La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

martedì, maggio 31, 2005

INDIA CORRE AI RIPARI PER SALVARE TIGRI DA BRACCONIERI
Iniziativa del primo ministro

30 maggio 2005 - L'India corre ai ripari per salvare la tigre. Dopo gli ultimi allarmanti studi sulla presenza del felino nel parco di Sariska, uno degli storici ''Santuari delle Tigri'' del Rajasthan, dove non sono state trovate tracce della presenza dei circa 20 esemplari presenti, le autorita' hanno avviato la creazione di un'agenzia federale per la tutela del felino, del quale non rimangono in India che circa 3.700 esemplari.
La richiesta arriva dopo giorni di colloqui in India tra esperti internazionali e i responsabili della Tiger Task Force, creata lo scorso aprile dal Primo Ministro indiano, Manmohan Singh.
Secondo gli esperti e' evidente l'incapacita' delle autorita' indiane di contrastare efficacemente il bracconaggio. ''Dietro alla caccia illegale alla tigre - denunciano i responsabili della Task Force - vi e' un vero e proprio crimine organizzato a livello internazionale che richiede un'azione competente e coordinata per essere contrastato. E' urgente la creazione di una forza multidisciplinare e altamente qualificata che sia in grado di far rispettare le leggi a tutela della natura alla quale saranno delegate tutte le indagini all'interno e all'esterno del paese''. Il Primo Ministro indiano Manmohan Singh ha dichiarato che almeno 114 tigri sono state abbattute in India nel periodo 1999-2003 e che le forze dell'ordine hanno effettuato ben 238 sequestri di parti di tigre, quali ossa, pelli, denti ed unghie nello stesso periodo. Gli esperti hanno richiesto con forza la creazione di una agenzia federale a tutela della tigre, precipitata in un secolo da 40.000 a 3.700 esemplari. In India vive circa la meta' delle tigri esistenti.
Il bracconaggio e' alimentato dall'altissima redditivita' del commercio illegale di parti di tigre: un solo esemplare sul mercato internazionale puo' rendere fino a 50.000 dollari, anche se al bracconiere vero e proprio ne giunge una minima parte. E l'impunita' e' quasi garantita: la stima degli esperti e' che appena il 5% dei responsabili venga arrestato. Il governo indiano in collaborazione con il WWF e altre ONG ha lanciato dagli anni '80 anni il ''Progetto Tigre'' con lo scopo di creare una rete di riserve in tutto il paese e di corridoi forestali che colleghino le diverse aree protette.

(ANSA)

postato da camozzi 08:16 | commenti | denuncia e petizioni

lunedì, maggio 30, 2005

Nuovo spot tv anti-abbandono targato PeTA 

Roma, 26/5/2005 - Ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 350.000 animali (200.000 cani e 150.000 gatti); gli animali randagi sono almeno due milioni. Un animale abbandonato e' destinato a trascorrere tutta la vita in strada, rinchiuso in un canile o a morire di fame, di sete, di stenti o di incidenti stradali pericolosi anche per l'uomo. L'abbandono degli animali provoca ogni anno oltre 4.000 incidenti stradali, con numerosi feriti e morti. L'85% dei cani muore dopo 20 giorni dall'abbandono. I cani randagi in Italia sono piu' di 650.000 (secondo le stime ufficiali 2004 del ministero della Salute).
L'abbandono e' un reato penale punito con l'arresto fino ad un anno come prevede l'art.727 del codice penale. Sulla base di queste informazioni nasce "Vivo in una Gabbia". Si tratta di un progetto nato dall'incontro di due soggetti molto diversi tra loro: i Raggi fotonici (la cartoon band) e gli Animalisti italiani. "Vivo in gabbia" e' quindi una canzone, scritta ed interpretata dai Raggi fotonici, che racconta la storia di un cane abbandonato in estate e costretto a vivere nella gabbia stretta e inospitale di un canile. Ma e' anche lo uno spot televisivo, realizzato con la tecnica dell'animazione 3D dalla scuola internazionale di Comics, sulla musica dei Raggi Fotonici.
Lo spot e' il frutto di mesi di lavoro, anche se all'apparenza sembrano pochi secondi di animazione: "la particolare tecnica utilizzata- spiegano i promotori- doveva rendere comunque il messaggio visivo della tristezza e della speranza del cagnolino e cio' ha costituito una difficolta' notevole ma il risultato e' stato ottimo grazie all'impegno della Scuola di Comics". Lo spot che verra' presentato in questi giorni verra' subito dopo messo in onda sui principali canali televisivi.           

 da Com/Val/Dire

La maggioranza dei medici mette in dubbio il valore scientifico dei test animali

I medici temono che gli esperimenti animali siano pericolosi per i pazienti.

