La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

sabato, giugno 30, 2007

Crimini sugli animali
Quando la vera bestia è l'uomo


30 giugno 2007 - Quando capita che un cane ferisce gravemente un uomo il suo destino è segnato. Se non viene ucciso durante la colluttazione lo attende la segregazione per almeno dieci giorni in una "cella d'isolamento", poi può essere soppresso per volere dei proprietari oppure condannato all'ergastolo in un canile lager. Quando in televisione o sui giornali si vedono le immagini di un uomo con il volto insanguinato, la gente non resta certo impietosita dal triste destino del cane, vuoi che sia la morte immediata o la lunga detenzione nella gabbia di un canile sovraffollato. Pochi, di fronte a una testina piena di suture, provano compassione per chi spesso è colpevole soltanto di avere, non un proprietario, ma un bulletto imbecille di periferia. La situazione si ribalta completamente quando capita che sia l'uomo ad aggredire mortalmente un cane e a farlo con una ferocia degna del Dr. Lecter, l'inquietante criminale del Silenzio degli innocenti. E' accaduto a Carpi, non nel Bronx o a nella Chinatown di una città convulsa, dove le bande di immigrati clandestini si affrontano ogni giorno con pistole e coltelli.
Faceva un gran caldo a Carpi, ricca città in provincia di Modena, quel venerdì scorso e la sera si era alzata una leggera brezza che portava ristoro a corpi sudati per l'afa che, durante l'estate, infradicia canottiere e camicie. Una delle più belle e ampie piazze d'Italia, la centrale piazza Garibaldi, era gremita di gente alla ricerca di refrigerio. C'era anche un giovane di 35 anni che non cercava refrigerio, perché del fresco non gli fregava nulla. Lui aveva caldo, molto caldo, ma non sudava. Cercava tra la folla un uomo con un cane, e la lama, nascosta dentro la camicia, era bollente anche quella. Eppure, non una goccia di sudore in quella corda di violino che camminava con gli occhi dardeggianti, tra i gruppetti di genitori e bambini con il gelato in mano, fermi a chiacchierare o a rincorrersi.
L'uomo aveva al guinzaglio il suo boxer e si è visto piombare addosso un giovane che urlava con un coltellaccio da cucina in mano, mentre la gente fuggiva in preda al terrore. La vittima però non era lui, ma il suo cane. Paralizzato dallo shock il proprietario ha assistito alla serie di coltellate, l'ultima delle quali ha reciso la giugulare, che il giovane affondava nelle carni di un cane che si è lasciato finire senza aggredire a sua volta, tentando solo di riparare la testa con le zampe raggomitolate a sua difesa. Il motivo dell'esecuzione? Forse il giovane impazzito ha un cane che era stato morsicato, qualche giorno prima dal boxer. Sufficiente per meditare a lungo la vendetta.

Leggo che, a distanza di tre giorni, l'accoltellatore si è allontanato da Carpi, temendo ritorsioni. Per il momento è denunciato per vari reati a piede libero. Ma come si fa, mi chiedo, a permettere che un individuo simile "si allontani"? D'accordo, era un cane non un uomo e la soppressione, la cella d'isolamento per la rabbia o l'ergastolo sarebbero pene eccessive, ma eccessiva mi pare anche la disparità di trattamento tra i cani e uomini, che, in ultima analisi, si vantano di avere maggiori circonvoluzioni cerebrali rispetto agli animali.

Tiscali news

postato da camozzi 09:24 | commenti | ambiente e comportamento, maltrattamenti atti crudeli

venerdì, giugno 29, 2007

CHI SONO?


