lunedì, luglio 31, 2006
Immagini di gattini che annusano tra le macerie e cani che corrono freneticamente per le strade.
Mentre il governo francese ha preso dei provvedimenti per l’evacuazione degli animali, i protocolli di evacuazione britannici, canadesi e americani proibiscono in modo esplicito che gli animali vengano evacuati insieme alle loro famiglie.
I proprietari di cani e di gatti sono costretti ad abbandonare i propri animali tra le macerie e la distruzione.
L’associazione HSUS - Humane Society of the United States ha sollecitato l’Amministrazione Bush ad includere gli animali domestici ed i relativi servizi nei piani di evacuazione per gli americani dal Libano. Secondo una dichiarazione emessa dal Dipartimento di Stato Americano sull'evacuazione degli Americani dal Libano: "agli animali domestici non sarà consentito viaggiare”.
"Rifiutare di consentire agli animali domestici di salire a bordo degli aerei o delle imbarcazioni che lasciano il Libano, vuol dire ostacolare gli sforzi per evacuare in modo sicuro i cittadini americani", ha detto Wayne Pacelle, Presidente e Direttore generale HSUS. "Come abbiamo visto in parecchi disastri naturali, un numero significativo di persone rifiuta di abbandonare i propri animali."
Ulteriori informazioni:
BETA - Beirut for the Ethical Treatment of Animals
http://animals.beirut.com/
domenica, luglio 30, 2006
Marchiato campo di mais OGM in Francia
Greenpeace in azione per il diritto all’informazione dei francesi
L'azione di ieri è, in realtà, una reazione alla sentenza emessa dal tribunale francese, con la quale è stato ordinato a Greenpeace Francia di eliminare dal proprio sito web la mappa con la dislocazione dei campi di mais transgenico in territorio francese. Dopo la rimozione, la mappa è stata pubblicata sul sito di Greenpeace International.
Greenpeace aveva pubblicato questa mappa per denunciare la mancanza di trasparenza del governo e difendere il diritto dei cittadini francesi a dire no ai rischi per ambiente e salute legati agli organismi transgenici.
Il governo francese non ha ancora recepito la direttiva europea 18/2001 che obbliga gli Stati membri a redigere un registro pubblico delle colture OGM per consentire a tutti di sapere dove si trovano i campi transgenici: mentre ai cittadini tedeschi basta un clic per scoprire dove vengono coltivati gli OGM, i francesi brancolano nel buio.
Greenpeace chiede al governo francese di assumersi le proprie responsabilità, pubblicando un registro ufficiale dei campi OGM accessibile a tutti i cittadini. Questo registro è uno strumento di informazione fondamentale per difendersi dal rischio di contaminazione genetica di alimenti biologici e convenzionali.
Quello della Francia non è infatti un caso isolato: anche il governo spagnolo si è a lungo rifiutato di rendere nota la dislocazione delle colture OGM in Spagna. Le conseguenze drammatiche di questa politica sono emerse in aprile, quando Enric Navarro, un coltivatore di mais convenzionale, ha dovuto bruciare il proprio raccolto che era stato contaminato da organismi geneticamente modificati. Il nostro recente rapporto "Coesistenza impossibile" ha denunciato la gravità della situazione in Spagna, dove sempre più spesso le colture tradizionali e non OGM vengono contaminate a insaputa degli stessi agricoltori e dei consumatori.
In Italia, invece, la coltivazione di OGM a livello commerciale rimane vietata e la maggior parte delle regioni si è già dichiarata OGM-free.
Nel mirino il progetto della multinazionale Unilever
«No al merluzzo Ogm per gelati più belli»
I Verdi contro la commercializzazione del prodotto che contiene una proteina derivata dal pesce con procedimento biotenologico
sabato, luglio 29, 2006
Piccoli pipistrelli balbettano
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28 luglio 2006 - “Mamma” o “papà”? Cosa avranno provato a dire i piccoli di pipistrello Saccopteryx bilineata, osservati da alcuni scienziati tedeschi, durante i loro gorgheggi?
L’imitazione dei suoni emessi dagli adulti per i bambini è fondamentale per imparare a esprimersi. E finora un simile comportamento, utile anche a sviluppare la muscolatura, era stato osservato solo nei cuccioli di primate e in alcuni canarini.