La maggioranza dei medici di medicina generale mette in dubbio il valore scientifico dei test animali, l’82% è preoccupato per la sicurezza dei pazienti.
Il gruppo dei difensori del paziente, Europeans for Medical Progress ha dato il via ad un’indagine su 500 dottori di medicina generale, condotta dalla TNS Healthcare tra il 5 ed il 17 agosto 2004. L’azienda, che vanta numerosi grossi clienti farmaceutici, ha selezionati i medici in modo da assicurare una certa omogeneità demografica e geografica dell’indagine nel Regno Unito. I risultati mostrano un livello sconcertante di sfiducia nei risultati ottenuti dagli esperimenti animali.
L’82% si dichiara preoccupato che i dati animali siano fuorvianti quando applicati agli umani
Solamente il 21% avrebbe più fiducia nei test animali riguardanti nuovi farmaci rispetto ad una serie di test di sicurezza sugli umani.
L’83% sarebbe favorevole ad una valutazione scientifica indipendente della pertinenza clinica della sperimentazione animale.
Quanto sopra conferma ciò che la Europeans for Medical Progress sospettava, che una silenziosa maggioranza di medici è oggi consapevole che i test animali non rappresentano quella rete di sicurezza che il governo e l’industria farmaceutica vorrebbero far credere al pubblico e alla professione medica.
In effetti vi è la prova che testare nuovi farmaci e terapie per le malattie umane sugli animali metta in pericolo la salute e la sicurezza umane. Per esempio, la terapia ormonale sostitutiva incrementa il rischio di malattia cardiaca e ictus, nonostante gli studi sulle scimmie avessero dimostrato il contrario. L’Aidsvax non riuscì a proteggere 8.000 volontari dall’HIV, nonostante avesse protetto gli scimpanzé. Negli ultimi anni dozzine di terapie per l’ictus che erano risultate sicure ed efficaci negli animali hanno tutte provocato malattie e decessi tra gli umani.
La pertinenza clinica della ricerca animale richiede una valutazione urgente, fatto ora accettato dalla professione medica ma non dal governo, il quale non ha commissionato o valutato alcuna ricerca formale circa l’efficacia degli esperimenti animali e non prevede di farlo.
Un documento pubblicato nel British Medical Journal il 28 febbraio 2004 domandava: “dov’è la prova che la ricerca animale sia di beneficio per gli umani?” Se non è possibile trovare detta prova, la pratica (della sperimentazione animale) deve cessare. I pazienti ne beneficeranno in quanto non
saranno più danneggiati da dati fuorvianti ed anche perché i fondi attualmente investiti nella ricerca animale potranno essere utilizzati per la ricerca clinica.
Il Direttore Scientifico della Europeans for Medical Progress, Dr. Jarrod Bailey, commenta: “una indipendente, trasparente e pubblica valutazione del valore scientifico degli esperimenti animali è chiaramente attesa da troppo tempo. I miei colleghi scientifici sono da lungo tempo frustrati dal rifiuto del Sistema di dibattere il problema in termini aperti. Noi riteniamo che adesso questo debba essere fatto. Oggi studiamo la malattia ad un livello molecolare, dove le differenze tra le specie rendono gli errori inevitabili. La medicina di oggi è molto più basata sulle prove, ed è tempo di soppesare il reale danno della sperimentazione animale rispetto ai suoi presunti benefici”.
Il segretario del Liberal Democrat Shadow Environment, Norman Baker, deputato, sostiene: “questo importante risultato dell’indagine mette giustamente in dubbio fino a che punto sia sicuro basarsi sui risultati estrapolati dai test animali. E’ necessario discutere questo problema, piuttosto che la sterile questione creata dai media che hanno contrapposto i due schieramenti di estremisti animali e uomini in camice bianco. Mentre io condanno totalmente le azioni illegali ed intimidatorie di pochi estremisti, è sbagliato suggerire, come i mezzi di informazione fanno troppo spesso, che la comunità medica e scientifica siano tutte a favore degli esperimenti animali e che ritengano sicura l’estrapolazione dei risultati”.

Note

Le domande erano:
1) Sei preoccupato che i dati animali possano essere fuorvianti quando applicati agli umani?
SI 82%
NO 8%
NON SO 10%

2) Oggi vi sono molti metodi sofisticati per testare la sicurezza dei farmaci, tra cui gli studi farmacogenetici con utilizzo di frammenti di DNA, programmi virtuali di previsione metabolica umana e studi con micro-dosi nei quali i volontari vengono monitorati mediante PET ed altri esami. Ti fideresti di più di una serie di questi studi umani che dei dati dei test animali?
SI 51%
NO 21%
NON SO 28%

3) Appoggeresti una valutazione scientifica indipendente della pertinenza clinica della sperimentazione animale?
SI 83%
NO 8%
NON SO 10%

Tratto da uno studio dell’Europeans for Medical Progress pubblicato sul sito http://www.curedisease.net/news/040903.shtml

SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO, A ROMA SI PUO' ANCHE PER GLI ANIMALI
Iniziativa del Comune per i giovani da 18 a 28 anni
         
26 maggio 2005 - "La citta' vi aspetta a braccia aperte.
Abbiamo messo a punto per voi 24 progetti diversi, che vanno dall'assistenza ai bambini e agli anziani, alla cura del verde, dai diritti degli animali agli eventi culturali, e siamo sicuri che almeno uno di questi vi puo' interessare. Per un anno lavorerete insieme a noi, facendo un'esperienza di crescita e di formazione personale al servizio dell'intera citta' di Roma.
Il servizio civile e' un'opportunita' unica per i giovani di lavorare per rinsaldare i legami sociali della propria comunita'". Questa la dichiarazione del sindaco di Roma Walter Veltroni a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione al Servizio Civile Volontario.
Possono partecipare tutti i cittadini italiani, anche non residenti a Roma, di eta' compresa tra i 18 e i 28 anni. I partecipanti percepiscono un rimborso mensile di 430 euro. I posti a disposizione a Roma sono 274. Ogni volontario puo' presentare domanda di partecipazione per un solo progetto.
L'elenco completo dei 24 progetti gestiti dal Comune di Roma e' disponibile sul sito
www.comune.roma.it 

