venerdì, agosto 31, 2007
Animali uccisi dagli incendi
31 agosto 2007 - Gli animali che non riescono a mettersi in salvo all’arrivo delle fiamme sono quelli meno mobili, o quelli che in caso di pericolo corrono a rifugiarsi nelle tane. La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), stima che per ogni ettaro di bosco a macchia mediterranea che brucia muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli, rettili e mammiferi.
Capinere e scriccioli sono tra le specie di uccelli maggiormente colpite. I rapaci generalmente riescono a mettersi in salvo.
Per proteggere quanto resta della fauna selvatica, viste anche le situazioni di stress nelle aree vicine a quelle bruciate, alcune associazioni chiedono al ministro per gli Affari regionali Lidia Lanzillotta la “sospensione delle preaperture nelle regioni maggiormente colpite dagli incendi come Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, divieto di caccia per tutta la stagione venatoria nelle aree limitrofe alle zone colpite, nonché moratoria della caccia nelle regioni più danneggiate quali Sicilia e Campania”. Animalisti italiani, ENPA, LAV, LAC, Legambiente, LIPU e WWF sono unanimi.
CACCIA, CON LE PREAPERTURE RISCHIANO SEI SPECIE DI UCCELLI IN DECLINO
A rischio sono tortora, quaglia e marzaiola per le quali la Lipu chiede di toglierle dai calendari venatori. Gravi anche i rischi legati al bracconaggio: nella passata stagione decine di rapaci colpiti
30 agosto 2007 - Sei specie di uccelli selvatici, sulle 16 cacciabili in preapertura dal 1° settembre in 14 regioni, sono in declino e andrebbero escluse dai calendari venatori. Lo afferma la LIPU, che denuncia gravi rischi per le popolazioni di Tortora, Marzaiola e Quaglia, provenienti dall’Est Europa, ma anche per le popolazioni italiane di Allodola, in grave crisi per le trasformazioni dell’habitat agricolo, e per quelle di Pernice rossa e Starna.
Lo stato di crisi di queste specie è stato accertato da BirdLife International nel suo ultimo studio “Birds in Europe II”: "Per l’Allodola – spiega Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca LIPU - vi sono forti rischi per la popolazione italiana, che non ha ancora iniziato la migrazione, mentre per la Marzaiola per i contingenti provenienti dall’Est, soprattutto dalla Russia e dall’Ucraina, che nei prossimi giorni transiteranno sui cieli italiani. Stesso discorso per Tortora e Quaglia, che provengono da Ungheria, Russia e altri paesi europei, dove stanno soffrendo una diminuzione marcata". "Tutte queste specie andrebbero tolte dai calendari venatori – prosegue Gustin - Al contrario, anche quest’anno sono state inserite come cacciabili già in preapertura. Un provvedimento sbagliato, sebbene legale: chiediamo alle Regioni di togliere le sei specie dai calendari venatori, in particolare nelle regioni del Sud colpite dagli incendi, dove il danno causato all’ambiente è già notevole".
Rischio bracconaggio durante le preaperture – denuncia inoltre la LIPU - anche per numerose specie di aironi, rapaci diurni e rapaci notturni. La LIPU sottolinea come durante la preapertura di un anno fa finirono impallinati e ricoverati nei centri recupero fauna gestiti dalla LIPU decine di gheppi, poiane, falchi e aquile, ma anche gufi, civette, aironi. “Sarà l’ennesima strage annunciata, contro la quale chiediamo la presenza sul territorio di più forze di polizia che prevengano e puniscano i reati. Da parte nostra – conclude – abbiamo allertato le nostre guardie volontarie, che cercheranno di prevenire i rischi di bracconaggio contro specie protette".
www.lipu.it
giovedì, agosto 30, 2007
INDIA: FUGA D'AMORE ELEFANTESSA CIRCO CON MASCHIO LIBERATORE
30 agosto 2007 - La storia e' di quelle degne di un romanzo d'appendice: entrambi sono 'fuori misura', si innamorano a prima vista. Lui, maschio di oltre 2.500 kg, viene dalla foresta, evita tutti i controlli, rompe le recinzioni e rapisce la sua bella con la quale scappa nella giungla.
