domenica, aprile 30, 2006
Allarme sui contenitori per pizze da asporto
I cartoni da asporto delle pizze conterrebbero sostanze non autorizzate e quindi potenzialmente pericolose per la salute. L’annuncio viene dalla Lega Consumatori Acli Toscana che ha scovato su Internet i risultati di uno studio - condotto dai Laboratori di Ricerche Analitiche (Alimenti ed Ambiente) dell’Università degli Studi di Milano - volto all’identificazione di ftalati in alcuni materiali destinati al contatto con alimenti. I ricercatori di Milano, analizzando diversi contenitori di materiale cellulosico destinati al trasporto di pizza comunemente utilizzati su tutto il territorio nazionale, avrebbero identificato la presenta di una sostanza (il di-isobutilftalato) “in quantità altamente preponderante rispetto a tutti gli altri componenti della frazione volatile evidenziabile (…) già alla temperatura di 60°C (…) simulante la condizione meno drastica di stoccaggio della pizza in fase di ‘home delivery’.” Un fatto molto grave: la direttiva 2004/14/CE, infatti, non contempla questa sostanza tra quelle ammesse per la fabbricazione di contenitori di cartone destinati a venire a contatto con gli alimenti. “Il sospetto - spiegano alla Lega Consumatori Toscana Acli Toscana - è che i cartoni analizzati dai ricercatori di Milano siano stati fabbricati con cellulosa riciclata: una pratica illegale, in quanto la normativa italiana vieta categoricamente l’utilizzo di carta di recupero per i prodotti ‘umidi’ ed impone ai fabbricanti di utilizzare, almeno nello strato di carta che deve venire a contatto con l’alimento, l’uso di pasta di carta vergine.”
Il senso di questi divieti è chiaro: impedire la migrazione di composti, potenzialmente pericolosi per la salute umana, dai contenitori di cartone riciclato agli alimenti. Di certo non giova pensare che una pizza fumante, appena uscita dal forno, venga chiusa in una scatola di cartone riciclato per poi finire sulle nostre tavole. Non solo. Ad aggravare le cose c’è anche l’abitudine di consumare la pizza direttamente nel cartone, previo ulteriore riscaldamento nel forno di casa, dopo aver asportato il coperchio della scatola. Prosegue Lega Consumatori Acli Toscana: “Il rito della pizza a domicilio è un’abitudine orami consueta per moltissime famiglie italiane: si calcola infatti che siano circa 1.300.000 le pizze da asporto che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole. Tavole alle quali siedono anche numerosi bambini. Il problema è quindi valutare con urgenza l’entità del fenomeno sul territorio ed il grado di pericolosità del di-isobutilftalato, nonché di altre sostanze che potrebbero essere presenti in modo analogo nei cartoni da asporto delle pizze confezionati con materiale riciclato.”
Le brutte sorprese, infatti, non finiscono qui. I risultati di un’inchiesta condotta dal settimanale ‘Il Salvagente’ oggi in edicola, mette in luce conferme inquietanti: un laboratorio di Pavia, incaricato di svolgere dei controlli sui cartoni destinati al trasporto di pizza, avrebbe infatti rilevato la presenza di altri pericolosi composti: fenoli, naftaleni e addirittura benzeni. “Quello che più ci sconcerta – conclude Lega Consumatori Acli Toscana – è che l’indagine dei ricercatori di Milano è online dal 22 febbraio 2006. Possibile che in tutto questo tempo nessuno si sia preso la briga di fare dei controlli o di avvisare i consumatori? Evidentemente la vicenda della contaminazione dei cartoni di latte artificiale con l’ITX non ci ha insegnato nulla. Ad ogni modo, lo scorso lunedì abbiamo inviato un fax urgente al Ministero della Salute, allo scopo di chiedere delucidazioni sui controlli. Ancora attendiamo la sua risposta.”