CHI SONO? Non è una zebra a pois, ma poco di manca. Il suo nome è Eclyse, la fusione di Eclipse (la mamma cavallo) e Ulysses (il papà zebra). Ne è venuta fuori questa puledra di un anno metà zebra e metà cavallo ed è la maggiore attrazione di un parco zoo tedesco. Comunque gli incroci tra cavalli e zebre in Africa sono tutt'altro che rari (da The Sun)

28 giugno 2007- Non è una zebra a pois, ma poco di manca. Il suo nome è Eclyse, la fusione di Eclipse (la mamma cavallo) e Ulysses (il papà zebra). Ne è venuta fuori questa puledra di un anno metà zebra e metà cavallo ed è la maggiore attrazione di un parco zoo tedesco. Comunque gli incroci tra cavalli e zebre in Africa sono tutt'altro che rari

(da The Sun)

Elefanti da corsa
Provate a pensare agli elefanti che danzano leggiadri sulle note del cartone animato Disney "Fantasia": l’agilità non è certo la prima caratteristica che associamo ai pachidermi. Eppure questi animali sanno correre, anche se al rallentatore…

28 giugno 2007 - Non lasciamoci ingannare dal loro aspetto a dir poco ingombrante: anche gli elefanti sanno correre, e lo fanno in un modo del tutto particolare. È quanto emerge da uno studio del Royal Veterinary College di Londra, che precisa inoltre che i pachidermi iniziano a correre con un’andatura lentissima, “alla moviola”.
Quando passeggiano tranquillamente, gli elefanti mantengono un passo standard di 4 km all’ora. Ma se decidono di fare una corsa, iniziano a usare le zampe posteriori come trampoli a molla, sfruttando la spinta di queste per "lanciare" il corpo in avanti, "atterrando" poi sulle zampe anteriori. Questo modo di procedere a balzelli, secondo i ricercatori, è da considerare una vera e propria corsa. 

Chi va piano... Poi va forte 
John Hutchinson, che ha guidato la ricerca, ha studiato i movimenti di cinque elefanti, servendosi di particolari sensori applicati alle loro zampe. Gli animali sono stati indotti ad aumentare la normale andatura, spinti da una succulenta ricompensa, lungo un tracciato di 25-30 metri. Il più veloce ha raggiunto, con questo buffo passo, i 12 chilometri orari. Non molto, considerando che altri elefanti più allenati in altri esperimenti avevano sfiorato i 24 chilometri all’ora. Ma più che la velocità di
Gli elefanti potrebbero avere anche altre andature a noi ancora sconosciute. © John R. Hutchinson
 
crociera ai ricercatori interessava sapere a che velocità gli elefanti cambiano andatura. E hanno scoperto che avviene alla velocità di 8 chilometri orari, un’andatura più bassa di una nostra corsetta. Gli elefanti iniziano quindi a correre al rallentatore, probabilmente per non affaticare troppo i muscoli, già gravati dalla loro mole.

Maratoneti pachidermici
L’esperimento è per gli scienziati un’ulteriore conferma della capacità dei pachidermi di correre e non solo di camminare velocemente come si credeva in passato. Nella corsa degli elefanti infatti, manca la cosiddetta "fase aerea", in cui cioè tutte le zampe dell’animale sono sospese da terra.
Ma se si considera, come avviene oggi, la corsa un cambiamento di andatura che richiede uno sforzo (e maggiore energia di quella usata nella camminata), in cui però non è necessaria la fase aerea - gli elefanti hanno sempre almeno una zampa ancorata al terreno - allora anche gli elefanti sanno correre e lo fanno a modo loro. Secondo gli scienziati è possibile che questi animali abbiano anche altre strane andature a noi del tutto sconosciute.

www.focus.it

giovedì, giugno 28, 2007

La sindrome cinese

La Cina diventa il Paese che inquina di più al mondo, superando gli Usa
Il sorpasso era nell'aria, ma in pochi se lo aspettavano così presto. Sull'onda della sua inarrestabile ascesa economica, la Cina è già diventata il Paese più inquinante del mondo, spodestando gli Stati Uniti.

26-06-2007 - Secondo un rapporto dell'Agenzia olandese per il controllo del clima, l'anno scorso la Cina ha prodotto 6,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (+ 8,7 percento in un anno), considerata la principale responsabile del riscaldamento del pianeta, mentre gli Usa si sono fermati a 5,8 miliardi. Previsto inizialmente nel giro di un decennio, poi prima del 2010 e infine entro quest'anno, il balzo in avanti cinese ripropone l'esigenza del contenimento dei gas serra, dopo che nelle scorse settimane il vertice in Germania dei maggiori paesi industrializzati ha portato solo a vaghi impegni in questo senso.

