venerdì, marzo 31, 2006
Il sesto senso è nel cervello
(venerdì 24 marzo) Il sesto senso sta nel cervello. La capacità di percepire dove sono posizionate le varie parti del nostro corpo in assenza di segnali dall'esterno, definita come propriocezione, deriva da segnali provenienti dal cervello e non dagli arti. La scoperta, riportata sulla rivista Journal of Physiology, potrebbe far luce su fenomeni quali la sindrome dell'arto fantasma, per la quale gli amputati avvertono ancora forti sensazioni dall'arto mancante. Fino ad oggi sembrava assodato che la propriocezione derivasse dai segnali inviati al cervello dai recettori sensoriali della pelle e delle articolazioni. Grazie a questi segnali, ad esempio, siamo in grado di camminare senza guardare i nostri piedi oppure toccarci il naso con gli occhi chiusi. Janet Taylor e i suoi colleghi della University of South Wales di Sidney (Australia) hanno invece scoperto che in assenza di segnali dall'esterno, derivanti dalla vista o dalla sensibilità articolare, i "comandi" che il cervello rilascia dominano sul resto. Per dimostrare ciò, i ricercatori hanno immobilizzato fino al polso l'avanbraccio di otto volontari, dopo averli bandati affinché non vedessero la posizione del proprio braccio. Muovendo loro la mano in condizioni normali, questi erano perfettamente in grado di dire in che posizione si trovava. Al contrario, privando l'arto della sensibilità tramite anestesia o restrizione del flusso sanguigno, essi non riuscivano più a percepire correttamente la posizione della propria mano se mossa da altri. Tuttavia, invitando i volontari a muovere autonomamente la mano, questi ritornavano coscienti della posizione dell'arto, come se la volontà di muovere la mano prevalesse sulla mancanza dei segnali inviati dall'arto. Il prossimo passo sarà identificare i percorsi neuronali che trasmettono tali messaggi e caratterizzare il senso della propriocezione in condizioni normali.
(a.p.)
www.galileonet.it
giovedì, marzo 30, 2006
ANCHE GUFI E MARTIN PESCATORI NEL CIELO DI... MILANO
Presentato portale Avium dal Museo di Scienze Naturali
30 marzo 2006 - In quale luogo si possono avvistare, poco distanti l'uno dall'altro, un gruppo di gufi, un martin pescatore e addirittura un falco pellegrino? Puo' sembrar strano, ma questo luogo e' Milano. Ed e' proprio li' che il museo di Storia Naturale ha presentato Avium, un portale internet che costituisce un vero e proprio atlante virtuale degli uccelli che volano sui cieli della citta'.
''Milano - spiega Lorenzo Fornasari, coordinatore del progetto Avium -, nonostante la forte tradizione ornitologica, non ha mai avuto una raccolta sistematica di osservazioni degli uccelli, tanto che e' una delle poche citta' in Italia dove non esiste ancora un atlante di questo tipo. E' proprio per questo che nel 2004 e' nata l'idea di Avium'', un progetto che vede tra gli altri la partecipazione della Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu) e del Gruppo Ornitologico Lombardo (Gol).
Il portale, gia' attivo all'indirizzo www.avium.it e che raccoglie gia' molti dati relativi alle specie di uccelli che popolano Milano durante tutto l'anno, ha come principale obiettivo quello di sensibilizzare i milanesi alla componente 'naturale' della citta' in cui vivono. ''Il portale infatti - prosegue Fornasari - e' soprattutto uno strumento educativo. Al suo interno c'e' il messaggio che anche il cittadino comune puo' fare scienza, perche' basta aprire la propria finestra e spendere 10 minuti del proprio tempo per avere vere e proprie sorprese. Non e' infatti difficile avvistare, in questo modo, fino a 10 diverse specie di uccelli''.