Tratto da www.prontoconsumatore.it/detail.asp?idn=4508
sabato, aprile 29, 2006
Uccelli selvatici in difficoltà, chiamare la Lipu
Comincia la stagione dei nidiacei degli uccelli selvatici che popolano la nostra città. Come sempre in testa alle telefonate che arrivano alla nostra sezione della LIPU ci sono quelle per piccoli di merli che saltellano nei giardini, rischiando di farsi sbranare da cani e gatti, e che persone di buona volontà, vogliono "salvare"portandoli a noi in gran numero. Ma i piccoli di merlo sono nidifughi per natura, ovvero escono dai nidi prima di saper volare e vengono affiancati dai genitori nella ricerca del cibo e nell'apprendimento dei pericoli tramite una serie di richiami che avvisano dell'arrivo del predatore e della necessità di fuggire e nascondersi. Questa fase dell'apprendimento è per loro indispensabile e non possibile presso nessun centro di recupero. Per questo tutti coloro che si occupano di fauna selvatica consigliano di mettere i piccoli in un posto sicuro nel raggio di 20- 30 metri dal punto di ritrovamento e di osservare a distanza l'arrivo dei genitori. E' normale che qualcuno di essi finisca nelle fauci di qualche animale domestico soprattutto se il suo proprietario non fa nulla per evitarlo. Di contro invece altri nidiacei quali rapaci, rondini, rondoni e balestrucci ed altri passeriformi non sono in grado di sopravvivere se lasciati per terra e così pure gli animali feriti. Per questi consigliamo di telefonarci prontamente in modo da decidere caso per caso un intervento corretto per un comune atto d'amore.
Carlotta Fascina
IL GAZZETTINO DI PADOVA
21 APRILE 2006
venerdì, aprile 28, 2006
DOSSIER; 68% VERTEBRATI A RISCHIO, -40% PIANTE
Italia primatista nei record della natura
28 aprile 2006 - Vero e proprio scrigno di biodiversita', nel nostro Paese vive piu' di un terzo del patrimonio faunistico europeo, con 1176 specie di vertebrati, 473 di uccelli e 479 di pesci.
Anche la flora, con 5599 specie, rappresenta quasi il 50% di quella europea. E l'Italia puo' vantarsi di avere specie come lupi, orso e lince, scomparse in altre regioni d'Europa.
Ma non e' il caso di abbassare la guardia. Nonostante gli sforzi di protezione la biodiversita' ancora soffre. Si stima una diminuzione su base locale del 40% del patrimonio delle piante, mentre il 68% dei vertebrati e' a rischio. Questi i primi dati rilevati dal dossier sulla biodiversita' presentato dal Wwf in occasione della presentazione della ''Giornata delle oasi 2006'' di domenica 30 aprile, evento per la prima volta in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, con cui l' associazione ha stipulato una convenzione nazionale per la promozione della conservazione ecoregionale nelle Alpi e nel Mediterraneo centrale. E proprio domenica si aprira' lo scrigno della natura conservato in 100 oasi Wwf e in 40 riserve statali del Cfs.
Ecco la mappa della natura: - FLORA: In Italia e' presente quasi il 50% della flora europea, su una superficie equivalente a circa un trentesimo di quella dell'intero continente. Secondo una classificazione (Pignatti) del 1982 sono 5500 le specie native, cioe' le piante spontanee oltre a quelle introdotte dall'uomo ma inselvatichite, a cui si vanno ad aggiungere almeno altre 500 comunemente coltivate. Il bilancio pero', secondo le ultime stime degli esperti, sarebbe oggi piu' vicino alle 6-7.000 specie. La lista Rossa delle specie botaniche del Wwf segnala 1.011 specie a rischio a livello nazionale e 3.179 a livello regionale, dalla stella alpina al giglio di mare, dalla primula di Palinuro all'abete dei Nebrodi. La diminuzione del patrimonio su base locale, secondo esperti come Pignatti, puo' essere stimata attorno al 40%.
