venerdì, febbraio 29, 2008
L'inutilità degli esperimenti sugli scimpanzé
28/02/2008
Uno studio bibliografico dimostra l'assoluta inutilita' di questi studi per il progresso della medicina umana.
Introduzione
Quanto incidono e quali effettive ricadute hanno gli esperimenti su animali nel progresso della medicina umana? I vivisettori sostengono che sono indispensabili, che senza di questi non si avrebbero nuovi farmaci ne' nuove terapie per le malattie che ci affliggono. Ci sono mille esempi che dimostrano il contrario, e un'ulteriore prova ne e' lo studio intitolato "Chimpanzee Research: An Examination of Its Contribution to Biomedical Knowledge and Efficacy in Combating Human Diseases" (La ricerca sugli scimpanze': un esame del suo contributo alla conoscenza biomedica e dell'efficacia per combattere le malattie umane) portato avanti dall'associazione Neavs di Boston e sulla cui base e' stato poi pubblicato nel numero di ottobre 2007 della rivista scientifica J Appl Anim Welf Sci un articolo intitolato "The poor contribution of chimpanzee experiments to biomedical progress" (Lo scarso contributo agli esperimenti sugli scimpanze' al progresso biomedico).
Lo studio e' focalizzato sulle pubblicazioni di ricerche che coinvolgono gli scimpanze', in quanto questi animali vengono usati dai "ricercatori" in virtu' della forte somiglianza del loro DNA con quello umano, stimato intorno al 95-96%, e quindi molto adatti, secondo loro, per studiare le piu' diverse malattie: dall'AIDS al Parkinson, dagli studi sull'ematologia a quelli sugli agenti patogeni legati al bio-terrorismo. La campagna Speak, che continua anche dopo la morte del macaco Felix avvenuta nello scorso agosto, e' stata condotta proprio in nome di questi animali, tanto vicini a noi, ma ciononostante sottoposti ai piu' crudeli ed inutili esperimenti.
L'impostazione dello studio
Gli autori dello studio (ricercatori con all'attivo centinaia di pubblicazioni) hanno preso in considerazione tre importanti database (CAB, EMBASE e PubMed) contenenti articoli relativi agli scimpanze', pubblicati tra il 1995 e il 2004, che riferiscono esplicitamente alla vivisezione. Tra gli oltre 700 individuati ne sono stati selezionati 100 con un criterio di scelta casuale, e quindi un campione statisticamente piu' che rilevante. Come prima cosa e' stata analizzata l'incidenza delle citazioni di questi studi nei documenti pubblicati successivamente (da notare che in tutte le discipline tecnico-scientfiche il citare altri documenti in qualche modo attinenti e' prassi consolidata).
I risultalti che dimostrano l'inutilita' degli esperimenti sugli scimpanze'
Ebbene, circa il 50% di questi studi che avevano comportanto sofferenza e morte per decine di animali non potevano vantare nemmeno il piccolo onore di una citazione. Tra gli altri, solo il 14% venivano citati in articoli che trattavano di profilassi, diagnosi o terapie di malattie umane.
Analizzando pero' nel dettaglio questi pochi articoli (27) che "sulla carta" potevano indicare un utile contributo della sperimentazione animale, si e' visto che circa la meta' erano "doppioni" o conferme di preesistenti studi su umani. Per la restante parte si trattava di metodi non sviluppati ulteriormente perche' non applicabili all'uomo o speculazioni puramente teoriche, o poco rilevanti o inconsistenti. Solo uno poteva avere qualche utilita' nell'indicare la necessita' di sviluppare nuovi metodi diagnostici, senza peraltro fornire alcun contributo concreto in tale direzione.
Sulla base dei dati emersi da questa ricerca bibliografica, gli autori di questa ricerca contestano le affermazioni dei fautori della sperimentazione sugli scimpanze' secondo cui questa pratica e' indispensabile per lo sviluppo di nuove cure. La ricerca infatti non ha individuato alcuno studio condotto sugli scimpanze' cha abbia dato un contributo utile - tantomeno essenziale - alla lotta contro malattie quali cancro, AIDS ed epatiti. Si e' visto come i dati derivanti dalla sperimentazione siano correlabili a situazioni umane solo in una piccola minoranza dei casi, e come le estrapolazioni alla specie umana siano impossibili e potenzialmente pericolose.
