martedì, febbraio 27, 2007
NEW YORK, TORNANO I CASTORI DOPO OLTRE DUE SECOLI
Filmati dalla 'Wildlife Conservation Society'
26 febbraio 07 - Sullo stemma della citta' di New York sono raffigurati dei castori, ma erano piu' di due secoli che la Grande Mela non ne vedeva uno in carne ed ossa. Fino ad oggi.
Un gruppo di biologi della 'Wildlife Conservation Society' ha infatti filmato un castoro che nuotava placidamente tra le acque del fiume Bronx , dopo aver precedentemente avvistato la sua tana sulla riva del fiume.
Si tratta di un maschio di due o tre anni, che i biologi hanno immediatamente battezzato Jose, in omaggio al deputato locale Jose Serrano, che negli ultimi cinque anni si e' dedicato al rinnovamento dell'area del Bronx River, assicurando quasi 14,5 milioni di dollari in aiuti federali.
'Probabilmente ne vedremo presto altri', ha affermato la biologa Dietland Muller-Schwarze: 'La presenza dei castori sta aumentando, mentre i loro habitat si vanno progressivamente restringendo'.
Gli industriosi costruttori di dighe si erano rosicchiati un posto di tutto rispetto nei primi anni di vita della nascente Grande Mela, richiamando mercanti di pellicce da tutta l'Europa, che arrivarono, intorno alla fine del 1600, conducendo i piccoli roditori sull'orlo dell'estinzione gia' dagli inizi dell'Ottocento.
(ANSA)
lunedì, febbraio 26, 2007
BIODIVERSITA'. AFRICA, IN 10 ANNI SPARITO IL 70% DEI LEONI
Per Wwf e' a rischio il re della foresta
26 febbraio 2007 - Superati gli altipiani Masai, al di la' delle "verdi colline" di Ernest Hemingway e delle Chyulu Hills, le montagne vulcaniche piu' giovani al mondo, ci si imbatte nel regno dei leoni. È qui, a pochi passi dal Kilimanjaro, dalle colate di lava nera chiamate Sheitani e da Nairobi, la chiassosa capitale del Kenya, che sono nate alcune delle piu' suggestive storie africane, molte delle quali legate proprio al re della Savana. Storie che rischiano di divenire presto leggende se non sara' disinnescato il pericolo di estinzione che attualmente minaccia il futuro del leone. In dieci anni la popolazione dei leoni africani si e' decimata e il numero di esemplari e' passato da 100.000 a 23.000. Un dato allarmante se si considera che la meta' di quelli tuttora esistenti vive in Parchi e Riserve ed e' ormai rarissimo incontrarli al di fuori delle aree protette. A lanciare l'allarme e' il Wwf.
Minaccia il futuro dei grandi felini, spiega l'associazione, principalmente la distruzione dell'habitat originario che ha come conseguenza diretta la diminuzione delle prede a disposizione. Se a questo si aggiunge la crescita della popolazione, il perdurare delle guerre e l'intensificarsi dell'agricoltura, "si delinea un quadro preoccupante dove gli ambienti per la vita di questa specie si fanno sempre piu' frammentati". Nel corso degli anni, poi, "e' stata perpetrata una caccia indiscriminata (oggi il leone resta il quinto trofeo di caccia piu' ambito nei safari) che ha portato a una drastica diminuzione del numero di esemplari presenti nella regione".Guardando piu' indietro nel tempo, la presenza dei leoni nel corso delle diverse epoche storiche si e' andata sempre piu' assottigliando. Il leone scomparve infatti dall'Europa circa 2000 anni fa e dal Nord-Africa come dall'Asia sud-occidentale intorno al 1850. Oggi nel continente asiatico sopravvive solo in alcune foreste indiane e in non piu' di 250 esemplari, mentre anche i territori africani a sud del Sahara sembrano non essere piu' il suo habitat ideale.
