La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

mercoledì, novembre 30, 2005

RICERCA GIAPPONESE, SCIMMIE HANNO ACCENTI DIVERSI
Macachi dello stesso gruppo cambiano timbro grida a seconda dell'habitat

30 novembre 2005 - Alcuni ricercatori nipponici avrebbero scoperto che le scimmie hanno grida diverse secondo il luogo dove vivono, un po' come gli accenti nei linguaggi degli esseri umani.
I risultati di questa ricerca, la prima del genere, saranno pubblicati in una rivista etologica tedesca ai primi di dicembre, hanno oggi riferito i ricercatori.
''Le differenti grida delle scimmie assomigliano ai dialetti degli uomini'', ha riferito Nobuo Masataka, professore di etologia all'Istituto di ricerca sui Primati dell'Universita' di Kyoto.
I ricercatori hanno studiato il timbro delle grida emesse da due gruppi di scimmie della stessa specie, i Macachi di Yakushima (Macaca fuscata yakui), fra il 1990 e il 2000. Il primo gruppo era composto da 23 scimmie che vivono nell'isola di Yakushima, nel sud del Giappone; il secondo da 30 scimmie dello stesso gruppo che erano migrate sul monte Ohira, in Giappone centrale, nel 1956.
I risultati della ricerca dimostrano che le grida delle 23 scimmie del gruppo rimasto sull'isola di Yakushima hanno una frequenza di 11O hertz piu' alta rispetto a quella del gruppo del Monte Ohira.
Secondo i ricercatori, questa diversita' si spiega con il fatto che l'habitat in cui vivono le scimmie a Yakushima e' fatto di grandi e alti alberi, che ostacolano la propagazione dei suoni, il che obbliga gli animali a emettere grida piu' alte.
''Le scimmie del Monte Ohira non devono fare lo stesso sforzo in quanto vivono su alberi piu' bassi. Ogni gruppo usa dunque un accento diverso secondo l'ambiente in cui vive''.
Questa ricerca, suggerendo che le diversita' di voce non hanno un'origine genetica, potrebbe ''fornire la chiave dell'origine del linguaggio umano'', ha detto il ricercatore nipponico.

(ANSA-AFP)

postato da camozzi 10:56 | commenti | notizie etologiche

martedì, novembre 29, 2005

EUROPA: IL LUPO RESTA PROTETTO, BOCCIATA PROPOSTA SVIZZERA
Era stato richiesto il declassamento nella Convenzione di Berna

29 novembre 2005 - Il lupo rimane nella lista degli animali ''strettamente protetti''. Questa la decisione presa oggi dai paesi membri della Convenzione di Berna, riuniti nella sede del Consiglio d'Europa, per esaminare una richiesta della Svizzera di declassare il lupo a semplice ''specie protetta''.
Era il secondo tentativo della confederazione elvetica di allentare le norme sulla caccia al lupo. Nel 2004 i suoi rappresentanti furono invitati a presentare nuovi argomenti.
Questa volta la riunione si e' conclusa con l'indicazione a ripresentarsi l'anno prossimo con documenti piu' circostanziati.
E' stata la presidenza britannica dell'Unione europea che, a nome dei 25, ha respinto la richiesta svizzera, assicurandosi il sostegno di altri stati, tra cui la Norvegia che, pur autorizzando alcune catture di lupi, non ha sostenuto la richiesta della Svizzera.
Il governo di Berna giustifica la sua istanza con il fatto che su 45 paesi firmatari della convenzione, dodici hanno, al momento della ratifica, presentato delle riserve che consente loro, nel caso del lupo, di considerarlo solo specie protetta, con la possibilita' di autorizzare alcune catture.
La Svizzera sostiene, quindi, che il lupo non appartiene alla categoria degli animali ''strettamente protetti'', come l'orso e la lince. Inoltre fa presente che nel suo territorio, 25 anni dopo la firma della convenzione, c'e' stato un ripopolamento ed una stabilizzazione nel numero dei lupi che si sono anche installati in regioni dove prima non esistevano. Sempre secondo Berna con l'aumento del numero cresce il rischio di abbattimenti illegali per proteggere gli allevamenti.
I paesi che si sono opposti alla richiesta presentata da Berna hanno sostenuto che la Svizzera non ha presentato elementi nuovi che giustificassero il declassamento ed ha un numero totale di lupi ancora modesto.
La Convenzione di Berna e' stata creata per difendere animali a rischio di estinzione a causa della caccia e della distruzione del loro habitat. L'hanno ratificata 40 paesi europei, piu' Burkina Fasu, Marocco, Senegal e Tunisia.