Sulla base dei dati emersi da questa ricerca bibliografica, gli autori di questa ricerca contestano le affermazioni dei fautori della sperimentazione sugli scimpanze' secondo cui questa pratica e' indispensabile per lo sviluppo di nuove cure. La ricerca infatti non ha individuato alcuno studio condotto sugli scimpanze' cha abbia dato un contributo utile - tantomeno essenziale - alla lotta contro malattie quali cancro, AIDS ed epatiti. Si e' visto come i dati derivanti dalla sperimentazione siano correlabili a situazioni umane solo in una piccola minoranza dei casi, e come le estrapolazioni alla specie umana siano impossibili e potenzialmente pericolose.
In conclusione gli autori affermano che "lungi dal contribuire alla ricerca medica, la sperimentzione sugli scimpanze' e' stata largamente incidentale, periferica, confusa, irrilevante, e inaffidabile, e che ha utilizzato fondi considerevoli che avrebbero potuto essere meglio indirizzati altrove". Auspicano che le autorita' e gli elargitori di fondi tengano in considerazione questi fatti nel promuovere nuove ricerche. Chiedono infine una moratoria all'allevamento e utilizzo di questi animali, in particolare negli USA, dove queste sperimentazioni sono possibili, a differenza di altri paesi quali Svezia, Olanda e altri dove sono vietate o fortemente regolamentate.
"Ma se non sperimentiamo sugli animali, come si fa a far progredire la ricerca?"
Applicando il criterio di ricerca bibliografica utilizzato dai ricercatori del Neavs ed estendendolo alla totalita' della sperimentazione animale, si ottiene un risultato piuttosto interessante, che mostra come, in generale, la vivisezione contribuisca ben poco alla ricerca scientifica anche numericamente; quindi la sua eliminazione in toto non sarebbe affatto devastante, come sembra pensare il pubblico generale non informato sull'argomento, non priverebbe il mondo della "ricerca", ma, al contrario, eliminerebbe quella piccola parte di ricerca inutile per gli esseri umani, che uccide centinaia di milioni di animali ogni anno nel mondo, e la ricerca vera e propria, che gia' oggi costituisce la maggioranza degli studi pubblicati, si allergherebbe un po' di piu', occupando anche il posto della vivisezione.
Uno studio statistico sulla bibliografia di PubMed svolto da NoVivisezione.org
Questo studio bibliografico si basa sull'enorme mole di articoli (oltre 16 milioni) classificati nell'archivio di articoli scientifici PubMed; e' stato individuato un argomento (il "cancro") e definito un criterio che selezionasse il maggior numero possibile dei termini relativi al campo della sperimentazioen animale, basandoci sulla classificazione degli articoli ad opera del National Library of Medicine.
Di tutti gli articoli con oggetto "cancro" solo il 10% e' risultato correlato alla sperimentazione su animali. Utilizzando altri domini di ricerca quali ad esempio AIDS, tossicologia, ecc. sono state riscontrate percentuali analoghe.
E' stato dunque constatato che l'assioma "senza vivisezione non c'e' ricerca" non e' vero, in quanto la stragrande maggioranza della ricerca medico-biologica che produce risultati pubblicati su riviste scientifiche internaizonali si fa gia' adesso senza animali. Bisogna dunque semplicemente eliminare quella piccola parte che comporta atroci sofferenze e morte per centinaia di milioni di animali senza portare ad alcun beneficio agli umani e fare in modo che esista solo la ricerca vera.
Fonti
J. Bailey, J. Balcombe, A. Knight, "Chimpanzee Research: An Examination of Its Contribution to Biomedical Knowledge and Efficacy in Combating Human Diseases", febbraio 2007
Knight A., "The poor contribution of chimpanzee experiments to biomedical progress", J Appl Anim Welf Sci 2007;10(4):281-308.
giovedì, febbraio 28, 2008
Azione Greenpeace all'aereoporto londinese di Heathrow
Per il blitz gli attivisti hanno scelto uno dei trentadue voli che ogni giorno coprono la tratta Londra/ Manchester. Un viaggio che si può fare in sole due ore di treno e inquinando dieci volte meno dell'aereo.
di Greenpeace
Gli attivisti srotolano lo striscione che esprime il loro dissenso verso la costruzione di una terza pista
Per il blitz gli attivisti hanno scelto non a caso uno dei 32 voli che ogni giorno coprono la tratta Londra/Manchester. Un viaggio che si può fare in sole due ore di treno. In totale partono da Heathrow circa 100 mila voli all’anno per destinazioni che non superano i 500 chilometri.
