martedì, ottobre 31, 2006
Chemio: risultati fallimentari
Riportiamo un lavoro scientifico australiano, pubblicato nel 2004, che prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del cancro.
The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult Malignancies
Abstract (traduzione di J. Hasslberger) :
Oggetto: Il dibattito sul finanziamento e la disponibilità dei medicinali citotossici stimola delle domande sull'effettivo contributo della chemioterapia curativa o coadiuvante alla sopravvivenza di pazienti cancerosi adulti.
Materiali e metodi: Abbiamo eseguito una ricerca della letteratura per degli studi randomizzati che informano su un beneficio a distanza di 5 anni attribuibile alla chemioterapia citotossica nei tumori degli adulti. Il numero totale di pazienti con nuova diagnosi per 22 tipi di tumori negli adulti venne ottenuto per l'Australia dai dati del registro tumori e per gli USA dai dati della sorveglianza epidemiologica e dei risultati finali per il 1998. Per ogni tipo di tumore il numero assoluto dei traenti beneficio era il prodotto tra: (a) il numero totale delle persone con quel tipo di tumore; (b) la proporzione o sottogruppo (sottogruppi) di quel tipo di tumore che mostrava un beneficio; (c) l'incremento in percentuale nella sopravvivenza a distanza di 5 anni dovuto alla sola chemioterapia citotossica. Il contributo totale era la somma dei numeri assoluti che mostravano un beneficio nella sopravvivenza a distanza di 5 anni, espressa come percentuale del numero totale per ognuno dei 22 tipi di tumore.
Risultati: Il contributo totale della chemioterapia citotossica curativa o coadiuvante alla sopravvivenza a distanza di 5 anni negli adulti è stato stimato essere il 2,3% in Australia e il 2,1% negli USA.
Conclusione: Visto che il tasso di sopravvivenza a distanza di 5 anni nei casi di tumore è oggi più del 60% in Australia, è evidente che la chemioterapia citotossica dà soltanto un minimo contributo alla sopravvivenza nei casi di tumori. Per giustificare il finanziamento e la disponibilità della chemioterapia citotossica in futuro, urge una valutazione rigorosa della relazione costo-beneficio e dell'impatto sulla qualità della vita.
Morgan, G. et al. (2004) Clinical Oncology 16, 549-560
L’articolo è molto semplice come impostazione e, sia in tabella 1 (pag. 551) che in tabella 2 (pag. 552), sono riportate, in ultima colonna, le percentuali di sopravvissuti alla CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del trattamento per ogni singolo tipo di tumore dei 22 considerati, percentuali che qui si riassumono lievemente arrotondate e per gruppi dei tipi più comuni di cancro.
| Tipo di tumore | % Sopravissuti |
| cancro del pancreas, cancro dell’ utero, cancro della prostata, cancro della vescica, cancro del rene, Melanoma, Sarcoma e Mieloma Multiplo |
0 %
|
| cancro dello stomaco e del colon |
1 %
|
| cancro della mammella e del polmone |
2 %
|
| cancro del retto |
3 - 5 %
|
| tumori al cervello |
4 - 5 %
|
| cancro dell’esofago |
5 %
|
| cancro dell’ovaio |
9 %
|
| linfoma NON Hodgkin |
10 %
|
| cancro della cervice uterina |
12 %
|
| Seminoma del testicolo e Linfoma di Hodgkin |
40 %
|
In Australia:
su 72.903 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 1.690 pazienti, pari ad una percentuale del 2,3%
In America:
su 154.971 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 3.306 pazienti, pari ad una percentuale del 2,1%
Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560.
http://www.libertadisceltaterapeutica.org
Inchiesta del mensile Newton
Italia: il paradosso dei carburanti biologici
Il nostro Paese è il terzo produttore europeo di biodiesel, ma invece di usarlo lo esporta. E il bioetanolo sarebbe ancora meglio
L'Italia è il terzo produttore europeo di biodiesel, il carburante ricavato dai vegetali, ma invece di utilizzarlo al posto del petrolio lo esporta totalmente, o al massimo lo miscela in bassissima percentuale (5%) al gasolio tradizionale per ridurre la percentuale di zolfo di quest'ultimo.
E' uno dei paradossi della situazione dei biocarburanti in Italia, come rivela il mensile Newton in un'inchiesta nel numero di novembre. Se in Italia non esistono ancora distributori di questo carburante «verde» (bioetanolo, biodiesel, biometano) , e solo un Comune, quello di La Spezia, prevede di installarne due, la Francia ha deciso di muoversi in modo più massiccio, tanto che da gennaio realizzerà 500 distributori di bioetanolo E85 (85% etanolo, 15% benzina) grazie all'impegno del ministero dell'Industria e dell'ex pilota di F1 Alain Prost. Si tratta chiaramente di un intervento di sostegno massiccio da parte del governo a questo settore; il governo italiano, come dice il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani in un intervento scritto per l'inchiesta di Newton, prevede invece un «sostegno realistico».
