La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

giovedì, maggio 31, 2007

PADOVA, OSPEDALE PUBBLICO PER CANI E GATTI

PADOVA, 31 maggio 2007 - Nasce a Padova il primo pronto soccorso pubblico, con tanto di terapia intensiva, per cani e gatti. Sorgerà all'interno del campus universitario dell'Agripolis, a Legnaro (Padova), e disporrà di dieci posti letto per animali che necessitano di un'assistenza veterinaria particolare.

La facoltà di Agraria dell'università - riferisce il Gazzettino - ha avanzato la richiesta all'ateneo patavino per il riconoscimento ufficiale di Ospedale veterinario. Funzione che il centro interdisciplinare veterinario dell'Agripolis di Legnaro in realtà svolge già, in day ospital, accogliendo annualmente 3.500 pazienti speciali, animali d'affezione come cani, gatti, ma anche d'allevamento, come cavalli, mucche, maiali. Pazienti a quattro zampe che qui possono essere seguiti con competenza e macchinari all'avanguardia per problemi che vanno dall'ortopedia alla neurologia, dall'oculistica alla dermatologia.

Presto nel polo sanitario padovano verranno attivate nefrologia ed emodialisi, mentre per la ristrutturazione degli edifici nei quali prenderà vita - da settembre - il primo ospedale veterinario, l'università ha già stanziato 150 mila euro.

ANSA

postato da camozzi 20:06 | commenti | salute e dintorni

Rischio estinzione
Tigri selvatiche, drammatico rapporto del WWF

Le proiezioni su ulteriori depauperamenti vengono definite “catastrofiche”, a meno che non si intervenga in modo drastico con politiche di conservazione


31 maggio 2007 - Le tigri allo stato selvatico ammontano ora al 7 per cento del valore storico, e gli habitat che occupano è diminuito del 41 per cento nell’ultimo decennio, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “BioScience”.

Soto accusa per il rapido declino delle popolazioni di questi animali sono i rimedi farmacologici preparati con parti del corpo delle tigri, ancora molto richiesti in Asia, e il commercio delle pelicce, nonché una frammentazione e una diminuzione costante delle zone in cui vivono per lo sfruttamento delle risorse boschive o agricole.

La valutazione delle popolazioni residue – gli esemplari ammonterebbero a non più di 5000 individui – effettuata da Eric Dinerstein del WWF e da 15 coautori è anche la base di proiezioni su ulteriori depauperamenti che vengono definite “catastrofiche”, a meno che non si intervenga in modo drastico con politiche di conservazione.

Alcune di queste hanno infatti registrato risultati positivi, afferma Dinerstein, come nel caso del Terai-Arc Landscape Project, nella zona nord-ovest dell’India sud del Nepal, così come nell’estremo oriente della Russia. Altre riserve, per contro, sempre nel sub continente indiano non sono riuscite a proteggere efficacemente le tigri. (fc)

www.lescienze.it

mercoledì, maggio 30, 2007

Centinaia di elefanti ritrovati su un'isola "segreta"

Kartoum, 30 maggio 2007 - Esperti internazionali di protezione degli animali hanno scoperto centinaia di elefanti su un'isola priva di alberi nelle paludi del Sudan meridionale, un'area chiamata Sudd, dove sembra si siano rifugiati per sfuggire alla caccia incontrollata durante oltre 20 anni di guerra. Gli ambientalisti, che lavorano a un progetto finanziato dagli Usa per la protezione dell'ambiente nel sud del Sudan, non hanno rivelato la località esatta in cui si trovano gli elefanti, per impedire ai cacciatori di frodo di raggiungerli. La guerra civile nel Paese, tra il sud e il nord, ha causato spostamenti in massa degli animali, come delle persone, nelle nazioni confinanti. Il conflitto è terminato nel 2005 con un accordo che ha concesso al sud uno statuto di semi-autonomia ma gli esperti dicono che la caccia è ancora incontrollata, anche grazie all'enorme disponibilità di armi, e nonostante il divieto per cinque anni di cacciare per permettere alle specie locali di ricostituirsi dopo essere state decimate durante la guerra. Secondo gli ambientalisti, potrebbero esserci altre aree isolate dove gli animali si sono rifugiati per non essere raggiunti dai cacciatori e dai gruppi armati in cerca di carne e prodotti per l'esportazione, come le zanne.