Si tratta di destinazioni che sono facilmente raggiungibili in treno. Prendere il treno è più di dieci volte meno dannoso per il clima che andare in aereo.
“Sono su questo aereo perché il nostro pianeta e i suoi abitanti sono in pericolo” - dichiara Anna Jones, attivista di Greenpeace - “Il cambiamento climatico può essere sconfitto, ma non certo raddoppiando le dimensioni del più grande aeroporto del mondo. Gli scienziati dicono che ci restano soltanto cento mesi per ridurre le emissioni di CO2, perciò siamo qui per dire a Gordon Brown che la sua nuova pista non può e non deve essere costruita.”
Il governo inglese intende costruire una terza pista e un sesto terminale sopra i villaggi di Sipson e Harmondsworth, aumentando il numero di voli da 480 mila all’anno a più di 700 mila. Migliaia di londinesi dovranno affrontare l’aumento dei livelli di rumore, mentre le emissioni di CO2 dell’aeroporto salirebbero drasticamente proprio nel momento in cui i politici dichiarano di voler contrastare i cambiamenti climatici.
“Perché devono esistere voli Manchester/Londra distruttivi per il clima quando il treno impiega solo due ore per la stessa tratta?” – richiede Sarah Shoraka, altra attivista di Greenpeace. - “Il governo dovrebbe smettere di sovvenzionare l’industria dei voli con miliardi di sterline e usare, invece, questi soldi per rendere i viaggi in treno migliori e più economici. Può darsi che oggi Greenpeace abbia dimostrato anche lamancanza di misure sicurezza a Heathrow, ma questo “buco”è nulla rispetto alla mancanza di impegno del Governo inglese per contrastare i cambiamenti climatici”.
Gli attivisti hanno invitato i londinesi a partecipare al grande incontro pubblico presso Methodist Hall di Westminster dove ieri sera centinaia di residenti locali e ambientalisti hanno unito la loro voce per chiedere al governo di abbandonare il controverso piano di ampliamento dell’aeroporto di Heathrow.
26 February 2008www.terranauta.it
studio inglese
ROMA - Fra gli effetti degli inquinanti sugli animali ce n'è uno sorprendente: secondo uno studio dell' università di Cardiff, gli storni che mangiano vermi contaminati dagli estrogeni cantano meglio e attirano più femmine di quelli non contaminati. C'è però un rovescio della medaglia, perchè questi inquinanti riducono anche il sistema immunitario degli uccelli. I ricercatori hanno sottoposto 12 storni ai livelli medi di estrogeni, ormoni femminili che vengono riversati nell'ambiente tramite scarichi industriali e domestici, trovati normalmente nei vermi che costituiscono la loro preda preferita. Gli uccelli «estrogenatì» hanno iniziato a cantare più a lungo e più spesso del gruppo di controllo non sottoposto agli inquinanti.
![]() |
| (Ap) |
AUMENTANO I RECETTORI PER GLI ESTROGENI - «Abbiamo studiato anche il meccanismo con cui questo avviene - scrivono gli autori nello studio pubblicato dalla rivista Plos One - l'area del cervello che controlla la complessità del suono è molto più ampia (circa il 13% in più) negli storni contaminati, e mostra anche una maggiore quantità di recettori per gli estrogeni, che amplifica l'effetto di questi inquinanti». Un canto migliore non significa però un altrettanto buono stato di salute. Lo studio ha rivelato che la risposta immunitaria degli storni contaminati è inferiore del 50% a quella degli uccelli di controllo: «Se le femmine 'investonò sugli storni contaminati, che sono meno in salute, per la riproduzione - è la conclusione dell'articolo - diminuisce la loro capacità di generare pulcini sani, con gravi conseguenze sulla popolazione totale».
28 febbraio 2008
IL PRINCIPE CARLO METTE AL BANDO IL FEGATO D'OCA
28 febbraio 2008 - I gourmet francesi non saranno contenti: il principe Carlo ha deciso di mettere completamente al bando dai suoi palazzi il foie gras, da qualche anno sotto accusa perche' viene prodotto alimentando in modo forzato la povera oca fino a spappolarle il fegato.
