La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

lunedì, dicembre 31, 2007

Era la più vecchia della sua specie
Addio Nonja, morta un'orangutan di 55 anni

Nonja mentre scarta i regali31 dicembre 2007 - E' morta Nonja, un orangutan di 55 anni, considerata la più vecchia al mondo della sua specie. L'animale, il cui nome in olandese significa "ragazza", era nata nel giugno del 1952 a Sumatra, in Indonesia, e viveva dal 1983 nello zoo di Miami.
Mamma eccellente e ospite adorabile -
Già mamma di ben 5 cuccioli, era proprio la beniamina coccolata e viziata dai custodi fino a quando l'hanno trovato senza vita la mattina del 29 dicembre, in un angolo del suo recinto. Al parco si vocifera che negli ultimi tempi era apparsa più lenta del solito ma sempre ricettiva e giocherellona.

L'esperto - Ron Magill, portavoce dello zoo, ha spiegato che gli orango di Sumatra vivono mediamente tra i 40 e i 50 anni, ma verrà ugualmente effettuata l'autopsia per stabilire la causa del decesso probabilmente avvenuta per un tumore o un aneurisma.

Regali per Nonja - La scimmia, dal carattere docile e affabile, era anche la mascotte di molti visitatori per i quali era d'obbligo portarle pensierini. Tra gli ultimi doni, ha ricevuto un mega pacco-regalo zeppo di banane, uva passa e popcorn.

Tiscali News

postato da camozzi 20:01 | commenti | notizie etologiche

CAPODANNO: AVANZI E DOLCI 'KILLER' ANCHE PER ANIMALI DI CASA

ROMA, 30 DIC - Avanzi di pranzi e di cenoni, ossa di tacchino, un pezzetto di dolce come 'premio': per cani, gatti ed altri animali domestici il periodo tra Natale e l'Epifania, passando per Capodanno, puo' essere piu'
deleterio che per l'uomo. Cioccolata ed uvetta, ad esempio, sono tossici fino a provocare insufficienza renale acuta e nei casi piu' gravi la morte, spiega Cinzia Sanna, specialista in nutrizione veterinaria.
Gli animali domestici devono seguire una corretta alimentazione tutto l'anno. Sono tassativamente vietati i dolci, gli alcolici, le ossa. Per un corretto stile di vita e' indispensabile il movimento: le passeggiate
serviranno all'animale, come all'uomo, per mantenere il peso-forma o per smaltire eventuali chili accumulati.
A Capodanno, inoltre, molti animali vivono l'incubo dei botti. Il consiglio, ripetono gli esperti, e' quello di non lasciarli soli, soprattutto all'aperto perche' potrebbero scappare. In alcuni casi possono essere necessari i calmanti, ma solo sotto controllo veterinario e se gia' sperimentati almeno nei giorni precedenti.

(ANSA)

domenica, dicembre 30, 2007

Caviale illegale, sequestri in tutta Italia

21/12/2007 - Quasi un milione di euro il valore economico dei circa 160 chilogrammi di caviale sequestrati durante l’ “Operazione Beluga” dal Corpo forestale dello Stato soprattutto in Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Veneto
Oltre 160 chilogrammi di caviale sequestrato per un valore che sfiora il milione di euro, 65 persone denunciate, 350 esercizi commerciali controllati. I reati contestati vanno dalla violazione della Convenzione di Washington al mancato rispetto delle norme per l’etichettatura dei prodotti alimentari,  fino alla truffa e alla frode in commercio. E’ questo il bilancio dell’ “Operazione Beluga”, finalizzata al contrasto del commercio illegale di caviale, che è stata condotta due giorni fa dal Servizio CITES,  la struttura del Corpo forestale dello Stato che si occupa di tutelare dal commercio internazionale le specie di fauna e flora minacciate di estinzione. Un’operazione che ha portato a controlli e sequestri a tappeto in tutta Italia, soprattutto in Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Veneto, che ha prodotto risultati senza precedenti per estensione e importanza, grazie anche al contributo dell’Ufficio Traffic del WWF.

