La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

giovedì, marzo 31, 2005

CACCIA ALLE FOCHE, ITALIA COLPEVOLE PER 320.000 UCCISIONI
La LAV raccoglie 100mila firme per il Governo italiano. Stop all'import

30 marzo 2005 - La caccia alle foche, il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo, è ripreso da ieri, in Canada, con particolare violenza e intensità: circa 320.000 cuccioli di appena due settimane di vita saranno orribilmente sterminati proprio in questi giorni. Nel 2004 in Canada sono state uccise 353.000 foche. Il Departement of Fisheries and Ocean canadese, infatti, nel 2003 ha emanato un "piano triennale di Gestione" con il quale ha fissato a 975.00 il numero di foche cacciabili nel periodo 2003-2005.
L'uccisione dei cuccioli di foca è particolarmente violenta e crudele: colpiti ripetutamente con un bastone, trascinati sul ghiaccio con uncini di acciaio e, in molti casi, scuoiati vivi. Un team di veterinari indipendenti ha documentato che il 42% delle foche esaminate erano state scuoiate vive, e il 40% era stato colpito ripetutamente prima di morire. Per il Governo canadese, invece, questi animali vengono uccisi in una maniera definita "umanamente accettabile". Tutto questo per ricavare pelli e pellicce, destinati in parte proprio al mercato italiano.
L'Italia è il secondo maggiore Paese europeo coinvolto nel commercio di prodotti di foca dopo la Danimarca. L'attuale normativa in Italia e in Europa consente il commercio di prodotti di pelli, capi e oggetti di abbigliamento e olio di foca di tutte le specie presenti in Canada, a esclusione di quelle dal "manto bianco" o dal "manto grigio blu".
L'Italia commercia legalmente i seguenti prodotti di foca:
- Olio e grasso
- Pelli grezze
- Pelli conciate assemblate e non assemblate
- Articoli e accessori di abbigliamento e accessori.

Nel 2003 il nostro Paese ha importato 15.659 pelli di foca e ne ha esportate 7.688. Nel triennio 2000-2003 il fatturato italiano delle importazioni di pelli, pellicce grezze e derivati di foca (es. olio) è stato di 8,4 milioni di euro, mentre il fatturato delle esportazioni ha raggiunto i 16,2 milioni di euro, a conferma della consistente attività di trasformazione svolta dall'Italia in questo settore. Alla luce di questi dati economici, la LAV ritiene particolarmente significativo che proprio dalle istituzioni Italiane e dall'Unione Europea intera giunga un monito ufficiale a mettere fine al commercio internazionale di pelli, pellicce e derivati di foca. Allo stesso tempo, in cooperazione con l'IFAW, la LAV sta conducendo una campagna di pressione nei confronti delle autorità canadesi, per convincerle a vietare la caccia.
Negli ultimi 12 mesi la LAV ha raccolto circa 100.000 firme in tutta Italia, attraverso una petizione popolare con la quale chiede al Governo italiano di vietare per legge ogni forma di commercio di pelli, pellicce e derivati di foca. Il modulo cartaceo della petizione si può scaricare dal sito internet della LAV: www.infolav.org per aiutare l'Associazione a raccogliere quante più firme possibili (entro il 31 maggio 2005), oppure si può firmare direttamente nella pagina on line (petizione ). La LAV sollecita così il Governo italiano ad attivarsi per attuare la Risoluzione 8-00080, approvata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati il 22 aprile 2004, che impegna il Governo "a promuovere in tutte le sedi internazionali e comunitarie iniziative normative dirette a vietare l'utilizzo di foche o parti di foca, l'importazione e la detenzione di pelli, pellicce, oggetti così ottenuti".
Gli unici Stati che finora hanno assunto ufficialmente una posizione contraria al commercio di prodotti derivati da questi animali, sono:
- gli Stati Uniti: hanno proibito, con il "Marine Mammal Act", l'importazione, l'esportazione, la vendita e il possesso di ogni prodotto derivante da mammiferi marini; - il Belgio: ha deciso di stabilire un bando sull'importazione e la vendita di pelli di foca; - la Gran Bretagna: ha espresso una condanna formale.

