La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

lunedì, febbraio 28, 2005

 (Eco)plastica all'arancia

La buccia d'arancia, ottima per le marmellate e i canditi, ha un nuovo rivoluzionario utilizzo: produrre plastica

Non solo del maiale, ma anche dell'arancia, non si butta via niente. Nemmeno la scorza. Un team di ricercatori della Cornell University ha infatti scoperto che dalle bucce del dolce frutto è possibile ricavare un polimero plastico a basso impatto ambientale, idoneo a numerosi utilizzi.
Il nuovo materiale viene ricavato dal limonene, una sostanza oleosa a base di carbonio già utilizzata con successo nell'industria chimica per conferire ai detersivi il classico aroma di agrume.
Il professor Coates e il suo staff hanno sintetizzato il nuovo polimero combinando l'ossido di limonene, un derivato dell'olio di limonene, con l'anidride carbonica. La reazione tra i due elementi è resa possibile da uno speciale catalizzatore realizzato dagli stessi ricercatori: si tratta di una nuova molecola che velocizzando la reazione tra le due sostanze permette di ottenere il carbonato di polilimonene, un polimero plastico del tutto simile al polistirene.

Plastica ecologica. Il polistirene, come la quasi totalità delle materie plastiche, viene ottenuto dal petrolio mediante processi chimici altamente inquinanti. Il polimero del professor Coates, al contrario, non solo utilizza materie prime rinnovabili e a basso costo, ma permette anche di impiegare utilmente l'anidride carbonica prodotta dalle attività umane e responsabile dell'effetto serra.

Auto alla soia. L'idea di ottenere plastiche ecologiche a partire dai vegetali non è comunque nuova: già negli anni '30 Henry Ford inseriva nei pannelli interni delle sue automobili una plastica ricavata dalla soia.

CD ai cereali. Pochi mesi fa un team di ricercatori giapponesi ha messo a punto il MildDisc, un compact disc realizzato con una materia plastica derivata dal mais, che incenerita o sotterrata non lascia sostanze nocive.
Anche i pomodori hanno dimostrato di essere un'ottima materia prima per la realizzazione dell'eco plastica. I ricercatori del CNR di Pozzuoli hanno infatti ricavato dalle bucce del rosso ortaggio un polisaccaride con il quale si possono realizzare buste di plastica a basso impatto ambientale. 

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postato da camozzi 16:03 | commenti | ambiente e comportamento

domenica, febbraio 27, 2005

I bambini e la carne
Perché non possono essere presi in considerazioni i risultati di questa ricerca non etica

In relazione all’enorme scalpore suscitato dalla notizia apparsa sulla stampa statunitense, riferita alle dichiarazioni delle dr.ssa Lindsay Allen sui supposti benefici dei cibi animali e sugli altrettanto supposti svantaggi delle diete a base dei cibi vegetali nello sviluppo psicofisico dei bambini, Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana precisa quanto segue:

1. La dr.ssa Allen appartiene all’US Agricultural Research Service, che fa parte dell’US Department of Agricolture, quello stesso USDA che nel 1992 ha emanato la Piramide Alimentare USDA, che abbonda di latticini, prodotti di origine animale, grassi ed olii.

2. Lo studio al quale fa riferimento la dr.ssa Allen, pubblicato sul Journal of Nutrition del 2003 (133, pp 3965S-3971S) è stato presentato alla conferenza ''Animal Source Foods and Nutrition in Developing Countries'' (Washington, D.C. 2002), organizzata dall’ International Nutrition Program e sponsorizzata dal Global Livestock-Collaborative Research Support Program (per chi non conoscesse l’inglese, precisiamo che Livestock significa bestiame), nonché supportato dal Child Nutrition Project del Global Livestock CRSP.

