La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

mercoledì, gennaio 31, 2007

EMILIA ROMAGNA: CRUDELTA' SU MUCCHE, INTERROGAZIONE BIPARTISAN
Dopo la denuncia foto-video della Lav

31 gennaio 07 - Interrogazione regionale bipartisan (primo firmatario l'ecologista Gianluca Borghi), per l'applicazione del regolemento europeo che, entrato in vigore il 5 gennaio scorso, vieta il trasporto di animali feriti, dopo il filmato diffuso dalla Lav che denunciava crudelta' sulle mucche non piu' utili alla produzione di latte. L'interrogazione e' firmata anche da Roberto Corradi (Lega nord), Daniela Guerra (Verdi), Leonardo Masella (Prc), Ugo Mazza (Ds), Paolo Nanni (Idv) e Antonio Nervegna (Fi).
Il regolamento Ue tutela il benessere degli animali durante il trasporto e intende evitare sofferenze inutili ad animali che non sono in grado di salire su un mezzo di trasporto, riferendosi in particolar modo alle mucche allevate per la produzione del latte.
Nell'interorgazione si rileva che ogni attivita' rivolta a provocare sofferenze agli animali e' considerata un maltrattamento dal codice penale ed e' punita anche con il carcere. E si ricorda sia una nota del Ministero della Salute (1/08/2006) con il divieto di trasportare al macello mucche non piu' in grado di deambulare, che il decreto legislativo 333/1998: 'gli animali feriti o malati devono essere macellati o abbattuti sul posto, il veterinario ufficiale puo' tuttavia autorizzare il loro trasporto per la macellazione o l'abbattimento purche' cio' non comporti ulteriori sofferenze'.
Alla Giunta i firmatari dell'interrogazione chiedono uno piano regionale di controlli, con i veterinari di sanita' pubblica, per accertare l'applicazione di queste norme citate; e vogliono sapere se ai veterinari siano state fornite chiare e precise indicazioni per indirizzare gli allevatori a evitare pratiche non consentite. E chiedono se i fondi dei Piani di sviluppo rurale siano andati ad allevamenti che non rispettano il benessere degli animali, chiedendo in quel caso di revocarli.

(ANSA)

postato da camozzi 11:31 | commenti | ambiente e comportamento, maltrattamenti atti crudeli

martedì, gennaio 30, 2007

L'ennesimo incidente in una gara a Buti, in provincia di Pisa

La Lav: un altro cavallo morto in un palio

Denuncia per maltrattamenti e per individuare i responsabili: «Serve un'iniziativa legislativa che tuteli gli animali in corsa»

PISA - Dopo l'ennesimo incidente mortale di un cavallo durante un palio la Lav ha annunciato una denuncia per maltrattamenti e ha sollecitato anche un' iniziativa legislativa al sottosegretario alla Salute Patta. La Lav chiede in sostanza che si identifichino i responsabili della morte del cavallo Guffanti della Pievania e del ferimento di Board Themes (della contrada San Nicolao), avvenuti durante il recente Palio di Buti, in provincia di Pisa. La Lav ha chiesto anche di accertare le eventuali omissioni da parte di Sindaco e Servizi Veterinari della Asl, deputati per legge al controllo del rispetto delle norme di protezione e di benessere degli animali.

IL PRECEDENTE - Questo episodio segue un analogo incidente, avvenuto sempre a Buti durante la corsa del 2004, che causò anche in quell’occasione la morte di un cavallo e il ferimento di un altro. Ancora una volta, quindi, un Palio funestato dalla morte. Anche quest’anno, infatti, la Lav attraverso la sua sede di Pontedera (Pisa), aveva rivolto numerosi appelli al Sindaco e agli organizzatori, segnalando come il tracciato della corsa fosse inadatto a una gara di velocità, a causa delle curve troppo strette e del fondo costituito da uno strato di terra troppo sottile.

30 gennaio 2007

DOMANI STOP A DOPPIETTE; WWF, NATURA MASSACRATA
Bilancio dell'ennesima stagione venatoria e le richieste per cambiare.

