La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

lunedì, agosto 30, 2004

ZITTO E MANGIA: LA CENSURA ALIMENTARE NEGLI USA

Pubblicità prodotta da attivisti vegetariani britanniciNel frattempo, le corporation stanno cercando di raffreddare le critiche. Il 19 giugno un giudice inglese ha decretato che due ambientalisti avevano commesso una "Mc diffamazione" nel criticare la catena di ristoranti Mc Donald's perchè serve cibi grassi e poco salutari, perchè danneggia l'ambiente, perchè paga stipendi bassi e perchè maltratta gli animali. Benchè il giudice Rodger Bell avesse ammesso che vi era una base oggettiva per tali critiche, decretò secondo la reazionaria legge inglese sulla diffamazione che gli ambientalisti Helen Steel e Dave Morris erano comunque colpevoli ed ordinò loro di pagare 96.000 dollari di danni.

Negli USA l'industria alimentare sta facendo gli straordinari per decretare le leggi sulla diffamazione di stampo inglese, che rendano più facile ridurre al silenzio ambientalisti e giornalisti.
Il business agricolo ha trascorso gli ultimi 10 anni promuovendo leggi sulla "diffamazione del cibo" in dozzine di stati ed ottenendone l'approvazione in 13: Alabama, Arizona, Colorado, Florida, Georgia, Idaho, Louisiana, Mississippi, N. Dakota, Ohio, Oklahoma, S.Dakota e Texas.

Soprannominate dai media "banana laws" [leggi banana] o "broccoli bills" le leggi sulla diffamazione dei prodotti agricoli erano specificatamente ed espressamente designate per raffreddare le critiche e proteggere i profitti dell'industria e per prevenire che la gente esprimesse opinioni che scoraggiassero i consumatori dall'acquistare particolari alimenti. La scarsa diffusione da parte dei media delle nuove leggi ha portato a banalizzare gli argomenti con astuti giochi di parole e a commenti leggeri al riguardo. "Pensate a come diffamare gli asparagi o come criticare i broccoli" scriveva nei suoi titoli di testa il Los Angeles Times. "Non mangiare quei cavolini di Bruxelles andati a male. Potrebbe costarvi caro" affermò sarcasticamente USA Today. Ma mentre i media sommessamente ridono compiaciuti, il potenziale effetto di raffreddamento e le implicazioni legali portate da queste nuove leggi sono ampiamente ignorate. Nonostante che il Primo Ammendamento affermi che "il Congresso non emetterà alcuna legge…che limiti la libertà di parola o di stampa; o il diritto delle persone a riunirsi pacificamente e richiedere giustizie e riparazione al governo", le nuove "leggi sulla diffamazione dei prodotti agricoli" lo stanno proprio facendo. Danno alle industrie alimentari il potere di citare a giudizio coloro che criticano i loro prodotti, introducendo uno standard di testimonianze che modificano "l'onere della prova" largamente a favore dell'industria. "In queste leggi, il business agricolo americano vede ancora i suoi più potenti mezzi da utilizzare contro gli attivisti ambientalisti e pro-sicurezza alimentare le cui campagne possono costare all'industria alimentare milioni di dollari qualora queste influenzassero le abitudini dei consumatori" osserva il reporter del Village Voice Thomas Goetz. [Thomas Goetz, " After the Oprah Crash", Village Voice, Apr., 29, 1997, p.39]

Il primo bersaglio di una citazione in giudizio sotto la nuova legislazione è Howard Lyman appartenente alla Humane Society degli USA, che è stato citato a giudizio insieme a Oprah Winfrey, per aver parlato dei pericoli per gli umani riguardo l'epidemia di mucca pazza in Gran Bretagna durante una puntata dell'Oprah Show [l'Oprah Show è il talk show televisivo più seguito negli USA. Oprah Winfrey è una delle più note conduttrici tv, un po' come Maurizio Costanzo in Italia n.d.t.]. La citazione a giudizio nei suoi confronti, che venne intrapresa nel 1996 dall'allevatore Paul Engler, affermava che l'allarme lanciato da Lyman sulla malattia della mucca pazza "va oltre tutti i possibili limiti della decenza ed è assolutamente intollerabile in una comunità civilizzata." (tratto da: Petizione di Paul F. Engler e Cactus Feeder Inc. contro Oprah Winfrey, Harpo Productions, Howard Lyman and Cannon Communications, US District Court, Texas Northern District, 28.05.1996)

La citazione in giudizio di Oprah sarà il primo caso-test per un nuovo standard legale. "Tutti gli occhi agricoli faranno riferimento a questo". Osservava uno dei lobbisti dell'industria agricola. L'avvocato di Engler descrisse la citazione a giudizio come "un caso storico; utilizzato come un vero e proprio campanello di allarme. Reporter, giornalisti ed intrattenitori - o qualsiasi altra cosa Oprah si consideri - dovranno fare più attenzione..."


postato da NonoCielo 17:23 | commenti | salute e dintorni

Uno studio reso noto dall'American Dietetic Association

Usa, la ricetta dell'obesità: patatine e Coca Cola

Troppi grassi e pochissima verdura e frutta: i bambini d'oltrecoceano consumano calorie in eccesso sin dalla culla

Bambini sovrappeso in un fast foodWASHINGTON - L'obesità degli americani trova le sue radici nella culla: secondo un nuovo studio, negli Stati Uniti la «dieta» di hamburger, Coca Cola e patatine fritte inizia molto presto, ad appena pochi mesi di vita. Lo studio «Feeding Infants Toddler», denuncia la dieta ipercalorica con cui i bambini americani vengono svezzati: troppo grasso, zucchero e sale, pochissima verdura e frutta. Una sintesi dei risultati sono stati presentati a San Antonio, in Texas, nell'ambito della conferenza dell'American Dietetic Association. Studiando l'alimentazione di 3.000 bimbi, i ricercatori hanno scoperto che i piccoli americani, da uno a due anni, consumano una media di 1.220 calorie al giorno, il 30% in più rispetto alle 950 calorie consigliate dagli esperti.

