La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

venerdì, dicembre 31, 2004

ANCHE ALEVE È RISCHIOSO PER IL CUORE?

Non c'è pace per chi vuole alleviare i propri dolori. Prima è toccato al Vioxx, prodotto da Merck, poi a Celebrex e Bextra, di Pfizer. Ora un altro antidolorifico di largo consumo, questa volta prodotto da Bayer, è stato posto sotto osservazione dalla Food and Drug Administration, l'ente federale americano responsabile della sicurezza di alimenti e farmaci per i rischi a carico del sistema cardiovascolare.
Si tratta dell'Aleve, un farmaco reperibile negli Stati Uniti over-the-counter, cioè senza ricetta medica, il cui principio attivo è il naprossene, e venduto anche sotto il nome Naprosyn. Secondo il ''warning'' lanciato dalla FDA, il farmaco potrebbe creare alcuni problemi all'apparato cardiovascolare, in altre parole infarto e ictus.
I ricercatori federali dei National Institutes of Health hanno notato un numero troppo elevato di ictus e infarti fra coloro che assumevano il farmaco ed hanno deciso di rendere noto quanto accaduto.
La FDA ora fa sapere che è troppo presto per sapere quali provvedimenti saranno presi a carico del farmaco, così come peraltro è accaduto per Celebrex.
Helmut Schdefers, portavoce della Bayer, fa sapere che l'azienda ancora non ha visto i dati dei test condotti, ma sta esaminando l'argomento. Nel frattempo ammette che l'azienda condivide quanto raccomandato dalla FDA, cioè di assumere Aleve consultando il medico ed evitando di prendere il farmaco per più di 10 giorni.
I ricercatori del National Institutes of Health stavano verificando se il naprossene, così come il Celebrex, potessero essere utili contro il morbo di Alzheimer. I ricercatori hanno interrotto l'indagine dopo aver scoperto che chi aveva assunto il farmaco aveva il 50 per cento più probabilità di avere ictus e infarti.
La notizia ha suscitato subito molto clamore, ma anche inviti alla cautela.
I medici, coloro che si trovano poi a prescrivere il farmaco e devono fronteggiare i dubbi e le paure dei pazienti, dopo lo schock subito con le vicende Vioxx e Celebrex, esprimono dei dubbi sull'opportunità di lanciare ulteriori allarmi su un farmaco così diffuso ed apprezzato anche per la capacità anticoagulanti.
Secondo Robert Shmerling, reumatologo del Beth Israel Deaconess Medical Center, molti pazienti stanno passando da un farmaco all'altro e l'ultima cosa che occorre fare è continuare a disorientarli e spaventarli, ed inoltre egli sostiene che dal punto di vista biochimico e fisiologico non ci sono motivi per cui Aleve debba aumentare il rischio di ictus e infarto.
John Breitner, uno degli studiosi coinvolti della ricerca federale sull'Alzheimer che ha scatenato l'allarme, ha fatto sapere che occorrerà un po' di tempo prima di conoscere esattamente quale sia la pericolosità effettiva del farmaco, ma che è stato deciso di rendere pubblici i risultati perché i numeri erano abbastanza significativi per consigliare di sospendere lo studio. Breitner però invita i pazienti a non farsi prendere dal panico e precisa che non è necessario smettere di assumere il farmaco.

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postato da camozzi 08:42 | commenti (1) | salute e dintorni

giovedì, dicembre 30, 2004

Il fumo passivo è nocivo
 
Non ci sono “ma” che tengano. Il fumo passivo è un potente cancerogeno. La nuova monografia sulle sostanze cancerogene, messa a punto dall'International Agency for Research on Cancer (AIRC) di Lione, la principale istituzione europea che si occupa di ambiente e di cancro, lo colloca nel Gruppo 1 della classifica, vale a dire tra le molecole che hanno dimostrato di avere una inconfutabile relazione causa-effetto tra l'esposizione ai suoi componenti e la comparsa di tumori nell'essere umano. A sostenere per primo questo legame è stato tuttavia Richard Doll con un articolo pubblicato sul British Medical Journal nel 1950.

Da allora una copiosa letteratura scientifica ha prodotto una grande quantità di dati sulla pericolosità di questo nemico invisibile. Ora un folto gruppo di esperti riunito dall'AIRC ha addirittura esaminato più di 50 studi eseguiti in molti Paesi volti a valutare il rapporto tra il fumo passivo e il rischio di tumore del polmone nei non-fumatori. L'analisi unificata dei dati ha messo in evidenza un significativo aumento di tale rischio nei coniugi non-fumatori esposti al fumo del partner. «Nei mariti è arrivato al 20 per cento, mentre nelle mogli al 30 per cento», dice Annie J. Casco, direttrice dell'Unità di Epidemiologia per la prevenzione del cancro dello IARC di Lione. «In modo analogo nelle persone che respirano il fumo passivo sul posto di lavoro il rischio di cancro del polmone lievita del 16-19 per cento.

