martedì, gennaio 31, 2006
CONSUMI/ OLANDA, UE: DIOSSINA IN MANGIMI 200 VOLTE OLTRE SOGLIA
Anche in Belgio e Germania, a rischio carne suini e pollame
Bruxelles, 30 gen. - E' duecento volte superiore ai limiti imposti dall'Ue il contenuto di diossina ritrovato nel grasso aggiunto ai mangimi che venivano utilizzati in alcune centinaia di allevamenti di suini e pollame in Olanda, Belgio e anche in Germania. Lo ha confermato oggi a Bruxelles il portavoce del commissario europeo Markos Kyprianou, riferendo che il sistema di allerta rapido dell'Ue è stato attivato il 25 gennaio dalle autorità sanitarie nazionali dei paesi interessati, e che gli accertamenti sono in corso per verificare quali siano i livelli di contaminazione passati dal grasso nei mangimi ed eventualmente negli animali che se ne sono nutriti e nella loro carne entrata nella catena alimentare.
"La Commissione è soddisfatta dell'azione intrapresa immediatamente dal Belgio e dall'Olanda per bloccare gli allevamenti interessati e indentificare la fonte della contaminazione", ha osservato il portavoce, Philip Tod.
L'Ue ha stabilito delle soglie massime precise per la contaminazione da diossina considerata tollerabile: due nanogrammi per kg sia nel grasso aggiunto ai mangimi che nei mangimi stessi destinati agli animali d'allevamento, e per il consumo umano due nanogrammi per kg nel grasso della carne di pollo e un nanogrammo per kg nel grasso della carne suina.
La diossina individuata nel grasso utilizzato da alcune ditte di mangimi che servono gli allevamenti belgi e olandesi arriva al livello di 400 nanogrammi per kg, ha detto il portavoce della Commissione. Gli allevamenti interessati dalla contaminazione sono 275 in Olanda, sette in Germania e un centinaio circa in Belgio, ha aggiunto Tod. Un portavoce dell'Autorità di sicurezza alimentare belga ha precisato ad Apcom che gli accertamenti in corso nel paese riguardano per ora 64 allevamenti di suini e 32 avicoli.
Oggi a Bruxelles è in corso una riunione delle autorità sanitarie dei paesi interessati. Alla riunione partecipa anche la Commissione europea. I risultati della riunione saranno resi noti nel tardo pomeriggio.
(Apcom)
John Hansen aveva denunciato i rischi legati all'effetto serra
L'agenzia spaziale Usa ha preteso di controllare ogni sua dichiarazione
Scienziato lancia l'allarme clima
Nasa lo censura: "Stop conferenze"
NEW YORK - La Nasa ha appena certificato che il 2005 è stato l'anno più caldo di sempre, ma l'agenzia spaziale statunitense non vuole che i suoi scienziati vadano in giro a denunciare la gravità dei rischi connessi all'effetto serra e ai cambiamenti climatici. A denunciarlo è John Hansen, 63 anni, direttore del Goddard Institute for Space Studies e membro della Nasa dal 1967. In un'intervista al New York Times il ricercatore ha svelato di essere incappato nella censura dell'agenzia dopo avere fatto una conferenza un mese fa in cui chiedeva immediate riduzioni dei gas che provocano il riscaldamento dell'ambiente. Il quartier generale della Nasa, ha raccontato al giornale Hansen, ha ordinato che ogni sua presa di posizione pubblica - conferenze, studi, interviste, articoli e dichiarazione sul sito del centro - sia d'ora in poi preventivamente revisionata dagli addetti alle pubbliche relazioni dell'agenzia.
Hansen ha annunciato che non si sottometterà a questa censura e continuerà a lanciare l'allarme sui cambiamenti climatici. Cosa che ha subito messo in pratica con una nuova intervista al Washington Post. "Non possiamo andare avanti altri dieci anni in questo modo", ha dichiarato lo scienziato al quotidiano della capitale statunitense. Secondo Hansen, al passo attuale, l'aumento progressivo delle temperature nel prossimo secolo "implicherà cambiamenti per cui avremo davanti un pianeta completamente diverso e sarà troppo tardi per fare qualcosa".
Una tesi, questa, che è condivisa dalla maggior parte dei colleghi: "Il dibattito adesso non è più sul fatto se l'effetto serra esista o meno, ma se il cambiamento stia avanzando così rapidamente che, nello spazio di decenni, per l'umanità non avrà più niente da fare per raddrizzarlo", ha sintetizzato oggi il Washington Post.
