La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

martedì, novembre 30, 2004

GREENPEACE SU BANDI NAZIONALI AGLI OGM

Roma, 29 novembre 2004 - Il fallimento della Commissione Europea di forzare i governi ad abbandonare i bandi nazionali sugli OGM è un'ottima notizia. Ma il cammino é ancora lungo. "È necessario che gli stati membri difendano i propri interessi con più efficacia. Attraverso l'attuale sistema, gli Stati che si astengono danno alla Commissione la possibilità di bloccare i bandi nazionali il prossimo anno. Infatti, nel caso in cui non venga di nuovo raggiunta una maggioranza qualificata dei paesi in occasione del Consiglio dei Ministri del prossimo anno, sarà la Commissione a decidere. Una netta maggioranza di paesi contrari alla proposta della Commissione manderebbe così un chiaro segnale, ovvero che l'Unione Europea utilizza le misure precauzionali per salvaguardare consumatori e ambiente" afferma Federica Ferrario della campagna Ogm di Greenpeace.

Per quanto riguarda il mais transgenico "MON863", dopo che oggi a Bruxelles il Comitato europeo delle autorizzazioni non è riuscito a riunire sulla proposta nè una maggioranza a favore né una contraria, bisogna che si riconosca che questo prodotto non può essere considerato sicuro, e per tale ragione dovrebbe essere completamente rifiutato. "Durante i test sono state riscontrate anormalità nei ratti nutriti con questo Ogm. Non solo, questo mais contiene come marcatore un gene di resistenza agli antibiotici che, secondo la legislazione europea non dovrebbe più essere utilizzato dal 2005. È scandaloso che la documentazione decisiva di questo caso venga tenuta segreta, contrariamente all'attuale legislazione che stabilisce che tutti i documenti riguardanti informazioni sulla sicurezza di un prodotto debbano essere resi pubblici" commenta Ferrario.

Per informazioni:
Ufficio stampa, tel. 06/57299944 - 348/3988615
Federica Ferrario, tel. 06/57299921 - 348/3988616

Il sito della Campagna Ogm:
www.greenpeace.it/ogm









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Bocciata proposta della Svizzera: il Lupo resterà specie rigorosamente protetta

30-11-2004 - Il lupo rimarrà «specie rigorosamente protetta» dalla Convenzione di Berna. La 24ma Conferenza del Comitato permanente della Convenzione ha deciso ieri a Strasburgo di non esaminare la proposta Svizzera di declassare lo status dell'animale a «specie protetta», e quindi rendere possibili gli abbattimenti per regolarne la popolazione, come per la lince.
Prima di prendere posizione sulla proposta elvetica, la maggioranza dei 27 paesi firmatari della Convenzione di Berna vuole esaminare più a fondo la situazione del lupo in Europa e il suo impatto sull'agricoltura, nonché varie questioni giuridiche, indica l'Ufficio federale svizzero dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP). Berna, ha spiegato l'UFAFP, mira in primo luogo ad adattare la Convenzione alla realtà attuale e a creare basi uniformi per una gestione della specie a livello internazionale.
Attualmente 12 paesi su 27 - ossia quelli del nord e dell'est dell'Europa, dove il lupo si è insediato stabilmente - si rifiutano di riservare all'animale la protezione assoluta. Peter Rüegg, di Pro Natura, ha detto all'ats di essere contento della decisione di Straburgo di rinviare le discussioni. Le organizzazioni ambientaliste e alcuni ricercatori temono che con il declassamento l'animale venga preso sistematicamente di mira dai cacciatori, mettendo in pericolo la sopravvivenza della specie soprattutto nell'arco alpino, dove essa non è solidamente impiantata.

