martedì, luglio 31, 2007
Schiuma solida per filtrare i metalli pesanti
domenica 29 luglio 2007 - Una schiuma solida in grado di catturare i metalli pesanti che contaminano le acque. Il gruppo di ricerca guidato da Mercouri Kanatzidis, alla Northwestern University in Illinois, ha studiato una serie di “aerogel” ovvero di materiali a bassa densità ottenuti da un gel “gonfiato” con anidride carbonica e capaci di filtrare i liquidi trattenendo selettivamente alcuni elementi.
Pare che questa schiuma riesca a legarsi molto facilmente con il mercurio, uno dei metalli pesanti più tossici. Acque con una concentrazione di mercurio di 645 ppm che vengano fatte passare attraverso una di queste schiume (ne esistono 7 tipi diversi), ne escono con 0,04 ppm di Hg. Ad inquinare con il mercurio sono le miniere e le centrali a carbone, le industrie cartarie.
La porosità molto alta di questo materiale e la connessione dei pori che permette il flusso all’interno, sono utilissime perché distribuiscono le sue proprietà su una amplissima superficie interna. Pochi centimetri cubi, se “spianati e srotolati”, potrebbero coprire la superficie di un campo da calcio (327 m2 di superficie per grammo). Un fluido che venga forzato attraverso una simile “spugna”, prima o poi entra in contatto con la superficie e lì reagisce (non si sa ancora bene come).
Non e’ nemmeno chiaro come faccia il liquido iniziale a gelificare in un reticolo amorfo a maglie così larghe invece di precipitare dalla soluzione in una forma più compatta.
Lo zolfo e il selenio presenti nell’aerogel si legano facilmente e stabilmente con cadmio, mercurio e piombo. Nell’articolo pubblicato su Science si parla di una versione molto costosa di questo aerogel, contenente platino. Si stanno pero già sperimentando soluzioni più economiche che renderebbero abbordabile il disinquinamento.
L’aerogel potrebbe essere usato anche per rimuovere diossine e PCB (PoliCloroBifenili) e per purificare l’idrogeno da usare nelle celle a combustibile. Potrebbe anche essere utilizzato come catalizzatore in optoelettronica ed entrare a far parte dei pannelli fotovoltaici di prossima generazione, essendo un semiconduttore capace di assorbire tutto lo spettro solare.
» Foam targets heavy metal clean-up on BBC
» Platinum helps gel purify heavy metals from water on PlatinumToday
» Heavy Metal Filter Made Largely from Air on Scientific American
» Porous Semiconducting Gels and Aerogels from Chalcogenide Clusters on Science
lunedì, luglio 30, 2007
MADRID, 30 luglio 2007 - Il torero spagnolo Cayetano Rivera Ordonez è stato gravemente ferito alla gamba sinistra ieri mettina nell'arena di Puerto de Santa Maria, vicino Cadice (sud). Cayetano Rivera, 30 anni, è il nipote del gran torero spagnolo Antonio Ordonez e figlio di un altro matador, Francisco Rivera Perez 'Paquirri', che morì nell'arena nel settembre del 1984 vicino Cordoba. Il torero è stato operato a Puerto de Santa Maria dopo essere stato incornato profondamente dal primo toro della giornata e poi trasportato in una clinica di Jerez de la Frontera, dove è attualmente in convalescenza. Appena ha avuto la notizia del ferimento del giovane torero Cayetano Rivera Ordonez, Giorgio Armani, che è in navigazione sulla sua barca Mariù, gli ha inviato gli auguri di pronta guarigione e ha chiesto al suo staff di tenerlo continuamente informato. Il ventinovenne e già famoso matador spagnolo è infatti il testimonial (insieme con l'attore italiano Raul Bova) della collezione 'Giorgio Armani 'Su Misura", il livello più alto di moda maschile firmata Armani. Cayetano Rivera, nipote di Dominguin e di Ordonez, lo scorso gennaio, a Milano, ha anche chiuso, nel ruolo di modello, la sfilata della linea Giorgio Armani Uomo. Armani aveva conosciuto il torero a Valencia, dove si era recato nell'ottobre 2006 per ricevere il premio 'stilista dell'annò conferitogli da Elle Spagna, e aveva deciso che rappresentava molto bene la sua idea di eleganza. Il giovane matador, la scorsa estate, ha anche allenato l'attore Adrien Brody, che doveva sostenere la parte del torero in 'Manolete', accanto a Penelope Cruz: i due lo hanno poi convinto a interpretare un 'cameo' nello stesso film.