Su Avium, tra le altre cose, sia gli esperti che i semplici curiosi possono trovare informazioni utili sulle 15 specie particolarmente abbondanti a Milano (su un totale di circa 50), e molti consigli per osservare al meglio i volatili. Ma, soprattutto, e' disponibile una vera e propria cartina interattiva che permette di esplorare Milano e di scoprire, per ciascuna delle 206 aree urbane disponibili, gli avvistamenti che si sono li' verificati e le specie di uccelli che la frequentano.
Qualche esempio? La colonia di rondone pallido in una scuola nei pressi della Stazione Centrale, nonostante il loro habitat abituale sia quello delle coste rocciose adiacenti il mare. Ma ci sono anche le 120 pispole che svernano in un campo dietro al Cimitero Maggiore, o i martin pescatori localizzati alle cave di Baggio, o ancora i gufi che hanno creato il loro rifugio in via Ripamonti e il falco pellegrino che sorvola nei pressi del Pirellone.
(ANSA)
mercoledì, marzo 29, 2006
STATO AMAZONAS CREA LA MAGGIOR ECORISERVA SOSTENIBILE
In Brasile
29 marzo 2006 - Lo stato di Amazonas ha annunciato, nell'ambito della COP8 dell'Onu a Curitiba, la creazione della maggior riserva sostenibile al mondo, e di altre cinque riserve, che portano ad oltre 50% la superficie protetta del grande stato amazzonico brasiliano.
La riserva di Cujubim, nata grazie alla collaborazione dello stato di Amazonas con l'ong Conservation International, copre 2,4 milioni di ettari (una superficie piu' grande che lo stato di Israele) all'estremo ovest dell'Amazzonia brasiliana. Le riserve di sviluppo sostenibile (Rss) puntano allo stesso tempo a preservare l'ecosistema presente e a migliorare le condizioni di vita della popolazione - in questo caso, 180 famiglie -, permettendo quindi la presenza umana al loro interno come parte dell'ambiente e come fattore di conservazione e non di depredazione, anche grazie alla bassissima densita' umana.
Se la densita' umana e' scarsa a Cujubim, quella animale e vegetale e' altissima: ''Ritengo che quando avremo studiato a fondo l'area, vari primati mondiali di ricchezza di specie per ettaro potrebbero essere battuti'', ha affermato al microfono il biologo Jose' Maria Cardoso da Silva, direttore del programma di Conservation International per l'Amazzonia.
Nell'area di Cujubim, che combina foresta allagata (nei meandri del Rio Jutai'), foresta densa e foresta aperta, sara' permessa l'agricoltura di sussistenza, l'allevamento di piccoli animali, l'estrazione controllata di beni della foresta e le visite di ecoturismo regolamentate dai responsabili della riserva. Oltre a Cujubim, sono sorte la riserva del Rio Gregorio, di 4.600 chilometri quadrati, la riserva di Juma, di 5.600 chilometri quadrati, e il cosiddetto Mosaico (Matupiri', A‡u e Igapo'), per un totale di 14 mila chilometri quadrati.
Lo stato di Amazonas ha potuto cosi' annunciare trionfalmente che piu' della meta' della superficie dello stato (750 mila chilometri quadrati) e' adesso sotto protezione ambientale, sotto forma di parchi nazionali, riserve indigene o riserve ambientali, sostenibili o no.
''Abbiamo scommesso su un modello di conservazione che non dipenda dal pattugliamento poliziesco, ma che coinvolga l'assenso e la partecipazione delle popolazioni, con la convinzione che sono loro i primi ad approfittare dalla preservazione della foresta: spetta invece allo stato dar loro i mezzi perche' sia effettivamente cosi'', ha spiegato Virgilio Viana, assessore all'Ambiente dell'Amazonas.
