sabato, aprile 30, 2005
Pericolo estinzione per 15.589 specie
Le attività sconsiderate attuate dagli esseri umani stanno portando l'ecosistema del pianeta verso il collasso. Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn) le specie animali e vegetali a rischio estinzione sarebbero addirittura 15.589. Per gli esperti, era dal tempo della scomparsa dei dinosauri, 65milioni di anni fa, che la Terra non attraversava una crisi così profonda. Se l'umanità non interverrà immediatamente, e smetterà di far finta che tutto stia andando bene, entro e non oltre 50 anni saranno scomparse dal 15 al 37% delle specie oggi esistenti.
rapporti fatti in seguito allo tsunami che, lo scorso 26 dicembre, ha devastato il sud-est asiatico: "le zone il cui ecosistema era in buona salute, come le foreste di mangrovie, sono quelle che hanno meglio resistito allo tsunami" - ha spiegato l'esperto Hamdallah Zedan. Dello stesso parere anche Klaus Toepfer, direttore generale del programma dell'Onu per l'ambiente, secondo il quale "le mangrovie e le barriere coralline possono giocare un ruolo chiave contro le catastrofi naturali".
Cosa ancor più grave sembra comunque data dal fatto che il rapporto ha preso in esame soltanto il 3% delle specie del mondo! "C'è una sottovalutazione, infatti molte specie non sono state esaminate - ha detto David Brackett, presidente della UICN. In realtà, per questa Lista rossa è stato valutato solo il 3 per cento delle specie del mondo. Altri habitat sono minacciati, ma non ne sappiamo abbastanza al riguardo. In ogni caso, le nostre lacune non sono una scusa per non agire. Le 15.589 specie sulla Lista rossa richiedono una urgente considerazione".
PERU': SALVE 4.000 RANE DESTINATE A FILTRI AFRODISIACI
Ritrovate dai Vigili di Lima e riportate in laghi andini
30 aprile 2005 - Con un'insolita operazione di polizia le autorita' municipali hanno sequestrato a Lima migliaia di rane ed evitato cosi' che i poveri batraci fossero utilizzati per confezionare uno dei ricercati cocktail afrodisiaci che si vendono ogni giorno nelle strade cittadine.
La spettacolare operazione di salvataggio e' stata eseguita dopo che, durante un'ispezione di routine in alcuni locali commerciali i vigili urbani peruviani, insospettiti dalla presenza di una rana saltellante, ne hanno scoperte altre 5.000 in enormi casse, di cui un migliaio gia' morte.
Immediatamente tratte in salvo, le 4.000 sopravvissute sono state trasferite in una piscina comunale e successivamente prese in consegna dai servizi veterinari comunali che che le hanno riportate nei laghi andini di Puno e Arequipa, a 3.500 metri sopra il livello del mare, da dove erano state prelevate.
Questi anfibi, appartenenti al genere 'Telmatobius', sono considerati 'vulnerabili', ovvero a un passo dall'essere dichiarati 'specie in via d'estinzione', e vengono razziati esclusivamente per assecondare una credenza popolare che, assicurano i medici, non ha alcun fondamento scientifico.
Anzi, il direttore del dipartimento della Sanita' di Lima, professor Victor Choquehuanca, assicura che la pozione puo' generare diversi problemi di salute e ''provocare infezioni intestinali per via dei batteri, funghi e parassiti contenuti negli animali''.
L'igiene d'altra parte non e' la prima preoccupazione dei venditori di filtri erotici di Lima visto che le rane, senza essere spellate, sono squartate in una bacinella di fronte al cliente e poi ricoperte semplicemente di varie sostanze fra cui miele e maca, una radice andina.
Va detto peraltro che la diffusione dei filtri afrodisiaci peruviani e' notevole, fin dalle epoche piu' antiche.
Basti pensare che nel 17/o secolo anche Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova e Monferrato, spedi' in Peru' un suo agente, il cui percorso e' ricostruito da Stefano Scansani nel libro 'L'amor morto', per procurargli il 'gusano' (verme), famoso e potente afrodisiaco.