Ambientalista, paladino dello sviluppo sostenibile e del mangiar sano, l'erede al trono britannico ha ordinato ai suoi chef di non comprare piu' la controversa specialita' gastronomica francese. Sta anche pensando di ritirare il titolo di 'fornitore della real casa' concesso ad un grosso negozio di formaggi che si trova vicino a Highgrove (la sua residenza di campagna) e vende fegato d'oca.
Il primogenito della regina Elisabetta ha espresso la sua totale avversione al foie gras in una lettera inviata ad una attivista vegetariana, Joyce Moss, che lo ha lodato per questa netta presa di posizione.
In Gran Bretagna e' in corso ormai da tempo una campagna che punta a proibire la produzione e commercializzazione del fegato d'oca ma il governo ha gia' spiegato a piu' riprese che non puo' farlo in quanto si tratterebbe di un'iniziativa 'illegale' alla luce della legislazione europea sulla libera concorrenza.
Numerose catene di supermercati (da Tesco a Sainsbury passando per Asda e Waitrose) hanno fatto comunque cosa gradita ad animalisti e vegetariani sospendendone la vendita.
Prodotto in larga parte in Francia dove i gourmet ne vanno pazzi, il foie gras e' stato gia' messo totalmente fuorilegge da Germania, Norvegia, Israele e Polonia.
(ANSA)
mercoledì, febbraio 27, 2008
Fra Inghilterra e Francia
27 febbraio 2008 - Settantacinque tartarughe ospiti del Tortoise Sanctuary dell'Isola di Jersey stanno trascorrendo il periodo di ibernazione nei due frigoriferi della loro "badante", la signora Shirley Neely, che ha brillantemente fatto fronte alle mutate condizioni climatiche, che impedirebbero a questi rettili di godersi il meritato riposo annuale. Questi animali hanno bisogno di una temperatura costante fra i 3 e gli 8 gradi durante l'ibernazione, tra dicembre e marzo. Ma l'inverno, scrive il "Sun", e' stato troppo mite, e c'era il rischio che le tartarughe si risvegliassero troppo presto, senza avere energia sufficiente per nutrirsi. Ma il frigo costituisce un habitat perfetto: la signora ha lasciato le tartarughe per tre settimane senza cibo, per consentire al loro organismo di depurarsi, le ha lavate, le ha pesate e le ha avvolta una per una nelle rispettive "copertine" (le piu' piccole dentro scatole di latta), deponendole sui ripiani del frigo accanto alla maionese e al vino. Ogni giorno apre lo sportello per consentire il ricambio dell'aria (durante l'ibernazione le tartarughe respirano solo una volta al minuto) e il mese prossimo comincera' a risvegliarle un po' alla volta, trasferendole per un periodo di acclimatamento nella serra di casa. (AGI)
lunedì, febbraio 25, 2008
Gara per gli animali canterini
25 febbraio 2008 - Chiara Spegni
Ugole d'oro anche in natura. Nella settimana del Festival di Sanremo e' gara anche per gli animali canterini. Immaginando un ideale concorso canoro a vincere su tutti sono i pennuti. E sul podio andrebbe sicuramente l' usignolo. In fondo alla classifica lo strillozzo, il cui nome spiega tutto. Al 99% i migliori 'cantanti' sono i maschi mentre i concorrenti di questa competizione virtuale potrebbero esibirsi in 'dialetti' diversi, a differenza degli ospiti stranieri, i migratori. Tutto talento naturale il loro? Non proprio, perche' si impara l'arte anche ascoltando le performance del papa' gia' nell'uovo.'La bravura dell'usignolo non e' un luogo comune - spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico del Bioparco di Roma - un uccellino migratore che pesa meno di 20 grammi e arriva verso meta' aprile dalle foreste tropicali dell'Africa'. Quello che magari non si sa e' che canta quasi 24 ore su 24: 'prende pausa nelle ore piu' calde del giorno e nelle ore centrali della notte' svela l'esperto.
Ma perche' tanti uccelli cantano? 'Serve ai maschi per dire qual e' il proprio territorio, ma anche per attrarre le femmine - afferma Fraticelli - dimostrando cosi' il proprio coraggio ad una potenziale compagna. Nell'usignolo questa capacita' e' straordinaria, sia per la complessita' del canto, sia per il tempo dedicato'. Certo, molti pennuti cantano, ma mentre per le femmine della specie in questione si tratta del suono piu' bello che esista, ad orecchio umano puo' sembrare una pessima melodia.