(AGI)

domenica, maggio 29, 2005

TURISMO: VADEMECUM PER VIAGGIARE IN ITALIA CON CANI E GATTI
Guida del Touring Club Italiano, copia venduta aiuterà animali abbandonati

26 maggio 2005 - E' tempo di organizzare le vacanze e bisogna pensare ai quasi 7 milioni di cani e 8 milioni di gatti che vivono nelle nostre case. Non e' facile organizzare un ''viaggio a 6 zampe'' ma Touring club e Iams, con la terza edizione della guida ''In Italia con cane e gatto'' aiutano a soddisfare i bisogni dei 'pet traveller'.
La guida, che nasce dalla volonta' di aiutare i padroni di cani e gatti a stare insieme ai propri animali in ogni situazione, quest'anno dara' anche un piccolo aiuto agli animali abbandonati: ''per ogni copia del volume - spiega Margherita Materia, responsabile marketing Iams - doneremo un pasto gratuito a un canile o un gattile''.
La guida si divide in quattro sezioni. ''Prima di partire'' contiene schede sulle prescrizioni di legge in materia di vaccinazioni, sicurezza, comportamento, sulla normativa a bordo di treni, aerei e navi e indicazioni sulle zone di sosta attrezzate presenti sulla rete autostradale.
- LE REGIONI A QUATTRO ZAMPE Le piu' belle mete per le escursioni: 74 percorsi in montagna, campagna, lungo le coste e i parchi naturali. La guida offre anche l'elenco delle spiagge attrezzate per ospitare animali, i centri di addestramento cinofili e tutti gli alberghi, agriturismo e campeggi dove i 'pet' sono accettati.
''Rispetto alla prima edizione - spiega il direttore editoriale del Touring club, Michele D'Innella - abbiamo potuto segnalare un maggior numero di esercizi che accettano i cani e i gatti e introdurre una nuova voce relativa ai ristoranti che li accolgono''.
- QUANDO FIDO VIAGGIA OLTRE FRONTIERA Oltre alla normativa sul passaporto europeo, tutte le informazioni e i consigli per recarsi in Europa e nelle principali nazioni extraeuropee.
- STORIE A QUATTRO ZAMPE Questa sezione raccoglie lettere, racconti e disegni sui temi del viaggio, dell'abbandono e della vita con gli amici a quattro zampe ricevuti da Iams nel corso dell'iniziativa di solidarieta' ''Amico del cuore'' che ha permesso di donare 300.000 pasti a canili e gattili italiani.

(ANSA)

sabato, maggio 28, 2005

NO A TEST COSMETICI SU ANIMALI, BOCCIATA LA FRANCIA
Vittoria animalista davanti alla Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo
 
24 maggio 2005 - La Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso della Francia contro il divieto progressivo di sperimentazioni animali per l'elaborazione di prodotti cosmetici e la loro immissione sul mercato.
La Francia ha chiesto, nei mesi scorsi, alla Corte di giustizia l'annullamento dei divieti di commercializzare prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti sperimentati sugli animali nonché la realizzazione di sperimentazioni animali relative ai prodotti di bellezza. La direttiva 2003/15/Ce (Parlamento europeo e del Consiglio 27 febbraio 2003) prevede che gli Stati membri vietano progressivamente l'immissione in commercio di prodotti cosmetici quando tali prodotti o i loro ingredienti siano stati oggetto di sperimentazione animale, nonché la realizzazione, sul loro territorio, di sperimentazioni animali relative ai detti prodotti o ingredienti. La menzionata direttiva ha peraltro soppresso il divieto di immissione in commercio di tali prodotti sino ad allora previsto dalla direttiva 76/768. La Francia ha chiesto alla Corte di giustizia delle Comunità europee l'annullamento dei nuovi divieti introdotti dalla direttiva 2003/15, sostenendo, in particolare, che essi violerebbero il principio della certezza del diritto. La Francia non ha tuttavia chiesto l'annullamento della disposizione abrogativa del divieto precedente. La Corte di giustizia rammenta, anzitutto, che l'annullamento parziale di un atto comunitario è possibile solamente quando gli elementi di cui sia chiesto l'annullamento siano separabili dal resto dell'atto e che tale requisito non è soddisfatto quando l'annullamento parziale richiesto avrebbe come effetto di modificare la sostanza dell'atto.
La Corte ritiene che l'annullamento della sola disposizione impugnata, lasciando sopravvivere quella abrogativa del divieto precedente, modificherebbe sostanzialmente le disposizioni in materia di sperimentazione animale per l'elaborazione di prodotti cosmetici.
La disposizione controversa è, infatti, destinata a sostituire il divieto precedente e presenta, in parte, lo stesso oggetto (modalità del divieto di commercializzare prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti sperimentati su animali). L'abrogazione della precedente disposizione risulta essere conseguenza dell'adozione della nuova. Inoltre, la
direttiva 2003/15 pone in risalto la connessione tra le due disposizioni: essa precisa che è essenziale che venga perseguito l'obiettivo dell'eliminazione della sperimentazione animale diretta all'elaborazione di prodotti cosmetici e che il divieto di tali sperimentazioni divenga effettivo sul territorio degli Stati membri. Ciò premesso, la Corte rileva che l'introduzione dei nuovi divieti e l'abrogazione dei precedenti costituiscono un tutt'uno indissociabile. La Corte afferma quindi, in conclusione, che l'annullamento parziale richiesto è impossibile e dichiara il ricorso irricevibile.
 

