giovedì, agosto 31, 2006
SVIZZERA: FEDERAZIONE TURISMO, "NON GUARDATE LE MUCCHE NEGLI OCCHI!"
Il vademecum per le passeggiate: non accarezzarle e restare a 20 metri di distanza
30 agosto 2006 - Tenetevi a distanza ad almeno 20 metri di distanza di sicurezza. Evitate di guardarle negli occhi. Non dategli la schiena. E anche se sono carine, non accarezzate mai le mucche svizzere. Lo si legge in un vademecum messo a punto dalla Federazione svizzera del turismo pedestre che lo ha pubblicato sul suo internet (www.swisshiking.ch) a mo' di guida di 'sopravvivenza' per i 'randonneur', i turisti che amano inerpicarsi per i sentieri di montagna e passeggiare all'aria aperta in campagna.
'Lasciate gli animali in pace e non li toccate. Non li spaventate e non guardateli diritto negli occhi. Non agitate bastoni. E soltanto in caso di estrema necessita', mirate con precisione al muso e colpite con un colpo secco', sono alcuni dei singolari consigli, con tanto di vignette illustrative, che si trovano sul sito web dell'ente turistico.
Evelyne Zaugg, portavoce della Federazione di turismo pedestre, ha spiegato che non ci sono delle statistiche precise sugli incidenti e sulle 'situazioni sgradevoli', sempre piu' numerose, segnalate negli ultimi anni. Secondo Zaugg pero' i bovini sono sempre piu' aggressivi perche' abbandonati al pascolo e vedono sempre di meno gli allevatori e gli uomini e, di conseguenza, e' necessario attenersi a certe precauzioni.
(Psv/Ct/Adnkronos)
mercoledì, agosto 30, 2006
Usanze da scimmie
Gli scimpanzé si trasmettono le informazioni una con l’altra, “tramandando” così le abitudini di padre in figlio
Anche le scimmie hanno le loro tradizioni. Se ne sono accorti alcuni scienziati dell’università di S. Andrews (in Scozia), nel tentativo di capire come mai le abitudini degli scimpanzé in natura cambino da un gruppo all’altro.
Sempre in linea
Con alcuni esperimenti hanno scoperto che le scimmie imparano (attraverso l'osservazione), passandosi le informazioni l’un l’altra, in una linea continua. Come, per esempio, aprire una scatola che contiene del cibo: durante i test, dalla prima scimmia fino all’ultima (la quinta) il metodo per aprirla è stato “tramandato” in modo perfetto e senza degenerazioni.
Usi e costumi da scimpanzé
Le scimmie, inoltre, che in teoria avevano due modi per aprire il contenitore – sollevando lo sportello o facendolo scorrere – ne imparavano uno solo dalla scimmia “maestra” e usavano quello, senza provare a cercarne un altro. In seguito lo mostravano alla scimmia ”apprendista” successiva.
In questo modo il prezioso "patrimonio culturale" è passato per cinque "generazioni" di scimpanzé.
Creando due gruppi “culturali” differenti: quello che solleva contrapposto a quello che fa scorrere lo sportello. (I due video sono in formato avi e pesano rispettivamente 3,2 Mb e 2,5 Mb)
CAPRIOLI, IL PARCO DEL SIRENTE PRONTO AD ACCOGLIERNE 50
L'Aidaa, invece, trova casa per 87 esemplari in una tenuta agricola del varesotto offerta da una associazione
29 agosto 2006 - Il Parco regionale abruzzese Sirente Velino ha dato la propria disponibilita' ad 'adottare' una cinquantina di caprioli che rischiano di essere abbattuti in Piemonte. La richiesta formale e' stata inoltrata all'Ente Parco nazionale Adamello Brenta.
'Con questo gesto - afferma il direttore dell'area protetta abruzzese, Oremo Di Nino - il Parco Sirente Velino vuole dare prova di sensibilita' e lungimiranza. Per qualcuno infatti i caprioli costituiscono un problema da risolvere in modo drastici e non condivisibili. Per il nostro territorio invece, la presenza di ungulati, se ben gestita, puo' diventare una preziosa risorsa'.