IN BRASILE SI VA A ETANOLO - In Brasile ormai il 51% del consumo di carburanti è coperto da quelli ottenuti dai vegetali e, in Europa, la Svezia ha già convertito il 10% dei suoi distributori al bioetanolo. I maggiori produttori di auto, fra cui Volvo, Ford, Peugeot, Saab e la stessa Fiat hanno già presentato i modelli che possono funzionare anche a bioetanolo.Per quanto riguarda il biodiesel, invece, non tutti sanno che non è necessario apportare alcuna modifica al motore dei modelli esistenti ed è persino possibile immetterlo nel serbatoio insieme al gasolio tradizionale.
Il bioetanolo, spiega il servizio di Newton, è il comunissimo alcol etilico contenuto in ogni bottiglia di vino, e viene prodotto da barbietole o canna da zucchero. Dal punto di vista chimico l'etanolo è molto simile agli idrocarburi, con la differenza che contiene anche atomi di ossigeno che lo rendono un combustibile per le nostre auto anche migliore della benzina. Infatti, lo stesso motore, funzionando a etanolo invece che a benzina, guadagna tra il 10 e il 15 per cento di potenza e di coppia. Il consumo invece peggiora di circa il 35 per cento. Ma nonostante questo, complessivamente il bioetanolo inquina meno della benzina tradizionale, specie per la riduzione delle emissioni di CO2, ossido di carbonio, particolato e per la totale assenza di zolfo. Il lato economico è molto più complesso.
COSTI E PROBLEMI ETICI - Attualmente la produzione dei biocarburanti è più costosa di quella di derivati da petrolio, e soprattutto non tutti sono d'accordo a utilizzare i prodotti agricoli per «alimentare» le auto e non le persone. Ma nel bilancio, a favore di bioetanolo e biodiesel, pesano anche i vantaggi per l'ambiente e per la salute, oltre alla possibilità di limitare la dipendenza dai Paesi produttori di geggio. Il vero limite è dato dalla mancanza di spazi coltivabili da destinare unicamente alla produzione di carburanti, ma esistono progetti per ottenerli sfruttando scarti di lavorazione delle industrie alimentari che attualmente vengono sprecati. Nel suo intervento su Newton, il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani annuncia che nella finanziaria 2007 il governo «definirà gli obettivi di penetrazione dei biocarburanti in modo coerente con le disposizioni comunitarie, riordinando le agevolazioni fiscali esistenti e introduceno nuovi strumenti di sostegno realistici, a ridotto impatto sul bilancio dello Stato e sui prezzi dei carburanti».
27 ottobre 2006
www.corriere.it
lunedì, ottobre 30, 2006
NOTTE DI HALLOWEEN, LAV: RONDE DI CONTROLLO NELLE COLONIE FELINE
La LAV di Roma invita l'Ufficio Diritti Animali ed i Vigili Urbani a fare quanto possibile per evitare sacrifici di animali per riti satanici
30 ottobre 2006 - 31 ottobre: per molti giovani romani la notte di Halloween è un'occasione per festeggiare e divertirsi, per molti animali, invece, è una notte in cui morire fra orribili sofferenze, sacrificati nei riti satanici officiati nella tradizionale “Notte delle streghe”.
“Nonostante il fenomeno sia in forte diminuzione, grazie soprattutto all'accresciuta sensibilità dei cittadini e ai controlli delle associazioni animaliste – dichiara Veronica Innominati, responsabile del settore “Gatti e colonie feline” della LAV Roma - non dobbiamo abbassare la guardia; è indispensabile intensificare i controlli intorno ai cimiteri ed alle principali colonie feline della Capitale”.
Sono soprattutto i gatti neri ad essere presi di mira durante “la notte delle streghe”, sacrificati per riti satanici o torturati per puro divertimento. “Non possiamo permettere che tutto il lavoro fin qui svolto da Comune, – continua Veronica Innominati - “gattare” ed associazioni animaliste per garantire il benessere di questi bellissimi animali venga sacrificato dalla follia di persone crudeli”
"Con l'approvazione della Legge 189/04, il maltrattamento di animali è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 euro fino a 15.000 euro, pena che viene aumentata fino alla metà se dai comportamenti sanzionati derivi la morte dell'animale; - ricorda Veronica Innominati – in più, la legge Regionale 34/97 ed il recente “Regolamento Comunale sulla tutela degli animali del Comune di Roma” tutelano le colonie feline ed i gatti liberi, considerati patrimonio della Capitale”.
Per prevenire eventuali abusi su animali indifesi, durante la notte di Halloween, i volontari della LAV di Roma effettueranno un monitoraggio notturno presso le zone di Roma che ospitano le principali colonie feline, in modo da poter avvisare tempestivamente le Forze dell'Ordine, in caso si ravvisassero episodi spiacevoli. Allo stesso modo, la LAV invita tutti i cittadini a segnalare prontamente alle Forze dell'Ordine furti o maltrattamenti di animali di qualsiasi tipo ed in qualsiasi momento.