'Alcuni emettono un suono lugubre, come i rapaci notturni - racconta l'esperto - dall'allocco alla civetta. Altri sono sgradevoli, come corvi e cornacchie'. Non e' granche' melodico nemmeno un uccellino delle paludi, la salciola, che 'emette un ronzio analogo al rumore di un mulinello da pesca'.
Nel 99% dei casi cantano solo i maschi, tranne rare eccezioni.
'In primavera il maschio del pettirosso e' l'unico che canta, mentre in autunno cantano sia maschi sia femmine, per conquistare lo spazio dove trovare il cibo per l'inverno' aggiunge Fraticelli. I gorgheggi hanno anche una funzione di 'allarme' nei confronti di eventuali estranei: distinguendo un individuo dall'altro non solo riconosco il mio vicino, ma anche possibili nemici.
Mentre poi le esibizioni in stile Sanremo sono tutte concentrate nelle ore piu' buie, le performance delle star della natura si scatenano la mattina presto. Secondo Fraticelli 'questo avviene per due motivi: innanzitutto per comunicare agli altri la propria presenza, quindi di non essere stato predato durante la notte. Poi perche' l'aria del mattino, ricca di umidita', trasmette meglio i suoni e quindi il canto raggiunge distanze maggiori'. C'e' anche chi fa 'cover' dei piu' bravi. Sono gli imitatori, come storno e calandra, una grossa allodola. ' Lo storno ad esempio puo' imitare il picchio verde o il passero, mentre la calandra la rondine o il cardellino'.
E paese che vai, dialetto che trovi. 'Nel caso di specie stanziali, queste sviluppano 'dialetti' diversi da un posto all'altro - spiega l'esperto - le capinere che nidificano nel giardino dell'Istituto di zoologia dell'Universita' di Palermo, cantano in modo diverso da quelle che nidificano a Villa Borghese a Roma. Per le specie migratrici non accade, c'e' una maggiore omogeneita' delle conoscenze'. Ma l'abilita' dei canterini e' tutto talento naturale? 'Ci sono molti studi a riguardo - conclude Fraticelli - si sa che per alcune specie il canto viene appreso sin da quando il pulcino e' ancora dentro l'uovo, ascoltando il padre vicino al nido. In generale, c'e' una dose di talento naturale e una dose di acquisito, e chi frequenta di piu' il padre ha piu' possibilita' di sviluppare doti canore'.
(ANSA)
domenica, febbraio 24, 2008
IN USA STOP AI TEST SU ANIMALI PER I FARMACI
L’anno nuovo si è aperto con importanti vittorie per i nostri amici animali. Più volte l’OIPA è intervenuta recependo appelli lanciati da associazioni antivivisezioniste americane, più volte abbiamo contattato le autorità preposte per chiedere interventi a protezione degli animali e la cessazione dell’inutile e dannosa sperimentazione animale.
E’ con immensa gioia che l’OIPA comunica che le nostre voci sono state ascoltate: dopo molti sforzi congiunti, abbiamo scritto la parola Inizio, alla Fine della vivisezione negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti i laboratori di ricerca finanziati dal Governo diranno presto addio ai test sugli animali per sperimentare sostanze chimiche, farmaci e tossine.
Nel corso del congresso dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze (AAAS), le tre più importanti agenzie americane, ovvero il National Institutes of Environmental Health Sciences (Niehs); il National Human Genome Research Institute (Nhgri) ed il Environmental Protection Agency (Epa) hanno firmato a Boston, durante il meeting annuale tenutosi il 15 febbraio 2008, un accordo per un importante progetto di tossicologia cellulare.
Le agenzie hanno rilevato il crescente disagio dell’opinione pubblica, la preoccupazione riguardo la sperimentazione animale e ciò ha contribuito a dare il via alla loro collaborazione.
Le agenzie hanno messo in atto quanto già annunciato nel Giugno 2007 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche statunitense (NRC) con il Rapporto “Tossicologia del 21° secolo”.
Cellule o modelli computerizzati al posto di topi e cavie, con un vantaggio sia dal punto di vista “animalista” che dell'accuratezza dei risultati ottenuti. I nuovi metodi di ricerca saranno più efficaci, veloci ed immensamente meno costosi rispetto ai precedenti.