www.animalieanimali.it

LIPU, RIPARTE LA CAMPAGNA DI ADOZIONE DEI RAPACI NOTTURNI
Per finanziare il Centro di recupero in Mugello

29 maggio 2007 - Adotta un piccolo rapace notturno: questo lo slogan della nuova campagna per finanziare il Centro del Mugello della Lipu, per le cure e la reintroduzione in natura di piccoli rimasti orfani o caduti dal nido.
L'iniziativa, come ogni anno, fornisce soccorso ad allocchi, civette o gufi comuni, mentre alla nuova famiglia adottiva arriva un certificato di adozione e un gufo di pelouche. Oltre a sensibilizzare il pubblico su questi animali che ogni primavera sono in pericolo di vita, la campagna contribuisce al sostentamento diretto del Centro Lipu, che ogni anno accoglie circa un centinaio di piccoli rapaci caduti dal nido. Un lavoro non facile, perche' la reintroduzione in natura - spiega la Lipu - dipende da esemplari adulti a cui vanno affiancati, per imparare la difficile arte del volo. I piccoli rapaci devono fare lezioni di planate, cabrate, atterraggi, volo battuto, tecniche di caccia e altro ancora. Il Centro del Mugello nel pomeriggio dei giorni festivi sara' aperto al pubblico, che potra' cosi' conoscere di persona i piccoli uccelli e dare il suo contributo per la loro sopravvivenza.

(ANSA)

martedì, maggio 29, 2007

La cicogna bianca torna a nidificare in Giappone

Tokyo, 29 maggio 2007 - Un piccino portato davvero da una cicogna e' diventato il neonato piu' popolare di tutto il Giappone.
Secondo gli annali ornitologici e' il primo pulcino da 43 anni che sia stato covato in liberta' nell'arcipelago da una coppia di rarissime cicogne bianche d'oriente.
L'ultimo esemplare della sottospecie si era estinto in Giappone nel 1986 e da alcuni anni gli zoologi stavano tentando invano di promuovere un ripopolamento.
A fare il nido nella provincia sudoccidentale di Hyogo e' stata una coppia di cicogne di nove e sette anni, donate dalla Russia: erano state allevate in cattivita' e rimesse in liberta' nel settembre 2005.
La cicogna bianca d'oriente ha un'apertura alare di un paio di metri ed e' considerata un simbolo degli sforzi nipponici per una riconquista ambientale.
Appena individuata la covata il mese scorso, gli ornitologi ne avevano seguito le sorti con potenti videocamere nel timore che i volatili si sentissero disturbati e che, come gia' ripetutamente avvenuto, le uova finissero per non schiudersi.
Accolta con grande sollievo, la comparsa del pulcino e' stata subito eternata dai teleobiettivi ed e' trionfalmente finita sulle prime pagine di tutti i quotidiani.

(ANSA)

lunedì, maggio 28, 2007

ARRIVANO LE MUCCHE CHE PRODUCONO LATTE GIA' SCREMATO

LONDRA, 27 maggio 2007 - Sono in arrivo, per la gioia dei consumatori più attenti alla dieta e più nemici del grasso, le mucche che producono latte già scremato, tra l'altro ricco dei benefici oli omega-3 e ideale per la fattura di un burro naturalmente spalmabile. Una società neozelandese basata a Auckland - ViaLactia - promette questa grossa novità: dopo sei anni di costose ricerche, usando le più moderne armi a disposizione della zootecnia e dell'ingegneria genetica, ha dato vita ad una prima generazione di mucche in grado di secernere latte magro alla fonte. La scoperta - riferisce il domenicale londinese 'Sunday Times' - sarà oggetto di un primo rapporto scientifico sul prossimo numero della rivista 'Chemistry and Industry' e i dirigenti di ViaLactia si dicono convinti che nel giro di cinque anni riusciranno a commercializzare un burro spalmabile confezionato a partire dal latte scremato delle speciali vacche.

