domenica, settembre 30, 2007
Un inferno chiamato Harlan
Ancora testimonianze dall'industria della vivisezione
29 settembre 2007 - Per diverse settimane Suzanne Verbeek (38) ha lavorato nell'allevamento di animali per la vivisezione Harlan, ad Horst, in Olanda. Ha iniziato il suo lavoro nella sezione dove vengono allevati porcellini d'India e conigli. Alle sette del mattino era davanti al cancello di Harlan, pronta per la sua prima giornata di lavoro.

Come sei finita ad Harlan?
Ho trovato l'impiego da Harlan attraverso un'agenzia di lavoro interinale.
Mi chiesero se volevo lavorare con gli animali.
Mi sembro' una splendida opportunita' visto che amo gli animali.
Ma poi, quando ti trovi li dentro vedi tutti quegli scompartimenti allineati contro il muro, che sostengono gabbie bianche in plastica.
Ero stata mandata nel settore dei porcellini d'India, e li' li potevi vedere, migliaia di queste piccole creature.
Ma in quel momento, sapevi gia' dove ti trovavi? Sapevi che Harlan e' un allevamento di animali per l'industria della vivisezione?
No. L'unica cosa che mi era stata detta dall'agenzia era che avrei dovuto prendermi cura degli animali in un allevamento. Chiesi ai miei colleghi cosa avrebbero fatto con i porcellini d'India ed e' cosi' che scoprii che erano destinati ai laboratori. Le scatole misuravano solo 60X40 centimetri ma erano letteralmente piene zeppe di porcellini d'India. In una piccola scatola c'erano 60 piccoli porcellini d'India oppure 30 esemplari piu' grandi. Io dovevo pulire le scatole e spostare gli animali da una scatola all'altra. Prendevo le madri incinta con due mani e le mettevo dolcemente nell'altra scatola. Ma questo non andava bene perche' cosi' ero troppo lenta. I miei colleghi mi dissero di maneggiare gli animali il piu' in fretta possibile. Prendevano tre porcellini d'India in ogni mano e li lanciavano nelle scatole. Gli animali strillavano.
Ma ce la facevi comunque ad andare avanti. Qual e' stata l'esperienza piu' terribile?
Nel weekend non c'era quasi nessun dipendente. Davano da mangiare una o due volte e controllavano se c'era abbastanza acqua. Quando arrivavo il lunedi' mattina c'era un nauseante puzzo di ammoniaca. Le gabbie erano piene di urina e escrementi. E gli animali erano sporchi. Dovevo tirar fuori gli animali dalle gabbie; tra di loro c'erano anche madri incinta e i cuccioli appena nati.
Ogni giorno morivano molti animali. Specialmente durante i weekend. Era la parte peggiore. Dovevo pulire. Non riuscivo a smettere di piangere quando dovevo buttare gli animali morti nella spazzatura. E' terribile.
Mi venivano degli incubi a causa di cio' che vedevo li' dentro.
Gli animali si mutilavano tra di loro, le madri mordevano i loro cuccioli fino a farli morire. Alcuni staccavano la testa ad un altro animale a morsi, a volte trovavi delle zampe amputate, o persino animali che erano completamente sbudellati. E' la condizione perpetua di stress che porta questi animali a mangiare i propri cuccioli.
Quanti porcellini d'India sono rinchiusi ad Harlan Horst?
I porcellini d'India sono tenuti in gabbie di plastica piazzate su grossi ripiani, con sei file una sopra l'altra. Ci sono almeno 10.000 animali.
Hai lavorato anche con altri animali?
Ho lavorato per poco tempo nella sezione conigli. Dove c'erano 400 conigli. Gli animali erano tenuti in gabbie di acciaio senza nessuna lettiera. Le gabbie erano incastrate una sopra l'altra. Le feci cadevano sugli animali delle gabbie piu' in basso. Qui vidi una donna che stava lavorando con alcuni conigli. Le chiesi cosa stava facendo. Rispose che stava facendo dei prelievi di sangue. Prese una grossa siringa e la infilzo' direttamente nel cuore di uno dei conigli. Senza anestesia, direttamente nel suo piccolo corpo, nel cuore. "Perche'?", le chiesi. "Non puo' essere fatto usando una delle arterie?". La mia collega rispose che "il sangue deve venire direttamente dal cuore".
Queste persone non si ponevano nessun problema, erano diventate fredde e insensibili.
La salute degli animali era buona?
No. C'erano anche animali malati. I conigli malati venivano separati dagli altri. Dovevo preparare delle scatole, riempirle di paglia e dare agli animali del cibo e un liquido simile a gel da bere. I conigli malati venivano spediti in Inghilterra. I porcellini d'India malati venivano lasciati morire e poi buttati in sacchi della spazzatura.
Perche' hai lasciato questo lavoro?
Ho lavorato li' per 4-5 settimane. Non potevo piu' sopportare quella situazione. Mentalmente mi stava distruggendo. Non riuscivo a dormire la notte. A casa continuavo piangere. Mio marito mi consiglio' di prendere una decisione dicendomi: "Sei troppo umana per fare questo genere di lavoro". Il modo in cui trattano gli animali; il modo in cui prendono i conigli per le orecchie e li mettono in scatole per trasportarli nei laboratori di vivisezione e' inaccettabile. Ancora oggi mi sento in colpa per ogni giorno che ho lavorato in quel posto.