ECCESSO CALORICO - Tra i 7 e gli 11 mesi, l'eccesso calorico è del 20%. «Già a due anni - denuncia in modo allarmante il rapporto - le abitudini alimentari cominciano ad assumere le caratteristiche problematiche della dieta americana». Secondo uno studio federale, il 31% dei 292 milioni di americani è considerato obeso, un'etichetta che gli scienziati attribuiscono a chi vive con 14 o più chili in eccesso rispetto al peso forma. La tendenza dell'irrobustimento della popolazione non accenna a frenarsi: si prevede che tra sette anni, nel 2010, ci saranno 68 milioni di americani obesi. I dietologi pediatrici sono allarmati.

NUTRIZIONE INFANTILE - Secondo Jodie Shield, che ha scritto due libri sulla nutrizione infantile, i genitori sono responsabili, non solo per quello che danno a mangiare ai figli ma anche per quello che rappresentano come modello: «I vostri bambini - ha affermato - vi guardano, vedono quello che fate». «Le patatine fritte sono il contorno più diffuso tra i bambini dai 19 ai 24 mesi», ha detto la ricercatrice Kathleen Reidy, che ha partecipato allo studio, condotto al telefono con i genitori di 3.000 bambini. «Tra il 20 e il 25% dei bambini osservati per lo studio commissionato dalla Gerber non ha mangiato una sola verdura nel giorno del colloquio e tra il 25 e il 30% non ha consumato alcuna frutta», ha aggiunto la ricercatrice.

BIBITE GASSATE - Il problema non si limita alle patatine fritte. L'equipe con la quale ha lavorato Reidy ha scoperto che alcuni genitori mettono bibite gassate nei biberon di bambini di solo sette mesi di vita. Inoltre, i piccoli tra i 19 e i 24 mesi consumano dolci «almeno una volta al giorno». Altri alimenti dati regolarmente ai bambini americani comprendono hot dog, salsicce e pancetta affumicata, che fanno parte della dieta normale del 7% dei piccoli tra i 9 e gli 11 mesi, e del 25% dei ragazzini più grandi. Lo studio, effettuato dalla Mathematica Policy Research, Inc, di Princeton, nel New Jersey, rivela infine come tra il 10 e il 15% dei bambini dell'età prescolare, tra i due e i cinque anni, sia già sovvrapeso. I risultati completi dello studio saranno pubblicati a gennaio nella rivista dell'Associazione dei dietologi americani.

tratto da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie


domenica, agosto 29, 2004

Morire per cena...

I progetti pilota, comunque, non possono anticipare rare ed insolite patologie come le encefalopatie spongiformi trasmissibili, e non sono buoni, questi progetti, neanche per prevedere la possibilità di altre insorgenze di malattie infettive. Il governo e l’industria sono stati consapevoli di questi pericoli per anni, ma sono stati portati di nascosto alla pubblica discussione per paura di una reazione dei consumatori. Un rapporto su di una ispezione sul bestiame del 1990 del Food and Nutrition Board dell’Accademia Nazionale delle Scienze ha scoperto che negli Stati Uniti, le malattie provenienti dal cibo sono "stabilmente in crescita".

Ogni anno avvengono [negli USA] circa 5 milioni di casi di malattie provocate/trasmesse dal cibo, delle quali circa 5.000 hanno esito mortale. Questo evidente aumento è diffusamente attribuito ai processi di automazione nella produzione del cibo, all’aumentata fiducia nei fast-foods, aumento dei consumi di cibi preconfezionati e di forni a microonde, metodi di macellazione e mancanza di conoscenza riguardo alle precauzioni igieniche da adottare in tutte le fasi della manipolazione del cibo.

Anche l’Associazione Nazionale degli Allevatori di Bovini [NCBA National Cattlemen’s Beef Association] ammette che il dato sulla stima per le vittime umane è conservativo. Secondo James Regan della NCBA "oggi [1994] le malattie che provengono dal cibo sono il maggior problema per l’industria ed il maggior costo per il nostro paese. Se si guarda ad alcune stime ci sono circa 12,6 milioni di casi di malattie provenienti dal cibo ogni anno. Il costo è stimato essere di circa 8,4 miliardi di dollari, comprese le giornate lavorative perse, il costo delle cure etc."

foto David Jackson

L'ufficio di contabilità generale del governo USA stima il pericolo sempre più alto, ritenendo la reale incidenza di cibo portatore di malattie pari a 81 milioni di casi l'anno. Dal 1997 il numero riconosciuto di casi di morte negli USA era di 9000 l'anno. La salmonella e la listeria sono ai primi posti dell'elenco delle comuni infezioni, ma l'ESCHERICHIA COLI 0157:H7, la causa del ritiro degli hamburger Hudson, è divenuta un problema crescente.
E. coli è un batterio comune e solitamente benigno, ma la variante 0157:H7 può essere mortale.

"E' un problema critico per noi, e sarà un problema sempre più grande finchè continua a colpire, la maggior parte delle volte, bambini di età compresa tra il primo e l'ottavo anno di età" ha detto Reagan. Inizialmente identificato nel 1982, E. coli 0157:H7 può indurre crampi addominali così acuti da gareggiare con i dolori da appendicite, seguiti entro 24 ore da diarrea acquosa che, più tardi diventa approssimativamente sanguinolenta, descritta in alcuni casi "tutto sangue e non feci". In uno ogni venti pazienti, specialmente bambini, questi sintomi progrediscono in condizioni più gravi come la sindrome HUS (Hemolytic uremic), contraddistinta dalla coagulazione dei globuli rossi che, a turno, possono causare insufficienze renali e cardiache, disordini del sistema nervoso centrale, attacchi, coma e morte.