Imponenti le forze messe in campo, circa 300 unità, coordinate dalla Sezione Investigativa del Servizio CITES Centrale del Corpo forestale dello Stato di Roma: più di 50 Uffici CITES periferici, dislocati sull’intero territorio nazionale, l’Unità Repertazione e Indagini Scientifiche, i Nuclei Investigativi Provinciali di Polizia Ambientale e Forestale,  i Comandi Stazione e gli Ispettori annonari dei Comuni. In particolare a Venezia è stato sequestrato un significativo quantitativo di caviale illegale (circa 6 chilogrammi di Beluga) presso un famoso ristorante di proprietà di un cittadino italiano con il titolo di console onorario della Russia. A Milano e a Roma, invece, è stato intercettato il più grosso collettore di caviale di provenienza tedesca  e di origine russa che lo distribuiva in tutta Italia senza alcuna certificazione e marcatura. Sempre a Milano è stato tracciato l’arrivo illegale tramite corrieri ucraini di circa  5 chilogrammi di beluga fresco. Molte irregolarità sono infine state riscontrate presso la grande distribuzione.   

L’obiettivo era quello di monitorare la situazione della vendita del caviale nel nostro Paese dopo i diversi allarmi lanciati dalla CITES di Ginevra e a seguito delle ripetute segnalazioni di canali illegali in Italia. Il caviale, un bene di lusso per le tavole europee e internazionali, rappresenta un’enorme fonte di guadagno legale e illegale. Basti pensare che il volume d’affari fino al mese di settembre di quest’anno nel mondo è stato di circa 10 milioni di euro, uno in più rispetto allo stesso periodo del 2006. Inoltre il caviale può essere un motivo di rischio d’estinzione per le specie di storione da cui si ricava il prodotto più pregiato.

WWF CanonEsiste  un cospicuo mercato nero che sta minacciando la sopravvivenza delle specie di storioni. La pesca illegale, una forma aggressiva ed organizzata di bracconaggio, vede coinvolto il crimine organizzato, anche di stampo mafioso, nelle aree di origine. Anche l’INTERPOL si occupa da anni del contrasto a questo fenomeno criminoso. In realtà è molto difficile  controllare il commercio illegale nei singoli mercati dell’Unione Europea dove il caviale, una volta importato da uno Stato membro, può liberamente circolare tra i 25 Stati. Molto spesso vengono inoltre utilizzati certificati, fatture, contenitori o etichette falsi. Il caviale di origine illegale nasconde inoltre grossi rischi sanitari soprattutto perché va consumato fresco ed ha una leggera salatura.

Il canale di provenienza illegale pone anche problemi igienico-sanitari: non garantisce le condizioni di mantenimento e di sicurezza dagli inquinanti e dai processi di alterazione ed ossidazione. Inoltre le fonti di approvvigionamento non garantite, spesso i bacini idrici di fiumi e laghi inquinati, possono favorire la contaminazione del caviale con metalli pesanti nocivi per la salute. Gran parte del caviale illegale proviene da canali sconosciuti che trasportano quantitativi modesti ma di grande valore economico da un lato all’altro dell’Europa. L’ “Operazione Beluga” è finalizzata alla corretta informazione dei consumatori e alla battaglia contro le frodi alimentari. Infatti durante i controlli sono state applicate anche le normative sull’etichettatura dei prodotti alimentari e sulla frode in commercio. 

"Il WWFè impegnato da anni nel monitoraggio e nella denuncia del commercio illegale delle uova di storione - sottolinea Massimiliani Rocco, Responsabile dell'Ufficio Traffic del WWF - Alla base del rischio estinzione per 23 delle 27 specie di storioni c'è l’uso sostenibile della risorsa. La decisione di inserire questa specie nell’Appendice II della CITES è dovuta anche all’allarme lanciato dal WWF sulla base delle statistiche che vedevano alcune specie di storione a rischio serio di estinzione. Tra il 1996 e il 2002 le importazioni di caviale nell'UE sono state di 572 tonnellate, l'Italia importa soprattutto da Iran, Romania e Russia. Per mettere un freno al commercio illegale è necessario anche creare un'alternativa come l'acquacoltura: in Italia siamo tra i primi produttori di caviale da allevanmento".