Intervista tratta da: www.shac.net
sabato, settembre 29, 2007
Prima "ripopolano" e poi ammazzano
28-09-2007 - La mattanza di ungulati - cervi, cinghiali e altri animali - avviene ogni anno nonostante le proteste accorate di chi rispetta la vita altrui, e i cacciatori si spacciano per eroi che liberano gli abitanti delle campagne da questi "esseri fastidiosi"... ma se questi esseri li liberano i cacciatori stessi?
Oltre che la pietà, nemmeno la logica e la razionalità toccano di striscio i cacciatori e quelli che stanno dalla loro parte - in primis le istituzioni locali, Province e Regioni. Che razza di senso ha organizzare abbattimenti in massa di animali e allo stesso tempo immetterli nel territorio come "ripopolamento"?!
Dovrebbe essere noto che i cinghiali di cui oggi si lamentano in molti non sono animali originari delle nostre zone, ma questa razza, molto più grossa del cinghiale che prima popolava le campagne dell'Italia, è stata introdotta proprio dai cacciatori, per divertirsi a sparargli contro. E questi "ripopolamenti" ancora continuano a farli, in modo illegale, e qualche volta anche legale.
E continuano a farlo, in modo del tutto legale, anche coi cervi, salvo poi arrivare tipo supermen dei poveri a dire "vi salviamo noi!" e a sparare a questi poveri animali. Vi salviamo da cosa? Dai "danni" fatti da animali che loro stessi hanno introdotto?
Leggiamo su La Stampa del 19 settembre 2007, nell'articolo intitolato "L'invasione dei cervi nelle valli di Lanzo - Peggio dei cinghiali":
"E' così emerso il problema di questi ungulati che, negli ultimi tre anni sono stati liberati nei boschi delle Valli di Lanzo dai membri del Comprensorio Alpino di caccia TO4." Afferma poi il direttore della Coldiretti torinese: "[...] Capisco le immissioni del mondo venatorio per cacciare i cervi. Ma la caccia è uno sport, l'agricoltura un lavoro duro".
Noi invece non capiamo, no. Non capiamo perché i cacciatori possono immettere in un territorio degli animali per poi ammazzarli e far credere alla gente che è per gli incontenibili danni all'agricoltura!
Ma per il presidente del Comprensorio Alpino TO4 ovviamente non è un problema: "Tra un po' li censiremo, sempre con l'autorizzazione dell'Istituto di fauna selvatica. Se si registrano dei danni o se il numero è cresciuto a dismisura, possono iniziare dei prelievi selettivi mirati".
Certo, è semplice, come no? Non ci vuole un genio per capire l'assurdità di questo modo di procedere: prima si immettono animali, poi si dice che fanno danni, e chi li ha immessi, e quindi causato i danni, si diverte ad ammazzarli con la benedizione di tutti. Evviva il buon senso.
Poi ci si lamenta che questo va fatto anche perché non ci sono i predatori naturali - il lupo e le linci. Ma non appena qualche lupo riesce a stabilirsi in un territorio, allora se ne chiede a gran voce lo sterminio, perché, anche lui "fa danni" agli allevamenti.
Di tutti questi animali che "fanno danni" l'unico che li fa davvero è l'uomo con la sua superficialità, stupidità, cattiveria gratuita e delirio di onnipotenza.
venerdì, settembre 28, 2007
Approvata la proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel febbraio scorso dall'Apas
28 settembre 2007 - L’Associazione Sammarinese Protezione Animali, esprime grande soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio Grande e Generale della Proposta di Legge di iniziativa popolare, “Disposizioni sul divieto di sperimentazione animale nella Repubblica di San Marino”. Con l’approvazione di questa Legge,
il nostro Paese si qualifica come “Nazione cruelty-free” ossia come il primo Paese al mondo che non accetta l’impiego degli animali nella ricerca, perché il nostro Parlamento ha saputo comprendere e accogliere le ragioni dei numerosi cittadini firmatari, i quali hanno portato all’attenzione delle istituzioni tutto quanto vi sia di sbagliato e di vergognoso nella vivisezione.
Quanto cioè sia eticamente inaccettabile a causa delle atroci sofferenze cui sono sottoposti gli animali da laboratorio, considerati come “oggetti viventi”, quanto sia inutile e dannosa per l’uomo, poiché come erroneamente si crede, non è l’antitesi alla sperimentazione sull’uomo, ma l’anticamera, dal momento che ogni sostanza o farmaco sperimentato sull’animale dovrà sempre e comunque essere testato sull’uomo per poter essere commercializzato.
Inoltre, come si basi su un presupposto del tutto sbagliato, cioè quello di applicare all’uomo i risultati ottenuti sull’animale, che però assurdamente variano da specie a specie.