I dati
Spinta da una crescita economica che da un decennio si aggira intorno al 10 percento annuo, la Cina ha visto aumentare esponenzialmente anche il suo bisogno di energia. Solo nell'ultimo anno, il Paese ha aggiunto alla rete elettrica una quantità di energia pari a quella dell'intera Gran Bretagna. Si calcola che, nel 2020, i consumi energetici cinesi saranno il doppio rispetto a quelli di oggi. Con scarse riserve di gas e petrolio, la Cina sta puntando forte sul carbone, che possiede in abbondanza (13 percento del totale mondiale). Nei prossimi otto anni, verranno costruite oltre 550 centrali elettriche a carbone, più di una a settimana, che si aggiungeranno alle circa 2.000 già esistenti. Il boom del carbone ha un costo umano: nelle 21.000 miniere cinesi, stimolate a produrre senza preoccuparsi troppo delle condizioni di sicurezza, muoiono quasi 4.000 lavoratori all'anno. Ma il costo è anche ambientale, perché l'economico carbone è il combustibile fossile più “sporco” che esista. L'incredibile sviluppo nel settore delle costruzioni – la Cina produce il 44 percento del cemento mondiale – è anche un'enorme fonte di emissioni nocive.

Accuse reciproche
Paese firmatario del protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas inquinanti, ma inserito nella fascia Non-Annex I (quella dei paesi in via di sviluppo), la Cina non è tenuta a rispettare nessuna soglia di emissioni. E questo per gli Stati Uniti, che quel trattato non l'hanno ratificato, rappresenta un problema e al tempo stesso una scusa per evitare di sottoscrivere accordi di riduzione dei gas serra. Un'intesa globale sul clima deve includere anche Cina e India, sostengono gli Usa: che senso ha limare la quantità di emissioni prodotte, dice Washington, se in questi paesi l'inquinamento cresce a tassi vertiginosi? Ma la Cina risponde facendo notare che le sue emissioni pro-capite sono un quinto di quelle statunitensi, e che non è giusto frenare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo.

Iniziative per la riduzione dei gas serra
Comunque sia, Pechino sta iniziando ad affrontare il problema dell'inquinamento, che già affligge diverse città cinesi. A parte iniziative pittoresche, come quella annunciata in questi giorni dell'addestramento di “sniffatori professionisti” da sguinzagliare intorno alle fabbriche di Guangzhou, con l'obiettivo di identificare i gas illegali, il Paese ha appena presentato un piano per ottenere entro il 2010 il 10 percento della sua energia da fonti rinnovabili. Sono già in programma nuove centrali idroelettriche, nonché quattro reattori nucleari, ma nuove risorse verranno anche dedicate all'energia solare e a quella eolica. C'è anche il progetto di estendere le foreste, fino a coprire il 20 percento del territorio nazionale.

La nuova frontiera
Inoltre, come concesso dal protocollo di Kyoto, la Cina è diventata anche il nuovo eldorado per i progetti di riduzione delle emissioni. Le aziende occidentali, tenute a rispettare i nuovi parametri ambientalisti, hanno l'opzione di limitare le emissioni nocive nei paesi in via di sviluppo, a un costo minore di quanto dovrebbero sostenere a casa loro. In Cina stanno così spuntando centinaia di progetti per l'energia rinnovabile, sviluppati con soggetti cinesi e capitale straniero. “Il governo sta agevolando in tutti i modi l'afflusso di questa massa di denaro, conscio che il settore agevolerà lo sviluppo del paese”, confida a PeaceReporter un operatore italiano che lavora per un'azienda di emission-trading a Pechino.

Temperatura in salita
Comunque sia, un'iniziativa globale sulla riduzione dei gas nocivi è sempre più urgente. “Dobbiamo far scendere le emissioni entro 10-15 anni”, spiega al telefono Stefan Rahmstorf, un climatologo tedesco dell'università di Potsdam. “Se non lo faremo, avremo pochissime possibilità di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale: una soglia che, se oltrepassata, porterebbe a un disastro”. Dato che nella corsa verso i due gradi siamo già a un più 0,8, e che se la concentrazione di gas serra nell'atmosfera resterà la stessa la temperatura salirà comunque di un altro mezzo grado, il tempo stringe.