I campioni di caviale sequestrato saranno sottoposti ad analisi genetiche e chimico-fisiche dall’Unità di Repertazione  e Indagini  Scientifiche della Forestale. Le indagini genetiche permetteranno di accertare, mediante tipizzazione del DNA mitocondriale delle uova non fecondate dello storione, il caviale e  la sua effettiva origine, compresa la verifica della natura selvatica o allevata in cattività (acquacoltura) degli esemplari da cui lo stesso è stato prelevato. Sarà possibile così accertare la corrispondenza qualitativa e quantitativa tra le quote di abbattimento autorizzate dal Segretariato generale CITES di Ginevra ai vari Paesi di origine, ma anche ricostruire la esatta provenienza del caviale venduto in Italia. Dal versante delle indagini chimico-fisiche potranno essere tratte informazioni preziose nella ricostruzione dei flussi del commercio illegale di caviale.


Il dossier "I Controlli CITES del Corpo Forestale dello Stato" sul commercio del caviale"(pdf) >>

www.wwf.it

Album di famiglia

L’albero genealogico degli scarabei è stato rivisto dai ricercatori del Museo di Storia Naturale di Londra, che hanno svelato nuovi aspetti della loro storia evolutiva

 28 dic. 2007 - I rapporti di “parentela” fra scarabei, coccinelle, lucciole, maggiolini e cervi volanti sono ora più chiari. Uno studio comparato condotto da un gruppo di entomologi dell'Imperial College e del Museo di Storia Naturale di Londra definisce un panorama quasi completo dell’albero genealogico dei coleotteri, l’ordine di insetti più diffuso sulla Terra, e svela nuovi aspetti della loro storia evolutiva.

Con più di 350mila specie, i coleotteri rappresentano il 40 per cento di tutti gli insetti viventi e costituiscono l’ordine animale più numeroso in assoluto. Il loro successo evolutivo li ha portati a conquistare quasi tutti gli ambienti terrestri e marini, e a sfruttare ogni tipo di risorsa alimentare.

Alfried Vogler e collaboratori hanno preso in esame i dati esistenti sul Dna di questi insetti e hanno esaminato il genoma di ulteriori 700 specie, studiando così un totale di 1.900 specie, appartenenti all’80 per cento delle famiglie di coleotteri viventi. Per individuare le relazioni fra i vari gruppi tassonomici sono stati esaminati tre geni invece che uno solo (come si usa in molti metodi di classificazione tradizionali). Il confronto delle informazioni genetiche raccolte con quelle relative alle specie fossili ha poi permesso di collocare cronologicamente l’origine dei vari gruppi e ricostruire in modo pressoché completo la storia evolutiva di questo ordine. Ciò ha consentito, fra le altre cose, di formulare nuove ipotesi sull’origine della straordinaria diversità che contraddistingue i coleotteri, anche in contrasto con alcune teorie precedenti. La collocazione intorno ai 270 milioni di anni fa dell’origine di alcuni gruppi ha ad esempio messo in discussione la convinzione che sia stata la diversificazione delle piante a fiore (angiosperme) la principale causa della variabilità di questi insetti. Alcuni fra i gruppi più antichi fra quelli appartenenti ai Polyphaga, il sottordine più numeroso, si sarebbero infatti originati intorno ai 270 milioni di anni fa, mentre le prime piante con fiori sono comparse sulla Terra circa 140 milioni di anni fa. A questa data, già cento gruppi di coleotteri tuttora esistenti prosperavano sul pianeta.

(s.s.)

www.galileonet.it

sabato, dicembre 29, 2007

Sarà il protagonista di una grande produzione cinematografica americana
«Knut, esemplare da 5 milioni di dollari»
Il popolarissimo orsetto «firma» un contratto per Hollywood. I proventi andranno allo zoo di Berlino

Due foto di Knut, in alto ancora cucciolo e in basso all'età di un anno (Reuters)
BERLINO
– Knut, il popolarissimo orsetto polare dello zoo di Berlino fa il grande salto: per Hollywood. Sarà lui infatti il protagonista di una grande produzione cinematografica americana. A rivelarlo è la stampa tedesca: l'idea di portare prossimamente sul grande schermo il celebre animale è del produttore Ash R. Shah, scrive il quotidiano di Berlino B.Z. Sul piatto ci sarebbero già almeno 5 milioni di dollari, offerti allo zoo di Berlino per accaparrarsi i diritti e per i proventi del film. Il primo assegno della casa di produzione di Los Angeles allo zoo della capitale tedesca sarebbe di 100.000 dollari. «Restano da chiarire alcuni dettagli dell'accordo», conferma il direttore della struttura Bernhard Blaszkiewitz, che sembra tuttavia già avere le idee chiare come usare tutto il ricavato. «È pensabile ingrandire parti del giardino zoologico», spiega.