Per questi motivi sono sempre di più i medici e i ricercatori che cercano vie alternative alla vivisezione,caldeggiando l’utilizzo dei metodi sostitutivi, diversi dei quali già disponibili da circa un ventennio.
La bibliografia scientifica è ormai piena di pubblicazioni che criticano e invalidano la vivisezione, ritenendola “cattiva Scienza” ma nessun testo scientifico riporta testimonianze sui benefici della stessa.
Grazie a questa Legge, che punisce fra l’altro pesantemente chi fa sperimentazione sugli animali, la Repubblica di San Marino rappresenterà un polo d’attrazione per quelle industrie che utilizzeranno i metodi sostitutivi, più validi, attendibili ed anche più economici.
L’APAS ringrazia sentitamente i Consiglieri che con il loro intervento hanno contribuito all’accoglimento della Legge e naturalmente tutti coloro che l’hanno votata.
La scelta di San Marino di non accettare la vivisezione sarà di grande esempio per tutto il mondo, esempio, che si auspica venga seguito ben presto da altri paesi, affinché si possano salvare da atroci sofferenze milioni di animali e perché ci si avvii verso una ricerca al passo con i tempi e più attenta alla salute dell’uomo.
www.animalieanimali.it
mercoledì, settembre 26, 2007
Annuncio del Wwf
26 settembre 2007 - Fiori neri, serpenti dal labbro bianco, orchidee senza foglie, farfalle: dal Vietnam arrivano 11 nuove specie. A dare l'annuncio della scoperta il Wwf. Si tratta di 2 farfalle, 1 serpente, 5 orchidee che avrebbero fatto invidia persino a Nero Wolf, e altre tre specie di piante, tutti esclusivi delle foreste tropicali delle montagne Annamite che ospitano una remota foresta pluviale conosciuta come 'Corridoio Verde', nel Vietnam centrale. E non e' finita. Sono infatti altre dieci le specie di piante, tra cui quattro orchidee, ancora sotto esame, ma e' molto probabile che anch'esse risulteranno nuove alla scienza. La scoperta di queste nuove specie va ad arricchire il gia' notevole patrimonio naturale della provincia di Thua Thien Hue, nota come Corridoio Verde perche' costituisce un vero e proprio corridoio ecologico tra il parco nazionale Bach Ma e la Riserva Naturale Phong Dien.
L'area, un immenso manto verde smeraldo che si estende per migliaia di chilometri quadrati, e' di fondamentale importanza per la ricchezza della biodiversita' presente, che registra anche specie rare di grandi mammiferi come la tigre, il leopardo nebuloso, oltre a varie specie di scimmie come langur e gibboni.
'Scoprire cosi' tante nuove specie e' possibile solo in luoghi molto speciali, e il Corridoio Verde e' uno di essi - ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - negli anni '90 nelle stesse foreste sono gia' state individuate diverse specie di grandi mammiferi, il che significa che queste ultime scoperte potrebbero essere solo la punta dell' iceberg'.
La nuova specie di serpente, definita dal labbro bianco (Amphiesma leucomystax), ha una fiammata bianca e gialla che dalla bocca scende dietro la testa, e il suo corpo e' coperto di piccole macchie rosse. Vive vicino ai ruscelli dove cattura rane e altri piccoli animali, e puo' arrivare a 80 cm di lunghezza.
Una delle due nuove farfalle (tra le otto nuove specie scoperte nell'area dal 1996) appartiene al genere Zela ed e' capace di voli rapidi e precisi; l'altra rappresenta addirittura un nuovo genere nella sottofamiglia delle Satyrinae. Delle cinque nuove specie di orchidee, tre sono completamente prive di foglie (cosa rara per le orchidee), non contengono clorofilla e vivono sulla materia in decomposizione come molte specie di funghi. Le altre nuove piante includono una specie di Arum dai bellissimi fiori gialli e dalle classiche foglie a forma di imbuto intorno ai fiori, e due aspidistra, una dal grande fiore quasi nero e l' altra dai delicati fiori gialli.
Tutte queste specie, scoperte per la prima volta tra il 2005 e il 2006, sono minacciate dall'abbattimento illegale di alberi, dalla caccia, dall'estrazione di risorse naturali e da interessi conflittuali legati allo sviluppo dell'area, cosi' come altre 15 specie di rettili e anfibi, e 6 di uccelli presenti nell'area.
Il Corridoio Verde ospita inoltre il piu' alto numero di gibboni dalle guance bianche presenti in Vietnam, uno dei primati piu' minacciati al mondo, ed e' ritenuto il luogo piu' adatto per la conservazione del saola o pseudorice, un bovide selvatico scoperto dagli scienziati solo nel 1992.