LE PRINCIPALI SOSTANZE TOSSICHE CANCEROGENE NEL FUMO DI SIGARETTE

SOSTANZE SOLIDE PRESENTI NELLE POLVERI:
 anatabine, fenoli, catecoli, anilina, 2-toluidina, 2-naftilammina, 4-aminobifenile, benzo(A)antracene,  benzo(A)pirene, ybutirolactone, quinolina, cadmio, nickel, polonio 210, nitrosamine.

SOSTANZE GASSOSE:
monossido di carbonio (CO), ammoniaca, metilammina e dimetilammina, acido formico, acido acetico, ossidi di azoto, benzene, toluene, formaldeide, acroleina, " acetone, piridina, cianuro, idrazina, n-nitrosodimetilammina, 1.3-butadiene.

Esiste inoltre una relazione tra la dose di fumo a cui si è esposti e il rischio di contrarre il tumore polmonare che è comunque regolato dall'interazione geni-ambiente. È stato infatti dimostrato che certe sequenze di DNA aumentano il rischio di incorrere in queste neoplasie nei fumatori passivi. I soggetti costretti a sopportarlo hanno anche un rischio più elevato di incappare in altre patologie. Sono per esempio più predisposti ad ammalarsi di tumore dei seni nasali e ad avere una mortalità e morbilità maggiore per malattie cardiovascolari. Uno studio recentemente pubblicato su JAMA 2001; 286: 436-41 ha dimostrato come il fumo passivo sia in grado di provocare anche danni immediati. Un'esposizione di soli 30 minuti è capace di causare uno spasmo misurabile a livello delle arterie coronariche.

Le sostanze tossiche contenute nel fumo liberato dalla sigaretta sono inoltre in grado di elevare il rischio di polmoniti pneumococciche, della sindrome di morte improvvisa infantile e di morbilità generale respiratoria, nonché di incorrere in malattie cardiache e respiratorie. Le gestanti hanno inoltre qualche probabilità in più di partorire un bambino con un basso peso alla nascita. Anche la severità dell'asma infantile diminuisce quando i genitori riducono il fumo. In particolare uno studio svolto da Janson C. et al. e pubblicato su Lancet 2001; 358: 2103-09 ha dimostrato l'associazione esistente tra il fumo passivo e l'aumento dell'ipereattività bronchiale. I risultati di questo importante trial multicentrico europeo, che ha arruolato ben 7800 persone e ha coinvolto in Italia i centri di Torino, Verona e Pavia, sono i primi dati scientifici a favore di questa correlazione.

LE VIE ATTRAVERSO CUI AGISCE LA NICOTINA

La nicotina va considerata una droga e per quanto riguarda la capacità di indurre dipendenza va posizionata al primo posto dopo l'eroina, la cocaina e l'alcol. Benowitz l'aveva così classificata nel 1996. Agendo sul sistema dopaminergico, dà infatti piacere, gratificazione e benessere a chi l'assume. Quando la sua somministrazione cessa, si attiva il sistema noradrenergico, provocando insonnia, ansietà e un aumento dell'appetito. Il fumo di sigaretta causa anche altre modificazioni. Il monossido di carbonio che contiene si lega fortemente all'emoglobina, formando la carbossiemoglobina. Non si tratta tuttavia di un'associazione irreversibile. Se il paziente interrompe il suo vizio, questo legame viene meno nel giro di 2-3 giorni e i tessuti ritornano ad essere ben ossigenati.

Lo studio è stato infatti realizzato per valutare la prevalenza tra la popolazione degli individui esposti al fumo passivo e il nesso di quest'ultimo con la presenza di disturbi respiratori soggettivi, alterazioni dello stato funzionale respiratorio e le IgE totali sieriche. Per effettuare queste verifiche sono stati eseguiti un esame spirometrico e un test di provocazione bronchiale su oltre 5000 fumatori passivi. «Le conclusioni a cui gli autori sono giunti sono interessanti», dice Giovanni Invernizzi, responsabile nazionale della taskforce sul tabagismo della SIMG. «Innanzitutto è stato messo in evidenza come l'esposizione al fumo passivo sia molto variabile nelle diverse aree europee. Le città italiane si trovano tuttavia ai vertici della classifica con Pavia che presenta il 60 per cento di fumatori passivi. Il centro dove coloro che respirano i fumi altrui sono in percentuale più bassa e pari solo al 20 per cento, è invece Uppsala in Svezia».