NEMO-KNUT - Dalle prime indiscrezioni la pellicola dovrebbe calcare le orme dei successi d'animazione quali Nemo e Shrek. Non è ancora chiaro se il plantigrado comparirà in qualche scena anche in carne ed ossa. L'ultimo blockbuster prodotto da Ash R. Shah e dalla sua casa The Animation Picture Company risale allo scorso anno con Garfield. La trama per ora rimane top secret ma il dramma dell'abbandono da parte della madre Tosca e la morte del fratello gemello saranno di sicuro i punti centrali della storia, scrive la Berliner Zeitung. Nel frattempo, arriverà a marzo nei cinema tedeschi il primo docu-film sull'orsetto dal titolo «Knut e i suoi amici».

MILIONI - Dai giorni della sua nascita, oltre un anno fa, il piccolo e candido Knut è stato sui giornali e le tv di mezzo mondo. Come si conviene alle star, il beniamino dei visitatori dello zoo di Berlino ha attirato milioni di curiosi, bimbi e famiglie. A livello commerciale le grandi imprese tedesche hanno fin da subito sfornato ogni genere di gadget dell'orso polare. Alcuni analisti hanno calcolato che allo zoo di Berlino Knut ha fruttato finora almeno 10 milioni di euro. Oggi l'orsetto, diventato oramai un adolescente, ha superato il quintale di peso, e il suo pelo diventato grigiastro. La sua stella, tuttavia, sembra brillare più che mai.

Elmar Burchia
29 dicembre 2007

www.corriere.it

LA GIRAFFA E' PIU' "VARIA" MA E' PIU' IN PERICOLO. ALLARME PER DUE SPECIE
Studio genetico, le specie sono sei e non una

http://www.astrofilicolumbia.it/ImagesViaggiEstero/Zambia/giraffa%20g.jpg24 dicembre 2007 - Se si pensa alla giraffa semplicemente come all'animale con il collo lungo ci si sbaglia: Quella che gli stessi scienziati pensavano essere una singola specie e' invece molto piu' complessa. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'universita' della California (Ucla), con uno studio genetico, pubblicato dalla rivista Bmc Biology, da cui emerge che invece le specie sono sei, e almeno due di queste sono ad alto rischio estinzione.
'Questo risultato e' stato una sorpresa - ha spiegato alla rete televisiva inglese Bbc David Brown, che ha coordinato la ricerca - perche' negli zoo anche giraffe dall'aspetto diverso si accoppiano tra loro liberamente. Invece sembra che in natura ci sia un processo evoluzionistico che le mantiene distinte'.
I ricercatori hanno analizzato 381 campioni di Dna mitocondriale provenienti da diversi esemplari di giraffa da tutto il mondo. Nonostante le differenze evidenti nel colore del mantello, questi animali erano ritenuti tutti geneticamente molto affini, e divisi soltanto in sottospecie. Il risultato delle analisi e' stato invece che ci sono almeno sei specie diverse, e fra queste le due parenti piu' strette, la giraffa reticolata del nord del Kenya e quella Maasai del Sud dello stesso paese si sono separate geneticamente 1,5 milioni di anni fa.
'Le giraffe sono fra gli animali piu' mobili - spiega ancora Brown - possono coprire distanze fino a 300 chilometri, e questo implica che popolazioni geneticamente diverse si possono incontrare, ma ci deve essere qualche processo che tiene i diversi gruppi separati'.
La teoria piu' probabile secondo lo studio e' che a scegliere siano le femmine, che si accoppiano solo con elementi della loro stessa specie: 'Una giraffa femmina Maasai ad esempio - spiega il ricercatore - quando incontra un maschio della specie reticolata, pensa 'tu non mi piaci e non voglio accoppiarmi con te' anche se in linea teorica potrebbe'.
Questa scoperta ha implicazioni anche per la conservazione delle giraffe, il cui numero totale negli ultimi dieci anni e' diminuito del 30% scendendo sotto i centomila esemplari. Secondo i ricercatori, infatti, le differenti specie andrebbero trattate separatamente quando si mettono a punto le strategie per la conservazione.
'Attualmente le giraffe sono classificate 'a basso rischio' dallo Iucn, l'organizzazione per la conservazione della natura - spiega Brown - ma solo perche' sono considerate un'unica specie'.
Delle nuove specie trovate dallo studio ce ne sono gia' due ad alto rischio estinzione: la giraffa nigeriana, di cui ci sono solo 160 esemplari, e quella di Rothschild, di cui sono rimaste solo poche centinaia.

