lunedì, maggio 31, 2004
In difesa delle balene e del Santuario Antartico
Vi siete mai posti il problema: ma è giusto difendere le balene? E' giusto lottare per le balene? E' giusto amare le balene? Io credo che se potessi sentire le risposte della gente, la maggior parte mi direbbe che non ci ha mai pensato perché, normalmente, tutti noi pensiamo più agli animali vicini a noi.
Un esempio concreto su questa tesi si lega bene ai delfini. I delfinari, infatti, in passato hanno fatto conoscere a molte persone animali molto lontani da noi quali i delfini. Così abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli e oggi li rispettiamo di più. Per questo credo che oggi i delfinari, così come sono diventati, siano ormai anacronistici.
Ma torniamo alle balene. Per quasi tutti noi è davvero difficile poterle vedere dal vivo ma, credetemi, io che ho potuto osservarle nuotare libere sott'acqua o addirittura dalla riva, come accade nella penisola Valdes in Patagonia, vi posso dire che è uno spettacolo unico, un'esperienza indimenticabile che ti segna per tutta la vita.
C'è invece chi le caccia per mangiarle.
Noi, allora, dobbiamo lanciare un allarme, un grido d'aiuto con l'uomo portavoce di questi animali che non possono gridare la propria indignazione.
Dal 19 e 22 luglio si terrà a Sorrento la riunione annuale della Commissione Internazionale delle balene. Sarà un convegno nel quale verranno prese decisioni importantissime per il futuro di questi splendidi animali. All'ordine del giorno, infatti, c'è la richiesta di revisione del Santuario Antartico dove attualmente non si può cacciare; anche se i giapponesi non rispettano il divieto e cacciano le balene per cosiddetti "scopi scientifici".
Per questo è importante esserci. A Sorrento si dovrà lottare perché, se il santuario dovesse essere eliminato, si aprirebbe alla caccia una grande zona del mondo dove le balene si nutrono e si riproducono. In caso contrario, l'estinzione delle balene non sarà più un'utopia.
Al momento per l'apertura alla caccia nel santuario spingono il Giappone, la Norvegia e l'Islanda. Ed è assurdo che pochi paesi riescano ad avere un ruolo così importante rispetto alla voce di tutti gli altri stati del mondo.
Una tendenza, questa, che deve essere necessariamente invertita dai 48 dei 52 paesi che parteciperanno alla Commissione di Sorrento. C'è soltanto una cosa da chiedere a gran voce a tutti, cioè il definitivo stop alla caccia alle balene anche perché le leggi attuali sono state sempre facilmente aggirare da Norvegia, Giappone e Islanda.
Fino ad oggi Greenpeace è quella che ha fatto di più per promuovere la difesa delle balene e per far conoscere al mondo come i cacciatori trattino le balene. I loro attivisti hanno rischiato più volte la vita.
Ma va anche detto che, nonostante si sia parlato spesso e volentieri di questa tragedia, la strada fatta non è molta. Immaginate, infatti, quanto sia difficile andare a controllare in mezzo all'oceano cosa si comporta l'equipaggio di una baleniera.
La strada, dunque, è in salita e ricca di provocazioni. Come, l'ultima in ordine di tempo, quella della Norvegia (l'unico paese che caccia ufficialmente a scopi commerciali) che ha comunicato proprio in questi giorni quanto segue: il suo periodo di apertura della caccia coinciderà proprio con la riunione internazionale di Sorrento. Il messaggio è chiaro: "noi ce ne freghiamo di quello che andrete a decidere!".
Ogni commento è superfluo! Mi domando ancora una volta: non sarebbe più conveniente investire nel whalewatching (l'osservazione dal vivo delle balene) con milioni di persone che partono da tutto il mondo per andare ad osservare le balene?
Da sempre dico che, così come per tutti gli altri animali, anche da un punto di vista prettamente commerciale, vale di più una balena viva che una balena morta perché il whalewatching è davvero un grande businnes.
In questa occasione voglio chiedere agli italiani di non dimenticare le balene ma di pensarci sempre e soprattutto quest'anno quando, in un momento così importante, la Commissione Internazionale si riunisce in Italia, cioè a casa nostra. Quindi non giriamoci dall'altra parte!
Licia Colò - http://liciacolo.blog.tiscali.it/
domenica, maggio 30, 2004
LE FESTE SANGUINARIE SPAGNOLE CHE SONO PIÙ' DI 3.000 TUTTO L'ANNO
Proibite dal 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili che religiose e alcune, considerate di interesse turistico internazionale, vengono sovvenzionate ufficialmente.
