La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

venerdì, novembre 30, 2007

OSPEDALE PER FAUNA SELVATICA FERITA IN PROVINCIA DI ASCOLI
Accordo Provincia e Comune di Spientoli

30 novembre 2007 - Un 'ospedaletto' per animali selvatici feriti sara' attivato presso il Cea (Centro Educazione Ambientale) dell'oasi 'La Valle' di Pagliare del Tronto. Lo stabilisce un accordo, al momento a carattere sperimentale, siglato dalla Provincia di Ascoli Piceno e dal Comune di Spientoli. L'obiettivo e' rendere piu' agevole e rapido il recupero della fauna selvatica ferita.
Presso il Cea sono gia' custodite diverse specie di animali da fattoria. La struttura permettera' al servizio provinciale risorse naturali, caccia e pesca e agli agenti del corpo di polizia provinciale non solo di ricoverarvi gli animali feriti o in difficolta' trovati nel territorio, ma di offrire loro assistenza, nutrizione e cura grazie al contributo di medici veterinari e operatori specializzati che gia' operano nel centro.
La polizia provinciale da gennaio a oggi ha compiuto 35 azioni di recupero con trasporto al Centro di Jesi, finora struttura specializzata piu' vicina alla provincia di Ascoli Piceno per questo tipo di intervento.

(ANSA)

postato da camozzi 11:16 | commenti | ambiente e comportamento

giovedì, novembre 29, 2007

alert

LE PELLICCE DI CONIGLIO: IL MASSACRO IGNORATO. ECCO NUMERI E DESTINAZIONI
Rapporto Animal-Lav

29 novembre 2007 - Ogni anno nel mondo più di 900 milioni di conigli sono allevati e uccisi per la produzione di carne e pelli da pellicceria. Nell’Unione Europea sono uccisi circa 350 milioni di questi animali e la Cina ha raggiunto tale livello con una tumultuosa crescita del numero di animali negli ultimi dieci anni. E’ praticamente impossibile distinguere tra i conigli utilizzati per la sola produzione di carne e quelli allevati esclusivamente per le caratteristiche del loro manto. Una grossa parte delle pelli derivanti dai conigli macellati viene utilizzata per confezionare capi d’abbigliamento di bassa qualità e basso costo.         Tuttavia l’utilizzo delle pelli di coniglio negli ultimi anni ha subito un incremento significativo, andato di pari passo con l’affermarsi di inserti e bordature di pellicce in capi di abbigliamento tradizionali.
E così milioni di esseri viventi sono terrorizzati, detenuti in gabbie del tutto inadeguate, senza possibilità di muoversi, sottoposti a violenze continue, trasportati senza un minimo di considerazione per il loro essere creature senzienti e, infine, sgozzati senza ricorrere a sistemi di stordimento efficaci. Tutto questo per assecondare una moda che si ostina a promuovere capi in pelliccia o ornati di pelliccia, senza alcuna considerazione per le sofferenze degli animali.

La pelliccia di coniglio non è un semplice sottoprodotto dell'industria della carne: al mondo milioni di conigli vengono allevati anche solo per la pelliccia. Gli animali, infatti, sono selezionati specificamente per il loro manto, che porta a profitti elevati e a una diffusa commercializzazione dal momento che gli articoli in pelliccia di coniglio di buona qualità sono economicamente più accessibili per i consumatori rispetto a quelli realizzati utilizzando vere pelli di volpe, cincillà, visone o simili.

Nonostante queste specifiche selezioni, anche dai conigli allevati per l’alimentazione umana si ricavano pelli, tuttavia di scarsa qualità e quindi non pregiate; i conigli usati per l’alimentazione, infatti, vengono macellati ancora troppo giovani perché il loro manto sia formato e utilizzabile in pellicceria per confezionare capi di qualità. Anche le condizioni d’allevamento dei conigli da carne incidono negativamente sulla qualità del manto, limitandone perciò l’utilizzo in pellicceria.

I CONIGLI

Animali senza diritti e senza protezione alcuna: è questa la realtà per i conigli, allevati e uccisi senza alcuna regola nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Animali estremamente docili e timorosi, spesso considerati domestici compagni di vita di noi umani.
Ogni femmina di coniglio allevata per produrre carne e pelliccia partorisce circa 10 piccoli ogni 45 giorni determinando “produzioni” molto frequenti.
Le coniglie di solito allattano per 30-35 giorni (anche se i tempi possono variare) e hanno una pausa di 10 giorni fino al parto successivo. Le fattrici vivono fino a 2 anni, prima di finire la loro esistenza al mattatoio; ogni riproduttrice può generare circa 80 figli in un anno, 160 nei due anni che la catena di montaggio le permette di vivere. L’inseminazione artificiale è molto comune diffusa negli allevamenti, alcuni allevatori staccano i piccoli dalle mamme per 2 giorni, perché se non allattano è più facile farle ingravidare di nuovo.
I conigli sono mandati al macello a circa 6 settimane di vita se allevati per ricavarne sia carne che pelliccia; se la destinazione è solo la produzione di pellicce, la macellazione avverrà tra i 3 e i 5 mesi d’età, quando il manto è formato, folto e lucente.

“Utilizzi” finali dei conigli allevati in cattività

LE RAZZE UTILIZZATE PER CONFEZIONARE PELLICCE

I conigli cincillà (conigli cincillà Rex) hanno la pelliccia molto simile a quella di un vero cincillà, perciò sono allevati per il loro manto, spesso spacciato per cincillà originale. La razza fu creata negli anni ‘20 nella città francese di Coulange, da Amedee Gillette che per primo vide la possibilità di incrociare conigli tradizionali fino a giungere alle 13 varietà esistenti attualmente.
I conigli hanno due tipi di pelo: il pelo propriamente detto e il sottopelo.
Nei conigli Rex questi peli hanno il medesimo diametro e la stessa lunghezza. Il pelo è molto più sottile e la quantità per unità di superficie è maggiore, perciò il manto risulta assai più isolante. Da questo punto di vista è simile al cincillà e al visone. I più allevati sono i conigli Rex bianchi (albini), castoro e cincillà, per la pelle pregiata e redditizia che ne risulta. Nei conigli Rex la carne che ne deriva è considerata un prodotto secondario.
Il confronto tra le caratteristiche del coniglio cincillà Rex, il cui manto viene spesso spacciato per il più morbido pelo di vero cincillà, chiarisce le ragioni per cui commercialmente si opta per l'allevamento cunicolo, meno costoso e più redditizio:

- le femmine di cincillà di solito partoriscono solo due piccoli all’anno, l’allevamento risulta così molto più costoso e meno redditizio di quello dei conigli;

- i veri cincillà vengono normalmente uccisi all’età di circa un anno.

