La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

venerdì, luglio 30, 2004

ADOTTA UN PETTIROSSO!

CAMPAGNA DELLA LEGA PER L'ABOLIZIONE DELLA CACCIA A SOSTEGNO DELLA LOTTA CONTRO IL BRACCONAGGIO

Pettirosso

Perché un pettirosso ? Perché oltre l'80% delle vittime del bracconaggio ècostituito proprio da questi piccoli uccelli migratori che, a causa del disinvolto atteggiamento nei riguardi degli uomini, finiscono per essere ignare vittime di archetti, reti, trappole a scatto e quant'altro venga usato per ucciderli e mangiarli, come accade nelle valli bresciane con la 'polenta e osei'.
Le forme di cattura illegali sono una grossa piaga tutt'ora persistente nel nostro paese. Piaga che la Lega per l'Abolizione della Caccia, in collaborazione con altre associazioni sensibili al problema, contrasta da oltre dieci anni con un lungo, faticoso e paziente lavoro di raccolta e distruzione delle trappole e con la segnalazione di bracconieri alle autorità di polizia preposte.

Dal 2000 al 2003 la LAC ha raccolto e distrutto complessivamente oltre 50.000 archetti, 600 reti e liberato centinaia di uccelli (pettirossi, passere scopaiole, tordi, merli, cince ecc.).
I principali campi antibracconaggio si svolgono nelle valli bresciane (da settembre a dicembre), dove sono diffusi archetti e trappole a scatto in cui gli uccelli rimangono intrappolati per le zampe, spesso amputandosele e morendo dissanguati; in Sardegna dove i bracconieri utilizzano trappole a cappio, poste sui rami di corbezzolo, in cui gli uccelli rimangono impiccati. Qui nel 2001 la LAC ha portato a termine la triste raccolta record di oltre 13.000 trappole.
Le Isole Pontine e Cipro, dove il fenomeno è molto preoccupante e in espansione soprattutto in primavera e durante le fasi di migrazione, sono altre zone di intervento della LAC.

Per aumentare l'efficacia dell'attività svolta è di primaria importanza il reclutamento e la sensibilizzazione di nuovi volontari, disposti a contrastare nella legalità, l'illegale e barbara pratica del bracconaggio. Inoltre, non disponendo di finanziamenti o sovvenzioni, la LAC, per far fronte ai costi legati all'attività di antibracconaggio (trasferte, spostamenti, attrezzature, ecc.), quasi sempre a carico dei volontari, puù contare esclusivamente su donazioni e abbonamenti di persone sensibili al problema. Per questo è stata lanciata la campagna 'Adotta un pettirosso !'

Con una donazione di 20,00 euro si contribuisce alla lotta contro il bracconaggio adottando virtualmente il simbolo, l'immagine di un pettirosso simpaticamente chiamato 'Robin'.
Insieme alla foto e all'attestato dell'avvenuta adozione, verranno inviate tutte le informazioni sulle attività svolte nel corso dell'anno, scaduto il quale l'adozione potrà essere rinnovata. Con questo importante gesto è possibile essere parte attiva delle campagne svolte dalla LAC che, pur disponendo di mezzi limitati, ma di molta tenacia, riesce a ottenere grandi risultati, grazie anche al sostegno di chi crede nel diritto alla vita per ogni essere vivente e quindi anche per il nostro amico Robin, il pettirosso, un piccolo migratore!

Per aderire alla campagna 'Adotta un pettirosso !' basta un versamento sul CCP 14803209 intestato alla Lega per l'Abolizione della Caccia, Sezione della Lombardia con causale: Adozione Pettirosso

http://www.abolizionecaccia.it






postato da camozzi 22:48 | commenti | maltrattamenti atti crudeli

PIANOSA: UN CAVALLO TRAINA 20 PERSONE PER TUTTO IL GIORNO

Le gite in carrozza sull’isola toscana sono una sofferenza per il quadrupede. Sindaco e Parco interverranno?

