La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

giovedì, gennaio 31, 2008

UN ITALIANO SCOPRE NUOVA SPECIE DI TOPORAGNO
In Tanzania

31 gennaio 2008 - Una nuova specie di toporagno-elefante gigante e' stata scoperta in Tanzania grazie a un ricercatore italiano del museo di Storia Naturale di Trento. La notizia e' riportata dalla rivista Journal of Zoology: il mammifero scovato nella foresta da Francesco Rovero e' il primo 'nuovo arrivo' nella famiglia dei toporagni da 126 anni, ed e' il piu' grande mai osservato.
'E' una scoperta molto eccitante - afferma il ricercatore - e' estremamente raro trovare nuove specie di mammiferi, e specialmente di creature cosí antiche. La scoperta mette in luce l'importanza delle foreste pluviali dei Monti Udzungwa, e quanto poco sappiamo ancora di questi 'hot spot di biodiversita''.
Il toporagno - elefante, o 'sengi', dal nome Swahili, e' considerato un fossile vivente, e deve il suo nome alla proboscide simile a quella dei 'parenti piu' grossi'. Appartiene a un gruppo di mammiferi noti come Afrotheria che si sono evoluti in Africa oltre 100 milioni di anni fa. Sebbene questa nuova specie pesi solo 700 grammi e misuri 60 cm di lunghezza, condivide un antenato comune con gli elefanti ed altri mammiferi meno noti.

(ANSA)

postato da camozzi 10:20 | commenti | notizie etologiche

mercoledì, gennaio 30, 2008

Carne da macello verso l'inferno
Gli animali privi di spazio per respirare

NADLAC (Romania), 30 gennaio 2008.
Il termometro segna meno quattro. Un vento gelido trapassa giacconi e giubbotti. Sulla strada ghiacciata e infida una lunga colonna di Tir aspetta di passare dal confine che separa la Romania dall’Ungheria a Nadlac. Ultima barriera prima di lanciarsi in una corsa sfrenata, senza altri controlli sanitari e fiscali, sino in Italia. Mentre alcuni ragazzi armati di lunghe spazzole puliscono i vetri dei grossi automezzi, alcuni autisti, dopo aver allungato senza dare dell’occhio alcune banconote a doganieri compiacenti, risalgono la lunga fila. La colonna sta per ripartire. Ma nel frastuono dei motori rombanti dai pesanti automezzi si odono belati che fanno rabbrividire. Perché, ammassati gli uni sugli altri su quattro piani dei Tir, centinaia di agnelli compiono il loro ultimo viaggio. Un incubo che terminerà dopo migliaia di chilometri nei macelli italiani. Il loro numero varia tra 700 e 800 capi, spesso supera il migliaio. Sballottati gli uni sugli altri. Spesso senza acqua e cibo. Un viaggio-deportazione, in cui la crudeltà si mescola all'orrore. L’altezza tra un piano e l’altro è spesso insufficiente a garantire la posizione eretta degli animali. Nessun rispetto delle norme internazionali sul benessere degli animali che per lunghi viaggi su gomma prevedono orari di marcia intervallati da sosta e scarico degli animali per il foraggiamento. Ma le tabelle di marcia per trasporto di animali proveniente dall’Est sono strettissimi. E devono essere rispettati. Ma non è tutto. Sui Tir ammassati al confine vengono caricati anche bovini e soprattutto cavalli.

