lunedì, gennaio 31, 2005
MUCCA PAZZA: PRIMO CASO PER CAPRA, BRUXELLES RASSICURA
Per Agenzie Ue poco probabili rischi per il latte, più ricerche sulla carne.
29 gennaio 2005 - Dagli scienziati europei e' giunta la conferma che il cervello di una capra francese, si e' rivelato positivo alla Bse, il morbo della mucca pazza. E' il primo caso in assoluto scoperto in una capra macellata nel 2002 e dopo oltre due anni di ricerche.
Bruxelles reagisce immediatamente annunciando un giro di vite sui test di sorveglianza, ma getta anche acqua sul fuoco rassicurando i consumatori. ''Voglio rassicurare i consumatori - ha detto il commissario alla salute Markos Kyprianou - e dire che le misure di sicurezza esistenti nell'Unione garantiscono un alto grado di protezione''. Il commissario europeo ha infatti ricordato che il caso e' stato scoperto proprio grazie al programma di sorveglianza europeo sugli ovi-caprini.
Un programma applicato anche in Italia dove le autorita' hanno gia' dato da mesi la disponibilita' ad incrementare il livello di sorveglianza.
Bruxelles ora vuole vederci chiaro e soprattutto capire ''se si tratta di un incidente isolato''. A questo scopo propone di intensificare i test di ricerca sui caprini durante almeno sei mesi. Si tratterebbe di 200.000 test su animali sani nell'Unione. La proposta verra' presentata agli esperti veterinari europei nel Comitato per la catena alimentare Ue, il prossimo 2 e 3 febbraio.
Intanto la Commissione ricorda che secondo l'Autorita' europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ''sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, e' poco probabile che il latte di capra e i prodotti derivati presentino - se il latte proviene da animali sani - un rischio qualunque di contaminazione da encefalite spongiforme trasmissibile (Tse)''.
L'Efta riconosce comunque, in un proprio comunicato, ''che il caso isolato da infezione da Bse in una capra in Francia, deve essere ancora valutato pienamente'' e quindi ritiene di ''vitale importanza'' la proposta di accrescere il monitoraggio sulla malattia.
L'Autorita' alimentare europea auspica di avere a disposizione maggiori dati per una valutazione quantitativa del rischio anche perche' - sostiene nella nota - ''importanti lacune nelle informazioni disponibili non consentono a questo stadio di quantificare i pericoli relativi alla Bse in caso di consumo di carne caprina''.
Per la Commissione europea comunque il caso francese e' proprio la conferma dell'efficacia dell'arsenale di misure sanitarie messe in opera contro il morbo della mucca pazza.
La capra malata e' stata individuata nel 2002 nell'ambito di un ampio programma di sorveglianza comunitario per ricercare eventuali ceppi di Tse in piccoli ruminanti. I test sull'animale macellato risultarono positivi ad una encefalite spongiforme trasmissibile diversa rispetto agli abituali ceppi di scrapie (una malattia degli ovi-caprini simile alla Bse ma non trasmissibile all'uomo). Inoltre, il capo era l'unico animale infetto del gregge. Tutti gli altri esemplari furono abbattuti e i 300 test effettuati risultarono negativi.
Dall'aprile del 2002 sono stati sottoposti a questo test piu' di 140.000 caprini, con risultati - ha sottolineato Kyprianou - che indicano che l'incidenza di malattie trasmissibile come la scrapie e' molto limitata.
(ANSA)
domenica, gennaio 30, 2005
Diavolo della Tasmania a rischio d'estinzione
Da tre anni una sconosciuta malattia ha colpito questo animale e ne sta decimando le popolazioni, ridotte ormai a un 90%. Sembra che si tratti di un retrovirus che provoca tumori facciali; le prime cifre parlano della morte di circa 110.000 «diavoli». Ed è tutta la catena trofica che è colpita, con ripercussioni su altre specie. Un recente studio condotto dal biologo Rob White dimostra che la scomparsa del piccolo marsupiale carnivoro nelle zone selvatiche e nei pascoli sta contribuendo a un aumento inusuale e vertiginoso delle carcasse di animali selvatici; nelle zone rurali concorre a un aumento di gatti semi-selvatici, che si rivelano però vettori di toxoplasmosi e stanno facendo crescere esponenzialmente i casi di aborto nelle mucche.