(ANSA)

lunedì, novembre 28, 2005

Topi allergici ai piselli

(venerdì 25 novembre) Un gruppo di ricercatori dell'Australia's National Research Organisation ha abbandonato un esperimento per creare piselli transgenici resistenti all'azione di un parassita: i primi test delle piante ingegnerizzate hanno evidenziato che scatenano reazioni allergiche nei topi. Per rendere i piselli immuni all'azione del Bruchus Pisarum, che infesta le colture in Australia e nei paesi in via di sviluppo, gli scienziati hanno prelevato una proteina del fagiolo e l'hanno inserita nella pianta di pisello. La proteina inibisce l'attività dell'enzima necessario al parassita per la digestione, provocandone la morte. Semi di piante di pisello geneticamente modificate sono state date in cibo ai topi per testarne eventuali effetti indesiderati. Si è così riscontrato che i roditori sviluppavano anticorpi specifici alla proteina. Le prove allergeniche hanno inoltre mostrato ipersensibilità dermatologiche e infiammazioni respiratorie. Da successivi approfondimenti è emerso che la proteina, una volta inserita nel pisello, modifica la propria struttura. Secondo i ricercatori, il cambiamento potrebbe essere responsabile degli effetti collaterali riscontrati. (gi.c.)

www.galileonet.it

domenica, novembre 27, 2005

I gatti si curano con le erbe
 
Anche gli amici a quattro zampe si curano con l'omeopatia. Sono in continuo aumento i proprietari di cani, gatti che preferiscono risolvere i malanni dei loro animali da compagnia con la medicina alternativa compresa agopuntura e floriterapia ( fiori di Bach).

Raffreddore, indigestione, ferite, insufficienze renali, patologie cardiache, cutanee e gastroenteriche sono solo alcune delle patologie che possono essere risolte utilizzando estratti di piante, fiori, minerali, massaggi e aghi, capaci di stimolare la naturale capacità di autoguarigione del corpo.
Ogni cura deve essere personalizzata il più possibile. Per stabilire quali sono le sostanze più adatte all'animale, occorre tenere conto di molti fattori fisici e ambientali, persino del carattere. Secondo la medicina omeopatica, comportamento e disturbi sono strettamente legati. Gli specialisti spiegano che alcuni atteggiamenti attribuiti all' aggressività o alla diffidenza potrebbero invece essere i segnali di un problema di salute.

A ogni animale, quindi, occorre una cura su misura e gli omeopati, prima di stabilirla,i veterinari fanno molte domande sulle abitudini dell'animale, quali cose gli piacciono, quali detesta. A volte addirittura preferiscono visitare a domicilio, per vedere come il cane o il gatto si comporta in casa, reagisce alla presenza di un estraneo e gioca Queste informazioni sono preziose infatti per stabilire la cura migliore.

Tiscali news

sabato, novembre 26, 2005

Il sistema visivo degli insetti
Lo studio fornisce indizi sul funzionamento della vista a colori

