La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

domenica, marzo 28, 2004

LA RICERCA SU ANIMALI INUTILE PER L'UOMO

L'articolo, pubblicato su una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, a cura di vari ricercatori delle università di Londra, di Edinburgo, di Yale e di Boston, è un potente attacco all'uso di animali nella ricerca di base e applicata.

Il testo completo, tradotto in italiano, si trova alla pagina http://www.novivisezione.org/info/bmj20040228.htm

Da questo testo emergono chiari i "difetti" della sperimentazione animale. Vengono messe in luce varie mancanze nell'effettuazione delle prove su animali (analisi statistica inadeguata, esperimenti non effettuati in cieco e non corretta applicazione del principio di scelta casuale, ecc.), la loro mancata applicabilità all'uomo, nonchè la mancata effettuazione di "verifiche sistematiche" prima di intraprendere un esperimento su animali: mentre per la ricerca clinica su umani, prima di iniziare uno studio un ricercatore deve dimostrare di aver eseguito ricerche sulla letteratura esistente per far vedere che quell'esperimento è davvero necessario e non è già stato fatto, per le prove su animali questa verifica preventiva non viene fatta.

Ma soprattutto emerge chiarissimo che nemmeno i vivisettori stessi ci credono: da varie "verifiche sistematiche" (cioé rassegne su un insieme di studi su animali sullo stesso argomento) esaminate dagli autori dell'articolo emerge che spesso i test sugli umani vengono svolti indipendentemente dal risultato ottenuto su animali (se sull'animale una tecnica non funziona, sull'uomo viene provata lo stesso), ed inoltre i test su animali e sugli umani vengono svolti in parallelo!

Se gli sperimentatori credessero in ciò che fanno, eseguirebbero prima i test su animali e, solo dopo, e se i risultati su animali sono incoraggianti, eseguirebbero le stesse prove sull'uomo!

Così non accade. Questo, insieme al fatto che non esistono dimostrazioni scientifiche convincenti che la sperimentazione su animali sia utile agli umani, e assiema al fatto che le ricerche di base su animali ricevano una quantità di fondi pubblici MOLTO superiore alle ricerche cliniche sui pazienti umani getta una luce di forte sospetto su questa pratica.

Un attacco così potente sulle pagine di una rivista medica internazionale è senz'altro un ottimo segno della difficoltà che ha la sperimentazione animale ad essere una pratica ancora scientificamente sostenibile.

Fonte: Agire Ora

postato da NonoCielo 15:13 | commenti | vivisezione

giovedì, marzo 25, 2004

RICERCATORI ETICI

Bunny in Test TubeRicercatori etici hanno dato inizio a metodi di ricerca che non utilizzano gli animali, che aiuteranno non solo gli animali ma anche le persone, in particolare nell'area della ricerca sul cancro.
Allo scopo di determinare se le sostanze chimiche possono causare il cancro, l'Agenzia di Protezione Ambientale (americana) (EPA) utilizza ancora le prove sugli animali. Ovviamente, questi test non sono molto gentili con gli animali implicati, che sono tenuti in gabbie per anni, alimentati con dosi di sostanze chimiche, e sottoposti a esami frequenti. Questi test sono crudeli anche per le persone, perché richedono molto tempo e in effetti permettono lunghe esposizioni a sostanze cancerogene per anni. Per esempio, sospettate che una sostanza chimica in uso vicino a casa vostra causi il cancro. L'EPA inizia a fare i test sugli animali e passeranno anni prima che veniate a sapere qualsiasi cosa a riguardo. E l'EPA non farà nulla contro la sostanza chimica sospetta fino a quando i test non saranno terminati. Perché? Perché fare così potrebbe danneggiare gli interessi di chi produce o utilizza la sostanza chimica in questione.

Ora, se l'EPA utilizzasse altri test senza gli animali, come il test Ames (che utilizza batteri di salmonella per identificare sostanze cancerogene) la sostanza chimica sotto esame potrebbe essere incriminata o prosciolta entro una settimana. Inoltre, avendo breve durata, i test senza animali sono relativamente economici (circa l'un per cento del costo dello stesso test su animali), ed è possibile completare di gran lunga più test di quanti siano possibili con la sperimentazione su animali.

Le sperimentazioni senza animali non solo stanno aprendo una nuova strada per la verifica di sostanze chimiche che potrebbero causare il cancro, ma stanno rivoluzionando anche la ricerca per la cura del cancro. Per anni, gli scienziati hanno utilizzato un numero massiccio di topi, circa un milione all'anno, per setacciare possibili farmaci contro il cancro. Ai topi con leucemia, un cancro delle cellule del sangue, vengono date diverse sostanze per vedere se c'è qualsiasi effetto sulle cellule cancerose. Se si trova qualcosa che è efficace, si passa alla sperimentazione umana. Ma questo sistema dà dei risultati molto scarsi, se non pessimi. I ricercatori dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (americano) (NCI) sospettano che la ragione del fallimento generale del sistema sia il fatto che i topi e gli esseri umani hanno tipi di cancro molto diversi e pure diversi modi di reagirvi fisiologicamente. Insomma pare che abbiano capito che i topi non sono uomini.

