La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

venerdì, dicembre 30, 2005

AVIARIA: ALLARME PER STERCO POLLI USATO COME MANGIME PESCI
LANCIATO DA ORGANIZZAZIONE MONDIALE PER PROTEZIONE UCCELLI

LONDRA, 28 DIC - L'utilizzo di sterco di polli come mangime negli allevamenti ittici, una pratica ormai largamente diffusa in Asia, rischia di diffondere il virus dell' influenza aviaria. E' quanto denuncia BirdLife International, l'organizzazione mondiale per la protezione degli uccelli con sede a Cambridge.
L'allarme aviaria - suggerisce oggi l'Independent - riporta alla memoria quanto avvenne negli anni 80/90 in Gran Bretagna quando fra le mucche alimentate con farine animali si diffuse l'Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse), il cosi' detto morbo della mucca pazza.
Il riciclaggio degli escrementi di pollo, cosi' come quelli di maiale e anatre, fa parte di un progetto alimentare promosso da anni dalla Fao, dopo che studi scientifici avevano rilevato che questo tipo di nutrizione favorisce la crescita dei pesci negli stagni. Somministrati con il giusto dosaggio, gli escrementi animali aumentano la quantita' di plancton presente in acqua, garantendo ricchi pasti alla fauna ittica.
I timori di BirdLife nascono dalla constatazione che la maggior parte dei casi di aviaria registrati nell'ultimo anno sono accaduti in nazioni quali la Cina, la Romania e la Croazia, sedi di importanti allevamenti ittici. Ancor piu' eclatante quanto successo in Cina, dove una delle citta' piu' colpite dall'epidemia della H5N1 si chiama Qinghai Lake, citta' dove negli anni '90 la FAO aveva inaugurato uno dei primi piani per la nutrizione ''integrata'' dei pesci.
Non e' la prima volta comunque che vengono alla luce i potenziali rischi derivanti da questo tipo di alimentazione. In uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature nel 1988 i professori Christoph Scholtissek dell'Universita' di Giessen (Germania) e Ernest Naylor dell'Universita' di Bangor (Galles) avevano gia' evidenziato che la contiguita' e l'interazione tra centri ittici con allevamenti di bestiame poteva rappresentare ''un pericolo per la salute degli esseri umani''.
Malgrado cio' la Fao ha continuato negli anni successivi a promuovere questa sorta di sinergia alimentare. ''Non sappiamo ancora se ci sia un rapporto di causalita' diretta, ma e' una possibilita'. Crediamo tuttavia che si dovrebbero condurre ricerche e indagare a fondo'', dice BirdLife International.

ANSA

postato da camozzi 18:06 | commenti (3) | denuncia e petizioni

TSUNAMI: CUCCIOLO DI IPPOPOTAMO ADOTTATO DA TARTARUGA GIGANTE
Rimasto orfano, si e' legato all'animale nel parco di Malindi

30 dicembre 2005 - Un anno dopo essere stato adottato da una tartaruga gigante maschio, Owen, un piccolo ippopotamo, non lascia mai il suo genitore adottivo.
Nel dicembre del 2004, Owen viveva in una classica famiglia di ippopotami, nell'estuario del fiume Sabaki, in Kenya, quando lo tsunami ha raggiunto le coste dell'Africa orientale. Le onde anomale hanno travolto il cucciolo di ippopotamo depositandolo su uno scoglio. Alcuni abitandi di Malindi hanno raccolto il cucciolo e l'hanno portato nella riserva del Parco Haller.
E' qui che Owen ha fatto la conoscenza di Mzee, una tartaruga di 130 anni. Forse e' stato attirato dalla forma arrotondata e dal colore grigio del carapace, che ricorda in qualche maniera la pelle di un ippopotamo adulto.
All'inizio, Mzee ha resistito. Ma Owen ha perseverato: ha seguito la tartaruga attraverso il parco, nella piscina, cercando di addormentarsi accostandosi al carapace. Dopo qualche giorno Mzee si e' arreso e ora mostra di essersi affezionato al cucciolo di ippopotamo.
Mzee e Owen ora sono inseparabili, con grande sorpresa del personale del parco, che ha in animo di presentare l'anno prossimo Owen a una femmina della sua specie, Cleo, tredicenne, che da oltre dieci anni vive senza alcuna compagnia della sua specie.