È stato inoltre confermato che i sintomi respiratori sono significativamente più frequenti in chi è esposto a questo nemico invisibile e ad esso proporzionali. Più duratura è l'esposizione al fumo passivo più frequente è infatti l'insorgenza di tosse, sibili e dispnea. Non è stato invece osservato un aumento delle IgE nei fumatori passivi a differenza di quanto è riportato in altri studi. Questi risultati meritano alcuni commenti. Ribadiscono infatti su ampia scala come il fumo passivo sia un diffuso fattore di rischio per la salute dell'apparato respiratorio, come le comunità a bassa prevalenza di fumatori tra la popolazione facilitino probabilmente una legislazione più rigida sul divieto del fumo nei luoghi di lavoro e come il fumo passivo respirato sul lavoro sia apparentemente più dannoso di quello inalato in famiglia. A favore di quest'ultimo concetto è il comportamento più “attento” dei fumatori verso i propri familiari, rispetto ai colleghi, che vanno ad esempio ad accendere la sigaretta sul balcone o in locali separati.

il fumo passivo causa un eccesso di casi d'asma del 20 per cento nei bambini in età scolare che hanno i genitori fumatori. A sottolineare questo preoccupante risvolto è uno studio, pubblicato sull'Am. J. Resp. Crit. Care Med. 154: 681-688, 1996, ed eseguito da Ehrlich R.I. et al. su 1955 ragazzi con un'età compresa tra i 7 e i 9 anni che frequentavano 15 scuole di Cape Town. I risultati ottenuti hanno dimostrato una relazione diretta tra l'esposizione al fumo passivo, verificata con la presenza di cotinina nelle loro urine, e la comparsa di asma. I dati raccolti hanno inoltre indicato alcuni importanti fattori predisponenti l'iperreattività bronchiale. Oltre l'allergia ai pollini, la comparsa di eczemi e i genitori con asma, un importante determinante di questo disturbo respiratorio è il fumo della madre in gravidanza. Additare il fumo passivo come causa della comparsa di asma in un bambino non è sempre facile. I genitori che hanno il vizio della sigaretta negano spesso questa loro abitudine e disattendono i corsi informativi messi a punto su questa problematica. A denunciare questa tendenza è un'indagine, pubblicata sull'Am. J. Pubblic Health 86: 246-248, 1996, e svolta da Fish L. et al. del Department of Allergy and Immunology Group Health Inc di Minneapolis, che sottolinea come il 78 per cento delle famiglie in cui entrambi i genitori venivano intervistati non partecipava agli interventi educativi per ridurre il fumo passivo. Ma non solo. Il 17 per cento di esse negava addirittura che i propri bambini fossero asmatici, contro il 9 per cento delle famiglie di non fumatori.

Per il momento non è invece possibile affermare che il fumo passivo favorisca l'insorgenza del tumore alla mammella, mentre è probabile che i tumori pediatrici aumentino se la madre è stata esposta al fumo durante la gravidanza. Se il fumo passivo comporta un rischio neoplastico minore di quello attivo, è comunque un problema che interessa tuttavia molte persone. Il fumo passivo è più pericoloso di quanto si è soliti credere. Da più di 20 anni gli si riconosce un ruolo di inquinante indoor (Science 1980; 208: 464-72), in quanto contribuisce a incrementare il particolato fine disperso nell'aria. In generale il suo effetto si sottovaluta perché lo si considera un semplice gas. In realtà questo nemico invisibile è un aerosol di particelle solide piccolissime del diametro inferiore ai 10 micron (PM10) sospese in una miscela di fumo contenente numerose sostanze tossiche. Una parte di esso viene infatti esalato dal fumatore mentre un'altra è prodotta dalla combustione della sigaretta tra le dita del fumatore o nel portacenere. Il fumo passivo porta pertanto in sé sia i rischi causati dall'inalazione delle polveri fini che quelli dovuti alla parte gassosa.

«Sono ormai numerosi gli studi epidemiologici effettuati negli ultimi 20 anni in Europa e negli Stati Uniti che hanno dimostrato come l'innalzamento di 10 microgrammi/m di PM10 sia legato non solo a un aumento di morbilità cardiorespiratoria dello 0,60 per cento, ma anche all'incremento della mortalità per queste patologie», afferma Invernizzi. Queste stime possono essere riportate agli ambienti confinati dove il fumo di una sola sigaretta produce anche 2000-3000 mcg/m di PM 10 che tendono a concentrarsi e a permanere per lunghi periodi. Se si considera che il livello di attenzione per questo 3 particolato è di 40 mcg/m /24 ore per l'ambiente esterno, si comprende quanto malsana e predisponente all'asma e ai disturbi respiratori sia la qualità dell'aria inquinata dal fumo passivo. «A rafforzare questo concetto sono anche i dati elaborati dal Centro europeo ambiente e salute dell'OMS su richiesta del nostro Ministero per l'ambiente in 8 principali città italiane negli anni 1998-1999 su una popolazione totale di 8,3 milioni di abitanti», ribadisce Invernizzi. «Essi hanno stimato che concentrazioni medie di PM 10 superiori a una media di 20 microg/m /anno sono responsabili del 7 per cento dei decessi e dell'8 per cento dei ricoveri. A queste percentuali vanno aggiunti il 35 per cento dei casi di bronchite acuta e il 12 per cento di quelli imputabili alla riacutizzazione di asma al di sotto dei 15 anni di età».