3. Questo studio, dal titolo “I cibi animali migliorano lo stato dei micronutrienti e le funzioni (cognitive, ndr) nei paesi in via di sviluppo”, è stato condotto in Kenya su circa 500 bambini malnutriti, che assumevano solamente cibi amidacei quali grano e fagioli, e che sono stati suddivisi in 4 gruppi: un gruppo di controllo, rimasto a grano e fagioli, e altri 3 gruppi ai quali sono stati rispettivamente somministrati carne, latte e olio vegetale. I risultati hanno dimostrato che i bambini del gruppo di controllo, malnutriti, avevano i peggiori risultati ai test di valutazione delle funzioni cognitive. Lo studio è stato sostenuto per 2 anni, mantenendo i bambini in stato di malnutrizione per tutto il tempo necessario alla conclusione dello studio stesso.

Appare chiaro anche ad un lettore inesperto come utilizzare questi risultati per concludere che le diete a base di cibi vegetali siano dannose per i bambini, per il cui corretto sviluppo sarebbero indispensabili i cibi animali, sia una frode scientifica. Un bambino africano malnutrito – purtroppo per lui- non ha nulla in comune, dal punto di vista dell’apporto nutrizionale, con un bambino dei paesi occidentali che assuma una dieta variata a base di cibi vegetali, la cosiddetta dieta vegana. Pertanto i bambini malnutriti che fungevano da gruppo di controllo non possono essere equiparati ai bambini vegani dei paesi occidentali, la cui crescita e sviluppo sono risultati normali in studi scientifici internazionali.

Questo studio e le relative dichiarazioni della dr.ssa Allen non rimettono in discussione quanto è patrimonio della letteratura medica internazionale, risultato di oltre 50 anni di ricerche e studi nel campo della nutrizione vegetariana e sancito dall’American Dietetic Association e dai Dietitians of Canada, e cioè che “le diete vegane ben bilanciate e altri tipi di diete vegetariane risultano appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza”, e che “le diete vegetariane nell’infanzia e nell’adolescenza possono essere d’ausilio nello stabilire sani schemi alimentari, validi per tutta la durata della vita, e possono offrire alcuni importanti vantaggi nutrizionali”.

I risultati di questa ricerca non etica, sovvenzionata dagli allevatori di bestiame, non possono venire trasferiti alla situazione dei bambini vegani dei paesi occidentali, che assumono grandi varietà di cereali, legumi, frutta, verdura, semi oleaginosi e che utilizzano alimenti fortificati con vitamina B12. Bambini che avranno uno sviluppo psicofisico nomale e che saranno protetti, anche se non totalmente immuni, dalle gravi malattie che flagellano la nostra società, le malattie della ricchezza: infarto, ictus cerebrale, ipertensione, diabete, obesità, cancro e osteoporosi. A differenza dei bambini africani dello studio, che probabilmente contrarranno le malattie della povertà, legate alle infezioni e alla malnutrizione.

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana 
 

sabato, febbraio 26, 2005

Non rifare il letto, respirerai meglio

Per i più pigri è un supplizio. Per gli amanti della casa in ordine, una necessità da svolgere nel più breve tempo possibile, appena alzati. Si tratta del rifacimento del letto, operazione svolta (più o meno) ogni giorno. Niente di più sbagliato, almeno secondo Stephen Pretlove, ricercatore dell'università britannica di Kingston.
Pretlove con un suo team ha realizzato un modello informatico per studiare la reazione degli acari della polvere ad alcune tra le più classiche situazioni domestiche. E ha scoperto che il sistema più efficace per combattere gli animaletti, responsabili di molte forme di allergie domestiche, è proprio lasciare il letto sfatto.

Alibi perfetto. «Sappiamo - dice Pretlove - che gli acari possono sopravvivere soltanto ricavando l'acqua di cui hanno bisogno dall'atmosfera e per farlo usano piccole ghiandole collocate sulla parte esterna del corpo. Il semplice atto di lasciare il letto sfatto durante il giorno è sufficiente a eliminare l'umidità da lenzuola, cuscini e materassi. In questo modo gli acari si disidratano e muoiono più facilmente». Per la gioia di pigri e allergici.