Così il problema da ambientale si sta trasformando in economico, e di un'ampiezza tale da spingere le autorità a considerare l'importante funzione ecologica che svolge l'animale: così è stata creata una task force specifica per cercare di risolvere l'emergenza dei «diavoli». Il ministro dell'ambiente della Tasmania, Bryan Green, sta analizzando diverse possibili soluzioni, che vanno dal trasferire gli animali catturati in cattività per contruibuire all'incremento delle quasi estinte popolazioni australiane (con il rischio latente però di diffondere la malattia anche alla terra ferma) a quello di trasferire gli animali ammalati alle popolazioni dell'est della Tasmania, dove il contagio del retrovirus sembra sia molto più lento nel diffondersi. Alcuni ricercatori citati dal ministro ipotizzano che la malattia sia latente nell'animale e si scateni in caso di eccesso di popolazione: lo si dedurrebbe dai record storico-ambientali dell'isola negli ultimi 150 anni, da cui appare che il diavolo della Tasmania ha già subito almeno altri tre declini massicci. Come se tendesse a regolarsi e a autocontrollarsi col tempo. In effetti le popolazioni del diavolo di Tasmania aumentano repentinamente durante l'estate, quando i giovani si sparpagliano per il territorio - poi la competizione per il cibo fa sì che la stessa popolazione si riduca di un 60 % con l'arrivo dell'inverno.
Considerati come una terribile piaga da combattere nel secolo scorso, avvelenati e catturati per decenni, i diavoli della Tasmania iniziarono a essere protetti con una legge solamente nel giugno 1941 e attualmente sono addirittura il símbolo dei servizi di protezione della vita silvestre e dei parchi nazionali nell'isola. Sempre se riusciranno a resistere a questa nuova sfida ambientale.
CACCIA: "COSI' SI STRAVOLGE LA LEGGE A TUTELA DELLA FAUNA!"
30 gennaio 2005 - “Dobbiamo denunciare la nostra enorme preoccupazione – dichiarano le Associazioni ambientaliste e animaliste WWF, LIPU, LEGAMBIENTE, LAV, LAC, ANIMALISTI ITALIANI, ENPA, DEA - per la decisione presa oggi, dalla conferenza dei capigruppo alla Camera dei Deputati, di calendarizzare la proposta di legge di stravolgimento dell’unica legge italiana per la tutela della fauna”.
Abbiamo accolto con soddisfazione la recente posizione pubblica dell’on. Giulio Schmidt, responsabile dipartimento “Etica dell’ambiente e delle biodiversità” di Forza Italia che, unitamente all’adesione di oltre 30 parlamentari della maggioranza, si è dissociato nettamene dalla proposta, così come abbiamo apprezzato la ferma contrarietà dell’opposizione. Tuttavia, la decisione di oggi ci preoccupa fortemente.
Sono oltre 47.000.000 gli elettori italiani che ritengono inaccettabile questo attacco alla fauna e alla natura, per cui la ferma opposizione a questa proposta di legge, in Commissione agricoltura come nelle altre sedi istituzionali, è l’unica risposta che possa interessare.
“Vigileremo e faremo da cassa di risonanza – concludono le associazioni – su impegno e scelte che i partiti faranno nei prossimi giorni e settimane su questo delicatissimo argomento. Ma è anche arrivato il tempo in cui il governo deve pronunciarsi su una legge che infrange le norme comunitarie, attenta agli animali selvatici e alla sicurezza dei cittadini e riapre un durissimo conflitto sociale”.
sabato, gennaio 29, 2005
URGENTE: La Norvegia sta uccidendo il 25% dei suoi lupi
Due dei cinque esemplari individuati – femmine – sono stati già abbattuti.
I lupi sono protetti in Norvegia e sono classificati come in pericolo critico.