Tutto è incominciato nel 2001 quando in Nuova Zelanda i ricercatori di ViaLactia si sono imbattuti in Marge, all'apparenza una normale mucca di razza frisona ma dotata di sorprendenti qualità: nel suo latte - del tutto normale in quanto a livello di proteine - è stata riscontrata una dose di grasso "sostanzialmente inferiore" alla media e per giunta non-saturo, oltre che un'abbondante presenza di omega-3. ViaLactia si affrettò a comprare Marge dal suo proprietario (un contadino) per l'equivalente di 180 euro, la portò in una località segreta e la mise al centro di sperimentazioni e ricerche costate più di ottanta milioni di euro. Russell Snell, scienziato-capo della compagnia, ha raccontato al 'Sunday Times' che l'investimento fatto ha dato i suoi frutti e si è arrivati infine all'"eureka": Marge - "portatrice di una particolare mutazione genetica" - ha generato delle mucche in grado di produrre lo stesso latte della madre. Alla ViaLactia non hanno potuto ancora identificare con esattezza i "geni del latte scremato" tipici di Marge ma contano di riuscirci presto, con gli esami del Dna. Così come sperano di poter trasmettere questi preziosi geni ad un toro e riprodurre così "centinaia di migliaia di mucche come Marge". Indubbiamente la scoperta sembra destinata ad avere un grosso impatto consumistico-commerciale nel ricco Occidente: al momento in un paese come la Gran Bretagna il 75% del latte venduto è scremato o parzialmente scremato. Quello intero è sempre più evitato perché considerato troppo grasso e quindi deleterio alla salute.

ANSA

Palio rinviato per pioggia

Ferrara, 28 maggio 2007 - Tutto era stato ripensato, dal circuito della pista in piazza Ariostea dove l'anno scorso morirono due cavalli, alla sicurezza garantita da centinaia di operatori delle forze dell'ordine, discreti e 'invisibili' per non 'militarizzare' il Palio di Ferrara. Tutto era stato gia' programmato e tutto era gia' pronto. Non era previsto il forte acquazzone che ha portato gli organizzatori a decidere per il rinvio delle corse del palio a domenica prossima.
La decisione e' arrivata nel primo pomeriggio di ieri dopo che per un'ora fino alle 16 su Ferrara c'e' stato un nubifragio: in piazza Ariostea si e' svolto un veloce vertice tra gli organizzatori che hanno deciso, una delle poche volte nella storia, di rinviare il Palio che si correra' domenica prossima, come deciso con il prefetto di Ferrara, ma senza il corteo storico in citta'.
E se la pioggia ha condizionato il Palio, non lo ha fatto la contromanifestazione degli animalisti del gruppo '100% animalisti' che si e' svolta regolarmente e non ha creato problemi con la presenza di una sessantina di animalisti giunti da tutta Italia: 'Siamo venuti da Genova, Milano, Biella, Bologna, Padova, Venezia, Verona e Treviso - ha spiegato il portavoce di '100% Animalisti', Paolo Mocavero - solo per gridare la nostra rabbia contro una manifestazione che mette in pericolo degli animali innocenti. Non vogliamo commettere atti violenti o provocare scontri, intendiamo solo attirare l'attenzione della citta' nei confronti di una gara che non ha bisogno dei cavalli per poter continuare negli anni, la tradizione puo' essere mantenuta anche senza mettere a rischio la vita degli animali'. 'Anche il cielo ha detto no alla corsa dei cavalli - ha commentato uno dei responsabili, sciogliendo il presidio - ma saremo qui anche quando la gara verra' recuperata: il palio con i cavalli e' una barbarie'.

(ANSA)

domenica, maggio 27, 2007

La peste delle rane

di: Enrico Loi

Le rane di tutto il mondo sono flagellate da una grave epidemia di micosi, la Chytridiomycosis. La malattia sta attualmente mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di un terzo degli anfibi di tutto il mondo. Ora, un team di ricercatori della James Madison University, diretti dal dottor Reid Harris, sostiene che solo i probiotici potrebbero forse debellare la malattia. Essi hanno scoperto più di 20 probiotici capaci di sopprimere il fungo in una provetta di laboratorio (Petri).

I probiotici sono batteri che si auto producono allo stesso modo di quelli che si trovano nei fermenti lattici. Essi hanno un ruolo positivo sulla salute dell'essere vivente che li ospita. Ad esempio, i fermenti lattici rafforzano la flora intestinale.