Vietato rifare il letto. Ora però gli studiosi inglesi vogliono passare a una fase pratica, per testare “dal vivo” quanto hanno predetto con i computer. Per questo hanno individuato 36 case in tutto il Regno Unito dove verrà realizzato un esperimento quanto meno singolare. Muniti di sacchetti pieni di acari andranno a spargerli nei letti delle famiglie che hanno dato il loro assenso. Che a questo punto verranno obbligate a non rifare più i loro letti.
Pretlove è sicuro che il sistema funzionerà davvero. Se fosse vero agli inglesi basterà essere un po' più disordinati per risparmiare i 700 milioni di sterline l'anno (oltre 1 miliardo di euro) spesi dal sistema sanitario per curare le allergie e l'asma provocate dagli acari. 

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venerdì, febbraio 25, 2005

Il sistema olfattivo delle api
L'attività del cervello presenta notevoli corrispondenze con una "mappa" degli odori

Sapori e odori svolgono un ruolo fondamentale nella ricerca di cibo per molti animali. Un nuovo studio sulla percezione degli odori nelle api mellifere, pubblicato sulla rivista "PLoS Biology", spiega ora come le api reagiscono a un insieme di profumi e illustra una mappa olfattiva che presenta notevoli corrispondenze con l'attività cerebrale.
I ricercatori, guidati da Martin Giurfa del
centro di ricerca sulla cognizione animale di Tolosa, hanno inizialmente addestrato migliaia di api ad associare una specifica sostanza chimica (per esempio l'alcole 1-nonanolo) a una ricompensa di saccarosio. Gli scienziati hanno poi verificato la risposta delle api a una serie di odori differenti, al variare della composizione chimica. Osservando quanto spesso le api rispondevano positivamente a un particolare profumo mentre erano state addestrate a rispondere a un altro, i ricercatori hanno potuto assegnare "distanze" percettive alle varie coppie di sostanze. Disegnando tutte queste distanze, hanno creato una mappa preliminare dello "spazio percettivo" delle api. Da questo confronto hanno scoperto, per esempio, che le api generalizzano principalmente per gruppi funzionali anziché per lunghezza delle catene di carbonio.
In precedenza, un altro gruppo di ricercatori aveva registrato le risposte cerebrali delle api alle stesse coppie di odori, determinando le distanze fra i centri di attività per ciascun profumo. Il team di Giurfa ha confrontato questi due set di dati, scoprendo che le distanze percettive e quelle neurali presentano fra di loro un'ottima correlazione. Ciò suggerisce l'esistenza di un codice specifico di una specie che lega insieme il comportamento e l'attività cerebrale degli insetti.

F. Guerrieri, M. Schubert, J.-C. Sandoz, M. Giurfa, "
Perceptual and neural olfactory similarity in honeybees". PLoS Biol 3(4): e60 (2005).

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giovedì, febbraio 24, 2005

 A Shocking Look Inside Chinese Fur Farms

When undercover investigators made their way onto Chinese fur farms recently, they found that many animals are still alive and struggling desperately when workers flip them onto their backs or hang them up by their legs or tails to skin them.

Skinned Alive

Because a fur's origin can't be traced, anyone who wears any fur at all shares the blame for the horrific conditions on Chinese fur farms. The only way to prevent such unimaginable cruelty is never to wear any fur.

Watch the Video: Inside the Chinese Fur Trade

http://www.peta.org/

EL ABUSO DE LOS OSOS

Las cantantes Sarah McLachlan y Patricia Manterola, la banda de rock Maná, la conductora de televisión María Celeste Arrarás (Primer Impacto), la actriz y cantante venezolana María Conchita Alonso y otras celebridades famosas, unieron fuerzas con PETA para ayudar a rescatar a siete osos polares que viajan con el circo mexicano Suárez Bros. (Suárez Bros. Circus) El circo transporta a los osos polares –animales nómades del Ártico– en pequeñas jaulas y los hacen actuar en regiones calurosas y húmedas de México, el Caribe, América Central y Sudamérica. PETA obtuvo un video que muestra a los osos jadeando constantemente mientras son golpeados con un látigo y un palo para que ejecuten ridículos y degradantes actos. Los osos están flacos, estresados, sucios y enfermos. En octubre de 1988, un oso polar sufrió una lenta agonía antes de morir luego de que un severo caso de lombrices fuese ignorado durante meses.