30 luglio 2004 - E’ andata a Pianosa, isola dell’Arcipelago toscano. E per visitarla ha fatto una gita in carrozza. Ma assieme a lei, il conducente ha fatto salire altre diciannove persone. E questo avviene, più o meno, per tutta l’estate. Così una turista al ritorno ha denunciato il fatto a Legambiente ed il quotidiano locale “Il Tirreno” ha ripreso la notizia.
“Il povero cavallo proprio non ce la faceva e avanzava a forza di frustate, la guida parlava e nessuno la ascoltava perché la concentrazione di tutti era sul cavallo che sbavava e si fermava ogni tre o quattro trotti. Alcuni volevano scendere ma il cocchiere li ha trattenuti asserendo che il cavallo aveva un buon respiro e che si comportava così perché doveva fare i suoi bisogni. Tutto per unora ed un quarto ed Argon, il cavallo era esaurito. Ci siamo indignati e vergognati di essere umani. Abbiamo pagato tredici euro, senza ricevuta”.
Legambiente si è rivolta al commissario del Parco,
ciak
Ruggero Barbetti ed al Sindaco di Campo,
Antonio Galli. Speriamo facciano presto.

www.animalieanimali.it




giovedì, luglio 29, 2004

Come uccide la caccia

Non si deve pensare che gli animali colpiti dagli spari (in Italia circa cento milioni ogni anno) siano le sole vittime della caccia. Al contrario, l’impatto delle doppiette è molto più ampio, e coinvolge intere popolazioni animali, a qualunque specie appartengano.

Basti pensare a quello che succede in una normale giornata di caccia: al primo sparo tutti gli animali fuggono per lo spavento e si nascondono, restando nascosti anche per molte ore. Ma moltissimi animali, soprattutto d’inverno, hanno bisogno di cercare cibo praticamente senza interruzioni; la caccia impedisce loro di mangiare. In casi estremi ma non rari, la conseguenza è la morte per fame; ma anche gli animali che in qualche modo riescono a sopravvivere rimangono più deboli: le popolazioni animali che vivono nelle regioni in cui la caccia è permessa sono più soggette a malattie epidemiche, e meno capaci di riprodursi. Altrettanto devastanti sono le conseguenze psicologiche: è noto che alci e caprioli muoiono anche di crepacuore durante l’inseguimento.

Un altro fattore di distruzione legato alla caccia è l’inquinamento da piombo. Questo metallo velenosissimo contamina le falde acquifere e i prodotti agricoli, e avvelena in massa gli animali selvatici. Si calcola che in Italia i cacciatori sparino ogni anno circa 700 milioni di cartucce diffondendo così nell’ambiente circa venticinquemila tonnellate all’anno di una delle sostanze più tossiche della Terra, che, sotto forma di piccolissimi pallini, viene a mescolarsi al cibo consumato dagli animali. L’avvelenamento che ne consegue è lento e atroce. Nello stomaco della selvaggina uccisa vengono comunemente ritrovati pallini di piombo: da questo si può capire che la diffusione dell’avvelenamento da piombo è altissima e, visto che il piombo disperso nell’ambiente aumenta ad ogni stagione di caccia e non viene mai smaltito, è destinata certamente ad aumentare.

La beffa del ripopolamento

Di fronte a questo scenario di distruzione è naturale porsi una domanda: Come possono le popolazioni animali resistere a questa guerra su tutti i fronti? Come fanno a esistere ancora animali vivi da cacciare?

La risposta è che non ne esistono praticamente più. Tuttavia gli enti pubblici vengono incontro ogni anno alla smania di uccidere dei cacciatori con massicce campagne di ripopolamento che coinvolgono decine di milioni di animali, hanno costi molto ingenti e sono anche finanziate con denaro pubblico. Ma l’impatto negativo del ripopolamento non è soltanto economico: gli animali da ripopolamento, a causa delle condizioni in cui vengono allevati, sono portatori di malattie diffuse negli allevamenti e sconosciute presso le popolazioni selvatiche, che quindi cadono spesso vittime di epidemie. Inoltre, data la difficoltà di far riprodurre gli animali selvatici in cattività, i ripopolamenti tendono ad essere effettuati con specie simili ma non identiche a quelle naturalmente presenti in un ecosistema, la maggior parte delle quali sono il risultato di ibridazioni tra specie selvatiche e domestiche. Il ripopolamento rappresenta dunque una fonte devastante di inquinamento del patrimonio genetico delle specie selvatiche e in genere una minaccia per l’ambiente. Uno dei casi più seri è quello del cinghiale: il cinghiale da ripopolamento è un ibrido tra il cinghiale e il maiale Large White, un animale assai più grande e prolifico del cinghiale selvatico. Per quanto queste caratteristiche risultino gratificanti per i cacciatori, che possono contare su una preda di dimensioni eccezionali, i cinghiali da ripopolamento, con i dieci-dodici piccoli che generano in ogni cucciolata, causano danni rilevanti ad attività economiche anche molto pregiate, come la coltivazione dei tartufi; ovviamente questi danni vengono usati dalle lobbies venatorie per sostenere la tesi della “nocività” degli animali selvatici e quindi la necessità della caccia, che porta inevitabilmente con sé la necessità di nuovi e sempre più massicci ripopolamenti.