Nel dorso delle rane – spiega il dottor Reid Harris – si può trovare una miriade di mini-ecosistemi ospitanti dozzine di batteri. Tra le tante specie le probabilità di individuarne molte più delle 20 individuate, capaci di eliminare il fungo, è abbastanza palese. Gli studiosi hanno svolto una prima serie di esperimenti con due di questi batteri, il “Pedobacter cryoconitis” e il “Pseudomonas” su salamandre ottenendo dei risultati molto soddisfacenti. Va ricordato che le salamandre sono molto più resistenti, esse non vengono uccide dal fungo del chytrid. Tuttavia, secondo i promotori della ricerca, esse erano la specie più adatta per la prima fase della sperimentazione in quanto hanno caratteristiche molto comuni alle rane.

Secondo il dottor Reid Harris questi soddisfacenti risultati, ottenuti con le salamandre, provano la potenzialità dei probiotici. La prossima serie di esperimenti coinvolgerà le rane, la specie più suscettibile al fungo. La rana muscosa di montagna (yellow-legged frogs) verrà curata con due tipi di batterio. Inizialmente gli esami verranno condotti in laboratorio, ma l'obiettivo è quello di poter sperimentare direttamente sul campo entro breve tempo.
I promotori dello studio enfatizzano il fatto che i probiotici potrebbero essere efficaci solo parzialmente in quanto non si è scoperta la vera causa di questa epidemia mondiale che sta decimando le rane, spiega il dottor Reid Harris. Se le cause di questo grande problema sono derivate dall'attività umana che rende le rane più vulnerabile al fungo del chytrid, ciò potrebbe ad esempio incutere elevato stress alle rane, l'impiego dei probiotici potranno risolvere il problema solo parzialmente, conclude il dottor Reid Harris.

26 maggio 2007

New Scientist

sabato, maggio 26, 2007

alert Eco-apocalypse 10


di: Alessio Mannucci

“Nessuna regione del mondo sta diminuendo le sue emissioni di carbonio”. Secondo uno studio apparso sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science, tra il 2000 e il 2004, la produzione di CO2 non solo è aumentata, ma lo ha fatto a un ritmo triplo rispetto agli anni precedenti. I ricercatori dell'Università di Stanford hanno incrociato ed elaborato i dati del Fondo Monetario Internazionale, del Dipartimento USA per l'Energia e di altre istituzioni, riscontrando che, mentre dal 1990 al 1999, l'aumento delle emissioni di anidride carbonica è stato dell'1,1%, dal 2000 al 2004 la crescita è stata del 3,1%.

Un dato peggiore dello scenario più pessimistico previsto dall'IPCC, legato, secondo gli scienziati, alla crescita economica che ha interessato quasi tutto il pianeta. “Nonostante il consenso comune sulla necessità di ridurre le emissioni - spiega Chris Field, che ha condotto lo studio - in molte parti del mondo si sta tornando indietro”. In cima alla classifica ci sono i paesi in via di sviluppo, come Cina e Brasile, responsabili del 73% dell'aumento totale delle emissioni. Non sono molto più virtuosi i paesi sviluppati: anche se in misura minore, le emissioni di CO2 crescono anche in Occidente, con l'aggravante che sono proprio i paesi ricchi a produrre il 60% dell'inquinamento globale.

In particolare, l'Italia è in grande ritardo con gli impegni del protocollo di Kyoto e con il regolamento europeo sul contenimento delle emissioni di CO2. In base all’impegno di Kyoto, l'Italia, entro il 2012, dovrebbe diminuire le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990, mentre sino oggi queste emissioni sono continuatamente aumentate. L'Unione Europea ha bocciato il piano italiano - insieme a quello di altri 18 Paesi, compreso la Germania - ed ha chiesto al nostro Governo di abbassare le emissioni di CO2 di 13,2 milioni di tonnellate, cioè dalle 209, proposte dall'Italia, a 195,8 milioni di tonnellate annue nel periodo 2008-2012 - il 6,3% in meno. Ciò significa che se non riusciremo ad abbassare le emissioni di CO2 dovremo pagare multe salate di decine di milioni di euro ogni anno.

Il Dr Mike Raupach, del CSIRO Marine and Atmospheric Research and the Global Carbon Project, dice che nel 2005 sono state emesse globalmente nell'atmosfera quasi 8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. “In media, ogni persona in Australia e in America oggi emette più di 5 tonnellate di carbone all'anno, mentre in Cina siamo su una tonnellata all'anno. L'America l'Europa fanno il 50% del totale, mentre la Cina fa l'8%. Gli altri paesi sviluppati hanno contribuito, tutti assieme, a meno dello 0,5% negli ultimi 200ani”. L'Australia, con lo 0,32% della popolazione globale, contribuisce per l'1,43%. Il Dr Raupach, che è a capo di un team internazionale di esperti, convenuti nel Global Carbon Project, che studia le emissioni, cercando anche di quantificarle, dice: “Il nostro lavoro traccia la storia delle emissioni: dobbiamo tenere conto sia delle emissioni passate che di quelle presenti nel negoziare le riduzioni di emissioni globali”.