(Ap)

giovedì, dicembre 29, 2005

BIODIVERSITA'. ECOLOGISTI USA: A RISCHIO 1 SPECIE DI UCCELLI SU 8

Distruzione foreste e inquinamento causano estinzioni di massa

29 dicembre 2005 - Una specie di uccelli su otto al mondo e' minacciata di estinzione: e' la conseguenza dell'inquinamento e del deterioramento degli habitat naturali. E' l'allarme che lancia L'Earth policy institute, ricordando che "da quando si portavano i canarini in gabbia nelle miniere per verificare la presenza di grisou, gli uccelli hanno sempre fatto da allarme per lo stato dell'ambiente". Mentre la popolazione mondiale continua a espandersi, insomma, avanza il deterioramento degli habitat naturali, soprattutto per quel che riguarda paludi, zone umide e foreste, causando una drastica riduzione nel numero degli uccelli. "La loro popolazione mondiale e' diminuita del 25% dai periodi pre-agricoli- aggiunge l'Epi- soprattutto a causa della trasformazione degli habitat naturali in fattorie". Negli ultimi 300 anni, infatti, la superficie a uso agricolo del pianeta e' passata dal 6% a quasi un terzo.
"Oggi tre quarti delle specie di uccelli dipende dalle foreste, loro principale habitat- segnala ancora l'Epi- ogni anno, pero', circa 13 milioni di ettari forestati vengono distrutti: un'area grande come la Grecia". Circa la meta' delle foreste distrutte erano foreste primarie intatte, nelle quali vivevano un gran numero di specie di uccelli e altri animali. Il primato, poco ambito, della diminuzione piu' sensibile della popolazione avicola negli ultimi anni, si e' registrato in Asia, e specialmente nel Borneo e a Sumatra, "dove le foreste umide spariscono a un'incredibile velocita'".
Nel 2000, calcolano gli ecologisti dell'Earth policy institute, circa il 40% delle foreste indonesiane era andato perduto. Il risultato? "Oggi tre quarti delle specie di uccelli che dipendevano per la loro esistenza dalle foreste di Sumatra sono sull'orlo dell'estinzione". Oltre alla perdita delle foreste legata al commercio (spesso illegale) di legname c'e' anche la richiesta crescente di olio di palma (recentemente molto usato anche come biocarburante), che ha aumentato la pressione per trasformare le foreste vergini in piantagioni di palme.
"Senza una rapida inversione di tendenza, le foreste saranno perdute in un decennio- avverte l'Epi- il risultato e' che 118 delle specie di uccelli indonesiane sono minacciate d'estinzione, il numero piu' alto tra i paesi che soffrono il fenomeno".
Nella triste classifica segue il Brasile, con 115 specie minacciate. Sia la foresta pluviale amazzonica che il "cerrado", una sorta di savana, vengono eliminati per far posto a ranch e fattorie, dedicati soprattutto alla produzione di soia per l'alimentazione, gli allevamenti e i biocarburanti. Inoltre, la foresta pluviale atlantica brasiliana si e' ridotta del 90%, schiacciata dall'espansione delle citta' e delle fattorie. "E questa foresta, che viene frammentata, e' la casa di 950 uccelli, 55 dei quali endemici e a rischio estinzione", aggiungono gli ambientalisti.
E a minacciare gli uccelli ci si mettono anche i cambiamenti climatici. "A livello mondiale un terzo delle specie animali e vegetali potrebbe estinguersi per il 2050 come conseguenza delle mutazioni climatiche- sottolinea l'Epi- gli uccelli che passano parte della loro vita ai poli, inoltre, sono particolarmente vulnerabili al riscaldamento globale, come accade a 10 delle 17 specie di pinguini che esistono al mondo, a rischio nell'emisfero sud".

(Ran/ Dire)

mercoledì, dicembre 28, 2005

Gli elefanti indiani si dividono in due gruppi
La scoperta suggerisce nuove strategie per la conservazione