Desde que el circo llegó a Puerto Rico en junio del 2001, PETA reiteradamente advirtió a agencias federales que el calor sofocante y la humedad causa sufrimiento extremo a los osos polares. PETA ha estado trabajando con sociedades humanitarias locales para monitorear a los osos polares y educar al público, y hemos recibido comentarios de veterinarios y expertos en mamíferos marinos, que expresaron gran preocupación por el bienestar de los animales y temen que los osos corran el riesgo de graves lesiones físicas.

En agosto del 2001, el Departamento de Recursos Naturales y Ambientales de Puerto Rico, trabajando en colaboración con la Sociedad Humanitaria de Puerto Rico, acusaron al circo de crueldad, luego de descubrir a los osos viviendo en jaulas sucias de excremento, sin alivio alguno para las temperaturas que llegaban a los 113 grados.

En nombre de PETA, Sarah McLachlan, conocida por sus éxitos "Sweet Surrender", "Angel" y "Building a Mystery", exhortó al Departamento de Agricultura de Estados Unidos (USDA) a que rescatara a los osos polares del circo.

En octubre del 2001, Patricia Manterola le escribió al presidente mexicano Vicente Fox para exhortarlo a que prohibiera el uso de osos polares en los circos. Manterola escribió que "el Circo Suárez Bros. ha convertido a estos osos en criaturas aterrorizadas que son golpeadas para hacer ‘trucos’ que jamás harían naturalmente". Los rockeros de Maná también se dirigieron al Presidente Fox para ayudar a los osos polares.

Desde que llegó a tierra de Estados Unidos, el circo ha violado tanto del Acta de Protección de los Animales como el Acta de Protección de Mamíferos de mar. El 5 de noviembre del 2001 PETA entabló una demanda contra la USDA y el Servicio Federal de Peces y Vida Salvaje (USFWS) por no hacer respetar leyes federales y confiscar a los osos polares. Pese a la ola internacional de protestas, tanto la USDA como el USFWS han hecho caso omiso a cualquier pedido de ayuda a los animales.

Sin embargo, el Congreso de Puerto Rico está considerando una ley prohibiendo animales exóticos en los circos. El 5 de diciembre del 2001, la estrella de Univisión María Celeste Arrarás testificó en una audiencia ante los legisladores de Puerto Rico que están considerando prohibir los espectáculos con animales.

También citando las acusaciones presentadas por el Departamento de Recursos Naturales y Ambientales de Puerto Rico, María Conchita Alonso, en nombre de PETA, le pidió al presidente venezolano Hugo Chávez Frías que intervenga para impedir que el Circo Suárez Bros. ingrese al país.

Oprima aquí para leer el comunicado de prensa:
http://www.peta.org/news/NewsItem.asp?id=552

PETA también le pidió al presidente ruso Vladimir Putin que animara a las agencias de Estados Unidos a considerar la idea de rescatar del circo a los osos polares, todos ellos nacidos en Rusia. PETA quiere que Putin exhorte a las autoridades a que ponga en práctica las leyes federales e incaute a los osos.

Usted puede ayudar pidiéndole a la USDA que haga cumplir el Acta de Protección de los Animales (Animal Welfare Act), que revierta su decisión de privar a los osos polares de la piscina y aire acondicionado requeridos, y que confisque a los osos polares. Contacte a:

The Honorable Ann M. Veneman
Secretary of Agriculture
U.S. Department of Agriculture
14th & Independence Ave. S.W.
Washington, DC 20250
Tel.: 202-720-3631
Fax: 202-720-2166
E-Mail:
ann.veneman@usda.gov or agsec@usda.gov

Por favor, también escriba al Departamento del Interior de Estados Unidos, que supervisa las actividades del USFWS. Solicite que la agencia pare de emitir permisos de importación de especies protegidas a los circos, y mencione que el forzar a que animales estresados ejecuten difíciles rutinas no satisface ningún requisito educativo:

The Honorable Gale A. Norton
Secretary of the Interior
U.S. Department of the Interior
1849 C St. N.W.
Washington, DC 20240

Tel.: 202-208-7351
E-Mail:
gale_norton@ios.doi.gov

También puede ayudar enviando una breve y cortés carta a su congresista y/o senador, pidiéndole que investigue las actividades negligentes del Circo Suárez Bros. y que presione a la USDA para que confisque a los osos polares. Para encontrar a su senador/a o contacto, visite:
http://www.senate.gov/contacting/index_by_state.cfm.