Condizioni difficili che hanno portato la Iunc (unione mondiale per la Conservazione della natura) a inserire questa specie nella sua Lista rossa alla categoria "vulnerabile". Un ulteriore campanello di allarme che si affianca all'impegno del Wwf indirizzato alla sopravvivenza del leone anche attraverso il sostegno alle popolazioni indigene. Queste comunita' basano la loro vita sulle risorse naturali. "Sostenere il loro modello produttivo ha quindi come conseguenza diretta la salvaguardia del leone stesso". In questo senso il Wwf e' impegnato in numerosi progetti avviati in diverse regioni africane al fine di tutelare la biodiversita' del continente. "Coinvolgere gli abitanti del luogo con progetti legati all'ecoturismo, favorire la loro educazione ambientale e attivare una sensibilita' verso la salvaguardia della specie e la lotta al bracconaggio, divengono oggi piu' che mai strumenti preziosi per contrastare il diffondersi di questa vera e propria epidemia".
Contestualmente sono stati avviati progetti scientifici per il monitoraggio dei leoni da parte di biologi e ricercatori che hanno messo collari identificativi e dato nomi agli animali. In questo modo, spiega ancora il Wwf, saranno seguiti i loro spostamenti, studiate le abitudini e intercettati i bisogni. Il Laikipia predator project, ad esempio, analizza proprio la conservazione di quegli animali che entrano in conflitto con le comunita' umane. "La convivenza tra uomini e leoni e' possibile: puo' essere garantita solo con l'impegno di tutti".
(Val/ Dire)
domenica, febbraio 25, 2007
GRECIA: ANCHE IL TIPICO ASINELLO COMINCIA A SPARIRE
ATENE, 24 febbraio 2007 - Non è ancora stato classificato come specie in via di estinzione, ma anche il tipico asinello greco, quello immortalato su milioni di cartoline che hanno fatto per anni il giro del mondo, sta cominciando a sparire. A lanciare il grido d'allarme è stato oggi, dalle pagine del diffuso quotidiano 'Ethnos' (Nazione), Iorgos Arsenos, docente di veterinaria che da anni si occupa di questa specie, secondo il quale nel 1955 in Grecia c'era oltre mezzo milione di somarelli (per la precisione 508.000), ridottisi in 40 anni a poco più di 95.000 (censimento del 1995) ed l'anno scorso rimasti soltanto in 18.173. "Gli asini fanno parte della nostra tradizione culturale - ha detto Arsenos ad 'Ethnos' - però i trattori e gli altri mezzi agricoli li hanno sostituiti nei lavori dei campi e, di conseguenza, anche dal panorama greco". L'asino, secondo il professore, "non si addice più alla cultura del greco moderno ma questo è un grande sbaglio che porterà alla sua estinzione". Sempre stando al docente, i quadrupedi che non completano in Grecia il loro normale ciclo vitale vengono esportati in Italia e in Svizzera, dove la loro carne viene venduta a caro prezzo per la preparazione di paté e di salumi. Anche oggi c'é chi considera il filetto d'asino un pasto eccellente mentre, per gli antichi greci, i suoi organi genitali avevano poteri afrodisiaci.
Nelle campagne è ancora diffusa l'opinione che il latte d'asina sia per i bambini un perfetto sostituto del latte materno, però il suo consumo continua a diminuire per motivi di sicurezza igienica. Usati come animali da soma soprattutto nelle campagne e sulle montagne della Grecia - dall'antichità sino alla fine degli Anni '40 durante il secondo conflitto mondiale e la guerra civile che insanguino' il Paese - in tempi più recenti gli asini sono stati spesso utilizzati come involontari contrabbandieri di stupefacenti.
L'ultima volta che salirono alla ribalta delle cronache fu nel marzo 1998 quando una carovana di 11 asini, ognuno carico con circa 200 kg di hashish, venne intercettata da agenti di confine greci alla frontiera con l'Albania nella zona di Kastoria (Macedonia occidentale). I somarelli furono bloccati ma i mulattieri albanesi riuscirono a fuggire lasciando nelle mani delle autorità greche due tonnellate e 170 chili di droga, la più grande quantità sino ad allora sequestrata in Grecia. "L'asino - conclude Arsenos - è collegato in modo inscindibile alla tradizione greca e dobbiamo proteggerlo. Si potrebbe creare una banca di materiale genetico anche se far questo è molto difficile".