Dal canto loro, gli USA puntano ancora ad impedire che al vertice del G8, in programma a giugno in Germania, vengano presi impegni per un nuovo accordo per combattere il riscaldamento del pianeta. In una bozza del documento finale del G8, Washington mostra di non volere che si faccia riferimento a provvedimenti urgenti per far fronte alla crisi climatica.

Più la temperatura globale continua a salire e più sale il rischio che le malattie infettive si diffondano su tutto il pianeta. Già nel rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dello scorso aprile, si avvertiva che l'impatto dei cambiamenti climatici potrebbe provocare una “alterata distribuzione spaziale di alcuni vettori di malattie infettive”, che potrebbe portare, ad esempio, ad una maggiore diffusione della malaria in Africa. “Le malattie trasmesse dagli insetti” - dice Stephen Morse della Columbia University, che di recente ha partecipato a Toronto al 107th General Meeting della American Society for Microbiology - “saranno influenzate dai cambiamenti climatici per il semplice fatto che queste piccole creature sono molto sensibili alla vegetazione, alla temperatura, all'umidità, ecc. Tuttavia, è molto difficile prevedere cosa avverrà, perché nella trasmissione delle malattie entrano in gioco molti fattori”.

Secondo David Rogers, della Oxford University, anch'esso presente al meeting, alcuni effetti relativi all'aumento delle temperature possono essere predetti. Ad esempio, la malaria non è trasmessa al di sopra di certe altitudini, perché le temperature sono troppo fredde per le zanzare. Ma se le temperature saliranno, salirà anche la linea della malaria. Un altro effetto potrebbe riguardare la stagione dell'influenza: se la massa d'aria tropicale intorno all'equatore si espande, nuove aree perderanno le stagioni tradizionali, e potrebbero avere l'influenza tutto l'anno. Altri effetti potrebbero venire dai fenomeni atmosferici estremi. Secondo Joan Rose, della Michigan State University, “uragani, tifoni, tornado e tempeste ad alta intensità, possono rimuovere i patogeni dai sedimenti, minacciando intere popolazioni sprovviste delle adeguate protezioni”.

La zanzara della malaria - forse la minaccia più grave per quanto riguarda le infezioni - ha raggiunto l'Europa nello scorso agosto. Come riferisce il Financial Times, in Corsica si è registrato il primo caso autoctono (con infezione avvenuta in loco) degli ultimi 35 anni. In un articolo pubblicato su The Lancet, Anthony McMichael dell'Università di Canberra, prevede un aumento del 16-28% dei casi di malaria entro il 2100. “Anche gli agenti patogeni di salmonella e colera - prosegue lo studio - crescono più rapidamente a temperature maggiori”. La febbre del Nilo occidentale, prima confinata alle latitudini africane, da una decina d'anni viene registrata anche in Europa ed è endemica negli Stati Uniti. In Italia poi, nelle ultime due estati, oltre 200 bagnanti sono finiti in ospedale intossicati dall'alga “Ostreoptis ovata”, abituata alle acque tropicali.

Il cambiamento del clima sta già causando una migrazione degli insetti e un repentino accrescimento dei parassiti molto dannosi per le piante. Le alte temperature, ad esempio, hanno favorito una “sciamatura” di api molto in anticipo rispetto ai tempi normali. Il ché mette in pericolo sia la raccolta di miele sia le persone, in quanto la proliferazione di sciami può espandersi nei centri urbani. A sostenerlo è la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), seriamente preoccupata per i riflessi che si stanno avendo nelle campagne del nostro Paese a causa del caldo anomalo e, soprattutto, della scarsità di piogge e di nevicate. Particolare apprensione c'è per la crescita delle malerbe e per le difficoltà che gli agricoltori incontrano nel contrastare le infezioni che colpiscono le coltivazioni (ortaggi a campo aperto), gli alberi da frutta, gli olivi e le viti.