L’Orylag
Il coniglio Orylag è allevato esclusivamente in una regione della Francia e deriva da una ibridazione voluta dall’uomo partendo da un coniglio della razza Rex. Nel 1985 L’Istituto Francese per la ricerca in Agricoltura, tramite procedure di incrocio, sviluppò questo ibrido dal pelo di elevata qualità e, al contempo, una buona quantità e qualità di carni, determinando una produttività elevata. Le pelli di questi conigli, sottoposte a controllo da parte di una cooperativa, sono utilizzate dalle grandi marche dell’alta moda, che richiedono una pelliccia di alta qualità e poco diffusa. Questi conigli sono allevati esclusivamente in Francia e la commercializzazione dei loro prodotti è sottoposta a procedure di certificazione, numerazione della singola pelle e controllo. Le riproduttrici partorisco in media 7 cuccioli e sono sottoposte a inseminazione artificiale entro una settimana dal precedente parto. I cuccioli di Orylag vivono con la madre le prime 4 settimane di vita per poi essere allevati in gabbie singole per prevenire l’aggressività tra i conigli.
La produzione di questi conigli genera ogni anno un volume d’affari per gli allevatori francesi di oltre 3 milioni di euro.

I NUMERI DELLE PELLI DI CONIGLIO
La cifra complessiva stimata di conigli uccisi ogni anno è aumentata nel corso degli ultimi due decenni, fino a raggiungere i 900 milioni (stima annuale mondiale). La crescita maggiore si è rilevata in Cina che nel 2005 ha ucciso poco meno di 350 milioni di conigli. La maggior parte dei conigli viene uccisa per mangiarne la carne ma molti sono allevati per la loro pelliccia. Con variazioni minime, il numero di conigli uccisi in Europa è rimasto costantemente intorno a 350 milioni di conigli all’anno negli ultimi 20 anni.

Nell’Unione Europea, Germania e Francia esportano pelli di coniglio di qualità elevata e ad alto prezzo, mentre la Spagna è il maggiore esportatore di pelli di qualità inferiore, spesso sottoprodotto dell’industria della carne. L’Italia è tra i principali produttori di conigli: ne alleva ogni anno oltre 90 milioni, ed è inoltre il principale Paese importatore in Europa di pelli da pellicceria, segno evidente di una vocazione di Paese trasformatore. Il nostro Paese importa il 47% delle pelli importate nella intera UE e ne esporta circa l’11%. La Spagna è il maggiore produttore europeo ed esporta il 69% delle pelli esportate dalla intera UE.
    Anche se il coniglio è l’animale maggiormente utilizzato in pellicceria, il commercio delle pelli di questo animale genera nella Unione Europea solo il 2% del fatturato del settore della pellicceria, segno evidente del modesto valore di queste pelli. Nel 2005 circa il 91% delle pelli conciate importate nella UE sono state considerate pelli “a basso costo” e solo il 9% è stato considerato ad “alto costo”. La distinzione è basata su un livello medio del prezzo di ciascuna pelle: le pelli importate all’ingrosso con un prezzo medio superiore agli 8 euro sono considerate di “alto prezzo” e questo dato rende l’idea di quali margini di guadagno si possano determinare ricorrendo a queste pelli per la realizzazione di inserti.
    Più del 76% della produzione totale nell’UE viene realizzata in Italia, Spagna e Francia, e l’allevamento di tipo familiare è ancora diffuso.

Dal 1999 il volume delle esportazioni di pelli dall’UE alla Cina è cresciuto a dismisura passando da meno di 2 milioni di pelli a più di 14 milioni di pelli nel 2006, segno tangibile che la Cina oltre ad essere Paese produttore di animali è anche leader nella produzione di capi di abbigliamento.
    L’esportazione di pelli a basso costo da parte dell’UE avviene verso la Cina, che ha visto aumentare vertiginosamente sia l’esportazione che l’importazione di questo genere di pelliccia. Il direttore di un mattatoio del Portogallo ha affermato che la Cina acquista l’intera produzione di pelli di coniglio di Spagna e Portogallo.
L’esportazione verso il grande paese dell'Estremo Oriente suggerisce che in quel paese si utilizzino su vasta scala le pelli di coniglio di qualità inferiore, con un valore che può arrivare anche a meno di 1 euro a pelle per gli articoli di abbigliamento da esportare.
    L'Unione Europea tuttavia, in particolare l'Italia, importa dalla Cina un gran numero di pelli pregiate di coniglio, provenienti da animali allevati esclusivamente per la loro pelliccia.

LE CONDIZIONI DI VITA NEGLI ALLEVAMENTI
Negli allevamenti intensivi i conigli sono tenuti in condizioni spaventose:

● reclusi in minuscole, sudice gabbie di metallo, circondati dai loro escrementi;

● trascorrono la loro intera, miserabile vita in queste unità intensive, senza possibilità di muoversi liberamente o di esibire comportamenti naturali;

● non possono scavare né preparare la tana, attività di grande importanza in natura;

● subiscono un tasso molto elevato di infortuni, malformazioni e mortalità;

● i conigli “da carne” e “da pelliccia” hanno un tasso di mortalità che raggiunge il 25%

La filiera dell’allevamento dei conigli è brutale e funziona in modo incessante. Gli animali vivono alcune settimane con le riproduttrici (in genere 3 o 4 settimane), poi vengono reclusi in gabbie individuali per evitare che l’aggressività stimolata dalle condizioni di detenzione provochi lotte tra gli animali. Gli standard accettati dall’industria per le gabbie prevedono in genere le seguenti dimensioni: 60x40 cm e altezza di circa 40 cm, uno spazio assolutamente insufficiente per un’animale abituato ad estendere i suoi lunghi arti posteriori tramite piccoli salti. La mancanza di questo tipo di movimento per gli animali è causa di turbe del comportamento e di gravi problemi fisici che possono giungere anche a provocare deformazioni della colonna vertebrale.