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postato da camozzi 09:22 | commenti (1) | denuncia e petizioni, maltrattamenti atti crudeli

mercoledì, marzo 30, 2005

Medicine senza controindicazioni

Per far arrivare un farmaco sul banco di una farmacia occorrono molti anni di test e non solo a causa delle rigide regolamentazioni in materia, ma anche perché parte delle componenti chimiche dei medicinali è di origine grassa e quindi non solubili nell'acqua e nel sangue.
Per renderli adatti al nostro corpo vengono studiate delle soluzioni chimiche che prevedono l'uso di oli particolari (come l'olio di semi di soia) e additivi (simili ai detergenti) capaci di rendere i grassi chimici solubili nei fluidi del nostro corpo.
Questo processo di formulazione oltre ad essere lungo e complesso, ha anche delle controindicazioni: gli oli e gli additivi possono provocare reazioni allergiche e in caso di uso continuativo anche aumentare i livelli di grassi nel sangue.

Un processo alternativo. Secondo alcuni scienziati dell'università di Canberra, in Australia, esiste una soluzione alternativa: un processo particolare che permette, senza usare altri agenti chimici, di sciogliere l'olio nell'acqua, dopo aver tolto tutti i gas presenti nell'acqua. Ric Pashley e Mathew Francis hanno testato la nuova tecnica su due farmaci di origine grassa: il griseofulvin, un medicinale solido preso per via orale, usato nel trattamento dei funghi e il propofol, un sedativo somministrato per infusione endovenosa.

Meno dolore. Le formulazioni delle medicine da somministrare per iniezione sono molto complesse perché piccole quantità di medicinale devono contenere molti elementi, per questo spesso sono dolorose. «Con il nuovo sistema si potrebbero ottenere delle goccioline di piccole dimensioni senza disperdere i principi attivi - afferma Laurence Mather dell'università di Sydney - questa tecnica ha la possibilità di aprire la strada per produrre molte medicine da iniettare senza formule troppo complicate».

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martedì, marzo 29, 2005

MILIONI DI PICCOLI MIGRATORI VITTIME SULLE ISOLE PONTINE
Allarme lanciato dalla LAC

29 marzo 2005 - Non solo le rondini, che annunciano l'inizio della primavera. Sono molti altri i piccoli uccelli migratori, che in questa stagione arrivano in Italia dall'Africa, a essere minacciati dai bracconieri nelle isole dell'arcipelago delle Pontine, al largo delle coste laziali. E' l'allarme lanciato dalla Lega per l'abolizione della caccia, che ha effettuato a Ponza un'operazione antibracconaggio, la prima iniziativa di un lungo campo che prevede la permanenza sull'isola di un nucleo stabile di volontari nei mesi di aprile e maggio, per contrastare le forme di caccia illegale, siano esse il trappolaggio o lo sparo in periodo di caccia chiusa.
Le vittime sono stiaccini, saltimpali, codirossi, pigliamosche, balie, tutte specie minacciate in Europa, per alcune delle quali si teme addirittura l'estinzione nel giro di mezzo secolo. Tutte specie, di conseguenza, strettamente protette dalla legge. Nell'arco di 12 ore, i volontari della Lac hanno rimosso dagli orti di Ponza ben 293 taglioline a scatto, un numero altissimo, mai riscontrato sull'isola.
Fra le vittime proprio codirossi, ballerine bianche, saltimpalo e pettirossi; una trentina sono stati trovati morti, per cinque di loro invece si e' arrivati fortunatamente in tempo per ridargli la liberta'.
Pochi giorni prima, un blitz dei carabinieri aveva portato a scoprire 1400 uccelletti appena uccisi sulla barca di un bracconiere di spola fra Ponza e Palmarola. Con il proprio intervento, l'associazione per l'abolizione della caccia vuole cosi' denunciare la gravita' e la massiccia diffusione di pratiche altamente dannose sul piano ambientale e insieme sollecitare le autorita' competenti a intervenire radicalmente per reprimere un fenomeno che troppo a lungo e' stato tollerato e considerato minoritario.