Gli animali usati sono bovini, ovini, asini, cani, gatti, conigli, asini, galline, oche e tanti altri. La maggior parte di queste sadiche feste paesane organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi sono terribili torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione.
Alcune delle 3.000 feste:
A MANGANESES (ZAMORA) - a febbraio - viene lanciata dall'alto una capretta viva.
A TORDESILLAS e in molti altri luoghi "eroici cavalieri" strappano o tagliano la testa di galli vivi appesi per le zampe.
FESTA DELL'ASINELLO
Si svolge a VILLANUEVA DE LA VERA (CACERES) in Estremadura ogni anno l'ultimo giorno di Carnevale.
Un asinello piccolo e vecchio, cavalcato e selvaggiamente bastonato, viene trascinato dalla folla. Quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni per ore finche l'animale agonizza.
FESTA DEL TORO EMBOLADO (Toro con le corna di fuoco)
Sono più di 50 provincie di Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna.
Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco. Mentre l'animale impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, perseguitato e bastonato dalla folla.
FESTA DEL TORO DE LA VEGA (Settembre)
Un popolo di adulti e bambini armati di lance lunghe fino a 3 metri, aspetta l'arrivo del toro per torturarlo e trapassarlo in tutte le direzioni. Risulta vincitore di una LANCIA D'ORO, offerta dal Municipio, colui che, per primo, taglia i genitali al toro ancora vivo.
FESTA DEL TORO DI CORIA (Giugno) - Estremadura
12 tori vengono seviziati e linciati dalla folla inferocita, 2 al giorno per 6 giorni in onore di San Giovanni.

Per l'abolizione della corrida, inviate telegrammi a:
PILAR RAHOLA,
PLAZA SAN JAUME
AYUNTAMIENTO
08002 BARCELONA - SPAGNA
con il seguente testo:
"LA FELICITAMOS PARA SU LABOR CONTRA LA CORRIDA E LE ROGAMOS SEGUIR LUCHANDO HASTA SU COMPLETA ABOLICION"
Inviate proteste anche a:
( FAX)
Municipio (Ayuntamiento) de Càceres : 0034 927255718
Municipio de Coria: 0034 927503983 / 0034 927500735
(TEL.)
Alcadia de Coria: 0034 927503639
Casa Municipal de Cultura: 0034 927500632
http://www.bairo.info/orrorein.html
venerdì, maggio 28, 2004

giovedì, maggio 27, 2004
La realtà di HLS
Huntingdon Life Sciences è il più grande laboratorio privato di sperimentazione su animali in Europa. Nelle sue tre sedi, due delle quali in Inghilterra e una in New Jersey (Usa), sono imprigionati 70.000 animali inclusi cani, gatti, scimmie, conigli, topi, cavalli e ovini.
Ogni anno dentro HLS muoiono 180.000 animali - 500 ogni giorno.
Huntingdon sperimenta sugli animali per conto di multinazionali chimiche e farmaceutiche con lo scopo di favorire l'immissione più rapida possibile dei loro prodotti sul mercato. Gli animali dentro Huntingdon vengono avvelenati e torturati per sperimentare pesticidi, erbicidi, detersivi, coloranti, farmaci e organismi geneticamente modificati (OGM).
Segretezza e sofferenza
Il motto di HLS è "il vostro segreto è un nostro segreto", e per mantenerlo hanno una videosorveglianza 24 ore su 24, guardie e una recinzione alta 4 metri ricoperta da chilometri di filo spinato. Il motivo di tanta segretezza è facilmente comprensibile appena si scopre cosa avviene quotidianamente al suo interno.
In realtà i segreti di HLS sono stati più volte scoperti. Nel 1997 una giornalista di Channel 4, Zoe Broughton, lavorò per quattro mesi nella sezione beagle di HLS. Zoe filmò segretamente cuccioli di beagle avvelenati, presi a pugni sul muso e sbattuti contro i muri. Nel suo diario, pubblicato dal quotidiano The Guardian, scrisse "...cammino nella mia sezione e uno dei miei cuccioli, numero 1619, ha mezza pinta di feci rapprese e sanguinolente sparpagliate nella gabbia". Su questo cucciolo sono continuati gli esperimenti, fino alla sua morte.