Conclusioni

Si sente spesso dire che la caccia, purché condotta secondo determinate regole, è compatibile con una corretta conservazione delle specie, degli ecosistemi e dell’ambiente, o addirittura necessaria per l’eliminazione degli esemplari “in eccesso”. Questo è completamente falso. La caccia è un massacro operato in maniera casuale e indiscriminata che ha conseguenze devastanti per i singoli animali, uccisi, feriti a morte, presi nelle trappole, avvelenati con esche o intossicati dal piombo, per le popolazioni selvatiche, che si assottigliano sempre di più, e per gli ecosistemi, i cui equilibri vengono sovvertiti dall’immissione di specie estranee e dalla diffusione di materiali nocivi. Per la stragrande maggioranza delle specie cacciabili (quelle non incluse nel “carniere”) le autorità competenti non effettuano alcun calcolo scientifico del prelevamento da operare; di conseguenza la politica del nostro paese in materia di caccia viene decisa in pratica dai rappresentanti delle lobbies venatorie. Abbiamo visto che le teorie e le norme che avrebbero lo scopo di conciliare le esigenze della tutela delle specie animali e dell’ambiente e la voglia di uccidere dei cacciatori sono insostenibili o inapplicabili e che pertanto il concetto di caccia eco-sostenibile è privo di valore scientifico.

Massimo Tettamanti

www.cacciailcacciatore.org

mercoledì, luglio 28, 2004

AMBIENTE: La "Nuova Europa" contro i transgenici

BRUXELLES - Le organizzazioni ecologiste hanno approvato la decisione di un gruppo di esperti dell’Unione Europea (UE) di respingere una richiesta di Bruxelles per l’importazione di colza transgenica dall’impresa statunitense Monsanto
Il voto di 6 sui 10 nuovi membri entrati nel blocco europeo lo scorso primo maggio ha portato al bando dell'importazione di questo prodotto modificato geneticamente per resistere agli erbicidi.
Geert Ritsema, coordinatore per i transgenici dell’organizzazione ecologista Amici della Terra/Europa, ha sottolineato che questa votazione segna un risultato importante per la nuova Europa, poiché “dimostra che gli Stati Uniti non possono contare sui nuovi paesi membri per promuovere le loro politiche nel campo degli alimenti manipolati geneticamente”.

“I paesi membri devono anteporre la sicurezza dei cittadini europei e del loro ambiente, agli interessi finanziari di giganti della biotecnologia come Monsanto e dei loro amici alla Casa Bianca”, ha ammonito Ritsema. I nuovi membri Cipro, Estonia, Ungheria, Malta, Lituania e Polonia si sono uniti ai "vecchi" membri Austria, Danimarca, Grecia, Italia, Gran Bretagna e Lussemburgo per dire no alla colza transgenica, nota come GT73, modificata geneticamente per resistere all’erbicida Roundup della Monsanto.

Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Olanda, Lettonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia hanno appoggiato la decisione di introdurre i semi oleaginosi transgenici, mentre Germania, Irlanda, Spagna e Slovenia si sono astenute.

“Il comitato… rappresentante dei paesi membri non ha raggiunto la maggioranza qualificata necessaria per sostenere la proposta della Commissione e autorizzare la colza”, ha annunciato la Commissione europea, organo esecutivo della UE.
Questa votazione è stata la prima prova per l’Europa allargata nel campo degli organismi geneticamente modificati, dopo la decisione presa a maggio dalla Commissione di introdurre il primo alimento transgenico tra cinque anni.