(ANSA)
martedì, settembre 25, 2007
SOPRAVVIVENZA PANDA DIPENDE SOLO DA UOMO
Secondo studio dell'Università di Cardiff
25 settembre 2007 - Altro che 'condannato genetico', come l'hanno definito alcuni studiosi. Il Dna del Panda e' vivo e vegeto, e cerca di adattarsi ai cambiamenti ambientali come quello di tutti gli altri animali. Lo dimostra uno studio dell'universita' di Cardiff, pubblicato dalla rivista Molecular Biology and Evolution, che inchioda il genere umano alle sue responsabilita': la sopravvivenza di questo animale, concludono gli autori, dipende infatti solo dalle azioni dell'uomo.I ricercatori inglesi, che hanno collaborato con l'accademia delle Scienze di Pechino, hanno analizzato campioni di sangue, tessuti e peli di 105 esemplari di panda giganti provenienti dalle sei principali aree dove ancora vivono questi animali. 'La nostra ricerca - spiega Michael Bruford, che ha coordinato lo studio - voleva verificare le teorie, basate sulle sue necessita' alimentari e sugli scarsi tassi riproduttivi, secondo cui il panda gigante e' in un 'vicolo cieco' dal punto di vista evolutivo, e per cui inevitabilmente destinato ad estinguersi'.
Per tirar fuori dal 'vicolo cieco' i panda i ricercatori hanno studiato 655 basi in alcune porzioni del Dna mitocondriale e del nucleo, alla ricerca di mutazioni. Un alto indice di variazioni genetiche, infatti, puo' essere considerato l'indice di quanto l'animale stia cercando di adattarsi alle nuove situazioni ambientali.
'I nostri dati hanno rivelato una sorprendente variabilita' genetica sia del Dna mitocondriale che del nucleo in almeno cinque popolazioni studiate - scrive Bruford nell'articolo - il cui livello puo' essere tranquillamente confrontato con quello delle altre specie di orso'.
Secondo i ricercatori, precedenti studi avevano trovato una minore diversita' genetica a causa sopratutto della scarsita' di campioni utilizzati. La drastica diminuzione degli esemplari, invece, sembrerebbe non aver intaccato la possibilita' di questi animali di adattarsi. Dai dati genetici e' stato possibile risalire anche all'inizio del declino nel numero degli esemplari, che gli autori collocano molto prima della sua repentina accelerazione nella seconda meta' del ventesimo secolo: 'L'uso estensivo dell'agricoltura ha iniziato a minacciare l'habitat naturale dei panda gia' nel diciassettesimo secolo - spiega lo zoologo - da quell'epoca a oggi si e' passati da 300mila chilometri quadrati totali a disposizione di questi animali a solo 22mila, con una diminuzione del 92%'.
La conclusione dell'articolo, che tiene conto anche di alcuni esempi di ripopolamento andati a buon fine, e' lapidaria: 'Abbiamo dimostrato che l'ipotesi del 'vicolo cieco genetico' e' sbagliata - sostiene Bruford - e risulta chiaro dalla ricerca che la sofferenza demografica della specie e' dovuta esclusivamente alle attivita' umane e al bracconaggio'.
(ANSA)
Dal Lancet: occorre più che dimezzare il consumo di carne
24/09/2007 - Nel numero del 13 settembre della rivista scientifica internazionale "The Lancet", l'articolo "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" mostra quanto questi aspetti siano correlati tra loro e quanto sia urgente una diminuzione drastica del consumo di carne per evitare il disastro ambientale. E la responsabilità, sottolineano, è di tutti.
Nell'abstract, gli autori - scienziati di varie università in Australia, Gran Bretagna e Cile - spiegano che il cibo fornisce energia e nutrimento, ma anche per produrlo occorre spendere energia e la quantità di energia spesa per unità di energia ottenuta dal cibo è in continuo aumento. La correlazione tra energia, cibo e salute è oggi molto complessa e pone delle sfide molto serie alle istituzioni di tutto il mondo. Esiste ancora la malnutrizione, ma esiste anche il problema opposto della sovralimentazione, che causa obesità e altre conseguenze per la salute molto rilevanti.
Nel mondo, le attività agricole, in special modo l'allevamento del bestiame, sono responsabili per circa un quinto del totale delle emissioni di gas serra, che contribuiscono al cambiamento climatico. Le istituzioni dovrebbero prestare una particolare attenzione ai rischi per la salute dovuti al rapido aumento del consumo di carne, rischi dovuti sia all'impatto delle produzione di carne sul cambiamento climatico sia al diretto contributo all'insorgenza di alcune malattie legate al consumo di alimenti animali.
Per prevenire l'aumento di emissioni di gas serra occorre ridurre sia il livello globale dei consumi di prodotti animali, sia l'intensità delle emissioni. La proposta è quella di una strategia di contrazione dei consumi e convergenza verso un livello di consumo sostenibile. L'attuale media globale dei consumi di carne è di 100 grammi al giorno per persona, ma con molte differenze (anche di 10 volte) tra le varie regioni del mondo (vedi tabella).
L'unica soluzione è dunque quella di ridurre il consumo di prodotti animali da parte dei paesi più ricchi, e fissare una soglia da non superare per i paesi in via di sviluppo, in modo che tutti i paesi convergano verso lo stesso livello di consumo, molto più basso di quello attuale dei paesi ricchi: non più di 90 grammi di carne al giorno pro-capite.
| Regione | Consumi giornalieri di carne pro-capite in grammi |
|---|---|
| Africa | 31 |
| Asia meridionale e orientale | 112 |
| Asia occidendale (compreso il medio oriente) | 54 |
| America Latina | 147 |
| Paesi in via di sviluppo (media) | 47 |
| Paesi sviluppati (media) | 224 |
| Totale | 101 |
Per arrivare a 90 grammi, nei paesi industrializzati come l'Italia, occorre dunque più che dimezzare il consumo di carne, per la precisione arrivare a un consumo che sia del 40% rispetto all'attuale.