28.12.2005 Dopo aver analizzato il DNA estratto dagli escrementi di elefanti indiani, gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista "Animal Conservation" sono giunti alla conclusione che la popolazione di elefanti nel nord-est del paese consiste in realtà di due gruppi geneticamente distinti, separati dal fiume Brahmaputra. Uno studio precedente degli stessi autori aveva mostrato che anche le popolazioni meridionali erano geneticamente distinte e separate dal Palghat Gap.
I ricercatori del
Center for Environmental Research and Conservation (CERC) della Columbia University e dell'Indian Institute of Science hanno studiato una delle poche popolazioni di elefanti selvatici rimanenti in India. I risultati della ricerca potrebbero presentare implicazioni a lungo raggio per i progetti di conservazione degli elefanti in pericolo, oltre che di altre specie del subcontinente. Le analisi del DNA hanno permesso di identificare due distinte popolazioni che finora erano ritenute essere una sola.
"E' curioso - spiegano Prithiviraj Fernando e Don Melnick del CERC, principali autori dello studio - che il fiume Brahmaputra costituisca una barriera biogeografica per così tante specie. Questo aspetto dovrà essere preso in considerazione in futuro quando si pianificheranno le strategie di conservazione".

www.lescienze.it

martedì, dicembre 27, 2005

VIA LIBERA AL TRATTATO CHE SALVA I PIPISTRELLI
In vigore l'Eurobats, l'impegno in Italia

27 dicembre 2005 - Dal 19 novembre sono entrate in vigore le misure salva-pipistrelli. Il nostro Paese ha infatti aderito all'accordo europeo sulla conservazione dei chirotteri, il cosiddetto Eurobats. L'Italia è uno dei paesi in Europa con la piu alta densita di pipistrelli. Ma i chirotteri o pipistrelli, circa trenta specie presenti sul territorio italiano, sono diminuiti notevolmente negli ultimi anni. Sei specie sono a rischio di estinzione, determinata dalle alterazioni ambientali ed in particolare dall'utilizzo di pesticidi, la distruzione dei siti di svernamento e di riproduzione.
Il trattato prevede che ogni stato designi una o piu autorita' competenti responsabili dell'attuazione dell'accordo e un organismo in grado di fornire una consulenza sulla conservazione e sulla gestione dei chirotteri all'interno del proprio territorio.
L'autorita designata per l'Italia e la Direzione per la Conservazione della Natura del Ministero e l'organismo responsabile, l'Istituto Nazionale per la fauna selvatica. Si tratta di soggetti gia attivi su questo fronte: l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, incaricato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, ha avviato uno studio accurato che permettera di individuare le priorita per la salvaguardia di questo patrimonio faunistico e fino al 2006 proseguiranno i lavori dei progetti avviati nellambito del programma europea Interreg per la tutela dei pipistrelli (tutela dei siti abitativi estivi ed invernali e dei siti venatori). Solo indagando sul loro modo di vita e sulle loro esigenze ecologiche e utilizzando la comunita dei Chirotteri come un utile bioindicatore, e possibile mettere a punto adeguati interventi per la loro conservazione, e migliorare la qualita dell'ambiente che ci circonda. La tutela dei pipistrelli offre anche degli aspetti pratici e immediati come il controllo ecologico degli insetti nocivi. In una sola notte un esemplare di pipistrello albolimbato, la specie piu comune in Italia, puo catturare oltre 2000 piccoli insetti (zanzare, moscerini, ecc.).
I pipistrelli in Italia sono stati considerati specie protette a partire dal 1939 (Articolo 38 della Legge sulla Caccia 5/6/1939 n 1016), riconoscendo la loro importanza proprio nel ridimensionamento del numero d'insetti dannosi.
Questo provvedimento impediva solamente l'uccisione o la detenzione degli animali, ma non prevedeva misure adatte alla tutela degli ambienti.
A dare il via alle misure di tutela hanno pensato alcuni accordi internazionali: i pipistrelli sono inseriti come specie protette negli allegati delle principali Direttive e Convenzioni europee, come le Convenzioni di Berna e di Bonn, e la Direttiva Habitat per la conservazione della natura, quest'ultima regolamentata dal Decreto del Presidente della Repubblica 357/97.

(ANSA)

lunedì, dicembre 26, 2005

I cani e la paura dei tuoni
Gli animali che vivono insieme ad altri cani producono meno cortisolo