ANSA
Più diritti per i visoni
di Giovanna Dall'Ongaro
Un dosato entusiasmo. È questo lo stato d'animo con cui le associazioni animaliste hanno accolto l'approvazione al Senato di un emendamento a tutela degli animali da pelliccia. Non ci sono infatti i presupposti, per ora, per cantare una definitiva vittoria o programmare indisturbati riposi sugli allori. Il testo di modifica proposto dalla senatrice Loredana de Petris dei Verdi e inserito in un decreto legge che passerà adesso all'esame della Camera, reintroduce l'obbligo di adeguamento entro il 2008, degli allevamenti di animali da pelliccia agli standard già fissati dal decreto legislativo n. 146 del 2001. In quella legge erano previste, in ottemperanza alla direttiva comunitaria, una serie di misure che avrebbero dovuto migliorare, anche se di poco, la qualità di vita dei visoni in gabbia, tra cui innanzitutto l'obbligo di allevare gli animali in recinti a terra, e poi l'aumento della superficie a disposizione, l'introduzione di rami, oggetti manipolabili e almeno una tana per ciascun esemplare. Tutto ciò sarebbe dovuto accadere appunto entro il 2008.
Dalla sua entrata in vigore, la normativa aveva però subito significativi cambiamenti: da una proroga dei termini al 2013, prevista da una legge del 2004, si era poi passati, con il cosiddetto “Decreto Milleproproghe” del governo Berlusconi (n. 51 del 2006), all'eliminazione di tutti i comfort introdotti. Senza l'attuale emendamento de Petris, insomma, i 300mila visoni allevati in Italia avrebbero avuto una vita molto più dura di quella prospettata dalla legge di sei anni fa. “Il decreto di oggi non fa altro che ripristinare quanto sarebbe già dovuto entrare in vigore da tempo”, spiega Daniela Britti di Animalisti Italiani. Non introdurrà alcun significativo miglioramento nella vita degli animali, ma addolcirà lievemente le loro condizioni di prigionia. La nostra speranza è che la maggior parte degli allevamenti si dichiari incapace di adeguarsi alle nuove richieste e sia perciò costretta a chiudere”.
Ma le pellicce con cui si rifiniscono colli, polsini e stivali, non sempre hanno una chiara provenienza. Mancando l'obbligo di etichettare i capi d'abbigliamento, è difficile risalire all'esemplare da cui è stato ricavato il pelo. E il sospetto che nel nostro paese esistano in commercio pellicce di cani e di gatti si è più volte tramutato in certezza, come Galileo ha denunciato (Prêt a porter da cani). Nonostante infatti la legge 189 del 2004 sul maltrattamento, che ha sancito il passaggio degli animali da “cose” a soggetti di diritti (Il maltrattamento è reato), stabilisca non solo il divieto di utilizzare gli animali domestici per ricavarne delle pellicce, ma anche di importare le pelli dall'estero, i controlli doganali spesso non riescono a distinguere con esattezza il pelo di un gatto, da quello per esempio di un leopardino del bengala, che invece è importabile.
Non solo i cani e i gatti, ma anche le foche, rientrano tra le specie tutelate giuridicamente. Anche se l'Italia, impegnatasi per ora solo con atti politici, seppur rilevanti (L'Italia bandisce l'import), è ancora in attesa di recepire la direttiva europea 83/129 che vieta l'importazione di pelli di cuccioli di questi animali, massacrati ogni anno in un numero molto superiore alle quote consentite (Censimenti da rifare). Dalla direttiva europea però sono escluse le otarie. “Ci impegneremo a far leva sul governo perché la nostra normativa di recepimento contempli anche questa specie, insieme ad altre ugualmente degne di tutela”, conclude Britti.