"Ci auguriamo che la disponibilità dimostrata anche in quest'occasione dall'Ufficio Diritti Animali del Comune di Roma si concretizzi in un impegno concreto della Polizia Municipale nel tutelare gli animali randagi della Capitale", conclude Veronica Innominati.
domenica, ottobre 29, 2006
LAV, CRESCONO CRIMINI CONTRO ANIMALI NEL 2004-05
ROMA, 27 ott - Cavalli drogati con stimolanti, costretti a correre di notte su pericolosi circuiti stradali urbani, animali rubati o malati, macellati clandestinamente da ricondurre direttamente alla 'Cupola del bestiame' e cani importati illegalmente dai Paesi dell'Est. Questi sono i fenomeni in crescita che fotografa il 7° Rapporto Zoomafia della Lav, relativo al biennio 2004-2005. Dal rapporto emerge che la zoomafia sta assumendo confini sempre piu' ampi. ''gli animali sfruttati e uccisi - ha detto Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio nazionale Zoomafia della Lav - sfuggono alla tutela dello Stato e alimentano una vasta economia sommersa; il Governo, il Parlamento e le amministrazioni locali, devono impegnarsi subito in riforme che possano salvaguardare la vita e il benessere di milioni di animali''. Le organizzazioni malavitose, si legge nel rapporto, hanno trovato notevoli fonti di guadagno nelle corse clandestine dei cavalli e nell'intero settore dell'ippica, al punto che tra il 2004 e il 2005, sono state bloccate dalle forze di polizia 16 corse illegali (nel 2001 erano 2), sequestrati 130 cavalli e denunciate 696 persone, di cui 4 minorenni, nell'ambito di inchieste su corse clandestine e truffe nell'ippica, scommesse e doping (nel 1998 erano state denunciate solo 30 persone). In queste gare illegali, ai cavalli vengono somministrati stimolanti per aumentarne le prestazioni (11% dei farmaci dopanti utilizzati), antinfiammatori (73%) per fargli sopportare fatica e dolore, broncodilatatori (7%), sostanze attive sul sistema nervoso centrale, miorilassanti e tranquillanti (3%). E non e' un fenomeno solo circoscritto all'ambito delle corse clandestine. Dalle indagini avviate risulta che il doping interessa anche le corse ufficiali, i palii e le corse associate a feste padronali, questi ultimi, poi sono fenomeni in forte crescita che, in particolare in Sicilia, secondo la Lav, attirano interessi criminali. La Lav, inoltre, rileva anche l'esistenza di un fenomeno preoccupante la 'Cupola del bestiame' che fattura circa 250 milioni di euro all'anno e in alcune regioni gestisce un mercato parallelo di carni, provenienti da animali rubati o malati, macellati clandestinamente senza controlli igienico-sanitario. Sono, infatti, 14 i macelli clandestini scoperti dalle forze dell'ordine nel 2004-2005, con circa 50 mila animali d'allevamento sequestrati perche' allevati abusivamente, destinati alla macellazione illegale o affetti da patologie. Cresce anche il traffico di cani importati dai Paesi dell'Est, con circa 20-25 mila cuccioli importati illegalmente ogni anno. Circa 100 mila animali all'anno, poi, sono vittime dell'abigeato, il furto di bestiame e secondo alcune stime, in tutta Italia, il fenomeno e' aumentato del 20% e la Sicilia, con un aumento del 18,7% e' al primo posto tra le regioni, seguita dal Lazio con il 13,6%. Diminuiscono, invece, le segnalazioni di lotte tra cani, poco meno di 50 in due anni quelle segnalate al numero Lav Sos Combattimenti, (erano 76 nel 1998). E' invece molto fiorente il traffico illecito di fauna esotica protetta, essendo circa un terzo di quello legale. Sono oltre 70 le persone denunciate per un business quantificabile in circa 7-8 miliardi di euro l'anno. E il commercio di animali selvatici riguarda anche animali appartenenti a specie autoctone italiane che alimenta il bracconaggio, con un giro d'affari di circa 5 milioni di euro. Anche il mare e' saccheggiato dalla criminalita', ogni anno in Italia vengono raccolte illegalmente tra le 80 e le 180 tonnellate di datteri, equivalenti a 4-9 ettari di fondali desertificati, la Lav ha calcolato che per un piatto di linguine ai datteri si distrugge un quadrato di fondale di 33 centimetri di lato.