Francis Collins, direttore del Nhgri - riferisce alla prestigiosa rivista Science: “gli studi scientifici condotti sugli animali non sono attendibili e non sempre funzionano. Considerando che l'obiettivo dei ricercatori è solitamente quello di testare gli effetti di una sostanza sulle cellule, perché non estrarne alcune dai differenti organi invece di utilizzare un intero organismo vivente?” .
Secondo il direttore del Niehs, Samuel Wilson, “I laboratori potranno presto usare i nuovi test per studiare 100.000 composti in oltre 15 concentrazioni, in soli 2 giorni. Mentre per avere lo stesso risultato, oggi si dovrebbe lavorare otto ore al giorno, sette giorni a settimana, per sei mesi”.
Ogni anno, utilizzando i test animali, si possono concludere fra i 10 ed i 100 test tossicologici, mentre in futuro, si potrebbe arrivare addirittura a 10.000 al giorno.
Anche se non ci sono numeri aggiornati, stimiamo che ogni anno siano almeno 10 milioni gli animali, tra cui topi, conigli, cavie ed altre specie, utilizzati durante test tossicologici.
Questo cambiamento “epocale” permetterà nel futuro, non solo di risparmiare le loro vite, ma anche di ottenere risultati utili per la salute degli esseri umani.
Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director
21 febbraio 2008 - La “State Agricultural Academy” ha annunciato che fermerà la sperimentazione sugli animali per scopi educativi, unendosi così alla crescente lista di Università che hanno compiuto la scelta antivivisezionista e deciso di modernizzare l’insegnamento.
Grazie ad un importante accordo, da poco firmato, dal famoso istituto moscovita con InterNICHE (International Network for Humane Education), agli studenti verranno forniti video, software ed altro materiale didattico al fine di aiutarli a sviluppare la conoscenza della fisiologia, senza sacrifici animali. Il Decano ha giocato un ruolo importante al fine del cambiamento di rotta infatti, fin dall’inizio delle trattative, ha fatto il possibile per favorire il cambiamento, definendo “stupidi esperimenti” quelli svolti sugli animali all’interno dei corsi di Fisiologia.
“Video e moderni software aiuteranno ad evitare i problemi con gli studenti che rifiutano di compiere esperimenti sugli animali per motivi etici”, riferisce un porta voce dell’accademia.
Infatti, come da informazioni ricevute dall’OIPA, il movimento antivivisezionista all’interno delle università russe è in continua crescita e raccoglie sempre più sostenitori e promotori.
L’Università di Mosca ha seguito i passi dell’Accademmia Veterinaria di St. Pietroburgo, che nell’ottobre 2005 cessò l’uso della vivisezione per fini educativi, diventando così la prima università russa a compiere questo importante passo.
InterNICHE, network no profit che riunisce studenti, insegnanti, animalisti, antivivisezionisti, con sede nel Regno Unito, offre sostegno, anche economico, al fine di sostenere alternative non animali a fini educativi.
Nick Jukes, coordinatore del network, ha detto di vedere “un momento importante nella sostituzione di dolorisi esperimenti sugli animali in Russia”.
Le alternative fornite da InterNICHE hanno giocato un ruolo importante per stabilire questa collaborazione. Docenti e studenti hanno dato il benvenuto alle nuove tecnologie, rivelatesi di alta qualità, e dimostrato da subito grande interessamento per i nuovi strumenti didattici. Inoltre nel corso dei mesi scorsi, studenti e docenti, sono stati intervistati da due notiziari televisivi i quali hanno dato molto spazio all’informazione riguardante alternative agli animali.
In passato la situazione era disastrosa: gli animali presenti nei laboratori venivano anestetizzati, prima di essere sottoposti ad esperimenti, tramite somministrazione di vodka, in quanto l’uso della ketamina, anestetico analgesico largamente utilizzato in medicina veterinaria, ha poco diffusione in Russia ed in passato le autorità governative ne avevano bandito l’uso.
L’OIPA è più volte intervenuta, sia direttamente che tramite le proprie leghe membro, per appoggiare richieste d’aiuto giunte da attivisti russi.