I ricercatori stanno scoprendo che il problema è più esteso e complicato di quanto si pensasse precedentemente. Quando un gruppo di microbiologi belgi ha provato ad evincere la causa delle minacciose insufficienze renali dal cibo contaminato, non hanno trovato l'E. coli 0157 nei pazienti colpiti.
Dopo aver condotto test genetici o tossicologici i ricercatori hanno scoperto che i pazienti gravemente ammalati erano affetti da altre varianti di E. coli, fra cui l'E. coli 026,091,0103,0111 e 0172. Senza i test specializzati che hanno svolto, tali varianti sarebbero rimaste sconosciute e la sorgente del contagio impossibile da trovare.

La carne macinata e poco cotta è il veicolo più comune dell'infezione da E. coli, che è esplosa sempre di più nelle case di cura, nei ristoranti e in altri ambienti istituzionali.

La più nota singola "esplosione" fu un caso estremamente pubblicizzato nel 1992, che riguardava hamburger contaminati nei ristoranti Jack-in-the-box, che contagiarono più di 700 persone, causando 55 casi di HUS e 4 casi di morte.
La reazione dei media per questo caso spinsero James Reagan a considerare "come le testate di oggi possano essere paragonate a quelle del volgere del secolo, quando Upton Sinclair scriveva (La giungla). Sappiamo quanto rivoluzionario fu quel libro e quanto fosse devastante per l'industria della carne" disse anche "penso al numero di discussioni tenute negli ultimi sei mesi con le agenzie regolatrici, con gli imballatori di carne e con altri. Ho lasciato alcune di quelle conversazioni pensando che questa esplosione in gennaio sarebbe potuta essere rivoluzionaria quanto ciò che accadde al volgere del secolo."

http://digilander.libero.it/lavvelenata/mckiller/madcow.html




sabato, agosto 28, 2004

IL LEONE E’ A RISCHIO ESTINZIONE

27 agosto 2004 - Rischio estinzione per i grandi felini e in particolare per i leoni la cui popolazione si e' ridotta negli ultimi anni a non piu' di 30.000 esemplari. A lanciare l'allarme e' il Wwf, secondo cui l'immagine dei leoni languidamente sdraiati al tramonto della savana africana rischia di sparire per sempre.
La popolazione di questi grandi felini e' drammaticamente crollata negli ultimi anni e si assiste ad una progressiva ritirata della specie nelle aree protette. Il problema e' ormai cosi' evidente che persino l'ultimo numero del prestigioso magazine Time gli ha dedicato un ampio servizio. Non solo, nella prossima conferenza delle parti della Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie di fauna e flora minacciate di estinzione) che si terra' a Bangkok, dal 2 al 14 ottobre, si discutera' della proposta del Kenya di proibire completamente il commercio internazionale di leoni.
Il leone, una volta, era una presenza comune e diffusa nei grandi spazi aperti africani: la sua popolazione, infatti, fino a pochi anni fa (meta' anni '90) era stimata in un numero massimo di circa 100.000 esemplari mentre oggi e' ridotta a un numero massimo di 30.000. Questo significa, come ammonisce il Wwf, che i leoni sono ormai una specie a rischio di estinzione, se non si arrestera' questa progressiva rarefazione.
Ma il problema non riguarda solo il leone. Anche altre specie sono ormai in serio pericolo di scomparsa come il leopardo delle nevi (il cui numero massimo stimato e' di 7.500 esemplari al mondo ), la tigre (le cui cinque sottospecie contano appena 7.000 esemplari al mondo), il giaguaro (meno di 50.000), il puma (50.000 esemplari) e il ghepardo (circa 15.000 esemplari). E non si parla solo di specie esotiche in paesi lontani: nella penisola iberica, infatti, vive il felino piu' minacciato al mondo, la lince pardina, che conta soltanto 200 esemplari.
Lo sviluppo e l'aumento della pressione umana unito alla progressiva urbanizzazione e lo sfruttamento economico (agricoltura e pastorizia), rileva ancora il Wwf, riducono e frammentano l'habitat dei felini. Tutto cio' ha effetti drammatici su specie come il giaguaro e la tigre che necessitano di ampi spazi. Inoltre, la caccia sconsiderata ai grandi felini, considerati ambiti trofei da esporre, o dei pericolosi predatori da eliminare per salvaguardare il bestiame domestico, fanno si' che ogni anno moltissimi esemplari vengano uccisi.
Eclatante e' il caso del leopardo delle nevi, una tra le specie piu' minacciate di cui sono rimasti tra i 4.500 e i 7.500 esemplari e che viene ucciso dai pastori dell'area himalayana per salvaguardare le loro preziose greggi dal cui vello ricavano la pashmina, preziosa lana utilizzata dal settore dell'abbigliamento. Su questo fronte, in particolare, il Wwf e' intervenuto promuovendo un piano d'azione per la salvaguardia del leopardo delle nevi che prevede iniziative di supporto per le popolazioni locali, ovvero la costruzione di recinti piu' resistenti e l'addestramento di cani da guardia affinche' i pastori non subiscano danni e non siano spinti ad abbattere i predatori.
E un altro pericolo viene dalle tradizioni 'sanitarie', motivo per il quale il valore economico di queste specie e' enorme per il mercato asiatico. La medicina tradizionale cinese, infatti, utilizza parti di questi animali come componenti essenziali per la sua farmacopea. Ad esempio, le ossa della tigre e di altri grandi felini vengono polverizzate e utilizzate per curare l'artrite e altri acciacchi. Oppure il cervello della tigre, allungato con olio, viene spalmato sul corpo per curare l'acne.