Non e' la comune quanto banale trama di una telenovela o di un film di Bollywood, ma quello che ha fatto un elefante selvaggio a Raniganji, un villaggio a 157 km da Calcutta, nello stato orientale indiano del West Bengala.
Un elefante selvaggio che ha compiuto 26 anni qualche giorno fa, abbandonato la giungla, ha fatto irruzione nella citta' di Chittaranjan, seminando il panico tra la gente del posto. Sono state subito avvisate le autorita' forestali, che hanno tentato invano di catturarlo e farlo tornare indietro. Ma l'animale, a quanto pare, essendo anche la stagione dell'accoppiamento, aveva altri piani.
Ieri il pachiderma ha rotto la recinzione dell'Olympic Circus, che aveva installato da alcuni giorni il suo tendone nella zona di Kumarbazar, e si e' diretto nella zona dove si trovavano gli altri elefanti. Il suo sguardo e' subito caduto su una elefantessa di quattro anni piu' grande di lui, Savitri. Tra il grande e selvaggio elefante e la 'urbana' femmina Savitri, sembra sia stato amore a prima vista. Lei infatti non ha esitato un attimo a seguire il suo spasimante, abbandonando il circo.
La gente del luogo ha visto i due animali allontanarsi pacificamente insieme e, piu' tardi, amoreggiare nei pressi di uno stagno che avevano eletto a loro nido d'amore. Meno romantico dei due animali e' pero' il manager del circo Olympic, Chandranath Banerjee, che non ha decisamente preso bene la fuga d'amore di Savitri.
'L'elefantessa - spiega Chandranath Banerjee - e' uno degli animali piu' pregiati che abbiamo. Vale almeno quattro lakhs (circa 8.000 euro, ndr). Per di piu' abbiamo dovuto, a causa di questo episodio, cancellare del tutto lo show degli elefanti perche' l'altra elefantessa, Gayatri, avendo perso la sua compagna, si e' immalinconita, non vuole neanche piu' mangiare. Se continua cosi' avremo perdite enormi'.
'Non ci posso credere - commenta Kalimuddin Sheikh - che nel circo si occupa proprio di custodire l'elefantessa oltre ad altri animali. Savitri mi ha sempre obbedito, era un animale mansueto, eppure quel grande animale selvaggio sembra aver vinto e conquistato i suoi sentimenti'.
Banerjee ha quindi chiesto l'aiuto del Dipartimento forestale per riuscire a catturare la bestia e riportarla nel circo.
Le ricerche, almeno sinora, non hanno pero' dato esito e c'e' chi giura, nella zona, di aver visto i due elefanti allontanarsi insieme, diretti verso nord. I due innamorati, secondo quello che dicono dal dipartimento delle foreste, potrebbero aver gia' attraversato il confine con il Bangladesh o essersi diretti verso le montagne, lontano da occhi indiscreti, per vivere insieme il loro sogno d'amore, felici e contenti.
(ANSA)
martedì, agosto 28, 2007
Pascoli anti incendio
I pascoli, invece di causare incendi potrebbero evitarli.
Dicevamo tempo fa che, a volte, sono i pastori ad appiccare il fuoco al sottobosco per far crescere vegetazione adatta al pascolo delle loro bestie. Ora alcuni ricercatori dell’ISPAAM (Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo del CNR di Sassari) hanno avuto l’idea di sfruttare le vie tagliafuoco come pascolo e di studiare il modo migliore di gestire la ricrescita della vegetazione.