Nello stesso anno, Michelle Rokke, attivista della associazione Peta, lavorò nei laboratori di HLS in New Jersey, e filmò scene di estrema crudeltà, tra cui una scimmia ancora viva a cui viene aperto completamente l'addome e i vivisettori che ridono mentre avvelenano cani con prodotti chimici inseriti tramite cannule direttamente nello stomaco. Questi esperimenti erano finanziati tra l'altro da Procter & Gamble e Colgate-Palmolive, che hanno subito cessato di utilizzare HLS appena scoppiò lo scandalo.
Da queste infiltrazioni, e da documenti fuoriusciti anonimamente dal laboratorio stesso, si è appreso anche di un esperimento finanziato dalla farmaceutica giapponese Yamanouchi per lo studio di farmaci antiartritici. Per questo esperimento, fermato dagli scandali, 37 beagle avrebbero dovuto avere le gambe spezzate in più punti.
In un rapporto scritto è invece annotato: "ho notato che l'animale aveva un buco nello stomaco, ma è stato diagnosticato sano e rimesso nella sua gabbia", mentre gli animali nella stanza 11 vengono definiti "marcescenti, ma ancora vivi".
Inoltre da altri documenti usciti anonimamente nel 2000 si è appreso di esperimenti su xenotrapianti (trapianti tra specie diverse) portati avanti per conto della Imutran, ditta controllata da Novartis. In più di 5 anni sono state sacrificate centinaia di scimmie e migliaia di maiali senza alcun risultato. Il 31% dei babbuini usati per questi trapianti di cuore sono morti entro 24 ore dall'operazione, spesso a causa di incompetenza e grossolani errori.
Da questi dati, e ancor più dai crudi filmati, emerge chiara la realtà di Huntingdon Life Sciences: un laboratorio degli orrori!
"I cani erano impietriti e schiacciati in fondo alle loro gabbie. Stavano sul dorso, col corpo pressato contro la parete più lontana della gabbia. Le loro zampe erano in aria, e gli occhi mi imploravano di non portarli al laboratorio. Tutti i cani sono morti." (dal racconto di Michelle Rokke)
Incompetenza e falsificazioni
I lavoratori di HLS sono stati filmati mentre falsificano deliberatamente le dosi e i dati durante gli esperimenti. Uno di loro ha ammesso che "con quei dati ti ci puoi pulire il culo", mentre un altro alla domanda se quanto sta facendo è legale risponde "non so, non ho visto niente, non si può provare..".
La vivisezione è inattendibile, nessun dato proveniente da esperimenti su animali può seriamente essere applicato agli umani. I vivisettori lo sanno bene, e se falsificano dosi e dati è solo per favorire le industrie chimiche e farmaceutiche, e far immettere i loro prodotti pericolosi sul mercato.
I dipendenti di HLS si sono mostrati non solo sadici, violenti e falsificatori, ma anche incompetenti nel loro stesso lavoro, e sono stati colti a lavorare sotto l'effetto di alcool o di droghe, fermati dalla polizia andando a lavorare in stato di ubriachezza. Queste persone, come tutti i vivisettori, non sono ricercatori e non lavorano per il benessere dell'umanità di cui tanto parlano. Questi sono soltanto degli aguzzini interessati al denaro.
La vivisezione è una menzogna, e HLS la sua orribile e concreta realtà.
I vivisettori si difendono spesso con la scusa di una assoluta necessità della sperimentazione animale, ma anche con la asserzione di lavorare seguendo la legge e rigidi protocolli. L'esistenza di commissioni che sorvegliano i laboratori può essere per i più ingenui considerata come una limitazione al sadismo dei vivisettori. Ma non è così.
Dal 1985 l'Home Office ha ispezionato HLS più di trenta volte, senza mai notare gli abusi descritti prima. In realtà queste commissioni di ispezione sono composte da ex-vivisettori, e le visite vengono annunciate. Zoe Broughton nei suoi quattro mesi dentro HLS racconta di due visite da parte di commissioni di ispezione. In entrambi i casi i dipendenti lo sapevano in anticipo, e in entrambi i casi gli "ispettori" hanno fatto una semplice chiacchierata con i vivisettori, osservando più i quadri ai muri che non gli animali nelle gabbie.
Dentro HLS le regole sulla sperimentazione vengono continuamente violate, e solo nel caso degli xenotrapianti sono state contate 520 violazioni senza alcuna conseguenza. Ciò prova che nessun controllo può limitare la vivisezione e nessuna commissione salverà gli animali. Solo noi, con la nostra azione, possiamo ottenere questo risultato!
martedì, maggio 25, 2004
FESTA DELLA PALOMBELLA 2004
Fino a che la colomba viva non verrà sostituita, promuoviamo un boicottaggio dei prodotti tipici e del turismo nella provincia di Orvieto
DON'T BUY ORVIETO!