Le temperature “tropicali” dell'autunno e dell'inverno scorsi hanno consentito alle uova degli insetti di resistere e, quindi, di provocare un proliferare anomalo in tutte le zone rurali e non solo. Anche le città fanno i conti con la continua diffusione di questi fastidiosi animaletti, zanzare soprattutto. Preoccupante è anche la situazione che si è venuta a creare nei boschi e nelle pinete dove si è diffusa la presenza della processionaria (un lepidottero defogliatore, ndr) che, oltre ad attaccare gli alberi, provoca allergie agli uomini. La permanenza di particolari patogeni fungini sulle piante, sempre più stressate dalla carenza idrica, può determinare pesantissimi danni. Corre un grave pericolo anche la frutta estiva a causa delle larve che attaccano sia i frutti che le foglie.

A ciò, si aggiungono i problemi provocati alle piante dalla tignola e dalla mosca dell'olivo, oltre che dalla cocciniglia, che si diffonde sulle conifere, sulle succulente in genere, su molte piante ornamentali, sulla vite e sugli agrumi. È segnalata anche la presenza della tignola della patata nel Centro e Nord Italia, in aree che finora non erano mai state attaccate da questo insetto. Sta di fatto che alberi da frutta (pesche, albicocche, susine), colture di angurie e meloni, ortaggi (pomodori, zucchine, melanzane) e soprattutto piante di vite, se aggrediti da questi “funghi”, possono entro breve tempo perdere completamente il frutto. Il clima siccitoso, accompagnato da un elevato tasso di umidità nell'aria, determina così condizioni favorevoli all'insorgenza di fitopatologie, quali l'oidio e la peronospora. Ma anche altri tipi di parassiti hanno fatto la loro comparsa, accrescendo i problemi per gli agricoltori che sono già alle prese con una situazione che si fa sempre più complessa. Non basta. Per la prossima estate c’è il rischio incombente anche della “piaga” delle cavallette, che, spinte dal caldo, possono spostarsi dai paesi del Nord Africa verso alcune zone del Paese. Un fenomeno che già si è verificato in passato. Basti ricordare i casi della Puglia e della Sardegna, dove sono stati completamente distrutti campi coltivati.

Insomma, le variazioni del clima influenzano anche il ciclo biologico degli insetti, dei patogeni fungini, dei batteri e dei virus, e in qualche modo concorrono a modificare il rapporto antagonista con le piante.

www.ecplanet.com

venerdì, maggio 25, 2007

"CONTRO AVORIO L'ITALIA SIA PROTAGONISTA A CONFERENZA CITES"
Sondaggio conferma, italiani per stop a commercio. Lav rivolge appello a Pecoraro Scanio.