ANSA
Creato in laboratorio il primo topo schizofrenico
Londra, 30 luglio 2007 - Gli scienziati della John Hopkins University di Baltimora hanno dato vita al primo topo con sintomi associabili alla schizofrenia. Stando al quotidiano "Times", l'esperimento di ingegneria genetica e' stato condotto allo scopo di utilizzare il roditore come cavia per ricerche e studi sulla malattia. E' la prima volta che il Dna di un animale viene modificato al fine di generare una malattia mentale: fino ad ora erano state create soltanto cavie con disfunzioni fisiche, come malattie cardiache. Gli studiosi hanno modificato le cellule embrionali del roditore inserendo nel suo Dna un gene studiato per la prima volta in una famiglia scozzese caratterizzata da un'alta incidenza della schizofrenia. Le cellule sono poi state impiantate in una madre surrogata. Il roditore nato in laboratorio ha mostrato sintomi molto simili a quelli riscontrati negli uomini che soffrono di questa malattia.
"Questi topi modificati geneticamente possono costituire un importante strumento per studiare piu' a fondo la combinazione di fattori che determina malattie mentali come la schizofrenia e i disturbi dell'umore", ha osservato Takatoshi Hikida, uno dei ricercatori.
L'esperimento ha suscitato la protesta degli animalisti che hanno condannato come "moralmente ripugnante" l'idea di creare animali afflitti da malattie mentali.
(AGI)
Stima della Lipu. Per Wwf serve strategia non pioggia soldi
30 luglio 2007 - 'La pioggia di soldi non spegno gli incendi'. Cosi' il Wwf sottolineando che esiste anche un modo 'low-cost' per abbattere la piaga dei fuochi. 'Il progetto antincendi a basso costo partito con il Wwf e oggi gestito dalla Provincia di Macerata ha permesso di dire stop ai roghi con soli 70.000 euro annui nei Sibillini maceratesi'. 'E' tempo di strategie che coinvolgano i cittadini', afferma il presidente onorario del Wwf, Fulco Pratesi e l'associazione chiede: 'Il primo settembre si aprira' ugualmente la caccia?'.
Le azioni umane cause scatenanti degli incendi boschivi sono state responsabili della distruzione dell'83,5 % della superficie boscata, si cui il 71% dovuta a comportamenti di origine volontaria ed il 12,5% a fatti di natura involontaria, ricorda il Wwf.
'E' bene che la magistratura faccia il proprio corso, perseguendo i delinquenti ed e' giusto che ora ci sia una riflessione attenta su cio' che ha funzionato e cio' che si e' inceppato nel meccanismo dei soccorsi e degli interventi. Ma dal Governo, dalle Regioni, dagli Enti parco e dalle amministrazioni locali ci aspettiamo di piu': che si lavori affinch‚ non accadano piu' questi disastri, che si esca da questa ciclica catastrofe che caratterizza il nostro Paese e si chiuda con la logica emergenziale e si imposti una seria prevenzione', sottolinea Pratesi.
Lo dimostra il progetto low-cost applicato grazie ad un'idea del Wwf: con soli 70.000 euro l'anno, responsabilizzando la comunita' locale che partecipa con 300 volontari, si sono praticamente azzerati gli incendi nella parte maceratese del Parco dei Monti Sibillini. Il progetto della Provincia di Macerata ha ottenuto risultati straordinari: un solo grave incendio nel 2006 rispetto ai 20 incendi del 2001.