Alessandro Ursic

www.peacereporter.net

martedì, giugno 26, 2007

Trasporti molto speciali


21 giugno 2007 - "Che stanchezza!" sembra dire questa giovane scimmia che va in giro sdraiata sulla schiena della sua "mamma" nel villaggio di Manali Pudur, vicino alla città indiana di Madras. Sì perché Raami - come chiamano la scimmia nel villaggio - è stata adottata e allevata dalla capra qualche anno fa, dopo che la mamma (quella vera) l'aveva abbandonata.



www.focus.it

lunedì, giugno 25, 2007

RICERCA INUTILE: SCIMPANZE' CAPACI DI ALTRUISMO VERSO GLI UOMINI
Test condotto in un centro recupero

25 giugno 2007 - L'altruismo verso una specie diversa dalla propria non e' appannaggio esclusivo degli esseri umani come in generale si e' finora creduto: anche gli scimpanze' ne sono capaci.La scoperta e' stata fatta da un gruppo di ricercatori tedeschi con a capo Felix Warnelen, psicologo all'istituto Max Plank per l'antropologia evolutiva, ed e' al centro di uno studio pubblicato sull'ultimo numero della rivista 'Biology Journal of the Public Library of Science'.I ricercatori hanno ricreato una serie di situazioni dove un essere umano aveva bisogno di assistenza e le scimmie si sono mostrate piu' che disponibili.In un esperimento gli scimpanze' (ne sono stati utilizzati trentasei, ospiti del 'Ngamba Island Chimpazee Sanctuary' in Uganda) hanno aiutato un uomo mai visto in precedenza che non riusciva a prendere un bastone dentro la loro gabbia perche' era troppo lontano. Lo hanno fatto senza aspettarsi alcuna ricompensa per il gesto.In un secondo esperimento le scimmie si sono arrampicate di quasi due metri nell'altruistico tentativo di dare una mano ad un essere umano sconosciuto che anche in questo caso voleva afferrare un bastone ma si sbracciava a vuoto.Un terzo esperimento ha dimostrato che lo scimpanze' e' pronto a farsi in quattro per aiutare un suo simile che vuole penetrare in una stanza in cerca di cibo ma quest'aspetto della ricerca e' meno interessante: si sa infatti da molto tempo che di altruismo nei confronti di animali della loro stessa specie sono ad esempio capaci i delfini (premurosissimi verso i malati), i lupi e i cani selvaggi (che portano carne alle bestie della propria muta non presenti all'uccisione della preda).Queste forme di altruismo sembrano rientrare nella classica, istintiva battaglia per la sopravvivenza.La ricerca tedesca e' interessante perche' finora la stragrande maggioranza degli antropologi era in linea di massima convinta che l'altruismo nei confronti di un'altra specie fosse un tratto specifico dell'uomo, emerso dopo il suo distacco dal mondo delle scimmie.Secondo il prof. Warneken e' molto probabile che qualche sorta di altruismo fosse gia' geneticamente presente nell'antenato comune di uomini e scimpanze'.

(ANSA)

domenica, giugno 24, 2007

Salviamo il miglior amico dell'uomo dal commercio di carne di cane. Di SI' al Progetto di Legge 2991

ABBIAMO BISOGNO DI OLTRE 50.000 FIRME ENTRO
IL 30 GIUGNO 2007

Questo aiuterà a mettere il governo Filippino sotto pressione mondiale
nell' approvare il progetto di Legge 2991 nel Luglio 2007
per fermare il commercio di carne di cane.

 

Breve storia del commercio di Carne di Cane

Tradizionalmente, i cani erano sacrificati e la loro carne mangiata quando una famiglia si trovava in cattive acque, o quando si trovava di fronte alla morte. Si credeva che lo spirito del cane proteggesse e guardasse gli spiriti della famiglia in vita Tuttavia questa non era una pratica frequente. Avidità e corruzione hanno trasformato il rituale in un'industria commerciale che massacra più di 500.000 cani all'anno nelle Filippine. Sebbene molti Filippini detestino questa pratica e non mangino carne di cane, è ancora praticata nella città e nei dintorni di Baguio e nella Regione delle Cordilleras.