Fonte: Ansa







venerdì, agosto 27, 2004

Un amico mi ha inviato questo articolo sulla corrida dei tori. Anche se è in spagnolo si capisce bene. Grazie, Julio!

MATAR POR DIVERSIÓN (Uccidere per divertimento)

Tal vez hayas oído que la fiesta de los toros es un arte, pero no lo es.... Es una Ciencia...
La ciencia de la Tortura
Nada en la fiesta brava es genuino, solo el dolor!

Se cree valiente pero no lo es; no tiene carácter fuerte.

24 Horas antes de entrar en la arena, el toro ha sido sometido a un encierro a oscuras para que al soltarlo, la luz y los gritos de los espectadores lo aterren y trate de huir saltando las barreras, lo que produce la imagen en el publico de que el toro es feroz, pero la condición natural del toro es huir NO atacar.

También se le han recortado los cuernos para proteger al torero. Le colgaron sacos de arena en el cuello durante horas.
Lo golpearon en los testiculos y los riñones Le indujeron diarrea al poner sulfatos en el agua que bebió. Todo esto es con el fin de que llegue débil al ruedo y en completo desorden. Se le ha untado grasa en los ojos para dificultar su visión y en las patas se le puso una sustancia que le produce ardor y le impide mantenerse quieto, así el torero no desluce su actuación.

Los caballos de los picadores

Se eligen a caballos que ya no tienen valor comercial, por que el animal muere en 3 o 4 corridas a lo mucho, es muy habitual que el animal sufra quebraduras múltiples de costillas o destripamientos. Se les coloca un peto simulando que se les protege, pero en realidad se trata de que el publico no vea las heridas al caballo que con frecuencia presentan exposición de vísceras.

El trabajo del picador

Si el torero percibe que el toro embiste con mucha energía, ordena al picador hacer su trabajo: Consistente en desangrar al toro para debilitarlo, clavándole en el lomo una lanza que destroza músculos (trapecio, romboideo, espinoso y semiespinoso, serratos y transversos de cuello) Lesiona, además, vasos sanguíneos y nervios.
Esto es para que el torero pueda brindar la expresión artística que se supone debe tener este espectáculo.
Un solo puyazo podría destrozar al toro, por eso se hace en tres tiempos "para mayor goce de la afición."



Las banderillas

Las banderillas aseguran que la hemorragia siga; se intenta colocarlas justo en el mismo sitio ya dañado con los ganchos de metal. El gancho se mueve dentro de la herida con cada movimiento del toro y con el roce de la muleta, el peso de las banderillas tiene precisamente esa función.

Algunas banderillas tienen un arpón de 8 cms, y se les llama "de castigo", a las cuales es sometido el toro cuando ha logrado evadir la lanza del picador. Las banderillas prolongan el desgarre y ahondamiento de las heridas internas. No hay límite al número de banderillazos: tantos como sean necesarios para desgarrar los tejidos y piel del toro.

"Demostrando Valor"

La pérdida de sangre y las heridas en la espina dorsal impiden que el toro levante la cabeza de manera normal, y es cuando el torero puede acercarse.
Con el toro ya cerca del agotamiento, el torero no se preocupa ya del peligro y se puede dar el lujo de retirarse del toro después de un pase especialmente "artístico", echando fuera el pecho y pavoneándose al recibir los aplausos del público
Cuando el toro alcanza este estado lastimero, el matador entra en el ruedo en una celebración de bravura y machismo, a enfrentarse a un toro exhausto, moribundo y confundido.


La Espada

El toro es atravesado con una ESPADA de 80 cms de longitud, que puede destrozarle el hígado, los pulmones, la pleura, etc., según el lugar por donde penetre en el cuerpo del animal; de hecho, cuando destroza la gran arteria, el toro agoniza con enormes vómitos de sangre.
A la hora de matar, si el toro corre con un poco de suerte muere de una estocada, pero no como se piensa de una estocada al corazón si no que la espada penetra pulmones y diafragma, a veces una arteria mayor, y de ahí la hemorragia que se aprecia del hocico y de la boca. A veces mueren ahogados en su propia sangre.

La Tortura sigue

El toro, en un intento desesperado por sobrevivir, se resiste a caer, y suele encaminarse penosamente hacia la puerta por la que lo hicieron entrar, buscando una salida a tanto maltrato y dolor. Pero entonces lo apuñalan en la nuca con el DESCABELLO, otra larga espada que termina en una cuchilla de 10 cms. A pesar de estos terribles tormentos, el animal no suele morir de inmediato por su gran fuerza, pero finalmente cae al suelo, porque la espada a ido destrozando sus órganos internos.

asesinos, cobardes...

La Tortura sigue

Lo 'rematan' con la PUNTILLA de 10 cms. con lo que intentan seccionarle la médula espinal, a la altura de las vértebras 'atlas' y 'axis'. El toro queda así paralizado, sin poder siquiera realizar movimientos con los músculos respiratorios, por lo que muere por asfixia, muchas veces ahogado en su propia sangre, que le sale a borbotones por la boca y la nariz.

El Arrastre

DESPUES QUE LE DESTROZAN LAS VERTEBRAS, EL TORO PIERDE CONTROL SOBRE SU CUERPO DESDE EL CUELLO HACIA ABAJO, SIN EMBARGO HACIA ARRIBA SE MANTIENE INTACTO, POR LO QUE ESTA CONCIENTE DE TODO EL HORROR Y DE CÓMO ES ARRASTRADO FUERA DEL RUEDO.


NO SEAS INDIFERENTE A SU DOLOR

¿ Alcanzas a ver la lágrima escurriendo ? (riesci a vedere scorrere una lacrima?)

No seas participante de estos eventos, no es humano presenciar, esas tradiciones no van con el siglo XXI.