'Dobbiamo pensare ad un cambio di strategia - dichiara Franco Ferroni responsabile programma Ecoregione mediterraneo del Wwf Italia - attraverso il coinvolgimento della comunita' locale, il coordinamento tra enti e associazioni e la razionalizzazione delle forze i risultati sono straordinari'.
E rispetto ai roghi di questi giorni il Wwf ricorda che l' Italia ha perduto circa 9000 ettari in Parchi o aree limitrofe, e i danni continueranno nelle prossime settimane con gravi conseguenze per la fauna gia' in crisi per la prolungata siccita'. 'Davanti a questo quadro l'appuntamento e' il primo settembre, giorno per vedere quale Presidente regionale, nonostante tutto - conclude il Wwf - avra' autorizzato la preapertura della caccia'.
(ANSA)
domenica, luglio 29, 2007
Grazie a questo istinto riproduttivo e a particolari recettori posti sul torace, lo scarabeo riesce a "fiutare" un incendio fino a 12 chilometri di distanza. Inutile dire che neanche l’olfatto umano più raffinato riuscirebbe a eguagliare questa capacità: così gli scienziati stanno studiando le straoridnarie capacità di quest’animale, per mettere a punto rilevatori d’incendio superavanzati.
Nella foto, un Melanophila acuminata visto al microscopio elettronico
www.focus.it
sabato, luglio 28, 2007
28-07-2007 Con il caldo record che ha raggiunto punte africane arrivano le cavallette, contro le quali si sperimentano metodi di lotta biologici rispettosi dell'ambiente come la distribuzione nelle campagne delle faraone, volatili particolarmente ghiotti dei fastidiosi insetti. Lo rileva Coldiretti, sottolineando che le condizioni climatiche attuali favoriscono uno sviluppo anomalo di questo insetto che può creare gravissimi danni all'agricoltura, come ricordano le invasioni menzionate nella Bibbia.
Essendo polifaghe, se numerose, le cavallette - ricorda Coldiretti - possono infatti danneggiare non solo le piante spontanee, ma anche l'erba medica e i pascoli per l'alimentazione del bestiame, il mais e la vite e i prodotti dell'orto. La specie più abbondante e pericolosa é la cosiddetta cavalletta 'dalle ali rosa' (Calliptamus italicus), che si è moltiplicata a causa del clima mite e della siccità. In molte regioni, dall'Emilia Romagna al Piemonte, per contrastare il fenomeno sono stati avviati programmi che, senza l'impiego di prodotti chimici, puntano a sconfiggere la piaga. Per formare un gruppo efficace per sconfiggere l'attacco delle cavallette devono essere presenti non meno di 20 e non più di 100 faraone per azienda agricola, tenendo comunque presente - sostiene Coldiretti che tre o quattro volatili sono sufficienti per un ettaro di terreno.
La lotta alle cavallette con l'impiego delle faraone è una straordinaria e positiva esperienza di intervento biologico - conclude Coldiretti - che sta crescendo sul territorio. Ad esempio in Piemonte nel 2007 - riferisce Coldiretti - sono raddoppiate le adesioni: gli esemplari di faraone richieste dalle 428 aziende agricole approvate per la nuova campagna ammontano a circa 11.000, e verrà introdotto un prezzo 'politico' di 50 centesimi per ogni faraona richiesta.
ANSA
INCENDI: WWF, IN FUMO 9.000 ETTARI PARCHI; ANIMALI IN FUGA
27 luglio 2007 - Parchi italiani in fumo: sono 9.000 gli ettari di territorio naturale protetto, tra parchi nazionali, regionali, oasi Wwf divorati dalle fiamme. 'Una mappa 'nera' - riferisce il Wwf - che evidenzia un disegno criminale e l'impotenza di fronte ad una simile catastrofe'.
Orsi e lupi che scappano dalle fiamme, come avvenuto nel Parco della Majella e nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise; a fuoco i boschi del rarissimo Picchio nero, nel parco di Serre, nel Pollino, Aspromonte e nella Sila.