In dubbio i benefici dell'aspirina per gli ultrasettantenni
Pubblicato un modello epidemiologico dell'uso di aspirina da parte degli anziani

Gli effetti benefici della somministrazione di basse dosi di aspirina a persone in salute oltre i settant'anni per prevenire le malattie cardiache sono controbilanciati da un aumento dei casi di gravi emorragie: lo sostengono alcuni ricercatori in uno studio pubblicato online sulla rivista "British Medical Journal".
Usando un modello epidemiologico, Mark Nelson dell'
Università della Tasmania e colleghi hanno simulato gli effetti a vasto raggio dell'uso abitudinario di aspirina in una popolazione di 20.000 uomini e donne, fra i 70 e i 74 anni di età, senza malattie cardiovascolari. Il modello suggerisce che qualsiasi beneficio ottenuto dall'uso dell'aspirina (in particolare, la prevenzione degli attacchi cardiaci) viene controbilanciato da un incremento dei casi di emorragie gravi.
Le cifre indicano anche che l'equilibrio complessivo fra effetti benefici e dannosi può facilmente pendere da una parte o dall'altra. Pertanto, non sarebbe il caso di somministrare alla cieca aspirina in basse dosi agli anziani.
Secondo gli autori dello studio, i risultati suggeriscono la necessità di un trial clinico che stabilisca i reali effetti benefici o dannosi dell'aspirina negli ultrasettantenni, e sottolineano l'importanza di un trattamento preventivo mirato per coloro che hanno maggiori probabilità di trarne vantaggio.

Mark R. Nelson, Danny Liew, Melanie Bertram, Theo Vos, "
Epidemiological modelling of routine use of low dose aspirin for the primary prevention of coronary heart disease and stroke in those aged 70". BMJ, doi:10.1136/bmj.38456.676806.8F (20 maggio 2005).

www.lescienze.it  

venerdì, maggio 27, 2005

LIPU, CAMBIAMENTI CLIMA E AGRICOLTURA MINACCIANO UCCELLI
Congresso internazionale a Roma