A tutti loro, in particolare a VITA, associazione che, nonostante minacce da parte di esponenti governativi, infiniti ostacoli, ha saputo reagire, con infinito coraggio, vanno i nostri migliori auguri per il grandioso risultato ottenuto. Nostro auspicio è che quante più università possano compiere la medesima scelta, dicendo NO alla Vivisezione, seguendo l’esempio del prestigioso ateneo moscovita.
Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director
sabato, febbraio 23, 2008
Le disinfestazioni anti-zanzare sono una importante concausa nello sterminio delle api
Non sono soltanto i pesticidi usati in agricoltura (neonicotinoidi) i responsabili della morte negli alveari italiani
Le disinfestazioni antizanzare - che negli ultimi anni hanno acquistato in tutta Italia proporzioni allarmanti, come fosse una “moda” dilagante - si servono in modo irresponsabile, quanto inutile, di irrorazioni di insetticidi chimici (piretroidi, esteri fosforici, ecc), di frequente anche revocati dall’Unione Europea, le cui schede tecniche indicano quasi sempre un effetto letale sulle api.
Tali irrorazioni non rispettano le leggi regionali a tutela della biodiversità, né quelle che vietano i trattamenti chimici durante le fioriture: è infatti da maggio a settembre, periodo in cui le api raccolgono il nettare, che viene permesso e consigliato lo spargimento di migliaia di tonnellate di insetticidi nell’ambiente.
La colpa per lo sterminio delle api, come pure per quello di tanti altri insetti utili all’ambiente e alla biodiversità – oltre che indispensabili all’agricoltura per l’impollinazione delle piante - va dunque addebitata in buona parte alle Amministrazioni locali che autorizzano (e spesso effettuano in prima persona) una “lotta anti-zanzara”, derivata da cattiva informazione e spinta di interessi commerciali.
Il Comitato scientifico EQUIVITA, che a tutela della salute umana ha promosso negli ultimi tre anni, insieme a numerose altre associazioni, la campagna contro le irrorazioni aeree anti-zanzare, sta facendo il possibile per sensibilizzare gli amministratori locali sui gravissimi danni che tali interventi recano alla salute umana.
Il Comitato Scientifico EQUIVITA:
* si schiera con gli apicoltori e gli agricoltori di tutta Italia in difesa dei loro prodotti e del loro lavoro;
* ricorda che le irrorazioni insetticide, anche per l’alta residualità, hanno gravi effetti tossici su tutti i viventi, uomo compreso (con aumento dei tumori, delle malattie neurodegenerative quali Parkinson e Alzheimer, della sterilità, delle malformazioni, ecc.), mentre non riescono a debellare le zanzare, che si spostano da un territorio all’altro, acquistano in breve tempo la “resistenza” alle sostanze impiegate (creando la necessità di ricorrere a dosi sempre più elevate) e si avvantaggiano della scomparsa dei loro predatori
* ricorda che, come dichiarano gli esperti all’unanimità, l’unica lotta efficace alle zanzare è quella larvicida;
* ritiene sia molto allarmante avere perso già metà del patrimonio in api, con un calo di 110.000 quintali di miele all’anno (250 milioni di € di danni)
* invita gli apicoltori danneggiati nella loro produzione (o coloro che potrebbero esserlo) a chiedere il risarcimento danni ai Comuni che, nel loro territorio, praticano irrorazioni aeree contro le zanzare, e permettono ai cittadini, sia singolarmente che nei condomini, di irrorare nell’ambiente insetticidi chimici.
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949
email: equivita@equivita.it, www.equivita.org <http://www.equivita.org>
venerdì, febbraio 22, 2008
Decisione federale
22 febbraio 2008 - I lupi grigi delle Montagne Rocciose, una delle specie animali piu' amata/odiata d'America, non saranno piu' protetti dalla legge e torneranno ad essere liberamente cacciati.
Lo ha stabilito il governo americano. 'La popolazione dei lupi nel territorio delle Montagne Rocciose - ha detto il vicesegretario dell'Interno, Lynn Scarlett - ha di gran lunga ecceduto l'obiettivo di numero minimo che ci eravamo posti per garantirne la protezione e continua ad espandersi'.
Per questo e' stata annunciato che d'ora in poi i lupi non faranno piu' parte delle specie protette dall' Endangered Species Act.
Un tempo i lupi grigi erano diffusi in almeno 48 dei 50 Stati Uniti d'America. Via via il loro numero comincio' a ridursi, fino a che la specie fu praticamente decimata intorno agli anni Trenta. Per questo nel 1973 la specie, che rischiava l'estinzione, fu messa sotto protezione con un'apposita legge.