(Res/Opr/AdnKronos)



lunedì, novembre 29, 2004

VERSO SI' EUROPEO A TEST TOSSICOLOGICO CON MENO ANIMALI
Messo a punto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche

22 novembre 2004 - E' in dirittura d'arrivo il riconoscimento europeo il test tossicologico del Cnr sugli animali, dopo le dichiarazioni di Thomas Hartung, direttore del Centro europeo per la validazione dei test alternativi sugli animali (Ecvam). "Il giudizio positivo di Hartung alla metodica cellulare per la sperimentazione tossicologica messa a punto dall'Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr fa pensare ad un prossimo riconoscimento di questa tecnica come strumento valido a livello europeo per l'identificazione dei composti tossici diffusi nell'ambiente", e' il commento di Paolo Vezzoni, autore del brevetto Cnr. Il metodo messo a punto ne consentira' l'uso nei laboratori e nelle industrie di tutta Europa. L'Itb si avvale anche di finanziamenti della Fondazione Cariplo e il metodo messo a punto dall'Istituto - anche con la collaborazione di ricercatori dell'Universita' La Sapienza di Roma - consente di ridurre drasticamente il numero degli animali utilizzati nei test tossicologici ricorrendo all'ingegneria genetica. Attualmente, per verificare gli effetti negativi di un farmaco o di un'altra sostanza potenzialmente dannosa si ricorre a cellule animali in coltura, in particolare agli epatociti, ossia alle cellule del fegato.
Il limite maggiore di questa tecnica e' costituita dalla brevita' della vita degli epatociti. Per ottenerne di freschi e' infatti necessario estrarne continuamente dai topi. La nuova metodica consente invece di ottenere da topi transgenici cellule epatiche che, grazie all'oncogene c-met, non perdono le caratteristiche dell'epatocita maturo e quindi adatto alla sperimentazione ma, una volta raggiunta la differenziazione, non muoiono. "In tal modo - spiega Vezzoni - oltre a ridurre il numero degli animali uccisi, si semplifica il problema della standardizzazione, poiche' si hanno a disposizione sempre le stesse cellule o comunque un numero limitato di linee cellulari". Vantaggi ora riconosciuti dal direttore dell'Ecvam, un organo creato dall'Unione Europea allo scopo di andare incontro alla crescente richiesta dell'opinione pubblica di limitare l'uso degli animali nei laboratori di ricerca.
"Paragonato alle attuali colture cellulari - ha sottolineato Hartung - il nuovo metodo del Cnr potrebbe risultare davvero utile per la messa a punto di un test semplice e in grado di ridurre significativamente il ricorso agli animali negli studi di tossicologia. Una volta validata, questa tecnica potrebbe costituire la base per un metodo sensibile, economico, veloce e affidabile per la valutazione precoce di un danno cellulare da agenti chimici tossici". Un avallo che al Cnr e' letto come preludio al via libera Ue all'adozione ufficiale in laboratori e industrie europee.

(AGI)




Chernobyl e i tumori svedesi
Uno studio esamina l'incremento dei casi di cancro fra il 1986 e il 1988

Più di 800 persone nel nord della Svezia avrebbero sviluppato un cancro come risultato del fall-out dell'incidente nucleare di Chernobyl, nel 1986. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista "Journal of Epidemiology and Community Health", secondo il quale "l'effetto Chernobyl" sarebbe l'unica spiegazione possibile per gli 849 casi di tumore esaminati. Ma questi risultati si scontrano con lo scetticismo di altri esperti, che ritengono che il fall-out radioattivo in Svezia non avrebbe potuto causare un così elevato incremento di casi.
Dopo il disastro in Ucraina, una nube radioattiva si diffuse su tutto il nord Europa. Martin Tondel dell'
Università di Linköping e colleghi hanno esaminato tutti i casi di cancro in più di 1,1 milione di persone esposte al fall-out nel nord della Svezia, fra il 1986 e il 1988. Secondo i ricercatori, dei 22.400 casi di tumore quelli attribuibili statisticamente a Chernobyl sarebbero 849. Questa, almeno, sarebbe l'unica possibile spiegazione dopo aver considerato altri fattori come il fumo, la densità della popolazione e l'età.
Tondel, tuttavia, ammette di non aver trovato un aumento significativo dei casi di leucemia o di cancro della tiroide, normalmente i tipi di cancro più comuni fra le vittime di radiazioni. Leif Moberg, esperto dell'Autorità di Protezione Ambientale della Svezia, contesta le conclusioni dello studio e sostiene che la dose di radiazioni che ha investito la Svezia dopo l'incidente fu troppo bassa per produrre così tanti tumori.