26 maggio 2005 - Il cambiamento climatico, la scomparsa delle foreste e l'agricoltura intensiva minacciano gli uccelli selvatici in tutto il mondo. A rischio anche l'Unione Europea: un modello agricolo intensivo ha causato negli ultimi decenni un forte declino di numerose specie di uccelli, mentre il cambiamento climatico e l'innalzamento della temperatura ha gia' iniziato a produrre i suoi effetti negativi nelle Alpi e nella regione mediterranea, portando a un rapido declino specie di uccelli rari quali la Pernice bianca.
Di questi temi e delle soluzioni che vanno attuate per salvare questo straordinario patrimonio naturalistico si e' parlato oggi al convegno ''Il cielo e la terra'', organizzato dalla LIPU-BirdLife Italia con il contributo del Comune di Roma, il patrocinio di Stavros Dimas, membro della Commissione Europea, del Ministero dell'Ambiente, del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e della Provincia di Roma. L'evento, che ha ricevuto la Targa d'Argento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, apre i festeggiamenti per il quarantennale di attivita' della LIPU, che proseguira' fino al 29 maggio con il forum su ''Quarant'anni di ambientalismo'' (27 maggio), l'assemblea nazionale dei soci (28) e la visita guidata, domenica 29, all'Oasi LIPU Castel di Guido, a pochi chilometri da Roma.
Il ventesimo e il ventunesimo secolo, secondo Stephen Willis, dell'Universita' di Durham, hanno fatto registrare, a causa delle attivita' umane, un improvviso incremento del tasso di estinzione delle specie animali e vegetali: dalle 5.000 alle 25.000 ogni anno sono infatti condannate ogni anno all'estinzione. Allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla caccia e all'introduzione di specie esotiche, si sono aggiunte nel tempo, ad aggravare la situazione, la frammentazione e la perdita di habitat e, soprattutto negli ultimi 30 anni, i cambiamenti climatici. Secondo le stime elaborate al 2100, l'estinzione colpira' tra il 15 e il 37% delle specie di uccelli nel mondo. In Europa e' minacciato tra il 4 e il 7% delle specie di uccelli endemiche del vecchio continente. Le variazioni climatiche, infatti, sposteranno la geografia del cosiddetto ''spazio o nicchia climatica'' dove vivono gli uccelli, condannando all'estinzione chi di loro non riuscira' ad adeguarsi.
Inoltre il cambiamento climatico minaccera' la disponibilita' di insetti di cui si nutrono gli uccelli, soprattutto durante la fase della nidificazione, con gravi rischi di sopravvivenza per le specie.
I cambiamenti climatici rischiano inoltre di rendere vani gli sforzi delle tradizionali politiche di conservazione della natura: se le specie animali saranno costrette a spostarsi per seguire il proprio ''spazio climatico'', cio' provochera' un esodo di specie al di fuori dei parchi e dalle aree protette, con la conseguenza che le specie ''emigrate'' si troveranno facilmente in territori non soggetti a protezione, magari degradati o urbanizzati dall'uomo.
Un tentativo di porre un rimedio a questo inconveniente e' stato raccontato da Debbie Pain e Steve Willis: la RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) sta lavorando con l'Universita' di Durham, con BirdLife International e l'Universita' di Copenhagen per cercare di capire dove si collocheranno, nel 2100, le nicchie climatiche all'interno delle IBA (aree importanti per gli uccelli) della zona sub-sahariana, in Africa, e quindi come poter adeguare il sistema di queste aree protette alle nuove esigenze di conservazione degli uccelli. Il progetto e' partito nel 2002 e si concludera' nel 2007.
Per Franz Bairlein, dell'Institute of Avian Research, gli uccelli migratori che coprono distanze lunghe sono piu' vulnerabili degli uccelli che coprono distanze piu' brevi.
Questo perche' la migrazione dei primi e' maggiormente programmata rispetto ai secondi, che hanno piu' occasioni di sostare e che dunque risultano essere piu' adattabili ai cambiamenti climatici esterni. Inoltre gli uccelli che coprono il loro tragitto migratorio in piu' tappe possono difendersi meglio da eventuali variazioni del clima rispetto a quelli che coprono la distanza in un'unica tappa.
Secondo Niklaus Zbinden, dello Swiss Ornithological Institute di Sempach, che si e' concentrato sulle dinamiche in atto nella regione alpina, l'aumento delle temperatura minaccera' soprattutto le specie che vivono nei climi freddi, come la Pernice bianca. Anche la diminuzione di conifere sta mettendo a rischio specie come il Picchio tridattilo e il Crociere. Ma non c'e' solo il clima a causare la perdita' di biodiversita': l'abbandono dei pascoli, che causa un ritorno della vegetazione, l'intensificazione dell'agricoltura, che, dopo aver colpito la pianura si e' estesa anche alla fascia prealpina, lo sviluppo delle attivita' turistiche degradano fino a far scomparire l'habitat dove vivono specie come Fagiano di monte, Coturnice, Re di quaglie, Ortolano, Zigolo giallo e Succiacapre.
Proprio l'agricoltura intensiva in Europa e' stato il tema affrontato da Fiona Anderson, Paul Donald e Ian Burfield della RSPB (Royal Society for the Protection of Birds). Il 66% delle 77 specie di uccelli che nidificano regolarmente negli ambienti agricoli europei sono specie in declino. Cio' a causa di 50 anni di Politica Agricola Comunitaria, che per incoraggiare l'autosufficienza alimentare dei Paesi europei ha finito per creare un modello agricolo intensivo che ha fatto largo uso di prodotti chimici e causato un deciso calo degli uccelli agricoli, come la Rondine e l'Allodola. Quali rimedi per invertire la tendenza? Nonostante che nel 2003 sia stata approvata la riforma della PAC (Politica Agricola Comune), che ha in parte spezzato la relazione tra sussidi dati agli agricoltori e produzione, e riallocato risorse favorevoli all'ambiente verso i progetti di Sviluppo Rurale e gli schemi agro-ambientali, la situazione non e' rosea: i Paesi membri della UE, in particolare l'Italia, non hanno applicato in modo adeguato il Regolamento sull'Ecocondizionalita', vanificando finora gli sforzi profusi.
Anche la deforestazione e' uno dei piu' importanti fenomeni che sta riducendo la biodiversita' nel mondo. Hans-Jurgen Stibig e Philippe Mayaux del Joint Research Centre dell'Unione Europea hanno presentato i dati che caratterizzano la deforestazione nelle aree piu' delicate del pianeta, cosi' come ci arrivano da un satellite attivo grazie a un progetto FAO (Forest Resource Assessment 2000) ed EC TREES-II. Ogni anno ai tropici l'area colpita da deforestazione e' pari a 5,8 milioni di ettari, un'area pari al doppio del Belgio. Nei Paesi del Sudest asiatico si registra un tasso di deforestazione annuale pari allo 0,8-0,9%. Anche le foreste dell'America Latina e quelle umide africane sono colpite con un tasso pari allo 0,4-0,5%. Di particolare interesse, secondo i due ricercatori, sono i dati relativi alle mangrovie, che fanno registrare un tasso di deforestazione doppio rispetto a quello delle foreste pluviali. Nel mondo, l'area coperta da mangrovie e' scesa di quasi 5 milioni di ettari: dai 19,8 milioni del 1980 si e' infatti passati agli attuali 15 milioni. Negli anni '90 il tasso di deforestazione e' rallentato grazie ai divieti introdotti dalle legislazioni nazionali.
In Europa si e' fatto molto per la salvaguardia degli uccelli selvatici, grazie all'approvazione delle direttive ''Uccelli'' (1979) e ''Habitat'' (1992). Secondo Ian Burfield, dell'EDO Office di BirdLife International, curatore del rapporto decennale ''Birds in Europe II'' di BirdLife International, grazie all'applicazione delle direttive si e' riusciti a migliorare lo status di alcune specie tra cui Falco pellegrino, Uccello delle tempeste, il Grifone, la Sula. Tuttavia la situazione degli uccelli in Europa rimane preoccupante: le specie in declino sono passate dal 38% di 10 anni fa al 43% attuale, ossia 226 specie di uccelli su 524.
Tra le cause principali del fenomeno l'intensificazione dell'agricoltura, la distruzione delle aree steppiche dell'Europa meridionale e dell'Est, l'inadeguata tutela e gestione delle Zone di Protezione Speciale previste dalla Direttiva europea ''Uccelli''. Il messaggio di Burfield e' chiaro: occorre adottare misure urgenti per arrestare la continua perdita di avifauna in Europa e rispettare cosi' l'impegno preso in sede europea per fermare la perdita di biodiversita' entro il 2010.
La vasta area del Mediterraneo centrale vanta ambienti marini e terrestri, secondo Bruno Massa dell'Universita' degli studi di Palermo, ricchi di specie di uccelli endemiche, e quindi spesso fragili da un punto di vista della conservazione, tra cui Gabbiano corso, Uccello delle tempeste, lo Storno nero e varie specie di picchi e di passeriformi. E l'Italia, sottolinea Fernando Spina dell'Istituto Nazionale Fauna Selvatica (INFS), grazie alla sua particolare posizione geografica, rappresenta un ponte naturale fondamentale per il passaggio di uccelli migratori tra l'Europa e l'Africa. Ne deriva per lo studioso una forte responsabilita' del nostro Paese nella tutela degli uccelli migratori. Se i migratori non trovassero in Italia ambienti idonei per la sosta, infatti, essi non sarebbero certamente in grado di raggiungere gli areali di svernamento in Africa. Inoltre l'Italia, durante l'inverno, ospita un numero considerevole di uccelli europei sia nelle zone umide che nel piu' vasto territorio nazionale.
Cosa fare, dunque, per far fronte alle minacce che gravano sulla conservazione degli uccelli selvatici? ''Occorre agire su tre fronti - spiega il Presidente LIPU-BirdLife Italia Giuliano Tallone, che ha moderato il convegno - Il primo e' quello culturale, coinvolgendo le persone e sensibilizzandole al rispetto dell'ambiente. Il secondo e' quello delle decisioni che vengono adottate dai governi a livello nazionale ed europeo, cercando di riorientarne le scelte in un senso positivo per l'ambiente, come ad esempio nel caso della politica agricola comunitaria. Il terzo e' il piano dei progetti concreti, come la realizzazione di una rete di aree protette ben funzionanti nelle localita' chiave per la conservazione della natura, come le IBA - le aree importanti per gli uccelli - e la Rete Natura 2000, a livello comunitario''.