10.11.2005 - Api e calabroni hanno un sistema visivo molto più sofisticato di quanto si ritenesse finora. Lo suggerisce uno studio di ricercatori dell'University College di Londra che chiarisce come il cervello si comporta di fronte a uno dei compiti più difficili per la vista, quello di riconoscere differenti superfici in presenza di illuminazioni di diverso colore. Gli insetti, messi alla prova, svolgerebbero l'esercizio usando la propria esperienza e le relazioni significative fra i colori degli oggetti presenti sulla scena. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", potrebbe aiutare anche i progettisti di sistemi robotici autonomi.
L'oftalmologo Beau Lotto e colleghi hanno addestrato alcuni calabroni a individuare fiori artificiali di un particolare colore, ricompensandoli con del nettare quando svolgevano bene l'esercizio. Hanno poi messo alla prova le capacità degli insetti di trovare gli stessi fiori quando la scena veniva illuminata simultaneamente con quattro differenti luci colorate. Per svolgere l'esercizio, gli insetti hanno dovuto dividere effettivamente lo scenario nelle sue differenti regioni di illuminazione, e poi trovare i fiori corretti in ciascuna regione.
"Anche se sapevamo che i calabroni erano capaci di riconoscere i fiori se illuminati con luci di colore diverso, - spiega Lotto - non eravamo sicuri che ci riuscissero in condizioni più complicate, anche se più comuni in natura, come la luce chiazzata che cade su un terreno boscoso".
"Quando tutte le superfici nella scena sono illuminate dalla stessa luce, - prosegue il ricercatore - identificare una particolare superficie è relativamente facile: è sufficiente che la vista si adatti alle nuove condizioni. Ma se ci sono più illuminazioni simultanee, il compito è più difficile. Il nostro studio dimostra che il minuscolo cervello delle api non soltanto riesce a risolvere questo esercizio che dà problemi ai computer più sofisticati, ma che lo fa usando le relazioni di colore fra gli oggetti che statisticamente erano risultate più utili nelle esperienze passate. Poiché la stessa strategia viene usata anche dagli esseri umani, questo studio potrebbe consentirci di comprendere i principi generali mediante i quali un qualsiasi sistema visivo (naturale o artificiale) può costruire un comportamento utile a partire da informazioni sensoriali ambigue".

R. Beau Lotto, Martina Wicklein, "Bees encode behaviourally significance spectral relationships in complex scenes to resolve stimulus ambiguity".
Proceedings of the National Academy of Sciences (2005).

www.lescienze.it

ANTARTIDE: ATTORNO A MARE ROSS COSTELLAZIONE AREE PROTETTE

ROMA - Le fumarole del Monte Melbourne, i pinguini imperatore di Cape Washington, i licheni neri di Key Island: sono soltanto alcune delle caratteristiche delle aree protette che, sempre più numerose, stanno nascendo in Antartide, attorno al Mare di Ross.

Foto Ansa - 'carote' di ghiaccio estratte con perforazioni speciali daranno risposte fondamentali sulla storia del clima mondialeLa proposta di fare di quest'area un immenso parco naturale nei ghiacci viene da Nuova Zelanda e Stati Uniti, e coinvolge direttamente anche l'Italia, visto che la sua base storica, la stazione "Mario Zucchelli" si trova proprio in questa zona, a Baia Terra Nova. "Anno dopo anno stanno nascendo nuove aree protette", ha detto il responsabile della sicurezza e della protezione ambientale del consorzio per l'attuazione del Programma nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), Sandro Torcini.

L'idea, ha proseguito, è fare della zona che si affaccia sul Mare di Ross una grande Area antartica a management speciale (ASMA), che a sua volta comprenda tante Aree specialmente protette (ASPA), come quella in cui si trova uno dei grandi vulcani del continente, il Monte Melbourne, e dove si trovano zone di particolare interesse naturalistico come Cape Washington, Edmondson Point, Dry Valley e Key Island. Se la creazione del parco è ancora soltanto una proposta, l'Italia ha cominciato fin da subito a imporre precise e rigorose regole di comportamento ai ricercatori che devono andare in queste aree per raccogliere campioni.