Reflexiona

La conmiseración con los animales está íntimamente unida con la bondad de carácter, de tal manera que se puede afirmar de seguro, que quien es cruel con los animales no puede ser buena persona.
Schopenhauer

Esta es una tradición que NO debe continuar

¿Cómo puedes Ayudar?

No asistas a corridas de toros.
No apoyes a políticos, artistas y comunicadores asociados a esta barbarie.
No consumas productos de empresas que los patrocinen.

Pero lo mas importante... Enseña a tus hijos el respeto por los seres vivientes.

Difunde estas imagines, hará que la gente que disfruta de estas fiestas masoquistas; tome conciencia de lo que hace.















































































La Legge: Tutti gli esperimenti devono essere effettuati sotto anestesia totale o locale. Salvo che: - Si ritenga che l’anestesia sia, per l’animale più traumatica dell’esperimento stesso; - L’anestesia sia incompatibile con le finalità dell’esperimento….

 

Il sonno delle coscienze: l’anestesia nella sperimentazione animale

Qui si vuole denunciare l’uso strumentale che gli sperimentatori fanno dell’anestesia per sostenere il loro logoro postulato: ANESTESIA = NESSUN DOLORE = SPERIMENTAZIONE BUONA, “PIU’ UMANA”, “MENO VIVISEZIONISTA”.

Per gran parte dell'opinione pubblica (e anche per qualche animalista male informata) il fatto che l'animale venga "addormentato" rappresenta un argomento sufficiente a quietare le coscienze e fa sì che la vivisezione venga almeno accettata come un “male necessario”. Quindi un comodo alibi per tutti! Qui voglio spiegare come l’impiego dell’anestesia nella sperimentazione animale non minimizzi affatto la sua crudezza e come introduca altresì ulteriori fattori negativi allo scadente valore scientifico della ricerca con modelli animali, rendendola ancora più inaffidabile di quanto già non lo sia per l’errore metodologico originale su cui si fonda la vivisezione stessa:

1. E’ risaputo che l’anestesia generale rappresenta uno stress molto forte per l’organismo. Questo scompenso, che si va a sommare alle alterazioni delle condizioni fisiologiche dell’animale mantenuto in cattività, privato delle fondamentali esigenze etologiche, rende inattendibile la risposta dell’organismo. I dati che lo sperimentatore raccoglie con queste prove non sono rappresentativi neppure per quello stesso individuo.

2. A ben guardare il sedare e l’addormentare l’animale diventa un mezzo necessario per consentire l’esecuzione delle manovre di fine chirurgia che sarebbero a rischio su un organismo che avesse mantenuto anche la minima possibilità di movimento (per es. le contrazioni riflesse automatiche della muscolatura). Il vivisettore ricerca la completa immobilità per potere incidere le carni minimizzando le possibilità di errore. Quindi l’anestesia viene vista dallo sperimentatore sotto l’aspetto puramente tecnico e prettamente utilitaristico, in quanto la ritiene indispensabile principalmente per potere eseguire i suoi interventi senza impedimenti.

3. E’altresì ben noto, anche ai non addetti ai lavori, per esperienza diretta propria o di qualche parente, che i dolori iniziano al risveglio dall’anestesia. La sofferenza può essere più o meno forte e prolungata a seconda del tipo e dell’invasività dell’intervento subito. E agli animali vengono procurate le lesioni più incredibili; tutto dipende dal progetto del vivisettore (vedi riquadro). La legge prevede l’uso di antidolorifici ma sempre a discrezione del ricercatore, se non va ad interferire con le finalità della ricerca…Un tragico esempio di intervento chirurgico che produce una situazione nuova e di grande sofferenza viene dal settore di ricerca in campo odontoiatrico (branca che conosco bene per specializzazione medica). I non addetti ai lavori non possono nemmeno lontanamente immaginare la quantità e la crudezza degli esperimenti che vengono eseguiti sui denti, sulle gengive, sulle ossa mascellari di topi, maiali, gatti, cani, scimmie. Quello che invece tutti possono immaginare (forse per esperienza personale) è il dolore dell’ascesso dentario o di un “nervo scoperto”: quelle situazioni dove anche un alito d’aria produce un dolore lancinante, dei più acuti che si possano provare. Ebbene un classico esperimento consiste nel produrre, generalmente sotto anestesia, fresature nei denti che vengono lasciate scoperte, senza otturazione. L’animale vive il periodo previsto dal piano sperimentale con il suo bel “nervo scoperto” finché il dente non verrà estratto o l’animale non verrà ucciso per procedere alle analisi istologiche.

4. Esiste poi un enorme settore della ricerca dove l’anestesia non entra in nessun modo perché non c’è alcun intervento chirurgico e perché l’obiettivo delle sperimentazioni è quello di verificare gli effetti delle sostanze sull’organismo nel breve, medio e lungo termine. Si pensi alle prove dei farmaci e delle sostanze chimiche in generale, fino alle prove di tossicità, veri e propri avvelenamenti in cui le sostanze distruggono i tessuti fino alla consunzione dell’organismo ed in cui il dolore diventa connaturato al tipo di prova. Il dolore delle coliche intestinali o renali è assurto, nell’immaginario collettivo, a paradigma della sofferenza. Ebbene, migliaia di esperimenti che vengono compiuti giornalmente nel mondo provocano, inevitabilmente, a migliaia di animali di ogni specie, ceppo, o razza questo genere di dolori acuti e/o cronici di inaudita entità. Sofferenze che cessano solo con la morte! Chi ha avuto la sventura di assistere allo strazio del proprio cane vittima di un avvelenamento può farsi un’idea dell’orrore insito in tale metodo di ricerca e nelle menti degli “studiosi” che pianificano “scientificamente” gli avvelenamenti (es. prove della Dose Letale 50). Tutti noi, inoltre, abbiamo fatto l’esperienza assai fastidiosa e francamente dolorosa di piccoli corpi estranei che si infilano in un occhio o dell’insopportabile bruciore provocato da una goccia di shampoo. Così, forse, possiamo farci un’idea di cosa significhi la lenta distruzione degli occhi di animali immobilizzati (spesso conigli) per provare l’irritabilità di una sostanza (Draize test).