La direzione del Parco ha gia' individuato nella Riserva Grotte di Luppa e Sante Marie e l'Area faunistica del capriolo di Fontecchio i possibili luoghi dove ospitare i caprioli. 'La nostra inequivoca posizione in merito all'abbattimento indiscriminato dei caprioli in Piemonte - aggiunge Di Nino - vuole essere anche una ferma e indiretta risposta a chi giorni addietro ha avvelenato e fatto scempio di tre magnifici esemplari di grifoni'.
Una denuncia contro ignoti per questo avvelenamento e' stata depositata dai responsabile dell'area protetta presso il tribunale di Avezzano mentre nei prossimi giorni il presidente del Parco, Nazzareno Fidanza, incontrera' le istituzioni locali e il Corpo forestale al fine di pianificare azioni di contrasto e prevenzione nei confronti di episodi di avvelenamento che hanno gia' avuto vittime come lupi, un orso e un aquila reale.
'Il Parco regionale Sirente Velino - conclude Di Nino - sta facendo la sua parte nella non facile partita della tutela e valorizzazione del patrimonio faunistico, vanto e risorsa del territorio. Ma chiediamo anche alla regione Abruzzo di fare la sua parte: episodi come il recente avvelenamento dei grifoni trovano terreno fertile in un clima esasperato dal mancato risarcimento dei danni causati dagli animali selvatici e dal problema irrisolto del randagismo'.
Potrebbe essere una tenuta agricola a Serole, in provincia di Asti, l'approdo per gli 87 caprioli che rischiano di essere abbattuti, in provincia di Varese, con la caccia di selezione. Due soci onorari dell'Aidaa, l'associazione italiana difesa animali ed ambiente che si e' subito mobilitata in difesa degli animali, sono disponibili a ospitare i caprioli nella loro tenuta agricola. Pur di salvare gli animali infatti, Leila Nur e Attilio Carelli - si legge in una nota dell' Associazione - hanno messo a disposizione gli oltre 50 ettari della loro proprieta' sul confine tra Piemonte e Liguria, trasformando l'area boschiva in rifugio per i caprioli.
Dopo l'offerta, il presidente dell'Aidaa Lorenzo Croce ha chiesto ai rappresentanti della Provincia di Varese 'un incontro urgente per mettere a punto il piano di salvataggio per i caprioli'.
'Sia annullata immediatamente la mattanza prevista a Varese - ha aggiunto Croce - . Come Aidaa ci siamo mossi subito per trovare una soluzione alternativa all'abbattimento dei caprioli. E siamo riusciti nel nostro intento: si tratta di un'operazione interamente targata Aidaa che speriamo sia avvallata senza troppi intoppi burocratici dalla provincia di Varese'.
(ANSA)
martedì, agosto 29, 2006
La primavera arriverà l'11 marzo, l'autunno il 29 settembre
In anticipo (o ritardo), cambiano le stagioni
Persa la sincronizzazione con il calendario ufficiale: colpa della rivoluzione del clima. Primo studio sui nuovi cicli
LO STUDIO — «Abbiamo sviluppato il primo studio, su scala continentale, che prende in considerazione 542 specie di piante e 19 di animali in 21 Paesi europei, dal 1971 al 2000, mettendo in relazione le loro abitudini con l'arrivo delle stagioni. Le modificazioni sono evidentissime», spiega la professoressa Annette Menzel, bioclimatologa dell'Università di Monaco, che ha coordinato la ricerca insieme al suo collega Tim Sparks, del Centro di Ecologia di Huntingdon, in Inghilterra. «Non solo sono dimostrati lo sfasamento fra i cicli stagionali e, per esempio, le fioriture e la messa a riposo delle piante, o le migrazioni degli uccelli; ma anche l'accentuarsi delle anomalie biologiche con l'aumento delle temperature medie».