Abbiamo bisogno della tua azione urgentemente per fare appello al ministro per l’ambiente della Norvegia, Knut Arild Hareide, per fermare la caccia!

Nell'inverno 2003/2004, si stimava vi fossero 98-114 lupi nella zona meridionale della Norvegia e della Svezia, composti da diverse famiglie. Nel 2001, il governo norvegese approvò l'eliminazione di 9 lupi su 25. Oggi, si stima che ne siano rimasti solo 20 in Norvegia.
Il lupo (Canis lupus) è diventato una specie protetta in Norvegia nel 1973 ed è citato nella loro lista rossa delle specie minacciate come “in pericolo critico”.
Il ministero per l’ambiente norvegese è, in definitiva, responsabile per la sicurezza affinché vi siano popolazioni vitali di tutte le specie presenti nella lista rossa.
Vi è un serio rischio di degrado genetico in questa popolazione a causa delle sue piccole dimensioni.
Una popolazione geneticamente sana di questo tipo di carnivori dovrebbe contare almeno 800 individui.
Queste povere creature, oltre a doversi procacciare il cibo per vivere, devono pure cercare di sopravvivere ai cacciatori. Ma dov'è la compassione dell'uomo verso i deboli?
NEVE: FAUNA SELVATICA IN DIFFICOLTA', CHIESTA TREGUA-CACCIA
A rischio, soprattutto, la beccaccia, uno dei bersagli più ricercati dai cacciatori: questo uccello, utilizza, infatti, il suo lungo becco per cercare nel terreno piccoli invertebrati. Lo stesso rischio lo corrono le pittime, un'altra specie di uccello limicolo che in proprio questi giorni sta attraversando il nostro "stivale gelato" nella rotta migratoria dall'Africa. A rischio anche fringuelli e peppole, piccoli passeriformi che dovranno fare i conti con una coltre di neve di diversi metri. Tutti animali che devono affrontare già i propri predatori naturali, contro i quali, per fortuna, hanno sviluppato in migliaia di anni strategie di difesa: in questa situazione anche un giorno di tregua può bastare per salvare milioni di animali dalla morte per lo stremo delle forze.
Il WWF si appella alle Regioni, quelle soprattutto del centro-sud, affinché riconoscano la gravità e l'eccezionalità della situazione e di voler procedere con quanto previsto dall'art. 19 della legge n.157 che riconosce alle Regioni il potere di vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, in modo da salvaguardare il patrimonio faunistico minacciato non solo dalle avverse condizioni climatiche, ma anche da chi non esita ad approfittare della presenza della neve per infierire maggiormente su animali già fortemente debilitati.
Con la chiusura della stagione venatoria 2004-05 il WWF denuncia risultati gravi sul fronte dell'illegalità e del bracconaggio. Mai come quest'anno quasi tutte le regioni hanno approfittato della possibilità di anticipare l'apertura della stagione ai primi di settembre, prolungando di fatto la caccia di quasi un mese. Solo la Calabria, ad oggi, ha invece prolungato la caccia a febbraio (con la scusa dell'abbattimento dei cosiddetti "nocivi", come le volpi), mentre quelle regioni che hanno voluto prolungare la caccia ad alcune specie, ad esempio le Marche con la beccaccia, o il Lazio con il fagiano, o ancora quelle regioni che hanno aperto la caccia a specie protette come fringuelli (Toscana), storni e passeri (Abruzzo) hanno visto l 'annullamento degli atti amministrativi dal TAR o dal Consiglio di Stato, a seguito dei ricorsi del WWF e delle altre associazioni. Nonostante il WWF, come le altre associazioni ambientaliste e animaliste, continuino a rivolgersi ai Tribunali per il rispetto della legge quadro sulla caccia (L. 157/1992) , è forte la spinta regionale a violarla e ad attuare politiche che vanno contro i principi di tutela della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato.