(ANSA)

venerdì, dicembre 28, 2007

Non esistono miracoli

di MICHELE CANDOTTI

<B>Non esistono miracoli</B> Le pagine di chiusura del 2007 sono state marcate dalla questione ambientale come raramente è avvenuto in precedenza. Il 2007 ha definitivamente riportato l'ambiente al centro del pubblico dibattito, e non ha risparmiato nessuno: cittadini, imprese, istituzioni e politica, esponenti della cultura, mondo scientifico e media sono stati coinvolti a vario titolo e con varia frequenza in questa rinnovata attenzione come da tempo non si registrava.

Possiamo dunque chiudere l'anno con una nota di ottimistica soddisfazione?

Non credo. Come spesso accade, l'attenzione mediatica e la convocazione pubblica sono state "voluminose" in termini quantitativi, ma fatta la debita tara agli eventi pubblici, alle spettacolarizzazioni di rito, alle migliaia di righe scritte e ospitate sulla stampa nazionale e internazionale, cos'è rimasto? Abbiamo veramente affrontato il cuore del problema? Abbiamo trasmesso il senso d'urgenza e di responsabilità globale e collettiva che i cambiamenti climatici in corso ci impongono di adottare?

Nutro dei seri dubbi al proposito, soprattutto per la piega "antiscientifica" o, meglio, "a prescindere dal dato scientifico" adottata in Italia nei toni e nei termini di questo rinnovato dibattito. In una visione forse naif delle cose del mondo, ma ad occhi aperti, l'avere finalmente a disposizione serie storiche inoppugnabili sugli andamenti climatici e rapporti rigorosi della comunità scientifica internazionale costituisce un'occasione unica per tutti: per i media, certamente arricchiti dalla disponibilità di informazioni di prima mano, continuamente aggiornate e testate; per i politici, finalmente dotati di solide basi per formulare, applicare, correggere e adattare politiche economiche e ambientali di lungo termine con "dati alla mano"; per le imprese e il mondo della finanza, forniti di preziose informazioni sul rischio e il vero costo dei propri investimenti e delle proprie operazioni; per il cittadino, finalmente in grado di accedere all'informazione per svolgere con crescente responsabilità e selettività il proprio ruolo di elettore, di consumatore e, soprattutto, di essere vivente nell'unico pianeta a disposizione.

Purtroppo, anche nel caso dei cambiamenti climatici e delle emergenze ambientali planetarie - come in molte altre pubbliche discussioni su questioni che, guarda caso, riguardano la scienza, la ricerca, l'evoluzione del sapere e della conoscenza - in Italia siamo riusciti a creare una fuorviante e deviante divisione manichea tra ambientalismo "catastrofico" e "propositivo" o "ottimista" . E ciò è il peggiore servizio alla causa comune, perché non consente di distinguere l'ostinata natura dei fatti dalla fragilità e dalla leggerezza delle opinioni, non permette di orientarci con un'adeguata strumentazione di bordo in questioni tanto complesse quanto attuali e strettamente collegate al nostro stile di vita e alle nostre scelte quotidiane.