30 gennaio 2007 - Regioni fuorilegge, specie protette nel mirino dei cacciatori, ancora allarme bracconaggio. Alla vigilia del 31 gennaio, quando le doppiette verranno rimesse nella custodia, il Wwf scatta la prima fotografia dell'Italia e della stagione venatoria 2006-2007 nel suo dossier dal titolo 'Radiografia di un Paese contro natura e fuori dall'Europa'. Il quadro, presentato presso il Centro di recupero animali selvatici della Maremma di Semproniano (Grosseto), e' un bollettino di guerra, dove questa volta e' la natura che si ritrova a contare i suoi morti e feriti.
Si spara da bunker interrati, si seminano trappole, lacci, reti, si ingannano uccelli di pochi grammi con richiami vivi o elettromagnetici vietati dalla legge e che fanno recapitare migliaia di animali feriti o uccisi ai Centri di recupero. E il bilancio del bracconaggio ancora una volta e' in nero. Il fenomeno, ricorda il Wwf, sta portando sull'orlo dell'estinzione almeno dieci specie protette: orso bruno marsicano, grifone, falco pecchiaiolo e altri uccelli migratori, istrice, lontra, lince, lupo, gallina prataiola e persino il dattero di mare.
Secondo il dossier sono ben 13 le Regioni che abusano del meccanismo delle deroghe per uccidere specie protette come peppole e fringuelli e allungano i periodi di caccia previsti dalla legge nazionale. Tre quelle che si aggiudicano la maglia nera per aver emanato leggi sulla caccia, piani faunistici venatori e attuazione della direttiva Uccelli dell'Unione europea, in contrasto con le norme comunitarie: Liguria, Veneto e Toscana.
Nelle aree piu' calde della battaglia contro l'illegalita', come le valli bresciane, lo stretto di Messina, Ischia, il delta del Po, le lagune pugliesi, e' ancora necessario lo sforzo di centinaia di guardie volontarie venatorie per contrastare il bracconaggio. Tutto questo, denuncia il Wwf, dopo il tentativo fallito in Parlamento di adeguarsi alle regole della Ue con un decreto che imponeva il divieto di sparare nelle aree dei Siti di importanza comunitaria (Sic) e delle Zone di protezione speciale (Zps), tutelati da norme Ue.
'E' urgente invertire la rotta di un Paese dove la quasi totale maggioranza degli italiani e' persino contraria a qualsiasi attivita' venatoria e ricondurre questa attivita' a semplice esercizio ricreativo riducendo il suo forte impatto, insieme al bracconaggio, sulla fauna', ha detto Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia. Gli ambientalisti ricordano anche il paradosso della legge italiana, che prevede che il diritto di chi imbraccia il fucile, meno dell'1% della popolazione, prevalga sugli altri cittadini quando si tratta di entrare in terreni privati. E' quanto prevede un articolo del Codice civile, che nega cosi' la proprieta' privata.
'Questo e' forse il momento piu' favorevole per agire e lasciarsi alle spalle le polemiche strumentali e inutili e convergere finalmente tutti su un obiettivo comune - afferma Pratesi - che e' quello di proteggere il nostro patrimonio comune di biodiversita', attraverso la rigida regolamentazione dell'attivita' venatoria e un appoggio forte con strumenti e mezzi alla lotta al bracconaggio. Il percorso e' semplice: si tratta solo di una questione di buona volonta''. Queste le richieste del Wwf: alle Regioni di rispettare le leggi europee; al Parlamento e al governo di approvare rapidamente le norme che applicano la direttiva Habitat e appoggiare la pdl di modifica dell'articolo del Codice Civile che vieterebbe di cacciare nei terreni privati anche se non recintati.

(ANSA)