Claudio Porqueddu spiega come si e’ arrivati a questa soluzione: “l’iter, che dalla fiammella iniziale porta a fiamme di metri di altezza, segue queste tappe: parte dai residui secchi della vegetazione erbacea, poi sale agli arbusti, quindi alla parte basale della chioma delle formazioni forestali, fino all’intera chioma e alla sovrachioma. Per ipotizzare un controllo preventivo degli incendi è pertanto necessario seguire questa catena, eliminando o almeno riducendo l’esca costituita da biomasse vegetali erbacee o arbustive come cisto e rovi, le cui biomasse disidratate sono di rapida e facile combustione”.
Per legge, sui terreni percorsi da incendio il pascolo e’ vietato, ma, visto che sono proprio i pastori a bruciare per poter pascolare, si e’ provato ad assecondarli. Antonello Franca spiega i risultati di un progetto mirante a rendere i pastori vaganti “custodi” del territorio che attraversano.
“Nella prima esperienza, la sovrasemina di specie ad elevata rapidità di insediamento e a basso indice di infiammabilità, come il Lolium rigidum, una graminacea, e la Medicago polymorpha, una leguminosa, associata con una corretta pressione animale al pascolo mediante pascolamenti stagionali di greggi di pecore, ha garantito la costituzione di fasce inerbite a basso rischio di incendi proprio grazie al controllo della biomassa combustibile ottenuto con le asportazioni degli animali.
Nel secondo caso, in un’area di riforestazione è stata osservata l’influenza di quattro tipologie di gestione silvopastorale sulla regolazione dell’equilibrio fra la crescita di giovani piante protette di quercia e quella dei più aggressivi arbusti spontanei. Il miglioramento del pascolo (mediante una modesta fertilizzazione fosfo-azotata e la sovrasemina di miscugli di specie da pascolo mediterranee), insieme ad un leggero carico animale al pascolo (circa 3,5 pecore per ettaro per giorno), ha consentito una corretta gestione della vegetazione e la riduzione delle arbustive non pabulari, cioè non consumate dagli animali, in particolare del rovo (-70%) e del cisto (-40%) che sono tra le prime a ricolonizzare le aree bruciate”.
Via | Arezzoweb
lunedì, agosto 27, 2007
Comunicato stampa

L'appassionato fautore dell'abolizione della orrenda ed inutile pratica vivisettoria, l'autore impareggiabile di libri che rimarranno nella storia per sempre, il Maestro che ha fatto conoscere al Mondo intero cosa si cela dietro il muro invalicabile dei laboratori di "ricerca", l'instancabile informatore di quanto danno realmente producano i frutti di questa "ricerca" sull'utilizzatore finale, ossia sull'uomo, ha chiuso la sua vita terrena, ma il suo Spirito rimarrà imperituro nella memoria di tutti coloro che lo hanno letto, conosciuto, seguito, ammirato, amato.
Caro, carissimo amico, siamo fieri ed orgogliosi di averti conosciuto e continueremo la Tua battaglia fino alla fine, in tuo nome e, quando arriverà la vittoria come è auspicabile sperare dopo che lo stesso Consiglio Nazionale delle Ricerche USA ha riconosciuto la fallacità di questo metodo e l'urgenza di sostituirlo con i ben più scientifici metodi moderni, la dedicheremo a te.
Ebe Dalle Fabbriche
Movimento Ecologico Nazionale UNA uomo natura animali
Fabrizia Pratesi
Comitato Scientifico Equivita
Ilaria Ferri
Animalisti Italiani
Diventato l'autore svizzero più letto sul piano internazionale, negli anni '70 aveva pubblicato "L'imperatrice nuda", in cui denunciava le pratiche della vivisezione.
Hans Ruesch nacque il 7 maggio 1913 a Napoli, figlio di industriali svizzeri stabilitisi in Campania all'inizio del secolo scorso. Dopo le scuole elementari in Italia, a 12 anni venne trasferito in Svizzera dai genitori, affinché potesse finire i suoi studi e imparare la lingua francese e quella tedesca.