Questa situazione si è maggiormente accentuata nella stagione di caccia 2004/2005, a causa del gravissimo messaggio che viene dato dalle Aule parlamentari, dove si sta discutendo un testo unificato di proposte tutte volte a stravolgere i principi di protezione della fauna disciplinati dalla legge n. 157/92. Si tratta del testo unificato Onnis in discussione in questi giorni in Commissione agricoltura della Camera dei Deputati che, nonostante l'eccezionale numero di emendamenti, tutti di merito e non ostruzionistici, presentati (più di 1700), si vorrebbe discutere già in Aula nel prossimo mese.
Il WWF ha sempre sottolineato come questo testo non possa essere discusso per motivi seri e scientificamente provati. Il testo non ha trovato consensi se non da una parte esigua ed estremista di cacciatori. Infatti, l'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, ha dato un parere negativo, gli enti di ricerca europei ne hanno riconosciuto la non fondatezza scientifica, e perfino altre componenti come gli agricoltori e alcune parti del mondo venatorio hanno espresso la loro palese contrarietà.
Secondo il WWF la proposta di legge di modifica della legge quadro sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina dell'attività venatoria: - è una legge contro l'Europa: infatti sono inserite tra le specie cacciabili 5 specie protette dalle Direttive comunitarie;
- è una legge contro la scienza: non ci sono dati, né enti scientifici che giustificano il prolungamento della stagione venatoria da agosto a febbraio (ora è da fine settembre al 31 gennaio, nel rispetto dei principi scientifici e delle leggi europee);
- è in contraddizione con la competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e della fauna: si delega alle regioni la possibilità di modificare il calendario venatorio, con l'aumento delle specie cacciabili;
- è contro una seria lotta al bracconaggio: si depenalizzano i più gravi reati venatori tra cui la caccia nei parchi e l'uccellagione.
Proprio perché la depenalizzazione dei reati venatori (che verrebbero puniti con una multa come se fossero un divieto di sosta) è uno dei punti più gravi del testo presentato, vogliamo ricordare che: Il WWF, grazie all'attività delle sue Guardie Volontarie, stima di aver accertato nel corso del 2004 circa 750 reati contro l'ambiente e la fauna, controllato circa 19.000 persone, elevato oltre 3.500 sanzioni amministrative, percorso migliaia di km per controllare e vigilare sul rispetto di norme troppo spesso disattese o violate. Nonostante la sensibile diminuzione del numero dei cacciatori, i numerosi e gravi reati contro la fauna, già minacciata da inquinamento e distruzione del territorio, sono inversamente aumentati: i numeri delle denunce di bracconieri sorpresi nelle Valli bresciane e ad Ischia (dove si svolgono tutti gli anni i "campi antibracconaggio" delle guardie del WWF) parlano chiaro. Quasi doppi i reati riscontrati nel corso del 2004, quasi 130 le persone denunciate in nemmeno 60 giorni operativi, per gravi reati contro l'ambiente e la natura: dal porto abusivo d'arma, all'abbattimento di fauna protetta e particolarmente protetta, fucilata con ogni mezzo, lecito e illecito. Fauna che viene venduta come trofeo o commercializzata sottobanco per motivi alimentari. Ogni anno milioni di esemplari di piccoli uccelli vengono catturati, uccisi, spiumati e venduti a prezzi stratosferici, se si pensa che si arriva a pagare un piccolo pettirosso morto (del peso di 20 grammi) anche 3 euro. Se questi piccoli uccelli vengono catturati vivi allora i prezzi aumentano incredibilmente: per un merlo o un tordo da richiamo si è disposti a spendere anche 400 euro. Si spara e si ammazza di tutto, dal falco al lupo, dall'aquila all'orso, che diventano ambiti trofei da imbalsamare illegalmente.