Occorre piuttosto riportare l'attenzione di tutti su alcuni punti fermi e sulla necessità di incentrare il dibattito su dati acquisiti e soluzioni concrete. Perché a ben guardare, la dicotomia tra le varie facce dell'ambientalismo in Italia appare falsa, strumentale e soprattutto irrilevante rispetto alle dimensioni e all'urgenza del problema. Perché è nostro costume evitare sistematicamente i punti fermi, ignorare deliberatamente le conoscenze e le informazioni acquisite, e puntare invece sulla polarizzazione delle opinioni, sull'etichettatura ideologica dei pareri. A beneficio quasi esclusivo di una competizione mediatica fine a se stessa, che assume, cinicamente e inesorabilmente, vita propria e logica indipendente dai contenuti oggetto di dibattito. E in questo, sarebbe curioso sapere chi sta parlando a chi, e perché.

L'Italia è un paese ricco di talenti e conoscenze, ma istituzionalmente allergico ai dati, alle informazioni scientifiche, ai fatti concreti dimostrati da intere comunità scientifiche in decenni di ostinato e metodico lavoro. E' un paese che mediamente crede (e confida) negli exploit, nel potere quasi miracolistico del genio italico, del proprio "istinto animale" piuttosto che nella costruzione graduale e sistematica del sapere, delle soluzioni, di un "sistema". E' un paese che produce innovazione, brevetti, premi Nobel, ne va giustamente orgoglioso ma li fa emigrare con inesorabile sistematicità.

In questo contesto, la disfida tra ambientalismi di stile e orientamento diversi risulta tanto più irrilevante e controproducente quanto più la scienza fornisce dati e informazioni chiare: per l'Italia, le emissioni di CO2 devono essere almeno dimezzate entro il 2050 se decidiamo di giocare a pieno il nostro ruolo e la nostra credibilità nella guerra ai cambiamenti climatici. Ma sfortunatamente, nell'ultimo decennio l'Italia ha aumentato il livello di emissioni e deve quindi agire, con urgenza e determinazione, a partire dai settori maggiormente implicati: energia e trasporti in primis. Le implicazioni in termini di definizione delle priorità e riscrittura della politica economica del paese, alla luce di questi fatti, sono pesanti, come lo sono in tutto il mondo occidentale. E anche nella remota ipotesi che siano i toni ottimisti degli ambientalisti a creare il necessario consenso politico e popolare rispetto alle emergenze in atto, le scelte di politica economica, fiscale, industriale e ambientale dovranno essere nette, urgenti e di lungo periodo e non saranno necessariamente portatrici di consenso nel breve periodo, per qualsiasi governo.

Che l'ambientalismo debba evolvere, debba riscrivere la propria narrativa ed esplorare continuamente nuove frontiere culturali, comunicative, di partecipazione e conoscenza, è un fatto incontestabile. Ma che debba accettare e, perché no, coltivare e nutrire la diversità d'approccio e di stile come valori assoluti in contesti in cambiamento ed evoluzione continui, è fatto altrettanto imprescindibile.

E serve molta lucidità da parte di tutti, coscienti che non esiste alcun potere salvifico di maghi, inventori o, peggio, di "dittatori illuminati" invocabili su chiamata in nome dell'emergenza.

28 dicembre 2007
www.repubblica.it

scoperta di ricercatori inglesi
Scarafaggi più antichi dei dinosauri

Secondo uno studio sarebbero comparsi 70 milioni di anni prima sulla Terra

Una Cicindela dorsalis (Cicindelidae). Scarafaggio della famiglia «Adephaga», cui appartengono circa 30 mila specie (Image © Science)
LONDRA -
Gli scarafaggi sono molto più «antichi» di quanto si pensasse. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science data la loro comparsa sulla Terra a circa 300 milioni di anni, cioè ben 70 milioni di anni prima del tirannosauro. Il che non fa poca differenza perché significa che gli insetti in questione sono riusciti a sopravvivere agli eventi che hanno determinato l'estinzione dei grandi rettili preistorici. Finora si pensava che gli scarafaggi fossero comparsi sul pianeta 140 milioni di anni fa. Ad arrivare alla nuova datazione sono stati entomologi dell'Imperial College e del Natural Hystory Museum di Londra, confrontando il Dna di 1.880 specie di scarafaggi viventi con resti fossili che risalivano fino a 256 milioni di anni fa.

CAPACITA' DI ADATTAMENTO - I motivi all'origine della straordinaria capacità di adattamento sono tuttora oggetto di studio e di grande curiosità da parte degli esperti, perché potrebbero rappresentare una chiave fondamentale per svelare diversi aspetti generali dell'evoluzione. Attualmente sono presenti sulla Terra 350 mila specie conosciute di scarafaggi, ma si ritiene che ce ne siano milioni non ancora scoperte. Il che significa che questi insetti rappresentano più di un quarto di tutte le forme di vita conosciute.