Appassionato di automobili, nei primi anni '30 riuscii a farsi assumere dalla scuderia Ferrari, per la quale aveva partecipato a diverse gare di Formula 1. Vinse 27 trofei, prima di ritirarsi dalle competizioni, in seguito ad un incidente.
Nel 1938 decise di partire per gli Stati Uniti per proseguire la sua carriera di scrittore. Nel 1937 era infatti già apparso in Svizzera il suo primo libro, dedicato al mondo dell'automobilismo.
Nel 1953 questo romanzo, pubblicato in versione inglese negli Stati uniti, venne portato sullo schermo da Henry Hathaway in una pellicola intitolata
"The Racers" ("Destino sull'asfalto"), con Kirk Douglas nel ruolo di protagonista.
Successo internazionale
Negli anni '50, poco dopo il suo ritorno a Napoli, i suoi scritti conobbero un enorme successo negli Stati uniti, a cominciare dal suo primo bestseller "Top of the World" ("Paese dalle ombre lunghe", nella versione italiana).
Dal romanzo, pubblicato nel 1950, fu tratto 10 anni dopo il lungometraggio "Ombre bianche" di Nicholas Ray, in cui Anthony Quinn incarnava l'eroe, un cacciatore eschimese.
Seguirono diverse altre pubblicazioni letterarie, scritte da Ruesch in inglese e poi tradotte da lui stesso in italiano, quali "Paese dalle ombre corte", "Partita di Caccia", "Com'esser poveri", "I mammà e papà" e "Ritorno alle ombre lunghe".
Negli anni '70 smise di scrivere romanzi per dedicarsi alla lotta contro la vivisezione, una pratica che aveva avuto occasione di conoscere studiando medicina e curando per una casa editrice una collana medica denominata "I manuali della salute".
Denuncia e processi
Nel 1975 Hans Ruesch diede vita al Centro informazioni vivisezionistiche internazionali scientifiche, una fondazione che aveva sede in Svizzera. L'anno seguente venne pubblicata "L'imperatrice nuda", un libro sulla vivisezione che destò grande scalpore. In seguito a questo testo, che denunciava senza mezzi termini le pratiche dell'industria farmaceutica, lo scrittore venne trascinato da un tribunale all'altro.
Secondo Ruesch, la vivisezione rappresenta soltanto una lucrosissima truffa, che ha come unico scopo di raccogliere ingenti fondi per compiere ricerche inutili.
La maggioranza dei medici che difendono la vivisezione "non sanno che cosa difendono, poiché non ne sospettano lontanamente l'inerente fallacia e crudeltà", scrisse nell'"Imperatrice nuda".
Pur pubblicati con grande successo in diversi paesi, i suoi libri vennero praticamente ignorati in Svizzera. Il motivo, secondo lo stesso Ruesch, era da ricercare nelle pressioni esercitate dalle aziende farmaceutiche, vivamente criticate nei testi dello scrittore.
www.hansruesch.net
Lavanderie a secco tornano al petrolio
27 agosto 2007 - Alcuni Stati (California, New York, Toronto) hanno messo al bando il percloroetilene (noto in chimica come tetracoloretene) perché facilita l’insorgere di tumori Il percloroetilene e’ un solvente usato nel lavaggio a secco e ora le lavanderie stanno tornando a quanto si usava negli anni ‘30: solventi derivati dal petrolio, che erano stati messi al bando perché erano infiammabili. Quartz ci segnala questo “progresso” spiegato in un articolo di Grist.
Cambiare le macchine per convertirsi al lavaggio “umido” non e’ economicamente conveniente e qualche lavanderia ha anche pubblicizzato il proprio operato come “organic”, visto che il petrolio e’ un “naturale derivato delle piante”.
Il problema e’ anche energetico, perché tornare ai solventi a base di petrolio (venduto dagli stessi fornitori del percloroetilene e funzionanti con le stesse macchine) significa raddoppiare i tempi di lavaggio. La scelta diventa quindi tra il cambiare macchine (comprandone di più grandi per poter lavare più cose contemporaneamente) e l’allungare la giornata di lavoro.