La Commissione è riuscita nel suo proposito di importare una varietà di mais dolce transgenico. I paesi membri non hanno ottenuto la maggioranza per frenare la decisione e hanno rinviato la questione dell’importazione alla Commissione, che l’ha approvata.
Il mais dolce resistente a erbicidi e pesticidi è il primo prodotto transgenico autorizzato in Europa, dopo la moratoria imposta nel 1999 di fronte alla crescente preoccupazione sul possibile impatto di questi prodotti per l’ambiente e la salute.

L’approvazione prevede soltanto l’importazione e la vendita di mais nei paesi membri, ma non la coltivazione.
Secondo gli oppositori della colza GT73, la Monsanto non avrebbe dato risposte soddisfacenti alle domande sui possibili effetti ambientali e per la salute umana.

Adrian Bebb, di Amici della Terra/Europa, ha dichiarato all’IPS che c’è un forte rischio di impollinazione incrociata: “I semi della colza sono molto piccoli, forti e crescono benissimo in Europa… e possono provocare rapidamente l’incrocio accidentale con piante silvestri”.

Il Comitato di consulenza del governo britannico per l’introduzione dei nuovi prodotti nell’ambiente (ACRE, la sua sigla inglese), ha dato ragione a Bebb: gli scienziati del comitato hanno avvertito che se si importerà la colza transgenica, “sarà assai probabile una caduta accidentale dei semi (nel trasporto) che a sua volta provocherà… l’ibrido con pianti silvestri o altre coltivazioni”.

Le autorità britanniche hanno esortato diverse volte la Monsanto a elaborare un programma di vigilanza adeguato e un piano di emergenza in caso di simili incidenti.

Della proposta d’importazione della colza transgenica si occuperà adesso il Consiglio dei Ministri, che ha tre mesi per approvarla o rifiutarla. Se il Consiglio non adotterà nessuna decisione in merito entro questi termini, la questione tornerà alla Commissione, che potrà così prendere la decisione finale come nel caso del mais dolce. (FINE/2004)

Stefania Bianchi

http://www.ipsnews.net


























martedì, luglio 27, 2004

GREENPEACE LANCIA I "GIAGUARI" PER FERMARE LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE ARGENTINE

Roma, 26 luglio 2004 - Attivisti di Greenpeace a cavallo di moto denominate "giaguari" sono entrati in azione in Argentina, cercando di fermare i bulldozer che stanno distruggendo le foreste di Salta. Anche i "cyberattivist" di tutto il mondo stanno chiamando l’ambasciata dell’Argentina del loro Paese per chiedere una moratoria alla distruzione delle foreste. Le foreste vengono distrutte per coltivare la soia geneticamente modificata della Monsanto, impiegata per allevare maiali, pollame e bovini di Europa e Cina. L'Argentina vuole incrementare le proprie coltivazioni di soia ed arrivare a 14 milioni di ettari: per il 98% si tratta di soia transgenica, visto che questa pianta non potrebbe crescere naturalmente laddove si trovano queste importanti foreste tropicali argentine.

"Siamo qui per impedire che queste foreste vengano distrutte per farne un deserto di soia transgenica" ha commentato Emiliano Ezcurra, di Greenpeace Argentina. "Ogni ora in Argentina viene distrutta un'area di foresta grande quanto venti campi di calcio. Ecosistemi essenziali vengono distrutti, la gente perde la propria casa e il proprio sistema di vita".

Assieme, Yungas e Great Chaco rappresentano la seconda foresta dell'America Latina, dopo l'Amazzonia. Si tratta di aree ricche si specie rare, come per esempio il giaguaro, che potrebbero a breve scomparire definitivamente dalla regione. La foresta del Grande Chaco copre un milione di chilometri quadrati, estendendosi in Argentina, Paraguay, Bolivia e Brasile. La foresta di Yungas, conosciuta anche come foresta di montagna, si trova solo in Argentina, dove si estende per circa 70.000 chilometri quadrati. L'Argentina è il primo esportatore mondiale di soia e per rispondere alla domanda del mercato internazionale si distruggono le originarie foreste: per ogni tre tonnellate di soia, se ne va un ettaro di terra. Lo stesso avviene anche in Paraguay, Bolivia e nel sud del Brasile. In Argentina il boom della soia è iniziato nel 1996 quando la Monsanto ha introdotto nel paese le prime sementi geneticamente modificate, aprendo la strada a gravi problemi sociali e ambientali. La distruzione delle foreste di Yungas e Grande Chaco ai danni delle comunità locali e dei popoli indigeni. I "baroni della soia" pagano la polizia locale per minacciare la gente e spingerla a lasciare la propria casa, facendo anche uso delle armi.