Il Peru' e' tutt'oggi uno dei paesi con la maggiore diversita' biologica nel mondo e con una medicina tradizionale riconosciuta a livello internazionale, ma soprattutto dai mercati asiatici continuano a provenire richieste riguardanti parti di animali protetti da utilizzare in, per loro, deliziosi manicaretti capaci di aumentare la potenza sessuale.
Proprio in Peru', per esempio, si sta assistendo negli ultimi anni alla mattanza delle foche a cui viene estratto l'organo genitale venduto in Asia, dove viene pagato anche 50 dollari a porzione.
(ANSA)
venerdì, aprile 29, 2005
Le coccinelle: voraci paladini dei giardini
La miglior difesa contro gli afidi che infestano fiori e piante dei giardini sono le coccinelle (Coccinella septempunctata): durante lo sviluppo (che dura 4 settimane), una larva può mangiare fino a 3 mila larve e adulti di cocciniglia, insetto particolarmente dannoso per le piante. E da adulta la dieta non cambia e la media rimane di 100 afidi al giorno.
Le coccinelle compaiono ai primi tepori della primavera e, quando la temperatura si abbassa, si rifugiano al caldo dove cadono in letargo. In Italia le specie di coccinella sono un centinaio, mentre nel resto del mondo addirittura 4 mila.
da www.focus.it
IN CATTEDRA "L'UOMO CHE ASCOLTA I CAVALLI"
Lezione all'Università di Parma
28 aprile 2005 - Venerdì alle ore 10,30, nell'aula D della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Parma, Monty Roberts, laureato honoris causa in Psicologia all'Università di Zurigo e famosissimo addestratore e allenatore di cavalli, terrà una conferenza sul rapporto uomo-cavallo. La conferenza è organizzata dal Centro Studi Città del Cavallo in collaborazione con il corso di Laurea in Scienze e Tecniche Equine ed è rivolta in particolare agli studenti e ai tecnici del settore ippico.
Monty Roberts è famoso in tutto il mondo come "L'uomo che ascolta i cavalli", dal titolo della sua biografia, la quale è diventata un best-seller mondiale.
Sin dall'infanzia si è occupato di cavalli, ha vinto otto volte il titolo di campione del mondo in rodeo, per cento volte ha arbitrato nelle mostre, nel 1988 National Reined Cow Horse Association gli ha assegnato il titolo di Uomo dell'Anno. Roberts deve il suo successo soprattutto al metodo di addestramento privo di violenza usato con i cavalli chiamato Join Up. Nel 1988 "L'Organizzazione Americana per la lotta contro la Violenza sugli animali" ha premiato il Roberts per " la sua complessa dedizione al lavoro per il bene degli animali". Oggi l'addestratore dirige una florida azienda e nel corso dell'ultimo anno e mezzo hanno assistito alle sue dimostrazioni in Australia, Canada, Dubai, Germania, Nuova Zelanda, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti più di 200 mila spettatori.
giovedì, aprile 28, 2005
Una Petizione per Kei
Firmate per permettere questa lupa di passare gli ultimi anni della sua vita in un parco nazionale tra la natura e per liberarla dalla gabbia dello zoo di Okinawa nella quale è rinchiusa da quando aveva 4 mesi (ora ha 13 anni).
Occorrono almeno 10.000 firme per aiutare Kei the wolf a vivere gli ultimi anni della sua vita in un parco idoneo alla sua specie. Ora ce ne sono più di 9.000, quindi serve un altro piccolo sforzo: http://www.petitiononline.com/Earle2/petition-sign.html

Dal sito ufficiale: http://www.keithewolf.com/ si può vedere la gabbia di pochi metri quadrati dove sta vivendo sola da tanti anni e altre notizie su come aiutarla. Cammina frenetica avanti e indietro, cerca di scavare sul pavimento, guardando fuori dalla gabbia, però distoglie lo sguardo dai visitatori.