27 dicembre 2007

www.corriere.it

mercoledì, dicembre 26, 2007

Elefanti geneticamente separati

di Massimo Bertolucci

Il periodico “Animal Conservation” ha pubblicato un'interessante studio, svolto dai ricercatori del Center for Environmental Research and Conservation (CERC) della Columbia University e dell'Indian Institute of Science, su una delle poche popolazioni di elefanti selvatici rimanenti in India. Da questa ricerca emerge che questi animali, in determinate aree, si dividono in due gruppi geneticamente separati.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i risultato delle analisi del DNA delle feci dei pachidermi che popolano le zone del nord-est dell'India, dove passa il fiume Brahmaputra. In sostanza, questo fiume divide geneticamente le due popolazioni di elefanti. Secondo i ricercatori, questa fiume costituisce una barriera biogeografica pure per molte altre specie.

Questa differenziazione genetica è stata anche appurato in una precedente ricerca, svolta dagli stessi studiosi, sulle popolazioni meridionali. Si scoprì infatti anche allora che gli elefanti erano geneticamente divisi dal Palghat Gap. Prima di entrambe le ricerche si erano sempre ritenute che le popolazioni degli elefanti, oggetto dello studio, appartenesse ad una sola matrice genetica.

I risultati di questa ricerca potrebbe dare un ottimo supporto per migliorare le strategie dei progetti di conservazione e salvaguardia degli elefanti e di tutte quelle specie in pericolo che popolano il subcontinenete.

26 dicembre 2007


Istituzioni correlate all'articolo:

Center for Environmental Research and Conservatio

Columbia University

Indian Institute of Science (IISc)

martedì, dicembre 25, 2007

NATALE ECO-EQUO E AMICO DEGLI ANIMALI: I CONSIGLI DI "GAIA"

Mettiamo sotto l'albero (finto) la difesa dell'ambiente il rispetto della natura e degli animali, prodotti sani, biologici e del commercio equo e solidale.

25-12-2007. Il Natale amico della Natura inizia con l'albero riciclato, eterno e non tagliato o sottratto alla terra, prosegue senza pellicce, montoni e capi in pelle e prosegue con alcuni accorgimenti. Ancora possibili, nonostante la frenesia degli acquisti compulsivi.

L'Associazione Gaia animali & ambiente, che dal 1995 è attiva in difesa di animali e natura, per bocca del Presidente e del Portavoce, Edgar Meyer e Stefano Apuzzo, propone il decalogo per un Natale intelligente e "verde". I cosmetici devono essere rigorosamente cruelty-free ovvero non sperimentati su animali. No a pelli e pellicce, no a menù che includono animali e loro derivati, per un Natale vegetariano e Vegan. Prodotti preferibilmente Bio e del commercio equo e solidale.

Confezioni e pacchetti in carta riciclata. No a giocattoli in PVC agli ftalati (plastica morbida cancerogena) per i bambini. Saponi e cosmetici senza derivati e grassi animali. Equi anche a tavola e non solo perché va di moda: per produrre un kg. di carne rossa occorrono dieci kg. di cereali e piu' di 1.000 litri d'acqua, risorse che potrebbero essere distribuite diversamente, piuttosto che date in pasto ai bovini (per poi mangiarli).

Più prodotti freschi e meno surgelati: i surgelati hanno un costo energetico 2,5 volte maggiore del fresco (la surgelazione, il trasporto e lo stoccaggio sottozero consumano molta energia). Cani e gatti. Mai in negozio, si ammalano quasi sempre e l'amicizia non ci acquista in vetrina. Adottateli, dal vivo, nei rifugi aiutati da Gaia o a distanza, contribuendo al loro mantenimento. C'è anche un book on line da visitare sul sito. Ricette e idee sfiziose: chiedetele a Gaia o visitate il sito www.gaiaitalia.it. C'è n'è per gusti forti, vegetariani e vegani.