Foto Ansa - una colonia di pinguini ImperatoreSono almeno tre le aree protette che si trovano nei dintorni della base Mario Zucchelli. La prima è quella del Monte Melbourne, il grande vulcano a 50 chilometri dalla base e alto circa 2.700 metri, dove si trovano fumarole in cui il terreno raggiunge temperature comprese fra 60 e 80 gradi: al loro interno crescono muschi e si sviluppano microrganismi non presenti in nessun'altra parte in Antartide a quella quota. "Quando i ricercatori hanno necessità di lavorare in quella zona - ha detto Torcini - devono avere un particolare permesso e devono rispettare delle limitazioni nella quantità di campioni da prelevare. Devono anche indossare indumenti speciali, come tute sterili con sovrascarpe che vengono sterilizzate ogni volta".

Il luogo di campionamento, poi, devono raggiungerlo a piedi perché l'elicottero non può atterrare vicino alle fumarole". La seconda zona protetta è la pinguinaia di Cape Hallett, a circa 180 chilometri dalla stazione Mario Zucchelli, e poi c'é l'area di Edmondson Point, che si trova a circa 40 chilometri dalla base italiana. E' di fatto un'area salvaguardata, anche se non ha avuto ancora un riconoscimento ufficiale come tale. "Il piano di gestione è pronto - ha detto Torcini - ma manca l'autorizzazione per il riconoscimento ufficiale, atteso comunque per quest'anno". E' una zona particolarmente ricca di muschi e licheni.

Per avere un'idea di quanto queste forme di vita siano preziose e interessanti dal punto di vista biologico e naturalistico basti pensare che finora nelle zone deglaciate e costiere sono state identificate 200 specie di licheni e altrettante di muschi. "Calpestarli - ha osservato l'esperto - significa provocare danni irreparabili perché i licheni impiegherebbero anni e anni per ricrescere".

ANSA

venerdì, novembre 25, 2005

L’asino diventa il simbolo del riscatto dall'handicap

Dal latte d'asina all'onoterapia, il riscatto dei somari. L'asino, dai più ritenuto pigro, cocciuto e il ritratto degli scolari più discoli, sta vivendo in questi ultimi tempi un momento di gloria: è diventato il simbolo del riscatto dallo svantaggio e dalla marginalità sociale.
La riabilitazione "morale" dell'asino è dovuta ad un metodo di cura che sta ricevendo tanti consensi, l'onoterapia. "Dà una mano ai disabili e le persone con problemi di relazione e comportamento a rapportarsi col mondo esterno", spiega Maria Mirella Gangeri, presidente dell'associazione genitori di bambini ed adulti disabili (A.ge.di) di Reggio Calabria.
Sembra infatti che il contatto con il piccolo equino sia in grado di rafforzare l'autostima di questi pazienti, consentendo di superare lo stress continuo della valutazione e del giudizio degli altri. "Il bambino o l'adulto sottoposti all' "asino-terapia" hanno l'opportunità di tirar fuori a pieno il loro potenziale", commenta Mirella Gangeri, "in particolare, serve a sviluppare la personalità, le attività cognitive, la mobilità, il linguaggio e la comunicazione".
Questa tecnica offre preziosi servizi per la riabilitazione e la cura degli handicap, ma agisce positivamente anche a favore di quelle persone, in particolare bambini, che avvertono l'esigenza di superare problemi di relazione e socializzazione, attinenti alla sfera affettiva ed emozionale. L'onoterapia fa parte di quella che alcuni medici chiamano pet therapy, una disciplina per la rieducazione motoria e affettiva che sfrutta il rapporto con gli animali come stimolo. La tecnica si serve dell'introduzione graduale e sistematica degli animali selezionati ed addestrati nelle immediate vicinanze di un individuo, o di gruppi di individui, che hanno difficoltà a rapportarsi con la realtà esterna.
Il riscatto di questi equini è dovuto anche ad un'altra importante peculiarità: il latte d'asina è utile nello svezzamento dei bambini allergici al latte di mucca: "E' del tutto simile a quello materno ed è molto ricco di lisozima, una proteina caratterizzata da elevata proprietà antibatterica, lo ha dimostrarlo una ricerca condotta dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino", conclude la Gangeri.