(Rre/Col/Adnkronos)

lunedì, marzo 28, 2005

Dubbio sugli Ogm

23 marzo 2005 - Api e farfalle danneggiate dalle coltivazioni geneticamente modificate. Lo affermano ricercatori britannici sulla rivista Proceedings of the Royal Society. Secondo lo studio triennale commissionato dal governo di Londra la presenza di organismi geneticamente modificati nelle coltivazioni potrebbe alterare l'equilibrio delle specie di erbe selvatiche necessarie alla vita degli insetti. I risultati relativi a coltivazioni di canola evidenzierebbero una diminuzione di addirittura due terzi nella popolazione di farfalle e di circa la metà in quella di api. La modificazione genetica servirebbe infatti a rendere il raccolto resistente all'erbicida impiegato per distruggere l'erba infestante, molto gradita invece ad api e farfalle. Gli effetti negativi risentiti da questi insetti si potrebbero poi estendere a tutta la catena alimentare fino a coinvolgere molte specie di uccelli. Secondo le organizzazioni dei produttori, i risultati si presterebbero però a una interpretazione più benevola nei confronti degli ogm, in quanto solo una piccola parte degli insetti ne sembrerebbe risentire e solo per una parte limitata del periodo di raccolto. La ricerca britannica rappresenta comunque il più importante studio finora condotto sull'impatto ecologico delle coltivazioni transgeniche, avendo coinvolto più di 150 ricercatori per tre anni. (m.cap.)

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domenica, marzo 27, 2005

L'errore di Mendel

(giovedì 24 marzo) - La legge dell'ereditarietà di Mendel, accettata da tutto il mondo scientifico da più di 100 anni e insegnata in tutte le scuole, potrebbe non essere sempre valida. Lo sostiene una ricerca pubblicata su Nature da un gruppo di studiosi guidati da Robert Pruitt, genetista molecolare dell'Università di Purdue, nell'Indiana (USA).
I ricercatori hanno studiato una pianta, l'Arabidopsis, che spesso presenta una mutazione genetica che impedisce ai fiori di aprirsi. Se entrambi i genitori hanno due copie del gene mutante, chiamato hothead (testa calda), la legge di Mendel prevede che anche la prole lo abbia, mentre gli esperimenti di Pruitt dimostrano che nel 10 per cento dei casi la prole ha il gene sano, ereditato dai "nonni", con i fiori normali. "Questo mette in crisi tutte le nostre convinzioni" spiega Pruitt, "e significa che il meccanismo dell'ereditarietà è più flessibile di quanto creduto in passato: le leggi di Mendel che abbiamo studiato a scuola restano fondamentalmente corrette, ma non valgono in assoluto". Questa ricerca potrà avere anche significative conseguenze pratiche: anche se il gene hothead non è presente negli animali, secondo molti indizi lo stesso ruolo potrebbe essere giocato da altri geni. Quando gli scienziati ne sapranno di più, il meccanismo dell'Arabidopsis potrà essere di grande aiuto per la terapia genica. (p.g.)

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sabato, marzo 26, 2005

"ANIMAL SENTIENCE"

Seicento delegati da tutto il mondo all'iniziativa proposta da Compassion in World Farming

26 marzo 2005 - Ė difficile tradurre in Italiano i termini “animal sentience” in quanto la parola “sensibilità” non rende completamente l’idea della terminologia inglese, che vuole esprimere sensibilità come soggettività, nel senso della presenza esperienziale nel mondo degli animali non umani. Il 17 e 18 marzo Compassion in World Farming ha organizzato un incontro internazionale per discutere di “animal sentience”, al quale hanno partecipato circa 40 relatori e più di 600 delegati da tutto il mondo.
Il riconoscimento della soggettività e della sensibilità animale viene ritenuto il fondamento epistemologico del riconoscimento dell’animal welfare, ma alla convention non si è parlato soltanto di benessere animale ma anche di diritti degli animali, con Mark Bekoff, Jane Goodall, Andrew Linzey e, ovviamente, Tom Regan, unanimemente considerato il padre fondatore della teoria degli animal rights. Ė importante sottolineare la differenza tra animal welfare e animal rights perché il primo si prefigge un miglioramento – seppur radicale – nelle condizioni di allevamento degli animali nel mondo, ma non mette in discussione il fatto che gli animali debbano continuare a morire per finire sulle nostre tavole. L’animal welfare in questo senso è da considerare un – seppur importante – passo verso il riconoscimento dei diritti morali e legali degli animali che vivono sotto il controllo della specie umana. I membri di Compassion in World Farming ne sono perfettamente consapevoli e sono quasi tutti vegani e vegetariani ma, data la complessità delle relazioni socioeconomiche che coinvolgono centinaia di milioni di esseri umani e miliardi di animali, bisogna puntare verso una data direzione e procedere passo passo, anche attraverso l’ampliamento dell’accesso al cibo eticamente corretto da parte delle grandi masse che, secondo il professor Tim Lang dell’Università di Londra attualmente è praticamente impossibile, in quanto le grandi compagnie alimentari controllano in maniera pressoché totalitaria la distribuzione delle risorse alimentari e impediscono virtualmente – con la complicità dei politici – la diffusione delle informazioni corrette concernenti la nutrizione umana.