ANSA AMBIENTE
All'inizio degli anni Novanta, l'Università di Pavia stava conducendo studi eco-etologici su alcuni individui di Lontra eurasiatica (Lutra lutra), mantenuti in semi-cattività nel Parco piemontese della Valle del Ticino (vedi FUMAGALLI et al., 1995). Grazie alla naturalità dell'ambiente e alle ampie dimensioni (1,64 ha) del recinto, l'attività degli animali era in larga parte autonoma, ed era quindi possibile effettuare osservazioni etologiche di un certo interesse. Nell'ambito di queste ultime, di tanto in tanto venivano rilevate delle vocalizzazioni: sorse così l'idea di avviare una linea di studio sulla comunicazione acustica nella specie. Una ricerca bibliografica preliminare rivelò che numerosi autori avevano menzionato, e occasionalmente descritto, vocalizzazioni di lontre eurasiatiche: ma perlopiù soltanto incidentalmente, nell'ambito di ricerche su argomenti diversi, ed in modo descrittivo e talvolta aneddotico. La maggior parte degli autori nominava solo due o tre suoni, tra i quali il più ricorrente era il fischio dei cuccioli che chiamano la madre. Purtroppo, autori diversi avevano utilizzato termini diversi per indicare gli stessi suoni, e lo stile delle descrizioni era lontano dall'essere standardizzato (una rassegna comparativa della bibliografia è stata pubblicata in GNOLI & PRIGIONI, 1995). Lo studio più approfondito (ROGOSCHIK, 1989) era stato condotto in condizioni di stretta cattività, nelle quali un grande numero di vocalizzazioni erano state registrate e analizzate accuratamente, per mezzo di microfoni fissi. L'autrice aveva così potuto identificare un insieme di otto suoni base, oltre ad alcune loro varianti e combinazioni. Da parte nostra, effettuammo una serie di registrazioni nel nostro recinto, utilizzando una parabola in alluminio, nel cui fuoco si trovava un microfono monofonico collegato a un registratore a bobina. La parabola ha la funzione di concentrare verso il microfono i suoni provenienti dall'ambiente; il registratore a bobina permette di far scorrere il nastro ad alta velocità, il che produce una buona qualità di registrazione. L'apparecchiatura può essere portata a tracolla dall'operatore, il quale può così cercare di avvicinarsi agli animali che stanno emettendo i suoni. Successivamente, i suoni registrati sono stati analizzati mediante appositi strumenti di laboratorio, in grado di rilevarne le caratteristiche acustiche e di rappresentarle graficamente. La rappresentazione più utilizzata è lo spettrogramma, o sonogramma, ossia un diagramma che riporta in ascissa il tempo (in millisecondi) e in ordinata la frequenza del suono (in chilohertz); sullo stesso diagramma è possibile rappresentare anche un terzo parametro, l'intensità o ampiezza del suono (in decibel), utilizzando una scala di tonalità di grigio oppure di colori diversi. Per visualizzare più dettagliatamente l'intensità dei suoni si utilizza anche un diagramma tempo x intensità, che è detto inviluppo. Questo genere di procedure sono oggetto della bioacustica, la disciplina che studia i suoni emessi dagli animali dal punto di vista fisico: essa si è sviluppata negli ultimi decenni, grazie alla messa a punto di tecnologie alquanto sofisticate (PAVAN, 1992). I dati acustici permettono innanzitutto di rappresentare i suoni in modo oggettivo, prescindendo sia dalle impressioni personali dei rilevatori sia dai termini ambigui usati nelle descrizioni verbali. Inoltre, il loro esame può permettere di riconoscere la specie che ha emesso i suoni (il che è utile, per esempio, per censire animali difficili da avvistare, come i Cetacei o i Chirotteri), e in alcuni casi anche di distinguere i singoli individui emettitori (come è stato fatto per alcuni strigiformi). D'altra parte, l'analisi acustica di per sé non basta a chiarire il significato che i suoni hanno per gli individui che li utilizzano. Lo studio dei segnali (e in generale dei segni) in quanto portatori di significato è invece oggetto della semiotica (ECO, 1975). Tale disciplina si è sviluppata da tradizioni umanistiche: in essa, infatti, sono confluiti i frutti del lavoro di filosofi, come Peirce e Morris, e di linguisti, come de Saussure e Barthes. Tuttavia, a partire dagli anni Sessanta alcuni studiosi hanno tentato di estendere dalla comunicazione umana a quella animale il campo d'indagine della semiotica; in particolare, lo statunitense Thomas A. Sebeok ha codificato i fondamenti di una nuova branca, da lui battezzata zoosemiotica (SEBEOK, 1965), che considera la comunicazione animale alla luce di concetti semiotici, quali quelli di emettitore, ricevente, codice, messaggio, canale, rumore, ecc. Un altro importante contributo teorico viene dal "modello strutturale" dello psicologo Karl BÜHLER (1934), originariamente riferito al linguaggio umano, ma considerato da LORENZ (1973) appropriato anche per la comunicazione animale. Secondo Bühler esistono tre funzioni della comunicazione: la prima e più basilare è quella di espressione, con cui un individuo comunica qualcosa riguardante il proprio stato; vi è poi la funzione di stimolazione o appello, con cui l'emettitore cerca di suscitare una determinata reazione nel destinatario; e infine la funzione di rappresentazione (o referenziale), con cui l'emettitore trasmette al destinatario informazioni su di un terzo oggetto, cioè sull'ambiente esterno. La funzione di rappresentazione è tipica del linguaggio umano, ma è stata riconosciuta anche in diversi altri primati, nonché in altre specie come ad esempio la Marmotta