Fonte: mensile Doctor


















Stop agli analgesici contro l'Alzheimer
Gli inibitori di cox-2 potrebbero aumentare il rischio di ictus

Uno dopo l'altro, tutti i trial clinici per determinare se gli antidolorifici potessero curare gravi malattie come il cancro o l'Alzheimer stanno venendo interrotti. Sembra infatti che una determinata classe di questi farmaci possa aumentare il rischio di attacco cardiaco o di ictus.
L'ultimo studio ad essere sospeso è stato quello condotto dal
National Institute on Aging dei NIH degli Stati Uniti. I ricercatori speravano di dimostrare che una dose giornaliera di antidolorifico (celecoxib, commercializzato dalla Pfizer col nome Celebrex, oppure naxopren, noto come Aleve) potesse impedire la degenerazione mentale causata dal morbo di Alzheimer. Lo studio continuerà con l'osservazione dei partecipanti, ma è improbabile che verranno loro somministrati altri farmaci.
Le dosi sono stati interrotte, in effetti, perché i pazienti erano preoccupati a proposito di uno dei farmaci che venivano loro somministrati. Il celecoxib è un "inibitore di cox-2" come il rofecoxib, il farmaco che la compagnia farmaceutica Merck ha tolto dal mercato in settembre per il timore che potesse aumentare il rischio di ictus. Dopo il ritiro del rofecoxib, venduto con il nome di Vioxx, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tutti i farmaci di questo tipo potessero essere pericolosi, e i partecipanti agli studi si sono innervositi. "Abbiamo avuto molte difficoltà a somministrare queste medicine alla gente", commenta John Breitner dell'
Università di Washington, che conduce lo studio.
Inoltre il
National Cancer Institute ha appena sospeso un trial sugli effetti protettivi del celecoxib contro il cancro colorettale. I ricercatori avevano notato che i partecipanti alla sperimentazione presentavano un rischio di attacchi cardiaci superiore di 2,5 volte rispetto a quelli che ricevevano un placebo. "Quando la voce si è sparsa, - aggiunge Breitner - non abbiamo più avuto alcuna possibilità di continuare il nostro studio, nonostante i primi dati non mostrassero incrementi del rischio per i nostri pazienti".

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mercoledì, dicembre 29, 2004

MAREMOTO: ELIMINARE CARCASSE ANIMALI CONTRO EPIDEMIE
Nuova emergenza: la distruzione degli allevamenti riduce drasticamente il cibo

28 dicembre 2004 - Emergenza veterinaria nelle zone colpite dal maremoto. Le carcasse degli animali abbandonate sul luogo del disastro rischiano di scatenare gravi epidemie. E per eliminarle, vista la grande quantità, è necessaria un'organizzazione adeguata che riduca al minimo i pericoli. E se il problema immediato è lo smaltimento delle carcasse, nei prossimi giorni il dramma sarà soprattutto l'approvvigionamento delle derrate alimentari, non più garantite dagli allevamenti distrutti.
A ricordarlo è Giancarlo Belluzzi, direttore del Dipartimento di Prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona e componente del consiglio direttivo dell'Associazione medici veterinari italiani (Anmvi), che sottolinea la necessità di coinvolgere i veterinari nelle operazioni. “La protezione civile - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - dovrebbe servirsi almeno di un veterinario per coordinare le operazioni di smaltimento”.
I rischi sanitari per la popolazione sono notevoli. “I corpi degli animali abbandonati, provenienti dai molti allevamenti delle aree colpite - continua Belluzzi - favoriscono e amplificano la moltiplicazione naturale dei virus e dei batteri.Una vera e propria 'bomba' biologica”. Per questo i corpi degli animali “devono essere interrati in zone interne, dove l'acqua non può arrivare, e coperti con calce spenta”.
Al contrario di quanto si crede comunemente, infatti, è più difficile e meno economico bruciarle. "Per bruciare le carcasse - conclude l'esperto - sono necessari materiali difficilmente reperibili come benzina e cataste di legno per tenere accesa la fiamma. Si possono usare anche copertoni di scarto, ma in questo caso si aggraverebbe l'inquinamento ambientale, già notevole in alcune delle zone interessate”.

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lunedì, dicembre 27, 2004

Niente sonno durante la migrazione
In primavera e in autunno alcuni uccelli non dormono quasi mai