Serve solo un click: http://www.petitiononline.com/Earle2/petition-sign.html
Test sugli animali, ecco l'elenco delle aziende che non torturano più
«C'è tanta disinformazione al riguardo», spiega Roberta Bartocci, responsabile della campagna contro i cosmetici testati della Lega Antivivisezione. «Alcune aziende - aggiunge - scrivono non testato su animali ma in realtà non è così. Le numerose richieste da parte dei soci Lav dimostrano - sottolinea Bartocci - quanta confusione ci sia su questa materia, in parte creata dalle stesse aziende che negli ultimi anni hanno utilizzato diciture fuorvianti (cruelty free, non testato su animali, ecc.) che hanno confuso quando non ingannato i consumatori intenzionati ad un acquisto etico. Queste diciture non hanno infatti alcun valore ufficiale e dall'11 marzo 2005 solo le aziende e i loro fornitori che non effettuano e non commissionano test su animali, sia su prodotto finito che sulle materie prime utilizzate, potranno adottarle, anche se il decreto non indica se e come le aziende verrebbero controllate».
Solo l'etichetta, quindi, può fare da guida garantendo che l'azienda ha aderito allo standard internazionale stilato dalle associazioni appartenenti all'European Coalition to End Animal Experiments (Eceae). «Con l'adesione allo standard internazionale - aggiunge l'esponente Lav - l'azienda si impegna a non effettuare né commissionare test su animali per i suoi prodotti e materie prime. Controlli a sorpresa vengono poi compiuti dall'Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (icea. info) e solo allora l'azienda entra nell'elenco delle industrie consigliate». Sono poco più di una decina le aziende italiane. L'elenco, consultabile sul sito lav. it comprende: Derbe, Cibe Laboratori, Helan, Serafini, D'Aymons, Indica, Bartholomew, Saponificio Gianasso, Flora, San. Eco. Vit e Bema Cosmetici.
A queste si aggiungono quelle estere aderenti alla British Union for the Abolition of Vivisection (buav. org) e presenti sul mercato italiano: The Body shop, Montagne Jeunesse, Jason Natural Cosmetics, W. S. Badger. John Paul Mitchell Systems. Ma qual'è il mercato effettivo di questi prodotti? Restano purtroppo merci di nicchia. Stenta infatti ancora ad affermarsi il concetto di cosmesi etica salvanimali.
I prodotti, lungi da arrivare alla grande distribuzione, si possono trovare per lo più in erboristerie e in farmacie. «Tra le decine di e mail che riceviamo ogni giorno - dice Bartocci - il 60 per cento riguarda la cosmesi non testata. Sono molte le donne che si interrogano. Il nostro impegno è quello di avviare campagne di formazione proprio per erboristi e farmacisti perché la materia è molto complessa».
Non ha bisogno di corsi Elisabetta Scorsoni titolare de L'Erba Amica, un negozio in via Ezio 29 a Roma. La sua è stata una scelta coraggiosa e impegnativa. Nel suo negozio infatti si vendono solo prodotti raccomandati Lav.
«È una strada in salita - racconta - e si vende facendo informazione al cliente che spesso torna e compra di nuovo". Le clienti più affezionate hanno dai 25 ai 40 anni sono attente e consapevoli. «Spesso - sottolinea - scoprono anche che il prodotto costa un terzo in meno rispetto a quello "normale" di profumeria». Sugli scaffali de L'Erba Amica si possono trovare anche uova di coturnice (quaglia) ottime come integratori e latte di cavalla. «Sono prodotti di animali che non muoiono, né vengono torturati».
L'azienda va ma Scorsoni non nasconde una certa delusione. All'appello mancano gli animalisti. «Dati alla mano - commenta - solo il 5 per cento degli iscritti a Roma ad associazioni come Lav, Animalisti Italiani, compra da noi. Tre anni fa, quando abbiamo aperto, ci saremmo aspettati da questo canale una clientela almeno del 30 per cento».
Graziarosa Villani
mercoledì, aprile 27, 2005
Lo scompenso cardiaco
Per scompenso cardiaco si intende l'incapacità del cuore di pompare sangue in misura sufficiente a soddisfare le esigenze del nostro organismo. Attraverso il sangue, infatti, vengono trasportate in tutto il nostro corpo sia l'ossigeno sia il nutrimento che consente a tutti i nostri organi di vivere e di funzionare al meglio.