Una volta terminato il periodo di vita concesso dall'allevatore, gli animali vengono mandati al macello.
    Il trasporto verso il mattatoio è un altro trauma: i conigli vengono ammassati - talvolta letteralmente gettati - in casse di plastica portate al mattatoio. Una volta arrivati alla loro ultima destinazione, sono costretti crudelmente a entrare in un contenitore, nel quale ricevono fortissimi colpi di cinghia per tramortirli.
Poi, appesi a un uncino, subiscono lo sgozzamento e molti continuano a contorcersi quando affrontano la fase successiva, in cui la pelliccia viene separata meccanicamente dal corpo, che sarà spesso - ma non sempre - destinato al consumo alimentare.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha effettuato un studio relativo “all’incidenza degli attuali sistemi di stabulazione e di gestione sulla salute e sul benessere dei conigli domestici d’allevamento”, dal quale emergono con grande chiarezza una serie di problemi per il benessere degli animali:
“In particolare, il gruppo di esperti scientifici nota con preoccupazione, che la mortalità e morbilità dei conigli allevati sembra notevolmente più elevata rispetto alle altre specie allevate, soprattutto a causa di infezioni enteriche e respiratorie ed a problemi riproduttivi.”
“Il gruppo inoltre è conscio del fatto che la presenza di aggressività tra i conigli in allevamento impedisce loro di sviluppare relazioni sociali che si potrebbero sviluppare in altre situazioni.”

L’allevamento di milioni di conigli non è quindi soggetto ad alcuna disciplina permettendo abusi sugli animali e condizioni capaci solo di tenere in considerazione il profitto dell’allevatore e non le esigenze etologiche anche minime degli animali.

LA LEGISLAZIONE

Norme relative all’allevamento
L’allevamento dei conigli non è disciplinato da alcuna norma comunitaria o nazionale specifica. Esistono delle norme generali (direttiva 98/58 CEE, recepita in Italia con Decreto legislativo 146/2001) applicabili anche a questi allevamenti, che tuttavia non hanno portata tale da incidere efficacemente sulle condizioni di vita dei conigli durante l’allevamento. L’intervento da parte del legislatore comunitario sulla definizione di standard minimi applicabili all’allevamento di questi animali è una priorità assoluta. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha indicato tra l’altro nel suo rapporto: “Il gruppo ha fornito raccomandazioni sull’aumento delle misure delle gabbie e sui livelli massimi di densità per gli animali in fase di crescita...”

Norme relative alla macellazione
L’uccisione dei conigli è disciplinata dalla direttiva Europea 93/119 del 22 dicembre del 1993, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 333 del settembre 1998. Tali norme, assolutamente inadeguate ad evitare sofferenze agli animali durante la macellazione, stabiliscono che i conigli vengano uccisi previo stordimento con mezzi meccanici. Tuttavia questi animali vengono appesi a testa in giù e fatti camminare in un nastro prima di tale stordimento, provocando loro sofferenze dettate solo dall’esigenza di macellare l’animale in una catena di montaggio. Per le specie da pelliccia molto spesso le strutture sono così inadeguate che non garantiscono uno stordimento all’animale che quindi morirà tra indescrivibili sofferenze.

AZIONI LAV
Con questa prima denuncia la LAV intende portare a conoscenza dell’opinione pubblica la realtà di milioni di animali vittime di pratiche di allevamento assolutamente cruente e di cui il grande pubblico non è a conoscenza. Ogni giorno un consumatore che acquista capi di abbigliamento con inserti in pelliccia contribuisce in maniera inconsapevole a sviluppare questa industria della sofferenza. L’informazione e la conoscenza di queste pratiche sarà il primo modo per i consumatori per non contribuire a tanta violenza e sarà anche il punto di partenza per la richiesta che la LAV farà per l’emanazione di norme minime relative alla protezione di questi animali.

fonte Animal-LAV (©Animal-LAV) www.lav.it

ACEH, NEL DOPO-TSUNAMI CRESCE IL PERICOLO DELLE TIGRI

Dieci morti solo nel 2007 per mancanza di altre prede

29 novembre 2007 - Nella provincia indonesiana di Aceh cresce il numero di attacchi contro le persone ad opera di tigri: ma, anziche' incolpare i felini, gli ambientalisti puntano il dito contro la popolazione che 'invade' le foreste e minaccia il loro habitat naturale. E il problema - spiega ad AKI il direttore locale dell'organizzazione Fauna & Flora International (FFI) - è peggiorato in seguito alla fine della guerra civile e dopo lo tsunami del dicembre 2004.
"Durante il conflitto la popolazione aveva abbandonato la foresta, divenuta zona off-limits, per trasferirsi sulla coste e lavorare nel settore ittico", spiega Usher. "Ma dopo lo tsunami e la fine della guerra, molti pescatori hanno perso il lavoro e sono tornati nella foresta dove nel frattempo si erano insediati gli animali selvatici. Il 'conflitto di interessi' è ovvio", ha aggiunto.
Aceh, situata sulla punta nord dell'isola di Sumatra, e' stata devastata per decenni dalle violenze della guerra civile, conclusa nell'agosto 2005 con la sigla di un accordo di pace seguito al disastro dello tsunami che nella provincia ha fatto circa 170mila vittime.
Secondo Usher dietro l'intensificarsi di attacchi delle tigri contro persone e animali domestici ci sarebbe la scarsita' di prede, frutto anche della deforestazione. Nel quadro del 'Progetto Aceh per le Foreste e l'Ambiente', Fauna & Flora International sta lavorando col governo locale e altre associazioni per creare riserve per i felini. Usher ha ricordato che il governo ha siglato recentemente un decreto per per una diversa gestione delle aree forestali ad Aceh, ma ha sottolineato come non sia sufficiente proteggere tali zone solo sulla carta.
Secondo i media locali, Aceh ha registrato quest'anno un totale di 38 casi di attacchi di animali selvatici contro persone con un bilancio di nove morti (cinque ad opera di tigri) e 10 feriti.

(Fsc-Ihe/AKI)

mercoledì, novembre 28, 2007

Barbabietole e diserbanti: un affare Monsanto

barbabietole da zucchero. USDA photo by Peggy Greb.28 novembre 2007 - Gli USA hanno autorizzato la coltivazione di barbabietole da zucchero geneticamente modificate. La modifica rende le piante (della Monsanto) capaci di resistere al Roundup, il famoso diserbante della Monsanto.

Le piante erano già state ingegnerizzate da anni, ma se ne era ritardata la coltivazione per pressioni delle case produttrici di zucchero statunitensi, che avevano paura di perdere clienti se si fosse sparsa la voce che lo zucchero proveniva da coltivazioni transgeniche. Ora i tempi sono cambiati e anche la “schizzinosa” Europa ha dato il suo benestare alle importazioni (con il parere favorevole dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare di Parma).