COMPORTAMENTI BIOLOGICI — Per calcolare anticipi e ritardi delle stagioni rispetto al calendario ufficiale, sono stati prese in esame centinaia di ricerche di fenologia (la disciplina che studia i rapporti fra fattori climatici e comportamenti biologici), condotte in quasi tutti i Paesi europei. I risultati sono inequivocabili. Oggi, rispetto a 35 anni fa, in Europa Settentrionale le primavere anticipano di 8 giorni e gli autunni ritardano di 6. Nell'Europa Centrale e Orientale l'anticipo primaverile è di 10 giorni, il ritardo autunnale di 5. In Italia la bella stagione arriva tra 8 e 10 giorni prima e l'autunno tra 6 e 7 giorni dopo. Il record spetta alla Spagna con anticipi fino a 12 giorni. Per l'Italia gli studi sono stati forniti dall'Ibimet, l'Istituto di biometeorologia del Cnr che ha sede a Firenze. «Noi seguiamo da tempo svariati marcatori vegetali e animali per verificare gli effetti degli spostamenti stagionali — riassume il professor Giampiero Maracchi, direttore dell'Ibimet —. Qualche esempio. Le rondini ormai arrivano sistematicamente prima dell'appuntamento primaverile del 21 marzo. Un detto recita: "A San Benedetto una rondine sotto il tetto". E invece ora il ritorno delle rondini si registra almeno con dieci giorni d'anticipo». Anche le tradizionali mimose della festa della donna sono un formidabile marcatore del cambiamento climatico. In Italia la loro fioritura non avviene più ai primi di marzo, ma a cavallo tra gennaio e febbraio. Di recente, i fornitori non hanno potuto far fronte alle maggiori richieste in coincidenza della festa dell'8 marzo perché ormai i fiori di molte piante erano appassiti.
STORNI E BUGANVILLEE — A testimoniarci il ritardo autunnale, nel nostro Paese, sono i chiassosi storni, ma anche le belle siepi di buganvillee. «Gli storni tendono a svernare sempre più in alto: il loro limite superiore, nei mesi invernali, era la città di Roma. Ora vanno in Toscana, in Pianura Padana e finanche sul Lago di Ginevra — riferisce il professor Maracchi —. Quanto alla buganvillea, da noi era solita andare a riposo ai primi d'ottobre. Ora i suoi vivaci fiori viola resistono fino alla fine di novembre».
Tutti questi sono gli effetti della mutata circolazione atmosferica su larga scala. Gli anticicloni tendono a salire di latitudine. Quello delle Azzorre, che assicura bel tempo stabile nel Mediterraneo, va fino alle Isole Britanniche, lasciando che da noi risalga quello nordafricano, portatore di aria calda e umida. Poi, quest'ultimo, nel movimento di retromarcia, sollecita un richiamo di aria fredda dal Nord. E così, in piena estate, si passa dalle ondate di calore al freddo autunnale. Le conseguenze sulla nostra salute sono ben note; quelle su piante e animali stanno emergendo in tutta la loro complessa drammaticità e comprendono anche un profondo scombussolamento della catena alimentare e la minaccia di estinzione.
lunedì, agosto 28, 2006
DA GREENPEACE ARRIVA ECO-GUIDA PER I PRODOTTI ELETTRONICI
28 agosto 2006 - Arriva la 'Eco guida ai prodotti elettronici' di Greenpeace che premia le aziende leader nel settore computer e telefonia cellulare che non fanno uso di sostanze chimiche pericolose e contribuiscono al riciclaggio dei rifiuti elettronici. Al primo posto la finlandese Nokia seguita in seconda e terza posizione dalle statunitensi Dell e HP. Seguono, nell'ordine Sony Ericsson, Samsung, Sony, LG Electronics, Panasonic, Toshiba , Fujitsu Siemens Computers, Apple, Acer e Motorola. L'Unep stima che nel mondo vengano prodotte 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici l'anno, circa quattromila tonnellate l'ora.
Di tutte le 14 societa' prese in considerazione, pero', nessuna ottiene pero' un punteggio pienamente soddisfacente.La guida sara' aggiornata ogni quattro mesi; per il momento il punteggio e' assegnato solo in base alle informazioni accessibili attraverso i siti delle aziende ma sono previste multe salate alle aziende mentono o praticano doppi standard.