Per non parlare dell'utilizzo dei richiami elettronici supertecnologici, con l'amplificazione del suono, muniti di telecomando e in alcuni casi addirittura ad ultrasuoni che non vengono percepiti dagli essere umani (specialmente dalle Guardie) ma sono uditi perfettamente dagli uccelli. Un considerevole commercio illegale è riconducibile al cinghiale, che viene cacciato e illegalmente commercializzato tutto l'anno: una piccola squadra di bracconieri (8-10 persone) riesce a guadagnare fin quasi 100.000 euro l'anno (dichiarazione del Comandante della Polizia provinciale di Perugia). Il WWF chiede dunque che il Parlamento sospenda l'iter della Proposta di legge di modifica della legge quadro sulla caccia, e si appella alle Regioni affinchè anticipino la chiusura della caccia!
venerdì, gennaio 28, 2005
Ancora petizioni per le foche del Canada
Dal blog di un'amica animalista http://www.blogs.ya.com/arielita/200501.htm#36

Este año, Noruega y Canadá han autorizado la caza de estos pobres animales, en sus respectivas costas. Se espera que durante los próximos 4 años maten a más de 1.250.000 ejemplares, de los cuales la mayoría serán cachorros matados a palos para poder vender su piel sin destrozos. Y si creéis que esto es lo más cruel, os equivocáis. Ahora, además. los Gobiernos de estos dos países pretender vender viajes “turísticos” con este fin como aliciente. Supongo que sería algo así como:
SUPEROFERTÓN!!!
Vuelo + Hotel + Desplazamientos + 3 focas bebé para matar a palos
Por solo 295 Euros!!!!!!
Fuera ironías, es lo más triste que he visto en mucho mucho mucho tiempo.
Por favor, ayúdalas, ya que son animales indefensos, que no hacen daño a nadie. Por favor.
Simplemente con enviar un mail a estos dos personajillos que os indico abajo, estaréis ayudando muchísmo más de los que nunca os podáis imaginar. Hasta os he dejado un modelo de carta en inglés, para que solo tengáis que hacer un “copiar + pegar”. Son solo 30 segundos….Por favor, haz llegar esta iniciativa a todos tus contactos…POR FAVOR!!!
Embajador de Noruega en España:
Kjell-Martin Frederiksen
emb.madrid@mfa.no
Dirección del primer ministro noruego:
postmottak@smk.dep.no
Carta modelo en inglés, por si queréis utilizarla.
En "asunto", NO TO THE KILLING OF SEALS AND THEIR BABIES
Dear Sir,
I am appalled to hear that the Norwegian Government is planning to allow Tour Operators to offer "seal-killing" holidays.
Such cruel "passtime" should not be allowed, let alone encouraged, in any civilized country, even on the grounds of population control.The excuse for this monstruosity is very weak: it is the humans, not the seals, who deplete the sea's resourses through intensive fishing and pollution. And in any case, an environmental policy of population control does not have anything to do with killing for pleasure!
It is a pity that any kind of ethical considerations should be put aside by the Norwegian Government on the grounds of financial profit for a few .
I appeal to your conscience and ask you not to let this law be passed. You may get the money of a few rich tourists, but sadly, for the majority of Europe's population, Norway is the country where whales and seals are still slaughtered in the 21st century.
Please do not let tourists kill animals on your beautiful coasts.
Yous faithfully,
Nome
Paese

Diossina nelle uova in Germania
Le uova di fattoria sarebbero più contaminate di quelle di allevamento
Dopo la scoperta che alcune uova di galline ruspanti contenevano alti livelli di diossina, il governo tedesco ha richiesto nuovi standard ambientali più elevati. Le uova contenenti la sostanza chimica cancerogena sono state trovate in diversi länder tedeschi, probabilmente perché le galline ruspanti sono state lasciate libere su terreni contaminati. Il ministro dell'agricoltura Renate Kuenast ha invocato controlli più severi.
"Dovremmo avere una politica ambientale più forte, - ha dichiarato il ministro al quotidiano Berliner Zeitung - dobbiamo assicurarci che i livelli di diossina vengano ridotti fino a sparire del tutto".
I consumatori tedeschi sono preoccupati dalle notizie, divulgate dai media, secondo le quali le uova provenienti da galline ruspanti hanno maggior probabilità di essere contaminate. I controlli in diverse regioni hanno mostrato che le uova di fattoria contengono livelli di diossina più elevati di quelli delle uova di allevamento. Nella bassa Sassonia, per esempio, il 28 per cento di tutte le uova prodotte da galline ruspanti negli ultimi due anni è risultato al di sopra dei limiti dell'Unione Europea per i livelli di diossina.