alpina. (Secondo Popper, esclusiva dell'uomo sarebbe una quarta funzione, detta argomentativa.) Considerando la comunicazione da un punto di vista evolutivo, d'altra parte, sembra che la funzione di espressione non abbia potuto preesistere alla capacità di interpretare le espressioni da parte di un ricevente ("impressione": cfr. LORENZ, 1973 [1994: 345]). I primi segni sono stati probabilmente dei comportamenti privi di un'intenzione comunicativa, che un ricevente era però in grado di interpretare per prevedere il comportamento successivo dell'emettitore; tali segni, aventi un valore adattativo solo per il ricevente, si possono chiamare indici - ad esempio, il fuggire da un predatore, che può essere interpretato da un individuo vicino, a proprio vantaggio, come segno della presenza di un pericolo. A partire da questa situazione, attraverso un processo di ritualizzazione, devono essersi sviluppati i segni emessi intenzionalmente, aventi un valore adattativo anche per l'emettitore; questi possono essere chiamati segnali - ad esempio, un richiamo di allarme lanciato in presenza di un predatore. In questi casi, nei quali anche l'emettitore assume un ruolo attivo, si può quindi parlare in senso proprio di comunicazione. Come scoprire la relazione di un segnale, ad esempio uno dei suoni emessi dalle lontre, con un determinato significato? Evidentemente, per farlo occorre integrare in qualche modo i dati acustici con quelli etologici, ad esempio osservando quali categorie di comportamenti si verifichino prima, durante e dopo l'emissione di ciascun tipo di suono. A questo scopo, nella ricerca in questione è stata adottata una nuova metodologia, consistente nell'analisi di riprese video del comportamento degli animali. In corrispondenza di ciascun episodio di comunicazione acustica, è stato registrato un insieme di parametri, riguardanti non soltanto i suoni in sé (tipo di suono, numero di ripetizioni, associazione con altri suoni, ecc.), ma anche il loro contesto ambientale e comportamentale (tipo di ambiente in cui gli animali si trovavano, distanza fra loro, posture assunte, attività nei 5 e nei 60 secondi precedenti e successivi l'emissione dei suoni). Queste informazioni sono state quindi tabulate e analizzate statisticamente: in questo modo sono state evidenziate associazioni ricorrenti, che suggeriscono quale ruolo ciascun suono possa svolgere nell'ambito del comportamento (GNOLI et al., 1997; GNOLI et al., in preparazione). D'altra parte, alcuni elementi sono rimasti poco chiari: ad esempio, è ancora difficile spiegare la frequente associazione fra grida "aggressive" e fischi di richiamo. In generale, è risultato che uno stesso suono viene impiegato in diversi contesti, non sempre riconducibili in modo evidente ad un'unica categoria. Questa situazione riflette la complessità del comportamento altamente versatile di un carnivoro come la Lontra. In generale, la decifrazione delle vocalizzazioni dei Mammiferi si presenta alquanto più difficile che per altri taxa (MANGHI, 1997), proprio a causa della loro complessità. Occorre dunque molta prudenza nell'estrapolare dalle osservazioni un presunto significato per un dato tipo di suono: solo ricerche prolungate, che tengano conto dello sviluppo ontogenetico e filogenetico dei segnali, potranno permettere una comprensione più completa del sistema comunicativo di una specie. Claudio Gnoli è membro del Centro Studi di Faunistica dei Vertebrati della SISN. Il gruppo di studio della Lontra al recinto di Bosco Vedro comprendeva Claudio Prigioni, Renato Fumagalli, Caterina Carugati, Luca Schirru, Claudio Gnoli e Paola Polotti. Le analisi sonografiche sono state effettuate con Gianni Pavan e Marco Priano, del Centro di Bioacustica (CIBRA) dell'Università di Pavia. Per la semiotica, l'autore si è avvalso della consulenza di Gianni Colussi, bibliotecario all'Università di Milano. Il problema
L'approccio bioacustico
L'approccio zoosemiotico
L'uso dei segnali in una specie dal comportamento complesso
Bibliografia
sabato, ottobre 28, 2006
LAV: In piazza per i diritti degli animali
(venerdì 27 ottobre) Appuntamento per sabato 4 e domenica 5 novembre con le “Giornate nazionali per i diritti degli animali”. In 300 piazze d’Italia saranno disponibili cartoline con le quali i cittadini potranno sollecitare il governo ad adottare i criteri previsti nel “Piano nazionale per i diritti degli animali” proposto dalla Lav (Lega anti vivisezione). Il piano nazionale prevede nuove iniziative legislative per garantire maggiore tutela agli animali. Tra i punti principali, il riconoscimento degli animali come esseri senzienti nel Codice Civile e l’integrazione dell’articolo 9 della Costituzione per la promozione e il rispetto della dignità degli animali; la progressiva abolizione dei test su animali e la promozione dei test alternativi; il miglioramento delle condizioni di allevamento, trasporto e macellazione e l’annullamento di alcune norme recenti in materia di animali “da pelliccia”, zoo e caccia. Il piano riguarda centinaia di milioni di animali, tra cui più di 900.000 usati a fini sperimentali, circa 500 milioni allevati a scopo alimentare e 100 milioni vittime della caccia, a cui si aggiungono circa 250.000 animali “da pelliccia”, animali nei circhi, negli zoo e acquari e, ovviamente, tutti gli animali randagi e ospiti nelle nostre case.
Per conoscere le piazze dove il 4-5 novembre sarà possibile trovare la Lav si può consultare il sito della Lav oppure telefonare al numero 06.4461325 (a partire dal 30 ottobre).