Ogni anno, milioni di uccelli migrano per migliaia di chilometri. La maggior parte vola di notte eppure rimane attiva anche durante il giorno, suscitando perplessità negli scienziati che si chiedono come facciano a dormire così poco. Un nuovo studio, pubblicato online sulla rivista "PLoS Biology", rivela che questi uccelli semplicemente riescono a fare a meno di dormire senza subire i disastrosi effetti della privazione di sonno che si osservano in altri animali. Il meccanismo biologico alla base di questo fenomeno, se identificato, potrebbe rivelarsi utile per coloro che necessitano per lavoro di rimanere svegli per lunghi periodi di tempo e potrebbe fare luce sui disturbi dell'umore che danneggiano il sonno.
Ruth Benca dell'
Università del Wisconsin di Madison ha studiato nel corso di un intero anno alcuni passeri dalla corona bianca in cattività. Normalmente questi uccelli migrano ogni primavera e ogni autunno per oltre 4000 chilometri, dall'Alaska alla California meridionale, volando quasi sempre di notte. Durante la stagione migratoria, all'interno delle gabbie in laboratorio gli uccelli diventavano agitati e si muovevano avanti e indietro sbattendo le ali. I ricercatori hanno analizzato i loro movimenti in gabbia e hanno collegato i loro cervelli a sensori per controllare gli schemi di sonno. Nei periodi in cui gli uccelli normalmente migravano, essi dormivano soltanto per un terzo del solito ed entravano più rapidamente nella fase REM, il tipo di sonno tipicamente associato negli esseri umani ai sogni. Quando i passeri erano attivi di notte, i sensori indicavano che erano del tutto svegli.
I risultati suggeriscono che gli uccelli diminuiscono semplicemente il loro periodo di sonno, anziché volare da addormentati durante le migrazioni. I meccanismi alla base di questa abilità rimangono sconosciuti, ma ulteriori studi potrebbero far luce sui processi del sonno in generale e sulla neurobiologia di alcuni disturbi correlati.

N. C. Rattenborg et al.
Migratory sleeplessness in the white-crowned sparrow. PLoS Biol 2(7): e212, DOI: 10.1371/journal.pbio.0020212 (2004).

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CAVALLI DOPATI, BLITZ DELLA POLIZIA

Blitz della Polizia nel mondo dell’ippica e delle scommesse clandestini. Le indagini in corso da mesi hanno portato a individuare una associazione a delinquere specializzata nelle scommesse clandestine e nel reperimento di sostanze dopanti che venivano somministrate ai cavalli per potenziarne le prestazioni agonistiche. Decine le perquisizioni a Roma (all’ippodromo delle Cappannelle), ad Aversa, a Napoli e a Milano disposte dal sostituto procuratore Luca Testaroli della Procura della Repubblica di Roma. L’operazione, coordinata dal Servizio centrale operativo, rientra tra le iniziative istituzionali della Polizia dei giochi e delle scommesse, istituita nel febbraio 2002 dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Di questa unità fanno parte diversi nuclei specializzati istituiti presso le Questure con l’obiettivo di contrastare gli illeciti nel mondo sportivo e delle scommesse nonché di impedire eventuali tentativi di infiltrazione da parte delle associazioni mafiose. Nel corso del blitz sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanze dopanti, numerosissime ricevute di scommesse clandestine e decine di migliaia di euro in contanti. Ad Aversa sono state sequestrate anche delle armi.
Sull’operazione, il presidente nazionale dell’Enpa, Paolo Manzi, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.
“La risposta, ferma e decisa, è il carcere per i responsabili. Ancora una volta viene alla luce una vicenda terribile di maltrattamento ai danni degli animali. Animali usati come macchine da corsa per il divertimento umano e per le scommesse, dopati e gravemente alterati nelle loro funzioni vitali e nei loro comportamenti. Il blitz della Polizia – alla quale va il nostro ringraziamento – è purtroppo solo la punta di un iceberg, la prova dell’esistenza di un sommerso vasto e diffuso. In questa inchiesta sarà applicata anche la nuova legge sui maltrattamenti, che prevede espressamente pene per chi somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate. L’Enpa si costituirà parte civile e parte lesa nel procedimento penale. Ma questa inchiesta evidenzia ancora una volta la necessità di effettuare controlli severissimi e costanti nel mondo delle corse, così come è urgente una revisione delle regole del settore – anche sul piano legislativo – che preveda un controllo a tutti i livelli e in tutte le fasi del benessere degli animali impiegati. In questa vicenda, la cosa inquietante è la facilità con la quale in corse ufficiali, persone senza scrupoli dopano i cavalli. A questo scandalo va aggiunta la piaga delle corse clandestine”. (22 dicembre '04)

http://www.enpa.it/it/



domenica, dicembre 26, 2004

CFS: DIMINUITO DI 1/4 IL TRAFFICO DI ANIMALI VIETATI
I dati del servizio Cites: 16 mila vivi salvati in 3 anni