Alcune associazioni di consumatori hanno chiesto che tutte le uova con livelli elevati di diossina vengano tolte dal mercato.
giovedì, gennaio 27, 2005
ERBA GATTA CHE PASSIONE!
Sono molti gli animali che utilizzano essenze per stimolare la loro attività mentale o per arrivare a stati di allucinazione. Ne parliamo con il professor Roberto Marchesini, docente di zooantropologia e bioetica all’Università di Milano.
27 gennaio 2005 - Erba gatta, valeriana, funghi allucinogeni. Molti animali si nutrono di queste sostanze per stimolare il cervello e per arrivare a veri e propri stati di allucinazione. Per quale motivo? Cerchiamo di scoprirlo attraverso le parole del professor Roberto Marchesini, docente di zooantropologia e bioetica all’Università di Milano.
1) E' vero che anche gli animali utilizzano delle essenze per stimolare la loro attività mentale o per arrivare a stati di allucinazione?
L’utilizzo di essenze con effetti psicotropi negli animali è ampiamente documentato e non si tratta solo di eventi di ingestione accidentale bensì di ricerca attiva dei vegetali che provocano tali effetti. Attraverso l’ingestione di essenze psicoattive molti animali arrivano ad inebriarsi, a eccitarsi, a vivere stati allucinatori, a raggiungere situazioni di piacere. Non dobbiamo dimenticare che il corpo già produce in maniera endogena molecole che hanno effetti sulla mente, per esempio le endorfine, i neuromodulatori, le citochine. Alcune sostanze vegetali sintetizzano molecole molto simili a questi psicoattivi endogeni e quando l’animale le ingerisce subisce una vera e propria tempesta mentale che può comportare piacere o comunque indurre assuefazione.
2) So che nelle fumerie d’oppio dell’estremo Oriente ai gatti succede qualcosa di strano. Non è così?
L’assuefazione è stata peraltro riscontrata anche nei gatti domestici che frequentano le fumerie d’oppio dell’estremo Oriente, dove si può assistere a fatti bizzarri come gatti che attendono le boccate di fumo dei frequentatori per poterle annusare.
3) Che tipo di droghe utilizzano gli animali?
Come dicevo, si tratta di droghe vegetali: semi, nettare di fiori, foglie, radici, frutti fermentati, licheni, funghi. In certi casi esistono analogie con l’uomo, vale a dire che le stesse droghe vegetali usate dall’uomo possono causare effetti simili in altre specie: l’alcool per esempio ha effetti simili nell’uomo e nell’elefante per cui non è infrequente in Africa dover fare i conti con branchi di elefanti ubriachi peraltro abbastanza pericolosi. Un esempio simile è quello dell’Amanita muscaria fungo allucinogeno per eccellenza il cui utilizzo è ben documentato dagli antropologi ma che gli etologi sanno essere prediletto anche dalle renne per lo stesso motivo. Altre volte le essenze hanno effetti solo su alcune categorie di animali come certe leguminose nei bovini che provocano stati di ebbrezza da cui il termine di “erbe pazze” in uso tra gli allevatori americani.
4) E' vero che alcuni animali riconoscono delle piante e le utilizzano in modo farmacologico quando hanno una malattia?
Anche l’utilizzo di essenze vegetali a scopo medicamentoso è ben documentato negli animali e ancora una volta non in modo accidentale. Alcune piante hanno infatti effetti specifici sui parassiti intestinali, sui parassiti della pelle, sulle infezioni batteriche, sulle micosi e molte specie ingeriscono queste piante solo allorché ne abbiano un bisogno effettivo di ordine curativo.
5) La farmacologia può imparare qualcosa dal comportamento degli animali?
Sì, certo. L’osservazione del comportamento animale in questo ambito sta aiutando la ricerca farmacologica a scoprire nuovi principi attivi del tutto naturali. In certi casi l'utilizzo di alcune piante medicamentose viene insegnato per via culturale, come è stato dimostrato nelle popolazioni di scimpanzé.