Severe sono le norme Ue che disciplinano sia il trasporto che il benessere degli animali, ma a rispettarle sono davvero in pochi. I cavalli, che devono essere separati gli uni dagli altri, possono viaggiare per un massimo di 24 ore. Poi devono essere scaricati e rifocillati in una stalla autorizzata per almeno 24 ore prima di riprendere il viaggio. Diversa la normativa per bovini e pecore: 14 ore di viaggio, una sosta sul mezzo di un’ora per controlli e cibo, una nuova marcia di 14 ore e quindi il fermo per 24 ore con lo scarico di tutti gli animali. Percorrenze e tempi di sosta devono essere scrupolosamente annotati su uno speciale libro che deve essere mostrato alla polizia in caso di controllo. Fantascienza. Negli anni scorsi decine e decine di autisti erano stati pesantemente sanzionati grazie a severi controlli doganali e alla serietà dei veterinari di frontiera, che dovevano certificare oltre il buono stato di salute anche il loro «passaporto» sanitario. Ma la situazione oggi è cambiata. E non in meglio, purtroppo. Spesso i controllori chiudono gli occhi in cambio di una mazzetta.

Con l’allargamento dell'area di Schenghen per la libera circolazione di merci e persone sono stati cancellate le dogane e i controlli. Il posto di Gorizia, ad esempio, è terribilmente vuoto. I camion sfrecciano da quei caselli una volta presidiati dalla polizia di frontiera a velocità sostenuta «Dal 21 dicembre scorso, quando la Slovenia è entrata nell’area di Schengen – spiega Andrea Locati, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato – sono state abolite le operazioni di controllo».

La dogana di Gorizia rappresentava un valido deterrente, con i veterinari dell’Asl locale, per coloro che non rispettavano le norme sul benessere degli animali. Tutti i Tir con animali vivi a bordo erano controllati, migliaia di cavalli, ovini, bovini fatti scaricare e alloggiati nelle moderne stalle di sosta, a decine le pesanti sanzioni amministrative. «Oggi gli unici controlli – spiega Locati – vengono fatti sul territorio italiano dalle pattuglie della polizia stradale».

Ma è troppo poco. A lanciare l’allarme è il dottor Mario Sapino, torinese, responsabile dell’Ufficio Uvac (Ufficio veterinario Adempimenti Comunitari) del Ministero della Salute. «Ogni due mesi con le forze di polizia organizziamo una notte intera di controlli in autostrada sui mezzi che trasportano animali. Mentre gli autisti italiani stanno gradatamente cercando di rispettare le normative, nessuno dei mezzi con autisti stranieri fermati è mai risultato in regola con le norme sul benessere degli animali; documenti falsificati, certificazioni non in regola, sovraccarichi…». Il viaggio verso l’inferno è terribile per migliaia di animali provenienti dall’Est. Gli autisti hanno fretta. Devono rispettare le tabelle di marcia. Una sosta per rifocillare gli animali è solo tempo perduto. I mattatoi aspettano.

www.lastampa.it

NEL 2007 META' DELLE API ITALIANE MORTE, PERSI 200MILA ALVEARI

Spiega l'Agenzia per la protezione ambientale

29 gennaio 2008 - Anno nero per le api nel 2007. La metà delle popolazioni nostrane è scomparso a causa di inquinamento, cambiamenti climatici e malattie. Il disastro ha interessato anche tutta l'Europa, con una perdita tra il 30 e il 50% del patrimonio di api e alcune aree degli Stati Uniti con punte del 60-70%, per il fenomeno da spopolamento definito Ccd (Colony collapse disorder).
Il disastro ha avuto anche un impatto economico: l'insufficiente impollinazione delle piante ha portato ad una riduzione del raccolto. Considerando la scomparsa di circa 200mila alveari nel 2007, la perdita economica per mancata impollinazione delle piante è stata di circa 250 milioni di euro. Questi alcuni dati emersi oggi nel corso del workshop organizzato dall'agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici (Apat) dal titolo "Sindrome dello spopolamento degli alveari in Italia: approccio multidisciplinare alla individuazione delle cause e delle strategie di contenimento". Il problema, spiega l'Apat, è maggiormente sentito nel Nord del Paese, dove si sono persi fino alla metà degli alveari. Pesanti danni sono stati registrati anche al Centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno.