Avere un padrone comprensivo e solidale non fa diminuire le reazioni nervose dei cani che hanno paura dei tuoni durante un temporale. Vivere insieme ad altri cani, invece, sì. Lo rivela uno studio di ricercatori della Pennsylvania State University, fra i primi a misurare in maniera non invasiva la produzione di uno specifico ormone, il cortisolo, prodotto sia dai cani che dai loro proprietari in risposta allo stress. La tecnica fornisce un nuovo strumento per determinare il benessere degli animali in un'ampia varietà di ambienti fuori dal laboratorio.
"Il comportamento dei proprietari o la qualità del rapporto fra cane e padrone - spiega Nancy Dreschel, il veterinario che ha condotto lo studio - non ha effetto sulla risposta ormonale che abbiamo misurato. Tuttavia, la presenza di altri cani in casa risulta collegata a una reattività allo stress meno pronunciata e a un recupero più rapido negli animali fobici". Lo studio è descritto in dettaglio sul numero di dicembre della rivista "
Applied Animal Behaviour Science".
Durante i temporali, cani che hanno paura dei tuoni non esibiscono soltanto segni classici come uggiolii e tentativi di nascondersi, ma anche un picco di circa il 200 per cento nella produzione di cortisolo, un ormone prodotto anche dagli esseri umani in condizione di stress. Si tratta di una fobia molto comune fra i cani, che colpisce dal 15 al 30 per cento degli animali. I cani che vivono in appartamento con altri cani, comunque, presentano cambiamenti significativamente inferiori nella produzione di cortisolo rispetto a quelli che vivono da soli con i padroni. Non sono state invece osservate differenze per quanto riguarda il comportamento.

Nancy Dreschel, Douglas A. Granger, "Physiological and Behavioral Reactivity to Stress in Thunderstorm-phobic Dogs and Their Caregivers".
Applied Animal Behaviour Science (dicembre 2005).

www.lescienze.it

domenica, dicembre 25, 2005

IN ARRIVO SNIFFER DOG CONTRO... TRAFFICO ANIMALI
Il primo corso di addestramento sara' effettuato nella sede del Centro addestramento cinofilo del Corpo forestale dello Stato di Volpago del Montello

23 dicembre 2005 - Presto saranno arruolati nei nuclei operativi Cites del Corpo forestale dello Stato e dislocati nei principali aeroporti italiani e porti: sono gli sniffer dog, giovani cani di razza Labrador specializzati nella ricerca di specie animali e vegetali minacciate di estinzione e tutelati dalla Convenzione Cites. Il primo scalo a sperimentare questo nucleo speciale a quattro zampe sara' lo scalo romano Leonardo Da Vinci di Fiumicino e a seguire anche altri aeroporti italiani.
E cosi', ai compiti tradizionali del Servizio cinofilo di ricerca e soccorso di persone scomparse, in superficie, travolte da macerie o da valanghe, si aggiungeranno quelli per la ricerca di animali vivi e derivati di specie minacciate d'estinzione che si trovino sia all'interno di bagagli che nascosti nelle tasche.
Il primo corso di addestramento, della durata di compresa tra i sei mesi e un anno, sara' effettuato nella sede del Centro addestramento cinofilo del Corpo forestale dello Stato di Volpago del Montello.
Ma gia' c'e' un capostipite: si chiama Rock, ha 10 mesi e oggi a Fiumicino ha dato prova del suo fiuto impeccabile. In occasione del lancio della campagna informativa permanente sui rischi del via vai di merci rare, Rock ha messo in atto un' azione dimostrativa muovendosi come un detective tra alcune valigie posizionate in terra e scovando il bottino in breve tempo. ''Per ora - hanno detto i forestali - puntiamo al gioco per abituare gli animali a intervenire. Rock e' ancora un cucciolo e con lui stiamo addestrando anche una lupa italiana, laziale doc, di 7 mesi. Finita la fase del gioco, gli sniffer dog punteranno a distinguere gli odori degli animali e delle sostanze usate per il trattamento del pellame o parti di animale''.
Attualmente gli sniffer dog vengono utilizzati anche in altri paesi, come in Australia, per la ricerca di piante, carne, uova, uccelli e rettili vivi; in Ecuador e in particolare nelle isole Galapagos, nella ricerca di pinne di squalo e cetriolo di mare (cucumaria); nelle isole Guam per la ricerca di un particolare specie di serpente locale e in Kenya per fiutare avorio e corno di rinoceronte.