Secondo l'articolo del Lancet, in alcuni paesi l'energia totale spesa per la produzione di cibo è molto superiore a quella ottenuta dal cibo stesso, il che non è ormai più sostenibile. Un altro aspetto messo in luce è quello della scarsità del terreno utilizzabile per coltivare mangimi per gli animali o per far pascolare gli animali. Ormai la domanda crescente di carne che arriva dai paesi in via di sviluppo può essere soddisfatta (e solo in parte) usando le foreste pluviali del Sud America, specie del Brasile, Bolivia e Paraguai.
L'articolo degli esperti di nutrizione illustra inoltre una serie di punti e dati statistici molto interessanti e precisi che vogliamo qui riassumere:
- Le emissioni di gas serra causate dal settore agricolo sono pari al 22% del totale; come percentuale questa è simile a quella dovuta all'industria e maggiore di quella dovuta al settore dei trasporti. L'allevamento di bestiame (compresa la coltivazione del mangime e il trasporto) contribuisce per l'80% al totale del settore agricolo.
- Il metano e l'ossido nitroso - entrambi potenti gas serra e strettamente associati all'allevamento di bestiame - contribuiscono al totale per il settore agricolo molto di più dell'anidride carbonica.
- Data la situazione, è urgente un intervento per bloccare le emissioni dovute all'agricoltura e soprattutto all'allevamento. Invece, il numero di animali allevati è in crescita continua e si prevede che lo sarà ancora per decenni, specie nei paesi in via di sviluppo.
- Le tecnologie applicabili a costo sostenibile possono ridurre le emissioni al massimo di un 20%, per questo l'unica soluzione realisticamente applicabile è quella della contrazione dei consumi.
La conclusione degli scienziati, con la quale il NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione - non può che essere d'accordo, e che farà il possibile per diffondere e sostenere, è che il problema del cambiamento climatico richiede risposte forte e radicali. Come sostengono gli autori dell'articolo, all'obiezione secondo cui la diminuzione dei consumi e la convergenza verso un livello comune non potrà funzionare perché la gente ama mangiare carne, si deve rispondere con l'urgenza e la necessità estrema di un cambiamento per fermare un problema ben più serio delle preferenze alimentari delle persone.
Le persone più informate, nei paesi ricchi, specie in Gran Bretagna, stanno già dimostrando di voler ridurre il consumo di cibi animali, a quanto sembra soprattutto per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari. Per aiutare le persone a fare questa scelta, affermano gli autori, sarà utile eliminare i sussidi statali alla produzione di mangimi animali (grano e soia), in modo che il prezzo al consumo rispecchi i reali costi, e quindi aumenti. Questo inoltre aiuterebbe a dirottare i raccolti verso i paesi poveri, per il diretto consumo umano, riducendo la "concorrenza" tra la coltivazione di cibo per gli animali e quella di cibo per gli umani.
La proposta porterebbe a molti effetti collaterali positivi: una dieta più sana, migliore qualità dell'aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell'uso dell'energia e della produzione di cibo.
Naturalmente, aggiungono gli esperti del NEIC, maggiore sarà la contrazione dei consumi di alimenti animali, maggiore sarà il benessere che si può raggiungere da ogni punto di vista: impatto sull'ambiente, consumo di risorse ed energia, salute, benessere degli animali.
Comunicato del NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org/it/
Fonte: Anthony J McMichael, John W Powles, Colin D Butler, Ricardo Uauy, Food, livestock production, energy, climate change, and health, The Lancet, September 13, 2007
lunedì, settembre 24, 2007
ANZIANA MUORE IN CASA, VEGLIATA PER TRE GIORNI DAI SUOI CANI
24 settembre 2007 - Una donna di 74 anni, Petronilla Pugliese, e' stata ritrovata morta nella sua abitazione di Caria, centro in provincia di Vibo Valentia. Il corpo senza vita della donna, che era nubile e viveva sola, e' stato ritrovato dai carabinieri, che sono intervenuti sul posto richiamati dai guaiti di due cani che per tre giorni hanno vegliato la loro padrona.
Sul posto e' intervenuto anche il medico legale che ha riscontrato che il cadavere, steso sul pavimento, era in avanzato stato di decomposizione. Si presume che la donna possa essere morta tre giorni fa. Resta da stabilire la causa del decesso dell'anziana, forse deceduta per infarto.
(Prs/Pn/Adnkronos)
Denuncia del consigliere Bettin
24 settembre 2007 - Con una delibera la Giunta veneta ha trasformato le oasi protette del litorale veneziano in aree di caccia: lo afferma il consigliere regionale dei verdi Gianfranco Bettin. 'La delibera regionale numero 2653, votata dalla Giunta regionale del Veneto l'11 settembre, delibera - precisa il consigliere - tra l'altro ancora invisibile e irreperibile nel sito della Regione, parla di 'mere correzioni di incongruenze formali o di riferimenti' e anche 'necessari elementi di miglioramento/flessibilita' gestionale''.