Paolo Orru'

PALIO DEI BUFALI? ECCO COME FERMARLO
L'opinione del nostro collaboratore a proposito dell'iniziativa di cui abbiamo scritto
ieri

La corrida, il Palio di Siena, La corsa di Pamplona, ed ora il Palio dei Bufali. Manifestazioni di questo genere pongono in parte problemi di relativismo culturale, in parte problemi strettamente giuridici. Il legame tra i primi ed i secondi è chiaro. Cerchiamo, comunque, di approfondire: è assai difficile che la nostra cultura, giuridica e non, consenta lo svolgimento in Italia di una Corrida (manifestazione che, per quanto censurabile, in culture diverse dalle nostre fa parte della “tradizione”), così come è altrettanto arduo sostenere che in Italia possa essere in qualche modo impedito lo svolgimento del Palio di Siena. La macellazione dei bovini è pratica usuale da noi, ed addirittura sacrilega in altri universi culturali e religiosi. Pratiche (ancora più) inumane sulle donne, giudicate aberranti nell' “Occidente” (talora sino ad essere considerate – giustamente – reato, come la circoncisione africana o la lapidazione talebana), costituiscono invece la norma in altri Paesi, nei quali difficilmente potrebbero essere vietate. In altri termini, sembra potersi cautamente sostenere che tanto più talune prassi, ricorrenze, celebrazioni costituiscano la norma (sino a diventare addirittura “parte” della cultura e del “sociale”), quanto più difficile ne diviene la obliterazione, anche impiegando gli strumenti giuridici (si pensi alle ricorrenti conseguenze del carnevale di Ivrea, in nome del quale ogni anno vi sono centinaia di contusi).
Tuttavia, quando determinate manifestazioni non siano entrate a far parte del comune sentire di una determinata realtà sociale, allora si registra una maggiore 'apertura' della legge, i cui interpreti (Giudici ed avvocati) talora sono chiamati ad adeguarne gli strumenti rispetto alle “nuove” esigenze che di volta in volta si presentino.
Sembra questo il caso del “Palio dei Bufali” di Eboli: in questo caso, anche se con estrema cautela, sembra astrattamente configurabile (data anche la imminenza della manifestazione) la possibilità di un ricorso allo strumento “d'urgenza” offerto dall'art. 700 c.p.c.. Recita tale norma: “chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per fare valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente ed irreparabile, può chiedere con ricorso al Giudice i provvedimenti d'urgenza che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”.

La possibilità di accoglimento del ricorso dipende sostanzialmente dalla esistenza di due presupposti: a) la non manifesta infondatezza del provvedimento (in giuridichese si parla di fumus boni iuris); b) il pericolo nel ritardo. In questo contesto, la norma sembrerebbe (si ripete, con estrema cautela) offrire alle Associazioni animaliste, nonché ad eventuali Comitati o aggregazioni collettive di cittadini contrari alla manifestazione, uno strumento per impedirla. Non sarebbe del tutto implausibile sostenere, ad esempio:
a) sotto il profilo della non manifesta infondatezza, le seguenti circostanze: la violazione delle disposizioni della recente legge in materia di maltrattamenti agli animali, la contrarietà a legge dell'ulteriore impiego dei punteruoli durante la corsa, ed il rischio per la pubblica incolumità insito nella destinazione di una pubblica piazza (luogo certamente non adeguatamente attrezzato);
b) sotto il profilo del pericolo nel ritardo, poi, lo stesso sarebbe insito nella circostanza che eventuali provvedimenti adottati dopo il 10 dicembre, giorno previsto per il Palio, risulterebbero del tutto inutili.
I nostri giudici, d'altronde, non sono nuovi alla emissione di provvedimenti d'urgenza anche nei confronti della Pubblica Amministrazione (si pensi alla recente decisione di un giudice sul ricorso di un cittadino di religione diversa da quella cattolica, che domandava la rimozione del crocifisso dalle aule di una scuola, o ai provvedimenti d'urgenza emessi nei confronti di enti pubblici per condotta antisindacale), specie quando questi costituiscano l'unica tutela efficace nei confronti di provvedimenti “organizzativi” di questa che possano risultare (socialmente e) giuridicamente censurabili.
Illuminante, in questo senso, il contenuto di una Ordinanza recentemente pronunciata dal Tribunale di Roma in un caso nel quale si richiedeva una condanna del Comune capitolino alla rimozione urgente di taluni alberi pericolanti: sulla eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dal Comune (il quale in pratica sosteneva che del caso potesse occuparsi soltanto il TAR), il Giudice ha ritenuto che “il Giudice ordinario ha il potere di inibire tutti gli atti o comportamenti - anche della Pubblica Amministrazione – che possano determinare un pregiudizio ai diritti fondamentali, in particolare alla salute del cittadino o di una determinata collettività” (tra i quali, ai sensi dell'art. 2 della Costituzione, sembra potersi considerare anche quello a non essere turbati dallo svolgimento di manifestazioni idonee a degenerare, in momenti – eventuali - di incrudelimento o raccapriccio, oltre che di pericolo per la salute).