venerdì, febbraio 23, 2007
Rubbia, torno in Italia per la sfida del sole
''Ho buttato la spugna un anno e mezzo fa, ora torno con lo spirito giusto''. Una stretta di mano, oltre 90 minuti a colloquio con il ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, e l'Italia riapre le porte al premio Nobel Carlo Rubbia, nominato consigliere del Ministero dell'Ambiente per le energie rinnovabili. Il divorzio dall'Italia, nell'estate del '95, dopo l'esperienza alla guida dell'Enea (''impossibile continuare''). Poi la Spagna. Qui il successo per la tecnologia messa a punto dal ''nostro'' Nobel per catturare i raggi del sole ha preso la mano e si è sparsa a macchia d'olio. Ora il professor Rubbia si dice pronto ad accettare la scommessa lanciata dal ministro Pecoraro Scanio: la sfida del sole per la leadership made in Italy nel settore. ''C'è sempre un aspetto calcistico in queste sfide, cioè arrivare primi ma - ha detto Rubbia - è importante partecipare ad ambizioni corrette. I problemi sono grandi, seri. Abbiamo assistito allo shock petrolifero e questo è solo l'inizio. Cosa farebbero i 10 miliardi di abitanti del Pianeta se non avessero un'energia disponibile a basso costo? Sarebbe la fine della civilizzazione umana''. ''Abbiamo bisogno di preparare per il futuro. E questo dell'energia - ha proseguito - è un problema di prim'ordine, senza energia non ci sarebbe niente''. E sul suo ritorno a casa: ''Non ne faccio una questione di radici''.
''Credo che la cosa più importante in questo campo è che ciascun Paese innanzi tutto cerchi di collaborare con gli altri. Non si tratta di fare una competizione tra Paesi ma di vincere una battaglia sulle energie rinnovabili. Una battaglia planetaria che deve essere continuata in modo coerente tra tutti i Paesi''. Rubbia ha ricordato che un miliardo e mezzo di persone nel mondo è senza corrente elettrica. ''Cercare di portare il contributo da parte di tecnologie semplici ma innovative può permettere a questa gente di creare posti di lavoro nel loro Paese'', ha detto. Una sfida che sta a cuore al ministro dell'Ambiente, che ha mostrato da subito la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto: "Sono contento che una personalità di grande prestigio e capacità internazionale come il professor Rubbia abbia accettato di dare un contributo al lavoro del ministero per rilanciare le nuove tecnologie nel settore delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Tutti si lamentavano che avevamo perso il professore Rubbia. Oggi lo abbiamo finalmente riportato in Italia. Questo - ha evidenziato il ministro - è un passaggio importante per quella che viene chiamata la grande sfida per riportare in Italia i grandi cervelli, costretti a emigrare da classi dirigenti poco lungimiranti".
''Nella settimana del secondo anniversario del protocollo di Kyoto - ha detto Pecoraro Scanio ricevendo da Rubbia un carica cellulare a energia solare - la buona notizia è il ritorno di Rubbia a collaborare con il governo italiano come maxiesperto. Vogliamo puntare decisamente sull'energia solare. Bisogna ripulire l'ambiente, salvare il clima del mondo ma soprattutto dare all'Italia energia pulita, rinnovabile e disponibile''. Fondamentale, secondo Pecoraro, il ruolo dell'imprenditoria. ''Faremo un incontro a marzo dopo che il professore ci avrà consegnato la sua proposta'', ha annunciato Pecoraro Scanio. ''Ci sarà un certo numero di scelte che abbiamo già in pectore'', ha quindi anticipato Rubbia sottolineando la necessità di ''discutere con gli industriali perchè siano disposti a investire''. Da dove si parte? ''Per questo primo passo non c'è bisogno di parlare di tecnologie, di scienza. Io le considero acquisite. Quello che non vedo acquisito in Italia - ha detto Rubbia - è il passaggio dal prototipo all'impianto industriale. È già successo nel passato. Nel caso dell'eolico, per esempio, l'Italia non ha creato un'industria. Lo compriamo dalla Danimarca, dalla Germania e, allora, tanto vale andare a comprare il petrolio dagli arabi. Quindi il problema - ha proseguito lo scienziato italiano - è mettere le condizioni perchè ci sia una capacità nazionale di creare posti di lavoro. Questo è lo scopo e dovrà avvenire in tempi rapidi''. ''Bisogna spiegare agli industriali che ci sono dei soldi dietro al processo dello sviluppo delle energie rinnovabili e questi soldi vanno valorizzati su un piano globale. Non va dimenticato - ha sottolineato Rubbia in chiusura - che l'Italia è un Paese che ha una grande risorsa nel sole che noi dobbiamo poter utilizzare e quindi è giusto sviluppare una tecnologia di avanguardia''.