I consumatori si sentono tranquilli, perché lo zucchero e’ un prodotto raffinato, che non contiene tracce di dna.
I produttori sono tranquilli, perché non devono pulire per bene le navi che trasportano ogm prima di caricare partite non geneticamente modificate, cosa che faceva aumentare i tempi e i costi del commercio.
Gli ambientalisti non sono tranquilli per nulla, perché coltivare le barbabietole gm significa annaffiarle di diserbante come se piovesse.

Mi consolo solo un poco pensando che l’Europa ha smesso di sovvenzionare la coltivazione della barbabietola da noi, per cui la maggior parte dell’inquinamento da Roundup se lo beccheranno altrove. La Monsanto può cercare di farmi credere quello che vuole nelle sue pubblicità, ma un prodotto che ammazza le piante non riuscirò mai a considerarlo “non dannoso” all’ambiente.

www.ecoblog.it


SPAGNA: RIAPRE CACCIA AL LUPO CON OK DELLA UE, RIVOLTA ECOLOGISTA

Nella regione di Castilla y Leon

28 novembre 2007 - La Spagna scende di nuovo in guerra contro il 'lupo cattivo', riaprendo la caccia in una regione-chiave, Castilla y Leon, con il beneplacito della Commissione Europea. Una decisione che secondo gli ambientalisti mette fine a venti anni di protezionismo e getta le basi per la riapertura della caccia in tutta la Spagna.
Fonti dell'assessorato all'ambiente di Castilla y Leon hanno detto all'Ansa che la giunta regionale 'approverà nei prossimi mesi un piano, gia' pronto, per la riapertura della caccia a sud del fiume Duero,e contiamo con l'approvazione della Commissione europea'.
Il piano decennale, di cui l'Ansa ha preso visione, prevede un costo di oltre 4 milioni di euro e la riapertura della caccia sportiva, in base a quote che dovranno essere fissate a seconda delle zone, nonche', fuori della stagione venatoria, uccisioni mirate realizzate direttamente da parte dalle autorita' competenti o dalle associazioni di cacciatori. Si e' decisa inoltre la creazione di pattuglie forestali, di sbarramenti elettrificati e saranno aumentate le compensazioni economiche per gli allevatori.
In Castilla y Leon, dove vive la maggior parte dei circa 2500-3000 lupi iberici, la caccia era finora consentita in modo limitato solo a Nord del Duero - fiume che attraversa Spagna e Portogallo e divide in due la regione - ma a Sud era strettamente proibita dalle direttive europee come sul resto del territorio nazionale.
'E' vero, ci risulta che l'Ue ha dato via libera al piano di Castilla y Leon' conferma all'Ansa Andres Illana, responsabile della protezione del lupo di Ecologisti in Azione (Ea). 'E' un fatto grave - spiega - perche' pone di fatto fine a venti anni di protezionismo e spingerà altre regioni a chiedere la stessa eccezione: e il lupo rischierà di nuovo l'estinzione'.
Il lupo - sacro agli Egizi e ai Romani, compagno di santi e stregoni - era un animale originariamente distribuito in tutto l'emisfero Nord al di sopra del ventesimo parallelo. Poi l' intervento dell'uomo lo ha portato sull'orlo dell'estinzione.
In Spagna si era rifugiato soprattutto in Galizia, Asturie e Cantabria da dove ha iniziato un'espansione verso Est e Sud.
La decisione di riaprire completamente la caccia in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo, un animale mobilissimo che da qui si espande verso altre regioni fino ai Pirenei, avviene proprio mentre questo, malgrado la caccia di frodo, cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa e la sua popolazione e' divenuta la piu' importante dell'Europa occidentale. Provocando le proteste degli allevatori e dei pastori, a cominciare da quelli del Paese Basco.
Le autorita' di Castilla y Leon negano che il piano metta in pericolo la sopravvivenza del mammifero. Secondo il direttore generale dell'assessorato dell'ambiente, Jose' Angel Arranz, obiettivo e' invece quello di 'assicurare la conservazione della specie' e 'controllare la popolazione' del predatore nell'interesse di tutte le parti. Il piano sottolinea la necessita' di far fronte ad una crescita fuori misura del lupo che uccide ogni anno nella regione 2.200 pecore e 220 vacche.
Dal 1970 ad oggi l'animale, spiega il rapporto, e' passato da una zona pari a circa il 20% del territorio, soprattutto al Nord, ad occupare un'area di quasi il 90% ed e' presente 'in tutte le province' raggiungendo 'una popolazione minima di 1500 esemplari' che continua ad aumentare.

Giulio Gelibter
(ANSA)

martedì, novembre 27, 2007

TEST SU CAVALLI, "LE CONTRADDIZIONI DELL'UNIVERSITA' DI BOLOGNA"
Continua l'iniziativa della Lav per salvare tre equini sottoposti ad esperimenti

27 novembre 2007 - La Lav rileva come le recenti dichiarazioni del Preside della Facoltà di Veterinaria dell'Università di Bologna Santino Prosperi sul tema dei tre cavalli usati per test sui loro tendini e destinati alla soppressione, di cui la Lav ha chiesto la salvezza e l'affidamento, sia in contraddizione con la lettera inviata dal Direttore del Dipartimento clinico veterinario sede dell'esperimento, Prof. Paolo Famigli Bergamini, all'associazione. Infatti mentre il Prof. Famigli scrivendo alla LAV afferma che "Con riferimento alla documentazione inerente le valutazioni circa l'eventuale reimmissione dei soggetti nella loro filiera zootecnica di provenienza, esse potranno essere compiutamente effettuate solo all'esito della sperimentazione medesima. A tale momento viene pertanto differita la decisione sull'istanza di accesso da voi presentata", presentando la soppressione come ancora opinabile, lo stesso giorno il Preside Prosperi
dichiara: "Purtroppo per ottenere risultati davvero utili e' necessario asportare i tendini dei tre cavalli al centro della sperimentazione e mantenere gli animali in vita dopo l'intervento li farebbe soffrire troppo."

La LAV ha in più occasioni documentato- in maniera circostanziata e basandosi su autorevoli pareri tecnici- la non necessità della soppressione, ricevendo risposte evasive e, come sopra evidenziato, contraddittorie.