Il cuore, in condizioni normali, fornisce la spinta affinché il sangue riesca a scorrere nelle arterie e ad arrivare, grazie anche alla contrazione delle arterie stesse, a tutti gli organi. Nello scompenso, il cuore non è più in grado di svolgere correttamente questo compito.
Il cuore diviene insufficiente ed è per questo che lo scompenso si definisce anche insufficienza cardiaca.
Cause
Le cause di scompenso cardiaco sono numerose e in pratica qualunque malattia che colpisca il cuore può portare presto o tardi (soprattutto se non curata) allo scompenso.
Le cause principali e più frequenti sono però essenzialmente cinque.
Cardiopatia ischemica (angina e infarto, ossia una condizione in cui al cuore non arriva sangue e quindi sufficiente ossigeno per un periodo più o meno prolungato di tempo. Questa continua mancanza di ossigeno fa sì che, prima o poi, alcune parti di cuore non riescano a lavorare bene e di conseguenza tutto il cuore, progressivamente, si scompensi.
Disfunzioni valvolari, quando una o più delle 4 valvole presenti nel cuore, non funziona bene e quindi il sangue scorre con difficoltà nel cuore stesso e di conseguenza nell'organismo.
Aritmie, quando il cuore non batte con un ritmo corretto. Solitamente può essere legata a un aumento della frequenza (tachicardia), generalmente sostenuto, dei battiti cardiaci. Questa alterazione del ritmo cardiaco fa sì che il cuore non lavori bene e non riesca a dare ai tessuti un adeguato quantitativo di sangue oppure non riesca a pompare tutto il sangue che gli arriva dalla periferia.
Ipertensione arteriosa vale a dire la condizione di pressione alta. In questo caso, il cuore deve vincere una resistenza allo scorrimento del sangue più alta rispetto alle condizioni di pressione normali. Questo continuo dover lottare contro la pressione alta porta il cuore a scompensarsi.
Miocardiopatie (ossia malattie del tessuto muscolare del cuore, il miocardio, che è il tessuto che consente al cuore stesso di contrarsi). Le miocardiopatie possono essere dovute a un consumo eccessivo di alcol che danneggia il miocardio, a infezioni virali o batteriche, al diabete ma anche ad altre cause, per esempio di origine genetica.
Statistiche
In Italia il numero dei malati di scompenso cardiaco varia, a seconda delle statistiche, da 576.000 individui (1 per cento circa della popolazione) a circa un milione (2 per cento circa).
- gli uomini sono colpiti tre volte più delle donne
- il 35 per cento circa degli scompensati subisce almeno un ricovero ospedaliero ogni anno
- rappresenta la più frequente causa di ricovero ospedaliero per gli individui di età superiore ai 65 anni
- rappresenta la prima tra le malattie di cuore segnalate sulle schede di dimissione ospedaliera. Nel 1996 ben 127.043 pazienti sono stati dimessi dopo un ricovero ospedaliero con la diagnosi di insufficienza cardiaca (scompenso e insufficienza cardiaca sono praticamente dei sinonimi)
- 720 miliardi è il costo annuale dei ricoveri per i pazienti con scompenso
- sopra i 65 anni di età, una persona su cento si ammala di scompenso cardiaco ogni anno
- il 50 per cento delle persone che soffrono di scompenso cardiaco ha avuto negli anni precedenti un infarto che ha danneggiato in maniera irreversibile una parte del cuore
- il 20 per cento ha una storia di ipertensione (pressione alta del sangue) non perfettamente curata in passato.
In pericolo di estinzione anche l'Aye aye
L'aye aye (Daubentonia madagascariensis) è un lemure dall'aspetto alquanto singolare che vive solo in Madagascar, nelle foreste nord-orientali dell'isola, dove sono raggruppati gli ultimi esemplari di una specie ormai quasi scomparsa. A causare la sua estinzione sono state la deforestazione del suo habitat naturale da parte dell'uomo, ma anche alcune leggende infauste che lo riguardano. Secondo gli abitanti del Madagascar, infatti, l'aye aye, scimmia notturna e solitaria, porterebbe con sé presagi di morte, diventando così oggetto di una caccia irrazionale. Il piccolo della foto è il primo a essere nato in cattività nello zoo di Bristol, il secondo al mondo.