Gli scimpanzè in grado di realizzare armi
NEW YORK - Alcuni scimpanzè si procurano il cibo servendosi di strumenti da caccia che sembrano lance rudimentali. Ma sarebbero solo le femmine a farne uso a partire da rami d'albero e appuntite con i denti. I ricercatori Jill Pruetz e Paco Bertolani dell'università dell'Iowa hanno osservato gli scimpanzè che vivono nella savana del Senegal sud-orientale. Un habitat inusuale per questo genere di scimmie, che sembravano per questo aver escogitato nuove strategie per procurarsi il cibo come, appunto, servirsi di armi.
UTENSILE - Lo studio, pubblicati sulla rivista scientifica «Current Biology», mostra che le lance vengono utilizzate per agitarle nelle tane dei galago, un piccolo animale dell'ordine dei primati, nella speranza di infilzarne qualcuno. «Non si può dire sia una tecnica di caccia efficace», ha dichiarato Pruetz, «ma è un modo innovativo di adattarsi a un ambiente ostile. Gli scimpanzè devono scendere dagli alberi per raccogliere il cibo e ripararsi nelle caverne durante la stagione calda. Come riteniamo facessero i primi ominidi, che vissero circa 6 milioni di anni fa». Prima d'ora, studi analoghi avevano dimostrato che alcuni tipi di scimmie - tra cui scimpanzè, gorilla e orangutang - si servono di utensili per rompere noci e per catturare le termiti di cui si nutrono. Ma l'uso di uno strumento tanto «evoluto» per cacciare non era mai stato osservato prima d'ora.
giovedì, febbraio 22, 2007
RANDAGISMO IN SERBIA: UN PRIMO PASSO
In questi giorni si è chiusa la nostra petizione online rivolta al Governo della Serbia a cui si chiedono provvedimenti urgenti per porre fine alla brutale e immorale uccisione degli animali randagi e l’inizio di una collaborazione con le organizzazioni per la protezione degli animali che hanno competenza nel pianificare e sviluppare programmi per la tutela dei randagi.
In poche settimane vi è stata una grande partecipazione, oltre 10.000 persone da tutto il mondo hanno voluto esprimere la propria solidarietà e sostegno agli animali in Serbia. A queste firme se ne aggiungeranno altrettante raccolte dall’associazione EPAR tramite tavoli informativi e la collaborazione di una rete di volontari che si è attivata attraverso tutta la Serbia: Subotica, Niš, Svilajnac sono solo alcuni dei nomi delle città in cui sono state commesse infinite atrocità verso gli animali, ma sono anche città che vogliono reagire, difendere gli animali e hanno voluto fornire quanto più sostegno possibile alla petizione internazionale promossa dall’OIPA.
Nelle foto, solo alcuni dei volti degli animali presenti presso il rifugio costruito con la collaborazione di OIPA. Questi animali sono stati salvati da una morte certa e atroce, ora la nostra determinazione è volta a dare a voce alle migliaia di innocenti che ogni singolo giorno da un capo all’altro della Serbia sono vittime di crudeltà e soppressioni basate su ingiustificati motivi nonostante la legge e il codice penale prevedano sanzioni severe verso chiunque commetta tali abusi. Nella sola Belgrado si stima che ogni anno siano circa 7.000 - 8.000 i cani e i gatti randagi soppressi in modo disumano tramite iniezione di T-61 nel cuore o nel polmone la quale provoca una morte lenta ed atroce per soffocamento.