'In realta' - prosegue Bettin - il provvedimento, fortemente voluto dall'assessore alla caccia Elena Donazzan (An), ridefinisce completamente le aree destinate ad oasi naturalistiche di protezione in tutto il litorale veneziano. Il tutto a favore del partito delle doppiette che dal 1 ottobre potra' sparare a tutto quanto si muove in zone e a specie animali sino ad oggi tutelati'. 'Ipocritamente - prosegue il consigliere - questa delibera si presenta come un provvedimento volto ad allargare le aree protette. Ed in effetti, la metratura complessiva delle oasi aumenta di 600 ettari. Quello che non viene specificato e' che nella nuova cartografia delle oasi sono stati compresi villaggi turistici, campeggi e anche zone fortemente urbanizzate come Ca' di Valle, tra Cavallino e Ca' savio, dove la fauna certo non vi cerca piu' rifugio'.
Il consigliere verde sottolinea che, 'al contrario, sono state stralciate zone di alto pregio naturalistico come l'oramai ex oasi di Punta Sabbioni, che per varieta' di specie animali e vegetali era considerata tra le piu' ricche dell'Alto Adriatico, che e' stata trasformata in una sorta di azienda venatoria. Da sottolineare che la Regione Veneto ha appena investito, tramite la Forestale, in lavori di tutela e di conservazione, come la creazione di una rete di sentieri e di percorsi per i visitatori che si recavano ad ammirare le rare orchidee selvatiche. Da ottobre, l'area diverra' un terreno di battuta libera per cani e cacciatori'. 'Un discorso analogo - conclude Gianfranco Bettin - va fatto per la Brussa, a Caorle, altra oasi naturalistica di alto pregio ora entrata nel novero delle aree di caccia, dove Veneto Agricoltura, che, vale la pena di ricordare, e' un ente gestito dalla Regione stessa, ha appena realizzato percorsi didattici dedicati alle scuole'.
(ANSA)
domenica, settembre 23, 2007
a cura del CNR
Uno studio dimostra che la capacità di riconoscere e ripetere i gesti e le espressioni, ampiamente studiata nell'uomo, è presente anche nelle scimmie. La ricerca, condotta dall'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (Istc) del Cnr di Roma e dall'Università di Parma, è stata pubblicata sulla rivista americana PLoS Biology
A poche ore dalla nascita un'espressione particolare del viso materno, un sorriso, la bocca spalancata, viene imitata dal neonato che è anche in grado di ricordarla, riassociando quell'espressione alla sua mamma. Non sapevamo, invece, se e come si fosse evoluta questa capacità nelle scimmie”. “Eravamo a conoscenza, però, che i macachi adulti”, aggiunge Pier Francesco Ferrari, “possiedono un sistema cerebrale composto da neuroni ‘specchio’ che, come per l'uomo, permettono appunto la riproduzione dei gesti osservati. Quello che ci incuriosiva, era capire se questa capacità di ripetizione di gesti, già parte del repertorio comportamentale, fosse presente anche nei macachi neonati e se dopo un po’ scompariva, proprio come succede ai neonati umani”.
In collaborazione con il National Institute of Child Health (NIH) nel Maryland (Usa), il gruppo di ricerca ha effettuato una serie di test con 21 macachi neonati. “Per due anni consecutivi”, racconta la Visalberghi, “abbiamo aspettato la stagione delle nascite e abbiamo osservato i piccoli fino a quando avevano alcune settimane di vita. I macachini venivano tenuti di fronte al ricercatore mentre questi eseguiva gesti come la protrusione della lingua, l'apertura della bocca, lo sbattere degli occhi, ma anche alcuni gesti comunicativi di carattere affiliativo tipici dei macachi quale il lip smacking, che consiste nell'aprire e chiudere ritmicamente le labbra”. In questo modo i ricercatori hanno potuto constatare che nella prima settimana di vita i piccoli di macaco sono in grado di ripetere almeno due gesti e cioè la protrusione della lingua e il gesto comunicativo di lip smacking.
“Questi risultati”, prosegue Ferrari, “suggeriscono l'esistenza, durante lo sviluppo, di una breve finestra temporale durante la quale i piccoli riescono a riprodurre alcuni gesti facciali, rafforzando l'ipotesi della presenza nel loro sistema cerebrale e sin dalla nascita, di un meccanismo come quello dei neuroni ‘specchio’. Lo studio fa supporre anche che questa capacità abbia avuto origine dai nostri antenati scimmieschi, quelli che si separarono evolutivamente dall’uomo circa 25 milioni di anni fa”.
“L'imitazione di gesti affiliativi, quali il lip smacking”, concludono Ferrari e Visalberghi, “può essere importante per il piccolo macaco perché ne facilita le prime relazioni sociali, principalmente con la madre, e l'assimilazione nel gruppo sociale permettendo, in un secondo tempo, di distinguere gli amici dagli sconosciuti”.