Tre eventi specifici hanno messo gli scienziati in particolare allarme: il degrado della barriera corallina che in tre decenni potrebbe danneggiare le risorse ittiche del pianeta; l'aumento del livello del mare entro la fine del secolo che potrebbe prendere decine di migliaia di anni per ritirarsi e, entro 200 anni, la morte della corrente del Golfo che mitiga il clima nell'Europa del Nord.
Non è la prima volta che l'amministrazione Bush, contraria a qualsiasi politica restrittiva volta a frenare l'esapendersi dell'effetto serra, a iniziare dal protocollo di Kyoto, sale alla ribalta per i suoi tentativi di minimizzare e censurare le informazioni scomode. Un paio di anni fa fece scandalo la notizia che la Casa Bianca aveva insabbiato un documento del Pentagono nel quale si affermava che il riscaldamento globale rappresenta per gli Usa e il mondo intero una minaccia molto più grave del terrorismo.
(29 gennaio 2006)
CACCIA: LIPU, SU 47 SPECIE SELVATICHE SOCCORSE 36 PROTETTE DA LEGGE
Bilancio di fine stagione venatoria
31 gen 06 Sparvieri, poiane e gheppi: sono loro le vittime privilegiate, fra le specie protette, della stagione venatoria che si conclude oggi in Italia e che ha visto come ogni anno ferimenti e uccisioni di fauna selvatica protetta. Lo denuncia la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), impegnata in questi mesi a curare - nei propri centri specializzati per il recupero degli animali selvatici feriti - le lesioni causate dall'uso di armi da fuoco contro gli animali salvaguardati dalla legge 157/92. Il tasso di mortalita' per i rapaci colpiti e' stato molto elevato, tra il 50 e il 100%. In generale, su 47 specie di uccelli giunte negli ''ospedali'' LIPU, ben 36 erano protette. Nel complesso sono oltre 200 gli uccelli ricoverati nei principali centri LIPU per ferite da arma da fuoco, ma quello che emerge dal preoccupante quadro non e' che la punta di un iceberg di cui non si conosce pienamente la dimensione: si stima in parecchie decine di migliaia gli uccelli tutelati dalla legge colpiti durante i mesi di caccia.
La specie piu' sfortunata e' stata la Poiana (41 esemplari abbattuti), poi il Gheppio (33) e lo Sparviere (24). 113 in totale i rapaci colpiti: rapaci diurni e notturni tra cui specie rare come Biancone, Falco pellegrino, Aquila minore.
Nel mirino dei cacciatori sono finiti anche i fenicotteri, i picchi (verde e rosso maggiore) e gli eleganti aironi.
''Siamo riusciti a sconfiggere in questi anni i tentativi di introdurre la caccia selvaggia in Italia - sottolinea Elena D'Andrea, Direttore Generale LIPU - ma ancora restano da combattere i diffusi fenomeni di illegalita' e di bracconaggio. E' evidente - conclude D'Andrea - che la sola repressione non basta: c'e' bisogno che nel nostro Paese si compia un salto culturale che permetta di arrivare, in presenza di questi gesti illegali, a una condanna unanime e alla loro totale emarginazione dalla societa'''.
Particolarmente difficile la stagione nel bresciano, dove i volontari LIPU hanno sequestrato nei due mesi autunnali oltre 5.000 trappole per la cattura di pettirossi, scriccioli e altri piccoli uccelli. Una barbarie - denuncia l'associazione - che si rinnova ogni anno: migliaia di uccelli con le zampe spezzate, maltrattati o uccisi per la preparazione della ''Polenta e osei'' nei ristoranti locali.
''Siamo riusciti a sconfiggere in questi anni i tentativi di introdurre la caccia selvaggia in Italia -sottolinea Elena D'Andrea, direttore generale della Lipu- ma ancora restano da combattere i diffusi fenomeni di illegalita' e di bracconaggio. Le nostre guardie venatorie hanno svolto un'ottimo lavoro di prevenzione e repressione dei reati; ora serve una mobilitazione straordinaria, soprattutto durante la stagione venatoria, dei corpi preposti alla vigilanza, ai quali rinnoviamo la nostra disponibilita' alla collaborazione.