Pertanto, per ristabilire una situazione di chiarezza e dare altresì una risposta ai migliaia di cittadini che si sono schierati con l’associazione chiedendo la salvezza dei cavalli, la LAV invita pubblicamente il Preside di Veterinaria e il Prof. Famigli ad un confronto pubblico, in sede da decidere congiuntamente, in cui potere dibattere la questione. "Restiamo in attesa di una risposta-commenta Annamaria Pisapia, coordinatrice regionale LAV Emilia Romagna-. Non comprenderemmo infatti un rifiuto, su un tema come questo dei tre cavalli, dove sia il Prof. Prosperi che il Prof. Famigli hanno ripetutamente affermato di possedere tutte le carte in regola".

www.infolav.org

WWF, PIANTATI PER GORILLA 10 MILIONI DI ALBERI IN PARCO DEL VIRUNGA

In Congo

27 novembre 2007 - E' accaduto questo weekend: e' stato piantato il decimilionesimo albero nel Parco Nazionale del Virunga - Repubblica democratica del Congo - e cresce sempre di piu' la foresta di protezione per il gorilla di montagna e le popolazione locale grazie a un progetto del WWF partito 20 anni fa e portato avanti nonostante i conflitti armati che hanno devastato la regione. L'obiettivo era ridurre la carenza di legna da ardere per le comunita' locali e tutelare l'importante patrimonio di biodiversita' presente nell'area, compresa l'ultima esigua popolazione di gorilla di montagna (in tutto il mondo non ne rimangono piu' di 700 esemplari), duramente colpita proprio a luglio scorso con l'uccisione di tre femmine e un maschio alfa.
La forte domanda di legname - informa il WWF - ha creato un mercato illegale di legname e carbone entro i confini del parco, cosa che rappresenta una grave minaccia per il parco stesso. E in questo anche l'Italia, piuttosto attiva nel commercio di legname africano, ha una forte responsabilita' che dovrebbe essere equilibrata da una politica di intervento a sostegno della conservazione nell'area.
Una recente indagine, ideata dall'UNESCO e condotta dal WWF e dalla Zoological Society di Francoforte, ha mostrato come piu' della meta' della foresta di montagna nei dintorni del vulcano Nyiragonogo a nord di Goma (la citta' principale della regione) sia utilizzata per la produzione illegale di carbone. Il team, che ha scandagliato la zona durante un volo di un'ora sulla foresta, ha trovato piu' di 30 forni attivi entro i confini del parco. Secondo uno studio del WWF, solo nella citta' di Goma vengono utilizzati piu' di 500.000 metri cubi di legna da ardere; infatti, il 97% delle case non ha accesso all'elettricita' e dipende da carbone e legna da ardere anche per cucinare.

In tempo di pace, il Parco Nazionale del Virunga e' il piu' visitato dai turisti, che vengono a vedere i gorilla di montagna nel loro habitat naturale.
Tuttavia, i recenti scontri tra ribelli ed esercito hanno allontanato i turisti dalla regione. Oltre 300.000 persone sono fuggite dagli scontri, rifugiandosi in alcuni campi di fortuna ai confini del parco. Negli ultimi due mesi, il WWF ha fornito piu' di 150.000$ per acquistare legname per i campi che sono sorti vicino Goma.
Il WWF ha anche annunciato il lancio di un nuovo progetto in collaborazione con l'Unione Europea che aiutera' le comunita' locali a piantare oltre 2.000 ettari di alberi nella regione del North Kivu. Il WWF Italia negli ultimi anni ha contribuito al progetto grazie alla campagna 'Salvamondo' sostenuta da 'La Fabbrica del Sorriso' di Mediafriends e, quest'anno, attraverso un progetto in collaborazione con la Regione Abruzzo nella zona della Riserva di caccia di Rutshuru, a 70 km da Goma, un'area particolarmente degradata in cui urgeva un intervento del programma.

(ASCA)

lunedì, novembre 26, 2007

SCOPERTA LIBELLULA SCONOSCIUTA IN ITALIA
Dai ricercatori del Museo di Trieste

26 novembre 2007 - I ricercatori del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste hanno scoperto la popolazione di una specie animale sinora sconosciuta per l'Italia. Si tratta della piu' grande libellula dell'Unione Europea, la libellula eroe (Cordulegaster heros), che puo' raggiungere gli otto centimetri di lunghezza nella sua brillante livrea gialla e nera. La libellula eroe e' una delle specie europee piu' rare e minacciate, tanto da essere tutelata dalla 'Direttiva Habitat' ai massimi livelli (tanto quanto, ad esempio, un delfino, un'aquila reale o un orso marsicano). Vive infatti solo presso le limpide acque correnti di ruscelli di collina, attorniati da boschi e foreste e non caratterizzati da cascate o salti rocciosi. Non tollera inquinamenti o lunghi periodi di gelo o di stagnazione dell'acqua, e per questo non vive ne' in montagna, ne' in pianura. Il fatto ancor piu' sorprendente e' che questa specie sia stata ritrovata non in un selvaggio Parco Naturale, ma nel piu' grande e storico Parco suburbano della citta' di Trieste: lungo il Torrente Grande del Bosco Farneto.
Si tratta quindi dell'unica popolazione urbana finora nota al mondo per quanto concerne questa peculiare specie. Proprio questa unica e bella 'sorpresa' scientifica costituisce un riconoscimento e uno sprone alla tutela dell'ambiente naturale cittadino e in particolare dello storico bosco comunale e della sua eccezionale fauna. 'Evidentemente - ha osservato il direttore dei Musei Scientifici Sergio Dolce - gli sforzi fatti negli ultimi anni per risanare, con importanti opere, gli ambiti naturali - come il Torrente Farneto un tempo molto inquinato - stanno portando tangibili risultati. L'improvvisa apparizione della libellula eroe, assieme al ritorno nello stesso sito dopo decenni delle salamandre giallo-nere, rivestono un grande significato'.

(AGI)

domenica, novembre 25, 2007

HONG KONG: ANIMALISTI IN PIAZZA PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI

Il 15 novembre 2007 un gruppo di oltre 500 attivisti è sceso nelle strade di Hong Kong per protestare contro l’apatia spesso dimostrata dalle forze dell’ordine nel sanzionare i responsabili di atti di crudeltà verso gli animali.
I manifestanti, molti accompagnati dai propri animali domestici, hanno formato un corteo che ha attraversato la città, per sottolineare un recente caso di abuso che ha visto coinvolto un cucciolo di gatto, rinvenuto fuori da un supermercato a Choi Yuen Estate nello Sheung Shui.