 

Qual'è la legge attuale?

L'Atto del 1998 sul Bene degli Animali Filippini (sezione 8 del Atto della Repubblica N.8485) proibisce la tortura degli animali con l'eccezione del bestiame. Inoltre prevede un'eccezione per l'uccisione per scopi religiosi. Sfortunatamente, l'Atto fallisce per tre ragioni: (1) non c'è un divieto diretto contro il commercio di carne di cane; (2) le multe sono irrisorie; e (3) C'è una mancanza di rispetto della Legge dovuta alla depravazione e corruzione di funzionari e poliziotti.

Quanto costa ad un commerciante mantenere questo massacro di cani per avere profitto:

  • I commercianti si dichiarano colpevoli e pagano una multa da un minimo di 1000 pesos (P1.000=C16,00 euro) ad un massimo di 5000 pesos (P5.000=C79,00 euro).
  • E' più conveniente per i Commercianti pagare una multa perché è inferiore alla corruzione di un poliziotto.
  • E' un'industria di 3 milioni di Euro ed il pagamento di una multa è un piccolo costo nel commercio.

 

Che cosa deve essere cambiato?

Siccome questa crudele industria commerciale procura un flusso fisso di entrata non solo ai commercianti ma anche a funzionari e poliziotti, il commercio di carne di cani resta incolume dall'Atto Sociale. Tuttavia, il progetto di Legge 2991 che procura una pena più severa ai commercianti di carne di cane, è in sospeso alla Commissione di revisione delle Leggi. Introdotta dal Rappresentante Francis Escudero,la creazione del progetto era basato sulla necessità di aggiornare un Atto, nobile come gli obiettivi della legge, ma dove i commercianti rimangono inafferrabili perchè le pene non sono realistiche. Le Pene devono essere incrementate.

 

Che cosa puoi fare?

Il NOSTRO SCOPO è ottenere PIU' di 50.000 firme entro il 30 GIUGNO 2007. L'atto sarà portato al Congresso in Luglio 2007. E' ovvio che l'unico modo che abbiamo per essere sicuri che i cani nelle Filippine siano protetti è mettere il Governo Filippino sotto gli occhi del mondo.

 

Ci serve il vostro aiuto. Siamo quasi fuori tempo. Per favore,

A proposito di... PETAURO DELLO ZUCCHERO

Iniziamo subito col dire che il petauro dello zucchero non è un roditore, ma un piccolo marsupiale che simile ad uno scoiattolo volante. Hanno una sottile membrana di pelle tesa fra gli arti anteriori e i posteriori che gli permette "di planare" nell'aria quando saltano da un alberoad un altro. Possono raggiungere i 50 metri in un solo balzo! In Natura vivono circa quattro anni, ma con cure adeguate in cattività possono vivere anche dieci - quindici anni. Un petauro dello zucchero adulto ha un corpo compreso tra i 10 e i12 cm più la coda di circa la stessa lunghezza. Il nome di petauri dello zucchero gli deriva dalla loro passione per la dolce linfa di una particolare varietà di eucalipto

I petauri dello zucchero sono animali sociali, vivendo in piccoli gruppi familiari da 8-15.

Ecco perchè è essenziale avere almeno due petauri, o avere molte ore da passare insieme al singolo animale, perché se il petauro non ha abbastanza attenzioni può anche morire di solitudine

I petauri riconoscono gli esseri umani che li accudiscono dal loro odore, affezionandosi molto al loro "padrone" cercandolo e non perdendolo mai di vista.

Un'altra cosa che bisogna tener ben presente è che quest’animaletto ha un’infinità di vocalizzi che bisogna imparare a interpretare e altrettanto farà lui,creando con il suo compagno umano un intesa praticamente perfetta.

LE COSE ESSENZIALI DA FARE E NON FARE QUANDO IN CASA C’E’ UN PETAURO

Non costringete il vostro petauro ad uscire quando fuori c’è ancora la luce solare, poiché trattandosi di un animale notturno i suoi occhi sono molto delicati.