(ANSA)

sabato, dicembre 24, 2005

DA GENNAIO BANDO AD ANTIBIOTICI NEI MANGIMI
Scatta il divieto totale previsto dall'Unione Europea

23 dicembre 2005 - L'Europa ha deciso di finire - una volta per tutte - con pollo e salsicce agli antibiotici, anche se questo rischio e' sempre piu' limitato in Europa.
Dal primo gennaio infatti, e dopo sette anni di attesa, scattera' il divieto definitivo di commercializzare e utilizzare nei mangimi a fini d'ingrasso anche gli ultimi quattro antibiotici che erano ancora permessi in Europa - a fini non terapeutici - soprattutto per il pollame e per i suini.
La decisione di metterli al bando in modo progressivo era stata presa nel dicembre del 1998 dall'allora consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue con il voto favorevole dell'Italia.
L'obiettivo e' chiaro: evitare che gli animali cosi' trattati possano provocare un aumento nell'uomo dei batteri resistenti agli antibiotici. Si tratta quindi di preservare l'efficacia dei farmaci in caso di necessita'.
In passato fu constato in Olanda un caso di trasmissione all'uomo di batteri resistenti agli antibiotici.
Il prossimo primo gennaio quindi anche gli ultimi farmaci permessi saranno soppressi. La decisione riguarda il monesin sodico, della salinomicina sodica, dell'avilamicin, del flavofosfolipol, che ora potranno essere utilizzati sono a fini veterinari.
Per il commissario europeo alla salute e ai consumatori, Markos Kyprianou, questa nuova normativa Ue rappresenta un tassello importante per rafforzare la strategia europea in materia di sicurezza alimentare.
Kyprianou ne e' convinto: ''E' necessario ridurre sensibilmente l'uso superfluo di antibiotici se si vuole impedire in modo efficace che dei microrganismi diventino resistenti a trattamenti su cui da anni i cittadini possono contare. I mangimi - ha aggiunto - sono il primo anello della catena alimentare e quindi l'elemento piu' adatto su cui intervenire per tentare di realizzare questo obiettivo.
Bruxelles ha oggi ricordato che ''per decenni gli antibiotici sono stati ampiamente utilizzati negli allevamenti a livello mondiale. Se aggiunti in piccole quantita' nei mangimi migliorano il fattore di crescita negli animali da allevamento''.
Negli allevamenti europei l'uso di antibiotici si e' molto ridotto. Tra la fine degli anni novanta e i primi anni del 2000, le quantita' utilizzate erano scese da 1.600 a 786 tonnellate secondo uno studio della Federazione europea della salute animale.
In generale, per combattere il fenomeno della resistenza alle sostanze antimicrobiche, Bruxelles ha lanciato un appello anche ''contro l'utilizzo non prescritto o inadeguato nell'uomo di antibiotici''. Un approccio, che negli anni ''ha provocato un'accelerazione del proliferarsi di batteri e di altri microbi immuni ai farmaci a cui tradizionalmente si fa ricorso per combatterli''.

(ANSA)

venerdì, dicembre 23, 2005

Incinta o no?

Lo xenopo liscio (Xenopus laevis) è una rana nativa degli stagni fangosi del Sud Africa, introdotta in California, Cile, Gran Bretagna e in molte altre zone del mondo, anche se la sua non è stata una migrazione spontanea. Questo anfibio è stato (ed è tuttora) infatti ampiamente utilizzato nei laboratori di ricerca di tutto il mondo, soprattutto per la sperimentazione in campo embriologico: gli embrioni dello xenopo sono infatti trasparenti ed è facile seguire dall'esterno il loro sviluppo.
Inoltre negli anni '40, queste rane diventarono il primo test di gravidanza (vivente) per le donne. Negli esemplari femmina veniva iniettata l'urina di una donna e se quest'ultima era incinta, la rana, dopo l'iniezione, cominciava a produrre uova.

xenopo liscio (Xenopus laevis)

da www.focus.it

Proteste, Ebay cancella aste online per cuccioli

22 dicembre 2005 - La casa d'aste online eBay ha reso noto che che rinuncerà al progetto di consentire che animali domestici possano essere messi in vendita sul proprio sito. La decisione è stata presa di seguito duemila lettere di protesta da parte di clienti e animalisti. Accantonato il programma che prevedeva la creazione di categorie differenziate di inserzioni per ricoveri per animali e annunci a pagamento degli allevatori per la vendita di cuccioli. Il progetto ha scatenato una serie di violente proteste da parte di gruppi animalisti preoccupati dalla possibilità che la casa d'aste fornisse un comodo strumento di guadagni per allevatori illegali e ricoveri poco rispettosi delle condizioni igieniche e sanitarie richieste dalla legge.
La società aveva per lungo tempo bandito la vendita di animali vivi, ad eccezione di pesci e lumache. Tuttavia, ha spiegato il portavoce Hani Durzy, nelle ultime settimane aveva riconsiderato la possibilità, in ragione del boom di scambi di accessori per animali e dal crescente interesse dei clienti. Ma "le risposte che abbiamo avuto sono state abbastanza pressanti in direzione opposta - ha concluso Durzy - e aziende e allevatori non volevano essere pubblicizzati sul nostro sito".