4a. Occorre inserire ancora, alla fine di questa breve e non esaustiva rassegna di varietà vivisezionistiche (non esiste-purtroppo-limite alla “fantasia sperimentale,” all’anelito di ricerca dell’homo sapiens), una parte importante del capitolo ricerca senza anestesia e/o senza sedazione. Rappresenta un paragrafo a sé stante perché qui si ricerca…. il DOLORE! Sono gli studi sulla conduzione dello stimolo nervoso (Neurofisiopatologia) e risulta quindi ovvio anche ai non addetti ai lavori che non possono essere usate quelle sostanze antidolorifiche che agiscono classicamente bloccando la conduzione stessa. E’ l’essenza della vivisezione; un immenso orrore di dissezioni, di rimozioni delle guaine mieliniche, di messa a nudo di tronchi nervosi, stimolazioni e registrazioni con elettrodi. Ricordate l’esperimento di Volta sulla rana, per meglio dire sul pezzo di rana? Quando eravamo scolari ci sembrava una trovata geniale e quasi divertente: quello strazio di membra che saltava con la corrente della Pila. Tanti studenti sono stati, e sono tutt’ora, in varie scuole nel mondo, incoraggiati a fare l’esperienza “formante” della dissezione di rane o pesci e provare l’effetto della corrente elettrica. Negli esperimenti di Neurologia nella migliore delle ipotesi allo sfortunato essere (entrato sano nel laboratorio) viene provocata una “sciatica” grave. Il resto è talmente intollerabile che la mente di molte persone rifiuta di acquisirlo ed io non riesco a descriverlo. Posso solo ricordare che per una parte di simili sindromi dolorose croniche molti uomini (gli ammalati terminali di cancro, per esempio) chiedono di essere aiutati a morire.

E allora, in conclusione, egregi signori scienziati, di quale anestesia andate cianciando?! La sospensione temporanea della sensibilità e della coscienza degli animali non limita che in parte infinitesimale il mare di sofferenze e spesso serve proprio per introdurne altre e più “raffinate”.

Dr. Giuliano Anderlini
Laureato in Medicina e Chirurgia
specialista in Odontostomatologia



giovedì, agosto 26, 2004

Il pollo sultano

A distanza di oltre 46 anni dalla sua estinzione, il Pollo sultano, torna a nidificare in provincia di Siracusa. La notizia viene dalla Riserva Naturale delle Saline di Priolo, affidata in gestione alla LIPU, dove nei giorni scorsi Fabio Cilea, operatore della riserva, ha accertato la presenza di una coppia di adulti con i pulcini. Un evento straordinario, reso possibile grazie ad un progetto di reintroduzione avviato nel 1996 dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) , finanziato dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Sicilia e supportato da numerosi enti tra cui la stessa LIPU, la Provincia Regionale di Catania, la Provincia Regionale di Siracusa, la Comunità Autonoma di Valencia (Spagna).

La notizia è stata accolta con soddisfazione da Mario Parlavecchio, Assessore Regionale al Territorio e Ambiente della Regione Sicilia.

Il Pollo sultano si estinse in Sicilia nei primi anni ’50 a causa delle bonifiche e della caccia sfrenata attuate nelle poche aree dove ancora era presente. Caratterizzato da uno splendido piumaggio blu metallico e da zampe e becco rosso corallo, è una delle specie più belle e appariscenti delle zone umide mediterranee.

www.lipu.it





mercoledì, agosto 25, 2004

Scoperte le origini del dingo

Le origini del dingo australiano, quel curioso animale selvatico che popola l'Australia e che tanto somiglia ad un cane domestico, sembrano esser riconducibili ad un ristretto gruppo di cani addomesticati introdotti dagli asiatici circa 6.000 anni fa. Lo dimostra uno studio condotto da Peter Savolainen e colleghi, dell'
Istituto Reale di Tecnologia di Stoccolma, sul Dna mitocondriale di svariate centinaia di esemplari canini in tutto il mondo.
I ricercatori, che hanno pubblicato i risultasti della ricerca sulla prestigiosa rivista scientifica "Proceedings of the National Academy of Sciences", hanno infatti confrontato segmenti di mtDNA di 211 dingo di ogni parte dell'Australia, di 676 cani di tutti i continenti, di 38 lupi eurasiatici e di 19 campioni archeologici di cani pre-europei della Polinesia.
Tutte le sequenze di mtDNA dei dingo si sono dimostrate identiche fra loro, in rari casi differivano per laa sostituzione di una singola lettera di mtDNA. Questo ha permesso ai ricercatori di scoprire un qualcosa di molto importante: la popolazione dei dingo australiani è derivata da un gruppo molto piccolo di cani, forse addirittura da una sola femmina incinta.
Per gli scienziati i dingo erano dunque dei cani addomesticati, provenienti dall'Asia orientale in concomitanza con l'espansione della cultura austronesiana. Dopo oltre 3.500 anni di isolamento da altre popolazioni canine questo animale rappresenta oggi un gruppo unico di cani "non differenziati".
 