lunedì, gennaio 29, 2007

 Un bacio per dimenticare

23 gennaio 2007 - Un bacio aiuta a fare pace. Per gli esseri umani, si sa, quest’affermazione è valida. Ma per gli uccelli? Ebbene, per la prima volta si è visto che le cornacchie intrecciano i loro becchi dopo ogni litigio, come se con quel gesto volessero lasciarsi la cosa alle spalle. Secondo gli etologi, questo comportamento contribuirebbe a mantenere l’equilibrio all’interno del gruppo. Inoltre, si tratta di gesti che si sapevano già essere presenti in alcune specie di primati, i quali dopo una qualsiasi contesa cercano conforto attraverso il contatto con un altro esemplare del proprio gruppo.
Si pensa che questo atteggiamento aiuti a ridurre lo stress causato da un conflitto scoppiato in seno al proprio branco, cosa ancora più importante in quegli animali – come appunto le cornacchie – che hanno un alto grado di stabilità sociale. Questi uccelli, infatti, tornano ogni anno allo stesso nido e vivono in gruppi duraturi dove la monogamia è frequente. Tutti motivi che suggeriscono al singolo esemplare la necessità di mediare tra le proprie necessità e quelle del gruppo.
Talvolta insomma, per il bene comune, è preferibile cancellare gli attriti con un colpo di spugna. Anzi, di becco.

Foto: © Chris Bird

www.focus.it

BELLI I CORMORANI? IN PERICOLO IN SARDEGNA

Associazioni contro la caccia in deroga

29 gennaio 2007 - Porta la firma di diverse associazioni e rappresentanti del mondo ambientalista un 'invito formale' inoltrato alla Regione perche' non autorizzi la caccia in deroga ai cormorani negli stagni dell'oristanese, responsabili, secondo i pescatori, di una drastica riduzione di pesce soprattutto a Cabras e Marceddi'.
La richiesta e' stata indirizzata al governatore Renato Soru e all'assessore della Difesa dell'Ambiente Cicito Morittu - e per conoscenza anche alla magistratura, alla commissione europea e al ministro dell'Ambiente - da parte degli ecologisti del Gruppo Ornitologico Sardo, Amici della Terra, Lega per l'abolizione della Caccia, WWF, Gruppo d'Intervento Giuridico, e dai rappresentanti ambientalisti nel Comitato faunistico provinciale e regionale. I firmatari richiamano la revoca all'autorizzazione alla caccia ai cormorani ottenuta nel febbraio 2006 dopo un ricorso degli ambientalisti e successivi accertamenti della commissione Ue in base ai quali era emersa l'inefficacia dell'abbattimento rispetto all'obiettivo di ripopolare gli stagni di pesce.
'L'eventuale danno alla pesca provocato dal cormorano - ribadiscono i contrari alla caccia - non e' mai stato comprovato. Nel frattempo si sono decise uccisioni e risarcimenti senza alcuna prova del danno subito'. Secondo il Gruppo ornitologico sardo, gli abbattimenti dell'ultimo decennio nelle zone umide dell'oristanese hanno provocato 'l'estinzione dell'unica colonia nidificante di questa specie, da sempre presente nella falesia di Cuglieri'.

(ANSA)

domenica, gennaio 28, 2007

alertEstinzione globale 2

26-01-2007 - Proprio due giorni fa, lo scienziato della NASA James E. Hansen, parlando in video-conferenza via satellite con il 14timo Operation Sierra Storm meeting alla Mammoth Mountain Ski Area di Mammoth Lakes, Calif., sugli effetti del riscaldamento globale, aveva annunciato che, a dispetto degli sforzi internazionali annunciati per i prossimi 10 anni, le specie di queste pianeta, già in estinzione, sono destinate a scomparire entro la fine del secolo.

Hansen, che dal dicembre del 2005, dopo un suo intervento in cui invitatava a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, è preso di mira dalla Casa Bianca, ha detto di non parlare per la NASA, e ha predetto che se le emissioni di gas continueranno a questo ritmo, i riscaldamento globale salirà fino a 3°C, eliminando metà delle specie viventi di questo pianeta.

Inoltre, lo scioglimento delle calotte polari e il susseguente innalzamento degli oceani provocherà l'inondazione della Florida, granparte della Louisiana, e anche della costa est. E anche che è impossibile dire con precisione quando questo avverrà (ma avverrà).

Ha continuato dicendo che i segni del riscaldamento globale stanno apparendo drammaticamente in Groenlandia, dove il ghiaccio si scioglie ad una velocità molto superiore a quella di 5 anni fà. Mentre i livelli degli oceani si stanno innalzando di 3.5 millimetri all'anno. E ancora: “L'ammontare dei gas serra nell'atmosfera è oggi attribuile completamente all'intrvento umano. Una nuova era glaciale significheràl'estinzione dell'umanità”.