''E' evidente -conclude D'Andrea- che la sola repressione non basta: c'e' bisogno che nel nostro Paese si compia un salto culturale, che permetta di arrivare, in presenza di questi gesti illegali, a una condanna unanime e alla loro totale emarginazione dalla societa'''.
Particolarmente difficile la stagione nel bresciano, dove i volontari Lipu hanno sequestrato nei due mesi autunnali oltre 5.000 trappole per la cattura di pettirossi, scriccioli e altri piccoli uccelli. Una barbarie che si rinnova ogni anno: migliaia di uccelli con le zampe spezzate, maltrattati o uccisi per la preparazione di ''polenta e osei'' nei ristoranti locali.
(Rex/Pe/Adnkronos)
lunedì, gennaio 30, 2006
Proteggere la foresta amazzonica
L'indagine si è avvalsa dei dati ottenuti grazie alle rilevazioni satellitari
27.01.2006 Ogni tanto arriva una buona notizia per la foresta Amazzonica. L’ultima in ordine di tempo è rappresentata dal risultato di una recente ricerca, secondo cui i parchi di foresta pluviale e i territori indigeni sono in grado di inibire la deforestazione e gli incendi. Secondo quanto si legge sulla rivista “Conservation Biology”, il gruppo di ricerca del Woods Hole Research Center ha utilizzato dati di rilevazioni da satellite per valutare la perdita di copertura vegetale tra il 1997 e il 2000 confrontando tra loro parchi naturali e territori indigeni. Finora, in sostanza, era mancata una valutazione dell’efficacia relativa delle zone protette, abitate e disabitate, nel rallentare la più devastante forma di disturbo per la foresta, ovvero la conversione all’agricoltura dei terreni.
È risultato così che, nel periodo considerato, la deforestazione è stata da 1,7 a 20 volte più intensa sul versante esterno dei confini delle riserve rispetto a quello interno, mentre gli incendi sono stati da 4 a 9 volte più distruttivi. Anche per quanto riguarda i territori indigeni, che occupano un’area pari a circa un quinto dell’Amazzonia brasiliana, cinque volte più ampia di quella dei parchi, i risultati sono piuttosto espliciti: 33 dei 28 territori indigeni hanno avuto una deforestazione annuale maggiore dell’1,5 per cento al di fuori dei loro confini e dello 0,75 per cento all’interno.
domenica, gennaio 29, 2006
Le intenzioni del babbuino
Nelle comunità di scimmie, ognuna tiene conto delle motivazioni del comportamento delle altre
26.01.2006 “Che intenzioni hai?” Di tanto in tanto siamo costretti a rivolgerci in questo modo al nostro interlocutore, ma il più delle volte sappiamo già la risposta, che ricaviamo dall’insieme di segni che fanno parte della comunicazione verbale e non verbale, oltre che dal tipo di relazione che manteniamo con lui. Ma gli esseri umani non sono gli unici depositari di questa capacità sottile: secondo gli etologi dell’Università della Pennsylvania anche i babbuini sono in grado di comportarsi in modo analogo.
In effetti queste scimmie vivono in gruppi numerosi, che comprendono fino a 75 individui, e interagiscono frequentemente utilizzando il tatto, le espressioni facciali e i grugniti. Ciascun individuo inoltre, ha un timbro di voce unico, che viene riconosciuto da compagni. Oltre a ciò, se queste scimmie sentono, per esempio, un grugnito aggressivo di un compagno con cui hanno rapporti amichevoli, sono portate a pensare che l’aggressività non è diretta verso di loro.
Secondo quanto si legge sulla rivista “Animal Behavior”, i ricercatori hanno preso in considerazione un gruppo di 70 babbuini che vivono nella Moremi Game Reserve, in Botswana. In particolare è stato osservato il comportamento di una femmina dominante che minacciava con grugniti una femmina subordinata. Osservando le reazioni di tutte le altre compagne è risultato che le femmine di rango inferiore che viceversa avevano appena litigato con la dominante rivolgevano lo sguardo verso di lei più velocemente e scappavano con più frequenza rispetto a quelle che erano invece “in rapporti amichevoli”, sanciti per esempio dalla pratica di spulciamento (grooming).