Fonte: Tiscali animali

martedì, agosto 24, 2004

IN COMMERCIO UOVA DI GALLINA CON ETICHETTA FUORILEGGE

Lo rivela un'indagine della LAV. Aziende produttrici e noti supermercati segnalati all'Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

23 agosto 2004 - Ad otto mesi dall'entrata in vigore della direttiva europea che obbliga i produttori a riportare sulle confezioni di uova il sistema di allevamento utilizzato per le galline, alcune grandi e piccole aziende produttrici e tre grandi supermercati continuano a venderle in maniera irregolare. Chi vuole evitare di cibarsi di uova provenienti dall'allevamento intensivo in gabbie e vorrebbe preferire l'allevamento estensivo all'aperto o a terra non può difendersi.
Si tratta quindi di una violazione del Regolamento comunitario 1651 del 2001, confermato dal Regolamento 2295 del 2003, nonostante i produttori abbiano avuto quasi tre anni per conformarvisi.
"Sidis a Bari, Conad a Pistoia, Standa a Pisa sono le tre grandi rivendite che assieme a produttori come Sabbatani di Forlì, Eurovo di Lugo di Romagna, Nuova Polipoli di Fasano-Brindisi, Ovoricchi di Bientina-Pisa, Fattoria Tre Colli e Ovomont della provincia di Avellino, sono stati da noi segnalati all'Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole - ha detto Adolfo Sansolini, vicepresidente della LAV-Lega Anti Vivisezione - chiediamo che vengano perseguiti i responsabili e di estendere le indagini a tutta Italia. La normativa ha lo scopo di favorire il passaggio all'allevamento a terra e all'aperto, biologico o tradizionale, che assicurano un trattamento migliore agli animali, anche in osservanza della direttiva 1999/74 recepita dal Decreto Legislativo 29 luglio 2003 n.267".
La LAV ha condotto attraverso propri iscritti una rapida indagine a campione sull'etichettatura delle confezioni di uova (a cui si somma il codice sul singolo uovo: 0 da agricoltura biologica (all'aperto), 1 all'aperto, 2 a terra, 3 in gabbia). Le segnalazioni di confezioni irregolari che seguono sono pervenute da alcune sedi locali della LAV, a cui è stato chiesto di visitare solo uno o due negozi della loro città.

www.animalieanimali.it




lunedì, agosto 23, 2004

ESTATE TORRIDA PER GLI ANIMALI DA PELLICCIA

Sono oltre ventimila per i quali gli Animalisti Italiani chiedono maggiori controlli e tutela.

19 agosto 2004 - Animali da Pelliccia. Sono oltre 20.000 gli animali da pelliccia morti negli allevamenti a causa delle crudeli e spesso illegali condizioni in cui sono costretti a vivere. Gli stessi allevatori affermano che ogni anno muore, a causa del caldo, il 10% degli animali allevati.
“Le temperature elevate, l’affollamento e la prigionia” – dichiara Walter Caporale, presidente dell’associazione Animalisti Italiani – “sono condizioni particolarmente penose per i visoni, animali solitari per natura e ipersensibili. Molti mostrano sintomi di stress psicologico, come l’automutilazione, il muoversi e il girare in circolo continuamente. Il visone, in natura, trascorre molto tempo in acqua. Si può facilmente immaginare la sofferenza che provano questi animali, visto che, nonostante vengano allevati in cattività, non perdono mai una parte della loro istinto.
La maggior parte dei capannoni in cui vengono allevati i visoni sono costruiti con sottotetti non isolati. Costretti a sopportare un’estate soffocante, gli animali negli allevamenti da pelliccia, quando non muoiono prima, vengono uccisi all’inizio dell’inverno, solo perché il loro pelo si infoltisce per il freddo. Hanno solo 7 o 8 mesi di vita.
L’Italia resta uno dei principali consumatori al mondo di pellicce, sia in quanto ad utilizzo interno, sia in quanto ad esportazione di pellicce nel mondo.
Tutto questo non può continuare ad essere concepito in nome della moda.
Nell’attesa che le gabbie scompaiano per lasciare il posto agli allevamenti a terra degli animali chiediamo alle autorità competenti di vigilare e punire severamente chi non rispetti le norme previste dalla legge, anche quelle a tutela dell’ambiente: infatti, gli scarichi degli allevamenti da pelliccia molto spesso sono responsabili dell’inquinamento del terreno e dei fiumi con gravi ripercussioni sulla natura circostante.

www.animalieanimali.it







domenica, agosto 22, 2004

Un mondo affamato deve mangiare meno carne

Gli animali d'allevamento richiedono molta acqua
Le riserve d'acqua non saranno sufficienti a far vivere i nostri discendenti con la stessa dieta oggi imperanete in Occidente, spiegano gli esperti.

La "Settimana Mondiale dell'Acqua" ci dira' che l'aumento della domanda di carne e latticini e' insostenibile. Gli animali hanno bisogno di molta piu' acqua, rispetto al grano, per produrre la stessa quantita' di cibo, e per mettere fine alla malnutrizione e nutrire un numero sempre crescente di persone richiedera' una quantita' d'acqua ancora maggiore. Gli scienziati dicono che il mondo dovra' cambiare i suoi modelli di consumo per avere una speranza realistica di nutrirsi.

-- Stiamo perdendo la gara --

Il congresso della "Settimana Mondiale dell'Acqua" si tiene ogni anno nella capitale della Svezia ed e' organizzato dallo Stockholm International Water Institute, Siwi. Quest'anno si è tenuto dal 15 al 21 agosto.
Sta diventando quasi impossibile nutrire le generazioni future con lo stesso tipo di dieta che abbiano ora nell'Europa occidentale e nel Nord America.

Anders Berntell, dello Stockholm International Water Institute Siwi dichiara: "Con circa 840 milioni di persone sottonutrite, o prive di una fonte sicura di cibo, che ci sono oggi, a ltri due miliardi che si aggiungreanno... entro il 2025, nutrire la popolazione mondiale sempre crescente - e trovare l'acqua per far crescere il cibo - continua a essere l'enorme sfida di base."