I ricercatori sono adesso interessati a capire se le competenze sociali che si rivelano sin dalla nascita, ma che non tutti presentano, possono mostrare qualche informazione in più sul carattere del piccolo una volta raggiunta la maturità sessuale e se queste competenze possono essere predittive di psicopatologie legate alla capacità di interagire all’interno del gruppo sociale.
Scheda
Che cosa: evoluzione dell’imitazione neonatale nei piccoli macachi, ricerca pubblicata sulla rivista internazionale “PLoS Biology” / settembre 2006
Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma e Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma
Per informazioni:
Elisabetta Visalberghi, Istc-Cnr
Phone: +39 06/3221252
E-mail: elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it
Pier Francesco Ferrari, Dip.to Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma
Phone: +39 0521/903947
E-mail: ferrari@biol.unipr.it
Scimpanzé ladri per amore
Cosa non si farebbe, per amore: c’è addirittura chi, come alcuni scimpanzé africani, per conquistare la potenziale compagna s’improvvisa “scippatore” di frutti proibiti.
Per certi animali la seduzione corre sul filo… dell’illegalità. Un team di ricercatori britannici ha osservato che alcuni scimpanzé africani, per fare colpo sulle femmine del gruppo hanno imparato a sottrarre i frutti della papaya dagli alberi delle fattorie. Un’impresa non priva di pericoli. Per accaparrarsi la refurtiva, questi animali devono evadere i controlli dei contadini.
Ma la ricompensa è garantita: pare che questo tipo di prodezze risvegli nelle partner l’attrazione per i compagni “fuorilegge”.
Il frutto proibito
Per due anni Kim Hockhings dell’Università di Stirling (Gran Bretagna) e i suoi colleghi hanno studiato i movimenti di alcuni esemplari di scimpanzé che popolano la foresta selvaggia della Repubblica di Guinea, in Africa occidentale. E non hanno potuto fare a meno di notare le ripetute scorribande dei maschi nei limitrofi campi coltivati. Il bottino? I dolci frutti della papaya, tanto graditi dalle femmine. Anche se pare che questi furtarelli siano soprattutto un pretesto per mettersi in mostra.
Regali disinteressati?
Non tutte le signore scimpanzé, infatti, ricevono i frutti tanto desiderati. Nel 90% dei casi, la refurtiva viene donata a femmine in età riproduttiva. Sembra che una scimpanzè che aveva apertamente manifestato il desiderio d’accoppiarsi, sia stata letteralmente coperta di regali, ricevendo circa la metà dei frutti rubati.
Cacciatori vegetariani
Secondo gli etologi, con queste prove di coraggio i maschi vorrebbero dimostrare alle partner il proprio valore e l’abilità nella "caccia". Una caccia tutta vegetariana che comporta rischi particolari come, ad esempio, quello di essere notati dai contadini. Questa capacità d’adattamento confermerebbe la teoria secondo la quale gli scimpanzé sviluppano abitudini locali, che variano in base al gruppo e alla provenienza geografica.
(Notizia aggiornata al 17 settembre 2007)
www.focus.it
sabato, settembre 22, 2007
Perche' la foresta amazzonica brasiliana viene distrutta?
19/09/2007 - Un interessante articolo del sito Mongabay.com, dedicato alla foresta amazzonica e ricco di articoli scientifici, dati e statistiche, mostra ancora una volta come il principale motivo del disboscamento della foresta amazzonica sia l'allevamento di animali, e non certo la predazione del legname.
In Brasile, circa un terzo della recente deforestazione e' imputabile alla coltivazione "di sussistenza", mentre una parte molto maggiore va attribuita alla creazione di pascoli per lo sfruttamento commerciale su vasta scala.
Una percentuale relativamente piccola di grossi proprietari terrieri disboscano grandi aree dell'Amazzonia per creare pascoli per i bovini. Vasti tratti di foresta vengono discoscati e a volte viene piantata dell'erba tipica della savana africana per nutrire i bovini. In molti casi, specialemnte durante i periodi di inflazione alta, il terreno viene deforestato semplicemente a scopo di investimento. Infatti, quando il costo della terra adibita a pascolo supera il costo della terra con la foresta intatta (una condizione resa possibile dagli incentivi fiscali che favoriscono i pascoli rispetto alla foresta), discoscare la foresta risulta conveniente.
L'allevamento di bovini e' la causa primaria di deforestazione nell'amazzonia brasiliana fin dal 1970. i dati governativi attrabuiscono il 38% della deforestazione tra il 1966 e il 1975 all'allevamento di bovini. Ma oggi la situazione puo' essere ancora peggiore. Secondo i dati del CIFOR, il centro per la Ricerca Forestale Internazionale, "tra il 1990 e il 2001 la percentuale delle importazioni di carne dal Brasile all'Europa e' aumentata dal 40 al 74 per cento e nel 2003 per la prima volta in assoluto, l'aumento nella produzione di carne in Brasile (l'80% della quale si e' avuta in Amazzonia) e' stata causata soprattutto dall'esportazione".