Il focus, per ora, e' piu' sull'eliminazione delle sostanze pericolose che sul riciclaggio in quanto l'associazione ritiene che finche' non si mettono al bando i composti ad alto rischio, e' impossibile un riuso e riciclaggio sicuro dei componenti.
Greenpeace sottolinea che Nokia sta gia' eliminando alcuni composti: dalla fine del 2005 tutti i nuovi modelli di telefonino non contengono PVC e dall'inizio del 2007 saranno anche eliminati i ritardanti di fiamma bromurati. Dell si e' posta ugualmente obiettivi ambiziosi sull'eliminazione di queste sostanze. Info: www.greenpeace.org/rankingguide
Visita (in italiano) la 'casa dei veleni': http://www.greenpeace.it/inquinamento/casadeiveleni
domenica, agosto 27, 2006
Love story tra due gorilla, lei è vedova
Lui viene dalla Svizzera, lei dalla Germania, si sono incontrati a Mosca a scopo matrimonio:il loro amore potrebbe convincere una inconsolabile vedova di mezza eta' a riaprirsi alla vita attraverso dei nipotini adottivi. Protagonisti di questa "love story" non sono però un uomo e una donna, ma due gorilla. La giovane sposa, appena arrivata, è Kira, una gorilla tedesca di 11 anni "promessa" allo svizzero Visuri, che di anni ne ha nove e vive nella capitale russa da un mese e mezzo.
PELLICCE DI CONIGLIO: IL MASSACRO SCONOSCIUTO
Una parte sconosciuta del mercato della pelliccia è la produzione di pelli di coniglio, incredibilmente alta rispetto a tutte le altre specie di animali. I numeri di pelli di coniglio messe sul mercato si stimano a livello mondiale intorno ad 1 miliardo l'anno. Nella sola Francia, paese tra i maggiori allevatori di conigli per qualunque finalità, vengono prodotte 70 milioni di pelli l'anno.
Questi numeri ribaltano completamente quelli che fino ad ora sono stati diffusi dal movimento di liberazione animale, ma anche dal settore della pellicceria, riguardo agli animali scuoiati ogni anno.
Fino ad ora già sembrava enorme la cifra di 40 milioni di animali, di cui tra i 25 e i 35 milioni visoni. Adesso, con questi dati alla mano non possiamo che fare alcune considerazioni sulle nuove strade percorse dall'industria della pelliccia, e quindi anche rivedere strategie e finalità della lotta per la scomparsa di questo macabro mercato.
IL MITO DEL CONIGLIO COME SOTTOPRODOTTO DELLA CARNE
La scusa accampata dalle ditte che utilizzano pelli di coniglio è che queste derivano da scarti dell'industria della carne, e quindi ciò le renderebbe accettabili. Possiamo semplicemente rigettarla mettendo in evidenza la crudeltà nell'industria della macellazione e ponendo sullo stesso piano lo sgozzamento di un animale per cibarsene o lo scuoiamento per vestirsene. Così come non si dovrebbe in ogni modo indossare cadaveri di animali, rendendo accettabile tale tipo di indumento.
Ma soprattutto qui ci preme fornire alcuni dati sull'allevamento dei conigli che smascherino tali menzogne e spieghino quanto spesso le pellicce di questo animale non provengano affatto dall'industria della carne ma da allevamenti appositi. Stesso discorso per i conigli d'Angora, utilizzati per la produzione di pelo, di cui tratteremo però a parte.
La produzione di carne è sicuramente il principale obiettivo dell'allevamento di conigli, ma al contrario di quanto si possa immaginare a livello storico le razze di conigli sono state selezionate in base alla pelliccia e non alla qualità della carne.
Dalla pelle di questi animali si possono comunque recuperare due sottoprodotti: la pelliccia o il pelo (utilizzato come fosse lana).