Un nuovo metodo utilizza culture di cellule umane cancerose. Queste cellule sono ottenute da biopsie o chirurgie. In un metodo automatizzato sviluppato da Robert Shoemaker e Michael Boyd del NCI, le cellule cancerose del colon, le cellule cancerose della mammella e molti altri tipi di cellule possono essere mantenute vive in provette per i test. Le sostanze vengono applicate a queste cellule, e i risultati sono registrati e immessi in un computer. Utilizzando questo metodo, decine di migliaia di potenziali farmaci anti-cancro possono essere sottoposti allo screening. Ironicamente, questo approccio high tech si basa su consultazioni con guaritori tribali dell'America Latina per identificare estratti di piante e altre medicine da sottoporre a test.

Oltre a questo, eliminare i prodotti animali dalla nostra dieta aiuta a prevenire il cancro. Il minor rischio di cancro riscontrato nei vegetariani è dovuto a questo. Dato che il menu vegetariano contiene meno grassi di una dieta di carne, il cancro del colon, della mammella e della prostata è meno probabile che venga riscontrato. Inoltre, poiché le fibre si trovano solo nei vegetali, è probabile che le diete vegetariane aiutino a ripulire il colon offrendo meno possibilità al cancro di attecchire. Infine, il beta carotene e altre vitamine hanno mostrato la loro efficacia nella prevenzione del cancro in dozzine degli studi. Il beta carotene lo si trova nei vegetali di colore giallo e verde scuro, come spinaci, broccoli e carote.

È essenziale che la "Guerra Contro il Cancro" si indirizzi verso la prevenzione e a nuovi metodi senza l'impiego di animali. I vecchi metodi semplicemente hanno fallito. Le morti per cancro non sono diminuite per niente. Anzi, sono in crescita.

Questo non vuole dire, tuttavia, che la battaglia per i diritti degli animali sia stata vinta. Siamo ancora molto lontani. Troppi ricercatori sono trincerati dietro ai vecchi modi di fare le cose. Deve essere fatta tanta pressione come non mai su di loro per iniziare una graduale eliminazione dei test su animali. E' essenziale ricordare, e farlo sapere a organizzazioni e agenzie governative, che nuovi metodi possono snellire la ricerca sul cancro, mentre la dipendenza da metodi sorpassati nuoce sia alle persone che agli animali.

I test senza animali esistono, sono migliori e più affidabili, costano moltissimo meno, sono etici, risparmiano la vita a milioni di animali e non richiedono la forzata riproduzione di nuovi individui per poi sottoporli a torture legalizzate e ucciderli. Usiamoli!

di Luciano Gianazza (da: www.medicinenon.it)


mercoledì, marzo 24, 2004

Ogni anno in Europa, oltre 10.000 primati non umani (scimmie) soffrono e muoiono in laboratori dove si pratica la sperimentazione animale. Sono usati soprattutto per testare la “sicurezza” di prodotti farmaceutici e chimici, per la produzione e il controllo di sicurezza di vaccini (inclusi i test sulla tossicità neurale dei vaccini della polio), per testare materiali odontoiatrici e nella ricerca biomedica di base.

Nel 1999 (secondo la più recente statistica dell’Unione Europea disponibile) il Regno Unito e la Francia hanno utilizzato il maggior numero di scimmie da laboratorio ( rispettivamente il 35% e 25% del totale degli esperimenti su scimmie). La Germania ha presentato una crescita del 21% divenendo la terza maggiore utilizzatrice di scimmie da laboratorio in Europa (23% del totale UE).

Per cinque mesi, un attivista della BUAV chiamato “Marcus” ha lavorato sotto copertura come tecnico alla Covance di Munster in Germania. Questo laboratorio effettua esclusivamente test su primati non umani. Ospita oltre 2000 macachi rhesus (Macaca mulatta), cynomologus o macachi dalla lunga coda (Macaca fasicularis) e scimiette tropicali comuni (Callithrix jacchus) per i test di tossicità.