Il team tedesco ha avanzato l'ipotesi che anche in questa specie di pipistrelli ci sia una sorta di vocalizzazione infantile come nell'uomo. Per quanto sorprendente sia stata la scoperta, però, i ricercatori sospettano che per questi animali il balbettio infantile sia solo un modo per esercitarsi, per prepararsi al vasto repertorio di vocalizzi che gli adulti utilizzano, tra cui urla e “cinguettii”. È molto difficile insomma che i piccoli volessero dire qualcosa o chiamare qualcuno: era puro e semplice allenamento vocale.
Indulto al Senato, Lav chiede esclusione reati contro animali e crimini ambientali
Roma 28 luglio 2006 - “Con il testo sull’indulto approvato alla Camera, si rischia di vedere vanificati tutti i processi contro i maltrattatori degli animali e i devastatori dell’ambiente” – dichiara Ciro Troiano, responsabile Osservatorio Zoomafia della LAV.
Con esso si concede, infatti, l’indulto a tutti i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006 nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie, sole o congiunte a pene detentive. E’ concesso, altresì, l’indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato, anche solo in parte, l’indulto.“Ciò significa totale impunità per coloro che hanno maltrattato o ucciso animali. - prosegue Troiano - Basti pensare che l’uccisione di un animale, senza necessità o per crudeltà, è punita con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi, mentre chi abbandona un’animale domestico è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro: tutte sanzioni che rientrano nel provvedimento dell’indulto.”
“Preoccupante l’indulto per le pene accessorie che, per fare un esempio, annulla la sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, commercio o allevamento di animali per chi è stato condannato per maltrattamenti, e ciò, davvero non si capisce quale utilità sociale possa avere. – aggiunge Troiano – Cosa ancor più incomprensibile se si pensa che poco meno di due anni fa il Parlamento, quasi all’unanimità, ha inasprito le pene per chi commette crimini contro gli animali”.
La LAV chiede, quindi, ai Senatori di inserire tra i reati per i quali non si applica il provvedimento dell’indulto anche i reati previsti dal Titolo IX bis del Codice penale “delitti contro il sentimento per gli animali”, dall’art. 727 C.P., e quelli previsti da legge speciali come quelle che regolano materie come la caccia, la pesca, la Convenzione Cites relativa agli animali in pericolo di estinzione, nonché le leggi che regolano i reati ambientali in genere.
“Se il provvedimento dell’indulto è giustificato anche dalla necessità di rendere le carceri meno affollate, l’indulto per i reati contro gli animali e contro l’ambiente non serve, perché i responsabili di tali reati non vanno in carcere se non i casi rarissimi, come l’associazione per delinquere finalizzata ai combattimenti tra animali o finalizzata al traffico di rifiuti, ma ad oggi non ci risulta che ci sia qualcuno in carcere per aver organizzato combattimenti! – conclude Troiano.
venerdì, luglio 28, 2006
Cina: crolla il vantaggio offerto dal cotone Bt
Colpa di insetti tradizionali e non di forme mutanti resistenti al Bt
26.07.2006 A sette anni dall’introduzione della coltivazione su vasta scala di cotone geneticamente modificato, i vantaggi economici garantiti ai coltivatori cinesi dal suo uso sono svaniti. Il motivo – come hanno riferito i ricercatori della Cornell University alla conferenza annuale della American Agricultural Economics Association (AAEA) in corso in questi giorni a Long Beach, in California – è che nuovi parassiti stanno aggredendo in maniera massiccia le coltivazioni di cotone Bt.
Il cotone Bt deve il suo nome al gene mutuato dal Bacillus thuringiensis inserito nel vegetale per fargli produrre una tossina letale per le larve di Helicoverpa armigera, un lepidottero nottuide che rappresenta uno dei più importanti parassiti del cotone. Attualmente il cotone Bt copre il 25 per cento della produzione mondiale di questa fibra tessile.
Dopo sette anni, però, le popolazioni di altri parassiti sono aumentate in misura tale da costringere i coltivatori a irrorare i campi con pesticidi un numero di volte molto maggiore anche rispetto agli standard precedenti all’introduzione del cotone Bt.
Lo studio – il primo che ha esaminato l’impatto economico a lungo termine del cotone Bt – ha mostrato che per tre anni a partire dal 2001 i coltivatori che avevano utilizzato il cotone biotecnologico avevano ridotto di oltre il 70 per cento i consumi di pesticidi, conseguendo un guadagno del 36 per cento superiore a quello dei contadini che erano rimasti al cotone classico. A partire dal 2004, tuttavia, erano stati costretti a tornare a un livello di consumo di pesticidi pari a quello delle coltivazioni tradizionali, con un guadagno inferiore dell’8 per cento rispetto ai concorrenti tradizionali, a causa del maggior costo delle sementi Bt.