Nel mese di Gennaio, al fine di coordinare al meglio il lavoro delle varie associazioni protezioniste serbe che condividono gli stessi ideali e una stretta politica no Kill, è nata col Patrocinio morale di OIPA una nuova e importante realtà: “Alliance for Serbian Animals”.
A poche settimane dalla nascita, l’Alleanza conta numerose partecipazioni attraverso tutta la Serbia, comprese le leghe membro OIPA nel Paese e gode di un forte sostegno internazionale: Welfare for Animals Global – New York, Best Friends Animal Society, Animal Friends Croatia, Associação ANIMAL in Portogallo, Society for the Protection of Animal Rights in Egitto, Operation Toby in Australia, North-Kent Animal Welfare e Quaker Concern For Animals nel Regno Unito, Bite Back in Belgio, sono solo alcuni dei nomi di associazioni di tutto il mondo che stanno sostenendo l’iniziativa.
Nel corso dei mesi le varie associazioni serbe hanno raccolto documentazione video e fotografica che prova e ampiamente documenta violazioni reiterate e su larga scala dell’Art. 269 del Codice Penale, ora con tutti i mezzi legali l’Alleanza, da dentro il Paese svilupperà un’azione congiunta e coordinata per chiedere al Governo la cessazione dello sterminio dei randagi, l’introduzione di leggi, sanzioni verso chiunque commetta abusi e a tal fine hanno già presentato denunce, esposti e segnalato alle autorità numerosi casi di maltrattamento di cui sono venuti a conoscenza. Le associazioni serbe aderenti cercheranno tutte unite di strappare alla morte quanti più animali possibili continuando a vegliare e monitorare costantemente la situazione nel Paese.
Slavica Mazak Beslic, Presidente dell’Associazione Friend –EPAR, manda il suo più sentito ringraziamento, tutto il suo affetto, a tutte le persone che in questi mesi hanno sostenuto gli animali in Serbia e reso possibile questo primo importante passo in avanti in quanto fino a poco tempo fa era sola nel prendersi cura degli animali e senza sostegno internazionale nell’affrontare quotidiani soprusi. Grazie a una proficua collaborazione tra OIPA ed EPAR ha avuto inizio quella che ora è una campagna mondiale in difesa degli animali in Serbia.
Per i randagi ora c’è una possibilità in più di vita: grazie ai nuovi recinti che possono ospitare fino 300 cani, l’associazione può salvare ulteriori animali e ospitarli nell’attesa di trovare buone famiglie adottive inoltre la petizione è stata una fonte di incoraggiamento, il sostengo globale ha dato loro una nuova speranza facendoli sentire meno soli e dimenticati agli occhi del mondo. Anche una singola firma può fare la differenza per il futuro degli animali, può segnare il confine tra la vita e la morte.
Dalla Serbia, Slavica manda un ringraziamento speciale al Presidente OIPA Internazionale, Massimo Pradella che nel mese di Gennaio ha accolto l’associazione tra le leghe membro OIPA e al Presidente di OIPA Italia, Massimo Comparotto per aver fornito immenso sostegno, comprensione e partecipato alla costruzione del rifugio NO KILL.
Il silenzio è il peggior nemico degli animali, quando regna col suo manto copre ogni abuso inimmaginabile, ora gli animali in Serbia hanno una voce, unita e compatta che agisce per dar voce agli innocenti.
OIPA International Campaigns Director
Prada svolta antipellicce, si pente
Gli attivisti appena ieri erano saliti sulla passerella e avevano srotolato uno striscione anti-pellicce. Poi, all'improvviso, un cambio di strategia. Dovuto al fatto che la collezione autunno-inverno della casa di moda presenta una novita': diversamente dagli ultimi anni non e' stata utilizzata neanche una pelliccia e la stessa Miuccia Prada ha affermato di essere "annoiata" dalle pellicce: "I capi dell'attuale collezione- spiega l'associazione in un comunicato- sono stati arricchiti con 'pellicce' ottenute senza crudelta', diversamente dagli anni passati in cui aveva dominato l'utilizzo dei manti di volpe".