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sabato, novembre 27, 2004

Il tè migliora la memoria
La bevanda potrebbe aiutare a rallentare il morbo di Alzheimer

Varie_4505.jpgBere regolarmente una tazza di tè può aiutare a migliorare le proprie capacità mnemoniche. I risultati di test di laboratorio effettuati da un gruppo di ricercatori dell'Università di Newcastle upon Tyne hanno rivelato che il tè verde e il tè nero inibiscono l'attività di determinati enzimi nel cervello che sono associati alla memoria. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Phytotherapy Research", potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer, la forma di demenza che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.
I ricercatori hanno studiato le proprietà del caffé, del tè verde e del tè nero (il tradizionale tè inglese, derivante dalla stessa pianta del tè verde, Camellia sinensis, ma fermentato). Hanno scoperto che, a differenza del caffé, i due tipi di tè inibiscono l'attività dell'enzima acetilcolinesterasi (AchE), associato con lo sviluppo del morbo di Alzheimer, che disgrega il messaggero chimico (o neurotrasmettitore) acetilcolina. Inoltre, sia il tè verde che il tè nero ostacolano l'attività dell'enzima butirrilcolinesterasi (BuChE), scoperto nei depositi di proteine che si formano nel cervello dei pazienti di Alzheimer. Il tè verde, inoltre, fa anche di più: ostacola l'attività di beta-secretasi, che svolge un ruolo nella produzione di questi depositi di proteine. I suoi effetti inibitori durano per un'intera settimana, mentre quelli del tè nero permangono per un solo giorno.

Edward J. Okello et al, "In vitro Anti-beta-secretase and dual anti-cholinesterase activities of Camellia sinensis L. (tea) relevant to treatment of dementia".
Phytotherapy Research, 18 624-627 (2004).

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Bere tè aiuta il sistema immunitario contro le infezioni

Bere regolarmente una tazza di te' per 'allenare' il sistema immunitario a rispondere piu' velocemente alle infezioni e forse anche al cancro. Ad esaltare un'altra qualita' benefica di questa bevanda sono i ricercatori del 'Brigham and Women's Hospital' e della 'Harvard Medical School' di Boston, negli Stati Uniti, in uno studio pubblicato sulla rivista 'Proceedings of the National Academy of Science'.
La bevanda, spiegano gli esperti, contiene particolari sostanze chimiche che e' possibile individuare in alcuni batteri, cellule tumorali, parassiti e funghi. Bevendo il te', quindi, il sistema immunitario imparerebbe a 'conoscerle' e a reagire tempestivamente se dovessero trasformarsi in un pericolo. Nello studio, gli esperti americani hanno osservato l'effetto degli antigeni dell'alchilamina, questo il nome della sostanza comune a te' e agli agenti patogeni, sulle cellule T gamma-delta del sistema immunitario, la 'prima linea' di difesa dell'organismo contro le infezioni. In esperimenti di laboratorio, hanno osservato che le cellule 'allertate', in presenza di batteri 'pericolosi', erano in grado di moltiplicarsi 10 volte di piu' e molto piu' aggressive rispetto a quelle 'vergini'.
Risultati confermati da un secondo studio dell'University of New Hampshire, a Durham, che ha messo a confronto la risposta immunitaria di consumatori abituali di te' e caffe'. Migliore la capacita' di difesa dalle infezioni dei consumatori della bevanda nazionale inglese. Nessun beneficio, invece, per chi ama la caffeina. Entrambi gli studi, per gli esperti, suggeriscono che il bere te', oltre ai noti effetti benefici per la salute, ci aiuta a difenderci dalle infezioni.