Secondo Anne Engh, prima firmataria dell’articolo, identificare correttamente verso chi è indirizzato un grugnito è un compito solo apparentemente facile, dal momento che presuppone un complesso insieme di inferenze sulle motivazioni e sulle intenzioni degli altri membri della comunità.
sabato, gennaio 28, 2006
Via il teflon, subito una normativa REACH forte
"I bambini si nutrono attraverso il cordone ombelicale e sono esposti a tutte quelle sostanze tossiche contenute in prodotti come le pentole antiaderenti” afferma Vittoria Polidori, responsabile inquinamento di Greenpeace “È incredibile constatare che alcuni veleni sono presenti nel nostro sangue in ogni momento della nostra vita, addirittura nel momento in cui si è più vulnerabili, quando ancora non si è venuti alla luce. Bisogna arrivare al più presto a una normativa REACH forte, in cui le sostanze più pericolose come il Pfoa siano sostituite con alternative più sicure".
Ondata di gelo, consigli Enpa per tutelare gli animali
Roma, 28 gennaio - L’Enpa segnala il pericolo di trascurare la sopravvivenza degli animali in questi giorni di clima rigido. Il freddo sta infatti causando disagi, bloccando treni, facendo lievitare il prezzo dei prodotti coltivati, ma soprattutto mettendo a rischio la salute di chi non può scegliere come ripararsi dalle intemperie. Gli animali, infatti, hanno spesso difficoltà ad ambientarsi agli improvvisi cambiamenti di clima, specialmente quelli che sono stati estirpati dal loro habitat naturale per farli vivere in città.
Un animale selvatico predispone il suo corpo a proteggersi dal freddo invernale infoltendo la sua pelliccia in modo naturale e graduale, ma altrettanto non riesce a fare il cane di casa, magari abituato al salotto riscaldato, se viene all’improvviso messo fuori dalla porta per andare in terrazzo o in giardino. È necessaria quindi maggiore attenzione nei giorni più freddi; cuccioli e animali anziani devono essere più protetti, ma anche i cani sani e adulti vanno asciugati con cura al ritorno a casa se hanno giocato con pioggia o neve. I gatti domestici, se non escono di casa, non hanno particolari problemi, sanno cercare da soli il posto più caldo dove rifugiarsi.
Ma se il nostro quattrozampe può avere una cuccia comoda e calda dove rannicchiarsi, altrettanto non si può dire per la fauna selvatica che popola le città, in questi giorni in gravi difficoltà per trovare pozze di acqua non ghiacciata dove abbeverarsi e cibo per sfamarsi. L’Enpa consiglia di lasciare una ciotolina di acqua e una di briciole sul davanzale, che potrebbe essere provvidenziale per qualche piccolo volatile stremato, oltre a restituire al donatore uno spettacolo ineguagliabile in contraccambio. Appendere fuori dalla finestra un nido e una mangiatoia, nella quale si consiglia di mettere cibi vari per attrarre specie differenti: arachidi per le cinciallegre, carne cruda per i picchi, briciole di pane e granaglie per passeri e merli, o ancora croste di formaggio, frutta e riso per tordi, storni, fringuelli, capinere e colombi. Una ricetta nutriente per pettirossi, merli e passeri: mezzo chilo di farina di frumento per dolci, 1 chilo di farina per polenta di mais giallo, mezzo chilo di zucchero e 5 o 6 confezioni di margarina vegetale da 250 grammi, da sciogliere sul fuoco per mescolarla con gli altri ingredienti e fare palline da lasciare sul davanzale.
L’Enpa chiede infine agli allevatori e ai pastori di garantire agli animali da lavoro o anche a quelli destinati alla macellazione una protezione dalle intemperie adeguata a contrastare i rigori dell’inverno.
L’Enpa ha interpellato oggi le principali compagnie di trasporto per sollecitare un migliore trattamento nei confronti degli animali, spesso stivati come merci senza alcun riguardo per le loro condizioni; in questi giorni, se non protetti dal freddo intenso, rischiano di restare in gabbiette non riparate né riscaldate.
venerdì, gennaio 27, 2006
BELGIO: NUOVO ALLARME DIOSSINA IN ALIMENTI PER ANIMALI
Coinvolta anche azienda dello scandalo dei polli del 1999
27 gennaio 2006 - Sei anni dopo lo scandalo dei polli alla diossina in Belgio torna l'allarme. L'agenzia federale per la sicurezza della catena alimentare (Afsca) ha annunciato di aver bloccato tutti i prodotti della ditta Profat, dopo che un'azienda olandese che produce alimenti per animali ha avvertito che in alcune forniture di grasso di suino acquistate in Belgio sono stati riscontrati indici di diossina superiori alla norma.