(ANSA)
martedì, marzo 28, 2006
CON RAGGI X SCOPERTO SEGRETO DEL CANTO DEGLI UCCELLI
E si è capito che funziona come la voce umana
28 marzo 2006 - Un gruppo di scienziati tedeschi e americani ha scoperto con i raggi-X il segreto del canto degli uccelli, che finora si pensava prodotto dalle diverse aperture del becco ed invece e' modulato nella gola degli animali, come avviene per gli esseri umani. La scoperta e' opera dei ricercatori che fanno capo al biologo Tobias Rede dell' universita Humboldt di Berlino, ed e' stata rivelata oggi sul nuovo numero della rivista specialistica Usa ''Proceedings of theNational Academy of Sciences''.
E' stato accertato cosi' che la struttura vocale degli uccelli canori e' caratterizzata da una grande flessibilita', proprio come avviene per la voce umana.
Gli scienziati hanno usato i raggi-x su alcuni esemplari di ''cardinale rosso'' (cardinalis cardinalis) ed hanno scoperto esaminando dai film cosi' registrati che gli uccellini canori quando cinguettano allungano ciclicamente le corde vocali.
Questo movimento si comunica alla faringe, la fa leggermente restringere e provoca cosi' quello spazio libero per ottenere i suoni piu' profondi.
Finora i biologi erano invece convinti che l'area vocale degli uccelli canori fosse rigida (quindi non articolabile) e che gli uccellini canori ottenessero i vari toni esclusivamente attraverso modifiche nell'apertura del becco.
''Gli uccelli canori, che imparano i loro suoni proprio come fanno i bambini prima di parlare, mostrano cosi' una nuova analogia con gli esseri umani, e cioe' di essere in grado di guidare con esattezza i movimenti della gola per ottenere suoni complessi'' scrive Riede nel suo rapporto, del quale sono stati anticipati alcuni brani dalla stampa tedesca.
(ANSA)
GREENPEACE, LEGNO DA FORESTE PARADISO E’ ILLEGALE
Denuncia di Brian Baring giunto in Italia da Papua Nuova Guinea
28 marzo 2006 - E' cresciuto in un giardino dell'Eden che le industrie del legname stanno divorando e oggi gira l'Europa in lungo e in largo perche' insieme alle foreste primarie del suo Paese c'e' in ballo anche la vita del suo popolo. Brian Baring ha 26 anni e arriva dalla Papua Nuova Guinea. ''L'Italia - spiega Sue Connor di Greenpeace, che laccompagna - e' lultimo anello di una catena di distruzione che parte dalle compagnie malesi, responsabili del taglio illegale di alberi, passa per la Cina, che acquista l84% del legname, fino ad arrivare in Europa, con il prodotto finito, prevalentemente a base di compensato. Quando ero piccolo le foreste vicine al mio villaggio racconta Baring erano fitte, piene di uccelli ed altri animali, come piccoli canguri e tipi di opossum per cui mettevamo le trappole. Lesistenza e la cultura della mia gente dipendono dalla conservazione di questo ambiente: e' li' che troviamo le risorse per vivere, le medicine, la storia dei nostri antenati''.
Il mondo di milioni di abitanti della Papua Nuova Guinea, che ospita anche 17.000 specie di piante, 233 mammiferi, 650 tipi di uccelli e 275 specie di rettili, sta scomparendo. ''Il 60% delle nostre foreste sono state gia distrutte spiega Baring con un incremento nellultimo anno del 13%. Solo il 15% di noi si trova in citta, gli altri vivono in villaggi nelle foreste.
La mia gente non ha un salario e per mangiare proteine deve comprare carne o pesce in scatola e fare debiti. Uno zio che ha cominciato a lavorare per le ditte di legname e stato pagato, per 40 giorni, solo 8 euro''. Una miseria, considerando anche che queste compagnie si erano impegnate a fornire le comunita di proprietari dei terreni (il 97% delle foreste appartiene agli indigeni) di scuole, strade, ospedali, mai realizzati.