Si conoce el nombre de su senador/a, escriba a:
The Honorable _______, U.S. Senate, Washington, DC 20510

Para encontrar a su congresista o contacto, visite:
http://www.house.gov/house/MemberWWW.html

Si conoce el nombre de su congresista, escriba a:
The Honorable _______, U.S. House of Representatives, Washington, DC 20515

Para comunicarse con una oficina por teléfono, contáctese con la línea general del Congreso llamando al 202-224-3121.

Il saporito suono del legno

Nella foto al microscopio elettronico due esemplari di Coptotermes niger. Lo spuntino più gustoso? Per le termiti è solo questione di vibrazioni. È quanto emerge da una recente ricerca condotta in Australia, nella quale si afferma che questi voraci insetti sceglierebbero i pezzi di legno da sgranocchiare in funzione delle vibrazioni prodotte dalle loro mandibole nel legno stesso.
I ricercatori hanno esaminato le abitudini alimentari della Cryptotermes domesticus, una termite diffusa in tutti i continenti e nota per divorare piccoli pezzi di legno. Fino a oggi non era però chiaro come questo insetto, cieco, riuscisse a determinarne le dimensioni.

Rumori a tavola. Theodore Evans e i suoi collaboratori hanno analizzato i suoni emessi dal legno di pino durante i banchetti delle pestifere bestioline e hanno notato che un blocco di 20 mm di lunghezza produce una vibrazione di 7,2 KHz contro i 2,8 KHz emessi da un blocco di 160 mm. Messe di fronte ad una scelta, le termiti si sono gettate senza indugi sui pezzi di legno più piccoli. Gli insetti hanno inoltre assalito i blocchi di legno più grandi, quando questi sono stati fatti vibrare artificialmente con la stessa frequenza di quelli piccoli.

Piccolo è meglio. La scelta della Cryptotermes domesticus per i pezzi di legno piccoli è probabilmente dettata dalla competizione alimentare: i concorrenti di questa termite sono infatti interessati ai blocchi più grossi. Inoltre, i legni piccoli possono essere trasportati con facilità, permettendo all'insetto di diffondersi su un territorio più vasto.

Vibrazioni negative. Secondo Evans il suono avrebbe un forte impatto anche sul comportamento riproduttivo delle termiti. Gruppi di insetti esposti a vibrazioni artificiali che simulavano la presenza di altre termiti nelle vicinanze, hanno visto maturare un numero di individui sessualmente attivi ridotto rispetto ai gruppi non esposti. Questo perché i soggetti sessualmente attivi devono combattere tra loro per conquistare il diritto alla riproduzione. L'obiettivo degli scienziati è ora quello di replicare lo studio su altre specie di termiti e raccogliere informazioni utili per sviluppare sistemi in grado di proteggere efficacemente le nostre case e i nostri mobili.

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mercoledì, febbraio 23, 2005

FERMIAMO IL "BALLO" DEGLI ORSI!

Intervista a Stefano Unterthiner, naturalista e fotografo professionista che ha documentato, con delle foto impressionanti, lo sfruttamento dell'Orso labiato in alcune zone dell'India

23 febbraio 2005 - In India, ai lati delle strade, è facile assistere ad uno spettacolo atroce; quello dei “dancing bears”, una tradizione che perdura in una parte dell’India da oltre 300 anni.
Proprio in queste regioni, con l’avvento del turismo di massa, gli orsi catturati che “ballano” sulla strada sono diventati tantissimi.
Stefano Unterthiner, un fotografo professionista e naturalista si è trovato a documentare questa vicenda con delle foto davvero impressionanti. Ma lì non si è fermato. E oggi cerca di spiegarci il sistema per fermare questa “danza” allucinante.