Nel Parco dei Nebrodi i piccoli uccelli tipici dei boschi, come i silvidi Occhiocotto, Sterpazzolina e Magnanina hanno perduto cibo e riparo. Testuggine trinacris a Torre Salsa in Sicilia, e la Testudo hermanni a Castelgandolfo nel Lazio rimaste intrappolate nelle fiamme, a simbolo di tutta quella piccola fauna impossibilitata a scappare dalle fiamme a differenza delle piu' grandi specie. Nel Parco del Gargano a rischio anche il Capriolo garganico (specie endemica) e quello di Orsomarso.
In particolare: - Parco Nazionale della Majella: colpite Passo Lanciano (Chieti), Gole di Fara S. Martino (Chieti), comuni di Roccamorice, Abbateggio, Serramonacesca e Roccamontepiano (provincia di Pescara) per diverse centinaia di ettari, con un fronte di 6 chilometri. Tra gli animali presenti Orso bruno marsicano, con circa 15/20 esemplari, Lupo appenninico, con circa 30 esemplari, e l'Ululone dal ventre giallo. Per i vegetali il Pino nero italico.
- Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise: incendi su piu' fronti a partire da quello scoppiato ieri a Vallone Lacerno, al confine del Parco, nel comune di Campoli Appennino (Frosinone) tra Abruzzo e Lazio. Fino ad ora sono andati in fumo 270 ettari di bosco di faggeta secolare, solo ieri ne sono bruciati oltre 40. Tra gli animali presenti orso bruno marsicano, lupo, cervo e aquila reale. Per i vegetali le faggete secolari, il Pino nero italico.
- Parco nazionale del Gargano: nel comune di Vieste (Foggia) il fronte del fuoco era di oltre 500 metri, che via via ha bruciato circa 200 ettari. A rischio fiamme Capriolo garganico per gli animali e tra i vegetali le orchidee.
- Parco nazionale dell'Alta Murgia: alcuni focolai hanno distrutto oltre 100 ettari con un incendio a Montescaglioso, nei pressi dell'area prioritaria Murge e valli fluviali lucane. Per gli Animali: a rappresentare le 14 specie di rettili il geco di Kotschy, il falco grillaio. Per i vegetali tra le 1500 specie vegetali spontanee dell'ultimo esempio di pseudo-steppa mediterranea presente nell'Italia peninsulare si segnalano le orchidee selvatiche.
- Parco nazionale del Pollino: oltre duemila ettari di terreno, di cui 200 ettari di bosco, sono stati distrutti dall'incendio che da cinque giorni divampa nella zona tra Morano Calabro e Castrovillari, nel Parco Nazionale del Pollino. Animali: lupo appenninico, capriolo di Orsomarso, picchio nero, gufo reale. Vegetali: pino loricato simbolo del parco.
(ANSA)
venerdì, luglio 27, 2007
MILANO - Tre femmine di gorilla di montagna e un maschio alfa di gorilla Silverback sono stati uccisi nel Parco Nazionale del Virunga (Repubblica Democratica del Congo), ma non è chiaro chi abbia sparato nè perché. In tutto il mondo sono solo 700 i gorilla di montagna rimasti. Con queste cifre, anche l’ uccisione di pochi esemplari costituisce una gravissima perdita per la specie, soprattutto se viene coinvolto un maschio alfa, che ha un ruolo guida all’interno del gruppo e la cui presenza è determinante per mantenere la sua integrità. Quest’anno, nella stessa area, sono già stati uccisi altri tre gorilla.
PELLE DI LABORATORIO EVITA TEST COSMETICI SU ANIMALI
Messa a punto Episkin
26 luglio 2007 - Pelle umana costruita in laboratorio potra' essere usata al posto degli animali per testare i cosmetici.