Ramón Ferriera, che vive nella foresta del Grande Chaco afferma: "Ci costringono a lasciare la nostra terra, spesso con le armi in pugno. Arrivano con queste grandi macchine, abbattono tutti gli alberi, bruciano il resto e piantano la soia. Noi non vediamo alcun profitto da questa grande distruzione, ma perdiamo tutto quello che abbiamo."

"La gente viene affamata, mentre la loro terra è impiegata per coltivare la soia destinata a mucche, maiali e polli di Europa e Asia. Il governo argentino deve fermare la distruzione e garantire alla gente del luogo il diritto alla terra e alla vita" ha concluso Ezcurra.

Greenpeace resterà nell'area per diversi giorni. La protesta pacifica si opporrà alla distruzione delle foreste, mentre continuerà il lavoro di documentazione delle minacce e delle violenze ai danni della popolazione locale.

www.greenpeace.it

lunedì, luglio 26, 2004

 L'apprendimento delle scimmie
Oltre a quella motoria, possono sfruttare l'imitazione cognitiva

23.07.2004 - Nessuno può imparare a giocare un solitario semplicemente osservando le mani di un giocatore: è necessario sapere dove deve andare una particolare carta. In un nuovo studio pubblicato sul numero del 16 luglio della rivista "Science", alcune scimmie hanno imparato un compito quasi altrettanto sofisticato - ordinare una sequenza di immagini cercando di indovinare la strategia di un'altra scimmia - suggerendo che l'apprendimento dipende dal ragionamento e non semplicemente dal copiare i movimenti altrui.
Da più di un secolo, gli scienziati cercano di determinare se gli animali apprendono copiando quelle che vedono fare agli altri oppure attraverso ripetuti tentativi ed errori. Anche se molti esperimenti hanno mostrato che essi sono in grado di imitare, potrebbero non pensare attivamente durante il processo. L'antropologo Herbert Terrace della
Columbia University e colleghi hanno deciso di eliminare l'aspetto motorio dell'imitazione del comportamento per scoprire se le scimmie possono apprendere rapidamente attraverso il ragionamento.
I ricercatori hanno sistemato due macachi resi in camere separate e insonorizzate, di fronte a uno schermo di computer. Grazie a una ricompensa, una delle scimmie ha imparato a toccare quattro immagini sullo schermo in un ordine particolare. In seguito, gli scienziati hanno rimosso la separazione fra le camere e hanno consentito alla seconda scimmia di osservare cosa faceva la prima. Attraverso l'osservazione, la scimmia ha appreso la sequenza delle immagini quasi due volte più rapidamente. I due computer mostravano le immagini in configurazioni differenti, dunque la semplice imitazione dei movimenti non serviva a nulla.

www.lescienze.it




ISOLE SALOMONE, DISBOSCAMENTO SENZA FINE

L’esportazione del legno è l’unica attività produttiva. Ma le risorse forestali sono oramai a rischio di estinzione.