Questo laboratorio di Covance è probabilmente uno dei laboratori europei in cui si fa maggior uso di primati non umani per la vivisezione. Lavorando principalmente a contatto con i macachi cynomolgus (importati da Mauritius, Cina e Vietnam), Marcus è stato testimone della sofferenza quotidiana delle scimmie (incluse femmine in stato di gravidanza avanzato) soggette all’odiosa procedura dei test di tossicità per prodotti farmaceutici.
Questa è stata un’esperienza davvero dura, immersa in un mondo dove gli animali sono trattati con pesante indifferenza, tormentati dallo staff, separati dagli altri, isolati in gabbie sbarrate, regolarmente e coattamente riempiti di droghe e in alcuni casi uccisi.
Covance Germania è un distaccamento della multinazionale Covance. Con laboratori in 18 paesi incluso il Regno Unito (Harrogate), Covance conta 6000 impiegati in tutto il mondo e si proclama “leader internazionale nelle procedure di valutazione della sicurezza” e “ una tra prime società al mondo e tra le più complete per lo sviluppo di servizi farmaceutici” . Il suo fatturato nel 2002 è stato di 883 milioni di dollari e tra i suoi clienti troviamo le 50 principali società farmaceutiche e biotecnologiche del mondo.
Covance offre al mondo intero quasi tutti i metodi di avvelenamento animale possibili. L’elenco dei suoi “servizi” fa star male chi lo legge, e include analisi di tossicologia acuta, cronica e subcronica, di tossicologia della riproduzione, di tossicologia neurale, e ancora i cosiddetti “servizi speciali” ovvero tossicologia da inalazione, tossicologia su primati, studi con somministrazioni continuate e studi di tossicità oculare.

“I nuovi arrivati sono condotti in unità composte da gruppi di 6 o 8 scimmie per ogni gabbia. Sono estremamente spaventati. E’ facile vedere il panico nei loro occhi. Si stringono disperatamente l’uno all’altro e urlano mentre, uno dopo l’altro, vengono spinti a forza nella gabbia. A volte, quando le scimmie sono estratte dalla gabbia, lottano così intensamente che la porta della gabbia potrebbe ferirle tagliando le loro code o rompendo una zampina.

L’intero processo è paragonabile a una catena di montaggio. Per prima cosa le scimmie vengono anestetizzate e tatuate sul petto. Successivamente il loro addome viene aperto e vengono inserite delle lenti a fibre ottiche per esaminare gli organi interni. Prima di essere posti in quarantena in piccole gabbie metalliche, che diventeranno le loro “case” per qualche settimana a venire, non gli viene fornita la minima assistenza. Le gabbie sono spoglie. Lentamente le scimmie cominciano a rinvenire dall’anestetico e spesso cadono e inciampano colpendo la testa sulle sbarre di metallo. Si svegliano tra i suoni tremendi della musica a tutto volume e le urla del personale. In stato di shock totale di fronte a questo orrore le scimmie si siedono immobili e in silenzio nelle piccole prigioni. Da quel momento questo luogo diventerà il loro inferno.

Lavorare nell’Unità di Tossicologia della Riproduzione mi ha profondamente sconvolto. L’unità è piena di femmine in stato di gravidanza e di madri con i loro piccoli. Le gabbie sono sbarrate come quelle delle altre scimmie. A scadenze regolari i cuccioli venivano separati con la forza dalle madri per essere pesati e sottoposti a prelievo di sangue. Le madri tentavano disperatamente di proteggere i loro piccoli, piangendo e percuotendosi contro le gabbie. E’ stato davvero difficile osservare la disperazione negli occhi delle madri mentre lottavano contro l’inevitabile. Due addetti strappavno letteralmente la madre dal bambino tirandoli per le code e le braccia.

Ogni giorno a undici scimmie venivano somministrate dosi di sostanze da testare. In un occasione ho visto i tecnici mettersi a scherzare, sghignazzare e parlare con i ricercatori mentre questi somministravano dosi ad una scimmia dopo l’altra. La musica risuonava a tutto volume nella stanza. Una scimmia aveva fatto resistenza e un tecnico resosi aggressivo aveva iniziato a sballottare la scimmia che aveva preso a urlare. La ricercatrice aveva incontrato problemi ad infilare un tubo nella sua gola. Stava parlando con il tecnico degli animali e si muoveva seguendo la musica. Il tecnico che teneva ferma la scimmia aveva iniziato a muovere l’animale al ritmo della musica della radio. Finalmente la ricercatrice riusciva a inserire il tubo nell’animale e a pompare le sostanziare da testare nel suo stomaco. La scimmia sembrava entrata in stato di shock e aveva smesso di lottare. Ma i suoi occhi tradivano il panico e la paura. Dopo l’operazione, il tecnico ha preso la scimmia per un solo braccio, e l’ha trascinata letteralmente nella sua gabbia lasciando che sbattesse contro la porta”.

Tratto da: www.closecovance.net




lunedì, marzo 22, 2004

AISM e Vivisezione
-Associazione Italiana Sclerosi Multipla-

Sapevate che molti dei soldi raccolti con le nostre offerte dicendoci che saranno utili per salvare la vita a chi soffre per la sclerosi multipla sono invece spesi per stipendiare crudeli vivisettori?

