda l'autorizzazione di prodotti derivati dal mais GA21 ai chicchi di mais così da permetterne l'importazione dai paesi terzi, dove questo prodotto viene coltivato.

Il via libera, si sottolinea a Bruxelles, dovrebbe contribuire a trovare una soluzione adeguata alle conclusioni dell'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto), contro la lentezza delle procedure europee di autorizzazione per gli Organismi geneticamente modificati (Ogm). Il ricorso contro l'Ue era stato presentato da Argentina, Canada e Usa.
"Un'altra sconfitta per l'Europa, per i suoi cittadini, per i suoi produttori agricoli". Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il via libera definitivo, da parte della Commissione Ue, all'importazione e alla commercializzazione sul mercato comunitario di prodotti da semi di mais transgenico Ga21

L'organizzazione agricola sottolinea che "misure del genere vanno contro le aspettative dei consumatori europei e disorientano gli stessi agricoltori". La Cia, nel ribadire che "gli Ogm non servono all'agricoltura", evidenzia "l'impegno e la mobilitazione per la Consultazione nazionale su Ogm e modello di sviluppo agroalimentare promossa da ItaliaEuropa-Liberi da Ogm, con l'obiettivo prioritario di tutelare e valorizzare l'agroalimentare di qualità del nostro Paese. Un agroalimentare che ha - afferma la confederazione - nell'agricoltura diversificata, tipica e fortemente legata al territorio, il suo fulcro portante".

28 marzo 2008
www.lanuovaecologia.it

ECCEZIONALI AVVISTAMENTI DI PELLICANI IN ITALIA
Lo segnala la Lipu

28 marzo 2008 - Eccezionali avvistamenti di pellicani in Italia. Si tratta di 25 esemplari registrati nello stagno di Molentargius, in Sardegna, una delle dieci aree piu' importanti in Italia per il birdwatching, l'attivita' di osservazione degli uccelli. A questi va aggiunto un altro esemplare rilevato ieri pomeriggio presso la Riserva naturale Saline di Priolo, in provincia di Siracusa, in Sicilia. Lo riferisce la Lipu, ente gestore della riserva siciliana.
La Lipu segnala il carattere straordinario della presenza di un cosi' elevato numero di individui in Italia, in particolare allo stagno sardo di Molentargius, in provincia di Cagliari. Il pellicano, spiega, e' una specie dalla struttura corporea possente, con un peso che puo' raggiungere anche i 10 chilogrammi e un'apertura alare variabile fra i 220 e i 360 centimetri, ed e' distribuita nell'Europa orientale e molto difficile da osservare lungo le coste italiane. 'Il pellicano - spiega Fabio Cilea, responsabile Riserva Saline di Priolo - e' noto per il grande becco caratterizzato dalla borsa gulare, posta al di sotto di esso ed utilizzata per accumulare il pesce catturato. La sua presenza lungo le coste italiane - spiega Cilea - e' verosimilmente riconducibile alle avverse condizioni meteorologiche che si presentano durante il periodo della migrazione. Cosi' di tanto in tanto qualche esemplare si ritrova al di qua del Mediterraneo spingendo molti appassionati e anche semplici curiosi sulle sue tracce'. L'osservazione registrata ieri presso la Riserva di Priolo e' la seconda per la zona, la prima fu effettuata nel dicembre 1982 ed anche quella volta si trattava di un esemplare solitario.

(ANSA)

venerdì, marzo 28, 2008

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RIPRENDE LA STRAGE DELLE FOCHE IN CANADA
Al via la stagione di caccia