(a.p.)
venerdì, ottobre 27, 2006
GENOMA: IN DNA API SEGRETO DELLA LORO STRUTTURA SOCIALE
Studio pubblicato su Nature, Genome Research, PNAS and Science
26 ottobre 2006 - Sono scritte nei geni delle api le regole che organizzano la loro struttura sociale complessa, divisa in caste e nella quale particolari gruppi di individui sono specializzati in compiti. La mappa del DNA dell'ape (Apis mellifera) e' stata infatti completata e gli studi relativi, condotti da numerosi laboratori di tutto il mondo, sono pubblicati contemporaneamente su quattro delle piu' importanti riviste scientifiche internazionali: Nature, Genome Research, PNAS and Science.
L'ape e' il terzo insetto il cui patrimonio genetico e' stato completamente analizzato, dopo il moscerino della frutta e la zanzara. E dal confronto, la prima cosa che emerge e' che il genoma dell'ape si e' evoluto molto piu' lentamente. Inoltre alcuni geni, come quelli che regolano i ritmi biologici, sono piu' simili a quelli presenti nel genoma dei vertebrati. Le api, inoltre, hanno anche un maggior numero di geni collegati all'olfatto e geni che permettono alle api di utilizzare il polline e il nettare.
La ricerca ha permesso inoltre di ricostruire l'origine geografica dell'Apis mellifera, indicando che questo insetto e' originario dell'Africa e che da li' ha raggiunto l'Europa e l'Asia in due migrazioni distinte. La cosiddetta ape assassina (Apis mellifera scutellata) introdotta in Brasile nel 1956 ha quasi del tutto sostituito le api mellifere presenti nel Paese.
- UNA STORIA LUNGA 60 MILIONI DI ANNI: quella che i genetisti hanno ricostruito sulla base del DNA delle api e' una storia lunga 60 milioni di anni, quando questi insetti hanno cominciato ad evolversi con un ritmo straordinario, nel quale il materiale genetico e' stato trasmesso con il piu' alto tasso di ricombinazione mai osservato in nessun animale.
- IL SEGRETO DELLA PAPPA REALE: e' la sostanza viscosa e ricca di proteine, lipidi e vitamine con cui vengono alimentate le api destinate a diventare regine una volta raggiunta la maturita'.
La mappa ha permesso di identificare la famiglia di geni coinvolta al 90% nella produzione della pappa, indicati con il nome Major Royal Jelly Protein (MRJP). Sono geni che hanno soltanto le api e che derivano da un'antica famiglia di batteri.
- UN OLFATTO STRAORDINARIO: le api vivono in un mondo in cui l'olfatto predomina e la loro sopravvivenza dipende dalla capacita' di riconoscere e distinguere l'odore dei fiori e di comunicare per messo dei feromoni. Abilita', queste, che coinvolgono specifici recettori per l'olfatto e il gusto e che, per la prima volta grazie alla mappa, sono stati completamente identificati.
- I GENI DELL'OROLOGIO BIOLOGICO: grazie alla mappa sono stati identificati tutti i geni che regolano i ritmi biologici nelle api. La sorpresa e' che questi geni sono molto piu' simili a quelli che regolano l'orologio biologico di alcuni mammiferi (ad esempio i topi), piuttosto che di altri insetti (come il moscerino della frutta).
- UN SOLO GENE PER IL SESSO: e' un unico gene, chiamato csd (una sigla che sta per 'determinazione complementare del sesso') e quando le api ereditano diverse combinazioni di varianti del gene: possono nascere individui maschi con una sola copia del gene; femmine con due copie diverse del gene; maschi con due copie identiche del gene, destinati ad essere mangiati dalle operaie subito dopo la nascita.
Enrica Battifoglia
(ANSA)
La speciazione dei girasoli
Sia l’ibridazione sia lo stress abiotico possono attivare la proliferazione dei trasposoni
24.10.2006 - I genomi di tre specie di girasoli che sono apparsi nel corso dell’evoluzione come ibridi di una stessa coppia di specie parentali hanno subito una massiccia proliferazione di trasposoni. La scoperta è riportata sulla rivista “Current Biology” a firma di Mark Ungerer e colleghi della Kansas State University.
Secondo la teoria, nel caso delle specie diploidi – quelle cioè che nelle cellule somatiche possiedono un corredo doppio di cromosomi, come gli animali e la maggior parte delle piante – l’origine di nuove specie attraverso l’ibridazione interspecifica può essere facilitata dalla rapida riorganizzazione dei genomi. Precedenti studi su tre specie di girasoli ibridi derivate in modo indipendente hanno confermato l’esistenza di questo tipo di speciazione, documentando nuovi riarrangiamenti strutturali nei loro cromosomi, così come incrementi su larga scala nel contenuto del DNA nucleare. Le differenze dimensionali del genoma nucleare tra gli ibridi e i loro taxa parentali avvengono nonostante che tutte le specie possiedano lo stesso numero di cromosomi e siano diploidi.
In questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno riscontrato come le differenze dimensionali dei genomi tra le specie ibride e quelle parentali siano associate a una massiccia proliferazione di trasposoni, che avviene indipendentemente in ciascun genoma ibrido. Il successo della ricerca suggerisce come il girasole possa candidarsi come eccellente modello per lo studio delle forze naturali che influenzano l’attivazione e la proliferazione dei trasposoni nelle piante, tenuto conto del fatto che le tre specie ibride si sono evolute in ambienti cosiddetti abioticamente estremi, come il deserto o le zone umide salmastre. Sia l’ibridazione sia lo stress abiotico sono considerati agenti naturali dell’attivazione della proliferazione dei trasposoni.
giovedì, ottobre 26, 2006
LE 'SCIMMIE NORDICHE' FANNO DISPERARE IL GIAPPONE
Protette dagli anni '60 ora sarebbero "troppe"
26 ottobre 2006 - Un gruppo di scimmie che vive all' altezza del parallelo di Roma sta facendo disperare il Giappone.
E', come scrive il quotidiano 'Yomiuri', una colonia di macachi stanziata nella provincia settentrionale di Aomori e considerata dagli anni Sessanta un 'tesoro nazionale'.
In nessun'altra parte del mondo, infatti, esistono scimmie in liberta' cosi' a nord e da una quarantina di anni i boschi della penisola di Shimokita sono diventate una riserva naturale speciale per la loro protezione.
All'epoca non esistevano piu' di 200 'nihonzaru', che pero' adesso sono diventate oltre 1.600, al punto di rappresentare un grosso grattacapo per le autorita' provinciali.
I macachi, infatti, sembrano essere diventati sempre piu' aggressivi: alcuni si sono avventurati fin nel centro della citta' di Mutsu, disturbando i passanti o spaventando i bambini.
Qualche settimana fa una scolaretta si e' malamente ferita nel fuggire da un gruppo di scimmie che l'aveva avvicinata e il provveditorato ha chiesto che il problema sia sollevato con le autorita' ambientali a livello nazionale.
Gia' nel 2004 la prefettura aveva consentito la cattura di un certo numero di macachi in modo da mantenerne la crescita sotto controllo, ma non e' bastato.
Ora c'e' chi preme affinche' alle 'nihonzaru' sia tolto lo statuto di 'tesoro nazionale' o almeno sia ristretta l'area protetta, ma a Tokyo non e' stata presa alcuna decisione: secondo gli specialisti di vari ministeri la questione va prima discussa a fondo, nella speranza di trovare anzitutto un metodo incruento di frenare la prolificita' delle scimmie.
(ANSA)
USA; SCOMPAIONO LE API, A RISCHIO I RACCOLTI
L'allarme e' stato lanciato dal National Research Council (Nrc) americano, l'equivalente a stelle e strisce del Cnr italiano: negli Stati Uniti le api stanno scomparendo, con possibili ripercussioni su tutta l'economia americana, mettendo gli agricoltori in grosse difficolta'.
Secondo gli entomologi americani del National Research Council, il numero di api domestiche e' diminuito negli ultimi anni almeno del 30 per cento.
'Non sembra una notizia, ma la diminuzione della popolazione di insetti impollinatori come le api e' un cambiamento che ha la capacita' di alterare radicalmente l'ecosistema terrestre', spiega preoccupata May Berenbaum, un'esperta dell'Universita' dell' Illinois.
Tre/quarti delle piante dipendono infatti dall'opera fertilizzante di questi piccoli insetti, oltre a quella dei calabroni, dei colibri' e perfino dei pipistrelli. Negli Stati Uniti in particolare, le api domestiche impollinano circa il 90% di tutte i raccolti sfruttati commercialmente.
'Il giro di affari che dipende dall'azione delle api nei soli Stati Uniti oscilla tra i 10 ai 20 miliardi di dollari l'anno', sottolinea Gene Robinson, uno degli entomologi a capo del comitato scientifico che ha svolto lo studio, commissionato dalla North American Pollinator Protection Campaign (Nappc), la campagna di protezione delle api. E' quindi comprensibile l'agitazione degli agricoltori, che l'anno scorso avevano dovuto affittare o comprare intere colonie di api, cosa che non accadeva dal lontano 1922, per non mettere a rischio i loro raccolti.
Diverse sono le cause scatenanti della diminuzione dei preziosissimi animali. In primo luogo, l'uso massiccio dei pesticidi, poi l'introduzione nel continente di agenti patogeni e insetti alieni: recentemente quella di un particolare acaro, oltre alle cosidette api africane, piu' battagliere ma meno produttive delle comuni api domestiche, di cui stanno prendendo il posto.
Gli esperti citano anche il progressivo deterioramento dell' habitat naturale di molte specie, come quello dei pipistrelli, o il cambiamento di clima che costringerebbe diverse specie di uccelli a cambiare rotta migratoria.
L'emergenza sarebbe comunque globale: anche in Europa molte specie sarebbero in forte calo, se non in pericolo di estinzione.
(ANSA)
mercoledì, ottobre 25, 2006
I padri sexy rovinano le figlie
I maschi “guastano” le femmine e le femmine i maschi. È una bizzarra battaglia dei sessi, che si gioca tutta nei geni. Per ora solo in quelli del moscerino. Ma presto si potrebbe sapere quanto è diffusa tra le specie.