21 dicembre 2004 - un esercito di animali salvati dall'importazione illegale, dei 32 mila esemplari sequestrati dal 2001 al 2003, il 50% era vivo, e il 45% del totale erano rettili, tra i preferiti del traffico: complessivamente però il fenomeno dell'importazione illegale e' diminuito del 25%, un quarto in meno. Sono alcuni dei numeri dell'attività del servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato presentati oggi a Roma al Bioparco, in occasione dell'intensificazione dei controlli per "i viaggi di natale". E per quelli vivi si apre una via di salvezza: dal 1996 al 2004 sono stati affidati ai centri d'accoglienza 62 mammiferi, 8.106 rettili e 427 uccelli. I risultati li hanno presentati oggi al Bioparco i rappresentanti del servizio Cites e del corpo forestale.
Da oggi inoltre sarà più facile l'opera dei forestali, grazie a un software che snellisce le pratiche amministrative, a un servizio online per le autorizzazioni e all'istituzione, definita "svolta epocale", di nuclei operativi Cites all'interno del corpo, che si occuperanno esclusivamente dell'importazione illegale.
Attraverso una forte campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica- hanno spiegato- stiamo ottenendo risultati soddisfacenti. Si è registrato un calo del fenomeno del 25%. Sono diminuite sicuramente l'importazione di avorio, tartarughe e pelletteria. Aumenta invece l'importazione di coralli e conchiglie protette, incentivate da un maggiore commercio all'estero. Ci sono stati anche molti casi di animali vivi importati dal Nord Africa, come scimmie e tartarughe”.
Ma l'attività del servizio Cites riguarda anche il rilascio di certificati per l'importazione legale di animali.
”Oltre 40 mila certificazioni sono richieste e rilasciate ogni anno dagli uffici del servizio Cites- ha spiegato Mereu- la maggior parte nelle regioni del nord e del centro Italia”.
Riguardano soprattutto mammiferi, uccelli e rettili viventi riprodotti in cattività, zanne e oggetti in avorio di elefante, articoli in pelle di rettile, confezioni realizzate con tessuti o pellicce pregiati, piante da collezione o ornamentali, legname proveniente dalle foreste tropicali. E per dare una mano a snellire le pratiche sono stati presentati un software per le denunce di nascita e registri di detenzione elaborato dai tecnici della forestale, che sarà in servizio dal primo gennaio dell'anno prossimo e un nuovo servizio di certificazione online realizzato in collaborazione col ministero per l'innovazione tecnologica.
Il controllo sul territorio rimane comunque centrale: “non possiamo dimenticare il ruolo primario svolto dalla forestale”, ha detto il direttore generale del servizio conservazione della natura del ministero dell'ambiente Aldo Cosentino, mentre Mereu ha sottolineato come gli importatori di animali "vadano regolarmente controllati". “Spesso facciamo le pulci agli allevatori- ha spiegato il responsabile del servizio Cites- che hanno tutto l'interesse a mantenere la salute degli animali, mentre per gli importatori perdere 8 mila animali su 10 mila resta comunque più conveniente che metterli in condizioni accettabili”. E per dettagliare le sue affermazioni, ha mostrato le immagini di un'operazione presso uno dei più grandi importatori italiani, di Milano, dove alcune tartarughe agonizzavano vicino alle loro compagne già in avanzato stato di putrefazione.

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sabato, dicembre 25, 2004

Accoltellato in servizio. Cane poliziotto muore per salvare un agente

24 dicembre 2004 - Sydney. Un cane poliziotto ucciso ieri a coltellate da un malvivente, il primo in Australia caduto nell'adempimento del dovere, ricevera' onori da eroe. Sarà imbalsamato ed incluso in un'esposizione commemorativa presso l'accademia nazionale di polizia, e dara' il suo nome ad un premio annuale per il migliore cane poliziotto ed il suo addestratore.
Il cane di tre anni di nome Titan, un pastore tedesco come il celebre Commissario Rex della serie Tv, è stato ucciso mentre inseguiva un uomo armato di due coltelli, che fuggiva dopo sette ore di assedio della polizia, poco prima dell'alba di ieri a Sydney. "Il cane si e' interposto fra l'aggressore ed il nostro poliziotto e gli ha fatto da scudo, ha sacrificato la vita per proteggerlo", ha dichiarato il ministro della polizia del Nuovo Galles del sud, John Watkins.
La polizia si era recata mercoledi' sera in una casa di Lalor Park, nella periferia ovest di Sydney, quando era stata informata che un uomo, che si professava neonazista, minacciava di uccidere chiunque si avvicinasse, e di suicidarsi. Verso le 4 dell'indomani, dopo un assedio di sette ore, l'uomo, Luke Curtis di 23 anni, aveva accettato di lasciare la casa ma era fuggito armato di due coltelli. Titan è stato accoltellato tre volte mentre lo inseguiva insieme agli agenti. E' stato portato d'urgenza da un veterinario, ma è morto poco dopo.
L'uomo è stato sottoposto ad esame psichiatrico e oggi è comparso in tribunale accusato di nove reati, fra cui atto di crudelta' aggravata verso un animale. I programmi radio a microfono aperto sono rimasti intasati dalle chiamate di ascoltatori che esprimevano simpatia per il sergente salvato da Titan, Sean McDowell, che è rimasto a casa con la moglie e i due bambini a piangere la perdita. "Il cane faceva parte della famiglia e la famiglia e' in lutto'', ha spiegato l'ispettore capo dell'unità cinofila, Peter Crumblin. "Lo so che stiamo parlando dn un animale, ma è come perdere un compagno di lavoro ed un parente stretto allo stesso tempo'", ha aggiunto.
Centinaia di persone hanno mandato denaro e fiori all'unità cinofila della polizia, costringendo il comando a diffondere l'avviso che non e' necessario inviare denaro, e che quello ricevuto servira' a costruire l'esposizione commemorativa nell'Accademia di polizia di Goulburn, o sarà donato alla società protezione animali.