La Profat e' subentrata alla Verkest, una societa' di Gand gia' finita, nel 1999, nella bufera per aver prodotto mangimi con dosi eccessive di diossina. In quella occasione il panico provoco', tra l' altro, la sconfitta del primo ministro socialcristiano Jean-Luc Dehaene alle elezioni legislative svoltesi lo stesso anno perche' il governo fu accusato di aver reagito in ritardo.
L'allerta questa volta e' stato lanciato da una societa' olandese, la quale ha informato che i campioni incriminati fanno parte di una fornitura della Profat del 15 dicembre. Dal 2001 tutti gli anelli della catena alimentare per animali sono sottoposti ad un sistema di autocontrollo certificato da terzi.
L'Afsca ha tenuto a sottolineare che per ora ''non e' dimostrato'' che l'azienda belga sia all'origine della contaminazione. Sono stati prelevati campioni per una serie di esami i cui risultati, ha annunciato, saranno noti probabilmente domani. In base alla legge attuale i fabbricanti di alimenti composti per animali devono conservare dei campioni per periodi che variano dai tre ai sei mesi, quindi sara' possibile un esame completo.
L'indagine e' stata allargata ad alcuni fornitori e ad altri clienti che hanno ricevuto forniture dalla Profat.
(ANSA)
CAPRETTE UCCISE A PIACENZA, WWF-VERDI PROTESTANO
Sotto accusa la decisione della Provincia
25 gennaio 2006 - Dopo il Prc, anche il Wwf e i Verdi protestano per l'abbettimento delle caprette in provincia di Piacenza. Il Wwf, ad esempio, chiede all'amministrazione provinciale di Piacenza di rendere pubblici gli studi scientifici in base ai quali e' stato determinato il danno alla flora locale da parte delle caprette (motivo della loro soppressione), e di trasmettere il parere dell'Istituto nazionale di fauna selvatica spiegando "sulla base di quali considerazioni si e' scelto di operare con metodi cosi' cruenti invece di catturare le caprette, senza nemmeno consultare i sindaci dei Comuni interessati".
L'abbattimento delle caprette risale allo scorso settembre ed e' stato autorizzato dalla Provincia; ma il Wwf, in una nota, fa notare che gli animali vivano sulla Pietra Parcellara, nella Valle del Trebbia, da decenni e "quindi se vi fosse stato realmente un rischio di danno alla flora si sarebbe dovuti intervenire allora". Inoltre, il Wwf, ricorda alla Provincia che la legge sulla caccia prevede che il controllo selettivo della fauna selvatica venga "praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica". In definitiva, "spiace rilevare- dichiara il Presidente regionale Wwf, Gioacchino Pedrazzoli- che ogni occasione e' buona per le amministrazioni locali per consentire di sparare a tutto, sempre e comunque, pur di accontentare l'elettorato venatorio".
Sul caso interviene anche il consigliere regionale dei Verdi, Gianluca Borghi, che ha rivolto una interrogazione alla Giunta per sapere chi ha ordinato l'abbattimento delle dieci piccole caprette selvatiche che, sottolinea, "da oltre trent'anni presidiavano la Pietra Parcellara", vetta panoramica situata nei Comuni di Travo e Bobbio nel Piacentino.
Borghi vuole anche sapere se siano state interpellate, o quantomeno informate, le amministrazioni locali competenti e la popolazione locale. L'esponente dei verdi chiede anche di sapere come la Regione intenda intervenire per richiamare la Provincia di Piacenza al rispetto della fauna selvatica presente sul proprio territorio e quali iniziative intenda proporre affinche' Piacenza non rimanga l'unica provincia dell'Emilia-Romagna priva di aree protette.
(Com/Red/ Dire)
giovedì, gennaio 26, 2006
IL BRADIPO

Il bradipo (Bradypus tridactylus) è considerato l'animale più pigro del mondo e il suo nome è diventato sinonimo di indolenza. Certo la sua fama è meritata visto che dorme 19 ore al giorno e ci mette almeno un mese per percorrere poco più di un chilometro e mezzo. Perfino il suo metabolismo si è adattato al massimo risparmio energetico: di notte la temperatura corporea si abbassa di 12 gradi proprio per non consumare inutilmente calorie.