da Focus
AUSTRALIA, TROPPI CAMMELLI: VERRANNO MITRAGLIATI DA ELICOTTERI
Importati nell'Ottocento, si sarebbero moltiplicati a dismisura
27 aprile 2005 - Quanti sapevano che ci sono cammelli in Australia? Invece non solo ci sono, ma sono troppi: tanto che, a quanto pare, le autorità di Canberra hanno deciso di ridurne la popolazione mitragliandoli da elicotteri. "Crudeltà orribile", hanno subito protestato gli animalisti, per bocca di Glenys Oogjes, capo di Animals in Australia. "Uno spaventoso e inutile bagno di sangue".
I cammelli vennero introdotti nel continente alla metà dell'Ottocento, per compiere la stessa funzione che svolgono in Africa e Medio Oriente: trasportare uomini e mercanzie attraverso il deserto. A quanto pare hanno trovato di loro soddisfazione il nuovo habitat, perche' si sono acclimatati subito benissimo.
Quando vennero costruite strade e ferrovie, la funzione dei cammelli si esurí, e le placide "navi del deserto" vennero lasciate libere. Senza nemici naturali e in un ambiente vasto da percorrere, la loro popolazione è aumentata rapidamente. Si calcola che oggi in Australia ci siano non meno di mezzo milione di cammelli bradi. Oramai, sono tanti che si avvicinano alle vaste fattorie isolate e ne consumano l'acqua, a scapito degli animali da allevamento. Da qui il problema.
Soluzione: sorvolare il deserto con elicotteri e abbattere i branchi con fucilate dall'alto. "E' il modo piú semplice, rapido ed economico per il controllo della popolazione", ha spiegato l'ispettore agrario Chris Turner. "Il numero dei cammelli cresce ormai dell'undici per cento l'anno".
Turner non ha voluto spiegare quanti animali verranno abbattuti, se non che saranno "migliaia".
"Strage abominevole e crudele", ribatte Oogjies. "Impossibile verificare dall'alto se un animale colpito è davvero morto.
Migliaia di povere bestie verranno lasciate ad agonizzare nel deserto".
L'Australia ha una lunga storia di "infestazioni" da parte di specie estranee al continente e importate dai colonizzatori. I conigli si sono moltiplicati a dismisura, cavalli selvaggi e capre sono stati controllati col sistema degli abbattimenti di massa. Una varietà di rospo importata per combattere gli insetti che danneggiavano le canne da zucchero si è dimostrata velenosa e pericolosissima. Si sta diffondendo in modo inarrestabile uccidendo le specie locali, dai serpenti ai piccoli coccodrilli che, non conoscendone la tossicità, incautamente se ne cibano.
(Apcom)
martedì, aprile 26, 2005
A VENEZIA LA PROVINCIA AUTORIZZA UCCISIONE DEI CUCCIOLI DI VOLPE
Protesta della Lega Abolizione Caccia
26 aprile 2005 - La provincia di Venezia autorizza l'abbattimento dei cuccioli di volpe e delle loro madri - è questa l'amara realtà che emerge dall'attenta lettura dell'autorizzazione, datata 9 marzo 2005, sottoscritta dal dirigente dell'ufficio caccia-pesca provinciale, dottor Chiaia. - Dalla documentazione in nostro possesso si evince che le volpi femmine, in questo periodo rinchiuse al sicuro nelle tane in compagnia dei loro cuccioli, saranno letteralmente stanate dai micidiali cani da tana. Questi cani sono addestrati ad insinuarsi negli stretti cunicoli in modo da aggredire e far fuggire all'esterno le madri con i loro cuccioli. All'esterno, appunto, dove ci saranno i cacciatori che, sotto l'occhio della polizia provinciale, completeranno l'opera abbattendo a fucilate le malcapitate volpi anche in zone ed in tempi normalmente vietati alla caccia. E tutto solamente per fare un favore ai cacciatori, i quali si lamentano di abbattimenti, peraltro mai documentati, della loro selvaggina (lepri e fagiani) da parte di esemplari di volpe. Va detto che il provvedimento provinciale non è ancora esecutivo dal momento che manca proprio la documentazione relativa al censimento della popolazione di volpe e delle prede da questa abbattute. Questo non ci tranquillizza affatto. Chi credete siano gli incaricati a determinare i danni provocati dalle volpi ed il loro numero? Naturalmente i cacciatori, gli unici che abbiano un diretto interesse a dimostrare che il Miranese è invaso da questi simpatici mammiferi poco più piccoli di un cane domestico.