In occasione della festa della Pentecoste una colomba viva su una raggiera metallica contornata da fumogeni accesi, è costretta a scorrere a gran velocità lungo un cavo per circa 300 metri fino a giungere al sagrato del Duomo, dove viene accolta dallo scoppio simultaneo di innumerevoli petardi.
Invia il messaggio per chiedere la sostituzione della colomba con un simulacro inanimato.
http://www.progettogaia.it/dirittianim/palombella/palombella01.htm
S.O.S. balene
In occasione dell'annuale riunione dell'Iwc in Italia, a Sorrento dal 19 al 22 luglio, la necessità che la moratoria sulla caccia alle balene sia rispettata e che la priorità si sposti dalla caccia alla protezione delle balene.
Nonostante una moratoria internazionale sancita dalla International Whaling Commission (Iwc), entrata in vigore nel 1986 a fronte dell'evidente impossibilità di cacciare le balene senza provocare una diminuzione della loro numerosità fino a comprometterne intere popolazioni, e il dissenso internazionale, Giappone, Norvegia e Islanda cacciano le balene per scopi commerciali, spacciandola come "ricerca scientifica", nonostante l'organismo per cui la 'ricerca' viene condotta, cioè l'Iwc, non abbia necessità dei dati e abbia chiesto che il programma venga concluso.
Con l'affermazione che le balene impoveriscono gli stock ittici mangiando tantissimo pesce, le nazioni baleniere: Giappone, Norvegia e Islanda continuano a premere per l'annullamento della moratoria per il ripristino della caccia su larga scala. Lo stesso tipo di caccia, commerciale, che nel secolo scorso ha portato le balene sull'orlo dell'estinzione.
La causa reale del declino del pescato va cercata nel sovrasfruttamento della pesca, non nella fame delle balene, molte delle quali sono oramai specie a rischio di estinzione.
Ed è a rischio non solo il futuro delle balene, ma quello dell'ecosistema marino in generale.
A settembre del 2003 il tour in Islanda della nave di Greenpeace, la "Rainbow Warrior", ha dimostrato al governo dell'isola il vantaggio economico e ambientale del turismo, il conosciuto "whale watching", rispetto alla caccia alle balene.
La sola Repubblica Dominicana, ad esempio, ricava 5,2 milioni di dollari dal turismo ecologico, un settore che si è fortemente sviluppato grazie alla creazione del santuario (riserva naturale) delle megattere (Silver Bank Humpback Whale Marine Sanctuary).
Tomaso Scotti - http://www.lifegate.it/
lunedì, maggio 24, 2004
Dementia infantilis (Heller) come conseguenza delle vaccinazioni (Sindrome di Heller)
Simile all’autismo è la «dementia infantilis». Questo strano quadro clinico è stato prima osservato da Weygand come caso singolo, successivamente descritto da Heller e poi da Zappert. Si trattava di bambini che inzialmente si erano sviluppati in modo del tutto normale, con i quali per esempio si poteva già parlare. Poi improvvisamente si presentava un cambiamento nello sviluppo. Come primo sintomo c’erano disturbi del linguaggio ed entro pochi mesi avveniva una scomposizione intellettiva. In breve tempo un bambino allegro si trasformava in un bambino oligofrenico, o come si diceva allora, idiota. Heller chiamò questa malattia «dementia infantilis» e per fargli onore Zappert aggiunse «di Heller». La «dementia infantilis» o «sindrome di Heller» viene postulata da Zappert in presenza dei seguenti sintomi:
- inizio al 3°-4° anno di vita
- si presentano disturbi linguistici
- irrequietezza
- demenza progressiva
- espressione del viso non demente, bensì a volte intelligente
- mancanza di tutti i sintomi fisici relativi al sistema nervoso, capacità motoria completa
- infine stato stazionario senza limitazione della salute fisica.