Milioni di persone muoiono ogni anno uccise dalle industrie zootecnologiche e casearie per malattie cardiovascolari, neoplastiche e neurodegenerative connesse con l’uso esagerato di cibi animali, come non ha mancato di rimarcare recentemente anche il vegetariano Umberto Veronesi. Secondo Tim Lang un giorno queste industrie saranno chiamate a rispondere di questo vero e proprio sterminio di massa. Quando i vostri genitori, i vostri nonni o i vostri amici e conoscenti muoiono di cancro al colon, di infarto, di ictus, di Alzheimer, smettete di credere che sia per caso o per punizione divina: sono stati i grassi animali a ucciderli, oppure gli ormoni, i vaccini e gli antibiotici contenuti nelle carni, nelle uova e nei prodotti caseari che hanno mangiato per decenni. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo, divenuto ormai un mattatoio globale, sempre nel nome del capitalismo industriale sopranazionale. Lo stesso dicasi per le centinaia di migliaia di persone che muoiono uccise da farmaci testati su animali, senza che vi sia alcuna verifica di sicurezza reale per la salute umana (SI VEDA IL MIO ARTICOLO SUL REACH). Non sappiamo quando l’umanità acquisirà la consapevolezza collettiva per porre fine a tutto questo – come ha deciso di porre fine alla schiavitù legale degli esseri umani – o se prima il grande macello globale – con la sua sete di risorse – porrà fine alla società umana così come la conosciamo ora. Quello che è certo è che non crederemo mai alle parole di Keith Kenny, capo della strategia alimentare di Mc Donald’s in Gran Bretagna, il quale alla conferenza ha presentato un vero e proprio spot della sua azienda che dopo il 1999 avrebbe raggiunto il più alto standard di welfare per gli animali nelle sue linee della morte. Purtoppo i relatori sono stati così tanti che non c’è stato un vero e proprio dibattito in chiusura di ogni sessione di lavoro, per cui non è stato possibile chiedere a “Mr Mac Donald’s” perché semplicemente non passa a produrre hamburger vegani, che costerebbero all’azienda circa 200 volte di meno. La verità è che la gente vuole nutrirsi di cadaveri, la verità è che – come afferma Tom Regan – gli esseri umani traggono un enorme piacere nel nutrirsi dei prodotti della sofferenza altrui. Alla fine il mercato è creato dalla domanda e finché la domanda di cibo etico non crescerà significativamente, l’animal welfare sarà il massimo che potremo ottenere, ma è già qualcosa. Nella Costituzione Europea c’è un riferimento agli animali come “esseri senzienti”. Tra poco nessuno potrà più dire che “gli animali sono come i sassi, non sentono nulla”. La conferenza di Londra ha dimostrato – e in questo ha raggiunto il suo scopo – che tutti i vertebrati sono senzienti e che i mammiferi e gli uccelli possiedono abilità cognitive così raffinate da rendere il nostro antropocentrismo epistemologico antiquato e antiscientifico come il geocentrismo dei secoli passati. Il nostro antropocentrismo etico appare sempre più come una forma di specismo la quale non può che avere gli anni contati.