Un articolo che verra' discusso al congresso, intitolato "Acqua: maggior nutrimento per ogni goccia', afferma: "Per molti decenni, l'aumento nella produzione di cibo e' stato maggiore di quello della popolazione. Ora, la maggior parte del mondo sta semplicemente finendo l'acqua, e non si puo' incrementare la produzione..."

L'Organizzazione Mondiale per la Salute (WHO) chiama la malnutrizione "l'emergenza silenziosa", e afferma che e' una della cause di almeno la meta' delle morti di 10.4 milioni di bambini, che si verificano ogni anno.

-- Il grano va lontano per nutrire il mondo --

Anders Berntell, direttore esecutivo del Siwi, ha dichiarato a BBC News Online: "Il problema principale e' che la produzione di cibo e' quel che consuma la maggior quantita' d'acqua nel mondo: per l'irrigazione si usa il 70% dell'acqua totale, a parte le enormi quantita' di acqua piovana. Dobbiamo fare qualcosa per ridurre la quantita' di acqua che oggi usiamo per produrre il cibo".

-- Aumento della domanda --

"Gli animali si nutrono di grano, e anche quelli allevati a pascolo hanno bisogno di una quantita' di acqua molto maggiore rispetto alle coltivazioni di grano.
"Ma nei paesi sviluppati, e in alcuni paesi in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora piu' carne.
"E' ovvio che le persone debbano avere diete piu' sane e un maggior apporto di nutrienti: di certo non vogliamo ostacolare questo cammino.
"Ma sara' quasi impossibile nutrire le future generazioni con lo stesso tipo di dieta che oggi abbiamo in Europa occidentale e nel Nord America.

-- La carne e' un lusso per i ricchi --

"Molti di noi non si rendono conto, ne' personalmente ne' politicamente, della sfida di trovare abbastanza acqua per far crescere abbastanza cibo, anche se in alcuni paesi questo e' un problema della vita di tutti i giorni.
"Penso che il problema delle riserve d'acqua del mondo sia di un intero ordine di grandezza maggiore rispetto a quello che stiamo iniziando a capire."

Brintell ha dichiarato che i ricchi saranno comunque in grado di comprarsi una via d'uscita importando "acqua virtuale" - l'acqua necessaria per crescere il cibo che comprano dall'estero.
C'e' un enorme via vai di acqua virtuale. Gli australiani sono rimasti sbalorditi nello scoprire che, anche se il paese e' carente d'acqua, esportano piu' acqua di quanta ne importino, sottoforma di carne".

Alex Kirby

http://www.agireora.org


































Scarsità di scimmie per la ricerca

I poveri vivisettori si lamentano che non hanno abbastanza scimmie da massacrare. E per questo non possono studiare l'AIDS. Chissa' quando entrera' loro in testa che la malattia da studiare e' quella vera e non una finta e solo "simile" (quanto poi non si sa) su una specie diversa... ma si vede e' che piu' appagante imprigionare e far soffrire gli animali che non fare ricerca vera.

La ricerca sull'AIDS colpita dalla scarsita' di animali da laboratorio
di Mark Henderson -
http://www.timesonline.co.uk
Traduzione a cura di Marina Berati.

Secondo la prima indagine mondiale sugli esperimenti su scimmie e primati, una carenza GLOBALE di primati allevati per la ricerca medica sta ostacolando gli sforzi internazionali per cercare una cura per l'Aids e altre malattie.
La domanda di primati non umani per gli studi piu' critici supera di gran lunga l'offerta, secondo il rapporto di un gruppo di scienziati svedesi.
La ricerca sull'HIV e l'Aids ne risente particolarmente, perche' la specie di primati che fornisce il miglior modello animale per la malattia e' diventata "virtualemnte introvabile", riporta oggi la rivista New Scientist. Le scimmie rhesus indiane sono cruciali per questi studi, in quanto possono sviluppare l'Aids dalla SIV, l'equivalente dell'HIV per le scimmie.
Oltre ad arrestare la ricerca di cure salvavita, la carenza di primati e' anche negativa per lo stesso benessere degli animali, afferma Hans-Erik Carlsson dell'Universita' di Uppsala, che dirige la ricerca.

Alcuni scienziati stanno riusando gli stessi primati in vari studi - procedimento di solito illegale in Gran Bretagna, che dispone della legge piu' severa al mondo riguardante i test su animali. "Ho visto alcuni protocolli in cui la stessa scimmia e' stata usate sei o sette volte" afferma il dott. Carlsson.

L'indagine, pubblicata sull'American Journal of Primatology, ha esaminato gli articoli scientifici pubblicati nel 2001 per scoprire quanti primati non umani sono stati usati per la ricerca, nel mondo.
Hanno trovato quasi 3.000 articoli rilevanti, dai quali si evince che stati compiuti 4.411 studi che hanno coinvolto 41.000 animali. Tuttavia, questa e' probabilmente una stima per difetto, perche' molti studi non dicono quanti animali usano, e non tutti gli esperimenti su animali vengono poi pubblicati.

La maggior parte dei primati usati, il 65%, erano scimmie del vecchio mondo, come i macachi rhesus. Le scimmie del nuovo mondo, come le marmoset, sono solo un 15%, e le grandi scimmie poco meno del 9%. I primati inferiori e altri specie non identificate ammontano all'11% del totale. La specie più usata è la "vervet monkey", al 19%, seguita dal macaco rhesus, al 18%.

Colin Blakemore, chief executive del Medical Research Council, ha dichiarato che ci sono varie aree della medicina, come le neuroscienze e la ricerca su Aids e HIV, in cui i primati non umani sono gli unici modelli utili.

Mark Matfield, direttore della Research Defence Society, ha dichiarato che è preferibile, da un punto di vista etico, usare la stessa scimmie per due procedure, piuttosto che raddoppire il numero di animali necessari per gli esperimenti.