Oltre a tornare al lavaggio “umidi, volendo e potendo spendere, si può anche passare al lavaggio a CO2. L’anidride carbonica in forma liquida ha un buon potere solvente e agisce a bassa temperatura, senza danneggiare le fibre del tessuto.
» In need of a new solvent, dry cleaners turn to petroleum. on Grist
» Restrizioni all’uso del percloroetilene nell’area di Los Angeles su EuroChlor
» Dry-cleaning industry going through wringer on MercuryNews
» Il rischio chimico nelle lavanderie a secco. Inail
domenica, agosto 26, 2007
Meow Mix Acatemy
La prima scuola che insegna a pensare come un gatto
L'Acatemy - divertente storpiatura della parola inglese "Academy" (accademia) con la parola "cat" (gatto) - è itinerante. E dopo aver visitato la Grande Mela, si sposterà in altre 11 città americane sino a giungere a San Francisco.
A fare lezione non saranno però gli amici a quattro zampe ma esperti provenienti da tutto il mondo: comportamentisti felini, terapisti per gatti, veterinari e psicologi per animali che avranno il compito di educare i propri studenti su tutto quanto concerne la relazione con il loro gatto, incluso come pensano, mangiano, dormono, giocano e, più importante di ogni aspetto, come cercano di comunicare con le persone.
Il sistema oltre alla teoria prevede anche una parte pratica. Durante il corso gli studenti dovranno simulare i diversi aspetti del comportamento felino, come l'arrampicarsi su un muro o il giocare con una pallina. Inoltre in classe si impara anche come prendere il nostro micio per la gola. Gli studenti saranno trasformati in ottimi chef della cucina per gatti."In questo modo - assicurano gli organizzatorI - si riuscirà ad instaurare una relazione più stabile e più felice con il proprio gatto".
Ma non è finita. Grazie alla partecipazione come sponsor dell'azienda Cat Cora, famosa per il suo programma televisivo dedicato al cibo per animali, per ogni persona che visiterà la Meow Mix Acatemy verrà donato mezzo chilo di cibo alle strutture che si occupano dei felini meno fortunati. Un'occasione insomma non solo per imparare a pensare come un felino domestico ma anche per fare del bene ai gatti meno fortunati.
Tiscali News
22/08/2007- "L’emergenza incendi è una vera e propria questione di sicurezza pubblica ed è ora che i prefetti prendano in mano la situazione e inizino a censire le zone percorse dal fuoco, realizzando i catasti che i Comuni per incapacità o complicità non hanno realizzato”, dichiara Ciro Troiano, responsabile nazionale Tutela dell’Ambiente della LAV.
La legge quadro in materia di incendi boschivi, la n.353 del 2000, dispone che i Comuni devono censire annualmente, tramite apposito catasto, i terreni percorsi dal fuoco, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato, in modo da applicare con esattezza i vincoli previsti, che vanno dal divieto di esercitare la caccia o la pastorizia, per un periodo di dieci anni, al divieto di modificare la destinazione d’uso dell’area per 15 anni, all’impossibilità di realizzare edifici. Secondo un recente studio elaborato dal Corpo Forestale dello Stato, a sette anni di distanza dall’approvazione della Legge, solo il 12% dei Comuni italiani ha elaborato la mappatura dei terreni bruciati.
“La mappatura delle aree incendiate - continua Troiano - rappresenta un’occasione per analizzare il fenomeno degli incendi boschivi secondo una pluralità di chiavi di lettura che vanno dall’aspetto sociologico a quello criminologico a quello sanzionatorio, fornendo nel contempo la possibilità di interventi diversificati e mirati in termini di informazione, prevenzione e repressione. La mancata realizzazione dei catasti si traduce in favoreggiamento di speculatori e devastatori dell’ambiente, specialmente in regioni a rischio malavita, dove le inadempienze amministrative possono essere dettate dalla criminalità organizzata o da interessi locali. Riteniamo - conclude Troiano - che la magistratura dovrebbe esaminare la questione per eventuali omissioni o connivenze da parte degli amministratori che non hanno provveduto a realizzare il catasto, richiamando la loro responsabilità anche in termini di risarcimento del danno ambientale.”