''La gente subisce violenze e maltrattamenti da parte della polizia locale, foraggiata dalle compagnie, in violazione dei diritti umani piu elementari'' denuncia Baring che insieme a Greenpeace ha sperimentato un sistema alternativo e sostenibile per lambiente, di produrre legname: lecoforestry.
''Alluniversita ho studiato la teoria (Land management), con Greenpeace ho visto la sua realizzazione pratica. Utilizziamo una segheria portatile, abbattiamo solo un certo numero di alberi selezionati trasportandoli senza fare danni, come accade invece con i bulldozer. Se tutto il territorio fosse gestito cosi, potremmo soddisfare la meta della domanda attuale''.
Per proteggere la base della loro vita i capi tribali della Papua Nuova Guinea si riuniranno formalmente per fissare i confini delle terre, per tentare di difenderle dallassalto del mercato di legname illegale. ''Quel che chiediamo allUnione europea spiega Sue Connor di Greenpeace e lobbligo della tracciabilita di un prodotto. Il consumatore avrebbe modo di sapere se il legname proviene da una produzione sostenibile oppure no''.
(ANSA)
lunedì, marzo 27, 2006
SVIZZERA: CONIGLIO SELVATICO MINACCIATO DI ESTINZIONE
Malattia virale sta decimando l'ultima colonia presente sull'altipiano elvetico
27 marzo 2006 - Da inizio marzo, una malattia virale sta decimando l'ultima colonia di conigli selvatici dell'Altipiano svizzero. In poco tempo, la colonia, situata a Ginevra, ha perso quaranta dei suoi cinquanta membri. Altre tre colonie di conigli di garenna sussistono nelle Alpi vallesane. Secondo Gottlieb Dandliker, l'ispettore ginevrino della fauna, la colonia rischia di scomparire completamente. I roditori sono stati colpiti dalla malattia emorragica virale del coniglio, i cui effetti sono piu' devastanti della mixomatosi. Le autorita' ginevrine hanno considerato la possibilita' di vaccinare gli animali ma vi hanno rinunciato.
L'antenato del coniglio domestico, sottolinea Dandliker,«e' molto furbo e difficile da catturare». Molto diffuso in Svizzera una ventina d'anni fa, il solo cantone di Ginevra contava una decina di colonie, il coniglio di garenna e' progressivamente scomparso dall'Altipiano. La malattia emorragica virale del coniglio, sottolinea l'ispettore, non rappresenta alcun pericolo per gli altri animali e per gli umani.
(Res/Opr/Adnkronos)
CANADA: CACCIA ALLE FOCHE, INIZIATA MATTANZA
Governo contro animalisti, Bardot e McCartney. Cinquemila animali in più ufficialmente da uccidere
27 marzo 2006 - E' cominciata all'alba di sabato, lungo le coste atlantiche ed artiche del Canada, la caccia alle foche: all'indignazione e allo scandalo degli animalisti di tutto il Mondo, fanno eco la fermezza del governo di Ottawa e la determinazione degli inuit, gli eschimesi indigeni.
Come al solito, celebrita' sono scese in campo dalla parte delle foche, come Brigitte Bardot, protagonista d'uno scambio di battute al vetriolo con il premier canadese Stephen Harper, e Paul McCartney: l'ex Beatle s'era fatto riprendere giorni fa sui ghiacci del golfo di San Lorenzo per denunciare la mattanza delle foche.
Ma il ministro federale canadese responsabile della pesca, Loyola Hearn, non ha fatto marcia indietro: le regole 2006 alzano il limite del numero dei capi che si possono cacciare, da 320mila a 325mila, piu' 10mila per le comunita' aborigene.
La Humane Society canadese, che coordina le azioni contro la caccia, sostiene che un nuovo studio prova che la mattanza minaccia la sopravvivenza della popolazione delle foche.
La Hearn, invece, afferma che la caccia e' sostenibile e necessaria per mantenere la riproduzione della specie sotto controllo: le foche stanno moltiplicandosi e costituirebbero, a loro volta, se in numero eccessivo, una minaccia per altre specie animali.