Alessandro Arrigoni

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venerdì, marzo 25, 2005

Gli elefanti imparano a comunicare imitando i suoni

Una elefantessa che abita in Kenya e un elefante africano della stessa specie (Loxodonta africana) che vive in uno zoo svizzero possono “parlare” due lingue assolutamente diverse e non riconoscibili tra loro.
Sulla comunicazione tra gli elefanti si sa ancora molto poco, anche se è certo che i loro versi sono tra i più sofisticati e vari del regno animale. Ma non è tutto: alcuni ricercatori del Amboseli Elephant Research Project in Kenya si sono accorti che gli elefanti imparano a emettere i suoni attraverso l'imitazione.

Imitare per imparare L'imitazione vocale - usata da uccelli, pipistrelli, delfini e balene - è una tecnica di apprendimento del “linguaggio” abbastanza rara, soprattutto tra i mammiferi terrestri. Finora, infatti, si pensava che ne fossero capaci soltanto i primati.
Mlaika, un esemplare di elefante africano femmina di 10 anni, vive in semi cattività a tre chilometri dall'autostrada Mombasa-Nairobi in Kenya, molto frequentata dai camion. Gli scienziati, colpiti dai suoi versi inusuali, li hanno analizzati e hanno scoperto che il suono somiglia, come frequenza e “melodia”, proprio a quello dei tir che passano ogni giorno dall'autostrada.
Dopo Mlaika sono stati analizzati anche i versi di un altro elefante africano, Calimero, che vivendo in uno zoo con alcuni elefanti asiatici (Elephas maximus) ha imparato a “cinguettare” come loro. Gli elefanti africani, infatti, di solito emettono un suono profondo e prolungato, mentre quello degli asiatici è più simile a un “cinguettio”.

Suono sociale. In condizioni normali molto probabilmente l'imitazione vocale è utile per cementare i legami tra i membri di uno stesso gruppo. In questo modo ogni branco ha il suo “dialetto”. Una forma di comunicazione che, secondo gli esperti, potrebbe servire anche a distinguere le famiglie tra loro, un po' come noi ci riconosciamo dal cognome.

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giovedì, marzo 24, 2005

I test chimici: crudeli ed inaffidabili

Ogni anno in Europa circa 700.000 animali vengono uccisi nei laboratori per testare la tossicità delle sostanze chimiche: costretti ad ingoiare pesticidi, vernici, colle disinfettanti; ad inalare vapori chimici, a verificare sulla propria pelle e sui propri occhi la capacità corrosiva ed irritante di questi prodotti. Tutti gli animali utilizzati muoiono: uccisi dagli effetti dannosi dei test, oppure soppressi alla fine della sperimentazione. Tutto questo per ottenere risultati inapplicabili all’uomo perché ogni specie animale risponde in modo diverso alle sostanze con cui entra in contatto, così quello che risulta innocuo per un ratto, un coniglio, un cane o perfino per una scimmia può essere nocivo per l’uomo. Molte sostanze sperimentate sugli animali, ritenute sicure ed immesse sul mercato, si sono rivelate pericolose per l’uomo, solo per citare le più diffuse:

  • Amianto : il ratto si è dimostrato 300 volte meno sensibile dell’uomo all’insorgenza del cancro per inalazione delle fibre d’amianto, ma nonostante questo rimane la specie più utilizzata nei test di inalazione
  • Benzene: impiegato nei combustibili, nelle plastiche e nelle vernici è innocuoper il ratto mentre è altamente tossico per l’uomo
  • Metanolo: rende cieche le persone ma non gli animali su cui è stato sperimentato.

Oggi è possibile verificare e conoscere gli effetti reali delle sostanze chimiche sull’uomo tramite metodi alternativi alla sperimentazione animale che forniscono risultati scientificamente affidabili e realmente applicabili all’uomo.
I test chimici sono cruenti per gli animali e pericolosi per la salute dell'uomo.
Eppure continuano

Il REACH

L’unione Europea dovrà emanare una normativa denominata REACH che prevede la regolamentazione delle sostanze chimiche e la verifica della tossicità di 30.000 sostanze, immesse sul mercato senza controllo e potenzialmente dannose per l’uomo. La proposta attuale ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo dei metodi alternativi ma nella pratica prevede ancora l’utilizzo di animali, (si stima che saranno uccisi nei laboratori fino a 50 milioni di animali), la LAV è ha elaborato la "Piattaforma LAV sul REACH" , un documento programmatico finalizzato ad una modifica di tale normativa, affinché si bandiscano i test su animali e si preveda l’uso di metodi alternativi, affidabili e sicuri.