www.italiasalute.it/

venerdì, novembre 26, 2004

Cioccolata contro la tosse
La teobromina sarebbe più efficace della codeina

26.11.2004 - Un ingrediente della cioccolata potrebbe rappresentare una medicina contro la tosse più efficace dei rimedi tradizionali. Lo suggerisce uno studio britannico, che mostra anche come il composto derivato dal cacao non abbia nessuno degli effetti collaterali associati con i farmaci oggi usati per curare la tosse persistente.
"Questo tipo di tosse, che spesso prosegue per settimane dopo un'infezione virale, - spiega Peter Barnes dell'
Imperial College di Londra - può essere difficile da trattare, specialmente perché non è possibile somministrare grandi dosi di farmaci narcotici ai pazienti a causa dei loro effetti collaterali".
Barnes e colleghi hanno fornito a dieci volontari sani alcune tavolette contenenti teobromina, un costituente del cacao, oppure codeina, il tipico soppressore della tosse, oppure un placebo. Ai volontari è stato poi chiesto di inalare un gas contenente capsaicina, un derivato del peperoncino rosso, che induce la tosse e viene usato come indicatore per sperimentare l'efficacia delle medicine. Per produrre la tosse in coloro cui era stata somministrata teobromina è stata necessaria una quantità di capsaicina superiore di un terzo rispetto a quelli che avevano ricevuto la codeina. I risultati della ricerca, pur molto promettenti, non sono però ancora sufficienti per consigliare ai pazienti di abbandonare i farmaci e di rivolgersi unicamente al cioccolato come rimedio contro la tosse.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "
Federation of American Societies for Experimental Biology Journal" (DOI:10.1096/fj.04-1990fje).

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Animali irrazionali?
Forse i comportamenti osservati sono viziati dalla natura degli esperimenti

Gli animali che vivono allo stato selvatico si trovano costantemente di fronte a decisioni che riguardano il luogo dove nidificare, la scelta del compagno o l'approvvigionamento di cibo. I principali modelli di scelta, sia nel campo della biologia che in quello dell'economia, prevedono che le preferenze siano razionali, o consistenti a seconda del contesto, in quanto motivate dall'interesse o, nel caso degli animali, dal successo riproduttivo. Molti studi indicano che, quando si tratta di prendere decisioni, gli esseri umani spesso seguono scorciatoie, usando euristiche cognitive che possono condurre a decisioni economicamente irrazionali. E alcuni scienziati affermano di aver osservato lo stesso fenomeno anche nel comportamento degli animali.
In uno studio pubblicato sulla rivista "
PLoS Biology", Cynthia Schuck-Paim, Lorena Pompilio e Alex Kacelnik dell'Università di Oxford si sono chiesti se le decisioni irrazionali osservate negli animali fossero davvero tali. Gli autori hanno ipotizzato che queste presunte "violazioni della razionalità" dipendessero da eventuali differenze nello stato fisiologico degli animali "imposte" dalla progettazione dell'esperimento e non da vere scelte irrazionali.
Per verificare l'ipotesi, i ricercatori hanno addestrato alcuni storni europei a scegliere fra due ricche fonti di cibo e due "esche" più povere, in differenti contesti. Gli autori hanno dimostrato che l'introduzione delle esche produce una preferenza "irrazionale" solo quando le esche hanno un qualche effetto sul consumo di cibo, suggerendo che la scelta sia dovuta allo stato energetico degli uccelli e non a meccaniche cognitive simili a quelle usate per spiegare l'irrazionalità nei soggetti umani.
Concludendo, Schuck-Paim e colleghi ritengono che gli esperimenti che si appropriano di idee di altre discipline possono introdurre effetti fuorvianti. Quando mettono alla prova concetti formulati in ambienti non biologici, i ricercatori dovrebbero analizzare con maggiore attenzione le cause alla base dei comportamenti animali osservati.