- FAUNA: la penisola rappresenta il Paesae piu' ricco d'Europa, con un numero di specie superiore del 50% al resto del continente. Ad oggi le specie note sono piu' di 57.000, con un 10% endemiche, che abitano solo nel nostro territorio. Gli invertebrati sono i piu' numerosi, con un 28%, mentre i meno presenti sono i vertebrati, con un 3%. A rischio, secondo la Lista Rossa del Wwf, risultano 343 invertebrati e 338 vertebrati. Il che significa il 68% dei vertebrati, contando che sono appena 494 specie. I piu' minacciati sono i pesci, con il 56,3%, seguiti dai rettili, con il 40,8%, dagli anfibi con il 40,5%, mammiferi con il 39,1% e uccelli con il 32%. Chi sono gli animali a rischio? Dai piu' noti, come il lupo e la lontra, al pelobate fosco, la salamandra alpina, la foca monaca, la tartaruga marina, la testuggine terrestre, alcuni pipistrelli come la nottola o il vespertilio maggiore e la gallina prataiola.
- MARE: Il Mediterraneo e' secondo solo ai mari tropicali in quanto a concentrazione di specie endemiche. Circa il 25% delle specie vivono solo in Mediterraneo. Animali rarissimi come la foca monaca, la tartaruga verde, la tartaruga Caretta caretta, oltre a delfini, balenottere e capodogli. La curiosita' e' che il 25% dei pesci sono migranti, provengono infatti dall' Atlantico e dal Mar Rosso. Per questo si parla di tropicalizzazione del Mare Nostrum: una vera minaccia per la biodiversita'.
- SPECIE ESCLUSIVE: In Italia resistono specie perdute in altre zone d'Europa, come grandi carnivori (lupo, orso e lince) e popolazioni autoctone come lo stambecco e il camoscio, i grandi ungulati alpini e appenninici.
(ANSA)
giovedì, aprile 27, 2006
Prove di grammatica per uccelli
(mercoledì 26 aprile) Il linguaggio una prerogativa umana? Forse non del tutto. Uno studio dell'Università di San Diego e dell'Università di Chicago, apparso su Nature, ha dimostrato la capacità degli storni di classificare i segnali acustici riconoscendo gli incisi. Gli incastri sintattici sono una caratteristica della nostra grammatica che permette la creazione di nuove frasi di senso compiuto, inserendo parole all'interno delle frasi, teoricamente senza limiti. I linguisti hanno sempre sostenuto che questo meccanismo fosse abilità esclusiva della specie umana. I ricercatori statunitensi hanno però provato il contrario, creando canti artificiali di storni, secondo due schemi di regole: uno indipendente dal contesto, in cui i suoni potevano essere inseriti in un punto qualunque in mezzo alla stringa acustica, e l'altro a stati finiti in cui nuovi suoni erano aggiunti solo all'inizio o alla fine della stringa. Usando la tecnica del rinforzo dello stimolo, gli uccelli venivano ricompensati se premevano un bottone con il becco quando ascoltavano le melodie del primo tipo e se si astenevano dal premerlo quando si trattava di una canzone del secondo tipo. Nove storni su undici hanno imparato a distinguere tra le due tipologie di canti, anche se ci sono volute dalle 10 mila alle 50 mila prove, ripetute per diversi mesi. Ulteriori esperimenti, condotti cambiando le combinazioni di suoni, suggeriscono che gli storni abbiano imparato le regole, e non abbiano semplicemente memorizzato i canti.
(t.m.)
mercoledì, aprile 26, 2006
SPAGNA, UNA LEGGE PER LE GRANDI SCIMMIE
Proposta presentata in Parlamento, Chiesa dice di non cadere nel ridicolo
26 aprile 2006 - La Spagna di Jose' Luis Rodriguez Zapatero sara' il primo paese europeo a garantire alle grandi scimmie antropoidi (scimpanze',orangutan, gorilla e bonobo) i loro ''diritti fondamentali''. Il Parlamento ha accettato infatti di dibattere un progetto non di legge di iniziativa socialista per chiedere al governo la protezione all'interno del paese e sul piano internazionale del diritto di questi animali cosi' vicini all'uomo a non essere maltrattati, messi in schiavitu', uccisi e condotti all'estinzione.