Il problema non è legato allo sviluppo di parassiti resistenti al cotone Bt, come all’inizio si era pensato, ma ad altri parassiti che non sono sensibili alla tossina di B. thuringiensis, e che in precedenza erano tenuti sotto controllo dall’uso dei pesticidi ad ampio spettro d’azione.
Secondo i ricercatori l’emergenza di questi parassiti “secondari” potrebbe rappresentare un grave problema per tutti i paesi che utilizzano cotone Bt su larga scala: Cina, India, Argentina e Stati Uniti, anche se in quest’ultimo paese, i produttori che usano cotone Bt sono per contratto vincolati a coltivare un’area ristretta anche a cotone tradizionale, che serva da rifugio per H. armigera e in cui utilizzare pesticidi classici. Una strategia utile a evitare l’insorgenza di mutanti resistenti al Bt, ma anche a ridurre la proliferazione degli altri parassiti.
Un'altra vittoria degli ambientalisti del Wwf che avevano impugnato i provvedimenti presidenziali anche nel merito, dopo averne gia' ottenuto la sospensiva con un provvedimento d'urgenza l'11 ottobre scorso. Il decreto Durnwalder impugnato cozzava anche contro l'articolo 4 della stessa legge provinciale sulla caccia relativo all'abbattimento dei capi non adulti permesso dal decreto ma non previsto appunto dalla legge provinciale in vigore.
La giunta prevedeva l'abbattimento programmato anche di stambecchi giovani al fine di una selezione il piu' possibile proporzionale alle fasce di eta' degli ungulati: un terzo di animali vecchi, un terzo di femmine e un terzo di stambecchi sotto i tre anni.
Due le vie di uscita della Provincia: impugnare la sentenza dinnanzi al consiglio di Stato sperando in un capovolgimento del verdetto,oppure cambiare la legge provinciale in vigore.
giovedì, luglio 27, 2006
In realtà la curiosità o l'ingordigia dei nostri amici a quattro zampe può determinare l'ingestione, accidentale o meno, che può provocare serie lesioni, fino a generare la morte dell'animale. Cosa fare, in questi casi? E' possibile una risposta giudiziaria per ottenere un risarcimento dei danni subiti per la perdita del nostro amico?
In primo luogo, occorre verificare se vi è stata, da parte dell'impresa che effettua la derattizzazione o la disinfestazione, una violazione delle regole imposte dalla legge, dal contratto o anche dal buon senso. A titolo esemplificativo, l'impresa potrebbe avere idoneamente avvertito i condomini della situazione, consigliando l'adozione di particolari cautele, o vietando l'ingresso nei locali oggetto delle procedure.
Se questo non succede (e, dunque, se non vi è una responsabilità del danneggiato) possono aprirsi le questioni relative alle responsabilità a vario titolo ascrivibili all'impresa, e, forse, anche al condominio.
In primo luogo, all'impresa vanno ascritte responsabilità civili “da custodia di cose” ex art. 2051 Codice Civile (essa ha infatti giuridicamente “in custodia” il materiale velenoso); responsabilità “da attività pericolose” ex art. 2050 Codice Civile (l'impresa, infatti, svolge una attività che, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è in grado di generare danni anche assai rilevanti); responsabilità “vicaria”, da utilizzo dell'opera di ausiliari, ex art. 2049 Codice Civile (l'impresa, infatti, opera tramite i dipendenti, e del loro operato risponde).
Tutte responsabilità “oggettive”, nelle quali la Legge non si ispira al principio “chi sbaglia paga”, ma al ben diverso principio “chi rompe paga”. In buona sostanza, si tratta di danni che la Legge imputa al responsabile, individuato (non sulla base del fatto che sia “in colpa”, ma) sulla base del “criterio di collegamento” rappresentato, di volta in volta, ora dalla qualifica di “custode”, ora da quella di “esercente attività pericolose”, ora infine da quella di “datore di lavoro”.
Chiarito ciò, in giudizio, sulla base delle norme poc'anzi citate potrà domandarsi il risarcimento del danno generato dalla morte del nostro animale domestico sotto due distinti profili:
-sotto il profilo del “danno emergente”: qui viene in rilievo il valore del cane considerato quale “bene mobile”, e dunque il suo valore “intrinseco”;
-sotto il diverso profilo del “danno esistenziale”: si tratta del c.d. danno da “peggioramento della qualità della vita”. La Cassazione ha recentemente stabilito che tale danno deve essere dimostrato rigorosamente (ad esempio, mediante certificati medici, psicologici, psichiatrici, testimonianze, ecc.), ma che una volta dimostrato, le richieste risarcitorie possono anche essere assai elevate. Talora, del resto, la perdita dell'animale può effettivamente generare un vuoto incolmabile, e tale da condizionare “in senso peggiorativo” (per parafrasare la Cassazione) l'intera esistenza.