"Siamo veramente euforici che Miuccia Prada abbia finalmente detto cio' che molti sanno gia' essere una verita'- afferma Poorva Joshipura, direttore di Peta Europe- concepire modelli con le pellicce oltre ad essere superato e banale e' completamente crudele. La nuova collezione di 'classici senza crudelta' di Prada e' l'inizio della fine per l'alta moda di morte".
(Com/Dac/ Dire)
mercoledì, febbraio 21, 2007
Una tinozza d’acqua per digerire
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Questo esemplare di pitone indiano (Python molurus), che vive nella foresta tropicale del sud continente asiatico, forse si vuole fare un “goccetto” per mandare giù la sua ultima preda. Gran parte del tempo, infatti, questo animale - uno dei serpenti più grandi del mondo 7,6 metri di lunghezza e i 137 kg di peso - lo impiega a digerire. Possono servire anche 20 giorni, dipende dalle dimensioni del “pasto”. Roditori, rettili e anfibi, non hanno scampo se non riesce a “afferrarli” con i suoi denti aguzzi, avvolge la preda fino a soffocarla.
E l'acqua sembra piacergli proprio, è un ottimo nuotatore, capace di stare in apnea anche per 30 minuti, se necessario.

www.focus.it
Vietata caccia a leoni allevati e poi lasciati liberi
Il ministro dell'Ambiente, Marthinus van Schalkwyk, ha annunciato che la legge vieta tutte le forme di caccia "programmata", cui sono destinati leoni allevati in recinti e poi vengono liberati per farne preda di cacciatori. Gli animali non potranno essere cacciati prima di aver trascorso due anni in libertà. "Il Sudafrica è considerato da tempo leader mondiale sulle questioni di tutela ambientale - ha detto - non possiamo consentire che i nostri obiettivi vengano messi a rischio da rozze pratiche di caccia programmata". Il ministro ha aggiunto che la legge vieterà inoltre la caccia dalle autovetture e l'uccisione di grandi predatori e di animali dalla pelle spessa, come i rinoceronti, con arco e frecce. La nuova norma entrerà in vigore il prossimo 1 giugno.
Il Sudafrica è rinomato per essere la casa dei 'Big Five': leone, leopardo, rinoceronte, elefante e bufalo. Il Parco nazionale Kruger attira ogni anno centinaia di visitatori. Nel paese ci sono circa altre 9.000 riserve pubblice o fattorie private che richiamano sempre numerosi turisti. Tuttavia, il paese è diventato anche una delle mete preferite da facoltosi turisti della caccia, disposti a pagare anche grandi cifre pur di riportare a casa un trofeo. Stando ai dati raccolti dalla rete di monitoraggio 'Traffic', nel 2004 sono stati cacciati 190 leoni dai turisti stranieri, per un valore di 3,3 milioni di dollari (2,8 milioni di euro).
La caccia fa parte integrante della vita sudafricana, lo stesso ministro Van Schalkwyk è un appassionato cacciatore, ma la commissione creata dal governo per rivedere le norme che regolano tale attività ha denunciato gravi casi di abuso.
(Ap)Sim
martedì, febbraio 20, 2007
LONTRA IN RIPRESA, SCOPERTO NUOVO NUCLEO IN MOLISE
Risultati di una ricerca universitaria
19 febbraio 2007 - Recenti censimenti hanno identificato un nuovo nucleo di lontre nei fiumi del Molise, con segnali di progressiva, lenta ricolonizzazione verso l'Abruzzo. Si tratta della popolazione piu' settentrionale d'Italia. La scoperta e' stata fatta dai ricercatori dell'Universita' del Molise (Dipartimento Scienze e Tecnologie per l'Ambiente e il Territorio) diretti dall'esperta, Anna Loy.
'La lontra - ha detto - e' uno dei mammiferi piu' minacciati in Italia, le popolazioni dell'Italia centrale sono scomparse ed e' rimasto un nucleo vitale in Campania e Basilicata, ma gli ultimi censimenti danno segnali confortanti, di un miglioramento rispetto alla situazione disastrosa degli anni 80'.