(ANSA)

martedì, gennaio 29, 2008

ANIMALISTI NUDI SU SAGRATO CONTRO PELLICCE
A Barcellona

29 gennaio 2008 - Un centinaio di militanti di un'associazione per la difesa degli animali hanno protestato contro l'industria delle pellicce sdraiandosi nudi sul sagrato della cattedrale di Barcellona. Lo hanno constatato testimoni sul luogo.
"Lo scopo dei partecipanti è di far prendere coscienza che non c'é niente di elegante nell'indossare pelli di animali , ma che è piuttosto un atto di grande crudeltà ed egoismo", si legge in un comunicato dell'associazione animalista AnimaNaturalis.
I manifestanti, più di 130, uomini e donne, si sono sdraiati nudi sui gradini della cattedrale nel capoluogo catalano con i corpi ricoperti di vernice rossa per evocare il sangue degli animali uccisi.

(ANSA-AFP)

lunedì, gennaio 28, 2008

PILLOLE CONTRACCETTIVE AI CANGURI, AL VIA PROGRAMMA AUSTRALIANO
L'idea per controllare il baby-boom

28 gennaio 2008 - Sono tanti, sempre di piu'. Tanto numerosi da avere addirittura sconfinato in una base militare di Canberra. In Australia e' emergenza canguri, complici le condizioni di siccita' che hanno spinto diversi esemplari ad addentrarsi in aree urbane alla ricerca di cibo. Ed ecco l'idea: somministrare all'animale simbolo della grande isola pillole contraccettive a misura di marsupiale. Per controllare il 'baby-boom' senza violenza, evitando di mettere mano ai fucili.

L'obiettivo, spiega al 'The Sydney Morning Herald' il ranger Don Fletcher, "e' trovare un modo non letale per contenere i numeri di uno degli animali piu' amati in Australia". Secondo i report della Wildlife Protecion Society, infatti, nel Paese ci sono piu' canguri oggi di quanti ne trovarono i coloni europei nel 1788. Saltellando fino all'interno della base militare di Canberra, 3 mila esemplari hanno quindi rischiato di finire nel mirino di un gruppo di tiratori scelti gia' pronti all'azione. Un proposito che ha sollevato pero' le proteste delle organizzazioni animaliste, accendendo un dibattito spinoso conclusosi appunto con la trovata della pillola.

In passato questo tipo di soluzione e' gia' stata utilizzata per i koala, altri beniamini degli australiani. Negli 'orsetti' divoratori di eucalipto il contraccettivo ha funzionato, e dopo i risultati positivi di alcuni test condotti sui canguri grigi orientali, gli esperti ritengono che la pillola potra' essere usata con successo nei 10 anni a venire. Niente pallottole, dunque. Ci pensera' la medicina.

(Sal/Zn/Adnkronos)