“Nelle zone devastate dagli incendi, gli animali selvatici hanno subito una vera e propria decimazione, e decine di migliaia sono periti tra le fiamme - dichiara Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV settore caccia e fauna selvatica - Tra qualche giorno, con l’apertura della stagione venatoria, vi sarà il concreto rischio che il mancato accatastamento delle aree incendiate, comporti ulteriori gravissime ripercussioni. Migliaia di cacciatori potrebbero scaricare le loro doppiette su popolazioni di animali selvatici che la legge 353 dovrebbe invece tutelare”.
www.infolav.org
sabato, agosto 25, 2007
Un deputato keniota denuncia la situazione vissuta da una comunità a sud-ovest di Kikuya
I cercopitechi fanno razzia di generi alimentari e spaventano le contadine
Kenya, donne molestate dalle scimmie
"Ci fanno gesti osceni e ci tirano pietre"
Non è un problema da poco per la gente del villaggio: le continue razzie delle scimmie hanno messo in ginocchio la fragile economia del paese costringendo la popolazione a chiedere aiuti umanitari per sopravvivere. E' intervenuto anche un parlamentare keniota a difesa della popolazione di Nachu: al Servizio naturalistico nazionale ha chiesto che fossero prese delle iniziative contro le scimmie del villaggio ma il servizio parchi ha ricordato che uccidere gli animali sarebbe un reato. "E allora - implorano gli abitanti del villaggio - si faccia qualcos'altro. Non vogliamo essere costretti ad abbandonare le nostre fattorie".
Il villaggio è affamato e vive nel terrore, soprattutto le donne. Il deputato Muite, eletto nella circoscrizione dove sorge Nachu, ha raccontato che "ad ogni sorgere del sole, il villaggio è invaso da centinaia di scimmie: entrano nelle fattorie, divorano e fanno scorte di mais, patate, fagioli e degli altri ortaggi; uccidono i cani da guardia e a volte anche i capi di bestiame. Imparano a evadere dalle trappole o a eluderle; non temono le minacce; sono ben organizzate con ruoli di sentinella e di palo che allertano i saccheggiatori quando c'è un pericolo".
Le contadine di Nachu le hanno provate tutte per trovare una soluzione al problema ma senza successo. Anche le trappole, il cibo avvelenato e le ronde non hanno avuto alcuna efficacia. Per salvare il salvabile, i contadini hanno deciso di anticipare il raccolto, ma le gli animali continuano il saccheggio dei magazzini. le scimmie hanno paura degli uomini, ma di giorno loro sono a lavorare nei campi e delle donne e dei bambini non hanno alcun timore; anzi, le più ardite lanciano pietre contro le donne. Disperati, gli abitanti del villaggio chiedono aiuto: "Il governo abbia comprensione per noi e cacci queste scimmie. Non ne possiamo più".
(24 agosto 2007)
www.repubblica.it
venerdì, agosto 24, 2007
"Di tutti i crimini neri che l'uomo commette contro Dio e il Creato, la vivisezione è il più nero.
Noi dovremmo essere capaci di rifiutarci di vivere se il prezzo del nostro vivere fosse la tortura di esseri senzienti".
In una narrazione commovente, l'attore ed attivista Alec Baldwin mette in mostra la verità di cosa succede dietro le quinte nei lager dedicati agli animali che sono esseri senzienti come l'uomo.
Quando vediamo una bella bistecca o una bella coscia di pollo bisognerebbe veramente rendersi conto di cosa andiamo a mangiare. Oltre a contribuire all'uccisione inutile di milioni di animali mangiamo un mix di veleni pericolosissimi per la salute come: ormoni, antibiotici, farmaci vari, ecc.