Questi sono comunque di bassa qualità, tanto che spesso le pelli di coniglio provenienti dai mattatoi vengono utilizzate per la produzione di concimi o di colle. Tali pelli vengono comunque spesso gettate via.
Le tecniche di allevamento intensivo adottate in Europa sono infatti solitamente incompatibili con la produzione di pelli di qualità.
Infatti la pelle rappresenta solo una minima percentuale del valore di un animale. Quindi sempre più frequentemente i conigli vengono macellati ad un età o in un periodo dell'anno in cui il loro manto non è ancora del tutto sviluppato. Questo accade di solito a 10 o 12 settimane, quando ancora hanno un manto infantile o sta cominciando a crescere quello semi-adulto. Questi manti leggeri e instabili non sono adatti per il settore della pellicceria.
La stagione in cui il manto è stabile e omogeneo infatti è l'inverno.
Questo è vero per qualunque animale al di sopra dei sei mesi di età.
Il resto dell'anno ci sono sempre aree del pelo vacanti e comunque una instabilità che lo rende inutilizzabile per l'uso dei pellicciai.
Alcuni manti estivi possono essere omogenei, ma il coniglio deve avere almeno cinque mesi di età. Il manto estivo è comunque più sottile di quello invernale.
Questo ciclo di crescita del pelo rende la produzione simultanea di pelliccia e carne un problema, e così la pelliccia diventa un semplice sottoprodotto di scarsa qualità, specialmente in produzione intensiva. In Francia per esempio meno della metà delle pelli raccolte nei mattatoi possono essere considerate utili per l'industria della pelliccia.
Le uniche pelli di qualità provengono da adulti, ma la tendenza nella produzione moderna è di uccidere i piccoli, il che va a ridurre la proporzione di pelli adulte.
Non ci sono possibilità di fornire pellicce di qualità con le attuali condizioni di allevamento industriale per la carne. Per questo è crescente la presenza di allevamenti di conigli con la finalità di produrre pelli, che seguano il ciclo di crescita del pelo e le stagioni, e per i quali è la carne ad essere un sottoprodotto di bassa qualità.
ANGORA
Se si parla di conigli non si può non far riferimento al coniglio d'Angora. Questa razza ha il pelame di una lunghezza che varia dai 10 ai 40 cm. Il procedimento per "prelevare questa pelliccia" è cambiato con il passare degli anni: all'inizio vi era lo spellamento, poi la tosatura ed infine la depilazione con la quale ogni singolo coniglio può produrre 1 kg e 300 gr di pelo annualmente per poi venire utilizzato nella creazione di maglioni, calze, abiti, etc.
L'allevamento di conigli d'Angora è molto differente da quello per altre finalità, ed è stato nel tempo sviluppato in Francia, dove per molto è stata l'unica produzione derivante dai conigli. Adesso anche in altre nazioni, prima di tutte la Cina, si sta diffondendo questa specializzazione, e soprattutto offrono l'Angora a prezzi molto più bassi, avendo quasi fatto crollare il mercato francese.
Per il pelo vengono utilizzate le femmine, e viene ridotta al minimo la riproduzione che diminuisce la produttività. Negli allevamenti solo il 3% circa degli animali sono riproduttori. In Francia i maschi non destinati alla riproduzione vengono uccisi alla nascita, per non affrontare le spese della loro crescita.
NUOVE MOSSE NEL MERCATO DELLA PELLICCERIA
Il settore della pellicceria, dopo la grave crisi degli anni '90, in cui è calata fortemente la richiesta di capi interi, ha cominciato a riprendersi con il passaggio della moda verso la diffusione di inserti come polsini, colletti o decorazioni. Adesso è questo il settore di maggior diffusione delle pelli nella maggior parte dei paesi dove il movimento di liberazione animale è riuscito a creare almeno una critica verso quelle orde di cadaveri ambulanti che sono le pellicce.
Nascondere la presenza delle pelli o ridurne la visibilità, renderle accettabili, colorarle per presentarle come moda giovane: queste sono state le mosse che hanno reso possibile una ripresa del settore.