Il “business” migliore, dal punto di vista evolutivo, per un animale è quello di avere una grossa e sana progenie, che aiuti la sopravvivenza della sua specie. Questo, in termini biologici, significa avere buoni geni. Ma secondo una nuova ricerca condotta dall’università della California e del Queen in Canada, i geni più “capaci” dal punto di vista della riproduzione, non passerebbero dai genitori ai figli, o meglio dal padre alle figlie e dalle madri ai figli.
Danneggiamenti incrociati
I ricercatori hanno modificato i geni di alcuni moscerini della frutta (Drosophila melanogaster) e poi li hanno fatti accoppiare fra loro, con diverse combinazioni. In seguito, hanno analizzato il Dna della loro prole e si sono accorti, che alcuni geni dei moscerini considerati buoni per il proprio sesso, non erano altrettanto utili per il sesso opposto. Anzi avevano l’effetto contrario. In altre parole, da un padre molto prolifico, sarebbero nate solo femmine inette (dal punto di vista delle capacità riproduttive) e lo stesso è stato osservato sui figli maschi di femmine molto feconde. Una specie di rovescio della medaglia per coloro che hanno i geni migliori.
Sesso e evoluzione
È il primo studio che mostra che il “successo” del genitore, maschio o femmina che sia, va a detrimento della prole del sesso opposto. Una specie di battaglia dei sessi, utile forse a non creare un genere più forte dell’altro. Altri studi dovranno dimostrare quanto questo paradosso evolutivo sia diffuso tra le altre specie.
(Notizia aggiornata al 25 ottobre 2006)
ANCHE IN ITALIA UNA PROPOSTA DI "LINEE GUIDA" PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE VEGETARIANA: CON LA VEGPYRAMID - LA PIRAMIDE ALIMENTARE NATURALE - SI DA' UNO STRUMENTO A CHI VUOLE VIVERE IN MODO SANO
25 ottobre 2006
La VegPyramid, la Piramide Alimentare Naturale, e' la proposta di Societ Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) per delle serie Linee Guida italiane per una corretta alimentazione vegetariana, ma anche uno strumento che puo' essere utilizzato da chiunque voglia adottare abitudini alimentari sane.
Linee guida di questo genere esistono gia' negli Stati Uniti: nelle linee guida ufficiali per una corretta alimentazione pubblicate nel gennaio 2005 dall'USDA, il Dipartimento per l'Agricoltura statunitense, e disponibili anche on-line sul sito governativo www.mypyramid.gov, esiste una sezione dedicata anche all'alimentazione vegetariana che recepisce le linee guida realizzate dalle prestigiose associazioni di nutrizionisti "American Dietetic Association" e "Dietitian of Canada". Sul sito governativo www.mypyramid.gov viene dunque dichiarato ufficialmente che "le diete vegetariane possono soddisfare tutti le raccomandazioni relative ai nutrienti. Il punto chiave sta nel consumare cibi in maniera variata e nella quantita' necessaria a soddisfare il fabbisogno calorico".
In Italia, linee guida simili non sono ancora state realizzate, e per questo Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) ha lavorato nell'ultimo anno per produrre una proposta concreta sull'argomento, che viene ora presentata alla comunita' scientifica. SSNV e' un'associazione che si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali (plant-based nutrition) e sui suoi rapporti con la salute.
VegPyramid e' la rappresentazione grafica di come possa essere pianificata una dieta equilibrata a base di cibi vegetali. Sulla scorta della nuove Linee Guida Dietetiche statunitensi, anche VegPyramid e' stata "ribaltata": ora tutti i gruppi di cibi vegetali si trovano sullo stesso piano e la partecipazione di ciascun gruppo alla composizione della dieta e' suggerita dalle dimensioni dell'area di VegPyramid che esso occupa. In questo modo viene definitivamente archiviata la vecchia piramide "a piani", causa di non infrequenti malintesi dipendenti dell'erronea importanza che poteva essere attribuita ad un gruppo alimentare, in funzione non tanto delle dimensioni dell'area occupata ma piuttosto del livello al quale era collocato.
Dichiara la dottoressa Luciana Baroni, presidente di SSNV, medico, studiosa di nutrizione vegetariana e delle sue implicazioni sulla salute, autrice di numerosi articoli e pubblicazioni concernenti la salute, l'alimentazione e lo stile di vita: "Sul sito vegpyramid.info, messo a disposizione per illustrare la VegPyramid, i visitatori possono scoprire come l'alimentazione e l'attivita' fisica siano importanti per restare in salute, e utilizzare le informazioni presenti sul sito per conoscere quali sono i cibi pi sani e come organizzare al meglio il proprio menu. Grazie alla VegPyramid potranno scegliere in modo intelligente il tipo e la quantita' dei cibi, trovare il giusto equilibrio tra il cibo e l'attivita' fisica, imparare come mangiare in abbondanza senza ingrassare e guadagnare in salute rispettando il proprio corpo."
La Pecora Nera