Uomo avvisato mezzo salvato.

http://www.ecplanet.com/

sabato, gennaio 27, 2007

Le luci aiutano la coppia

L’atmosfera rilassata aiuta a rendere speciali certe situazioni, ma ciò che fa la differenza è soprattutto la luce. Si sa da tempo che i diversi livelli di illuminazione possono influenzare il comportamento amoroso degli esseri umani (e talvolta forse anche le scelte). Tuttavia, che anche i ragni potessero atteggiarsi alla stessa maniera è una vera novità.
Alcuni scienziati di Singapore hanno scoperto infatti che il maschio del ragno saltatore (Cosmophasis umbratica) viene attratto sessualmente da una femmina illuminata da raggi ultravioletti. Questo perché alcune parti del corpo iniziano a brillare, particolare che deve risultare molto seducente. I ricercatori sono stupiti dell’effetto ottenuto.
Il maschio, secondo quanto riportato dai ricercatori, si è messo a corteggiare la femmina come fa di solito, flettendo cioè l’addome e inarcando le zampe. Tuttavia, una volta spenta la lampada UV, le due creature hanno continuato a ignorarsi. Gli autori dell’esperimento non sanno spiegare le cause di questo repentino cambio di rotta. Che si tratti,anche in questo caso, di imparare a vedere le cose sotto la giusta luce?

Nella foto: un ragno illuminato dagli ultravioletti.  © Matthew L. M. Lim and Daiqui Li

www.focus.it

Radiofrequenze per tracciare le vespe
Secondo lo studio, le operaie si occuperebbero di piccoli imparentati ma che vivono in altri nidi

25.01.2007 Un microscopico emettitore radio posto sul dorso di alcune vespe ha permesso a un gruppo di ricercatori della Zoological Society of London (ZSL) di chiarire alcuni aspetti del loro comportamento. Secondo quanto riferito in un articolo pubblicato sulla rivista “Current Biology”, per esempio, le vespe operaie, invece di curare soltanto la propria colonia di appartenenza, come si credeva, volano anche in nidi vicini dove aiutano a crescere i piccoli che sono loro imparentati.
Per riuscire a ricostruire i movimenti delle vespe, i ricercatori hanno escogitato un metodo ingegnoso che consiste nel fissare sul dorso di alcuni esemplari una etichetta di identificazione a radiofrequenza (Radio Frequency Identification, RFID) e piazzare una serie di sensori all’entrata di ciascun nido.
"Il fenomeno noto come nest drifting, che si verifica quando singoli insetti si muovono su differenti nidi è stato descritto solo in poche specie di insetti sociali, ma è sempre rimasto un mistero quale sia la ragione di comportamento”, ha commentato Seirian Sumner, coautore dell’articolo.
“Oltre al ciò, vi era la difficoltà oggettiva di determinare la frequenza con cui tale comportamento si ripeteva: abbiamo trovato che riguarda il 56 per cento circa degli individui. Per questo abbiamo sviluppato un nuovo metodo.”
Secondo i ricercatori, questo singolare comportamento è teso comunque a garantire una maggiore probabilità di sopravvivenza ai propri geni.

www.lescienze.it

venerdì, gennaio 26, 2007

BOCCONI AVVELENATI? UN PERICOLO PER TUTTI
Insieme Provincia di Roma e Istituto Zooprofilattico Sperimentale con il patrocinio dell'Ordine del Medici Veterinari. Formazione e informazione