In tutto questo l'utilizzo di pelli di coniglio ha avuto una decisa crescita, soprattutto per il prezzo abbordabile, che ha permesso anche di colorarlo e inserirlo in capi economici e diffusi in qualunque tipo di negozio di moda o di grande magazzino. Colorare una pelle di visone o di cincillà può essere infatti rischioso e costoso nel caso di errore.
sabato, agosto 26, 2006
La strage annuale degli ungulati - esecutori: i cacciatori; mandanti: Regioni e Province
25-08-2006 - Ad agosto, ogni anno, in Italia, iniziano le stragi di "ungulati" (cioè caprioli, daini, cinghiali, ecc.) programmate dalle Province e dalle Regioni, che sono quindi i mandanti, e messe in atto, con gran gioia e tripudio, dai cacciatori, che sono gli esecutori materiali. E' ora di ribellarsi!
La stagione di caccia apre, solitamente a metà settembre e si chiude alla fine di gennaio. Accade però che regolarmente venga aperta in anticipo già ad agosto, per gli abbattimenti degli ungulati, a grande richiesta della lobby venatoria.
I governanti locali (di Province e Regioni) sostengono che gli animali sono troppi e "fanno danni" - ancora tutti da dimostrare - e, per questo, vanno abbattuti. In realtà, non è questo il motivo per cui gli abbattimenti vengono autorizzati: vengono autorizzati solo perché così chiedono i cacciatori. Se i nostri governanti volessero fare il proprio dovere, affronterebbero il problema del sovrappopolamento (sempre che questo esista, cosa che non è dato di sapere, dato che i conteggi li fanno i cacciatori, a campionamento su un territorio spesso insufficiente per essere statisticamente significativo) in modo da risolverlo. Invece:
-
non hanno mai affrontato il problema in modo scientifico e serio;
-
non hanno mai dato ascolto ai medici veterinari della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, che propongono metodi di sterilizzazione degli animali selvatici;
-
non hanno ancora vietato l'allevamento e immissione nel territorio di questi animali a opera dei cacciatori! E' notizia di pochi giorni fa che nel biellese c'è stata un'immissione abusiva di cinghiali, a opera dei cacciatori: che si inizi a intervenire in modo duro e deciso contro questi comportamenti, che si vietino gli allevamenti di animali selvatici e qualsiasi ripopolamento delle riserve, se si vuole davvero risolvere il problema!
-
non tengono conto del fatto che gli incidenti con gli ungulati sono molto più frequenti nei periodi di caccia che nel resto dell'anno;
-
non hanno mai studiato soluzioni alternative;
-
non tengono conto del volere dei cittadini che li hanno eletti;
-
non tengono conto dei danni che fanno i cacciatori, dei problemi di sicurezza pubblica, del fatto che i cacciatori rendono la vita impossibile a chi vive in campagna: perchè non si occupano di quello, che è ben più grave di qualche eventuale danno economico fatto dai caprioli?
I cacciatori non sono la soluzione. I cacciatori sono il problema. E' a causa dell'attività venatoria che sono stati rotti gli equilibri naturali, che sono stati introdotti animali dove naturalmente non c'erano. La natura non ha bisogno dell'intervento umano. Le popolazioni selvatiche di animali si autoregolano. E' solo quando l'uomo interviene che vi sono squilibri. Ed è con gli stermini che si pensa di risolvere gli squilibri causati dall'uomo?
La situazione di quest'anno
Ogni anno vi sono proteste per queste uccisioni pianificate, ricorsi, proposte di soluzioni alternative, da parte degli animalisti. Ma quest'anno, grazie all'interesse dei media per la vicenda dei 600 caprioli da abbattere nella provincia di Alessandria (600 delle svariate migliaia condannati a morte in tutto il Piemonte), per la prima volta, si riesce a ottenere una grossa eco, a far conoscere la situazione alle persone che non fanno parte di quella ristretta cerchia degli attivisti contro la caccia. E le persone, una volta saputo, anche quelle non particolarmente animaliste, si indignano e protestano. La presiedente della Regione Piemonte ammette di aver ricevuto migliaia di lettere, email, fax. E che cosa fa? Ignora tutto. Continua a voler stare dalla parte dei cacciatori. E dice che non è ai caprioli che bisogna pensare, ma ai bambini del Libano.