I piccoli ereditano curiosamente dalla madre la preferenza per un certo tipo di foglie di cui nutrirsi, per le quali viene prodotta una flora intestinale particolare per digerirle. Difficili da allevare in cattività, la loro sopravvivenza è minacciata dalla distruzione delle foreste tropicali, loro habitat ideale.
CARATTERISTICHE:Il bradipo presenta la testa rotonda e la faccia appiattita; le orecchie sono piccole e nascostedalla pelliccia. Dagli altri Mammiferi arboricoli (ossia che vivono sugli alberi) si distingue per identi particolarmente semplici (5 molari superiormente e 4 inferiormente) e per le zampe anteriori e posteriori modificate con tre lunghi artigli (8-10 cm).La pelliccia è folta e stopposa; il colore è marrone-grigio con delle sfumature verdi, dovute allacrescita di due specie di alghe: queste permettono al bradipo di camuffarsi perfettamente tra gli alberi.La lunghezza testa-corpo è di circa 50-60 cm, la coda è lunga 6-7 cm e il peso varia tra i 3.5 e i4.5 kg.
VITA ED ABITUDINI:E’ una specie arboricola e si nutre di foglie. Le conoscenze sul bradipo sono piuttosto scadenti: si sa che conduce una vita solitaria e che comunica con i propri simili rilasciando sostanze odorose e feci in punti specifici.Il bradipo possiede uno stomaco molto grande (un terzo del peso corporeo), che gli consente di digerire i vegetali; ogni pasto può stazionare più di un mese prima di passare nella porzione terminale dell’apparato digerente (intestino). Le feci e l’urina vengono rilasciate una volta alla settimana. Questa lentissima digestione permette all’animale di ricavare la maggior quantità di energia possibile dai vegetali dei quali si nutre.Il bradipo può riprodursi durante tutto l’anno, anche se in alcune zone gli accoppiamenti silimitano al periodo delle piogge (da luglio a settembre). Dopo 6 mesi di gestazione, generalmente nasce un unico piccolo di 300-400 g, che rimane ancorato al ventre della madre per essere allattato; piuttosto precocemente inizia a nutrirsi di foglie, anche se per altri 6-9 mesi verrà accompagnato dalla madre. Questi animali si spostano talmente lentamente da non competere con altri individui per il cibo.Nel periodo delle piogge, quando tutta la foresta è inondata, il bradipo inizia tranquillamente e lentamente a nuotare. Il bradipo vive circa 12 anni in natura, e circa 30 in cattività.
Abita le foreste tropicali alle medie ed alte altitudini. E’ presente in centro e sud America sino a nord dell’Argentina.
Il bradipo si sposta molto lentamente, compiendo in genere 40 metri nell’arco dell’intera giornata. E’ attivo circa 6-10 ore su 24, e la maggior parte del tempo la trascorre sugli alberi.
A cura di Stefania Busatta
PELLICCE DALLA CINA, COMMISSIONE EUROPEA IMPEGNATA AL "NO"
Il responsabile del commercio scrive al Vicepresidente della Commissione Frattini. Stop ed etichettatura all'ordine del giorno
25 gennaio 2006 - Il Commissario Europeo al Commercio, Peter Mandelson, rassicura con una lettera il Vice-Presidente della Commissione Europea, Franco Frattini, che sollecitava severe misure contro il commercio di pellicce prodotte con metodi estremamente crudeli come avviene in Cina, principale paese produttore ed esportatore al mondo di pellicce e manufatti in pelliccia: la Commissione UE punta ad introdurre un bando europeo per le importazioni e il commercio di pellicce di cani e gatti. La questione è attualmente all'esame della Direzione Generale per la Salute e la tutela dei consumatori (SANCO) che sta elaborando i necessari atti legislativi.
"L'impegno della Commissione Europea ad adottare misure a protezione degli animali in materia di pellicce come in altri settori, corrisponde ad una sensibilità sempre più diffusa tra i cittadini e dimostrata sia dal Vice-Presidente Franco Frattini che dal Vice Ministro italiano alle Attività produttive Adolfo Urso, i quali a seguito di incontri con la LAV hanno condiviso l'urgenza di misure da adottare a livello europeo e nazionale - dichiara Roberto Bennati, responsabile LAV campagne europee - Ricordiamo che l'Italia è stata il primo Paese europeo a vietare nel 2001 l'importazione e il commercio di pellicce di animali domestici, prima con ordinanze del Ministero della Salute e dal 2004 grazie alla legge 189, dopo che la LAV aveva smascherato, con test del Dna, pellicce di cane in vendita in alcuni grandi magazzini italiani".