28 marzo 2008 - Riapre oggi la caccia alle foche in Canada. Ma si tratta di un'area limitata al Golfo del fiume San Lorenzo, che rappresenta il 30% della caccia. Il ben piu' massiccio sterminio che ogni anno si compie in Labrador e Terranova non partira' prima di aprile.
Quest'anno il numero di animali che si possono cacciare e' salito a 275mila, cinquemila in piu' dell'anno scorso.
Per quest'anno, per placare le furiose polemiche che ogni anno divampano in gran parte del mondo per la strage, le autorita' canadesi hanno stabilito nuove norme di controllo.
Phil Jenkins, portavoce dell'industria della pesca a Ottawa, ha confermato che ai cacciatori e' richiesto di tagliare le arterie sotto ciascuna pinna delle foche, per assicurarsi che siano morte prima che vengano scuoiate.
Paul Watson, attivista per i diritti degli animali della Sea Shepherd Conservation Society, ha annunciato da New York che si rechera' sul posto con la nave Farley Mowat per documentare il 'perverso abominio' della caccia.
Le autorita' canadesi hanno fatto sapere che la polizia terra' sotto controllo la sua nave e l'equipaggio e definito il gruppo di Watson 'una organizzazione estremista' che spesso mette in pericolo la sicurezza dei cacciatore di foche durante la caccia.
Anche in Canada la caccia alle foche apre ogni anno un acceso dibattito. Da una parte ci sono i difensori dell'industria, che sostengono come questo sia il solo modo di sopravvivenza delle province atlantiche canadesi, dove gli abitanti vivono di questa caccia. Nel 2005 il giro d'affari della caccia alle foche aveva superato i 16 milioni e mezzo di dollari, rappresentando una significativa risorsa, ovvero un terzo delle loro entrate annuali, per migliaia di cacciatore di foche e le loro famiglie.
Questo in una provincia come il Terranova dove il tasso di disoccupazione sopra il 15 percento.
Inoltre, in un rapporto del Canadian Veterinary Journal, si sosteneva che 'la grande maggioranza delle foche vengono uccise in modo accettabile e umano'. Secondo lo studio il 98% delle foche sarebbero uccise correttamente.
Ma numerosi gruppi di ambientalisti e difensori dei diritti degli animali si oppongono a questa visione, sostenendo che la caccia al piu' numeroso gruppo di mammiferi marini del mondo e' crudele, difficile da monitorare, devasta la popolazione di foche e non garantisce comunque abbastanza denaro ai cacciatori.
Gli Stati Uniti hanno bandito i prodotti legati alle foche dal 1972. Olanda e Belgio hanno introdotto il bando solo di recente. Anche l'Unione Europea sta considerando un bando sui prodotti legati alle foche, dopo aver bandito nel 1983 la vendita della pelle di cuccioli di foca, una mossa che quasi blocco' interamente l'industria nella meta' degli anni Novanta.

(ANSA)

giovedì, marzo 27, 2008

A chi giova la guerra anti-piccioni a Milano?

26/03/2008

La dottoressa Fosca de Vita, biologa esperta di colombi, spiega come questi animali non siano affatto pericolosi per la salute umana.

Riportiamo un intervento della dottoressa Fosca de Vita, biologa milanese che da anni studia i colombi cittadini, che ci spiega come tutte le prese di posizione contro i colombi e sulla loro presunta nocivita' pubblicate sul Corriere della Sera sulla cronaca di Milano in questi giorni, siano frutto di pura ignoranza, o forse siano anche scaturite da qualche recondito interesse da parte di qualcuno...

Invitiamo a scrivere alla rubrica delle lettere del Corriere - lettere@corriere.it - per difendere questi animali che troppi hanno in odio e chiedere di smettere di pubblicare affermazioni non scientifiche.

A proposito di piccioni
dott.ssa Fosca de Vita

Il 17 marzo 2008, il Consiglio di zona 7, a Milano, operando una scelta encomiabile, ha approvato all'unanimità una delibera in cui si chiede al Comune di Milano di mettere al bando i respingitori metallici per i piccioni (spuntoni di acciaio, di cui è stata riconosciuta la mortalità) e di favorire l'uso dei respingitori sintetici che non lasciano posare i piccioni, ma che sono innocui.

E' stata una scelta di civiltà, ma anche una scelta di coerenza, dato che la legge n.189 del 2004 ha introdotto nel Codice Penale due articoli sul maltrattamento degli animali che prevedono anche la pena della reclusione per chi causa lesioni o morte di animali senza necessità e dato che lo stesso Comune di Milano specifica che gli accorgimenti tecnici per allontanare i piccioni devono essere "non lesivi".

Per tutta risposta, il 19 e il 20 marzo sono apparsi sul Corriere della sera, cronaca di Milano, degli articoli altamente allarmistici nei confronti dei piccioni.

Lo spunto è stato uno shock anafilattico che un cittadino riferisce di aver avuto a seguito di punture rinvenute sul corpo al risveglio e che un parassitologo (senza aver visto l'animale responsabile delle punture) ha diagnosticato trattarsi di Argas Reflexus, una zecca che vive nei sottotetti.

Dall'articolo appare anche che i respingitori metallici (qui denominati griglie chiodate) sono dei benefattori che impediscono ai palazzi del centro di essere invasi dai pericolosissimi piccioni portatori di zecche.

Contro le presunte malattie ultimamente si sono cominciate a levare alcune voci, oltre la mia. Questa volta pertanto si è puntato sull'Argas che forse incute ancora più paura.

L'Argas è una zecca che, come altri aracnidi ed insetti vive nei sottotetti indipendentemente dai piccioni, così come la zecca dei boschi, l'Ixodes ricinus, vive nelle zone a verde indipendentemente da chi ci passeggia. Il piccione che va a dormire o a nidificare nei sottotetti diventa per l'Argas una preda come altre.

Però, a differenza del cane o di noi stessi, che dopo una passeggiata in campagna, l'Ixodes ce possiamo portare a casa, il piccione non si porta appresso l'Argas che lo ha morso, perché l'Argas morde di notte, mentre di giorno se ne sta rintanato nelle fessure del suo sottotetto.