Per chi vive nel Newfoundland, la provincia di Terranova, la caccia e' da tempo la principale, quando non l'unica, fonte di sopravvivenza. Cosi' come per le popolazioni eschimesi, tanto che leader inuit hanno accusato la campagna animalista di non tenere conto delle regole della vita selvaggia, definendola sciocca e irrispettosa.
Le foche, se in eccesso, sono considerate dannose per l'economia della provincia. Nel 1996, il governo canadese attribui' loro la responsabilita' della crisi della pesca ai merluzzi. Gli animalisti replicarono che la diminuzione dei merluzzi era in realta' funzione degli eccessi di pesca.
Ma il governo di Ottawa decise, comunque, di reinvestire nella caccia alle foche circa 20 milioni e mezzo di dollari canadesi. Da allora, in una decina d'anni, sono stati uccisi piu' di un milione di esemplari e un piano federale ha dato via libera all'uccisione fino a 975mila foche tra il 2003 e il 2005 (un numero mai toccato dalla meta' degli Anni Sessanta).
Diversa la situazione per i cuccioli a pelo bianco: esiste un bando ufficiale del governo canadese, che ha cosi' risposto non solo ad ambientalisti ed animalisti, ma anche ai bandi di Stati Uniti e Unione europea che rendevano, di fatto, inutili le uccisioni.
La caccia ai cuccioli, un tempo arpionati con gli hakapics, bastoni di legno con un gancio di ferro all'estremita', era davvero impari e violenta: i bebe' dal pelo bianco hanno meno di tre settimane e si nutrono solo del latte materno, che e' molto grasso e consente loro di acquistare peso in pochi giorni ma quasi non permette loro di muoversi.
Sono state inoltre stabilite norme severe per evitare che gli animali cacciati vengano scuoiati vivi. Nel 2001, infatti, un gruppo internazionale di veterinari indipendenti accerto' che quasi l'80% dei cacciatori non controllavano se gli animali fossero morti prima di strappare loro la pelle.
Le foche migrano in Canada all'inizio della primavera, e solo per sei-otto settimane, proprio per dare alla luce i cuccioli, poi si spostano in Groenlandia. Qui quelle che sopravvivono alla stagione di caccia canadese devono guardarsi dai cacciatori locali autorizzati dalla legge danese.
(ANSA)
domenica, marzo 26, 2006
Ha un nome impronunciabile, ma è balzata alle cronache per essere la prima formica a saper nuotare. La Polyrhachis sokolova, alias formica delle mangrovie, ha lasciato a bocca aperta gli entomologi australiani che la stavano studiando esibendosi in una nuotata stile crawl. Teatro dell'insolita prova ginnica una regione del Nordest tropicale dell'Australia.
Lo studioso ha spiegato che alcune specie di formiche nuotano se sono costrette in acqua, e ve ne sono altre nelle pianure alluvionali dell'Amazzonia che galleggiano insieme. "Ma questa è l'unica che conosciamo che entra in acqua deliberatamente e l'attraversa a nuoto". La Polyrhachis sokolova vive nelle regioni di mangrovie dell'Australia settentrionale e in alcune parti del Sudest asiatico, dove i loro nidi sono di frequente sommersi dall'acqua. Sono capaci di sopravvivere in un ambiente ostile, in cui i pesci possono mangiarle ed i granchi attaccarle, nascondendosi in sacche d'aria nel nido e nuotando attraverso l'acqua.
"Trasportano anche il cibo sulla superficie dell'acqua e riescono a navigare fino a tornare ai loro nidi", spiega ancora Robson. "Sono le uniche formiche al mondo capaci di sopravvivere in un ambiente che regolarmente resta sommerso...Vi é un numero quasi infinito di tratti ancora da scoprire nelle creature di questo mondo", osserva lo studioso.
Consumo di carne... cosa ci sta dietro?