Ogni giorno entriamo in contatto con migliaia di sostanze chimiche, si trovano nelle fibre tessili, nella plastica, nei prodotti per la casa e la cucina. Sono sostanze che sviluppano delle reazioni con l’organismo umano e, se sono tossiche, possono creare gravi danni alla nostra salute e all’ambiente.

Nonostante questo molte, circa 30000, sono state immesse in commercio senza controlli sulla loro tossicità, resi obbligatori solo dopo il 1981 dalla direttiva 79/831/CEE. Oggi si ipotizza che molte patologie in crescita (tumori, disfunzioni endocrine, malformazioni) siano collegabili proprio all’utilizzo di sostanze chimiche pericolose.

L’Unione Europea sta mettendo a punto una normativa denominata REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) che darà vita ad un nuovo sistema di regolamentazione per le sostanze chimiche. Questa norma struttura i controlli da effettuare su tali sostanze in relazione alla loro diffusione: maggiore è la quantità immessa in circolazione, maggiori saranno i controlli da effettuare per ottenere l’autorizzazione alla sua produzione. Questo percorso sarà effettuato per ogni nuova sostanza chimica che si vuole immettere in commercio e per le circa 30.000 sostanze introdotte sul mercato prima del 1981.

Per approfondimenti sulla normativa REACH, puoi consultare l'articolo
La nuova normativa sulle sostanze chimiche", scritto per Impronte da Roberto Bennati, Responsabile LAV delle campagne Europee.

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martedì, marzo 22, 2005

 Scattanti come vampiri

Il vampiro, sinistro protagonista di numerosi film horror, è una delle numerose specie di pipistrello che popolano il nostro pianeta.
Noto, o forse famigerato, per la sua alimentazione a base di sangue, questo mammifero volante ha recentemente dimostrato di essere anche un ottimo corridore: a differenza degli altri pipistrelli che a terra si muovono in modo lento e goffo, il vampiro è infatti in grado di correre a una velocità di oltre un metro al secondo.

Jogging da vampiri. Daniel Riskin dalla Cornell University di Ithaca (USA) ha catturato cinque esemplari di questo animale, e grazie a un piccolo tapis roulant ne ha saggiato le capacità podistiche mentre ne riprendeva i movimenti con una telecamera ad alta velocità.
Dall'analisi delle immagini pubblicata su Nature è emerso che l'andatura del vampiro a terra è una vera e propria corsa: c'è infatti un momento in cui tutto il suo corpo è sollevato da terra, proprio come quello di un cavallo quando galoppa. Appoggiandosi sulle zampe posteriori, il piccolo animale si lancia in avanti, atterra sulle giunture delle zampe anteriori (trasformate in ali), e si dà un'ulteriore spinta verso l'alto fino a ricadere nuovamente sugli arti posteriori.

Correre per mangiare. I pipistrelli hanno perso la capacità di muoversi a terra molto presto nella storia evolutiva: i vampiri l'hanno poi dovuta riacquistare e perfezionare a causa delle loro necessità alimentari.
Il vampiro succhia il sangue ai grossi animali da pascolo, effettuando una piccola incisione sulle loro zampe. Ecco perché ha la necessità di muoversi a terra in modo rapido e silenzioso, tra branchi di mucche o cavalli addormentati.
Secondo i ricercatori tale capacità di movimento si è probabilmente sviluppata prima della comparsa dell'allevamento, che ha reso i pasti del vampiro più semplici e abbondanti.

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SEMPRE MENO PIPISTRELLI IN ITALIA, AGRICOLTURA LI CACCIA VIA
Sui chirotteri nuovo studio per Ministero dell'Ambiente ed Infs