A risolvere il problema, basterebbe la chiusura e la bonifica dei sottotetti, invece della criminalizzazione dei piccioni.

Per quanto riguarda le punture nei soggetti allergici, molti insetti e aracnidi sono in grado di causare schock anafilattici. In prima fila le api, i calabroni e affini, ma a nessuno viene in mente di sterminarli.

Io, in anni di frequentazione quotidiana di un gruppo di 150-200 piccioni cittadini, di manipolazioni senza precauzioni su circa tremila piccioni, in sei mesi (da aprile a settembre) di frequentazione quotidiana di un buon numero di sottotetti abitati dai piccioni (sfido chiunque ad avere un'esperienza lontanamente paragonabile alla mia), mi sono imbattuta solo una volta in uno, e dico uno, Argas reflexus. Il quale, piuttosto disorientato, si è lasciato prendere a mani nude come una qualsiasi coccinella. Ora, non voglio invitare a familiarizzare con gli Argas, ma credo che facendo le debite proporzioni, un cittadino qualunque abbia la possibilità di imbattersi in un Argas quante ne abbia di imbattersi in un orso polare.

Non molti anni fa quasi tutte le famiglie in campagna avevano le piccionaie e convivevano con i piccioni.

Dall'antichità il piccione bianco (la colomba) è simbolo di bellezza e perfezione: la Bibbia ne scrive in abbondanza, ne scrive l'Alighieri, ne hanno scritto tutti quelli che han voluto evocare immagini di purezza e leggiadria. Pittori come Picasso l'hanno più e più volte immortalata.

Voli di colombe (che poi vanno ad aumentare le fila dei piccioni ) allietano occasioni festose o solenni. La colomba pasquale o la colomba della pace non fanno schifo a nessuno, anzi se ne continua ad usare l'immagine.

Possibile che i nostri predecessori non si siano mai accorti del "rischio" che comportano i piccioni? Possibile che solo ai giorni nostri i piccioni siano diventati un pericolo?

Non è più probabile che con l'aumento del loro numero nelle città , la naturale repulsione della gente per il guano, con la mania dell'igiene e la crescente paura delle malattie, si sia cominciato a subodorare un nuovo genere di business?

Forse è ora che i cittadini, ma soprattutto gli animalisti, comincino ad interrogarsi su quanto si va scrivendo e dicendo dei piccioni.

E' ora che si pongano la domanda che si ponevano i latini: "Cui prodest?", vale a dire, "A chi giova?"
Chi trae giovamento se il cittadino prova repulsione nei confronti dei piccioni?
Chi ha interesse ad alimentare tale repulsione?
A chi vengono affidati incarichi o appalti per lavori finanziati con soldi pubblici?

Milano, 25 marzo 2008
Fosca De Vita

COMMISSIONE EUROPEA PENSA A MISURE CONTRO CANADA PER STRAGE FOCHE
Importante iniziativa da Bruxelles a pochi giorni dalla ripresa della strage

27 marzo 2008 - La Commissione europea pensa all'adozione di misure restrittive contro la strage delle foche in Canada. Lo ha detto a Bruxelles Barbara Helfferich, portavoce del commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas. "E' vero che il commissario sta attualmente esaminando la questione dell'abbattimento inumano delle foche", ha detto la portavoce confermando quanto scritto oggi dal quotidiano britannico 'The Independent', in cui si riferisce che Bruxelles sta pensando all'adozione di sanzioni commerciali contro il Canada. "Prepariamo un testo che dovrebbe essere presentato nei prossimi mesi per rispondere a questo problema", ha aggiunto Helfferich, auspicando che il documento sia pronto "prima dell'estate".
La portavoce non ha tuttavia precisato la natura delle misure all'esame. La caccia alle giovani foche, autorizzata dal governo di Ottawa a inizio mese, si svolge ogni anno tra marzo e aprile nella regione del Canada orientale con armi da fuoco e bastoni. La pelle e il grasso di questi animali vengono venduti in tutto il mondo. Solo per il 2008, è prevista l'uccisione di 275mila foche, un dato in aumento rispetto alle 270mila del 2007, anche se Ottawa ha recentemente adottato un regolamento destinato a limitare le sofferenze degli animali. Da parte sua, il ministro canadese della Pesca ha criticato le argomentazioni degli animalisti, "fondate in gran parte su rapporti discutibili e su un discorso basato sulle emozioni".
L'esponente del governo canadese ha anche ricordato "l'importante contributo che la caccia alla foca rappresenta per la prosperità delle famiglie dei pescatori". Molti Paesi, come Belgio e Olanda, già adottano misure restrittive contro l'importazione di prodotti derivanti dalla caccia alla foca.

(Aki)