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venerdì, dicembre 24, 2004

Tanti Auguri di BUON NATALE
e Strepitoso Anno Nuovo!
 
"Dare to Dream" © ImageState
JOYEUX NOËL et Bonne Année Nouvelle!
MERRY CHRISTMAS and Happy New Year!
FELIZ NAVIDAD y Prospero Año Nuevo!

giovedì, dicembre 23, 2004

PESCE FRESCO…FORSE…QUASI

Nel Primo Rapporto sui prodotti ittici in Italia la mappa dell’illegalità nel mercato del pesce. Etichette incomplete nel 75% dei banchi. Le truffe rilevate dai NAS. Identikit del consumatore di pesce.

21 dicembre 2004 - Etichettatura di legge assente in più di due terzi dei banchi dei mercati, pesce al metallo pesante, trote affette da setticemia batterica curate con farmaci cancerogeni, pesce congelato o conservato in salamoia venduto o servito in ristorante come pesce italiano fresco, tonno al cadmio, bottarga infestata da parassiti e insetti, pesce cinese venduto come “novellame di sarda” italiano: sono alcuni dei dati più eclatanti rilevati dal “I Rapporto su sicurezza alimentare e prodotti ittici in Italia” redatto dalla Rete Salute&Gusto del Movimento Difesa del Cittadino in collaborazione con Legambiente.
I consumatori ogni giorno si recano ai banchi nei mercati convinti di acquistare pesce pescato il giorno prima o durante la notte nell’Adriatico o nel Tirreno. E invece portano a casa spigole e orate dalla Grecia; totani dell’Oceano Pacifico, razze dell’Australia, gamberi e scampi dalla Turchia e da Malta, cozze spagnole, nordafricane o cilene.
A volte c’è anche il rischio, peggiore, di comprare pesce “apparentemente fresco” che profuma di mare e invece è scongelato ed è tenuto su rinvigorito dal ghiaccio e “rinfrescato” da secchi di acqua di mare che viene spruzzata continuamente; o è stato pescato qualche giorno prima, e in questo caso viene offerto già pulito, così è pure più comodo, già pronto.

Che succede nelle vendite del pesce in Italia? I consumatori sono sufficientemente garantiti? Come viene osservato l’obbligo di etichettatura che dovrebbe “raccontare” la storia del pesce offerto in vendita, la provenienza naturale dal mare o da allevamento, le condizioni di freschezza perché appena pescato o la provenienza da partite congelate?

Per verificare l’osservanza degli obblighi di legge, la Rete nazionale di Sportelli “Salute&Gusto” (12 Sportelli in 12 regioni), attivata dal Movimento Difesa del Cittadino con la collaborazione di Legambiente, ha condotto la prima indagine sui consumi e sulla corretta informazione ai consumatori nella vendita del pesce fresco in Italia, attraverso una rilevazione diretta ed elaborando i dati più recenti dei Nas dei Carabinieri, le segnalazioni della Guardia di Finanza, della Guardia costiera e delle ASL.
Nel corso dell’indagine sono state effettuate rilevazioni durante le prime due settimane di settembre 2004 su un totale di oltre 1.500 cartellini contenenti le informazioni al consumatore in 170 punti di rivendita al dettaglio (banchi) di pesce, dislocati in 56 mercati di 14 regioni italiane. Per ogni punto di osservazione sono state analizzate una media di 10 specialità vendute.
L’indagine è stata condotta nelle province di Ancona, Avellino, Bologna, Cagliari, Caltanisetta, Genova, Grosseto, Lecce, Matera, Napoli, Milano, Padova, Palermo, Perugia, Roma, Salerno, Torino.

Secondo la normativa Europea (art. 4 del Regolamento CE 104/2000, entrato in vigore il 1° gennaio 2002), sui cartellini esposti sui banchi dei mercati destinati alla vendita al dettaglio, i consumatori, indipendentemente dal metodo di commercializzazione dei prodotti ittici, dovrebbero trovare indicate obbligatoriamente la denominazione commerciale della specie, il metodo di produzione e la zona di cattura.