Infatti, almeno secondo quanto si apprende dal magazine New Scientist, la L'Oreal in Francia, nei cui laboratori e' stata sviluppata 'Episkin', la pelle artificiale, ha ricevuto l'autorizzazione a usarla per i test sulle sostanze per produrre cosmetici.
Ed e' un grande traguardo visto che e' prossimo il momento in cui, a partire dal 2009, gli animali non potranno piu' essere usati per questi test in base a una recente direttiva Europea.
E allo stesso tempo, spiega Estelle Tessonneaud che ha sviluppato Episkin, un'altra direttiva comunitaria, 'Registrazione, valutazione e autorizzazione dei prodotti chimici' (REACH), con l'obiettivo di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e ambientale, impone che entro il 2019 qualcosa come 10 mila sostanze usate nei cosmetici siano testate.
Episkin e' un tessuto cutaneo umano prodotto in laboratorio con collagene e cheratinociti (le cellule che producono la cheratina, alla base di unghie e capelli).
Per validarlo i ricercatori della L'Oreal hanno compiuto vari test, dimostrando che l'uso di Episkin per test cosmetici e' attendibile e preciso quanto se non piu' della cute di animali, nel determinare se una sostanza sia o meno innocua per la pelle.
Inoltre, ha sottolineato Patricia Pineau, direttore scientifico L'Oreal, Episkin ha una carta in piu' rispetto ai tradizionali test su animali, infatti puo' essere modificata a seconda del prodotto da testare.
Per esempio se si vuole testare un prodotto destinato a consumatori in la' con gli anni si 'invecchia' la pelle esponendola a raggi ultravioletti. Se invece si vuole testare l'effetto di sostanze su pelli abbronzate si aggiungono melanociti a Episkin. Infine in teoria producendo Episkin con cellule cutanee prese da donne di diverse etnie si potra' confrontare l'effetto di un prodotto a seconda della carnagione.
Insomma a detta della L'Oreal Episkin e' una soluzione non solo migliore perche' puo' salvare vite animali, ma anche perche' piu' precisa e puo' aprire la strada a test personalizzati.
(ANSA)
giovedì, luglio 26, 2007
L'Australia è uno dei principali esportatori di lana al mondo, le pecore sono sottoposte ad una pratica chiamata "mulesing". Questa procedura consiste nel bloccare l’animale con delle barre di metallo e tagliare lembi di carne viva dall'area perianale, inclusa la coda, lasciando così la carne viva e sanguinante. In questo modo si evita che la pecora sporchi il suo vello con gli escrementi o che le mosche depositino le loro uova tra la lana.
Il tutto si svolge senza alcun tipo di anestetico e con cesoie da giardinaggio, sebbene esistano dei metodi di controllo ben più miti.
Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate.
È evidente che alcuni animali non riescano a sopportare tali torture e muoiano a causa di infezioni, ma nel contesto dei grandi numeri è ininfluente, in quanto questo trattamento risulta comunque più economico.
Quando la lana dell’animale non è più redditizia, le pecore vengono inviate nel Medio Oriente su navi a stiva aperta, sotto un sole cocente per un viaggio che dura anche molte settimane.
http://www.petatv.com/tvpopup/Prefs.asp?video=live_transport3
La carne è morte: anche per l'ambiente
Tra i risultati dello studio, viene riportato il fatto che la produzione di un kg di manzo causa una emissione di gas serra e altri inquinanti equivalente a quella che si ottiene guidando per tre ore lasciando nel frattempo accese tutte le luci di casa.
Ma questo solo per quanto riguarda l'emissione di gas serra e altri inquinanti. In realtà, l'impatto globale sull'ambiente è molto maggiore, se si prendono in considerazione anche il consumo di risorse - terreno fertile, cibo, acqua.
Lo studio, che verrà pubblicato nel numero di agosto della rivista "Animal Science Journal" ma è già disponibile nella versione on-line, è a cura di Akifumi Ogino e colleghi, del National Institute of Livestock and Grassland Science (Istituto Nazionale delle Scienze dei Pascoli e del Bestiame) di Tsukuba, Giappone. Gli scienziati hanno preso in considerazione gli effetti della produzione di carne bovina sul riscaldamento globale, sull'acidificazione ed eutrofizzazione dell'acqua e sul consumo di energia.