Vuoi spiegarci esattamente di cosa si tratta Stefano?
Avevo in programma di partire per l’India e avevo cominciato a fare ricerche sul web per trovare una storia interessante: quasi per caso ho trovato qualche immagine di orsi labiati costretti a danzare per le strade. Ho iniziato così a trovare informazioni su questo problema e ho contattato una associazione indiana Wildlife Sos che sta lavorando per fermare questa terribile tradizione.
Gli orsi labiati sono una attrazione turistica. Sono catturati da piccoli e resi schiavi: per il divertimento di qualche turista vengono fatti alzare sulle zampe posteriori, e fatti saltellare; li costringono a imitare un uomo che suona la chitarra e altre sciocchezze di questo tipo.

In che zona dell'India hai trovato questo tipo di spettacoli?
Gli orsi sono presenti soprattutto in zone molto turistiche. Il primo l’ho trovato dopo poche ore dal mio arrivo in India sulla strada che da Delhi porta verso Agra: ne vidi poi molti altri in questa zona turistica. Sono rimasto profondamente impressionato nel vedere un animale meraviglioso e maestoso ridotto a fare il pagliaccio, umiliato e impotente.

Però i maltrattamenti a questo animale non iniziano sulla strada, ma nella foresta, vero? Come vengono catturati?
Sì, i piccoli vengono catturati nella foresta da bracconieri; il più delle volte uccidendo la madre. I cuccioli vengono portati nei villaggi Kalandar (è questa tribù che ancora pratica questa macabra tradizione) gli vengono strappati tutti i denti (per renderli inoffensivi), e addestrati a “ballare”.

Per controllare l'orso con la corda cosa gli viene fatto?
Gli orsi hanno una corda che passa dal naso alla bocca (attraverso la perforazione del palato!): così i kalandar (tribù che pratica questa tradizione) riescono a controllarli e a farli “danzare”! Vengono catturati da piccoli (il più delle volte uccidendo la madre): gli vengono strappati tutti i denti (per renderli inoffensivi), gli viene applicata la corda (o un anello di ferro), naturalmente senza anestesia, e poi in condizioni di fame e botte vengono addestrati a ballare. Vederli è uno spettacolo grottesco e penoso.

Perché Stefano in India persiste uno spettacolo così macabro?
Non penso che lo spettacolo sia una grande attrazione per i turisti, ma c’è sempre qualcuno che si ferma a fare una foto in cambio di qualche rupia… e questo basta in India dove, qualche rupia, vuol dire far giornata!

Quanti sono gli orsi che versano in queste condizioni?
È stato stimato che ci sono circa 1000 orsi sulle strade dell’india (su una popolazione di soli 8000). Inoltre è una specie in rapido declino: fino a pochi anni era ancora diffuso e il suo areale era molto vasto. Oggi è in diminuzione un po’ dappertutto ed è considerato vulnerabile dalla IUCN. E il problema naturalmente non è solo il bracconaggio (che però influisce) ma la distruzione dell’habitat.
In questi ultimi anni, grazie soprattutto al lavoro dell’associazione Wildlife Sos sono state promosse campagne di “conversione”: agli addestratori di orsi viene data la possibilità di aprire una piccola attività (ad esempio gli comprano un risciò o lo aiutano ad aprire un negozio) se cedono all’associazione l’orso… In pochi anni circa 50 orsi sono stati recuperati e i kalandar hanno trovato un nuovo lavoro: molta gente infatti fa questo “mestiere” perché non trova nulla di meglio.

Gli orsi tra l'altro non sono gli unici animali che subiscono maltrattamenti simili... tu ha i documentato con delle fotografie anche incantatori di serpenti vero?
E’ vero. Si sono scimmie (sia gli entelli, che è la scimmia sacra per gli indiani, che macachi) ma anche cobra (e altri serpenti), parrocchetti e perfino gufi… i poveri sono prima mostrati al turista e poi quasi sempre finiscono sacrificati per qualche strano rituale di magia nera… L’elefante indiano, poi, è ancora regolarmente utilizzato per portare in giro i turisti.