(ASCA)

 Gli gliridi

Famiglia di piccoli roditori arboricoli, ampiamente distribuiti in Europa, in Asia e in Africa. I suoi membri più rappresentativi sono il ghiro comune (Glis glis) e il moscardino (Muscardinus avellinarius). 
I gliridi hanno grandi orecchie arrotondate, una folta coda, lunga spesso quanto il corpo, e una pelliccia fitta, morbida e soffice. Hanno abitudini notturne e si nutrono prevalentemente di semi e frutti. Tutti i membri della famiglia trascorrono la stagione invernale in letargo, talvolta rimanendo inattivi per circa 6 mesi. Durante questo periodo, consumano le riserve immagazzinate in autunno, mentre la temperatura corporea e la frequenza respiratoria si abbassano notevolmente. Le tane estive sono nidi ricavati in cavità degli alberi o costruiti con frammenti di corteccia e fibre; quelle invernali sono più spesso sotterranee. I gliridi si riproducono due volte all’anno, dando alla luce una media di quattro piccoli per nidiata.

 Il ghiro comune (Glis glis) è la specie di taglia maggiore; in Italia è piuttosto frequente nei boschi di caducifoglie. Il moscardino o nocciolino (Muscardinus avellanarius), diffuso in Asia e in Europa, è anch’esso presente nei boschi italiani; è lungo fino a 20 cm, coda compresa, ha il pelo color castano chiaro o giallo-rossiccio e abitudini simili a quelle del ghiro. Il topo quercino (Eliomys quercinus) è di taglia relativamente grande, misurando da 20 a 30 cm di lunghezza inclusa la coda. Graphiurus ocularis, limitato al Sudafrica, deve il nome alla striscia nera che contorna gli occhi. Il ghiro del deserto o driomio (Dryomys nitedula), un grosso gliride grigio dotato di una coda a ciuffo, vive in Europa orientale e in alcune zone dell’Asia centrale. Altri membri della famiglia sono il ghiro spinoso (Platacanthomys lasiurus), dell'India, una specie cinese, Typhlomys cinereus, dalla coda frangiata e il ghiretto del Giappone (Glirulus japonicus), limitato al Giappone.
Classificazione scientifica: I gliridi costituiscono una famiglia dell’ordine dei roditori, classe mammiferi, phylum cordati.