Conviene diventare vegetariani per il rispetto di tutti gli animali della Terra e soprattutto per il proprio rispetto inteso come salvaguardia della nostra salute e soprattutto della nostra anima.
giovedì, agosto 23, 2007
"Direttiva sugli uccelli"
Secondo una nuova ricerca le politiche UE in materia di conservazione della biodiversità hanno avuto un impatto positivo sulle popolazioni degli uccelli a rischio in Europa.
23-08-2007 - Il lavoro, pubblicato nell'ultimo numero della rivista «Science», è stato in parte finanziato nell'ambito del progetto ALARM (Assessing large scale risks for biodiversity with tested methods - Valutazione su vasta scala dei rischi ambientali per la biodiversità con metodi sperimentati) del Sesto programma quadro (6°PQ).La direttiva UE del Consiglio, concernente la tutela degli uccelli selvatici (comunemente denominata «direttiva sugli uccelli») è stata adottata nel 1979. Sebbene il suo obiettivo sia la tutela di tutti gli uccelli, nell'allegato I di questa legge sono elencate le specie rare, vulnerabili o che richiedono misure speciali di conservazione. Gli Stati membri dell'UE hanno inoltre l'obbligo di adottare misure supplementari per migliorare lo stato di conservazione di queste specie. Tali misure possono includere la protezione o il miglioramento degli habitat di tali uccelli, ad esempio attraverso la creazione di zone di protezione speciale (ZPS).
La direttiva di per sé non stabilisce obiettivi quantitativi, pertanto gli scienziati, guidati da Paul Donald della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) del Regno Unito, hanno sviluppato cinque criteri che, a loro parere, dimostrerebbero se la legislazione sia stata efficace o meno. I criteri sviluppati sono i seguenti:
1 - nell'UE15 le specie dell'allegato I dovrebbero presentare un maggiore aumento della popolazione rispetto alle specie che non figurano nell'allegato I;
2 - eventuali miglioramenti nelle specie che figurano nell'allegato I rispetto alle specie che non vi figurano dovrebbero essere maggiori nell'UE15 rispetto alle zone dell'Europa in cui la direttiva non è applicabile;
3 - le tendenze delle specie dell'allegato I e delle specie che non figurano in tale allegato dovrebbero essere più positive nell'UE15 rispetto alle zone al di fuori di essa;
4 - eventuali impatti positivi legati al fatto di essere una specie contemplata dall'allegato I dovrebbero essere maggiormente evidenti nelle specie elencate da più tempo;
5 - infine, nei vari paesi, dovrebbe esserci una correlazione tra la misura in cui sono state attuate le iniziative della direttiva (ad esempio, esaminando la proporzione dei territori designati come ZPS) e le tendenze delle popolazioni di uccelli.
Lo studio ha rivelato che tutti i criteri sono stati soddisfatti, salvo il terzo che è stato soddisfatto solo in parte (le popolazioni delle specie dell'allegato I hanno registrato tendenze più positive nell'UE15 rispetto ai paesi non membri, a differenza delle specie che non figurano nell'allegato I). Per quanto riguarda il quarto criterio, gli scienziati hanno osservato un intervallo di tempo considerevole di oltre 10 anni tra l'intervento politico e una risposta rilevabile della popolazione.
«I dati confermano quindi l'ipotesi che la direttiva sugli uccelli ha apportato benefici dimostrabili alle popolazioni di uccelli dell'UE e che l'intervento politico internazionale può essere efficace per risolvere le problematiche di conservazione in ampie zone geografiche», scrivono i ricercatori.
La spatola dell'Eurasia (Platalea leucorodia), l'aquila di mare (Haliaeetus albicilla) e l'aquila imperiale iberica (Aquila adalberti) sono alcuni esempi di questo successo. Birdlife International ritiene che senza la direttiva sugli uccelli e gli sforzi compiuti dai governi e dai conservazionisti per attuarla sul campo, questi uccelli oggi si troverebbero di fronte prospettive meno rosee.