"L'Unione Europea deve approvare subito il divieto di importazione e commercializzazione delle pelli di cane e gatto e porre subito in discussione con la Cina le crudeltà con le quali sono allevati e uccisi milioni di animali - prosegue Roberto Bennati - L'UE è il più grande mercato di pellicce del mondo, con un giro d'affari annuo di circa 5 miliardi di euro, e perché l'invasione di pellicce cinesi ottenute con metodi particolarmente cruenti non può essere accettata. I tempi sono maturi, inoltre, per rendere obbligatorio, in Italia e nell'UE, un trasparente ed efficace sistema di etichettatura di tutti i capi d'abbigliamento e accessori prodotti con spoglie di animali:i consumatori devono poter conoscere il paese d'origine di questi capi, l'animale al quale apparteneva la pelliccia, il metodo di allevamento e di uccisione; senza questo strumento e regole di civiltà il mercato della pellicceria rischia di trasformarsi in un selvaggio 'far west'. Anche il Governo italiano deve porsi l'obiettivo di adottare dei provvedimenti in questa materia."
Il Commissario UE alla salute e protezione dei consumattori, Markos Kyprianou, si è già espresso a favore dell'introduzione di un divieto UE delle pellicce di cani e gatti, questione al centro in un suo prossimo viaggio in Cina. Lo scorso maggio anche il Consiglio dei Ministri dell'agricoltura dell'UE ha discusso della possibilità di vietare l'importazione e il commercio di queste pellicce e recentemente la questione è stata affrontata anche dal Parlamento Europeo grazie alle pressioni della LAV che in Italia ha reso pubblico un agghiacciante documentario
(disponibile su www.nonlosapevo.com) sui barbari metodi di allevamento e uccisione di animali da pelliccia in Cina, e grazie agli appelli di personalità internazionali come Paul McCartney.
Per maggiori informazioni sul mercato delle pellicce made in Cina e per firmare la petizione della LAV: www.nonlosapevo.com
mercoledì, gennaio 25, 2006
ORANGHI NEL BORNEO? DIMEZZATA LA POPOLAZIONE
Rilanciato l'allarme
24 gennaio 2006 - L'universita' Paul Sabatier di Tolosa in collaborazione con l'ateneo di Cardiff ha effettuato uno studio sugli oranghi del Borneo dal quale e' emerso che il declino di questi primati e' dovuto all'uomo.
Frazionando e dividendo le aree dove vivono gli orangutanghi si sono separate anche le popolazioni dei primati il che ha portato ad un forte impoverimento del loro patrimonio genetico.
La ricerca si e' basata su una simulazione informatica di dati genetici ricavati da peli lasciati nei luoghi abitati dagli animali. Questi dati sono stati inseriti in un modello statistico per essere successivamente paragonati alla diversita' genetica di una popolazione numericamente stabile (piu' la densita' di una popolazione cala piu' la differenza genetica diminuisce). Sulla base dei dati elaborati i ricercatori sono arrivati cosi' alla conclusione che la popolazione degli orango- tanghi e' dimezzata.
Secondo altri due modelli che rivelano la densita' delle popolazioni di primati che vivevano in quei luoghi nel passato, gli oranghi erano decisamente piu' numerosi fino al diciannovesimo secolo, prima dell'inizio dello sfruttamento delle foreste. Il disboscamento degli anni 50' e 70' ha ulteriormente aggravato la situazione.
Lo studioso Benoit Gossens, dell'universita' di Cardiff, ha affermato che ''la firma genetica della diminuzione di questi primati riflette la rapidita' del calo della loro popolazione, indicando che solo 20 anni fa era il doppio. Fortunatamente - ha aggiunto l'esperto - tutta la diversita' genetica non andata persa e dunque non e' troppo tardi per prendere provvedimenti''.
Secondo gli studiosi gli orango-tanghi che abitano attualmente le foreste del Borneo sono circa 27.000.
(ANSA)
La Pecora Nera