Piu' di recente, la cotlivazione della soia e' diventata un altra causa importante di deforestazione. Gli scienziati brasiliani hanno sviluppato una nuova varieta' di soia, adatta al clima della foresta pluviale. Il Brasile e' diventato cosi' uno dei piu' grandi esportatori di soia del mondo, e questa attivita' e' in continua espansione. La soia coltivata viene poi usata nei paesi importatori come mangime ad alto contenuto proteico per gli animali d'allevamento. Quindi, anche in questo caso la causa prima rimane l'allevamento di animali: si tratti di coltivare mangime, o erba per nutrire i bovini direttamente sul posto, e' sempre la produzione di carne che scatena la distruzione della foresta.
Philip Fearnside, coautore di un dossier pubblicato su Science del 21 maggio 2004 nonche' membro dell'Istituto Nazionale Brasiliano per la ricerca sull'Amazzonia, spiega: "Le coltivazioni di soia causano una deforestazione diretta, ma hanno un impatto ancora piu' grande sulla deforestazione in quanto consentono agli altri distruttori della foresta (coltivatori, allevatori) di spingersi ancora piu'a fondo nella foresta. Inoltre le aziende che coltivano soia forniscono le risorse economiche per costruire autostrade e altre infrastrutture che accelerano la deforastione per altri scopi."
Le immagini del satellite del 2004 mostrano un marcato aumento della deforestazione lungo la strada BR-163, un'autostrada che il governo ha costruito allao scopo di aiutare i coltivatori di soia del Mato Grosso a trasportare i loro raccolti verso i mercati per l'esportazione.
In breve, ecco una tabella e un grafico che mostrano le cause della deforestazione (Fonte: Mongabay.com, Rhett A. Butler - San Francisco, CA., 2000-2007)
| Causa di deforestazione | Percentuale |
|---|---|
| Allevamento di bovini | 60-70% |
| Agricoltura di sussistenza e su piccola scala |
30-40% |
| Agricoltura commerciale su vasta scala |
1-2% |
| Taglio di alberi per legname, legale e illegale |
1-2% |
| Incendi, miniere, strade, dighe, urbanizzazione | 2-4% |
Nota: il taglio del legame e gli incendi di solito hanno come risultato un degradamento della foresta, non la deforestazione. Quindi non hanno molto peso nella deforestazione totale.
Fonte
Mongabay.com (Rhett A. Butler - San Francisco, CA., 2000-2007), Amazon Destruction: Why is the rainforest being destroyed in Brazil?
venerdì, settembre 21, 2007
La LAV esulta per decisione della Provincia abruzzese
21 settembre 2007 - 'E' datata 10 settembre l'importantissima integrazione al calendario venatorio provinciale dell'Aquila, a firma del dirigente del Settore Ambiente, dott. Fucetola, che sancisce l'estensione del divieto di caccia, previsto nelle aree percorse da incendi ai sensi della legge 353/2000, anche alle zone limitrofe a tali superfici'. Esulta LAV che da tempo chiede la sospensione della caccia nelle zone gia' martoriate dagli incendi durante l'estate.Le importantissime modifiche al calendario venatorio provinciale - riferisce l'associazione - sono state motivate dall'elevata densita' di animali rilevata nelle zone prossime alle aree percorse dai devastanti incendi della scorsa estate. A tale scopo sono stati eseguiti precisi riscontri effettuati sul campo da parte del personale tecnico dell'Ente Provincia, in linea con le indicazioni della LAV, sostenuta dalle altre associazioni animaliste locali (Lega Nazionale per la Difesa del Cane, LeAL e Animalisti Italiani) e con le prescrizioni del Ministero dell'Ambiente.
'Ringraziamo la Presidenza della Provincia dell'Aquila, l'Assessorato all'Ambiente la dirigenza dell'Ufficio Caccia della Provincia per la grande professionalita' e sensibilita' dimostrate - dichiara Paolo Migliaccio, coordinatore LAV per l'Abruzzo - peccato davvero che i loro colleghi dell'Ente Regione Abruzzo non abbiano saputo cogliere un'ottima occasione per dimostrare lo stesso senso di responsabilita''.
Con la pubblicazione di questo atto, la provincia dell'Aquila svetta a livello nazionale, su tutte le altre province in quanto a tutela degli animali selvatici. Il divieto di caccia imposto anche nelle zone limitrofe alle aree percorse da incendi, sottrarra' alle doppiette una grande quantita' di animali gia' stressati e decimati dai gravissimi eventi incendiari, consentendo loro di recuperare l'equilibrio ambientale gia' gravemente compromesso.
'Avevamo richiesto a tutti i presidenti delle regioni colpite dai devastanti incendi estivi, un atto di responsabilita' simile a quello adottato dalla provincia dell'Aquila - dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV - ma nessuna regione ha risposto. Evidentemente, nonostante la legge nazionale preveda che l'interesse primario della nazione sia la tutela della fauna selvatica, per buona parte degli amministratori pubblici l'unica specie da tutelare sono i cacciatori e le loro doppiette, che ogni anno sono responsabili del massacro di piu' di 100 milioni di animali selvatici'.
(ASCA)
La Pecora Nera