Giovanni Adamo è avvocato e Cultore della Materia di Diritto Civile nell’università di Bologna

www.animalieanimali.it

giovedì, novembre 24, 2005

AL BANDO SCIALLI "SHAHTOOSH" PER SALVARE ANTILOPE TIBET
Vittoria degli ambientalisti alla Corte Suprema dell'India

24 novembre 2005 - Nonostante le campagne degli animalisti indiani, gli appelli del Dalai Lama e i blitz della polizia in negozi e hotel, gli scialli di lana shahtoosh continuano a essere prodotti e venduti nel Kashmir indiano. Non è difficile per un turista comprare questi preziosi e costosissimi scialli ottenuti dal sottopelo dell'antilope tibetana, una specie in via di estinzione.
Da ieri è intervenuta la Corte Suprema che ha ordinato allo stato di Jammu e Kashmir di vietare la produzione e la vendita degli scialli shahtoosh, detti anche "scialli dell'anello", perch‚ sono cosí leggeri e sottili da passare attraverso una fede. Il massimo organo giudiziario è intervenuto su istanza del Wildlife Trust of India (WTI), una organizzazione non governativa che ha denunciato il governo di Jammu e Kashmir per violazione delle convenzioni internazionali e le leggi che vietano il commercio di specie protette. Il caso era stato sollevato due anni fa. Gli ambientalisti avevano documentato che nel Kashmir indiano si producevano e si vendevano ai turisti scialli di lana shahtoosh.
La lana arriva di contrabbando dall'altipiano del Tibet attraverso il Nepal. Per l'India si tratta di una violazione della convenzione Cites, di cui è firmataria, che proibisce il commercio illegale di flora e fauna protetta.
Secondo gli animalisti, la sentenza della Corte Suprema smentisce anche le informazioni diffuse dai commercianti di shahtoosh, secondo i quali gli animali non sono uccisi, ma il pelo "viene raccolto dai cespugli e dalle rocce dove rimane impigliato". Per produrre un capo sono necessarie tre antilopi tibetane o "chiru", secondo la denominazione locale.
Il Kashmir indiano e alcune vallate himalayane indiane sono gli unici posti in cui la lana di shahtoosh viene cardata e tessuta.
Secondo stime, nel Kashmir sono prodotti dai 5 ai 10 mila scialli all'anno a un prezzo che parte da 2 mila dollari a capo. Ci sono stati dei tentativi di convincere i tessitori kashmiri a produrre scialli di lana pashmina, che è altrettanto pregiata.
Secondo Vivek Menon, presidente del WTI, "la decennale battaglia contro i capi di shahtoosh sta per arrivare alla fine". Solo pochi giorni fa a Nuova Delhi la polizia aveva sequestrato 8 scialli in un raid in una abitazione privata e in un negozio di un hotel a cinque stelle. I capi erano destinati all'esportazione in Europa e in alcuni Paesi del Golfo, secondo la documentazione ritrovata.
Gli animalisti indiani sono anche soddisfatti per la decisione della Cina di inserire l'antilope indiana tra le cinque mascotte alle Olimpiadi di Pechino. Il Wti aveva fatto pressione per la selezione del "chiru" come simbolo dei Giochi del 2008. "Pensiamo che attirerà l'attenzione mondiale sul bisogno di proteggere questa specie" ha concluso Menon che l'anno scorso si era recato a Kekexill, in Tibet, per promuovere la sua causa.