26 gennaio 2007 - Fornire le conoscenze e gli strumenti operativi per contribuire a prevenire e combattere il grave fenomeno dell'utilizzo, registrato sia nelle aree urbane che rurali, di esche avvelenate riempite di stricnina o anticoagulanti.
Con questi obiettivi, parte domani la campagna informativa 'Bocconi avvelenati: un pericolo per tutti', promossa dalla Provincia di Roma in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale e il patrocinio dell'Ordine dei Medici Veterinari. Oltre 300 fra veterinari pubblici e liberi professionisti, operatori delle aree protette, Polizia provinciale, Polizie municipali, Corpo Forestale dello Stato, agricoltori, volontari di associazioni ambientaliste, animaliste, venatorie, guardie zoofile, si sono iscritti ai corsi di informazione che si svolgeranno fino al mese di marzo. Tra gli obiettivi del progetto: far conoscere le principali tipologie di esche e quelle piu' frequentemente utilizzate in ambito di bracconaggio e di questioni condominiali; riconoscere i possibili sintomi rintracciabili in un soggetto sospetto di avvelenamento; attivare i primi contati necessari ad avviare interventi in caso di sospetto avvelenamento di un animale o di rinvenimento di esche sospette. A tal fine, e' attivo il numero telefonico 06.790991 dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio che puo' compiere analisi valide anche per le eventuali azioni legali e registrera' una mappa delle zone considerate piu' a rischio.
Allo stesso tempo saranno diffusi in tutto il territorio oltre 100mila depliant informativi e 10mila
locandine in scuole, ambulatori veterinari, sedi associative, disponibili presso l'Ufficio relazioni con il Pubblico della Provincia di Roma, in Via IV Novembre 102/c. "Il pericolo dei bocconi - dichiara Sergio Urilli, assessore provinciale all'Agricoltura e Ambiente - avvelenati si e' avvicinato alle nostre case arrivando a minacciare non solo cani, gatti, animali selvatici, e fra questi anche recentemente grifoni sui Monti Simbruini e lupi a Bracciano e ai Castelli Romani, ma anche la sicurezza dei bambini che possono raccogliere le esche avvelenate e portarle alla bocca. Con questa iniziativa intendiamo aumentare l'informazione e gli strumenti di difesa da parte dei cittadini e degli organi di Polizia, poiche' questa ignobile pratica non e' solo riprovevole dal punto di vista morale, ma e' anche un reato perseguibile con la reclusione fino a tre anni o la multa fino a 22.500 euro".

(AGI)

giovedì, gennaio 25, 2007

BUONE NOTIZIE! SUD COREA VERSO L'INTRODUZIONE DI UNA PIÙ RIGIDA LEGGE A PROTEZIONE DEGLI ANIMALI

L'OIPA ha appreso dall'agenzia stampa coreana "Yonhap News Agency" che il Governo del Sud Corea, in data 8 gennaio 2007 ha comunicato la volontà di rinforzare le leggi a protezione degli animali e a tal fine nel 2008 saranno introdotte regole molto più rigide per tutelarli dagli abusi, incluse penalità per chi li abbandona o commette atti di crudeltà verso di loro.

I cani e i gatti in particolare, vengono uccisi per diventare "ingredienti" di pozioni, tramandate dalle generazioni passate, vecchi miti sulla "salute", rimedi curativi senza alcuna efficacia scientifica.

L'OIPA ringrazia tutti coloro che stanno sostenendo la petizione on line e che precedentemente avevano firmato l'appello indirizzato al governo ed ai ministri coreani, ora più che mai la campagna è in un momento cruciale e ha bisogno del vostro sostegno, per favore continuate a firmare, gli animali hanno bisogno di tutti voi.

Firma la petizione on line alla pagina

http://www.oipaitalia.com/randagismo/corea.html

Rivoluzione vegetariana
Il bestiame genera il 18 per cento dei gas serra e occupa il 26 per cento della superfice terrestre.

Mangiare meno carne aiuterebbe la salvaguardia dell'ambiente. La carne che mangiamo è il fattore principale di alterazione del clima. Negli Usa l'industria zootecnica impiega quasi quattro litri di benzina per produrre mezzo chilo di carne.

di Jeremy Rifkin

24 gennaio 2007. Mentre va diffondendosi la preoccupazione per le centinaia di milioni di automobili, autobus e camion, come pure per gli aerei e i treni che emettono anidride carbonica nell'atmosfera, surriscaldano il pianeta e fanno incombere la minaccia di un radicale cambiamento climatico sulla Terra, viene quasi ignorata una fonte ancor più insidiosa di gas inquinanti. Forse potrà sorprendervi sapere che la carne che mangiamo è oggi il principale fattore di alterazione globale del clima.