I ricercatori, tuttavia, avvertono che è necessario fare di più per monitorare l'efficacia delle politiche ambientali. «La valutazione dell'impatto dell'intervento politico internazionale in materia di conservazione è in ritardo rispetto a molti altri settori d'intervento politico, in gran parte a causa della carenza di dati sulla risposta delle specie oggetto d'intervento», hanno osservato.
Il risultato è che queste politiche sono sovente esposte a critiche sia da parte della lobby della conservazione, sia da altre parti interessate. Le possibilità di miglioramento delle politiche sono inoltre scarse.
Per porre rimedio a questa situazione gli autori dello studio suggeriscono che un monitoraggio «semplice ma costruttivo» delle popolazioni di uccelli dovrebbe essere condotto più ampiamente per monitorare l'efficacia della politica. Inoltre, in sede di attuazione politica, dovrebbero essere fissati obiettivi quantitativi misurabili.
«Fino a quando monitoraggio e politica non saranno maggiormente integrati, il successo delle politiche internazionali di conservazione volte a proteggere la biodiversità del pianeta [...] sarà difficile o impossibile da quantificare», hanno concluso gli scienziati. «La prognosi per la biodiversità è negativa, poiché questa mancanza di feedback può soltanto indebolire gli interventi politici internazionali in un momento di declino senza precedenti delle specie.»
BirdLife International auspica che questo studio dia maggiore slancio agli sforzi governativi finalizzati al rispetto della direttiva sugli uccelli, in particolare negli Stati membri più giovani dell'UE. L'organizzazione avverte: «Una designazione e una protezione insufficiente dei siti, la carenza di finanziamenti per la loro gestione e un'agricoltura insostenibile possono contribuire a rovesciare i successi della direttiva, perpetuando le drammatiche perdite di fauna selvatica in Europa.»
www.sciencemag.org
mercoledì, agosto 22, 2007
di Ester Capuano
21 agosto 2007 - Uno studio durato quasi sette anni, svolto dal dottor Tom Gnoske del Dipartimento di zoologia del Field Museum, spiega i meccanismi che determinano la variabilità della criniera tra i leoni maschi. Nessun ricercatore era mai riuscito a proporre una esaudiente teoria per spiegare questo fenomeno anche se precedenti studi avevano teorizzato che ogni leone sviluppa una criniera in base alle condizioni climatiche dell'area in cui vive.
In particolare, si era precedentemente teorizzato che i leoni maschi che vivono in quote più alte, dove il clima è più mite, hanno una criniera molto folta e voluminosa, mentre quelli che vivono in zone più basse hanno poca criniera. Nelle zone di pianura, caratterizzate da un clima molto temperato, la criniera dei leoni maschi ha una copertura molto limitata e, in molti casi, è addirittura assente. Un bell'esempio è l'area temperata dell'ecosistema di Tsavo, habitat molto famoso per i leoni senza criniera.
Tuttavia, l'ecosistema di Tsavo ha anche messo gli studiosi di fronte a una circostanza che contrasta con lo schema delineato da essi stessi. Nel rapporto GEO 2001 fu scritto che la crescita della criniera è correlata con il clima e la quota, ma questa nuova ricerca smentisce di fatto questa teoria.
Si è scoperto infatti che solo con l'avanzamento dell'età la criniera del leone maschio subisce un notevole sviluppo. Una correlazione che in passato fu sempre ignorata. Gli ultimi rilevamenti non lasciano dubbi: in prossimità dell'Equatore i leoni che vivono in zone con altitudine inferiore agli ottocento metri hanno una crescita della criniera molto lenta che prosegue ben oltre l'età della maturità sessuale. Inoltre, la velocità di crescita del pelo è inferiore alla media degli altri leoni che vivono in zone situate ad altitudini più elevate e quindi più fredde.
Journal of Zoology
La Pecora Nera