In tali casi, in particolare, e sussistendo tutte le condizioni censite in precedenza, sembra possibile agire in giudizio ed ottenere un risarcimento anche consistente. Forse il miglior modo – data la scarsità di mezzi (leciti) a disposizione in casi di questo genere - per rendere “onore” al nostro compagno di una vita.
Giovanni Adamo
MULTE DA 250 EURO CONTRO CHI CALPESTA I PICCOLI ANIMALI IN EMILIA
Regione vara legge per la piccola fauna selvatica
27 luglio 2006 - Cattive notizie per i "predatori" di lucertole e lumache, ma anche per i "molestatori" di ranocchi: sono arrivo multe fino a 250 euro. Con il via libera dell'Assemblea Legislativa al pdl a firma dei Verdi Gianluca Borghi e Daniela Guerra, l'Emilia-Romagna si allinea ad altre Regioni italiane e vara le norme in difesa della fauna minore.
Alla fine, pur di non essere tacciata di insensibilita', anche la minoranza di centrodestra si adegua e si astiene dal voto.
Per il Sole che Ride stringere le maglie della legge e' "un'assunzione di responsabilita', una tutela di forme di vita che troppo spesso calpestiamo", spiega Borghi. "Finalmente colmiamo un ritardo della Regione davanti ad una pericolosa sottovalutazione ecologica e culturale", aggiunge Guerra.
Ecco allora il pacchetto di divieti e sanzioni, contenuti nei dieci articoli della legge. Le multe partono da 10 euro "per il disturbo intenzionale durante il ciclo riproduttivo" agli animali protetti. Gli irriducibili sono avvisati: rischiano un verbale da 250 euro per la "cattura intenzionale o l'uccisione" dei animali di piccola taglia, ma anche per "la detenzione od il commercio di esemplari" posti sotto tutela. Per le chiocciole si prevedono poi forti limitazioni alla raccolta. Non mancano pero' alcune deroghe.
La Regione concede quindi il benestare agli allevamenti ad uso commerciale, cosi' come le Province potranno rilasciare autorizzazioni ai prelievi e alle uccisioni per "comprovate finalita' di ricerca o ripopolamento". I proventi delle sanzioni saranno invece riscossi dalle Province e dagli enti di gestione delle Aree protette.
Alle Province, il pdl attribuisce anche compiti di sorveglianza ed il monitoraggio dello stato di conservazione delle specie. Sara' invece compito della Regione approvare l'elenco delle specie rare e minacciate dal pericolo di estinzione. La vigilanza infine, sara' affidata alla polizia amministrativa locale, al Corpo forestale dello Stato, alla Polizia giudiziaria, con l'ausilio di guardie ecologiche volontarie e degli agenti giurati delle associazioni ambientaliste.
"La legge rafforza il concetto di sostenibilita'- osserva il diessino Gian Carlo Muzzarelli- e segna un punto importante per l'equilibrio del territorio". Per il dipietrista Paolo Nanni "siamo di fronte ad un atto di grande civilta'". Il centrodestra, invece, storce il naso. L'azzurro Marco Lombardi annuncia l'astensione "costruttiva" di Forza Italia. "E' positivo che una legge nasca dall'impulso dell'aula- commenta rispetto alla mole di leggi approvate su iniziativa della Giunta- e, nel merito, la salvaguardia della fauna minore non ci trova insensibili".
Insieme al neo capogruppo di Alleanza Nazionale, Luca Bartoloni, Lombardi critica pero' "una legge manifesto, che affronta l'argomento in maniera esagerata, in preda ad una eccessiva volonta' di regolamentare". In fin dei conti, "un tributo che la maggioranza paga ad una sua componente", con buona pace del Sole che Ride.
(Sir/ Dire)
mercoledì, luglio 26, 2006
Come si muove un gibbone
Scendere da un albero e ritrovarsi a camminare su due piedi non deve essere stato facile per i nostri antenati.
Uno studio belga sui gibboni rivela adesso che probabilmente il passaggio non è stato così “drastico”.
25 luglio 2006 - I nostri antenati quando sono scesi dagli alberi milioni di anni fa probabilmente hanno cominciato a “correre”, o meglio a fare un movimento molto più simile alla nostra corsa attuale che alla camminata normale.