Cosa c'entrano i bambini del Libano? Forse che uccidendo gli animali selvatici si salvano i bambini del Libano? Forse che salvando gli animali si fanno danni ai bambini? Perchè non si chiede ai cacciatori di pensare ai bambini del Libano anzichè andare ad ammazzare i caprioli? Aiutare qualcuno, uomo o animale che sia, anzichè ammazzarlo è certamente più rispettabile come attività.
Cosa possiamo fare
Sono stati depositati 2 ricorsi al TAR, per chiedere la sospensione delle uccisioni degli ungulati in tutto il Piemonte, perchè non è nemmeno stata rispettata la corretta prassi "burocratica", non si è tenuto conto del parere dell'INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica), ecc.
Il 6 settembre il TAR si pronuncerà in merito, ma, per adesso, si spara. Si spara e si ammazzano animali indifesi, come questo.
(foto scattata attraverso il finestrino dell'auto di un cacciatore).
Quel che dobbiamo fare noi, per cambiare questo stato di cose, è continuare, senza stancarci mai, a protestare, a martellare i politici e i media su questo argomento.
Andare nei boschi, se conosciamo le zone in cui si caccia, a documentare, con la macchina fotografica, quel che i cacciatori fanno agli animali. Ovviamente nel far questo bisogna farsi vedere e sentire da loro, gridando e facendo rumore, in modo che non ci scambino per animali, visto che è nota la loro abitudine a sparare non appena sentono qualcosa muoversi.
Andare a fare presidi davanti ai centri di controllo degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) in cui si spara. I centri di controllo sono dei posti in cui i cacciatori portano gli animali appena ammazzati (questo solo per la caccia di selezione) per un esame veterinario. Il presidio serve a dare il benvenuto ai cacciatori, esprimere loro la nostra ammirazione per il loro coraggio, e soprattutto fotografare i cadaveri per mostrare alla gente in cosa consiste "l'abbattimento selettivo". Purtroppo, dovremo scomodare, per questa nostra attività , le forze dell'ordine. Costa di più impiegare 10 persone 1-2 mattinate la settimana o pagare quelle poche decine di migliaia di euro agli agricoltori che hanno avuto danni dagli ungulati?
I nostri governanti devono cambiare modo di comportarsi, devono capire che devono ascoltare le persone che li hanno eletti, non prenderle in giro, devono capire che non possono, di anno in anno, continuare con questa carneficina come se niente fosse, devono fare il proprio lavoro, non fare da valletti ai cacciatori. Facciamoglielo capire.
venerdì, agosto 25, 2006
GALAPAGOS, ALLARME PER DUE NUOVE SPECIE
In un comunicato diffuso dal Parco nazionale delle Galapagos si legge che nel villaggio di Baquerizo Moreno, sull' isola di Santa Cruz, alcuni cittadini si sono imbattuti per strada in un esemplare di iguana verde appartenente ad una specie molto diffusa sulle coste di Ecuador, Centro America e Brasile, ma mai vissuta nelle 19 isole e degli oltre 100 atolli che compongono l'arcipelago.
L'animale e' stato immediatamente catturato e portato al Comitato interistituzionale per il controllo e la gestione delle specie introdotte (Cimei).
'Il pericolo di un suo ingresso permanente sull'isola - spiega il comunicato consiste nel fatto che l'iguana verde, a differenza di quelle delle Galapagos, si riproduce facilmente e quindi la sua presenza genererebbe una lotta per la ricerca di spazio e cibo con gli esemplari endemici delle isole'.
Sempre il Parco nazionale delle Galapagos ha informato del ritrovamento di una tartaruga femmina adulta, probabilmente appartenente alla specie Rhinoclemmys, avvistata da un abitante dell'isola di Santa Cruz intento a ripulire un terreno incolto dalle erbacce.