La sofferenza inutile degli animali - Reportage dall'Austria
Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti, come ben sanno tutti quelli di noi che ospitano in casa un cane o un gatto.
Una mucca non è molto diversa da un cane, da questo punto di vista. Né un maiale è diverso, è un essere intelligente, affettuoso, curioso.

Ma questi animali vengono invece trattati come cose: affinché l'attività di allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di distribuzione risulti economicamente compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato, è necessario che il prezzo di carne, latte e uova rimanga accessibile per il maggior numero possibile di consumatori.
Per essere sostenibile, la zootecnia chimica e intensiva deve quindi massimizzare i profitti basandosi sul ribasso delle spese.
Ormai il 99% degli allevamenti sono intensivi: gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi, senza mai la possibilità di uscire alla luce del sole. Ogni tanto si vedono delle vacche al pascolo, è vero, ma sono solo quell'1% di animali più "fortunati" che vengono trattati meno peggio. Anche a questi tocca, comunque, la stessa fine degli altri: il macello. Lì, vengono ammazzati senza pietà , senza alcun sentimento di compassione, senza sentire che si tratta di esseri senzienti. Sono solo "capi" da abbattere.
I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico: per potersi nutrire di animali, le persone devono allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo nella "fattoria" (che oggi ormai non esiste quasi più ed è sostituita dagli allevamenti intensivi) e la sua carne da infilzare con la forchetta. Se ciascuno dovesse ammazzare da sé gli animali che mangia, sicuramente molti di loro avrebbero salva la vita.
Nel corso della sua vita (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli.
Le immagini parlano da sole: visita la mostra fotografica e guarda i filmati di animali negli allevamenti e nei macelli.
http://www.arcoiris.tv - http://www.saicosamangi.info/
sabato, marzo 25, 2006
Anche cani e gatti soffrono di Alzheimer
L'allarme viene dai veterinari: oltre il 50% degli animali da compagnia in cura nei loro studi ha problemi a causa dell'età
Perugia, 25 marzo - Anche i cani e i gatti soffrono di Alzheimer come i loro padroni.I veterinari chiamano questa malattia "disfunzione cognitiva". Come gli uomini vivono di più - a sette anni entrano nella terza età - ma anche loro hanno a che fare con una vecchiaia lunga e piena di problemi.
Il più difficile da affrontare, sia per i padroni sia per i malati a quattro zampe, è l'invecchiamento del loro cervello. Se ne parla al congresso annuale dell' Aivpa, Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali, che si svolge oggi e domani a Perugia.
"L'età geriatrica del cane e del gatto è molto anticipata rispetto a quella dell'uomo - hadetto Alda Miolo del Centro di Documentazione e Informazione Scientifica di Innovet, la Casa Farmaceutica che al congresso ha presentato la prima indagine italiana di Geriatria Veterinaria chiamata 'Golden Years' - Se il padrone comincia a diventare anziano a 60 anni, l'amico a quattro zampe comincia a invecchiare tra i 5 e gli 8 anni a seconda delle razze".
Il cervello è l'organo interessato maggiormente dall'invecchiamento. Questo processo può portare alla "disfunzione cognitiva ". E i veterinari hanno a che fare molto spesso con questa malattia simile all'Alzheimer.
A causa di questa patologia gli animali domestici hanno molti problemi. Si perdono negli ambienti domestici, sono confusi, non fanno più le feste, fanno i bisogni in casa, sono agitati e irritabili.
Insomma per il proprietario la convivenza diventa invivibile.Oggi la disfunzione cognitiva si cura con la fosfatidilserina.
Nelle famiglie italiane ci sono 6,4 milioni di cani e 6,7 milioni di gatti. Una famiglia su quattro possiede un animale domestico. I 541 medici veterinari che hanno aderito all'indagine Golden Years, hanno confermato che ci si trovadi fronte a una popolazione di animali geriatrici.