domenica, gennaio 27, 2008

L’EFSA ADOTTA UN PARERE SCIENTIFICO: LE FOCHE SONO MAMMIFERI SENZIENTI

L’AHAW, ovvero il gruppo di esperti scientifici sulla salute e il benessere degli animali dell’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare), ha adottato un parere scientifico in merito alle pratiche di uccisione e scuoiatura delle foche.
Gli esperti scientifici indipendenti dell’EFSA hanno esaminato con obiettività i dati disponibili ed hanno concluso che le foche sono mammiferi senzienti in grado di provare dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza.
Il gruppo ha raccomandato l’istituzione di un monitoraggio sulla caccia alla foca che sia indipendente sia dagli interessi industriali/commerciali, sia dalle ONG. Inoltre la caccia dovrebbe essere aperta alle ispezioni.
L’EFSA ha ricevuto dati da un’ampia gamma di fonti, tra cui operatori del settore, organizzazioni che si occupano del benessere degli animali, Governi e altri organismi dell’UE e di Paesi Terzi.
Un gruppo di lavoro di esperti scientifici AWAH ha elaborato una bozza di relazione e di parere, che sono stati discussi con le parti interessate nel corso di un incontro tenutosi nell’ottobre 2007, al quale hanno partecipato circa 25 organizzazioni provenienti da 11 Paesi.
La salute e il benessere degli animali rientrano nel complesso delle competenze dell’EFSA; pertanto, l’Autorità ha messo a disposizione la propria competenza scientifica indipendente per una valutazione obiettiva dei dati disponibili. Non rientra tuttavia tra i compiti dell’EFSA decidere se tali pratiche debbano o meno essere consentite né valutare gli aspetti etici, economici, sociali, culturali, gestionali o altri aspetti collegati.
Il parere dell’EFSA è stato richiesto dalla Commissione europea onde poter decidere in modo informato su una eventuale legislazione in materia di caccia alla foca e di commercio di pellicce e prodotti derivati dalla foca. Una valutazione completa e obiettiva sul benessere degli animali nell’ambito della caccia alle foche fornirà ora un quadro completo e un fondamento solido su cui basare le conclusioni. Più volte la Commissione ha dimostrato forte interessamento a favore di standard elevati di protezione degli animali all’interno dell’Unione europea e nel resto del mondo.
Di recente è stata inoltre indetta una consultazione pubblica, per domandare alle persone cosa ne pensano del commercio dei prodotti derivati dalle foche.
http://ec.europa.eu/environment/biodiversity/animal_welfare/seals/seal_hunting.htm

L’OIPA, dopo aver recepito per prima l’appello giunto dalle associazioni sul posto, diventate poi leghe membro, ha per prima condannato pubblicamente la caccia delle foche in Namibia, la quale ha come obiettivo cuccioli e  maschi adulti della specie Arctocefalo del Sud Africa, nota come Cape Fur Seal ovvero “Otaria del Capo”. Il numero di animali di cui è consentita l’uccisione è stato fissato dal Governo della Namibia in 6.000 maschi adulti e 80.000 cuccioli, da uccidere tra luglio e novembre del 2007, su una popolazione stimata in 750 mila animali.
Il Governo della Namibia ha autorizzato la caccia, che si svolge ogni anno, sostenendo che la popolazione di foche costituisce una grave minaccia all’industria della pesca. Numerosi studi scientifici mostrano come la pesca indiscriminata e la cattiva gestione degli stock di pesce siano i maggiori responsabili per la minore resa della pesca, come ha comunicato Seal Alert SA, nostra lega membro attiva in Sud Africa e Namibia. I motivi per cui questi animali vengono massacrati sono esclusivamente commerciali: i piccoli per la loro pelle, i maschi adulti per i loro organi sessuali, venduti poi nei mercati Asiatici in quanto in base a false credenze si ritiene che abbiano la proprietà di aumentare la virilità. I metodi usati per uccidere queste foche, inoltre, sono estremamente crudeli, disumani e ampiamente condannati dall’opinione pubblica non solo africana, ma anche mondiale.
In seguito alle richieste di Seal Alert SA, ampiamente sostenute dall’OIPA, anche questa specie di foche, in un primo tempo non tenuta in considerazione nei lavori, è stata inserita nel progetto e la nostra lega membro ha fornito ampia documentazione raccolta in seguito ad un’indagine sotto copertura svolta grazie a sostenitori namibiani che hanno voluto contribuire a svelare gli orrori perpetrati su creature innocenti. 
Maggiori informazioni sulle campagne OIPA a protezione delle foche sono visionabili ai seguenti link:
http://www.oipaitalia.com/fochecanada.html
http://www.oipaitalia.com/index_fochesouthafrica.html

Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director

sabato, gennaio 26, 2008

RAFFREDDORI UMANI MINACCIANO GLI SCIMPANZE'

ROMA, 25 gennaio 2008 - Gli sforzi per la conservazione di scimpanzé potrebbero essere fatali per questi animali, a causa di virus innocui per l'uomo ma letali per le scimmie. Lo hanno scoperto i ricercatori del Robert Koch institute di Berlino: molti scimpanzé da loro studiati nel parco nazionale di Tay in Costa D'Avorio sono morti a causa di malattie respiratorie portate da studiosi ed ecoturisti.