(Apcom)

giovedì, dicembre 22, 2005

PELLICCE DA CINA, EMILIA ROMAGNA PER STOP ALL'IMPORT
Presentata Risoluzione bipartisan in Consiglio Regionale, dopo il voto del Comune di Modena

22 dicembre 2005 - Visoni, volpi e procioni: magari in Italia non si scuoiano, ma si importano dalla Cina sotto forma di pellicce.
E le persone comprano. In pieno shopping natalizio, la Lega Antivisezione dice "no" e coinvolge nello slogan "Non importiamo la pena di morte" anche la Regione Emilia-Romagna, unita in un asse trasversale dai Verdi e Rifondazione Comunista fino alla Lega Nord. L'insolita intesa si e' cementata oggi con la proiezione di un filmato chock: 15 minuti che raccontano "l'agghiacciante realta'- attacca Daniela Guerra, capogruppo dei Verdi in Regione- della produzione di pellicce in Cina, leader mondiale con oltre due miliardi di dollari all'anno di fatturato".
Il risultato del fronte politico comune e' una risoluzione (sottoscritta anche da Forza Italia e Idv) che sara' presentata entro domani nell'aula del Parlamento regionale, con la richiesta al Governo Berlusconi di attivarsi in tempi brevi su tre fronti d'attacco. Spetta ad Annamaria Pisapia, coordinatrice di Lav Emilia-Romagna, illustrare la stretegia: "Chiediamo all'esecutivo di vietare importazione e commercializzazione di pelli derivate da animali allevati in Cina", come ha fatto ad esempio il Comune di Modena, "ma anche di introdurre l'obbligo di etichettatura sui pellami, con precise indicazioni su paese d'origine, metodi di allevamento e uccisione". Infatti, mentre in Italia un decreto legislativo vieta dal 2001 importazione e allevamento di pelli derivate da animali domestici e l'Unione Europea ha stretto le maglie della legge, la Cina, complice l'assenza di norme a tutela di animali ha assunto un ruolo di primo piano sulla scena mondiale.
Quando inizia la proiezione del filmato, il consigliere Gianluca Borghi volta lo sguardo altrove, mentre va in onda il massacro di cuccioli prima bastonati e poi scuoiati vivi, con un'agonia che dura fino a 10 minuti. Dopo una condanna che unisce tutte le forze politiche (dall'"orrore" espresso dal forzista Antonio Nervegna all'atto d'accusa di Guerra contro chi "prima compra e poi si pente"), Monica Donini, presidente dell'Assemblea legislativa regionale, promette una "svolta culturale": "Acquisiremo questo filmato e lo inseriremo nella videoteca regionale, per poi divulgarlo alle scuole, puntando sulla sensibilita' dei giovani".

(Sir/ Dire)

SCOPERTO IL DNA DEI MAMMUT: "ORA E' POSSIBILE CLONARLI"

Tra un anno sarà completata la mappatura genetica dell'animale

21 dicembre 2005 - I mammut potrebbe tornare a passeggiare sulla Terra. A sostenere questa tesi è un gruppo internazionale di scienziati che ieri ha annunciato di aver ricostruito parte del patrimonio genetico dell'enorme elefante vissuto nell'era del Paleolitico. A notizia viene riportata sul sito del quotidiano britannico Telegraph.
Il team di studiosi è convinto che da questa traccia di Dna sia possibile ricostruire l'intera catena genetica dell'imponente bestia dalle lunghe zanne, alto piú di tre metri e coperto da un folto mantello rosso-bruno che si estinse 10mila anni fa.
Il campione genetico, da cui si potrebbe ottenere la clonazione del mammut, proviene da un esemplare ben conservato di 27 mila anni fa scoperto in Siberia. Finora sono state lette 30 milioni di 'lettere' del codice genetico, pari all'1 per cento dell'intero codice. Il team di esperti è convinto di riuscire a decodificare tutti i 2,8 miliardi di lettere del Dna entro un anno.
Gli scienziati russi e giapponesi sono i piú determinati nel voler clonare la bestia preistorica e per farlo ricorreranno all'aiuto di animali affini dalla mappatura genetica affine, come l'elefante.

(Apcom)