www.cesaris.lo.it

giovedì, maggio 26, 2005

INDIA: VACCHE SACRE IN GIRO? UN CHIP LE PORTERA' A CASA
Impianto per individuare posizione e padrone degli animali

26 maggio 2005 - Un microchip per risalire ai padroni delle mucche sacre indiane. Dopo la decisione dell'Alta Corte indiana di ripulire le strade della capitale, impedendo ai bovini di pascolarvi liberamente, ora le autorita' cittadine lanciano l'idea delle mucche con un microchip. Scopo dell'operazione: risolvere il problema dei tori e mucche randagi che girano indisturbati per le vie della citta', provocando non pochi problemi al traffico e spesso ferendo pedoni e creando danni alle auto.
La proposta e' di inserire nell'addome delle mucche un microchip che possa non solo identificare in ogni momento della giornata la posizione dell'animale, ma soprattutto ad individuare a chi appartiene. In questo modo, secondo quanto stabilito dalle autorita', se una mucca verra' scoperta a vagabondare per la citta', attraverso il suo microchip si risalira' al proprietario, che sara' severamente multato.
Il costo previsto per l'impianto del microchip sara' di 900 rupie (circa 18 euro) per ogni mucca ma i proprietari che aderiranno alla proposta godranno di una serie di agevolazioni.
I vaccini per il bestiame saranno assicurati gratuitamente e saranno inoltre previsti forti sconti sulle polizze assicurative.
Qualora l'iniziativa dovesse poi prendere piede potrebbe essere prevista anche la possibilita' di creare delle aree apposite nelle zone periferiche della citta' dove far sorgere delle latterie e dei caseifici a condizioni vantaggiose e a cui potranno accedere solo quei proprietari che avranno acconsentito a far installare il microchip nel proprio bestiame. ''Il latte potra' essere comprato direttamente da queste latterie'', spiega Rakesh Mehta, membro della Commissione municipale di Delhi. ''E, cosa piu' importante, il bestiame sara' costantemente controllato da un'equipe di veterinari. Questo dara' a tutti maggiore sicurezza e aiutera' anche nella prevenzione delle malattie''.
L'auspicio delle autorita' e' quello di riuscire, entro la fine dell'anno, a trasferire tutte le latterie e i caseifici che attualmente sono nel centro citta', nelle zone periferiche, in aree identificate a questo scopo. Questo contribuirebbe a dare alla capitale un'immagine migliore, diversa da quella comunemente diffusa di citta' sporca, polverosa e piena di animali (soprattutto mucche) che vagabondano senza alcun controllo.
Del resto quello delle mucche per strada e' un problema su cui ormai a Delhi si discute da tempo. Gia' un anno fa, rispondendo alle richieste di centinaia di cittadini che lamentavano l'eccessiva presenza di bestiame che percorre o sosta tranquillamente in qualsiasi parte della carreggiata delle strade di Delhi, la Corte aveva chiesto alle autorita' cittadine di effettuare un piano di sgombero.
Molte persone, infatti, lamentavano il fatto che la presenza delle bestie provocasse notevoli disagi per il traffico (spesso le vacche ingombrano la carreggiata impedendo o rallentando fortemente la percorribilita' delle strade), ma anche problemi di carattere igienico. Strade infestate da escrementi di vacche e da mosche ed altri insetti avevano spinto gran parte della popolazione ad invocare dei rimedi. Non solo centinaia di persone sono dovute ricorrere alle cure dei medici lamentando ferite dovute a cariche di tori. Stessa sorte anche per auto. In un anno tuttavia poco si e' fatto e le vacche continuano a farla da padrone.
Il piano di sgombero previsto dalle autorita' cittadine e' fallito: in primo luogo per mancanza di spazi adeguati per sistemare le mucche catturate e tolte dalla strada, ma anche, in buona parte, per la dura opposizione dei proprietari delle principali industrie casearie, che vedrebbero cosi' sottratta la materia prima, ora certo piu' a portata di mano. Nonostante tali difficolta', si calcola tuttavia che negli ultimi sedici mesi siano gia' state catturate e tolte dalla strada piu' di 30.000 vacche.

Nello Del Gatto

(ANSA)