Oltre il 50 per cento di cani e gatti che viene accompagnato nei loro studi ha più di sette anni e i proprietari sono sempre piùsensibili nei confronti dei bisogni dei loro animali ormai avanti con l'età.
http://www.restodelcarlino.it/
Nucleare: la risposta sbagliata alla domanda di energia
Il nucleare copre oggi il 16 per cento della produzione di elettricità, ovvero meno del 7 per cento del fabbisogno globale di energia. Ai tassi attuali di consumo - senza considerare quindi un eventuale rilancio del settore - le riserve di uranio economicamente sfruttabili si esauriranno nel giro di 50 anni.
Se l'energia nucleare non ha futuro, le scorie prodotte dagli impianti ne hanno fin troppo: rimangono in alcuni casi radioattive per decine e centinaia di migliaia di anni, con effetti disastrosi sull'ambiente e sull'uomo. Nessun paese del mondo è riuscito ancora a risolvere il nodo cruciale della gestione di queste scorie nel lungo periodo: negli Stati Uniti, ad esempio, è stato individuato il sito di smaltimento geologico per le scorie nucleari di Yucca Mountain, ma non si sa ancora come questo sito dovrà essere sigillato, una volta riempito.
L'elettricità prodotta dagli impianti nucleari è inoltre molto più costosa di quanto non si pensi. Non è un caso se gli Stati Uniti - dove gli investimenti sul nucleare sono diminuiti negli ultimi 20 anni - hanno, nel 2005, approvato incentivi a favore del nucleare nell'ordine di 1,8 centesimi per kilowattora. Il rapporto di Greenpeace "Eolo o Plutonio" mostra, invece, come a parità di investimenti l'elettricità prodotta da energia eolica costi meno e crei più occupazione rispetto al nucleare.
Il futuro è delle rinnovabili: le energie pulite come l'eolico e il solare, possono fare da volano per una nuova era di crescita economica ed occupazionale, di innovazione tecnologica e tutela dell'ambiente. Le tecnologie sono già disponibili. Serve la volontà politica di utilizzarle al meglio.
venerdì, marzo 24, 2006
ESTINGUIAMO I... CANILI LAGER. PETIZIONE PER NUOVO GOVERNO E REGIONI
Iniziativa nazionale della Lav nelle piazze fra otto giorni
24 marzo 2006 - Sabato 1 e domenica 2 aprile la LAV sarà presente in 350 piazze d'Italia con le Giornate nazionali contro i canili lager e il giro d'affari che ruota intorno al fenomeno del randagismo, stimato dalla LAV in circa 500 milioni di euro all'anno (stima delle sovvenzioni pubbliche per il mantenimento dei cani in canili e rifugi): una cifra che spesso non corrisponde a strutture adeguate né a un corretto mantenimento degli animali. Tra gli illeciti più frequenti riscontrati dalla LAV e dalle Forze dell'ordine: canili sovraffollati, carenze di cibo/acqua, strutture fatiscenti, carenze igienico-sanitarie, elevata mortalità dei cani, soppressioni eseguite dalle ASL e mascherate da eutanasie, maltrattamenti, scarse adozioni, decessi non denunciati, ecc.
Presso i tavoli allestiti dalla LAV sabato 1 e domenica 2 aprile sarà possibile firmare la petizione con la quale chiedere un primo impegno concreto al nuovo Governo, al nuovo Parlamento e alle Regioni una legge d'integrazione alla Legge quadro 281/91 sulla prevenzione del randagismo, che preveda maggiori vincoli e controlli a coloro che gestiscono i canili (standard di qualità e tariffa minima, numero massimo di cani per canile, presenza obbligatoria di un'associazione di volontariato, apertura al pubblico e previsione della figura del "cane libero accudito"), la chiusura dei canili-lager e il perseguimento dei responsabili di maltrattamenti, un'efficiente anagrafe canina e felina, un Piano nazionale di repressione degli abbandoni, la necessarie sterilizzazioni, un servizio sanitario mutualistico per gli animali, allineamento all'Europa in materia di IVA su alimenti e prestazioni veterinarie, accesso ad aree verdi, trasporti e servizi, qualificazione e sostegno al volontariato che accudisce concretamente gli animali, ecc.