C. Schuck-Paim, L. Pompilio, A. Kacelnik, "State-Dependent Decisions Cause Apparent Violations of Rationality in Animal Choice". PLoS Biol 2 (12): e402 (2004).

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giovedì, novembre 25, 2004

 Come vengono fatti i vaccini?

database vaccini
La produzione dei vaccini è una procedura disgustosa. Per cominciare, si deve acquistare il germe della malattia -- un batterio tossico o un virus vivo. Per fare un vaccino "vivo", il virus vivo deve essere attenuato, o indebolito per uso umano. Questo lo si consegue con una serie di passaggi -- passando il virus attraverso tessuti animali parecchie volte per ridurre la relativa potenza. Per esempio, il virus del morbillo viene passato attraverso gli embrioni del pulcino, il virus della poliomielite attraverso i reni della scimmia ed il virus della rosolia attraverso le cellule diploidi umane -- organi sezionati di feti abortiti! I virus "uccisi" vengono resi "inattivi" con calore, radiazioni, o prodotti chimici.

Il germe indebolito deve poi essere rinforzato con dei coadiuvanti (buster degli anticorpi) e degli stabilizzatori. Questo viene fatto aggiungendo farmaci, antibiotici e disinfettanti tossici al preparato: neomicina, streptomicina, cloruro di sodio, idrossido di sodio, idrossido di alluminio, cloridrato di alluminio, sorbitolo, gelatina idrolizzata, formaldeide e thimerosal (un derivato del mercurio).

L'alluminio, la formaldeide ed il mercurio sono sostanze estremamente tossiche con una lunga storia di effetti pericolosi documentati. Gli studi hanno confermato diverse volte che le dosi microscopiche di queste sostanze possono condurre al cancro, a danni neurologici ed alla morte. Tuttavia, ognuno di essi può essere trovato nei vaccini per bambini e neonati.

Oltre che gli additivi deliberatamente previsti, sostanze organiche impreviste possono contaminare i vaccini. Per esempio, durante la serie di passaggi attraverso le cellule animali, il RNA ed il DNA animali -- materiale genetico estraneo -- vengono trasferiti da un ospite ad un altro. Poiché questo materiale biologico viene iniettato direttamente nel corpo, i ricercatori dicono che può modificare la nostra struttura genetica.

Virus di animali possono saltare la barriera della specie in maniera inosservata. E' esattamente quello che è successo durante gli anni 50 e gli anni 60 in cui milioni di persone sono state infettate con i vaccini della poliomielite contaminati con il virus SV-40, passato inosservato dagli organi della scimmia usati per preparare i vaccini. SV-40 (virus #40 -- il quarantesimo virus di Scimmia rilevato da quando i ricercatori hanno cominciato a osservarli), è considerato un potente soppressore del sistema immunitario, un innesco potente dell'HIV, il nome dato al virus dell' AIDS. Si dice che causa uno stato clinico simile all' AIDS ed è stato trovato anche nei tumori al cervello, nella leucemia ed in altri cancri umani. I ricercatori lo considerano un virus che genera il cancro.

Che cosa accade dopo, una volta che questa miscela ripugnante di -- virus vivi, batteri, sostanze tossiche e materia animale patologica -- è stata prodotta? Questa pozione delle streghe viene forzatamente introdotta nel bambino in perfetta salute.

http://www.medicinenon.it

Comprare capi in pelle significa sostenere la crudeltà degli allevamenti intensivi e la violenza dei macelli, visto che la pelle rappresenta tra il 55 ed il 60 % del valore dell’animale.

Quando la produzione di latte delle mucche è terminata, anche la loro pelle viene utilizzata per capi d’abbigliamento e i loro piccoli vitellini trasformati in “pelle di vitello”.