La stampa conservatrice ha titolato ''i socialisti vogliono diritti umani per le scimmie'' e la Chiesa ha invitato a non cadere nel ridicolo e a non dare ai primati cio' che viene negato agli embrioni.
''Che piaccia o no, gli esseri umani sono grandi scimmie'' e proteggere i diritti di queste ultime ''e' una responsabilita' etica'', ha detto Joaquin Araujo, presidente spagnolo del Progetto internazionale Grande Scimmia. E il deputato socialista Francisco Garrido, promotore dell'iniziativa, ha aggiunto che ''essere orgogliosi delle proprie origini e' proprio delle persone di buona famiglia''.
La proposta, che guarda soprattutto all'esempio della Nuova Zelanda dove negli anni scorsi e' stata approvata una legge ad hoc, ha trovato l'appoggio esplicito del governo per bocca del ministro dell'ambiente Cristina Narbona. La quale ha tuttavia sottolineato, di fronte alle polemiche, che questa ''non vuol equiparare i diritti umani a quelli delle grandi scimmie'' ma salvarle dalla schiavitu' e dalla morte.
Lo stesso promotore della proposta, Garrido, ha detto che ne e' stata data una ''interpretazione affrettata''. E lo stesso ha sostenuto Araujo sottolineando d'altro canto che questa punta alla ''riconciliazione dell'essere umano con se stesso, con le sue origini e, per tanto, e' una scommessa per la pacificazione, per l'esclusione della violenza mediante il rispetto dei diritti degli ominidi''.
Il Progetto Grande Scimmia, che la proposta parlamentare chiedera' al governo di sostenere, e' d'altra parte estremamente chiaro al riguardo e punta a quella che definisce ''un'idea radicale ma semplice: includere gli antropoidi non umani in una comunita' di eguali, concedendogli la protezione morale e legale di cui godono attualmente solo gli esseri umani''. E obiettivo finale e' quello di far approvare dall'Onu ''una carta dei diritti fondamentali delle grandi scimmie''.
Amnesty International, che ieri aveva mostrato sorpresa che si pensasse ai ''diritti umani delle scimmie'' quando ancora ''non li si riconoscono a molte persone'', ha oggi fatto marcia indietro.
Un portavoce ha detto che ''non esiste una posizione ufficiale perche' non conosciamo ancora bene il progetto, e comunque noi siamo impegnati in altri campi''.
La proposta ha sollevato sdegnate reazioni da parte della Chiesa. L'arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastian, ha invitato a ''non cadere nel ridicolo per eccesso di progressismo'' affermando che l'iniziativa equivale a ''invocare diritti taurini per gli umani''. Ed ha lamentato che si voglia dare alle scimmie cio' che si nega agli embrioni. Il giornale conservatore Abc in un commento al vitriolo ha accusato Zapatero di essersi trasformato ''Da Bambi in Tarzan'' ed avvertendo:''A questo qui non lo tiene piu' nessuno!''.
Tra gli animalisti non c'e' unanimita'. Il professor Gary Francione, un'autorita' mondiale sui diritti legali degli animali, ritiene che volerli concedere alle grandi scimmie perche' ''sono come noi'' rischia di discriminare altri animali e creare nuove gerarchie invece di eliminarle del tutto.
Antonia Suarez, presidente dell'Associazione nazionale spagnola per gli animali con diritti (Anadel) ha detto all'Ansa di avere una reazione ambivalente alla proposta. ''Da una parte ci sembra che sia discriminante verso altri animali. Ma dall'altra crediamo che sia positiva ogni iniziativa per i diritti degli animali''. Matilde de Figueroa, della fondazione Altarriba, e' invece assai netta e definisce ''molto positiva'' la proposta sottolineando che ''in questo modo si apre la porta alla protezione dei diritti di tutti gli animali''.