Musica new age ed ambient aiuta la concentrazione e il riequilibrio delle proprie energie interiori (il modello è offerto da Radio Lifegate e dal portale www.lifegate.it).
Libri "verdi": sterminata la scelta. I libri tengono viva la curiosità e la mente.

Almeno a Natale, spegniamo la televisione, distorsore di percezioni e massificatore, sterminatore di intelligenze. Gaia ha ottimi titoli sulla sicurezza alimentare, gli animali e l'ambiente. In offerta speciale "Zampe pulite", telefonando in sede (02.86463111) Per i dettagliati consigli per un Natale sereno e amico della Natura basta telefonare a Gaia dal lunedì al venerdi, tutti i pomeriggi allo 02.86463111,
visitare www.gaiaitalia.it
oppure scrivere a GAIA.it@tiscali.it

http://www.gaiaitalia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=211

lunedì, dicembre 24, 2007

MISTERIOSA MALATTIA FA STRAGE DI CAMMELLI, 5000 MORTI
Conteggio solo in Arabia Saudita

http://www.cortinastelle.it/eclissi/fotoegitto/piramidi-cammello.jpg24 dicembre 2007 - Una misteriosa malattia sta facendo strage di cammelli in Medio Oriente, dall'arabia Saudita al Nord africa. Soltanto in Arabia saudita, scrive oggi l'Observer citando il settimanale "Science", sono morti inspiegabilmente tra i 2000 e i 5000 animali.

Intervistato dal giornale, Bernard Faye, del French Agricultural Research Centre for International Development, non nasconde il suo sconcerto. "Il numero delle morti supera la media in modo sensibile...ci sono moltissime bestie morte e le cause non sono affatto chiare. Non abbiamo alcuna prova epidemiologica delle cause di questa moria, pertanto non sappiamo come arrestarla".

Inizialmente si era avanzata l'ipotesi di una malattia infettiva ma le prime analisi del sangue sembrano smentire questa pista mentre prende corpo l'ipotesi che a uccidere i cammelli possano essere stati degli elementi presenti nel cibo. In particolare si citano l'antibiotico salinomycin, un integratore utilizzato nel mangime per polli, e un fungo che puó causare danni al sistema nervoso.

Anche queste ipotesi pero' sembrano molto deboli agli esperti: "niente del genere puó aver ucciso 5000 cammelli in cosí poco tempo" dice il direttore scientifico del Centro veterinario di Dubai Ulrich Wernery. La conclusione, aperta, è affidata alle parole di Berbard Faye: "è un puzzle, finch‚ non avremo nuove informazioni siamo condannati a brancolare nel buio".

(Apcom)


domenica, dicembre 23, 2007

Le formiche insegnano

23 dicembre 2007 - Anche le formiche e non solo gli uomini e altri vertebrati sanno insegnare. Certo le formiche non vanno a scuola ma hanno adottato una forma particolare di insegnamento. Si chiama “corsa in tandem”, ma non c'entra niente la bicicletta. Si tratta infatti di una tecnica utilizzata da alcuni esemplari del genere Temnothorax per portare una compagna dal formicaio alla fonte di cibo.

L'aspetto più interessante della faccenda è che i segnali trasmessi tra la formica maestra e l'allieva riguardano sia la velocità sia il percorso da affrontare. Secondo i ricercatori che hanno effettuato lo studio, Nigel Franks e Tom Richardson dell'Università di Bristol, questo comportamento può essere interpretato come un vero e proprio insegnamento formale tra maestro e allievo.

“Crediamo - ha spiegato Nigel Franks - che l'insegnamento implichi sempre un feedback reciproco tra maestro e allievo. In sostanza, il maestro fornisce informazioni per guidare l'allievo con una ritmo adeguato alle sue capacità. Per converso, l'allievo comunica all'insegnante quando le parti della lezione sono state assimilate e si può continuare”.

Quando la corsa in tandem comincia, il leader trova un individuo inesperto che ha voglia di seguirlo, ma la corsa è piuttosto lenta, perché la formica allieva si ferma frequentemente per guardarsi intorno e imparare il percorso. Solo quando questo rituale si è concluso, comunica all'insegnante che ha appreso il cammino e può procedere.

Istituzioni correlate all'articolo:

Le formiche Temnothorax
Bristol University

www.ecplanet.com