22 marzo 2005 - Vivono sulla terra da 50 milioni di anni, sono importanti nell'equilibrio ecologico perche' grandi cacciatori di insetti, ma in Italia sono minacciati dalla distruzione delle aree forestali e dall'agricoltura intensiva: sono i chirotteri, meglio conosciuti come pipistrelli.
In Italia ne esistono 35 specie, 8 sono considerate a rischio (vulnerabili) secondo le categorie IUCN (UNione Mondiale della Conservazione) 6 a basso rischio ma prossime a diventare vulnerabili, 16 a basso rischio, mentre su 5 specie non ci sono dati sufficienti (non valutate).
Il dato emerge dalle ''Linee Guida per il monitoraggio dei Chirotteri: indicazioni metodologiche per lo studio e la conservazione dei pipistrelli in Italia'', curato dagli esperti Agnelli, Martinoli, Patriarca, Russo Scaravelli e Genovesi per conto del Ministero dell'Ambiente e dell'INFS.
Gli otto pipistrelli minacciati sono quattro specie di vespertilio (dasicneme, di Bechstein, Capaccini,smarginato), tre di ferro di cavallo (euriale, minore e di Mehely), e il barbastello.
Tra i mammiferi terrestri presenti nel nostro Paese, costituiscono l'ordine rappresentato dal maggior numero di specie minacciate. ''L'avanzato stato di specializzazione e la loro particolare sensibilità al disturbo nelle fasi critiche nell'ibernazione, fanno dei chirotteri uno dei gruppi più vulnerabili alle rapide modificazioni ambientali'' sottolineano gli esperti.
I chirotteri esistevano gia' 50 milioni di anni fa, da allora la loro abbondanza ha subito grandi variazioni a causa dei cambiamenti del clima e della della copertura vegetale. Sostanziale declino che ha portato dagli anni '50 ad oggi a locali estinzioni. ''Le necessita' primarie dei pipistrelli - si legge nello studio - sono la disponibilita' di rifugi adeguati e aree di alimentazione dove cacciare insetti''.
Alla base della rarefazione di questi mammiferi volanti, la distruzione dei siti di riposo diurno, di riproduzione e ibernazione a causa di interventi forestali o disturbo e chiusura grotte, cave o miniere abbandonate. Inoltre la riduzione delle superfici forestate, l'agricoltura intensiva e meccanizzata, l'abuso di pesticidi, la bonifica delle zone umide: tutti fattori che provocano la diminuzione delle prede.
Di recente in Sardegna e' stata individuata una nuova specie, l'orecchione sardo: si tratta della prima ed unica specie di pipistrello italiano endemico, segnalato esclusivamente in Sardegna.
Una delle tecniche per lo studio e' l'uso di rilevatori ultrasonici (bat detector) che permette di individuare le specie presenti piu' conosciute sulla base della registrazione e analisi delle emissioni ultrasonore durante il volo. Secondo le "Linee Guida per il monitoraggio dei chirotteri", nonostante l'importanza di questi animali, esistono pochi studi. I chirotteri sono i mammiferi meno studiati, e la loro conoscenza e' lacunosa e frammentaria. Di recente varie normative internazionali, recepite in Italia, hanno riconosciuto il ruolo dei chirotteri nell'economia degli ecosistemi e per la conservazione della biodiversita', in particolare la Direttiva 92/43/CE che ne promuove lo studio.

(ANSA)

sabato, marzo 19, 2005

PASQUA, L'ENPA FERMA UN CARICO DI AGNELLI
Bloccato ad Arcoveggio un carico di 800 agnelli proveniente dalla Slovacchia.
Tre sono stati trovati morti: l’impianto di abbeveraggio era disattivato. Molti altri animali erano feriti. Il conducente del tir, un cittadino belga, denunciato dalla Protezione Animali per uccisione e maltrattamento di animali.

18 marzo 2005 – Un carico di 800 agnelli proveniente dalla Slovacchia è stato bloccato dalle Guardie Zoofile dell’Enpa di Bologna e dalla Polizia stradale all’altezza del casello di Arcoveggio, sulla Bologna-Padova. Sul camion, le Guardie hanno trovato tre agnellini morti, stremati dal lungo viaggio, e molti altri animali feriti. Il conducente, un cittadino belga, è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animali.
Le Guardie Zoofile, dopo una segnalazione di un automobilista in transito, hanno chiesto l’ausilio della Polstrada. Una pattuglia della Stradale, in pochissimi minuti ha intercettato il tir e lo ha costretto a uscire al casello di Arcoveggio per gli opportuni controlli, effettuati congiuntamente alle Guardie Enpa. Tre agnellini sono stati trovati morti, molti altri feriti. L’impianto di abbeveraggio automatico era inoltre disattivato. Tra l’altro, dall’esame della documentazione relativa al trasporto, è stato accertato che il viaggio era cominciato oltre 24 ore prima e che l’autista non si era mai fermato per alimentare gli animali. Gli ottocento agnelli erano diretti a un macello di Grosseto. Sul luogo è intervenuto anche un veterinario della Asl di Bologna. Le Guardie Zoofile hanno denunciato il conducente per maltrattamento e uccisione di animali: reati puniti, secondo la nuova legge sui maltrattamenti, con il carcere.
Ogni anno, per festeggiare la Pasqua, in Italia vengono uccisi due milioni di agnelli. L’Enpa invita anche quest’anno gli italiani a cambiare menu.