Il Progetto Grande Scimmia, che ha tra i fondatori lo studioso di bioetica e filosofo australiano Peter Singer, e' un'iniziativa sostenuta da scienziati di fama mondiale tra cui la primatologa Jane Goodall e che parte dal presupposto che gli antropoidi non umani ''possiedono facolta' mentali e una vita emozionale sufficienti per giustificare la loro inclusione nella comunita' degli eguali''. E ricorda che studi scientifici hanno stabilito che l'uomo condivide con le grandi scimmie circa il 98% dei geni, con una minima differenza simile a quella di altre specie che alla semplice osservazione sono indistinguibili.
Giulio Gelibter
(ANSA)

A silent cry for freedom - foto di Gilad Benari
martedì, aprile 25, 2006
CERNOBYL: PARADISO ANIMALI, MEGLIO RADIAZIONI CHE GENTE
Zona esclusione attorno a centrale diventa riserva spontanea
24 aprile 2006 - A vent'anni dalla catastrofe nucleare di Cernobyl, il piu' grande incubo degli ecologisti si e' trasformato in un sogno per gli animalisti: la vita selvatica e' tornata prepotente nell'ampia fascia di trenta chilometri attorno al reattore esploso, vietata agli esseri umani. Il livello di radiazioni in alcuni punti e' letale, fino a 3.500 microenghen per ora, contro una dose tollerabile fra i 15 e i 19: ma non sembra affatto disturbare i cinghiali, le alci, i caprioli, i lupi, le volpi, le lepri, financo le linci e forse qualche orso - se ne sono viste delle impronte - migrati li' da regioni anche lontane, per godersi la pace di una zona dove gli esseri umani sono solo un ricordo. ''Non hanno alcuna paura di noi - raccontano Aleksandr Kotz e Dmitri Steshen, due coraggiosi che hanno deciso di avventurarsi nella foresta contaminata - casomai e' vero il contrario''. Un cinghiale riposa tranquillo su una collinetta, in realta' uno dei circa 800 tumuli eretti su altrettante fattorie colpite in pieno dalla nube radioattiva, e 'bonificate' con palate di terra: ma che ancora fanno impazzire l'ago dei contatori. All'avvicinarsi dei due uomini, si alza minaccioso: non recede di un passo, quegli strani esseri a due gambe non sembrano forti abbastanza per rappresentare un pericolo. E in effetti fanno prudentemente marcia indietro. ''Chi vive vicino alla zona interdetta - dicono Kotz e Steshen - ci ha raccontato che a un certo punto gli alci e altri animali arrivavano qui fin dalla Bielorussia: sembrava quasi una migrazione consapevole''. La strada fra la centrale e Pripiat, la citta'-dormitorio evacuata in tutta fretta dai suoi 50.000 abitanti subito dopo il disastro e ora sporadicamente pattugliata da non piu' di cinque poliziotti - non c'e' nulla da rubare, tutto e' troppo radioattivo anche per il piu' coraggioso dei ladri - viene continuamente attraversata da animali selvaggi. Ci sono persino due mandrie di cavalli: devono essere i discendenti della coppia di Przewalski che nel 1992 gli scienziati liberarono nella zona per esaminare gli effetti delle radiazioni. Kotz e Steshen ne contano una sessantina, prima che uno stallone, seccato dalle attenzioni rivolte alle sue giumente, non li cacci in malo modo.
Bracconieri a volte arrivano nella zona interdetta: ma cercano soltanto gli animali giovanissimi, gli adulti hanno carni e pelli troppo radioattive per essere appetibili. Se riesce a superare i tre anni di eta', qualunque alce e' al sicuro dai fucili dell'uomo, qualunque cinghiale puo' circolare indisturbato. O quasi: con le prede sono tornati i predatori classici. La notte e' punteggiata dagli ululati dei lupi, le numerosissime cove degli uccelli - ci sono anche delle aquile - sono insidiate dalle volpi, le micidiali linci colpiscono veloci e inesorabili. ''Subito dopo l'esplosione del reattore - ricorda Serghei Gashkak, radiobiologo che da anni studia quella riserva naturale spontanea - anche gli animali subirono duramente le conseguenze della radioattivita'. Il bosco ha preso il nome di 'foresta rossa' perche' quattro ettari di foresta si disseccarono sul colpo; nelle aree piu' contaminate trovammo i cadaveri di molte bestie, in molte specie la riproduzione venne bloccata, in un'isola a sei chilometri dalla centrale i cavalli morirono quasi tutti e altri animali ebbero gravi problemi alla tiroide.