Secondo un recente rapporto della Fao, L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, il bestiame genera il 18 per cento dei gas di serra. Più ancora di quelli prodotti dai trasporti. Ma se gli animali da allevamento, in special modo i bovini, producono solo il nove per cento dell'anidride carbonica derivante dalle attività umane, generano una percentuale maggiore di gas più nocivi. Come ad esempio il 65 per cento delle emissioni di protossido d'azoto, un gas che contribuisce al riscaldamento terrestre quasi 300 volte di più del biossido di carbonio, provenienti in gran parte dal letame. O il 37 per cento del metano, che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell'anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo.

Il bestiame occupa attualmente il 26 per cento della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci. Non solo, ma oltre un terzo delle terre coltivabili è sfruttato oggi per produrre cereali per gli animali anzichè per gli uomini. Tradizionalmente, il bestiame si nutriva del foraggio delle praterie.
Solo nel XX secolo si è cominciato a convertire vaste estensioni di terreno coltivabile producendo cereali per la zootecnia invece che per l'alimentazione umana, in modo che i consumatori più ricchi potessero mangiare carne di animali nutriti con questi diversi mangimi. In questo modo, molte delle popolazioni più povere del mondo sono state confinate in terre marginali, un fenomeno che ha reso sempre più difficile per milioni di persone assicurarsi anche il più modesto apporto calorico quotidiano.

La zootecnia in crescente espansione è divenuta un flagello mondiale di proporzioni epiche. I soli bovini stanno letteralmente divorando interi ecosistemi. Molte foreste tropicali, come accade ad esempio in Amazzonia, vengono abbattute per far posto ai pascoli, che stanno erodendo ovunque anche le terre coltivabili, mentre le acque dolci rimanenti nel mondo vengono contaminate dai rifiuti degli animali e dai pesticidi.
Il problema sta diventando sempre più grave. Secondo le stime della Fao, la produzione mondiale di carne raddoppierà entro il 2050, con effetti potenzialmente catastrofici per la biosfera, tanto da spingere l'agenzia delle Nazioni Unite a lanciare un monito: < Per evitare che la situazione peggiori ulteriormente, bisognerà dimezzare i danni ambientali prodotti da ciascun capo di bestiame >.

Ma dopo averci messo in guardia da questi pericoli, la Fao prospetta una serie di rimedi, fra i quali metodi più efficaci di conservazione del suolo, nuove diete animali per ridurre le emissioni di metano e sistemi di irrigazione più efficenti. Tutte soluzioni che fanno un po' sorridere considerando le evidenti dimensioni del problema, che rimane sostanzialmente senza risposta nel rapporto dell'agenzia.
Il fatto è che un numero crescente di esseri umani sta incidendo sempre di più sulla catena alimentare della Terra, con diete a base di carne, a spese dell'integrità del pianeta. Perchè allora nel rapporto si fanno solo pochi cenni a una dieta più vegetariana senza raccomandare una sostanziale riduzione del consumo di carne fra le soluzioni proposte? Forse il motivo è che la zootecnia è il settore in più rapido sviluppo dell'agricoltura mondiale, fornisce occupazione a 1,3 miliardi di persone e rappresenta il 40 per cento della produzione agricola globale.

Persino il "New York Times", generalmente molto attento alle questioni ambientali, ha sottovalutato le implicazioni del rapporto della Fao. Dopo aver lamentato i dannosi effetti del bestiame sull'ambiente e sul cambiamento climatico, la direzione del giornale ha osservato che « la predilezione umana per la carne non si esaurirà molto presto », per cui la soluzione dipende dallo
« sviluppo di forme di allevamento più sostenibili ». Ma nè il famoso quotidiano nè la Fao hanno compreso pienamente che "più sostenibile" significa con effetti meno devastanti sulla catena alimentare globale attraverso la riduzione del consumo di carne.
Ci vogliono quattro chili di mangime per far ingrassare di mezzo chilo un manzo nel recinto dove viene allevato, di cui meno di tre chili sono costituiti da cereali e sottoprodotti e poco più di un chilo di crusca. Ciò significa che solo l'11 per cento di questo mangime serve a produrre il bue, mentre il resto viene consumato come energia nel processo di conversione, utilizzato per mantenere le normali funzioni corporee o espulso o assorbito in parti del corpo che non vengono mangiate, come il pelo o le ossa.