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venerdì, marzo 18, 2005

PET-THERAPY, CANI AIUTANO ANZIANI IN DIFFICOLTA' A TORINO
In Asl con il golden retreiver Gilda

17 marzo 2005 - E' molto positivo il bilancio del primo anno di lavoro sperimentale, fatto a Torino, di ''pet-therapy'', ovvero l'utilizzo dei cani nella cura delle persone. Il progetto ha riguardato un gruppo di anziani non autosufficienti all'interno di un residenza dell'Asl 4. Gli anziani coinvolti, per ora una ventina (su 95, ovviamente non tutti sono idonei o interessati) hanno cominciato, grazie a Gilda, un dolce golden retriever di un anno e mezzo, a relazionare in modo diverso.
Si tratta di anziani, alcuni malati di Alzheimer o con grosse patologie relazionali e disturbi di varia natura, a volte legati alla mobilita' altre alla salute mentale: nella maggior parte dei casi, il rapporto nato con il cane ha aumentato la loro disponibilita' a comunicare con l'esterno, e' migliorato il loro umore ed e' stata esperita un'emotivita' in molti di loro scomparsa. ''Molti degli anziani coinvolti - hanno spiegato l'etologa Cristina Giacoma e il veterinario Anna Cavallaro - hanno ripreso, grazie a Gilda - a muoversi, a pensare positivo per il fatto di attendere il giorno dopo e l'incontro personale con l'animale. Alcuni hanno semplicemente ripreso ad 'amare' la vita attraverso l'affetto con il cane, a mangiare, ad occuparsi del proprio corpo e cosi' via''.
Ma preparare un cane per questo tipo di delicato servizio, secondo i dettami della Delta Society americana e, in seconda istanza, dell'Aiuca italiana (le volontarie che gestiscono Gilda e lo stesso cane hanno intanto preso, nel corso di quest'anno, il relativo brevetto e ora possono continuare nell'attivita' anche altrove) e' costoso e impegnativo. L'animale viene educato a non distogliere, per tutto il tempo dell'incontro con l'anziano, l'attenzione da lui, in modo da smuovere l'emotivita' del paziente. In molti casi si tratta di sedute, anche di mezz'ora vis a vis cane-anziano. L'animale, dopo un certo impegno, deve essere tenuto a riposo, altrimenti il servizio ne viene a patire, come la stessa salute del cane.
Ora, dopo questo primo anno sperimentale (il servizio con Gilda continuera', anche perche' gli anziani, in caso contrario, avrebbero probabilmente dei veri traumi), realizzato anche grazie al Rotary Club Torino Mole Antonelliana e ai dipendenti San Paolo Imi, gli organizzatori vorrebbero allargare il programma ad altre residenze anziani per non parlare di residenze per bambini malati. ''In Italia questo tipo di attivita' e' ancora poco riconosciuta - ha spiegato Giulio Fornero, direttore dell'Asl 4 - ma devo dire che si tratta di un tipo di intervento sanitario di notevole livello pratico.
Inoltre ha una ricaduta positiva anche sulla stessa struttura sanitaria e sulla qualita' del lavoro degli stessi medici e infermieri. La pet-therapy nei corridoi delle strutture piu' difficili - ha aggiunto - si porta dietro un sentimento di simpatia e un surplus di positivita' relazionale il cui valore lo si puo' immaginare senza fatica. Ci auguriamo che questi esperimenti si possano ripetere e ampliare e che possano diventare un settore di ricerca applicata anche nel nostro paese''.

(ANSA)