Ma gia' la generazione successiva sembrava sana''. Ci sara' pure il plutonio nell'area intorno a Cernobyl, ma non ci sono pesticidi, non ci sono fumi industriali, non c'e' traffico, non si bonificano piu' le paludi: non ci sono uomini. ''Abbiamo eseguito alcuni esperimenti - spiega Gashkak - e abbiamo scoperto che la fauna piu' stanziale e quella che si sposta molto hanno diversi gradi di radioattivita', piu' elevata nei primi: ma che non sembra infastidire gli uni e gli altri. La cosa piu' curiosa pero' e' che mentre i topi locali vivono benissimo, e altrettanto a lungo di quelli di zone non contaminate, se ne portiamo di 'stranieri' soffrono subito. La differenza con i 'locali' e' molto evidente''. Gashkak afferma di aver registrato moltissime mutazioni nel dna, ma che non sembrano avere conseguenze sulla fisiologia o sulla capacita' di riprodursi: niente linci a due teste, insomma.
Meno convinti sono altri ricercatori: sottolineano che i mutanti muoiono presto e vengono divorati prima che gli scienziati possano osservarli, e che gli studi vengono condotti sui grandi insiemi piu' che sui singoli individui. Ma ammettono che i problemi derivati dalla catastrofe sembrano largamente compensati dall'assenza umana: ''Forse dovremmo buttare scorie radioattive anche in Amazzonia, per scoraggiare gli sfruttatori senza scrupoli'', scherza qualcuno.
Beatrice Ottaviano (ANSA)
lunedì, aprile 24, 2006
CANADA: ORSO POLARE RISCHIA ESTINZIONE IN TEMPI BREVISSIMI
A causa dell'effetto serra

24 aprile 2006 - L'orso polare rischia l'estinzione in tempi brevissimi, addirittura entro cinque anni, secondo le previsioni piu' pessimistiche, a causa della riduzione della cappa di ghiaccio artico causata dall'effetto serra.
La previsione drammatica e' di ambientalisti e animalisti canadesi, che rilevano che la superficie ghiacciata e' elemento essenziale dell'ambiente naturale dell'orso polare, oltre che della sua riproduzione.
La cappa si va riducendo dell'8 per cento l'anno e gli orsi danno gia' segni di stress: i parti trigemini che sono normali per gli orsi polari si sono bruscamente ridotti e le mamme partoriscono un solo cucciolo, il cui svezzamento, inoltre, dura piu' a lungo del normale.
(ANSA)
domenica, aprile 23, 2006
L'alveare nuovo dell'ape regina
Viene scelto il sito che supera per primo un quorum di preferenze fra le api esploratrici
21.04.2006 Quando un alveare diventa troppo affollato, metà della sua popolazione e l’ape regina migrano verso un nuovo rifugio, solitamente la cavità di un albero. Ma come lo scelgono? Per capirlo, il biologo Thomas Seeley della Cornell University e l’entomologo Kirk Visscher dell’Università della California a Riverside hanno impiegato dieci anni di studi, girando centinaia di ore di video, sviluppando modelli matematici, ideando esperimenti e sobbarcandosi anche il compito di etichettare, una per una, ben 4000 api. Hanno così scoperto che, quando è giunto il momento, un certo numero di api esploratrici si sparpaglia per il territorio. Al ritorno ognuna di esse riferisce l’esito della sua missione inscenando una danza analoga, ma non identica, a quella utilizzata per indicare la localizzazione delle fonti di cibo. L’intensità della danza è proporzionale all’adeguatezza del possibile nuovo alveare. Tuttavia, il giudizio di una singola ape esploratrice non fa testo, tanto più che siti differenti possono aver suscitato altrettanto interesse sulle diverse esploratrici. Inizia così una sorta di consesso di api danzanti che invitano le altre esploratrici a visitare il “loro” sito. La decisione è in forse fino a quando almeno 15 api esploratrici non concordano sul risultato. A quel punto, la decisione è presa, e anche se altre esploratrici arrivano proponendo siti “meravigliosi”, non riescono a mutare la destinazione. E poco dopo uno sciame di migliaia di api si mette in moto verso il nuovo alveare.