Secondo lo studio, gli scimpanzé sono tra l'incudine e il martello: da una parte i bracconieri, e dall'altra i virus portati da chi cerca di avvicinarli o dai turisti che con i soldi che portano permettono la sopravvivenza dei parchi. I ricercatori hanno trovato cinque differenti focolai di malattie respiratorie tra le scimmie del parco di Tay fra il 1999 e il 2005.

Le analisi hanno mostrato che gli agenti patogeni responsabili, che in qualche caso hanno ucciso il 19% degli esemplari, sono i virus sinciziali umani, che causano il raffreddore, e alcuni streptococchi. "Non possiamo semplicemente smettere di avere contatti con gli scimpanzé - ha spiegato al sito del settimanale New Scientist Fabian Leendertz, uno degli autori - perché abbiamo visto che più ci si allontana dai centri ricerca e dai luoghi frequentati dai turisti più aumentano i segni di bracconaggio. Stiamo studiando alcune soluzioni". Per il momento i ricercatori si limitano a lavorare con delle maschere protettive simili a quelle usate dai chirurghi. Una delle soluzioni allo studio è quella di somministrare antibiotici agli animali,un atto che però andrebbe contro la regola di non interferire con i processi naturali.

ANSA

giovedì, gennaio 24, 2008

Meritato riposo


Meritato riposo17 gennaio 2008 - Finalmente ce l'ha fatta! Dopo un viaggio di 5000 chilometri sorvolando il Nord America, la piccola farfalla monarca (Danaus plexippus) può "addormentarsi" e passare l'inverno nelle calde foreste del Messico.
Lei e le sue compagne - che possono raggiungere i 20 milioni di individui - partono ogni anno, e lo fanno da generazione, dalle zone nord orientali del Nord America viaggiando anche per 70 chilometri al giorno. In pochi mesi arrivano nello stato messicano di Michoacán. Qui, attaccate ai rami di pino e di abete, entrano in una specie di letargo che terminerà con l'inizio della primavera e con l'avvio la stagione riproduttiva.

Ogni anno ad Angangueo, cittadina simbolo della migrazione della farfalla monarca, si tiene tra gennaio e febbraio il Festival de la Mariposa Monarca che permette alle migliaia di partecipanti di ammirare questa instancabile migratrice ancora assopita tra i rami.

www.focus.it

mercoledì, gennaio 23, 2008

LIPU RENDE, REALIZZATO PRIMO CENSIMENTO NIDI DI RONDINE
In Calabria

23 gennaio 2008 - Sono 358, di cui 141 con presenza di uova, i nidi di rondine censiti nel territorio del Comune di Rende a conclusione del progetto Agricoltura e Natura realizzato dalla Lega italiana protezione uccelli (Lipu).
'In due aree agricole - e' scritto in un comunicato - sono concentrati circa il 65% dei nidi censiti mentre sul restante territorio comunale la presenza della rondine e' stata riscontrata a 'macchia di leopardo', in ambienti anche semi urbani e in siti inusuali per la specie quali case abbandonate, magazzini, ponti'.
Oltre 180 alunni della scuola primaria e una decina di insegnanti appartenenti agli Istituti scolastici di Carolei, Dipignano, Montalto Uffugo e Rende hanno partecipato attivamente alla realizzazione dell'iniziativa attraverso interventi didattici in aree agricole, attivita' ludiche e rappresentazioni grafiche. In piu' sono state svolte 70 uscite sul campo da parte dei volontari della Lipu che hanno effettuato il primo censimento della rondine per valutarne la consistenza numerica.
Sensibilizzate anche una decina di aziende agricole sulla necessita' di riprendere in considerazione un tipo di agricoltura tradizionale. Agli agricoltori sono stati illustrati gli incentivi economici previsti dall'Unione europea per questa tipologia di interventi. Incontri si sono svolti con amministratori di vari comuni della provincia di Cosenza con l'obiettivo di informare e sensibilizzare sull'utilita' di rondini, rondoni e balestrucci. Cinque, inoltre, sono stati i Comuni che, grazie all'attivita' svolta, hanno approvato la cosiddetta 'delibera salvarondini', un atto amministrativo emanato dal Consiglio comunale per proteggere i nidi dei volatili.
'L'obiettivo del progetto - ha detto Roberto Santopaolo, delegato Lipu di Rende - e' stato quello di sviluppare localmente il rapporto tra agricoltura e natura, o meglio gli effetti che le pratiche agricole intensive possono avere sull'ambiente attraverso delle azioni di ricerca sul campo, di sensibilizzazione e di tutela; il tutto con il coinvolgimento attivo di scolaresche, agricoltori e amministratori'.