L'esame di oltre 120 siti su scala regionale ha confermato la presenza della lontra in 22 siti nei bacini del Volturno e del Biferno e in un unico sito sul fiume Sangro. Il 'cuore' della distribuzione attuale della lontra e' rappresentato dalla Basilicata e dalla Campania, nel Parco Nazionale del Pollino e in quello del Cilento e Vallo di Diano (fiumi Ofanto, Bradano, Basento, Agri, Sinni).
'La loro densita' - dice Anna Loy - varia molto a seconda della densita' delle risorse alimentari, la lontra e' carnivora e si nutre soprattutto di pesci ma anche di anfibi. Attraverso la genetica non invasiva e' stata fatta una stima nei fiumi del Parco Nazionale Pollino e attraverso questi studi si stima una popolazione complessiva in Italia di circa 300 individui'.
Le lontre sono animali strettamente dipendenti dagli ambienti acquatici, e dunque sono minacciati dall'inquinamento delle acque, dalla distruzione degli ambienti ripariali, dalla scarsita' di pesci da predare. In aumento anche l'incidenza della mortalita' in incidenti stradali, molte strade corrono nei fondovalle e le lontre, che hanno bisogno di ampi spazi, spesso finiscono investite dalle auto. 'Sono animali difficili da scovare e vedere, il lavoro dei ricercatori si basa sul censimento delle tracce e sulla presenza di escrementi, detti spraint per il loro odore inconfondibile. Anche in Europa la lontra e' in leggera ripresa, era stata classificata come specie vulnerabile dalla IUCN mentre oggi e' stata declassata ad una categoria di minaccia inferiore (Near Threatened, cioe' vicina alla minaccia) grazie a progressive colonizzazioni soprattutto nell'area del Centro Europa. Un segnale di salvezza per la lontra - conclude la Loy - puo' arrivare dalla Direttiva Europea Acque, che impone agli stati membri la conservazione di un buon livello nella qualita' delle acque'. Un progetto di rilascio sperimentale di un piccolo nucleo di lontre nel bacino dell'Aterno/Pescara, in Abruzzo, da parte del Corpo Forestale dello Stato, seguite con il sistema della radiotelemetria, ha rilevato la buona adattabilita' a questi ambienti, che sono potenzialmente ricolonizzabili, ma anche l'esigenza di avere a disposizione un ampio reticolo fluviale.
(ANSA)
lunedì, febbraio 19, 2007
AUSTRALIA: A RISCHIO DI ESTINZIONE IL DIAVOLO DELLA TASMANIA
Una forma di tumore facciale ne ha uccisi 150mila in dieci anni.
19 febbraio 2007 - Rischia l'estinzione il diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii), il piccolo marsupiale carnivoro ispiratore di Taz, uno tra più famosi personaggi dei Looney Tunes, i cartoni animati della Warner Bros. Come scrive oggi l'International Herald Tribune, negli ultimi dieci anni una forma di tumore facciale ha praticamente decimato questa specie animale, che vive solo nell'isola australiana della Tasmania: nel 1996 c'erano circa 200mila esemplari, ora ne sono rimasti tra i 50 e i 60mila.
Gli animali colpiti da questa malattia sviluppano tumori nelle loro teste e in bocca, e non riescono più a mangiare. La maggior parte muore di fame nel giro di pochi mesi. I due terzi circa dei diavoli ancora in vita soffrirebbero già di questo male, e gli scienziati stanno cercando di salvare il rimanente terzo.
I ricercatori che studiano questo fenomeno sospettano che le cellule tumorali siano trasmesse da un animale all'altro attraverso i morsi, durante la stagione dell'accoppiamento. Ma su questa malattia si conosce al momento molto poco, e nessun'altra specie animale sembra che ne sia stata colpita.
Mentre si cerca disperatamente un rimedio, 47 diavoli sani sono stati trasferiti in parchi naturalistici in Australia per prevenire la loro totale estinzione.
(Apcom)
La Pecora Nera