Il cucciolo, rinvenuto in condizioni disperate, con le zampe posteriori recise, è stato curato dalla clinica veterinaria di Happy Valley ed ora è in buona condizioni in attesa di una famiglia adottiva. I veterinari che l’hanno assistito hanno dichiarato di non aver mai visto un’atrocità simile verso una creatura così piccola e indifesa.
Billie Ng, membro fondatore dell’associazione Cat Society di Hong Kong ora si sta prendendo cura del gattino a cui ha dato il nome di Blue Blue.

Elaine Chan Ling-yi, fondatrice della Cat Society, ha riferito il caso alla polizia, ma non vi è stato alcuni intervento, solo un fascicolo su cui è stata presa nota dell’intera vicenda.

L’anno scorso il Governo di Hong Kong ha incrementato le sanzioni per chi commette atti di crudeltà verso gli animali.
I manifestanti chiedevano applicazione delle leggi e maggiore interessamento verso i casi di abusi sugli animali, troppo spesso dimenticati dalle autorità competenti, le quali per intervenire, a volte richiedono, documentazione impossibile da fornire fino a quando non vi sia il decesso.
Alla manifestazione - la quale ha voluto esprimere solidarietà a tutti gli animali in Asia e protestare contro gli abusi - era presente la Delegazione OIPA di Hong Kong, la quale oltre ad aver partecipato al corteo, è stata anche tra i promotori.
Pochi giorni fa, inoltre, è stata allestita una mostra fotografica, con immagini scattate dai volontari, raffiguranti animali randagi di cui si sono presi cura.

L’OIPA da molti anni è impegnata per la protezione degli animali in tutta l’Asia.
Dopo una lunga campagna che ha visto l’introduzione del Bando della carne di cane nelle Filippine e la Nuova legge a protezione degli animali in Sud Corea siamo riusciti ad ottenere un primo passo delle autorità verso la tutela degli animali in Cina.
L’OIPA aveva lanciato un appello diretto al Presidente Hu Jintao, alle Ambasciate cinesi di tutto il mondo e alle autorità governative di Pechino per chiedere un intervento normativo a protezione degli animali. A parte la normativa riguardante gli animali selvaggi e le specie in via di estinzione, non esistevano leggi che difendevano gli animali, solo un vuoto giuridico che copre e legittima infinità di abusi, quali ad esempio il commercio delle pellicce di cane e gatto.
A fine agosto è stata emanata una legge finalizzata alla prevenzione di future epidemie animali e a ridurre l’impatto sociale attraverso l’introduzione della vaccinazione obbligatoria. Approvata dall’organo legislativo durante la 29° sessione del Congresso Nazionale del Popolo (National People’s Congress) sarà in vigore dal 1° Gennaio 2008 e si occupa espressamente degli animali domestici, fino ad ora mai contemplati in un testo legislativo.

Sempre più persone in Cina rispettano gli animali e li considerano membri della propria famiglia, più volte gli attivisti cinesi sono intervenuti per salvare gatti destinati al mercato delle pellicce, come nel caso di Tianjin e Shanghai ed organizzato manifestazioni tra cui quelle a Chang Chun e Beijing  dove avevano protestato contro le leggi che prevedevano il limite di 35 cm di altezza per i cani domestici, il divieto di possederne più di 1 per famiglia ed il bando di 41 “razze pericolose”; per i trasgressori vi era confisca e soppressione degli animali.
Il Presidente cinese Hu Jintao era intervenuto per mettere fine alla repressione nazionale sui cani dopo aver letto le proteste che gli erano pervenute. Preoccupato dalle proteste e dalla diffusione della vicenda sui media internazionali, ha posto fine al programma di sterminio.
Quest’anno poi abbiamo ottenuto anche un’immensa prima vittoria per gli animali: sulla base di un complesso negoziato con il Consiglio, il Parlamento ha approvato il regolamento che vieta la commercializzazione, l'importazione e l'esportazione di pellicce di cani e gatti e di prodotti che le contengono. E’ stato un lungo viaggio verso la vittoria per oltre 2 milioni di cani e gatti, un grande risultato frutto di anni di intenso lavoro e grande collaborazione che hanno visto l’OIPA in prima fila insieme alle 161 leghe membro dell’OIPA Internazionale e i Delegati esteri che hanno dato vita, nei rispettivi territori, ad appelli, petizioni e campagne di sensibilizzazione.
Con loro abbiamo anche realizzato un’accurata documentazione sulla produzione di pellicce in Cina: http://www.oipaitalia.com/index_pellicce_canegatto.html

 

Indubbiamente il cammino da percorrere è ancora lungo, ma quest’anno sono arrivate le prime piccole-grandi vittorie per gli animali in Asia. Quello che per noi può sembrare poco, per loro è molto: in aree dove regnava silenzio e massacri compiuti nel silenzio, siamo riusciti a posare le prime pietre per la protezione degli animali.
L’OIPA in collaborazione con i Delegati in Asia, le Leghe Membro, Associazioni protezioniste, e gruppi di volontari, continuerà a vigilare sulla situazione degli animali in Asia e a recepire gli appelli ogni qualvolta sarà richiesto sostegno, affinché a tutti gli animali possa essere restituita la dignità e la libertà che gli spetta.

Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director

sabato, novembre 24, 2007

Ecoturismo e transumanza, vie da valorizzare

pecore al pascolo, una risorsa turistica. foto pizzodisevo

23 novembre 2007 - Le province di Siena, Grosseto e Arezzo hanno pensato di promuovere i percorsi usati dai pastori durante la transumanza a fini turistici, ispirandosi a quanto già sperimentato per le strade del vino o di altri prodotti tipici.

L’idea e’ stata presentata ad Agrietur il salone nazionale dell’agriturismo e prevede l’integrazione di trekking, passeggiate a cavallo, artigianato e ospitalità rurale.

“Il progetto della transumanza porterà valore aggiunto alle aziende agricole e agli stessi agriturismo mettendoli in rete con il mondo della ristorazione, dell’artigianato dei territori interessati” ha spiegato Maria Grazia Mammuccini dell’ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo e forestale)

Il progetto prevede il riadattamento di molti tratturi e la pubblicazione di due libri: un glossario di termini tecnici tradizionali legati alla pastorizia e un volume sulla storia della transumanza.

Via Arezzo Notizie

www.ecoblog.it

Dati sulla vivisezione del 2005: alcuni commenti

2007-11-24 Non e' rosea la situazione sulla sperimentazione animale in Europa e in Italia, lo confermano le statistiche europee sui dati del 2005.