LA “MAPPA” DELL’ILLEGALITÀ
I risultati emersi dimostrano che i banchi di vendita del pesce sono in gran parte fuori legge.1 Solo in poco più del 25% del campione di banchi esaminati c’è l’etichetta regolare con tutte le informazioni richieste a garanzia del consumatore. Tre quarti dei punti vendita dei mercati quindi sono inadempienti.
L’informazione più diffusa è quella relativa alla specie in vendita (88,5%), poi viene quella sulla zona di cattura (42,5%) e solo nel 32,4% viene indicato il metodo di produzione.
Al primo posto dei più virtuosi ci sono la Liguria e la Basilicata, rispettivamente con il 100% delle etichette in regola. Ultimi il Lazio con meno del 16% dei banchi in regola, la Sicilia con il 14%; il fanalino di coda è la Campania con meno del 10%.
In Lombardia, l’indicazione relativa al metodo di produzione è presente solo nell’11% delle etichette, mentre in Campania, su 21 banchi esaminati, solo in due casi, nella città di Avellino, sono riportate tutte le indicazioni di legge. Paradossale la situazione nella città di Gallipoli, in Puglia, città di grande tradizione marinara e nota per i ristoranti di pesce (fresco?), dove su 8 banchi esaminati è stata rilevata una sola indicazione relativa la zona di cattura o di allevamento.

I DATI DEI NAS
L’indagine degli Sportelli ha poi preso in esame in anteprima i dati più recenti (attività 2003) dell’attività di controllo e repressione delle frodi dei NAS, il Nucleo di carabinieri specializzato nella lotta contro le sofisticazioni alimentari e le truffe. Anche le Asl, la Guardia di Finanza e La Guardia Costiera hanno effettuato dei controlli e sequestrato prodotti ittici a San Remo, Forlì Cesena, Brescia, Roma, Napoli e Livorno.

Nel 2003 i NAS hanno realizzato 2.738 ispezioni accertando 1.466 infrazioni; ben 1.029 persone sono state segnalate alla magistratura; oltre 5 milioni di € il valore dei sequestri, pari a 60.451 confezioni per 746.854 kg. 79 esercizi sono stati chiusi.

www.animalieanimali.it






















Metalli tossici in alcuni rimedi ayurvedici
I prodotti possono contenere elevate concentrazioni di metalli pesanti

L'analisi di un campione di prodotti ayurvedici a base di erbe medicinali ha rivelato che il 20 per cento di essi contiene metalli quali piombo, mercurio e arsenico a livelli che potrebbero risultare tossici se assunti direttamente.
Secondo lo studio pubblicato sul numero del 15 dicembre 2004 della rivista "
Journal of the American Medical Association", quasi l'ottanta per cento della popolazione dell'India (un miliardo di persone) usa rimedi ayurvedici, un sistema medicinale che ha avuto origine oltre 2000 anni or sono e che fa ampio uso di erbe medicinali. Ultimamente, la popolarità della medicina ayurvedica è cresciuta anche nei paesi occidentali. Poiché i prodotti ayurvedici sono catalogati come supplementi di alimentazione e non come farmaci, di solito non sono sottoposti ad analisi di sicurezza o prove di efficacia prima della commercializzazione.
Robert B. Saper della Scuola di Medicina dell'
Università di Boston e colleghi hanno esaminato 70 prodotti ayurvedici fabbricati nell'Asia meridionale e venduti nei supermercati nell'area di Boston. I ricercatori hanno misurato il contenuto metallico dei prodotti, determinando le concentrazioni di piombo, mercurio e arsenico e la quantità di metallo ingerito se si seguissero le raccomandazioni di dosaggio. Questi valori sono stati confrontati con gli standard regolatori dell'Agenzia di Protezione Ambientale (EPA) degli Stati Uniti.
Gli autori hanno scoperto che il 20 per cento dei prodotti studiati (14 su 70) contenevano piombo, mercurio e/o arsenico, e che se assunti nelle dosi consigliati dai fabbricanti, ciascuno di questi provocherebbe un'ingestione di metalli pesanti superiore ai livelli pubblicati negli standard regolatori.

www.lescienze.it






mercoledì, dicembre 22, 2004

Gli ippopotami hanno l'antrace

La morte per antrace di molti esemplari di ippopotamo che vivono in Uganda sta allarmando gli zoologi. L'epidemia di antrace ha fatto il suo esordio nel Queen Elizabeth National Park alla fine dell'estate ed ha causato la morte di almeno 220 animali. L'infezione da antrace o carbonchio, dovuta al batterio Bacillus anthracis, si contrae per via inalatoria, cutanea o alimentare. Secondo Joseph Dudley, un analista americano esperto di rischi biologici, la diffusione dell'epidemia potrebbe essere stata accelerata da episodi di cannibalismo. Gli ippopotami sono normalmente vegetariani ma Dudley, nel 1996, ha documentato casi in cui i pachidermi si sono nutriti di carcasse di impala. In seguito sono stati descritti anche casi di cannibalismo. Roy Bengis, un veterinario del Kruger National Park, in Sud Africa, ritiene invece che l'aumento di morti per antrace sia stato causato dalla sovrappopolazione e che il cannibalismo abbia giocato solo un ruolo secondario. L'eccessiva concentrazione di esemplari potrebbe aver provocato conflitti tra gli ippopotami che sanno diventare molto aggressivi, e le ferite riportate potrebbero aver aperto una via all'infezione. Inoltre la malattia si potrebbe essere diffusa tramite erba o acqua contaminata. (g.c.)

www.galileonet.it - martedì 21 dicembre 2004