Gli animali che vengono sfruttati per produrre scarpe e cinture subiscono atroci sofferenze: spazi angusti negli allevamenti intensivi, marchiatura, castrazione senza anestesia, taglio della coda, taglio delle corna e numerose altre pratiche crudeli nel corso del trasporto dall’allevamento al macello.

CHI C'E' NELLE TUE SCARPE?

Molti capi in pelle venduti in Italia sono fatti di pelle di mucca o vitello, ma molti altri capi sono fatti con pelle di cavallo, pecora, agnello e maiale, che vengono uccisi a scopo alimentare, e altri ancora sono fatti di pelle di cane e gatto importati dall’Asia.

Quando acquisti un capo in pelle, non puoi determinare di che animale si tratta o da dove proviene.

Molti capi in pelle venduti con l’etichetta “Made in Italy” provengono dall’India, dove il mercato di pelli è tra i più crudeli del mondo. Le leggi in materia di macellazione in India non vengono fatte rispettare e molti animali vengono portati al macello in condizioni pietose, tanto da dovervi essere trascinati all’interno. A molti di essi viene spalmato del peperoncino o del tabacco sugli occhi e le ossa della regione lombare vengono spezzate per farli rimanere in piedi.

Una volta all’interno del macello, viene loro tagliata la gola e ad alcuni vengono legate le gambe mentre altri vengono scuoiati ancora in vita.

Molte ditte nazionali ed internazionali vendono prodotti che sono manufatti in parte o completamente di pelli di animali torturati ed uccisi come descritto.

I danni delle concerie sull'uomo:

Le concerie moderne usano una varietà di sostanze tossiche per fermare la decomposizione, tra cui sali minerali (cromo, alluminio, ferro e zirconio), formaldeide, derivati del carbone e vari olii e solventi, alcuni di essi a base di sostanze cianiche. Il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta ha rilevato che l’incidenza di casi di leucemia tra cittadini residenti nelle vicinanze di una conceria è di cinque volte superiore alla media nazionale. Secondo uno studio del Dipartimento della Sanità di New York, oltre la metà delle persone affette da cancro testicolare lavorano in una conceria.

“Mentre le mucche venivano caricate, ho sentito una di loro che rigurgitava il proprio sangue. Era legata ad un’altra mucca mediante una corda inserita in un anello applicato al naso. Il costante attrito dei ganci aveva provocato la lesione del naso ed il sangue continuava a colarle sulla faccia”.

Inviato della PeTA in India www.peta.it/cam.htm

A proposito di... UOVA

UOVA INDUSTRIALI. In Italia ogni anno 40 milioni di galline sono detenute in gabbie di batteria per produrre 12 miliardi di uova, e 400 milioni di polli finiscono nella fauci degli italiani. Ma negli allevamenti intensivi l'utilizzo di mangimi scadenti e di prodotti di scarto, economici, per massimizzare il profitto, nonche' la situazione di costrizione in cui si trovano le galline che non possono scegliere il cibo a loro piu' gradito - il migliore - aumentano esponenzialmente il rischio di assimilazione di elementi malsani.

Nel loro cibo viene reimmesso il loro stesso guano, i loro escrementi, perche' c'e' dentro ancora qualcosa di "nutriente", e tutto dev'essere sfruttato fino all'osso, per aumentare i guadagni.

Poi, per correggere il colore naturale dei tuorli, giudicato troppo "pallido", e rendere l'uovo piu' "appetitoso", spesso gli allevatori aggiungono alla dieta della galline coloranti come il beta-apo-8-carotene (derivato del petrolio), la carafilla, la xantofilla e la tartrazina (E102), che s'aggiungono agli antibiotici e ai residui di pesticidi: ogni tanto, qualche sostanza pericolosa si trova nelle uova, come l'esaclorocicloesano, il quintozene (cancerogeno, ha effetti tossici a livello gastrointestinale, epatico, sugli apparati immunitario e riproduttivo, tossico per la pelle e gli occhi), l'ossitetraciclina (OTC, antibiotico che sviluppa tossicita' cardiovascolare e nel sangue, tossico per la pelle e gli occhi).