25 maggio 2007 - Il 72% degli italiani sono a favore dell'introduzione di una moratoria internazionale di 20 anni sulla commercializzazione dell'avorio. Lo rivela un sondaggio eseguito da Ipsos Mori, e commissionato dall'International Fund for Animal Welfare (Fondo Internazionale per la tutela degli Animali- IFAW) in vista dell'importante appuntamento internazionale della CITES, la Conferenza Intergovernativa della Convezione di Washington sulla salvaguardia delle specie in via d'estinzione che si terra' all'Aja dal 3 al 15 giugno prossimi.
Sul tavolo dei negoziati della Conferenza intergovernativa di giugno, infatti, una proposta del Kenya e Mali, (sostenuta da Ghana e Togo e molti altri Stati dell'Africa centrale ed orientale) mira ad adottare una moratoria internazionale di 20 anni sul commercio di avorio: da un punto di vista scientifico questo e' il tempo necessario per garantire almeno la riproduzione di una nuova generazione di elefanti.
Questa proposta, se adottata, assicurera' una protezione effettiva degli elefanti, indissolubilmente legata alla chiusura definitiva del mercato globale dell'avorio.
'Rivolgiamo un appello al Ministro Pecoraro Scanio, affinche' l'Italia, Paese il cui voto ha sempre avuto un peso rilevante nelle conferenze CITES, supporti il prolungamento della moratoria al commercio di avorio per altri 20 anni al fine di garantire una rinnovata volonta' di protezione degli elefanti minacciati da bracconaggio - dichiara Nadia Masutti responsabile nazionale LAV settore Esotici - il sondaggio conferma inequivocabilmente la posizione dei cittadini italiani in favore della moratoria e ci aspettiamo che l'Italia possa contribuire alla salvezza di migliaia di elefanti con un voto in favore della moratoria'.
Il rischio da fronteggiare, nel corso della Conferenza, e' che i risultati ottenuti in quasi due decenni di protezione degli elefanti, vengano vanificati se saranno accolte le richieste - avanzate da Sud Africa, Botswana e Namibia - di ottenere l'autorizzazione a mettere in commercio 60 tonnellate di avorio attualmente depositate in magazzini.
Tale autorizzazione, se ottenuta, alimenterebbe di nuovo il commercio illegale dell'avorio e quindi il massacro di elefanti.
Si stima che circa 20.000 elefanti vengano sterminati ogni anno per alimentare il commercio illegale dell'avorio. La maggior parte di questo commercio ha le sue origini in Africa, mentre lo sbocco principale e' sul continente asiatico dove esiste un cospicuo mercato illecito. Nel periodo tra agosto 2005 e agosto 2006, piu' di 23 tonnellate di avorio proveniente dal bracconaggio sono state sequestrate da ufficiali doganali e altri enti amministrativi in tutto il mondo, la maggior parte in porti asiatici. Questi sequestri rappresentano solo il 10-15% dell'effettivo ammontare del commercio illegale.
'L'Italia e', purtroppo, fra i Paesi destinatari del fiorente mercato del commercio clandestino di avorio, e lo dimostrano i vari sequestri anche recentemente verificatisi, in particolare negli aeroporti di Bari-Palese e Brindisi-Casale. - prosegue Nadia Masutti - E non si tratta solo di prodotti lavorati ma anche di un vero e proprio mercato illecito di zanne destinate ad artigiani e antiquari: basti citare l'operazione del Cites-NOC del novembre scorso a Napoli che ha portato al sequestro di quattro zanne, del peso complessivo di circa 100 kg di avorio grezzo'.
'Oggi gli elefanti sono di fronte ad una nuova minaccia dovuta ai fiorenti mercati illegali incoraggiati dalle proposte di alcuni paesi Asiatici, tra cui il Giappone, di riaprire il commercio dell'avorio', conclude IFAW.

(ASCA)

giovedì, maggio 24, 2007

alert

ALLARME IN UE; SI ALLARGA LISTA ROSSA DELL'ESTINZIONE
Dati ripresi dalla Lipu

24 maggio 2007 - La biodiversita' in Europa e' sempre piu' minacciata, e sono molte di piu' gli animali che entrano nella 'red list' delle specie in via di estinzione che quelle che ne escono. L'allarme e' il frutto di due studi, uno sugli uccelli e uno sui mammiferi, pubblicati in questi giorni.
La crescente preoccupazione per i mammiferi viene dal rapporto della World Conservation Union (Iucn), secondo cui un mammifero su sei in Europa e' minacciato da estinzione. Le tendenze indicano che per oltre un quarto (27%) sono in declino e che per il 33% non si hanno informazioni. All'Europa spetta anche il poco invidiabile primato del felino piu' in pericolo del mondo, la lince iberica di cui rimangono solo 150 esemplari.
Buone notizie solo per l'8% delle specie, per cui si registra un aumento del numero di esemplari. Tra i piu' 'fortunati' il bisonte, che ha beneficiato di misure di protezione, e che e' ufficialmente uscito dalla lista rossa.
Le principali minacce per i mammiferi sono costituite dalla perdita del loro habitat, dovuta a fenomeni quali il disboscamento e il prosciugamento delle paludi, seguite dall' inquinamento. Le aree del Mediterraneo e del Baltico sono indicate come quelle piu' a rischio.
Gli stessi fattori mettono a rischio anche gli uccelli in tutto il mondo, Europa compresa. Lo sottolinea la Lipu, anticipando la lista rossa degli uccelli che ogni anno viene pubblicata dalla Iucn. I numeri sono preoccupanti: su 10 mila specie censite nel mondo quelle a rischio sono 1.221, che rischiano di diventare 2.000 entro breve. Anche nel nostro continente il trend e' negativo: attualmente le specie considerate a rischio sono circa 60, e solo in Italia ce ne sono 20. Anche in questo caso, segnala la Lipu, ci sono dei casi peggiori di altri: per il nostro continente la piu' a rischio e' l'Oca dal petto rosso, mentre in Italia a essere quasi spariti sono il chiurlottello e il capovaccaio, una specie di avvoltoio di cui sono rimasti pochissimi esemplari.
'Le specie a rischio di estinzione - ha dichiarato Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura LIPU-BirdLife Italia - sono in preoccupante crescita e questo impone l'obbligo di investire in piani specifici per la loro salvaguardia che peraltro hanno dimostrato in piu' occasioni la loro efficacia'.
Ecco le specie piu' a rischio nel nostro continente:
- MAMMIFERI: Lince iberica (84-143 esemplari), Topo dei pini bavaresi (50 esemplari), visone europeo (impossibile quantificare gli esemplari per la presenza del visone americano), talpa dei balcani, foca monaca (350-450 esemplari).