Nel 1995, poi, 66 esemplari furono reintrodotti nella zona settentrionale delle Montagne Rocciose.
Oggi le autorita' federali ritengono che quei 66 esemplari si siano riprodotti ad un ritmo pari al 24% all'anno e che siano in tutto 1.513 i lupi che si aggirano tra Montana, Wyoming e Idaho.
(ANSA)
giovedì, febbraio 21, 2008
In Africa
21 febbraio 2008 - Nuovo progetto internazionale per proteggere i gorilla di montagna da bracconaggio, guerre, malattie e distruzione del loro habitat naturale. Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo hanno infatti aderito a un piano di cooperazione volto alla tutela di questi animali sulle montagne Virunga, luogo di congiunzione tra i tre paesi dell'Africa centrale. I gorilla di montagna sono una specie a rischio di estinzione, con soli 700 esemplari. Stando a un censimento condotto nel 2004, nel parco nazionale Virunga ne vivono 380, piu' della meta' dell'intera popolazione. "Per la prima volta - ha detto il responsabile dell'Autorita' ugandese per la fauna (Uwa - Uganda Wildlife Authority), Moses Mapesa, nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto - i tre paesi hanno deciso di proteggere i gorilla di montagna, a rischio estinzione e minacciati dalle condizioni di insicurezza della regione". Il progetto di cooperazione avra' una durata di 10 anni, i primi quattro finanziati dal governo olandese, e prevede un rafforzamento delle misure di sicurezza e il lancio di campagne di sensibilizzazione tra le popolazione, per tutelare l'habitat naturale della specie. . Le autorita' forestali non hanno nascosto che i gorilla rappresentano anche una risorsa per il Paese grazie al flusso turistico che attirano. Ogni turista paga infatti 500 dollari (340 euro) per ottenere l'autorizzazione a seguire le tracce degli animali, garantendo cinque milioni di dollari annui complessivi (oltre 3,4 milioni di euro) ai tre paesi. Da sottolineare anche il valore diplomatico dell'accordo siglato: e' la prima volta che Kampala, Kigali e Kinshasa, capitali di una delle regioni tra le piu' tormentate del continente, si riuniscono attorno a un tavolo per parlare di protezione della natura.
(Velino)
mercoledì, febbraio 20, 2008
Cd non udibile da orecchio umano, per raccogliere fondi
20 febbraio 2008 - Una canzone completamente non udibile dall'orecchio umano, registrata a frequenze talmente alte che solo i cani possono sentirla, ha raggiunto il primo posto nella Hit Parade in Nuova Zelanda. Il singolo con il brano intitolato A Very Silent Night (versione del canto natalizio 'Notte silenziosa, notte santa' o 'Astro del ciel') e' stato registrato per conto della protezione animali neozelandese (Spca) per raccogliere fondi.
Il Cd, primo in classifica poco prima di Natale, ha gia' venduto 6000 copie raccogliendo per la Spca l'equivalente di 12 mila euro. Sta per entrare in circolazione su scala globale, e promette di far guaire e abbaiare a mo' di karaoke i cani di tutto il mondo. Il video di accompagnamento, munito di sottotitoli per gli esseri umani, e' interpretato dal noto cantante hip hop Dei Hamo e da due coriste che simulano le parole, un trio che si fa chiamare The Underdogs.
'Siamo felici del successo del Cd in Nuova Zelanda e siamo molto grati agli artisti e ai tecnici di registrazione per il loro tempo e la loro professionalita'', ha dichiarato il direttore della Spca, Bob Kerridge. Ha riconosciuto pero' che le reazioni degli ascoltatori a quattro zampe sono state 'miste'.
'La piu' violenta e' stata quella di un cane che ha attaccato a morsi la radio distruggendola completamente', ha detto. 'Sul lato opposto della scala, altri si stendono per terra appena il brano comincia, e non fanno nulla'.
Il Cd contiene una versione vocale e una strumentale della canzone, Ma Kerridge ammette di non sapere che cosa realmente sentano i cani. 'Non avendola sentita io stesso, non so cosa sentano loro, e naturalmente non so come i cani sentano la musica', ha detto.
(ANSA)
La Pecora Nera