La situazione studiata è stata quella dell'allevamento di vitelli, e si è tenuto conto della gestione dell'allevamento, della coltivazione dei mangimi per gli animali, e del loro trasporto.
Secondo quanto riportato dallo studio, la maggior parte delle emissioni dei gas serra sono in forma di metano, prodotto dal sistema digerente dei bovini, mentre le sostanze acidificanti ed eutrofizzanti provengono soprattutto dalle deiezioni degli animali. La maggior parte dell'energia (oltre il 66%) viene usata, com'è logico, per la produzione e il trasporto dei mangimi.
Questo studio è uno dei tanti che in continuazione vengono pubblicati su riviste scientifiche, piuttosto che in dossier di organismi sovranazionali (come la FAO, ad esmepio), che denunciano la pesante "tassa" che l'ambiente deve pagare per la produzione di carne, pesce o altri alimenti di derivazione animale.
Sul sito del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) - un comitato scientifico interdisciplinare - sono pubblicati dei "panel" scientifici che riportano le conclusioni principali per quanto concerne lo studio dell'impatto ambientale (ma anche sociale ed economico, etico e salustico) della produzione di cibo, nonché una bibliografia sempre aggiornata con le più interessanti fonti. Coloro che vogliono approfondire questo aspetto e fare scelte consapevoli possono visitare il sito www.nutritionecology.org disponibile anche nella versione italiana.
Fonti:
New Scientist, Meat is murder on the environment, 18 luglio 2007
Akifumi OGINO, Hideki ORITO, Kazuhiro SHIMADA, Hiroyuki HIROOKA, Evaluating environmental impacts of the Japanese beef cow-calf system by the life cycle assessment method, Animal Science Journal 78 (4), 424–432
mercoledì, luglio 25, 2007
La star dello zoo di Berlino
Knut è diventato grande: deve lasciare il papà adottivo
25 luglio 2007 - Per l'orsetto polare Knut è arrivata l'ora di lasciare il suo papà adottivo. Sono ormai passati sette mesi dalla sua nascita e l'aspetto, che ha richiamato negli ultimi mesi 750mila spettatori nello zoo di Berlino, non è più quello di un simpatico peluche. L'orsetto, ripudiato dalla mamma è cresciuto grazie alle cure di un assistente , Thomas Dorflein, si è irrobustito e ha rafforzato le sue difese: denti, zampe e artigli.
Knut, ha notato il direttore, ha infatti ora 42 forti denti sempre più da animale feroce, i suoi muscoli sono sempre più potenti, e il suo comportamento diventa sempre più quello di un autentico animale predatore
L'aumento dei chili non ha certo tolto al piccolo la voglia di giocare, ma la sua vivacità rischia ora di diventare un pericolo per chi gli si avvicina troppo, compreso il suo veterinario Ronny Henkel abituato ad esibirsi con Knut due volte al giorno in affettuosi e "movimentati" giochi acquatici. Knut Show".
Le tenere esibizioni che rischiano di diventare pericolose, e che per questo sono state interrotte .
I responsabili dello zoo hanno così deciso che verso la fine di luglio Knut si dovrà separare dal suo "papà adottivo" per ragioni di sicurezza. "La possibilità di stargli vicino senza pericolo potrà durare al massimo ancora sei-otto settimane. Dopodiché ogni contatto diretto con la bocca e le fauci dell'animale potrà provocare gravi ferite alle persone", ha detto il direttore dello zoo di Berlino Bernhard Blaszkiewitz.
Intanto la famiglia si allarga: a novembre Knut dovrebbe anche avere un fratellino in quanto nei giorni scorsi la madre e il padre sono stati visti nei tipici comportamenti affettuosi dell'accoppiamento.
Tiscali News
La Pecora Nera