- UCCELLI: Berta delle Baleari (4.200 esemplari), gru siberiana (3.200), Pavoncella gregaria (600), capovaccaio (meno di 50), chiurlotto (meno di 50), fringuello delle azzorre (circa 200).

(ANSA)

REACH, OVVERO COME LA VITA DEI CITTADINI EUROPEI CAMBIERA'

di G. Adamo
Ovvero registrazione, valutazione e autorizzazione dei prodotti chimici

24 maggio 2007 - Il tema dell'articolo, questa volta, e' differente dal solito, e maggiormente dedicato al diritto più propriamente "ambientale". REACH e' un Regolamento comunitario che entrera' in vigore il 1 giugno prossimo, e sara' una disciplina ad applicazione graduata, nel senso che pian piano ne entreranno in vigore singole parti, sino alla definitiva applicazione tra il 2018 ed il 2021.
REACH ci coinvolgera' tutti, direttamente o indirettamente, in quanto è una normativa "di sistema": non riguarda, cioè, un singolo settore produttivo, ma, a vario titolo, tutti i settori che utilizzano, in via diretta o mediata, dei "chemicals" (sostanze chimiche).
Dunque tutti i settori industriali, e non solo quello chimico, saranno coinvolti nell'applicazione della normativa, in quanto il Regolamento comunitario responsabilizza l'intera catena produttiva, a partire dal produttore, sino all'utilizzatore a valle.
Verosimilmente, alcune sostanze scompariranno definitivamente dal mercato, in quanto ritenute eccessivamente pericolose o troppo bioaccumulabili. Altre aumenteranno di prezzo, altre ancora verranno sostituite. I costi di alcune materie prime subiranno taluni aumenti, così come la stessa "burocrazia aziendale" dovra' necessariamente aumentare (per far fronte ai nuovi obblighi di registrazione e classificazione), e vi saranno certamente problemi di concorrenza con imprese dei Paesi ExtraUE, in quanto non vincolati da tale disciplina.
Ma veniamo ai lati positivi: certamente aumentera' la conoscenza, del singolo operatore economico e dell'utilizzatore finale, sulla natura, sulle caratteristiche e sugli effetti delle sostanze che circolano sul mercato UE, e sia con riguardo agli effetti sull'essere umano, sia sull'ambiente. Altrettanto certamente, poi, vi sara', a medio – lungo termine, una maggiore protezione per la salute umana (in linea con gli scopi e le tendenze generali della Legislazione comunitaria).
Prima di REACH, un produttore, importatore o fornitore di una determinata sostanza, aveva l'obbligo di compilare una "Scheda di sicurezza". Il destinatario della sostanza "subiva" il contenuto di quella scheda, che cristallizzava definitivamente le caratteristiche della sostanza.
Con REACH tutto cambia e diventa "interattivo", in quanto molte facolta' aggiuntive vengono previste in capo all'utilizzatore "a valle". Quest'ultimo, in primo luogo, deve comunicare al fornitore informazioni sufficienti a consentigli di predisporre uno "scenario di esposizione". Per cui, in buona sostanza, ogni utilizzatore "a valle" identifica, applica, ed eventualmente raccomanda misure appropriate che consentano di controllare i rischi così identificati.
Infine, una notazione in materia di sperimentazione scientifica e tests su animali. Il "considerando" n. 33 di REACH stabilisce espressamente che “occorrerebbe prevedere la trasmissione comune e la condivisione dell'informazione sulle sostanze al fine di accrescere l'efficacia del sistema di registrazione, ridurre i costi e ridurre le sperimentazioni sugli animali vertebrati.

Giovanni Adamo