Come ricordera' chi ha visto i servizi in tv sui "polli alla diossina", le galline d'allevamento in batteria vivono una vita infernale, di stress perpetuo e ininterrotto. Stipate in gabbie metalliche promiscue, hanno a disposizione per tutta la vita uno spazio pari a una mattonella.

Per evitare che si becchino l'un l'altra, puo' essere tagliato loro il becco, con metodo cruento. Nei capannoni privi di finestre le povere bestie respirano aria ammorbata dall'ammoniaca dei loro stessi escrementi, non godono mai della benefica luce del sole, ma vengono irraggiate con infrarossi. In molti allevamenti industriali il ciclo notte/giorno non e' piu' di 24h, ma e' accelerato con illuminazione artificiale, affaticando ulteriormente l'organismo degli animali i quali, esangui, a quattro/sei mesi vengono finalmente uccisi per farne carne o dadi. e' impossibile che le loro uova non risentano gravemente di tutto cio'. Si puo' dire che ogni loro uovo e' un'ampolla di fiele, la mestruazione di un animale malato.

UOVA DI GALLINE ALLEVATE IN LIBERTA'. Da preferire assolutamente. Ormai distribuite in ogni supermarket, le galline che le producono hanno una vita assai piu' normale, sana e felice delle loro sfortunatissime colleghe d'allevamento. Le galline libere, all'aria aperta, godono della luce del sole, possono razzolare, scegliere di beccare cibo migliore, camminare, correre, e fare uova migliori, uova "felici". Le vitamine benefiche contenute nel tuorlo, specialmente Retinolo - Vit.A e §-carotene, aumentano notevolmente con una sana composizione del mangime, e il contenuto di colesterolo e' anche piu' basso. Scegliere solo uova di galline libere, oppure quelle di piccoli contadini (si trovano ancora in alcuni negozietti). Giudizio:OK. Nell'incertezza, scrivere al proprio produttore.

Alcune confezioni mostrano uova in cesti di paglia, disegni di galline sorridenti, verdi colline, cesti di paglia e scritte invitanti, quali "uova naturali", "fresche di fattoria" o "di campagna". Chi credono di prendere in giro? Sono bugie usate dai produttori per mascherare la provenienza industriale. La dicitura esatta deve dire che sono state allevate libere e sane: preferibilmente "uova di allevamento all'aperto - sistema estensivo" o anche "uova di allevamento all'aperto", "free-range". La dicitura "uova di galline allevate a terra" significa che sono state allevate al chiuso, per esempio in un capannone, non all'aria aperta (Reg. CEE n.1274/91).

Non fatevi trarre in inganno: le uova vengono etichettate come "ecologiche", "arricchite con vitamine" o addirittura "biologiche" solo per il tipo di mangime dato alle galline... A seguito delle spaventose immagini viste nei servizi tv inerenti allo "scandalo diossina", l'Unione Europea disincentivera', a partire dal 2002, l'uso di quelle infernali gabbie metalliche in cui le galline vengono stipate a forza. Ma non c'è divieto assoluto...

http://gaiaitalia.it/

mercoledì, novembre 24, 2004

ALLAGATO GRAND CANYON: IN PERICOLO GLI ANIMALI
Si cerca di frenarne l'estinzione e salvare le spiagge del Colorado