(ANSA)

martedì, gennaio 22, 2008

FARFALLE, COME SI FORMANO I DISEGNI DELLE ALI

ROMA, 22 gennaio 2008 - Dai falsi occhi ai motivi geometrici: il modo in cui si formano i disegni vari, sgargianti e spettacolari che caratterizzano le ali delle farfalle è stato appena scoperto da uno studio olandese dell'università di Groningen.

La ricerca coordinata dal fisico Marco Giraldo ha dimostrato per la prima volta in che modo la distribuzione del colore dipende da nanostrutture, piccolissime scaglie, disposte sulle ali delle farfalle. Giraldo ha esaminato le livree di molte specie di farfalle e in particolare si è concentrato sulle ali della farfalla Pieris brassicae o cavolaia, per la sua pigmentazione relativamente semplice.

Confrontando le scaglie di vario tipo attraverso un microscopio elettronico, Giraldo ha scoperto che sebbene la struttura spaziale delle scaglie dipenda dal tipo di farfalla, tutte le specie hanno delle caratteristiche in comune: una scaglia è formata da due livelli, collegati da pilastri; la superficie inferiore è liscia, mentre quella superiore è costituita da un gran numero di creste allungate e parallele, che distano le une dalle altre da uno a due micrometri. Il colore è invece determinato dalla dispersione della luce da parte delle strutture della scaglia e dall'assorbimento della luce da parte dei pigmenti. I disegni sulle ali, spiegano gli esperti, sono utilizzati dalle farfalle come segnali di avvertimento, per esempio per riconoscersi fra maschi e femmine.

A quanto proposito Giraldo ha scoperto quello che finora per la scienza era ancora un mistero, ovvero perché i maschi delle cavolaie che vivono in Giappone riescono a distinguere meglio una femmina rispetto ai maschi della stessa specie in Europa.

Le scaglie delle cavolaie giapponesi femmina, spiega la ricerca, a differenza di quelle dei maschi, non hanno un pigmento specifico, che assicura l'assorbimento della luce ultravioletta. La sruttura delle scaglie può dimostrarsi utile anche per l'industria: "é possibile - ha detto il ricercatore - imitare le nanostrutture per creare nuovi effetti ottici in vernici, cosmetici, materiali per imballaggio e tessuti".