L'inefficienza e lo spreco derivanti da una dieta a base di carne sono molto peggio degli analoghi inconvenienti dovuti all'uso di automobili che bruciano una gran quantità di carburante. Se confrontiamo il rendimento di un terreno destinato alla coltivazione di cereali per l'alimentazione umana con quello di un altro destinato invece a produrre granaglie per gli animali, vediamo che un acro del primo fornisce il quintuplo delle proteine del secondo. I legumi producono una quantità di proteine dieci volte superiore e i vegetali ricchi di foglie 15 volte superiore, per ogni acro, rispetto a quelle che si ricavano dall'allevamento del bestiame.
Negli Stati Uniti, l'industria zootecnica usa l'equivalente di un gallone di benzina per produrre mezzo chilo di carne di manzo allevato con cereali.
Per far fronte alla richiesta annuale di carne di una famiglia media di quattro persone - pari a circa 120 chili - occorrono più di 260 galloni di carburanti fossili. Quando questi vengono consumati, emettono oltre 2,5 tonnellate di anidride carbonica addizionale nell'atmosfera: una quantità pari a quella emessa da un'auto media in sei mesi di normale funzionamento.

Ovviamente, la risposta immediata a un sia pur timido invito a ridurre la carne nella dieta è che gli esseri umani sono carnivori e hanno bisogno di questo alimento per conservarsi in buona salute.
Ma non è così. Noi siamo infatti onnivori e come i nostri più stretti parenti, gli scimpanzè, ci siamo evoluti biologicamente mangiando soprattutto frutta fresca e verdure e solo occasionalmente carne. Sebbene questa abbia fatto parte tradizionalmente della nostra dieta, fino al XX secolo era più un condimento che un alimento base. Ma le proteine addizionali che la carne contiene sono davvero necessarie per la nostra salute?
Di fatto, l'americano medio già consuma molte più proteine di quante l'organismo sia in grado di assorbire. Una dieta bilanciata, basata su vegetali può fornire facilmente tutte quelle proteine di cui abbiamo bisogno per restare sani.

Le implicazioni del rapporto della Fao sono chiare. Stabilito che l'allevamento del bestiame è responsabile dell'effetto serra assai più dei trasporti, perchè allora i mass media e i governi non lanciano campagne per ridurre il nostro super consumo di carne come già si sta cercando di ridurre la nostra tendenza all'uso di automobili che sperperano benzina?

traduzione di Mario Baccianini

Fonte: L'espresso

mercoledì, gennaio 24, 2007

Sciare fa male. All'ambiente

 22 gennaio 2007 - Le piste di sci in alta quota, cioè al di sopra il limite delle foreste, compromettono in modo sostanziale la vita di molte specie animali, in particolare di uccelli e insetti. Lo scrivono in uno studio pubblicato sul Journal of Applied Ecology, i ricercatori guidati da Antonio Rolando dell'Università di Torino.

Gli studiosi hanno esaminato sette aree comprese tra i 2010 e i 2892 metri nella Val di Susa (che ha ospitato le olimpiadi invernali del 2006), sul Monte Rosa e sul Monte Bianco. Scoprendo che sulle discese e nelle aree circostanti il numero di specie selvatiche e di singoli esemplari è sensibilmente inferiore a quello che si riscontra alle stesse altitudini ma in luoghi lontani dagli impianti.

“Sulle Alpi, gli sport invernali rappresentano una minaccia potenzialmente molto seria alla conservazione dell'ecosistema”, commenta Rolando, soprattutto a causa dei bulldozer e delle pale meccaniche usate per adeguare il terreno alle esigenze degli sciatori. “Le piste che abbiamo esaminato si sono rivelate delle zone devastate dal punto di vista ambientale, nelle quali anche la vegetazione originaria è risultata danneggiata, e dove la semina artificiale ha prodotto una copertura erbosa estremamente ridotta”, continua il ricercatore.

Per di più, almeno un quarto delle 26 specie di uccelli considerate nello studio (tra cui la coturnice alpina e il culbianco) è inserita nella lista europea delle specie da salvaguardare. In una stagione in cui l'aumento di temperatura ha reso più interessanti, dal punto di vista turistico, le aree di maggiore altitudine, concludono i ricercatori, diventa necessario progettare piste ecocompatibili per proteggere il più possibile il terreno e la vegetazione che le circondano. (e.m.)

www.galileonet.it