La causa rappresentava un enigma. Weygand supponeva che la spiegazione più ovvia potesse essere «un danno a noi ancora sconosciuto del cervello». (…)
Oggi definiremo tale quadro clinico una grave deficienza intellettiva come conseguenza di una tumefazione cerebrale postvaccinica nel senso della encefalopatia postvaccinica blanda.
www.disinformazione.it
sabato, maggio 22, 2004
OLTRE I CANCELLI PER L'INFERNO
Viaggio nel mondo della vivisezione: la chirurgia
L'anatomia di ogni specie animale è differente da quella di tutte le altre. Così i chirurghi che si esercitano sugli animali, quando passeranno agli esseri umani, commetteranno molti errori perché convinti di essere già capaci. In realtà la disposizione degli organi umani e la consistenza dei tessuti differisce in maniera significativa rispetto a quella degli animali.
Nel caso dei trapianti, tutti i primi pazienti sono morti nonostante le ricerche condotte precedentemente. Ad esempio, presso l'Università di Stanford negli Stati Uniti, prima di tentare il trapianto di cuore, i chirurghi lo provarono su circa 400 cani. Quando passarono agli esseri umani, i primi due pazienti morirono per complicanze che non si erano verificate negli animali. Poi tentarono il trapianto di polmone e il risultato fu ancora peggiore: solo 2 dei primi 39 pazienti sopravvissero più di 2 mesi.
Anche in questo caso, come nella farmacologia, vi sono due cavie: quelle animali, il cui sacrificio non fornisce alcun dato utile per il progresso scientifico, e quelle umane. Queste ultime, senza alcuna garanzia, vanno solitamente incontro a morte sicura ma, in questo momento storico, in cui ancora si insiste con la vivisezione anziché passare ad altri metodi di ricerca, sono in grado di fare comprendere ai chirurghi come migliorare i propri interventi.
La Genetica
La genetica è la scienza che studia i caratteri ereditari. Negli ultimi 20 anni le ricerche in questo campo si sono moltiplicate soprattutto da quando è stato possibile modificare i cromosomi degli esseri viventi (manipolazione genetica). Nel campo della ricerca hanno quindi creato animali in cui sono stati tolti singoli geni o ne sono stati aggiunti di estranei (animali transgenici). Tale attività dimostra che fino ad ora la vivisezione non è stata scientificamente valida, poiché, se così fosse, non ci sarebbe necessità di creare nuovi animali.
In realtà nemmeno questa strada si sta rivelando utile per il progresso scientifico. Gli animali transgenici infatti si comportano in maniera differente rispetto a quelli non manipolati soltanto per le caratteristiche mutate, per il resto continuano a reagire in base alla loro specie di appartenenza. Così nel 1988 negli USA veniva brevettato un topo (oncomouse o oncotopo) in cui era stato inserito nel DNA un gene umano in grado di fare sviluppare un tumore alla mammella. A distanza di più di 10 anni non si è ottenuto ancora alcun progresso scientifico nel campo della comprensione dei meccanismi di insorgenza dei tumori o della loro cura. Tutto ciò perché l'oncomouse continua a rimanere per il 99% un topo e quindi a comportarsi in maniera significativamente diversa rispetto agli esseri umani. Non bisogna inoltre dimenticare che, a causa della manipolazione genetica, introduciamo negli ecosistemi mutazioni artificiali che non hanno subito i meccanismi naturali di selezione e quindi ignoriamo quali potrebbero essere le conseguenze. Infine creiamo esseri viventi ibridi (chimere), dove vengono mischiati geni animali e umani.
Lega Antivivisezionista (LEAL) - Via Settala 2, 20124 Milano, tel. 0229401323, av@leal.it
da http://www.animalinelmondo.com/
venerdì, maggio 21, 2004
Quale futuro per il mercato delle pellicce?
"Pieni di merce invenduta dalla stagione precedente, pellicciai e grandi magazzini non hanno fatto molti ordini". (The Trapper and Predator Caller, Aprile-Maggio 2003)
C'è un unico futuro che possiamo intravvedere, quello del declino che ci auguriamo sia il più rapido possibile, fino alla sua completa estinzione. Ma non basta augurarselo, perchè se vogliamo che questo orripilante mercato di morte cessi del tutto è necessario agire e spingerlo oltre baratro su cui già si trova.