Anche questa tartaruga, che non appartiene alle specie conosciute nelle Galapagos, e' stata immediatamente prelevata e portata al Cimei da dove, insieme all'iguana, verra' ricondotta appena possibile nel suo ambiente naturale.
Non sono questi, tuttavia, i primi casi di ritrovamento di specie aliene all'ecosistema dell'arcipelago ecuadoriano, utilizzato da Charles Darwin nell'800 come laboratorio naturale per sviluppare le sue teorie evoluzionistiche.
A minacciare il fragile equilibrio biologico dell'arcipelago sono arrivate dall'esterno - oltre a numerosi animali comuni quali capre, cani, gatti e topi - anche una scimmia titi' tamari', una tartaruga di fiume, due specie di scarafaggi parassiti e due tipi di mosche divoratrici di foglie.
(ANSA)
giovedì, agosto 24, 2006
Dal cervo schiaffi al cacciatore
Un filmato amatoriale con una scena singolare: buon divertimento!!!
CREATI TOPI 'SEMPRE FELICI' ELIMINANDO UN GENE
Secondo gli esperti potranno portare a nuovi farmaci per la depressione
24 agosto 2006 - Sara' forse grazie a una nuova razza di topolini, 'sempre felici', creati da alcuni ricercatori dell'universita' di Nizza, che si potra' fare un passo avanti importante nella cura della depressione clinica. Alcuni scienziati francesi, come si legge sulla rivista Nature Neuroscience, hanno infatti individuato un legame tra la malattia e un gene, il Trek-1, e sulla base di questo dato origine a degli animali resistenti alla depressione perche' privati del gene in questione.
Il Trek-1 e' coinvolto nella trasmissione nel cervello della serotonina, neurotrasmettitore che ha un ruolo chiave sull'umore, il sonno e la sessualita'. 'La depressione e' una malattia devastante - spiega Guy Debonnel, autore della ricerca - che colpisce circa il 10% delle persone a un certo momento della loro vita. Le attuali terapie non sono efficaci in un terzo dei casi. Ecco perche' e' cosi' importante sviluppare cure alternative'.
I topi senza il gene Trek-1, detti ko, sono stati studiati usando parametri elettrofisiologici e biochimici conosciuti per misurare la depressione negli animali. 'I risultati - continua Debonnel - ci hanno veramente sorpreso. I topi infatti si sono comportati come se fossero stati curati con antidepressivi per almeno tre settimane. E' la prima volta che la depressione viene eliminata dall'organismo attraverso un'alterazione genetica. La scoperta di un legame tra questo gene e la depressione potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di antidepressivi'.
(ANSA)
mercoledì, agosto 23, 2006
STATI UNITI, IL GIUDICE SALVA LE SEQUOIE DA BUSH
Charles R. Breyer s'è così schierato con i gruppi ambientalisti che hanno denunciato il piano per preservare il Parco Nazionale che conserva i due terzi dei più grandi alberi esistenti al mondo
23 agosto 2006 - Un giudice federale ha sancito martedi' a San Francisco che un piano dell'Amministrazione Bush che consentiva il taglio di alberi a scopi commerciali all'interno del Parco nazionale delle sequoie giganti contravviene le leggi sull'ambiente e lo ha bloccato.
Il giudice distrettuale Charles R. Breyer s'e' cosi' schierato con i gruppi ambientalisti che hanno denunciato il piano per preservare il Parco Nazionale che, nei suoi 328 mila acri (circa 130 mila ettari), conserva i due terzi dei piu' grandi alberi esistenti al mondo.
Il giudice Breyer aveva gia' bloccato il piano un anno fa, per evitare operazioni di disboscamento del parco, creato nel 2000 dall'allora presidente Bill Clinton.
La tesi dell'Amministrazione e' che il taglio di parte degli alberi ridurrebbe il rischio di incendi.
Gli ambientalisti ritengono la teoria scientificamente discutibile e tesa a soddisfare piu' gli interessi dell' industria del legno che a prevenire gli incendi.
Fonte ANSA
La Pecora Nera