Chiudete sempre la tavoletta del vater quando il petauro è fuori dalla gabbia. Troppi ne sono già morti affogati nel WC.

Non lasciate il petauro libero e senza controllo.http://www.knowyoursto.com/images/genuspossums/petaurus-breviceps03.jpg

Non provate a punirlo con la forza, otterrete l’effetto contrario. Rovinando per sempre l’intesa che dopo molti sacrifici eravate riusciti ad instaurare.

Informazioni generali

Il genere Petaurus Breviceps, anche conosciuto come petauro del miele o dello zucchero, è originario della Nuova Guinea e dell’Australia. Ad un primo sguardo possono assomigliare a uno scoiattolo volante ma sono molto più vicini ad un opossum. Sono marsupiali, questo vuol dire che la femmina ha una sacca dove i piccoli si sviluppano dopo la nascita. Sono inoltre notturni e saranno attivi nelle ore centrali della notte.

Mentre è inesatto denominare i petauri scoiattoli volanti poiché sono realmente dei marsupiali è ragionevole e esatto chiamarli scoiattoli marsupiali volanti. Una cosa importante da sapere per chi volesse uno di questi animali è che sono arboricoli e tendono con le loro unghie, affilatissime, ad arrampicarsi su qualunque cose comprese le nostre manie e le braccia, lasciando profonde ferite che la gente per strada scambierà per quelle fatte da un gatto al quale abbiamo rotto le scatole.

Al tocco la loro pelliccia è molle e setosa. Sono generalmente grigi con una banda nera che parte dal naso e arriva fino alla base della coda. La coda è folta e grigia, tranne gli ultimi 2 –3 cm che sono di colore nero. I fianchi sono bianchi o crema. Lungo i lati del corpo si trova il patagio e cioè la membrana che gli permette di volare.

La coda è prensile e serve sia per aggrapparsi ai rami che come timone durante il "volo" questa viene anche utilizzata per trasportare il materiale per foderare il loro nido . Hanno cinque dita su ogni piede, tutte con formidabili artigli tranne "l’alluce".

Dieta: I petauri si cibano per il 75% di frutta e del 25% di verdure.

Si tenga presente che le femmine gravide avranno bisogno di molte proteine che ricaveranno dal cibo per gatti che potremmo fornirgli per integrare la dieta ricca di vegetali.

Un'altra fonte di proteine che sarebbe meglio non mancasse nella dieta di tutti i petauri è una o due tarme della farina al giorno.

Per quanto riguarda la frutta vanno bene tutti i tipi a patto che si alternino spesso i vari tipi.

Alimenti da evitare

Non somministrate mai zucchero, dolcificanti, cioccolata, frutta candita, frutta disidratata (che oltretutto contiene conservanti pericolosi per i petauri).

Le miscele di semi e di frutta secca (noci, arachidi, nocciole, ecc.) NON sono un alimento adatto ai petauri; contengono troppi grassi e troppo poco calcio, e con il tempo causano obesità e gravi problemi allo scheletro. Questi alimenti possono semmai essere utilizzati come bocconcini occasionali; evitate però la frutta secca salata e tostata.

Non utilizzate frutta sciroppata in barattolo se è zuccherata, e comunque anche di quella non zuccherata non abusatene perché dal punto di vista nutritivo è nettamente inferiore a quella fresca.

Le crocchette per cani e gatti sono troppo ricche di grassi, vitamina A e D, e in quantità eccessiva possono danneggiare la salute del petauro. Sporadicamente si può tuttavia offrire una crocchetta del tipo "light" (magro) delle marche di qualità superiore.