Tra pochi giorni sarà attivo il sito internet www.nolager.com creato dalla LAV per denunciare l'orrore dei canili "lager", e i cittadini potranno segnalare l'esistenza di canili inadeguati al numero LAV SOS Canili "lager" tel. 848.588.544, consentendo così di intraprendere azioni di contrasto finalizzate al sequestro dei canili non in regola e di attivare procedimenti legali contro i gestori.
Coloro che desiderano sostenere questa campagna, con una donazione minima di 10 euro riceveranno il tradizionale uovo di Pasqua della LAV, in cioccolato extrafondente realizzato con materie prime provenienti da produttori del commercio equo e solidale. Presso i tavoli LAV, ai bambini verrà regalato "Il gioco del randagio", per aiutarli a scoprire le difficoltà di questi animali e a rispettarli.
Per conoscere le piazze dove l'1 e il 2 aprile sarà presente la LAV, si può consultare il sito web www.infolav.org o telefonare allo 064461325.
Secondo il Ministero della Salute in Italia ci sono 990 tra canili e rifugi, 640.000 cani randagi di cui un terzo o un quarto nei canili (quindi tra 160.000 e 213.000) e 1.290.000 gatti randagi (stessa cifra dal 2000).
Secondo la LAV, invece, i cani vaganti in Italia sarebbero almeno 1 milione e 550.000 quelli nei canili; gli abbandoni si verificano durante tutto l'anno con punte di oltre il 30% nel periodo di apertura della caccia, per opera dei cacciatori che "provano" i cani e si disfano di quelli "non bravi", e il 25% in estate. Recenti controlli operati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Ambiente su 283 canili nazionali, hanno rivelato un tasso di illegalità del 13% tra illeciti penali e amministrativi.
Il fenomeno degli abbandoni alimenta un enorme giro d'affari intorno alla gestione di canili privati che hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con le amministrazioni locali, spesso aggiudicate con gare d'appalto al ribasso d'asta: una struttura con 1.000 cani può aggiudicarsi appalti fino a 2,5 milioni di euro all'anno per il mantenimento degli animali, cifre alle quali non corrispondono adeguate cure per gli animali.
"La Legge quadro per la prevenzione del randagismo n.281/91, che ha abolito la pena di morte per gli animali d'affezione e previsto la costruzione di canili sanitari e rifugi, si è rivelata valida nei principi ma insufficiente nell'attuazione pratica e le Leggi regionali attuative sono generalmente insufficienti o inapplicate - dichiara Elisa D'Alessio, responsabile LAV settore randagismo - E' necessario integrare la Legge con misure che introducano vincoli e controlli sui canili, chiudere i canili lager, favorire le adozioni, realizzare un'efficiente anagrafe, sterilizzazioni e altre misure; giro d'affari che ruota intorno ai canili è alimentato da nascite incontrollate e cessione da canili e rifugi di animali fertili (ne esce uno, rientra almeno il 50% delle cucciolate): secondo gli esperti, possiamo avere uno stop alla crescita e un inizio di decrescita solo quando si raggiunge almeno l'80% di sterilizzazioni. Alla società costa di più tenere un cane definitivamente in un canile che affidarlo ad una famiglia; inoltre la compagnia di un cane o un gatto va incentivata, non contrastata come avviene oggi: una famiglia italiana su tre, infatti, vive con un animale domestico, ma questo costa all'affidatario, tra accudimento e spese veterinarie, come se si trattasse di un bene di lusso e generalmente viene penalizzato per l'accesso a servizi e strutture".
La Pecora Nera