(Apcom)

mercoledì, novembre 23, 2005

Rottweiler rubati dalla zoomafia dei combattimenti
Si moltiplicano i furti di animali nelle ville, poi prendono la strada del Sud. C'è anche chi li riprende, ma «ora sono come pazzi»

PERUGIA - I cancelli ritrovati aperti, ma in casa non mancava nulla. Perché l'obiettivo era in giardino e per portarlo via hanno dovuto farlo anche mangiare. Dosi pesantissime di sonnifero unite a carne macinata per rubare due rottweiler di tre anni. Neanche l'addestramento è servito. Succede attorno al Trasimeno, ma non è un caso isolato. Neanche due mesi fa è stato un pit-bull a prendere il largo. Fuggito? Macchè. In casa c'era quasi un tesoro, lassù sulle colline di Montelaguardia, ma il bottino cui puntavano i banditi era un altro, il cane, il famoso amico dell'uomo. Il motivo di tanto interesse è tutt'altro che nobile. Anzi, è barbaro: i cani rubati finiranno in un arena e saranno costretti a sbranarsi con altri cani. Fino alla morte. E così il fenomeno dei combattimenti tra cani continua ad alimentare le tasche della criminalità organizzata. Se inizialmente si poteva circoscrivere l'attività a regioni ad alta densità mafiosa, come la Sicilia o la Campania, negli ultimi anni la piaga dei combattimenti tra animali si è estesa e ha preso piede anche in altre zone della Penisola. L'allarme è stato lanciato da Legambiente, ma ora arriva anche da queste. Forte e chiaro. I cani rubati e poi addestrati al combattimento sono perlopiù di razza pitbull, ma anche dogo argentini o rottweiler. I trafficanti pagano un cane da combattimento circa 100 euro e lo rivendono a 15 o 20 volte questa cifra. I set preferiti per i combattimenti tra cani sono i luoghi abbandonati come le discariche abusive o le cave. La zona prescelta per i ring, molte volte, diventa un vero e proprio cimitero per i cani che non sopravvivono alle lotte più cruente. In Toscana che e' andata a segno una delle inchieste più importanti sui combattimenti di pitbull: l'operazione "Happy dog". Gli investigatori hanno scoperto un allevamento clandestino a San Giuliano Terme (in provincia di Pisa), sequestrando 18 pitbull adulti e 4 cuccioli. I cani erano tenuti in condizioni penose e portavano sul corpo i segni di cicatrici e tagli ancora aperti e sanguinanti.
Non serve neanche salvarsi. Sul monte Tezio qualche anno fa sono stati rubati tre cani. Il padrone si è messo sulle loro tracce e alla fine, attraverso strani contatti li ha recuperati. Ma la loro natura era stata già compromessa: da allora hanno voluto solo mangiare carne viva.

I.Carm.

da Il Messaggero

APPELLO LEGAMBIENTE, VARARE LEGGE SU REATI PENALI!

Iniziativa in Parlamento per approvare testo "bipartisan"