sabato, aprile 22, 2006
DOPO 50 ANNI RIAPPARE IL POLLO SULTANO IN SICILIA
Segnalazione Lipu dalla provincia di Enna
22 aprile 2006 - Un esemplare di Pollo sultano (Porphyrio porphyrio) e' stato avvistato nei giorni scorsi all'interno di un canneto del Lago di Pergusa, in provincia di Enna. ''Un fatto di grande rilievo ornitologico'', afferma la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), impegnata dal 1996 a collaborare con l'Istituto Nazionale Fauna Selvatica (Infs) per reintrodurre con uno specifico progetto il Pollo sultano in Sicilia, dove si e' estinto quasi 50 anni fa.
L'avvistamento, documentato da uno scatto fotografico, e' stato effettuato da una biologa di Sicilia Ambiente, Rosa Termine, all'interno della Riserva Naturale Speciale del Lago di Pergusa. Ed e' la prima volta che questa specie viene vista in provincia di Enna. ''Questa osservazione e' di notevole importanza - spiega Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca Lipu - perche' questo esemplare di Pollo sultano non presentava l'anello di riconoscimento che viene applicato agli uccelli rilasciati nell'ambito del progetto di reintroduzione e dunque possiamo affermare che si tratta di un esemplare nato in natura''.
Sono almeno 104 gli esemplari di Pollo sultano provenienti da un allevamento spagnolo e rilasciati dal 2000 alla Riserva Biviere di Gela (Caltanissetta), gestita dalla Lipu, e alla Foce del Simeto, in provincia di Catania. Il Pollo sultano si estinse in Sicilia nei primi anni '50 a causa delle bonifiche e della caccia sfrenata attuate nelle poche aree dove ancora era presente. Caratterizzato da uno splendido piumaggio blu metallico e da zampe e becco rosso corallo, e' una delle specie piu' belle e appariscenti delle zone umide mediterranee, dove e' presente, oltre che in Sicilia (con 40-50 coppie nidificanti), anche in Sardegna (tra le 450 e le 600 coppie), in Spagna (tra le 6.400 e le 6.700 coppie), in Portogallo (49 - 67 coppie) e in Francia (10-15 coppie).
Il progetto di reintroduzione fu avviato nel 1996 dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Infs), finanziato dall'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Sicilia e supportato da numerosi enti tra cui la stessa Lipu, la Provincia Regionale di Catania, la Provincia Regionale di Siracusa, la Comunita' Autonoma di Valencia (Spagna).