Insomma, l'operazione si configura come il solito favore privatistico che prevarica l'interesse pubblico a vivere in un ambiente più naturale, magari percorso da qualche esemplare di volpe, ma libero dal piombo degli amanti della natura calibro 12.
Massimo Vitturi, delegato provinciale Lac
da Il Gazzettino

lunedì, aprile 25, 2005
Lattice e' in 40 mila prodotti
Allergia ogni anno provoca negli Usa 150-200 decessi
FIRENZE, 23 APR 2005 - L'allergia al lattice causa, ogni anno solo negli Stati Uniti, 150-200 decessi e in Italia ne provoca 30-40 all'anno.Nel caso del nostro Paese i decessi fanno riferimento solo agli alimenti associati a questa allergia. E' quanto emerso a Firenze nel primo congresso italiano sul tema. Il lattice, che si ottiene dalla linfa dell'albero della gomma, e' presente un po' ovunque: basti pensare che ad oggi oltre 40 mila prodotti sono di lattice o in parte lo contengono.
ANSA
MONITO DE MONTE

El monito de monte o chimaihuén (Dromiciops gliroides) es el único representante de un orden y una familia de marsupiales, más emparentados con los marsupiales australianos que con el resto de las especies sudamericanas. Tanto los estudios genéticos y moleculares como su particular anatomía -similar a un género con seis especies fósiles ya extintas - indican que éste mantiene los caracteres más primitivos de su grupo, lo que hace que sea considerado un fósil viviente representante de los primeros marsupiales que poblaron Sudamérica.
Distribución
Aunque se desconoce con precisión su área de distribución y estatus poblacional, el monito de monte es endémico de los bosques templados húmedos chilenos, habitando entre los 36 y los 43 grados de Latitud Sur, en la Cordillera de la Costa, la Isla Grande de Chiloé, en enclaves del Valle Central y la vertiente oriental de la Cordillera de los Andes. También se encuentra en algunos sectores de Argentina.
Hábitat y Hábitos
Habita gran variedad de ambientes boscosos, aunque necesita una estructura de hábitat con sotobosque denso especialmente rico en bambusáceas, tales como la caña colihue o la quila, comunidades arbustivas de mirtáceas con especies como la luma, arrayán o meli o algunas otras especies arbustivas características de este tipo de hábitat, como el michay, taique y fuinque, entre otras. Construye nidos esféricos entre las ramas de los arbustos a una altura cercana a los 2 metros, impermeabilizándolos exteriormente con hojas de diversas especies de bambú y musgos.
También ocupa huecos en troncos caídos e incluso casetas anideras para aves. Su actividad se desarrolla preferentemente en la noche. Su alimentación es inminentemente insectívora, aunque durante el otoño muestra una fuerte predilección por frutos silvestres que le permiten acumular reservas para el invierno.
Depredadores y estado de conservación
El monito de monte es depredado intensamente por carnívoros terrestres como el zorro chilla y aéreos como el Concón, aunque probablemente forma parte de la dieta de muchos otros carnívoros. Respecto a su estado de conservación existe escaso conocimiento, aunque está calificado como Vulnerable en el Libro Rojo de los Vertebrados de Chile. Se estima que sus poblaciones han declinando en por lo menos un 20 % durante los últimos 10 años, tanto por la destrucción de su hábitat como por la depredación por fauna doméstica e introducida, en especial gatos. No se ha evaluado el efecto que podría tener su captura con fines científicos en numerosos puntos del país.
La notoria singularidad e importancia del monito de monte, así como su estrecha relación con la conservación del bosque valdiviano, ha motivado que lo hayamos seleccionado como especie emblemática del Proyecto CIPMA-FMAM.
http://www.cipma.cl/gef/monito.asp
La Pecora Nera