Habitat :

I petauri dello zucchero vivono nelle foreste di eucalipto e nei terreni boscosi delle isole adiacenti all'Australia, all’Indonesia e alla Nuova Guinea. Sono stati introdotti in Tasmania.

www.inseparabile.com

sabato, giugno 23, 2007

alert

CACCIA, CHIESTO USO DELL'ARCO IN UDIENZA SU NUOVA LEGGE EMILIA
Polemiche a Bologna

22 giugno 2007 - Aica e Federcaccia chiedono di inserire l'arco tra gli strumenti venatori riconosciuti: lo fanno all'udienza conoscitiva sul progetto di legge della Giunta regionale che propone modifiche alla legge sulla caccia 8/94, tra l'altro bocciato senz'appello dagli animalisti di Lav e Wwf e criticato dagli agricoltori che vorrebbero piu' rimborsi per i danni da fauna alle colture.
All'udienza indetta dalla commissione regionale Politiche economiche, presieduta da Damiano Zoffoli, e' stato discusso il pdl che intende proporre modifiche alla legge 8/94 'disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio dell'attivita' venatoria', senza intaccarne l'impianto, in particolare per rivedere l'organizzazione degli Ambiti territoriali di cacca (Atc): nomina del Consiglio direttivo (disposta dalla Provincia che individua propria rappresentanti e recepisce le designazioni delle associazioni di cacciatori, agricoltori e ambientalisti); rendere obbligatorie le strutture provinciali di coordinamento tecnico-amministrativo e la Conferenza dei presidenti degli Atc; istituire una nuova gestione informatizzata regionale delle iscrizioni, con una quota minima di adesione che garantisca risorse all'Atc anche per i danni all'agricoltura; ampliati i compiti, con gli Atc che potranno concorrere alle attivita' di Protezione civile e fare formazione per gli iscritti.
Il dibattito ha puntato il dito ancora sui danni agricoli (per gli agricoltori e' troppo poco il rimborso del 52% dei danni provocati dalla fauna selvatica), poi su sanzioni, nomine (chieste modalita' di revoca degli incarichi), aree per l' addestramento dei cani e, su richiesta di Aica e di Federcaccia, anche l'introduzione dell'arco come strumento di caccia.
Sul pdl, Federcaccia ha espresso un giudizio di condivisione, mentre per Wwf e Lav 'questa proposta di legge e' peggiorativa rispetto alla precedente'. In udienza anche 'l'aggiornamento della carta regionale delle vocazioni faunistiche', fornito alle Province per le specie Pernice Rossa, Starna, Fagiano, Lepre, Lupo, Cinghiale, Cervo e Capriolo.

(ANSA)


venerdì, giugno 22, 2007

Elefanti e umani combattono per un frutto

Nuova Delhi, 22 giugno 2007 - Elefanti e abitanti dei villaggi nel nord del West Benagala stanno combattendo da settimane non per questioni di territorio, ma per il possesso di un frutto particolarmente succoso.
La zona di Dooars, nella parte nord dello stato nord orientale indiano del West Bengala, soprattutto nell'area tra Buxar e Chilapata, ha registrato continue invasioni di elefanti selvaggi che spesso, per trovare cibo, hanno fatto irruzione in villaggi, provocando anche morte e distruzione, tanto che diversi pachidermi sono stati uccisi dagli abitanti.
Nella stessa zona, ci sono molte piante di un frutto locale chiamato 'chalta', che e' la base della spezia piu' diffusa in India, il 'pickle'. Ma nello stesso tempo, il frutto e' una leccornia per i grandi animali. Gli abitanti dei villaggi della zona hanno cosi' cominciato una vera e propria guerra contro i pachidermi, iquali, oltre che sulla loro mole, possono contare su alleati inaspettati come cervi e scimmie.

(ANSA)

giovedì, giugno 21, 2007

Ogm: il caso Parmigiano-Reggiano

Roma, Italia, 20 giugno 2007 — Il Parmigiano-Reggiano è a rischio Ogm. Le mucche del Consorzio mangiano soia geneticamente modificata. E gli Ogm entrano nella filiera produttiva di uno dei prodotti italiani più famosi e apprezzati al mondo. Per salvare il Parmigiano e tutelarne la qualità, Greenpeace lancia oggi un sito web e invita i navigatori a scrivere per chiedere una modifica del disciplinare di produzione. Le alternative ci sono. Basta scegliere.

Questa mattina, in conferenza stampa, a Roma, Greenpeace ha lanciato la sua campagna per salvare il Parmigiano-Reggiano e ha presentato un rapporto che svela i retroscena Ogm del Parmigiano. Nella tarda mattinata sono arrivate le dichiarazioni degli ex Ministri, Gianni Alemanno ed Edo Ronchi: entrambi hanno espresso solidarietà con l'iniziativa di Greenpeace.