(ANSA)
venerdì, aprile 21, 2006
MEDICINE NATURALI AD ANIMALI, ECCO IL SALE DEL DOTTOR LOMOLINO
Idea presentata nella nostra trasmissione di RaiTre
21 aprile 2006 - Più che un’idea è ormai una realtà depositata presso l’ufficio brevetti. Roberto Lomolino (SIVAR, AIAB ANMVI LAZIO) ha presentato tre giorni fa alla trasmissione animali&animali di RAI 3 il “Sale del dottor Lomolino”, un prodotto che consente di rimediare alla difficoltà di somministrazione per via orale delle medicine naturali. “Il sale - dichiara Lomolino- è secondo me la soluzione vincente per la risoluzione di questo problema. Il fatto di essere estremamente appetibile per gli erbivori, di essere un substrato inerte e stabile proprio come raccomandava Hanneman e di essere un ottimo conservante lo rendono il candidato ideale per fare da supporto ai medicamenti omeopatici, fitoterapici, omotossicologici, fiori di Bach, aromaterapici e sali di Schuessler per risolvere il problema della somministrazione orale. In più la presenza di questi rimedi nel sale permette all'animale in cattività o anche al pascolo di disporre di un pool di rimedi a cui può attingere sia per limiti di spazio (animale in cattività che non può pascolare) che per limiti di tempo (animale al pascolo in un periodo dell'anno in cui non sono presenti le essenze erbose di cui sente il bisogno)”. Il sale medicato risponde efficacemente a una numerosa serie di problemi: difficoltà di somministrazione orale; difficoltà di intervenire in tempo; la possibilità di far praticare la naturale automedicazione degli animali; possibilità di rispettare la legge da parte degli allevamenti biologici. Applicazione su larga scala? “Per ora il brevetto esiste - ha risposto Lomolino - Non nascondo che ho già avuto i miei primi contatti con delle aziende del settore e che abbiamo iniziato a produrre in via sperimentale un po’ di blocchi di sale al fine di verificare la realizzabilità del progetto, se il sale era fisicamente in grado di ospitare le essenze medicamentose al suo interno senza sfaldarsi o rompersi”. Per ciò che riguarda la sua efficacia Lomolino dice di non aver dubbi “ perchè la fitoterapia o l'omeopatia o le altre medicine non convenzionali che ho menzionato hanno già la loro comprovata efficacia, il sale non fa altro che essere la dispensa di quei rimedi”.
da Anmvi Oggi
giovedì, aprile 20, 2006
AVIARIA: AGRICOLTORI DIFENDONO LE RONDINI
Inizativa della Cia a seguito dell'appello Lipu
20 aprile 2006 - Gli agricoltori italiani sono fortemente impegnati a salvare le rondini che, a causa dell'influenza aviaria, corrono il rischio di essere scacciate e di vedere distrutti i loro nidi. E' quanto ribadisce la Cia-Confederazione italiana agricoltori che già nei giorni scorsi aveva aderito all'appello lanciato dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e che ora condivide le raccomandazioni diramate dal ministero della Salute che invita alla salvaguardia di questi volatili. La Cia ricorda che esse sono 'utili' all'economia ed al benessere umano, in quanto distruggono grandi quantità di insetti nocivi (comprese mosche e zanzare). Inoltre, questi volatili frequentano prevalentemente paesi rurali, cascinali, centri urbani dove trovano dei punti idonei per la nidificazione e non condividono l'habitat con uccelli potenzialmente a rischio come quelli acquatici migratori. Le rondini - sottolinea la Cia - sono una specie protetta ai sensi della legge sulla caccia. E' vietata l'uccisione, la distruzione e la detenzione dei nidi. La Cia sottolinea che le rondini, come evidenziato dallo stesso ministero della Salute, non hanno un ruolo significativo nel ciclo epidemiologico dell'influenza aviaria e non sono mai state coinvolti in passato in epidemie influenzali né sono state mai trovate infette dal temuto virus H5N1. Inoltre, la loro migrazione avviene tra Europa e Africa, e non riguarda i Paesi dell'Est asiatico, dove si è verificato il maggior numero di contagi.
(ANSA)
Salute: area cervello predisposta a lettura veloce
MILANO, 20 aprile 2006 - Scoperta una zona della corteccia cerebrale predisposta alla lettura e al riconoscimento delle parole sulla base della loro forma. La prova dell'esistenza della cosiddetta Area di Visione della Forma delle Parole e' arrivata grazie a una ricerca francese pubblicata sulla rivista "Neuron". La scoperta - che conferma un'ipotesi avanzata da tempo - e' stata ottenuta studiando un paziente epilettico sottoposto alla rimozione di questa zona del cervello. (Agr)
La Pecora Nera