21 luglio 2004 - Le isole Salomone, nel Pacifico, travagliate da anni di conflitti etnici che hanno messo in crisi ogni attività produttiva, hanno affidato la sopravvivenza economica all'esportazione massiccia di legname, con il risultato di devastare le proprie risorse forestali, che ora rischiano l'esaurimento nell'arco di un decennio. E' la conclusione di uno studio sull'economia dell'arcipelago di 417 mila abitanti, preparato dal Dipartimento degli Esteri australiano. Lo studio e' stato fatto nel primo anniversario dell'intervento multinazionale di assistenza guidato dall'Australia, che insieme con la Nuova Zelanda e altri paesi della regione ha fornito militari e forze di polizia per disarmare le milizie rivali e riportare l'ordine pubblico nell'arcipelago. Il rapporto, presentato oggi dal ministro degli Esteri Alexander Downer, calcola che le risorse forestali delle Salomone saranno esaurite entro il 2015 se gli alberi continueranno ad essere abbattuti al ritmo di 600 mila metri cubi all'anno. Lo scorso anno la produzione di legame e' stata di 700 mila metri cubi. La maggior parte viene esportata in tronchi, con pochissima attività di trattamento nelle Salomone. Secondo lo studio dell'Unita' di analisi economiche del Dipartimento, il disboscamento insostenibile ha gravi conseguenze ambientali, ma e' stato cruciale per l'economia nazionale, dato che le tasse di esportazione sul legname rappresentano da sole il 15% delle entrate di bilancio. Gli esperti australiani sostengono che il Paese dovrà più che dimezzare il tasso di disboscamento, perché quel settore così vitale possa continuare fino a metà di questo secolo. ''L'importanza del settore forestale in termini di esportazioni e di entrate governative può rendere difficile una riduzione immediata della produzione, ma i costi a breve termine vanno pesati contro i benefici economici ed ambientali a lungo termine di un'industria sostenibile”, dichiara il documento. “E' necessario rafforzare il sistema delle licenze, controllare e imporre il rispetto delle norme ed avviare programmi di rimboschimento''. Il ministro Downer ha dichiarato che la missione regionale di assistenza e' stata un successo in termini di disarmo e di ordine pubblico, ma ora e' necessario che le Salomone adottino misure pratiche per conquistare la prosperità economica. Il rapporto raccomanda fra l'altro che il governo rinunci a gestire attività come linee aeree, produzione di elettricita' e forniture idriche, e si liberi dei pesanti regolamenti che frenano gli investimenti stranieri.

www.animalieanimali.it

domenica, luglio 25, 2004

Australia, riprende la caccia ai canguri

Gli attivisti australiani per i diritti animali hanno avvertito che rischieranno la vita pur di impedire l'abbattimento di un migliaio di canguri a Canberra. Il governo dell'Australian Capital Territory ha cominciato ad abbattere già domenica scorsa gli animali nella zona di Googong Dam, per impedire che continuino a mangiare la vegetazione e a erodere il suolo mettendo a rischio le già scarse riserve d'acqua.
Ma mercoledì scorso i funzionari governativi hanno deciso di sospendere per due giorni la caccia ai canguri per incontrare con gli animalisti che stavano cercando di impedire gli abbattimenti e convicerli che l'operazione sarebbe in realtà nell'interessi degli animali stessi, vittime della siccità.
I colloqui si sono interrotti senza esito, e il governo locale ha annunciato che riprenderà a breve le operazioni, per concluderle entro la fine del mese, senza fornire ulteriori dettagli per evitare sorprese. "Se il governo dell'ACT decide di iniziare a sparare stasera - ha annunciato in un comunicato Pat O'Brien, presidente della Associazione per la protezione della Natura - entreremo di nuovo a Googong Dam e rischieremo le nostre vite per impedire che i canguri e i cangurini vengano uccisi".
Una settimana fa gli abitanti di Canberra erano stati avvertiti di stare lontani dai canguri, vittime della peggiore siccità dell'ultimo secolo e diventati più aggressivi, dopo che un animale ha aggredito una donna e ucciso un cane di piccola taglia.
 

sabato, luglio 24, 2004

Aumentano gli animali vivisezionati in Nuova Zelanda

no vivisezione Il governo della Nuova Zelanda ha rilasciato un rapporto sugli animali usati nella sperimentazione nel 2003.
I dati non sono confortanti
.

Sommario dei punti piu' importanti:

- Animali usati nel 2003: 320.911 (57.227 animali in piu' rispetto al 2002, con un aumento del 18%).
L'aumento piu' significativo si e' avuto nella ricerca universitaria: nel 2002 sono stati usati, nelle universita', 77.806 animali, nel 2003 147.148, quasi il doppio!

- Settori di utilizzo:
Il settore di maggior rilevanza e' quello della "ricerca biologica di base", con il 36,2%, segue poi la categoria "commerciale", con il 17.5% (e qui ricadono tutti i test di tossicita' ed efficacia per lo sviluppo di sostanze chimiche e farmaci), e la "ricerca medica" con il 12,5%.
L'uso di animali nella didattica, che in Italia e' circa uno 0.4% del totale, in Nuova Zelanda e' rilevante: il 10% nel 2002, il 10.5% nel 2003, il che significa 26.350 animali l'anno nel 2002 e 33.700 nel 2003!