Inquinamento e tumori pediatrici
I bambini che nascono in prossimità di particolari hotspot sono maggiormente a rischio
Secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "Journal of Epidemiology and Community Health", l'esposizione all'inquinamento ambientale quando sono ancora nell'utero può aumentare il rischio di tumore nei neonati. I bambini nati nelle vicinanze di particolari "hotspot" di emissioni avrebbero infatti maggiori probabilità di morire di cancro prima del loro 16esimo compleanno rispetto ad altri. Ma alcuni esperti manifestano perplessità sulla ricerca e ritengono che i risultati vadano presi con cautela.
George Knox dell'Università di Birmingham ha esaminato una mappa delle emissioni chimiche nel Regno Unito nel 2001, e i dati dei bambini di età inferiore ai 16 anni deceduti per leucemia e altri tipi di tumore fra il 1966 e il 1980. Lo scienziato ha calcolato che i bambini nati nel raggio di un chilometro dai "punti caldi" di emissione di particolari sostanze chimiche hanno da due a quattro volte più probabilità di morire per un tumore entro i 16 anni rispetto agli altri bambini. I rischi maggiori provengono dalla vicinanza alle emissioni di 1,3-butadiene e monossido di carbonio, prodotti dagli scarichi delle automobili.
Secondo Knox, le madri possono inalare tossine ambientali e trasmetterle al feto attraverso la placenta. Il ricercatore si rende conto che le emissioni sono calate con il passare degli anni, e che c'è un gap di decenni fra i dati sui decessi e quelli sull'inquinamento da lui considerati, ma ritiene che lo studio debba far riflettere a livello di popolazione, e che non dovrebbe causare allarme nei singoli individui.
Altri esperti sono scettici. "I tassi della maggior parte dei tumori pediatrici - commenta Anthony Michalski dell'Institute of Child Health - sono relativamente simili nei paesi industrializzati e in quelli non industrializzati, cosa che non ci si aspetterebbe se questa ipotesi fosse corretta".
mercoledì, gennaio 26, 2005
ANCHE LA GROENLANDIA APRE CACCIA ALL'ORSO PER TURISTI
Appelli al momento inutili, decisione presa dopo il via libera del Canada
25 gennaio 2005 - La Groenlandia, isola autonoma nell'ambito della monarchia danese, ha deciso di aprire a settembre, per turisti in cerca di trofei, la caccia all'orso polare.
In tempi in cui la protezione verso gli animali sta diventando coscienza comune, l'iniziativa e' stata accolta con poco entusiasmo. Prima di tutti la regina danese Marghrete II, insieme a Brigitte Bardot, avevano gia' lanciato un appello per fermare ''il massacro di questo mitico simbolo delle terre ghiacciate''. Ma le autorita' della gigantesca isola le hanno ignorate.
La Gronlandia, che vive principalmente di caccia e pesca, ha bisogno di soldi, e il progetto la alletta. Il ministro comptetente, Rasmus Frederiksen, ha detto che si fisseranno delle quote annuale ''tenendo conto dell'equilibrio dell'ambiente e della specie''.
Finora la caccia all'orso polare e' permessa soltanto ai locali, a patto che siano cacciatori professionisti. Da settembre si apre ai turisti che vogliono portarsi a casa una pelliccia o magari la testa dell'orso.
Le autorita' groenlandesi sono convinte che gente del genere esiste, e portera' maggiori entrate nelle loro casse. Non solo, un turista puo' far coppia con un cacciatore locale, con guadagno per entrambi: il turista ottiene il suo trofeo senza grandi sforzi, usando l'esperienza del partner, il cacciatore incassa di piu' di quanto prenderebbe vendendo la pelle dell'orso - che oggi viene pagata tra gli 800 e i 1.200 euro.
In Groenlandia i cacciatori professionisti sono circa 2.700, di cui 500-600 nel nord dell'isola: ma per il riscaldamento del pianeta, che si fa sentire anche lassu' e il diradarsi della selvaggina, lavorano di meno, e da qualche anno chiedono al governo un aiuto economico. La caccia per i turisti dovrebbe quindi ovviare a questo problema.