Il problema è quello dei mangimi. Il disciplinare di produzione del Parmigiano non vieta al momento l'uso degli Ogm per l'alimentazione degli animali. Nella pratica, ciò significa che le bovine che forniscono il latte ai caseifici aderenti al Consorzio, si nutrono anche di soia Ogm.

È una grave lacuna. Il Parmigiano-Reggiano non può rischiare di compromettere la sua immagine basata sui concetti di controllo, sicurezza e qualità assoluta del prodotto. La concorrenza è spietata. Il mercato non perdona questo tipo di passi falsi. E quello degli Ogm è un tema sul quale i consumatori sono molto sensibili: nel 2007 Greenpeace ha, ad esempio, raccolto 1.000.000 di firme per chiedere l'introduzione dell'etichettatura obbligatoria dei prodotti derivati da animali nutriti con Ogm. E l'avversione dei consumatori agli Ogm è fuori discussione.

Greenpeace chiede al Consorzio di adempiere ai suoi compiti istituzionali e tutelare la credibilità del Parmigiano-Reggiano. Il problema Ogm va affrontato con determinazione: occorre modificare il disciplinare di produzione ed escluderli da tutte le fasi di produzione.

Le alternative ci sono. E sono a portata di mano. La soia certificata non-Ogm è disponibile sul mercato. In grandi quantità e a costi ragionevoli. Oggi in Italia, sono sempre più numerosi i produttori che escludono gli Ogm da tutta la filiera - sia negli ingredienti che nei mangimi animali. Alcuni degli aderenti al Consorzio - soprattutto nel settore della produzione biologica - hanno già imboccato questa strada.

La buona volontà di pochi deve però diventare un esempio per tutti. Greenpeace offre la sua collaborazione e chiede al Consorzio di regalare a tutti noi un Parmigiano-Reggiano senza Ogm!

Scrivi al Consorzio

www.greenpeace.it

mercoledì, giugno 20, 2007

L'insetto detossificatore

di Enrico Loi

19 giugno 2007 - La scoperta, effettuata dai ricercatori della Cornell University in un impianto di trattamento delle acque fognarie di New York, che la varietà 195 dell'insetto Dehalococoides ethenogenes può purificare l'ambiente detossificando l'inquinante PCE (percloroetilene), un solvente clorurato usato per la pulizia a secco, aveva sollevato due questioni: è possibile usare colture di questi microrganismi naturali come agenti bioriparatori per purificare siti contaminati da solventi quali PCE o TCE (tricloroetilene) ? E che cosa mangiavano questi insetti, prima che i composti sintetici clorurati fossero inventati, 50 anni or sono ?

Il sequenziamento del genoma della varietà 195, completato presso il The Institute for Genomic Research (TIGR), aiuta a rispondere alla seconda domanda. Nel frattempo, una nascente industria di biorisanamento basata su questo organismo potrebbe rispondere alla prima.

“La varietà 195 - spiega il microbiologo Stephen H. Zinder della Cornell University - possiede un genoma relativamente piccolo, con un numero di coppie di basi pari a soltanto un terzo di quelle di E. coli, ma è estremamente adattabile grazie alla presenza di gruppi di geni chiamati elementi genetici mobili. Assimilando questi elementi da altri batteri, le varietà di Dehalococoides sembrano in grado di adattarsi e di trarre vantaggio dalle opportunità che incontrano”.

L'analisi genomica mostra come le diverse varietà dell'insetto riescano a produrre enzimi per declorurare i clorobenzeni, i cloronaftaleni, i bifenili policlorurati e le dibenzodiossine, semplicemente attivando e disattivando i geni quando l'organismo individua qualcosa di appetitoso. Poiché la varietà 195 richiede diversi nutrienti nel suo mezzo di crescita, è stata una sorpresa quando la sequenza del genoma ha rivelato la presenza di geni per fissare l'azoto e i residui di geni per fissare il biossido di carbonio. “Una volta - osserva Zinder - doveva trattarsi di un organismo molto più indipendente”.

www.ecplanet.com