- Livello di sofferenza
Secondo quanto riportato nei protocolli di ricerca, 11.439 animali sono stati sottoposti a "sofferenza molto intensa"; altri 4.110 a "sofferenza intensa" e 31.391 a "sofferenza moderata".
Gli animali della categoria "sofferenza intensa" e "sofferenza molto intensa" sono: uccelli, bovini, pesci, porcellini d'india, topi, maiali, conigli, ratti, pecore e altre 34 specie di animali "vari".

- Nel 2003 sono stati usati 873 cani, contro i 231 del 2002, circa il triplo.

- C'è stato un aumento del numero di animali transgenici usati:
Nel 2003, sono stati usati 6.711 animali transgenici, il numero piu' alto finora registrato (da quanto vige l'obbligo di registrare il numero di animali transgenici) e un aumento sostanziale risptto al 2002 (1.510 animali).

- Animali non inclusi
Va ricordato che gli animali uccisi prima dell'esperimento NON sono include in queste statistiche, quindi tutti gli animali uccisi per prelevare cellule e tessuto, tutti quelli usati nella didattica per la dissezione (uccisi appena prima dell'esperimento), ecc., non sono conteggiati.

Il rapporto, in inglese, puo' essere scaricato qui:
http://www.maf.govt.nz/biosecurity/animal-welfare/naeac/annual-report/naeac-ar-03.pdf

http://www.agireora.org/


























venerdì, luglio 23, 2004

 Il muco degli Ippopotami

Alcuni ricercatori della Kyoto pharmaceutical university giapponese hanno scoperto che il sudore vischioso che ricopre la pelle degli ippopotami è un'ottima lozione che protegge dal sole. Nei punti dove non riescono a proteggersi con il fango, dietro le orecchie, sulle palpebre e sul collo le loro ghiandole sudoripare producono un muco rossiccio.

Si tratta di un insieme di due pigmenti, uno arancione e uno rosso. Il colore arancio funge da filtro solare, così che le bestiole della specie Hippopotamus amphibius possano abbronzarsi senza scottarsi, mentre il secondo è un antibiotico, che li protegge dalle infezioni delle punture d'insetti o delle ferite che i maschi si procurano azzannandosi con i canini inferiori nella lotta per decidere chi controlla il branco. Può impedire lo sviluppo microbico con l'aiuto della luce ultravioletta.

Quando si trovano all'asciutto, la pelle di questi animali produce una quantità maggiore di questa sostanza rispetto a quando nuotano nei fiumi o nei laghi, si tratta di un muco rossiccio che asciugandosi diventa marrone con sfumature purpuree, per cui i primi esploratori pensavano che la povera bestia sudasse sangue.

I pigmenti sono inaspettatamente silicei ed hanno strutture con tre anelli, il pigmento rosso è l'acido hipposudoric mentre il pigmento arancione è acido norhipposudoric, sono altamente idrofili. Questo studio è stato descritto in un articolo pubblicato sulla rivista “Nature”.

Donata Allegri

http://www.ecplanet.com





GREENPEACE: FERMIAMO IL RITORNO ALLA CACCIA COMMERCIALE ALLE BALENE

Sorrento, 22 luglio 2004 – Al termine della riunione annuale della Commissione Baleniera Internazionale - Iwc, che si chiude oggi a Sorrento, Greenpeace lancia l'allarme su un accordo che potrebbe portare in futuro alla ripresa della caccia commerciale alle balene. Si tratta del RMS (Revised Management Scheme), piano rivisto di gestione delle quote di caccia, è stato elaborato a porte chiuse da Danimarca, Islanda, Giappone, Olanda, Spagna, Svezia ed Usa. La proposta suggerisce che se l’RMS fosse approvato, verrebbe automaticamente eliminata la moratoria con una restrizione per 5 anni alle acque costiere, seguita da un’espansione a tutte le acque.