I dati americani ed europei rivelano che il numero di allevamenti di animali da pelliccia sta rapidamente diminuendo, pur rimanendo in alcuni paesi particolarmente alto, e che il settore intero è in crisi. In America gli allevamenti rimasti sono circa 400, quasi la metà rispetto a dieci anni fa, mentre in Finlandia il numero è sceso dai 2200 del '95 ai 1570 di oggi. Ormai la pelliccia ha perso quel fascino snob che aveva acquisito negli anni '70 e '80 e viene sempre più osteggiata. Da qui la necessità per l'industria di rilanciare l'uso di pelliccia come rivestimento interno di cappotti o come semplice rifinitura (colletti, polsini etc.), cercando di rendere anora una volta la pelle animale alla moda senza presentare i cadaveri nella loro interezza. E questo lavoro di immagine e lancio pubblicitario viene in gran parte da alcuni grandi nomi, che dettano legge e contribuiscono all'andamento del settore moda. E' grazie a stilisti prevalentemente italiani che a livello mondiale c'è stato un forte rilancio delle rifiniture in pelliccia, che hanno reso possibile l'utilizzo di tutte le pelli altrimenti invendute dando nuova aria al settore. E l'Italia insieme a Grecia e Russia, risulta fra i più importanti importatori di pelli dalla Scandinavia.
In questi ultimi anni le azioni dirette contro gli allevamenti hanno sicuramente contribuito ad intaccare il settore, facendone chiudere alcuni, rendendo molto meno proficua questa attività e togliendo anche dal mercato anche migliaia e migliaia di pelli.
Guardando a ciò che in altri paesi è stato fatto o è in corso, possiamo prendere spunti per nuove campagne e strategie di lotta. In Germania la Offensive Gegen die Pelz-Industrie (offensiva contro l'industria delle pellicce) è un gruppo di attivisti che porta avanti lotte pubbliche prevalentemente contro i grandi magazzini che ancora si ostinano a vendere pellicce. E già alcuni tra i più noti nomi tedeschi dopo continue proteste e azioni dirette hanno deciso di togliere tale prodotto dai loro scaffali, così come accadde in Inghilterra negli anni '80 (adesso nel Regno Unito nessun grande magazzino vende pellicce). In Inghilterra invece alcuni gruppi locali stanno lottando contro le ultime pelliccerie presenti o contro i negozi di stilisti come Fendi che ancora espongono pellicce. Queste campagne prevedono continue proteste, anche se particolarmente osteggiate dalla polizia. Campagne simili, portate avanti con proteste e azioni dirette hanno portato alla chiusura di quasi tutte le pelliccerie ad Amsterdam per esempio, e una continuità di "piccole" azioni (serrature bloccate, vernici, vetri infranti) stanno facendo chiudere molti negozi nei paesi scandinavi. Anche negli Stati Uniti sono forti le campagne contro grandi magazzini e grandi ditte coinvolte nel settore.
In questi ultimi anni le azioni dirette contro gli allevamenti hanno sicuramente contribuito ad intaccare il settore, facendone chiudere alcuni, rendendo molto meno proficua questa attività e togliendo anche dal mercato anche migliaia e migliaia di pelli.
Guardando a ciò che in altri paesi è stato fatto o è in corso, possiamo prendere spunti per nuove campagne e strategie di lotta. In Germania la Offensive Gegen die Pelz-Industrie (offensiva contro l'industria delle pellicce) è un gruppo di attivisti che porta avanti lotte pubbliche prevalentemente contro i grandi magazzini che ancora si ostinano a vendere pellicce. E già alcuni tra i più noti nomi tedeschi dopo continue proteste e azioni dirette hanno deciso di togliere tale prodotto dai loro scaffali, così come accadde in Inghilterra negli anni '80 (adesso nel Regno Unito nessun grande magazzino vende pellicce). In Inghilterra invece alcuni gruppi locali stanno lottando contro le ultime pelliccerie presenti o contro i negozi di stilisti come Fendi che ancora espongono pellicce. Queste campagne prevedono continue proteste, anche se particolarmente osteggiate dalla polizia. Campagne simili, portate avanti con proteste e azioni dirette hanno portato alla chiusura di quasi tutte le pelliccerie ad Amsterdam per esempio, e una continuità di "piccole" azioni (serrature bloccate, vernici, vetri infranti) stanno facendo chiudere molti negozi nei paesi scandinavi. Anche negli Stati Uniti sono forti le campagne contro grandi magazzini e grandi ditte coinvolte nel settore.
Gli allevamenti, come già detto, stanno diminuendo fortemente, risentendo del calo della domanda e della continuità delle liberazioni. In Inghilterra e in Austria sono stati banditi, mentre in Svezia è vietato allevare volpi. Recentemente un attivista austriaco ha viaggiato in tutti i paesi scandinavi per visitare 75 allevamenti e raccogliere ore di filmati e centinaia di foto.