Sono state da pochi giorni pubblicate le nuove statistiche sull'uso di animali per la sperimentazione in Europa, e vale quindi la pena di esaminare un po' in dettaglio i risultati, per capire come sta evolvendo la situazione. Le informazioni sono davvero tante (per esaminare il report completo si faccia riferimento alle fonti), ma vogliamo qui concentrarci sui dati piu' interessanti, quelli che ci fanno capire se stiamo peggiorando o migliorando, in tema di vivisezione.

La risposta breve e' che, purtroppo, stiamo peggiorando, sia a livello europeo che italiano. E non certo perche', come e' stato riportato in questi giorni "il numero di animali usati per i test cosmetici e' raddoppiato". Il problema non e' questo, perche' comunque gli animali usati per i test cosmetici sono lo 0,05% del totale, e il raddoppio e' dovuto a una sola nazione, la Francia, mentre per le altre e' rimasto tutto invariato. I veri problemi sono altri, e qui li esamineremo.

Campi di applicazione

Ma prima, vediamo per "che cosa" sono usati gli animali, in Italia e in Europa, cioe' quali sono le percentuali nei vari settori. Gli animali sono usati per:

44% nella ricerca di base - 33% in UE
27,5% nella ricerca e sviluppo di farmaci - 31% in UE
15,4% nei test obbligatori per legge specifici per i farmaci - 15,3% in UE
8,9% nei test tossicita' - 8%in UE
4,2% per la diagnosi di malattie, didattica e "altro" - 8% in UE

Aumento totale di animali

La prima notizia negativa e' che il numero totale di animali e' aumentato del 3,2% rispetto ai dati del 2002 (rimanendo solo all'interno dell'Europa dei 15, senza contare i nuovi 10 stati aggiunti dopo), arrivando a un totale di 12,1 milioni di animali usati ogni anno nei 25 stati membri. Animali, ricordiamolo, imprigionati, sottoposti a sofferenze spesso estreme, e poi uccisi. Non si tratta solo di "numeri", ma di esseri senzienti ammazzati senza alcuna giustificazione. L'Italia e' al quinto posto (dopo Francia, UK, Germania, Grecia), con quasi 900.000 animali (in linea coi dati dal 2000 in avanti).

Non esistono pero' statistiche a parte per gli animali geneticamente modificati, ma dovrebbero invece esistere, perche' altrimenti non vengono contati gli animali genticamente modificati che nascono sofferenti a causa della manipolazione genetica e magari muoiono poco dopo senza mai essere usati, o che nascono morti, o le cui madri muoiono in gravidanza o dandoli alla luce. Questi non entrano nel conto degli animali usati, ma, dato che gli animali geneticamente modificati si usano sempre di piu', in realta' il numero di animali morti e/o sofferenti a causa della vivisezione, e' ben piu' alto di quello riportato dalle statistiche.

Si inverte il trend discendente dei test di tossicita', in Italia

A fronte di una diminuzione del 20% circa degli animali usati per i test di tossicita' delle sostanze chimiche, obbligatori per legge, tra il 2000 e il 2003, si assiste ora invece a un aumento del 17% dal 2003 al 2005, in Italia, tornando quindi quasi alla situazione di partenza. A livello europeo invece si assiste a una diminuzione di questo genere di test, del 20% dal 2002 al 2005, speriamo che questo trend globale continui.

Continua il trend discendente dei test obbligatori per legge specifici per i farmaci

La buona notizia e' che il trend discedente dei test obbligatori per legge specifici per i farmaci, continua, almeno in Italia: dal 2000 al 2003 in questo settore l'uso di animali è dimezzato, si e' passati da circa 330.000 animali nel 2000 a 167.000 nel 2003. Nel 2005, questo numero e' ancora diminuito, passando a 138.000 circa, diminuendo quindi di un altro 18%. Questa e' l'unica notizia positiva.

Aumenta moltissimo l'uso nella ricerca di base

I due campi in cui si ha il maggior uso di animali rimangono quelli della "ricerca di base" e della "ricerca e sviluppo" di farmaci, entrambi campi in cui non vi e' obbligo di legge che costringa a usare animali, e quindi si tratta di una libera scelta (purtroppo TROPPO libera) del ricercatore (o vivisettore che dir si voglia).

Ma, mentre per la "ricerca e sviluppo" di farmaci il numero di animali usati rimane negli anni piu' o meno invariato (-15% dal 2000 al 2003, +8% dal 2003 al 2005), e' devastante l'aumento del numero di animali usati nella ricerca di base: gia' dal 2000 al 2003 c'e' stato un aumento di ben il 40% in questo settore, e questo trend vergognoso non si sta affatto invertendo, l'aumento spaventoso rimane, e anzi, aumenta di un altro 3%!

Per quanto riguarda gli studi sul cancro, per esempio, dal 2000 al 2005 c'e' stato quasi un raddoppio del numero di animali usati, si e' passati da circa 70.000 a circa 124.000! Questi studi servono solo a curare il cancro - artificiale - dei topi e dei ratti, non sono certo utili ai malati umani.

Aumentato molto anche l'uso di animali nelle ricerche sulle malattie cardiovascolari UMANE: un +30% dal 2000 al 2003, un altro +30% dal 2003 al 2005! Sapendo che si tratta di malattie che potrebbero essere quasi del tutto eliminate con la sola prevenzione, soprattutto incentrata su una corretta alimentazione - a base vegetale -, questo sterminio di animali, di tempo, risorse e soldi si rivela ancora piu' ingiustificato.

Come gia' spiegato due anni fa, questo aumento della vivisezione nel campo della ricerca di base e' doppiamente vergognoso: da un lato perche' non c'e' nessun obbligo di legge, quindi sta aumentando la vivisezione proprio nei campi in cui non e' affatto obbligatoria. Dall'altro perche' questa vivisezione è stata pagata coi nostri soldi. E' stata svolta nelle università - sovvenzionate con denaro pubblico, delle nostre tasse - e presso i laboratori delle associazioni per la ricerca medica che chiedono ogni anno l'aiuto di tutti i cittadini "di buon cuore" con le loro maratone televisive e altri eventi raccattasoldi. Soldi che non vanno ad aiutare i malati, ma vengono spesi per fare "ricerca" su malattie fasulle create artificialmente su una specie diversa da quella umana.