È quello che emerge da uno studio di alcuni scienziati dell’università di Antwerp in Belgio che hanno osservato per mesi il modo di camminare del gibbone (Hylobates lar), il primate bipede che ha l’andatura eretta più simile alla nostra.
Quella camminata strana
E hanno scoperto che ci sono invece molte differenze. Quando passeggiano queste scimmie rimbalzano sui piedi un po’ come facciamo noi quando corriamo e inoltre a differenza degli umani, non usano il tallone d’Achille (il tendine dietro al piede) per lo scatto, ma alcuni muscoli delle cosce.
L’andatura molleggiata serve ai gibboni per muoversi sugli alberi, una camminata più rigida (tipo la nostra normale) non è indicata per spostarsi da un ramo all’altro. E usano gli stessi movimenti anche quando camminano sul terreno.
Giù dall’albero… E ora?
Come gli uomini scendendo dagli alberi siano riusciti a trovare l’equilibrio per camminare eretti su due piedi rimane ancora un mistero. Secondo Evie Vereecke, che ha guidato il team, la particolare forma di locomozione un po' buffa e dinoccolata dei gibboni, potrebbe dirci molte cose sull’evoluzione del nostro modo di camminare.
www.focus.it
Trekking troppo dispendioso per gli elefanti
La ricerca si è basata sui rilevamenti GPS relativi alla parte settentrionale del Kenia
25.07.2006 I dati ricavati utilizzando il sistema di posizionamento satellitare GPS parlano chiaro: i movimenti degli elefanti attraverso la savana africana sono fortemente influenzati dalle variazioni di pendenza. Sembra infatti che questi animali evitino i terreni scoscesi per risparmiare le proprie energie. Nel loro studio gli autori si sono concentrati sui distretti di Samburu/Isiolo/Laikipia, nella parte settentrionale del Kenia: un’area di 32.000 chilometri quadrati di habitat, in gran parte non ancora protetto, che ospita una popolazione di circa 5400 elefanti.
Secondo quanto riportato sulla rivista “Current Biology” da Fritz Vollrath dell’Università di Oxford e da Jake Wall e Lain Douglas-Hamilton dell’associazione Save the Elephants, anche i fattori come il rischio di ferite, il surriscaldamento o la carenza di acqua potrebbero influenzare i movimenti degli elefanti. I calcoli dell’energia richiesta agli elefanti per attraversare i terreni pendenti indicano tuttavia questo fattore come quello determinante. Per esempio, si è stimato che per superare un dislivello di 100 metri occorrerebbe una quantità di calorie pari a quella ricavabile da un’ora circa di attività di foraggiamento.
Il risultato della ricerca è da interpretare anche alla luce del futuro incerto di questi animali: comprendere i fattori che determinano la localizzazione dei siti a maggiore densità di popolazione e dell’utilizzo che questi animali fanno di “corridoi” per spostarsi è un fattore ritenuto cruciale per mettere al sicuro alcune nicchie dalla pressione delle attività umane.
martedì, luglio 25, 2006
Caldo, fontanelle pubbliche a disposizione di cani e gatti. Caduto divieto
Roma, 25 luglio 2006 - Un sorso a quattro zampe per resistere alla 'canicola' di questi giorni. "Una adeguata idratazione e' indispensabile per gli animali, che altrimenti rischiano atroci sofferenze e anche la morte- ricorda la delegata del sindaco per i diritti degli animali, Monica Cirinna'- al momento solo la meta' delle circa cento aree attrezzate 'Fido-Park' romane sono gia' dotate di fontanella, ma gradualmente contiamo di garantire in tutte la disponibilita' di acqua corrente, anche con strutture di valore artistico come quella realizzata nell'area verde di largo Lanciani".
"Nel frattempo- sottolinea la Cirinna'- cani e gatti capitolini possono comunque dissetarsi liberamente nelle 2.500 fontanelle e fontane monumentali della citta'. Il divieto che vigeva in passato e' stato superato dal Regolamento sulla tutela degli animali approvato all'unanimita' dal consiglio comunale il 24 ottobre 2005".
Il comma 4 dell'articolo 26 prevede infatti che "al fine di tutelarne il benessere, in deroga all'articolo 12 del Regolamento di Polizia Urbana, e' consentito far abbeverare animali domestici o attingere acqua per lo stesso fine, dalle fontane pubbliche".
(Rel/ Dire)
La Pecora Nera






28 Luglio 2006. Grezet Cavagnan