Nonostante l'arresto in Finlandia e il rischio di linciaggio da parte della comunità di allevatori, è riuscito a tornare a casa e con il materiale ha prodotto un filmato di venti minuti e lanciato un sito internet. Questo lavoro di ricerca serve per denunciare la presenza negli allevamenti scandinavi, maggiori esportatori a livello mondiale, delle stesse identiche condizioni di maltrattamento che hanno reso illegali gli allevamenti in Austria e Inghilterra. Questo con il proposito di bloccare o comunque inceppare l'importazione di pelli da quei paesi dove il numero di allevamenti è ancora paurosamente alto. Il filmato in questione è già stato proiettato su molte emittenti austriache, alcune tedesche e anche scandinave, portando ancora una volta in discussione la realtà degli allevamenti di animali da pelliccia. Nessun allevatore ha aderito alla richiesta di un dibattito pubblico.
"Il Wisconsin è ancora lo stato americano maggior produttore di visoni, nonostante il numero degli allevamenti sia calato di quasi il 50% negli ultimi otto anni, come dimostrano le più recenti statistiche". (Usa Today, Ottobre 2002)
http://www.campagnaaip.net/ (tratto da Terra selvaggia n°14)
giovedì, maggio 20, 2004
Hamburger connection
Il principale imputato sono gli allevamenti di bestiame: sono questi che stanno distruggendo l'Amazzonia, secondo il rapporto diffuso qualche giorno fa da un istituto ambientale di una certa autorevolezza, il Centre for International Forestry Research che ha sede in Indonesia. I dati sono allarmanti: in 12 mesi, tra metà 2001 e metà 2002, sono scomparsi oltre 25mila chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana - una superfice pari a poco meno dell'intera Haiti. Rispetto agli anni precedenti è un tasso di deforestazione più alto del 40%, quasi un record nella storia della foresta amazzonica. I dati per l'anno successivo non sono ancora disponibili - saranno diffuso dal governo brasiliano tra qualche settimana, come ogni anno - ma gli ambientalisti temono che il ritmo sia ancora accelerato.Il principale imputrato sono gli allevamenti di bestiame: sono questi che stanno distruggendo l'Amazzonia.
Secondo il Centro per la ricerca forestale, una tale accelerazione si spiega con l'espansione degli allevamenti di bestiame: dopo il boom delle piantagioni industriali, ora è l'export della carne a minacciare la foresta. Non per nulla il rapporto diffuso giorni fa è titolato Hamburger connection fuels Amazon destruction («La hamburger connection alimenta la distruzione dell'Amazzonia»). Gli allevatori tagliano alberi per creare enormi pascoli, e tagliano nuove zone vergini via via che l'industria si espande o i pascoli sono esauriti. I dati sono chiari: l'export di carne dal Brasile ha avuto un grande balzo, in particolare da quando nel paese è stata eradicata l'afta epizootica (epidemia che fa croniche stragi tra gli allevamenti bovini, lasciando lunghe e penose eredità di embarghi sanitari e allevatori in rovina).
Dunque: la popolazione di bovini degli allevamenti brasiliani è raddoppiata nell'ultimo decennio fino a raggiungere i 175 milioni di capi nel 2002, e tre quarti di questa crescita (pari a 57 milioni di mucche) è in Amazzonia. Nel frattempo il fatturato dell'export di carne brasiliana ha raggiunto un record di 1,5 miliardi di dollari l'anno scorso, ovvero è triplicato dal 1995, e quest'anno il Brasile è stimato il primo esportatore mondiale di carne bovina. Fino a quanche anno fa la gran parte di produzione e export di carne erano in conto agli stati meridionali del Brasile, anche perché l'Amazzonia era regione infetta dall'afta epizootica: finché la malattia bovina è stata eradicata. La carne prodotta in Amazzonia continua a concorrere in minima parte all'export brasiliano, va piuttosto sul mercato nazionale - almeno per ora - ma dal punto di vista degli alberi abbattuti la destinazione finale della carne fa poca differenza: il successo brasiliano nel combattere l'afta «è un'ottima notizia per le mucche ma una pessima notizia per la foresta», ha commentato il direttore del Centro per la ricerca forestale: secondo lui si può dire che «gli allevatori di bestiame stanno letteralmente facendo hamburger della foresta pluviale amazzonica».