Cosa si dovrebbe fare per arginare questa situazione?
Per prima cosa bisognerebbe parlarne e "addestrare" i turisti a non fermarsi quando vedono animali sulla strada e soprattutto a non dare dei soldi: è questo che spinge la gente locale a procurasi qualche animale selvatico. Anche una banale e apparente innocua sosta ha delle conseguenze: sono migliaia, ad esempio, i cobra che ogni anno vengono catturati per questi spettacoli e migliaia sono quelli che muoiono subito dopo la cattura.

UNA DANZA MACABRA, QUANDO L’ORSO E’ COSTRETTO A FARE IL PAGLIACCIO, 31 gen 05 – M. Mazzotto

www.animalieanimali.it

"Cub Scouts" © Yoshino / Minden

martedì, febbraio 22, 2005

 RABBIA NON DA CANI MA DA TRAPIANTI D'ORGANO
 Il caso di sei persone in Germania

17 febbraio 2005 - In Germania sei persone sono state probabilmente infettate dalla rabbia in seguito a trapianti d'organo. E' la prima volta che casi del genere si registrano nel paese.
Come ha detto in serata il primario della clinica universitaria di Magonza Manfred Thelen, per tre pazienti di Hannover, Marburgo e Hannoversch-Muenden non vi sarebbe ormai piu' alcuna possibilita' di salvar loro la vita.
Lo stato degli altri tre trapiantati probabilmente infettati - ad Heidelberg e Magonza - e' meno grave, e le loro condizioni non destano eccessive preoccupazioni.
''Una cosa del genere non si era mai verificata prima'', ha detto un responsabile della Fondazione tedesca di trapianti d'organi (Dso) a Neu-Isenburg (ovest).

La rabbia e' una malattia quasi sempre mortale che colpisce il sistema nervoso.
''Si tratta di casi eccezionali ma possibili''. Cosi' il professor Paolo Grossi, esperto di infettivologia dei trapianti, commenta i possibili casi di rabbia avvenuti in Germania dopo trapianto.
In Italia non si sono mai verificati casi del genere, ricorda Grossi, mentre a luglio del 2004 c'e' stata la prima segnalazione nella storia della medicina dei trapianti da parte del centro di controllo delle malattie degli Stati Uniti.
La rabbia puo' essere trasmessa attraverso il morso di pipistrelli o di altri animali selvatici come le volpi.
''Esiste dunque questo rischio molto remoto - conclude l'infettivologo - che puo' essere individuato tramite un'attenta raccolta di dati e notizie sul donatore e i suoi familiari''.

(ANSA)

Denti storti? Colpa della cuoca

Un dente del giudizio, in basso a sinistra, cerca spazio. Tutta colpa della dieta...Ricordate ancora con comprensibile dolore l'asportazione dei denti del giudizio? Non prendetevela con il dentista: secondo una recente ricerca, denti storti e malocclusioni potrebbero essere dovuti all'evoluzione culinaria, che nel corso dei millenni ha portato l'uomo a mangiare cibi sempre più teneri e sminuzzati in pezzi molto piccoli.
Secondo Peter Lucas, antropologo dell'università di Washington, la maggior parte dei problemi dentali della popolazione moderna è frutto di uno strano processo evolutivo che ha esercitato due spinte opposte sui denti anteriori e posteriori dell'uomo.

A denti stretti. Questo ha portato allo sviluppo di una mandibola che in molti casi non offre spazio sufficiente per ospitare tutti i denti.
La dentatura umana, soprattutto se confrontata con quella animale, ha dei grossi problemi di organizzazione: i denti sono spesso distanti tra loro, e i residui di cibo che si accumulano negli interstizi sono la prima causa di carie e infiammazioni alla gengiva. In molti casi i denti del giudizio o non hanno spazio sufficiente per crescere, oppure non si formano del tutto. Negli altri mammiferi, comprese le grandi scimmie, nostre parenti strette, tutti questi problemi sono assai rari. Lucas ritiene che la dentatura umana ha cominciato a degenerare tra 2 milioni e i 300.000 anni fa, quando i nostri progenitori hanno imparato a tagliare e cucinare il cibo, rendendolo più tenero. L'antropologo sostiene che per mangiare una patata cotta sono sufficienti molari tra il 56 e l' 82% più piccoli di quelli che servirebbero per mangiarne una cruda.