A chi protesta il governo di Nuuk ricorda che anche il Canada (unico Paese nell'Artico) permette ai turisti la caccia all'orso polare. E li' un trofeo, cioe' un bianco plantigrado abbattuto, puo' costare (al turista) fino a 20 mila euro.
Gli orsi polari nell'Artico sono tra i 22 mila e i 27 mila.
Una grande parte vive nella zona canadese, ma diverse migliaia si trovano in Groenlandia, secondo le stime.
Il ministro dell'Ambiente consiglia una quota di 30 orsi per i turisti. Nel 2003 i cacciatori professionisti ne hanno abbattuti 278, dice il presidente della categoria Leif Fontaine.
''Non siamo noi a minacciare gli orsi, ma i responsabili dell'inquinamento'', ha sottolineato.
(ANSA-AFP)
Orientamento coi baffi
I topi utilizzano i baffi così come gli esseri umani utilizzano i polpastrelli per percepire il mondo fisico che li circonda. Una ricerca svolta alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzatati di Trieste (Sissa) e pubblicata su PloS Biology di Gennaio mostra come questo avvenga. Le vibrisse del topo, azionati da piccoli muscoli sottocutanei, spazzolano le superfici con movimenti ritmici e comunicano ai neuroni del cervello le caratteristiche fisiche della superficie sondata. Come afferma uno dei ricercatori, Mathew Diamond, "è come se ogni superficie producesse nelle vibrisse una sua propria firma cinetica, definita da quanto velocemente e in quale direzione esse vibrano". Sempre secondo Diamond questa ricerca " è un risultato importante anche al di là degli studi sulla percezione animale, perché getta luce sui profondi meccanismi neurali che traducono il tatto in riconoscimento". (b.s.)
(lunedì 17 gennaio 2005)
martedì, gennaio 25, 2005
Clonata la sequenza mancante del cromosoma Y
Potrebbe contenere geni che controllano la statura e lo sviluppo di un tumore
In un articolo pubblicato sul numero di febbraio della rivista "Genome Research", alcuni scienziati tedeschi riferiscono di aver clonato e descritto con successo una sequenza di DNA finora considerata intrattabile: si tratta di un segmento genomico di 554.000 coppie di basi vicino al centromero del cromosoma umano Y. La sequenza contiene otto geni apparentemente attivi che potrebbero essere implicati nelle differenze di altezza associate al sesso e nello sviluppo del tumore della gonade.
Questo intervallo pericentromerico era una delle poche lacune rimanenti nella sequenza "completa" del genoma umano pubblicata lo scorso ottobre dall'International Human Genome Sequencing Consortium. La sequenza pubblicata, che copriva oltre il 99 per cento della porzione eucromatica (contenente geni) del genoma, con una precisione del 99,999 per cento, aveva rappresentato il culmine di 13 anni di lavoro per determinare l'ordine e l'orientamento dei 2,85 milioni di coppie di basi che compongono il genoma umano. Nonostante l'enorme mole di lavoro, alcune sezioni sostanziali delle sequenze cromosomali mancavano ancora.
Il cromosoma Y, un cromosoma sessuale specifico dei maschi, ha presentato particolari difficoltà ai ricercatori che cercavano di decifrarne la sequenza. Contiene infatti una straordinaria abbondanza di elementi ripetitivi. Queste sequenze, che occupano quasi due terzi del cromosoma (compresa una sezione che attraversa il centromero), pur non essendo impossibili da clonare, sono difficili da assemblare e richiedono un'analisi meticolosa. Ora il lavoro è stato completato da un team guidato da Gudrun Rappold dell'Università di Heidelberg, in Germania.
S. Kirsch, B. Weiß, T. L. Miner, R. H. Waterston, R. A. Clark, E. E. Eichler, C. Münch, W. Schempp, G. Rappold, "Interchromosomal segmental duplications of the pericentromeric region on the human Y chromosome". Genome Res. 15: 195-204 (2005).
La Pecora Nera