"L'idea che la moratoria sulla caccia commerciale possa essere eliminata automaticamente è assurda- commenta Emanuela Marinelli, campagna balene di Greenpeace – Gli Usa hanno già rifiutato questo automatismo. Chiediamo a Danimarca, Olanda, Spagna e Svezia di fare lo stesso".

Greenpeace si oppone a ogni possible ritorno alla caccia commerciale, che ha già decimato le popolazioni di balene. Il voto segreto, le riunioni a porte chiuse e "l'acquisto dei voti" hanno contrassegnato questa cinquantaseiesima riunione dell’Iwc: "Mentre nel resto del mondo si va verso una maggiore trasparenza, l'Iwc sta tentando di ridurla ed il caso dell'RMS ne è un chiaro esempio" afferma Marinelli.La campagna di "acquisto dei voti" dei paesi più poveri è diventata un'attività annuale per cercare di rovesciare la moratoria, ma fortunatamente il fronte conservazionista, che vede impegnate anche Italia e San Marino, è riuscito a prevalere alla riunione di Sorrento. Greenpeace continuerà a battersi per la conservazione delle balene e durante la pausa dei lavori odierna ha manifestato di fronte all'ingresso dell'hotel dove si svolge l'IWC con uno striscione con scritto "Benvenuti in Corea, ma solo i paesi contro la caccia alle balene". Il prossimo anno, a giugno, sarà proprio il paese asiatico ad ospitare la Commissione Baleniera. A reggere lo striscione esponenti coreani e giapponesi di Greenpeace con un messaggio contro la caccia alle balene, in giapponese, sulla maglietta.

www.greenpeace.it







giovedì, luglio 22, 2004

Cibo per animali

di Angela Panarese
 
In libreria si trova il pamphlet “Fido non si fida”, un libro che affronta il problema del cibo per animali domestici, attaccando le grandi industrie che lo producono. A quanto pare nei bocconcini che propiniamo ai nostri amici a 4 zampe ci sarebbe proprio di tutto, in particolare carcasse varie, sangue, altri avanzi di macello, e una quantità spropositata di prodotti chimici.
 
vignetta di Leonardo Tranchino 
Stefano Apuzzo, ex deputato dei verdi, ed Edgar Merier, presidente dell’associazione ambientale Gaia ( www.gaiaitalia.it ), hanno realizzato un vademecum antifrodi alimentari “ Quattro sberle in padella”, in cui dopo aver elencato tutti gli additivi chimici presenti nel cibo per cani, quali gli atimicrobici, lubrificanti, solventi, antiossidanti ed altri ancora, si soffermano sul processo di sterilizzazione degli scarti. Le elevate temperature utilizzate a tale scopo, precisano, non fanno altro che annullare le già scarne proprietà nutritive dei sottoprodotti della carne o del pesce, già presenti in minima parte.
Ma cosa viene utilizzato per la conservazione dei grassi di scarto, che rendono più appetibile il cibo per i nostri cani e gatti, e che sono tanto maleodoranti? L’etassi-dudro-trimetilchinolina, un antiossidante ed erbicida defoliante, impiegato dagli Stati Uniti durante la guerra nel Vietnam, che così utilizzato distrugge la flora batterica degli animali. Anche i cereali possono essere dannosi. Infatti, se non sono stati selezionati per uso umano, possono essere ammuffiti, e comportare malattie come la micotossicosi, potenzialmente mortale. Crea problemi anche la mitica fiorentina. Infatti sono stati scoperti in mezza Europa casi di encefalopatia spongiforme felina (FSE). Gli stessi veterinari, affermano che il 30 % dei cani soffre di allergie collegate al cibo, che costringono i nostri amici animali a leccarsi le zampe o a grattarsi le orecchie.
Apuzzo consiglia quindi a quanti non fanno in tempo a preparare gustosi manicaretti per i propri cuccioli, di acquistare alimenti secchi o umidi di origine biologica, soprattutto cereali, da arricchire con carne, pesce, verdure, uova, olio, lievito di birra, o fermenti lattici vivi. Occorre prestare comunque attenzione ai prodotti bio, per i quali ci deve essere il marchio di certificazione di un ente autorizzato.
Considerato tutto ciò che può finire nel cibo per animali, non resta che chiedersi che fine ha fatto il motto: “Cane non mangia cane”.