23 novembre 2004 - Un'alluvione guidata dall'uomo nel canyon piu' celebre del mondo. In Arizona arriva l'acqua alta, per cercare di far fronte ai pericoli di estinzione che corrono le spiagge del Grand Canyon e la fauna che ci vive, a causa della riduzione artificiale della portata del fiume Colorado.
Un team di 50 scienziati messo insieme dal governo federale ha deciso di ricorrere a una soluzione drastica per affrontare i problemi del monumento della natura. Dal fine settimana e' in corso l'inondazione del canyon attraverso quattro getti d'acqua mastodontici aperti alla base della diga di Glen Canyon, la stessa che provoca il rallentamento del fiume. Gli esperti sperano che cinque giorni di questa terapia d'urto portino verso valle un milione di tonnellate di sabbia e limo, che si erano riversate l'autunno scorso nella gola in seguito all'erosione di una parete rocciosa.
I villeggianti e gli appassionati di navigazione fluviale che frequentano avidamente il Grand Canyon vedranno il livello dell'acqua alzarsi di 4,5 metri entro giovedi', il giorno della festa del Ringraziamento negli Usa, quando gli addetti ai lavori chiuderanno i maxi-rubinetti prima di andare a casa a mangiare il tradizionale tacchino. L'esperimento ha spinto il servizio di vigilanza del parco a mettere in guardia i campeggiatori che saranno costretti a levare le tende.
Il flusso d'acqua del fiume Colorado, che scorre sul fondo della gola, e' stato ridotto del 90% dal 1963, data in cui e' stata completata la diga che ha dato origine al lago Powell, vitale fonte di acqua ed energia idroelettrica per il West della nazione.
Se l'uomo ha beneficiato della costruzione della struttura, non si puo' certo dire lo stesso per gli animali che abitano il Grand Canyon. Pesci, uccelli e lumache hanno visto scomparire il 30% delle spiagge e il 50% dei banchi di sabbia, loro habitat naturale.
Il progetto, costato alle finanze pubbliche 3,5 milioni di dollari, era gia' stato provato nel 1996, ma non aveva avuto il successo sperato. Un tentativo bis era d'obbligo, perche' la salute del Grand Canyon National Park e' tutelata dalla legge federale.
Stavolta gli scienziati sperano di avere piu' successo, grazie alle modernissime tecnologie che sono state messe a loro disposizione e grazie anche alla composizione ricca di limo dei detriti, che rende la sedimentazione della sabbia piu' stabile e duratura.
Per aiutare il delicato ecosistema del canyon a ristabilirsi, si sta prendendo in considerazione anche di limitare l'accesso dei turisti alle rive del fiume.

(ANSA)









Virus animali e operatori degli zoo
Non ci sono prove che il virus SV-40 possa circolare fra gli esseri umani

Secondo uno studio pubblicato sul numero del 15 dicembre della rivista "The Journal of Infectious Diseases", disponibile online, nel sangue degli individui che lavorano in un giardino zoologico nel Nord America sarebbero state trovate tracce dell'esposizione a un virus delle scimmie, in passato associato a tumori. ll virus, un poliomavirus noto come SV-40, da tempo preoccupa gli esperti di salute pubblica, in parte perché è stato dimostrato che può causare il cancro in alcuni animali di laboratorio, e in parte perché alcuni ricercatori hanno riferito di aver trovato DNA di SV-40 in tumori umani.
Eric A. Engels e colleghi del
National Cancer Institute di Rockville, del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e della Johns Hopkins University di Baltimora hanno studiato 254 operatori di giardini zoologici, 109 dei quali lavoravano in continuo contatto con primati. Un esame degli anticorpi ha rivelato che la reattività a SV-40 era più comune fra gli addetti ai primati (23 per cento) rispetto agli altri impiegati (10 per cento). Questi tassi così bassi, che suggeriscono l'assenza di una replicazione in corso di SV-40, contrastano con i risultati che mostrano una reattività dell'85 e del 56 per cento, rispettivamente, per due altri poliomavirus, BK e JC, molto diffusi negli esseri umani e che determinano infezioni permanenti.
Per i ricercatori, dunque, non ci sono ancora prove certe che SV-40 possa infettare in modo persistente esseri umani. In un editoriale di accompagnamento, Keerti Shah della Johns Hopkins University afferma che "anche se gli umani in contatto con i primati possono essere infetti da SV-40, non ci sono attualmente prove che il virus possa circolare indipendentemente nella comunità o che contribuisca allo sviluppo di tumori umani".

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