A questo si aggiungano i problemi già noti e cronici, il traffico illegale di legname, l'occupazione abusiva di grandi estensioni di foresta da parte di coloni che radono al suolo gli alberi per avviare piantagioni - un abusivismo a volte sofisticato, con falsi titoli di concessione forestale. Con lo stesso meccanismo, ora il rapporto del Centro per la ricerca forestale parla dell'occupazione abusiva delle foreste da parte di grandi allevatori attirati in Amazzonia dal nuovo affare - il prezzo della carne cresce, l'investimento è redditizio. Il rapporto fa appello al governo brasiliano a fermare queste occupazioni abusive e a ripensare i progetti di strade transamazzoniche, che aprono la via a colonizzazioni e deforestazione.
Marina Forti
martedì, maggio 18, 2004
LE FORESTE IN PERICOLO
Circa l'80% delle foreste del pianeta sono state distrutte, e la maggior parte di queste negli ultimi 30 anni.. Oggi appena il 20% delle foreste rimane intatto.

Cause del degrado. I motivi sono diversi da regione a regione: agricoltura, estrazione mineraria, insediamenti, piantagioni, costruzione di infrastrutture. Ma una ricerca del World Respurces Institute (WRI7 conclude che "il taglio di legno commerciale rappresenta la principale minaccia per le foreste di frontiera... coinvolgendo oltre il 70 per cento delle foreste minacciante del pianeta".
L'industria del legno. Le attività distruttive dell'industria del legno sono solo il primo anello di una lunga catena di distruzione: le strade da esse costruite nel cuore della foresta, consentono l'accesso a nuovi insediamenti, a successive ondate di abbattimenti, alla caccia su vasta scala di specie rare, che sta minacciando di estinzione i grandi primati.
Il taglio di alberi una delle principali cause dirette o indirette di distruzione delle foreste, le compagnie del legno non fanno che aggravare il fenomeno, operando con insufficienti piani di gestione, sprecando gran parte del legno durante il trasporto e la lavorazione, e la mancanza di trasparenza nell'industria del legno rende molto difficile identificare la vera origine del legno. E' praticamente impossibile stabilire come sono gestite le foreste da cui proviene, e questo rappresenta un forte incentivo alla pratica del taglio illegale, sempre più diffusa.
foto © Greenpeace/Napchan
domenica, maggio 16, 2004
Olympics 2004: give the strays of Greece a sporting chance
Amici, ho appena letto e firmato questa petizione a favore dei cani greci che, per le prossime Olimpiadi, il governo greco vuole abbattere (non solo cani, ma anche i gatti) per fare "bella figura" di fronte ai turisti che andranno a vedere i giochi olimpici.
Aiutiamo questi poveri animali innocenti. Grazie!
To: The Greek Government
We, the undersigned, call upon the Prime Minister of Greece, Mr. Costas SIMITIS; the Minister of Agriculture, Mr. Georgios DRYS and the Minister of Tourism, Mr. Dimitrios GREGORAKIS, to have stray dogs and cats in Athens, and elsewhere in Greece, sterilized, checked, tagged and released instead of homed in shelters or killed, as the country prepares to host the 2004 Olympic Games. We also call upon said Ministers to implement a nation-wide education program focusing on the importance of responsible pet ownership.
In preparation for the 2004 Olympic Games, it is feared that the Greek government is going to deal with the problem of stray animals, especially in and around Athens, by mass poisoning them. Government representatives deny this and profess shock at such a 'rumor'. However, owned and stray animals in Greece are poisoned en masse every year already; it is common practice to throw poison in the quiet of the night and remove the bodies before dawn. Documented witness reports of this practice are abundant and have even been shown on Greek television.
31 Greek animal welfare societies have set up a petition suggesting a full-scale neutering program of all dogs and cats. There is money available for this to be done. But the Greek Minister of Agriculture, among others, is apparently proposing that this money be spent on the setting up of shelters for the strays. We don’t support this idea. Who will pay for the running costs? What qualifications will those who run the shelters have? How will their actions be inspected? Who will be the inspectors? What method will be used to put down the animals? And what will happen to the shelters and animals after the Olympics are over?
High-volume killing does not work and never will. Nature does not tolerate a void and will fill it with something else, rats for instance. Additionally, a much larger food territory will be available for the remaining strays, which means larger litters and healthier animals. The stray population will have replaced itself in a couple of years. The only viable, and the cheapest, solution is a full-scale spay and neuter program, combined with education and improved rubbish management.
Please support this campaign by adding your signature to the petition.
Give the strays of Greece a sporting chance to survive the Olympic Games 2004!
Thank you.
http://www.petitiononline.com/OG2004/petition.html
La Pecora Nera