23 novembre 2005 - Il Parlamento fa ancora in tempo ad approvare la proposta di legge (n. 5783) che introduce nel codice penale i delitti contro l'ambiente, e che ha il sostegno di oltre 200 parlamentari di tutti i partiti. Questo in sintesi quanto e' emerso al seminario-tavola rotonda, promosso a Roma da Legambiente, l'associazione ambientalista che da anni conduce una campagna sulla 'penalizzazione' dei reati contro l'ambiente e la natura.
Prima che la legislatura si chiuda -e' stato detto da piu' parti- ci sono ancora i tempi per trasformare la proposta in legge. L'urgenza del provvedimento, spiegano a Legambiente, non e' solo legata al fatto che il testo e' sostanzialmente condiviso da deputati di tutti i partiti. Il fatto e' che sulla questione ambientale non si puo' perdere altro tempo perche' - segnala Legambiente- negli ultimi cinque anni ci sono stati 133.602 illeciti ambientali, 105.911 persone denunciate o arrestate, 37.709 sequestri effettuati.
Legambiente parla di una ''febbre che non accenna a diminuire: quella del business delle ecomafie e della criminalita' ambientale che dall'abusivismo edilizio all'inquinamento idrico, dagli incendi boschivi alla contaminazione del suolo, dalle discariche abusive alle cave illegali, dallinquinamento dellaria al racket degli animali, sembra troppo spesso poter agire impunito''.
''A confermare lurgenza di un simile provvedimento ha detto Enrico Fontana del'Osservatorio di Legambiente sono i dati del solo 2004, gli illeciti accertati dalle forze dell ordine sono stati ben 25.469, con 8.656 sequestri effettuati e 158 persone arrestate; e con un incremento del 10,4% rispetto al 2003, delle persone denunciate che diventano ben 21.707. Una crescita registrata anche grazie al maggiore impegno delle forze dellordine nellattivita' di controllo sul territorio. Uno sforzo che tuttavia rischia quasi sempre di essere vanificato dal destino delle indagini aperte: quello della prescrizione''.
Alla proposta di legge, primo firmatario il deputato di Forza Italia Paolo Russo, che e' anche presidente della commissione bicamerale di inchiesta sulle ecomafie, e all'iniziativa-appello di Legambiente per accelerare i tempi dell'iter legislativo, hanno aderito fra gli altri lo stesso Russo, la relatrice del provvedimento Anna Finocchiaro dei Ds, il deputato della Margherita ed ex presidente di Legambiente Ermete Realacci, Paolo Cento dei Verdi e altri.

(ANSA)

martedì, novembre 22, 2005

PELLICCE DA CINA: IMPEGNO CONCRETO DEL VICEMINISTRO URSO A BLOCCARE LE IMPORTAZIONI
Dopo il
video-denuncia della Lav, lettera a Commissario UE ma senza atti concreti Italia farà passo unilaterale

22 novembre 2005 - L'Italia chiede all'Unione Europea di bloccare le importazioni di pellicce dalla Cina ricavata con metodi barbari, ''che contrastano principi internazionali e comunitari''.
Lo ha reso noto il viceministro alle attivita' produttive con delega al commercio estero Adolfo Urso annunciando di avere scritto una lettera al commissario Ue al commercio estero Peter Mandelson relativa ''al barbaro abbattimento di animali da pelliccia in Cina, che hanno colpito e ferito la nostra opinione pubblica''. Nella lettera il ministro scrive che ''l'Italia ritiene inaccettabile che siano realizzati e tollerati metodi cosi' crudeli, quali la vivisezione e lo scuoiamento degli animali ancora in vita, atti che - si scrive nella lettera - configurano vere e proprie ed inutili forme di tortura, in dispregio degli elementari diritti al benessere animale che la nostra Europa ha fatto propri''.
A Mandelson, Urso chiede ''di farsi parte attiva per contrastare una tale situazione con tutti gli strumenti a nostra disposizione, affinche' si eviti di farsi conniventi di azioni che contrastano con la nostra coscienza.
L'Unione europea, come e' gia' avvenuto in passato per casi affini, potrebbe adottare - aggiunge il vice ministro - idonee misure volte a vietare l'importazione di pellicce ricavate con simili metodi, che contrastano principi internazionali e comunitari''.
Annunciando che appoggera' ''con forza'' le proposte della Commissione, Urso afferma che ''qualora i tempi di un'azione comunitaria dovessero protrarsi, l'Italia si riserva di porre in essere misure immediate, sia pure in via temporanea, nell'attesa dell'adozione di un successivo atto dell'Unione europea''.

(ANSA)