ANSA

E' IL FATTORE AMBIENTALE A DETERMINARE SESSO DEGLI ANIMALI
Lo rivela una ricerca di due studiosi australiani

21 gennaio 08 - Nei meccanismi di determinazione del sesso nel mondo animale contano piú i fattori genetici o quelli ambientali? Una domanda da un milione di dollari che per anni ha diviso gli scienziati. A dare una risposta conclusiva, per quanto la scienza possa fornisci risposte assolute, è un nuovo studio sulla determinazione del sesso di una specie di lucertola australiana, amphibolurus muricatus, condotta da due ricercatori dell'Università di Sydney e pubblicato online da una rivista britannica che si occupa di natura.
Secondo gli studiosi ad incidere sulla determinazione del sesso sarebbe in modo predominante il fattore ambientale, ovvero la temperatura di incubazione delle uova. I due ricercatori, Daniel Warner e Rick Shine, hanno cosí constatato che le femmine nascono da uova incubate a temperature basse (23-26 gradi) ed elevate (30-33 gradi), mentre i maschi 'prediligono' temperature intermedie (27-30 gradi).
Una teoria che trova riscontri anche nel modello di Charnov-Bull, formulato 30 anni fa. Secondo i due ricercatori il sesso che ha bisogno di crescita maggiore è quello prodotto alla temperatura che stimola di piú la crescita. Ad esempio, se è il maschio che deve diventare piú grosso, gli embrioni diventeranno maschi se la temperatura del nido favorisce di piú la crescita post natale dell`embrione.

(Apcom con fonte Afp)

lunedì, gennaio 21, 2008

SCENE DI MALTRATTAMENTO ANIMALE ON LINE, "POLIZIA POSTALE PUO' FARE MA...."
Risposta del Ministro Gentiloni a interrogazione dell'on. Mellano

21 gennaio 2008 - "Appaiono ogni giorno sulle pagine web scene di animali torturati, picchiati, uccisi: si tratta di reati che nella maggior parte dei casi non vengono puniti". L'On Bruno Mellano, Rosa nel pugno, si è rivolto al Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, chiedendogli attivarsi nei confronti dei provider e di impedire la diffusione di questo materiale". "Il sadismo nei confronti degli animali- dichiara Mellano- è un reato analogo a ogni tipo di comportamento che danneggi fisicamente un animale o implichi un comportamento innaturale per la sua indole". L'onorevole cita le segnalazioni ricevute dall'ENPA: un gatto lanciato da una scarpata, uno scoiattolo attirato con un esca e sbattuto con violenza con una catapulta rudimentale contro un albero, una tartaruga bruciata viva, un piccolo felino addirittura decapitato.
Gentiloni ha risposto che "il servizio di Polizia postale e delle comunicazioni riceve quotidianamente segnalazioni di utenti internet relative alla localizzazione in rete di foto o filmati che documentino la commissione, vera o presunta, di reati di ogni genere, compresi quelli relativi a maltrattamenti o uccisione di animali".
Il Ministro ha aggiunto che notizie di questo tipo, acquisite anche attraverso il Commissariato on line, vengono attentamente controllate e , laddove venga effettivamente accertata la natura illegale, si procede ad informare l'Autorità giudiziaria.
Tuttavia, Gentiloni aggiunge che " allo stato non esistono, strumenti normativi che obbligano i provider nazionali all'inibizione dell'accesso da parte degli utenti italiani a tali siti su segnalazione dell'Autorità, così come invece previsto per quelli pedopornografici (articolo 14-quater della legge 3 agosto 1998, n. 269).
"Ii contenuti immessi dagli utenti - ha proseguito il Ministro delle Comunicazioni-non debbono violare i termini del contratto stipulato con il fornitore del servizio e che, di norma, comprendono il divieto di pubblicare materiale osceno, illegale, relativo a violenze o più genericamente ritenuto offensivo o improprio, pena la rimozione immediata del contenuto stesso. Gli stessi provider, pur ribadendo più volte che le difficoltà di natura tecnica rendono impossibile un monitoraggio totale e costante dei contenuti immessi dagli utenti, hanno in più occasioni collaborato fattivamente con il servizio della Polizia postale, all'oscuramento di siti e-o contenuti illegali, fornendo su richiesta e con procedure particolarmente celeri, tutti gli elementi utili all'identificazione di utenti ritenuti responsabili di reati, per il loro successivo deferimento all'Autorità giudiziaria".

da Anmvi Oggi