Conclusioni

La conclusione e' che, mentre da un lato e' incoraggiante che i test obbligatori per legge stiano iniziando a usare altre strade per essere effettuati, ed evolvano verso un minor uso di animali (sperando di arrivare presto a un uso nullo!), e' davvero deprimente che a livello di ricerca di base e applicata permanga la mentalita' che gli studi su animali sono "utili". Quando riusciremo ad eliminare questo "dogma"? Certamente gran parte di questo aumento e' dovuto all'uso di animali geneticamente modificati - patetico tentativo di rendere topi e ratti "piu' somiglianti" all'uomo, ed implicita ammissione di fallimento delle vivisezione - ma quanto non migliora le cose, anzi.

Quel che ciascuno di noi puo' fare, dunque, e' informare quanto piu' possibile le persone - conoscenti e non - sul fatto che le donazioni per la ricerca medica vanno quasi sempre a finire - almeno in parte - a finanziare la vivisezione, in modo da creare una opposizione quanto piu' ampia possibile tra al gente. Si puo' informare con presidi, manifestazioni, scrivendo lettere ai giornali, con materiali informativi cartacei, ecc., facendo riferimento alla campagna "Per una ricerca di base senza animali", che trovate descritta a questa pagina: http://www.novivisezione.org/info/ricerca_di_base.htm

Sono disponibili anche i pieghevoli da distribuire, che si possono richiedere sul sito di AgireOra Edizioni, casa editrice non-profit dalla parte degli animali: http://www.agireoraedizioni.org

Articolo di: Marina Berati, 23 novembre 2007

Fonte:
Commissione Europea, Fifth Report on the Statistics on the Number of Animals used for Experimental and other Scientific Purposes in the Member States of the European Union, 5 novembre 2007

venerdì, novembre 23, 2007

alert

CINA, ANIMALI SCUOIATI VIVI. ORA BASTA!
Un video della Peta fa tornare alla ribalta una barbarie alla quale non si riesce a metter fine. Licia Colò ne parlerà domenica 25 novembre su Rai Tre nel programma “Alle Falde del Kilimangiaro”, ospite in studio Roberto Bennati, responsabile delle Campagne europee della LAV.
Noi di animalieanimali, intanto, invitiamo i nostri lettori a firmare le petizioni della Peta e della Lega Anti Vivisezione attualmente in rete

21 novembre 2007 - (Marco D'Amico)

Prima rischiano di impazzire, chiusi in gabbie anguste per mesi e mesi. Poi, vengono barbaramente uccisi, scuoiati vivi. Il tutto in nome di un business senza scrupoli che, in pochissimi anni, ha portato la Cina a diventare la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia.
Ma è tempo di dire basta! In questi giorni è tornata alla ribalta la vicenda grazie ad un video

La sequenza alla quale assistiamo è davvero degna di un film dell’orrore. Purtroppo, però, non si tratta di finzione: è tutto vero! Sono veri gli allevamenti in cui gli animali vivono in condizioni indicibili. Sono vere le minuscole gabbie in cui cani, gatti, procioni vivono la loro breve esistenza, impazzendo: camminano ripetutamente avanti ed indietro, girano su sé stessi, annuiscono ripetutamente con la testa. Oppure rimangono in completa passività e, nei casi più gravi, arrivano persino all’automutilazione.
In queste condizioni di vita, la mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare sino al 50%. Per loro, per assurdo, la morte in gabbia è certamente una liberazione visto che, se tanta atrocità non bastasse, il peggio per questi poveri animali deve ancora arrivare. E si manifesta, in tutta il suo orrore, al momento in cui escono da quella gabbia che tanto hanno odiato. Per un attimo forse pensano alla libertà, credono che tutto sia finito. Ma è l’inizio della fine. L’animale viene preso a bastonate, stordito e poi sbattuto a terra. Si tenta di strangolarlo salendogli con i piedi sul collo. Gesti di una violenza inaudita. Gesti di una freddezza assoluta. Poi, quando è ancora vivo, viene scuoiato. È a testa in giù, mentre il coltello affilato taglia con colpi netti la sua pelliccia. Si guarda in giro con gli occhi spalancati, incredulo per tanto dolore.
Il tutto dura 5-10 minuti ma non è ancora abbastanza: una volta tolta la pelliccia, infatti, nessuno provvede a mettere fine a tanta sofferenza, a dargli il colpo di grazia. Lo lasciano lì, a soffrire agonizzante. Quello che prima era un cane, un gatto o un procione dal pelo morbido, ora non è che un ammasso sofferente di carne insanguinata somigliante ai quarti di bue che siamo abituati a vedere appesi ai ganci delle nostre macellerie. L’unica differenza è che questa carne sanguinolenta si muove ancora, tenta di esprimere tutto il proprio sdegno attraverso dei guaiti sommessi, dei miagolii di disperazione per far sentire - forse per l’ultima volta - tutta la propria rabbia, tutta la propria sofferenza.
La Lav, sul proprio sito, ha attivato una petizione per chiedere al Governo italiano un bando nazionale all’importazione e al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla Cina e l’obbligo di un completo sistema di etichettatura per questi prodotti che al momento non è previsto.
Anche la Peta ha avviato una raccolta di firme per denunciare queste sevizie molto diffuse in Cina ma ancora troppo poco note in Occidente.
Insomma, non pensiate che sia difficile, per ognuno di noi, poter fare qualcosa, che questa barbarie sia lontana dalla nostra quotidianità. Non è così, i dati parlano chiaro: secondo i numeri forniti dalla Lav, l’Unione Europea è la più grande consumatrice di pellicce di tutto il mondo. Queste pellicce, nella maggioranza dei casi, provengono dalla Cina che è divenuta negli ultimi anni la più grande produttrice ed esportatrice mondiale di pellicce e di manufatti in pelliccia con un valore di commercio che, nel 2004, ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi.
La Cina produce più di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni l’anno, equivalenti all’11% della produzione mondiale di visoni e al 27% della produzione mondiale di volpi, mentre il numero di procioni allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e mezzo. Milioni sono anche i cani e ai gatti uccisi per la pelliccia. Quelle stesse pellicce che ritroviamo poi nei colli dei giacconi acquistati nel negozio o sulla bancarella sotto casa.
Una firma può servire a sensibilizzare il governo cinese a metter fine una volta per sempre a questa barbarie. La Tua firma, non è una goccia nell’oceano ma un modo concreto di non girare la testa dall’altra parte, un modo concreto di dire “anch’io posso fare qualcosa affinché non si vedano più in giro video come questi!”. dell’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e dell’East International che hanno condotto l’indagine, denunciano orrori inimmaginabili.