CALVI? È COLPA DI MAMMÀ

Un articolo pubblicato sul quotidiano britannico The Independent, firmato da James Sturcke, porta alla ribalta lo studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Bonn, capitanati dal Prof. Markus Nothen, a caccia del gene responsabile della calvizie. Siete tormentati dall'incipiente e/o galoppante calvizie? Siete già calvi? Prendetevela con un gene che gioca un ruolo determinante all'interno del cromosoma X, il cromosoma che i maschi ereditano dalla madre. La scoperta sarà pubblicata sul numero di luglio dell'American Journal of Human Genetics. Il fattore genetico è determinante nel causare calvizie, secondo Markus Nothen sono molti i geni (e le loro varianti) coinvolti nel processo che porta alla perdita dei capelli, un gene in particolare stimola una proteina che aiuta ad attivare gli ormoni maschili. Questa variante del gene legato a un'attività maggiore della proteina androgena è stata riscontrata negli uomini calvi (soprattutto in quelli precoci), e il gene si trova nel patrimonio cromosomico ereditato dalla madre. I maschi, dunque, più che al loro papà, devono la pelata al nonno materno.
Comunque ci sono delle regolette per conservare i centomila capelli coi quali nasciamo più a lungo possibile.Per dare speranza a quegli uomini che avendo 15mila peli sulla faccia, (tanti ne hanno i maschi che per questo si devono fare la barba) non si rassegnano ad essere completamente spiumati in testa.
No, dunque, alle brillantine e ad altri tipi di grassi nei capelli. Il 40% delle persone produce eccessivo sebo:la causa più diffusa di perdita dei capelli. Sì,invece, ai lavaggi delle chiome due (o tre) volte la settimana se avete i capelli grassi. Se i capelli sono secchi, ossia poveri di acqua, il detergente deve essere molto blando. I nemici dei capelli, si sa, sono: l’inquinamento ambientale , l’alimentazione scorretta (attenzione alle diete troppo rigide!), le malattie, le disfunzioni della tiroide, gli stati di tensione…. Gli amici della chioma sono: le vitamine, naturalmente, l’igiene del cuoio capelluto, i prodotti garantiti scientificamente. E poi, non date retta a Sansone! La causa più comune della calvizie, è l’eccessiva attività di certi ormoni maschili, cioè del sesso forte. Allora, calvo è forte? Anche se il capello è elastico, si allunga quando è bagnato, cresce quasi un centimetro al mese, regge senza rompersi circa 80 grammi, i pelatoni pensano che la mancanza deponga a favore della oro virilità.
In ogni modo l’ultimo metodo anti-calvizie consiste nello spaccare il capello in due: è la nuova tecnica per il problema dei calvi messa in atto da un gruppo di esperti di chirurgia plastica dell’Università della Sapienza. Il team diretto da Nicola Scuderi, ha sperimentato finora la tecnica su 18 persone, tre delle quali donne. Il capello viene tagliato in due trasversalmente in corrispondenza della zona del bulbo pilifero chiamata “area del bulge” nella quale il muscolo erettore del pelo si inserisce sul bulbo pilifero. Una volta spaccato il capello, il moncone superiore ne riproduce la parte inferiore e il moncone inferiore quella superiore. Il capello così tagliato può essere impiantato direttamente.
Ed a proposito di impianti capillari gli effetti positivi si possono vedere ogni giorno su crani rilevanti.

Libero News

mercoledì, maggio 25, 2005

SUINO FOTOCOPIA, PRIMA CLONAZIONE IN ITALIA A LUGLIO
Annuncio del centro di Cremona

23 maggio 2005 - ''Il maiale che nascera' in luglio sara' il primo suino 'fotocopia' prodotto in Italia. Sara' maschio, con ogni probabilita' non sara' figlio unico ma avra' dei gemellini e contribuira' alle ricerche sulla clonazione terapeutica''. Il professor Cesare Galli, responsabile del Laboratorio di tecnologie della riproduzione di Cremona, spiega cosi' il significato dell'esperimento annunciato oggi nella citta' lombarda a margine di una conferenza stampa del comitato per i quattro si' al prossimo referendum sulla fecondazione assistita.
''Dalla gravidanza attualmente in corso, che ci e' stata 'commissionata' da un'azienda italiana, nasceranno piu' maialini (non solo uno, bensi' una nidiata come accade in genere con questi animali) da utilizzare a scopi commerciali per migliorare la qualita' degli allevamenti - conferma l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - Ma il nostro obiettivo in realta' e' un altro'', ben piu' ambizioso. ''Clonando suini - rivela lo specialista - vogliamo dimostrare sugli animali la fattibilita' di quello che gli scienziati sudcoreani e inglesi, protagonisti degli annunci di questi giorni, hanno intenzione di fare sull'uomo''. In altre parole, ''vogliamo dimostrare che dall'embrione si possono ottenere cellule staminali in grado di guarire malattie oggi senza cura''.
Negli ultimi anni Galli ha prodotto un vero e proprio 'zoo fotocopia': primo al mondo lo scienziato cremonese ha fatto nascere nell'ordine il toro Galileo, la puledra Prometea e il cavallo-campione Pieraz. E ora pensa piu' in grande. ''Con i nostri esperimenti - e' convinto - possiamo contribuire al progresso delle ricerche sulla clonazione terapeutica.
Gli studi di laboratorio, infatti, dovranno passare sull'animale, prima che sull'uomo. Ed e' quello che noi vogliamo fare. Dagli embrioni che otterremo attraverso la clonazione suina preleveremo staminali totipotenti. Cellule che poi reimpianteremo negli animali donatori, nei quali avremo indotto malattie come l'insufficienza cardiaca acuta o cronica, il diabete o anche lesioni spinali''. E con questo intervento ''speriamo di guarire la patologia indotta''. I primi risultati di queste indagini ''li avremo entro due o tre anni''.
L'esperto fa il punto sui suoi ultimi successi e racconta: Pieraz, il cavallo-campione clonato per un'azienda francese e presentato alla stampa in aprile, ''per ora e' ancora con noi a Cremona. Partira' per la Francia il mese prossimo, dove sara' utilizzato per scopi riproduttivi''. Quanto a Prometea, ''è a Cremona. Sta bene e cresce come un qualunque cavallo normale della sua età''.

(Adnkronos/Adnkronos Salute)