Masticazione sincronizzata,. I denti anteriori e le mandibole servono per ridurre il cibo in pezzi piccoli, adatti adessere deglutiti, mentre molari e premolari, sistemati in fondo alla bocca, hanno il compito di rompere le parti più dure. L'avvento della cucina e di cibi più morbidi avrebbe rotto la sincronia tra questi due meccanismi. La misura dei pezzi di cibo si è ridotta molto più in fretta della loro consistenza e questo ha portato la mascella dell'uomo a restringersi fino a non poter più ospitare tutti i denti necessari alla masticazione dei cibi più duri.
Obiettivo di Lucas è ora quello di misurare le dimensioni e la consistenza degli alimenti mangiati dai diversi mammiferi per metterli in relazione con le misure di denti e mandibole. 

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lunedì, febbraio 21, 2005

A VENEZIA NON CHIUDETE LE FONTANELLE PER ACQUA AI PICCIONI
Richiesta della Consulta animalista cittadina

18 febbraio 2005 - Non chiudere le fontanelle pubbliche per salvare i piccioni. E' un appello, curioso, della Consulta veneziana per il coordinamento delle tematiche animaliste, rivolto pubblicamente al Sindaco di Venezia e ai massimi rappresentanti locali in materia di gestione delle fontane e di benessere della fauna urbana. La Consulta evidenzia, in un comunicato, come la decisione di chiudere le fontanelle pubbliche nei mesi invernali comporta un grave danno soprattutto per le varie specie di volatili che vivono in città, in particolar modo per i colombi. I celebri volatili di San Marco messi alla sete? Pare proprio di si.
Sempre la Consulta fa presente, ''come la fontana di Piazzetta dei Leoncini a Venezia, - a due passi da piazza San Marco - dove tradizionalmente si abbeverano e si lavano tutti i colombi che gravitano nella zona, è ormai desolatamente chiusa da mesi e mesi.
Cosi non è raro notare piccioni che cercano penosamente di bere e di lavarsi con quelle poche gocce d'acqua che cadono dalle impalcature dei vari interventi di restauro, acqua non propriamente potabile.
Consapevoli dell'esigenza di non sprecare acqua, - continua la nota - così come di quella di evitare il pericoloso formarsi di ghiaccio, i membri della Consulta credono che si possano trovare soluzioni alternative che non penalizzino così pesantemente gli animali come l'utilizzo dei catini, presenti nel basamento delle antiche vere da pozzo veneziane, appositamente scavati nella pietra destinate proprio a dissetare gli animali. Un tempo l'acqua piovana riempiva questi incavi e gli animali vi si dissetavano, ma la pioggia d'inverno è assente anche a lungo purtroppo''.

(Paj/Ct/Adnkronos)

Valanghe neuronali
Le cellule responsabili della memoria si attivano a cascata

Incontrare un amico che non si vede da anni può suscitare un'improvvisa ondata di piacevoli ricordi. Studi recenti suggeriscono che queste "valanghe" di ricordi nel cervello possono in effetti aiutare ad conservare la memoria. In una ricerca pubblicata l'anno scorso, alcuni scienziati dei National Institutes of Health (NIH) avevano posizionato campioni di tessuto cerebrale di ratto su una griglia di microelettrodi e avevano scoperto che le cellule del cervello si attivavano l'un l'altra, in una cascata chiamata "valanga neuronale".
Nuovi modelli al computer suggeriscono ora che queste "valanghe cerebrali" sarebbero utilissime per l'immagazzinamento delle informazioni. Se così fosse, determinati trattamenti neurochimici potrebbero un giorno migliorare la vita delle persone con problemi di memoria. Lo studio è stato descritto in un articolo pubblicato sul numero del 4 febbraio della rivista "
Physical Review Letters".
Alla ricerca ha collaborato il biofisico John Beggs dell'istituto di biocomplessità dell'
Università dell'Indiana di Bloomington. La biocomplessità è un campo interdisciplinare che coinvolge la fisica, la chimica, l'informatica, la matematica e le scienze della vita.

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