Un’ennesima testimonianza di come una finta ricerca scientifica tortura inutilmente degli animali indifesi

Il movimento antivivisezionista scientifico ha da sempre contestato l’uso degli animali nella ricerca, poiché i dati che si ottengono non possono essere estrapolati agli esseri umani e quindi risultano privi di valore scientifico. Purtroppo, attualmente, la ricerca fa un altissimo uso proprio dei cosiddetti modelli animali (termine tecnico per indicare gli animali impiegati nella vivisezione). A questa triste regola non fanno eccezione gli enti privati e tanto meno le associazioni per la ricerca sulla più svariate patologie. Gli antivivisezionisti e in particolare i soci della LEAL devono essere al corrente di questo fatto, poiché quando devolvono cifre a favore delle associazioni per la ricerca compiono un atto contraddittorio rispetto alle loro idee antivivisezioniste. Insomma ognuno è libero, naturalmente, di iscriversi a tutte le associazioni che vuole, ma essere contemporaneamente soci della LEAL e, ad esempio, dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla è equivalente ad avere le tessere di Rifondazione Comunista e di Alleanza Nazionale. La scelta di citare l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla non è casuale. Infatti, tra le varie opportunità che attualmente offre Internet, vi è anche quella di cercare, nei siti delle associazioni per la ricerca, come vengono spesi i soldi ricavati dalle offerte fatte dalla gente. Questa possibilità in molti casi non esiste, poiché le associazioni forniscono indirizzi, scopi statutari, iniziative, spiegazioni sulle patologie di cui si occupano, ma raramente forniscono notizie dettagliate su come vengono spesi soldi raccolti. Tutto ciò ritengo a demerito di quanti fanno offerte, ma non sono nemmeno interessati a conoscere che fine facciano i soldi. Nel caso dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla invece vengono forniti tutti i dati riguardanti i progetti di ricerca avviati grazie alle offerte. Tra questi molti riguardano gli animali ed alcuni persino gli animali transgenici, ossia manipolati geneticamente. Ho pensato quindi di fornire un servizio utile ai lettori della “Voce dei senza voce”, pubblicando l’elenco dei progetti di ricerca finanziati dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla in cui vengono sicuramente impiegati animali. Dico sicuramente, poiché in molti altri progetti non è possibile essere certi, avendo a disposizione solo il titolo dello studio, se anche in questi casi vengono impiegati animali. D’ora in poi gli antivivisezionisti non potranno più essere accusati di calunniare le associazioni per la ricerca. Ad ognuno poi la scelta se finanziare vivisezione oppure no.

Dott. Stefano Cagno

http://www.promiseland.it/inchieste/sclerosi.php

 


domenica, marzo 21, 2004

 “Incenerimento dei rifiuti: una tecnologia in declino”
Summary del Rapporto di GAIA

Scritto da Neil Tangri di Essential Action, USA for the Global Alliance for Incinerator Alternatives / Global Anti-Incinerator Alliance (GAIA). Pubblicato: luglio 2003

Riepilogo
Gli inceneritori costituiscono un metodo obsoleto e non sostenibile di gestire i rifiuti. Mentre l’opposizione globale all’incenerimento continua a crescere, in tutto il mondo si sviluppano e si adottano pratiche e filosofie innovative per la gestione sostenibile delle discariche.

Sezione 1: Il problema dell’incenerimento
La Sezione 1 del rapporto prende in considerazione i problemi legati all’incenerimento dei rifiuti: le emissioni di sostanze inquinanti, sia nell’atmosfera che negli altri mezzi; i costi economici e quelli occupazionali; la perdita di energia; l’insostenibilità; infine, l’incompatibilità con altri sistemi di gestione dei rifiuti. Dovuta considerazione sarà data anche ai problemi relativi ai paesi del Sud.
Le diossine sono gli agenti inquinanti più conosciuti prodotti dagli inceneritori. Sono causa di una gran quantità di problemi di salute, incluso il cancro, danni al sistema immunitario, problemi riproduttivi e legati allo sviluppo. Le diossine “bioingrandiscono”, nel senso che, tramite la catena alimentare, passano da preda a predatore, concentrandosi nella carne e nei prodotti caseari, per raggiungere infine l’uomo. Le diossine destano particolare preoccupazione perché sono presenti ovunque nell’ambiente (e nell’uomo) a livelli che è dimostrato causano problemi sanitari, ed oggi intere popolazioni soffrono degli effetti negativi di queste sostanze. In tutto il mondo, gli inceneritori sono la fonte primaria di diossine.
Il sistema di incenerimento è anche causa dell’inquinamento da mercurio. Il mercurio è una potente neurotossina che indebolisce le funzioni motorie, sensorie e cognitive; inoltre, la contaminazione da questo metallo sembra essere molto diffusa. Gli inceneritori sono una fonte importante anche di altri metalli pesanti inquinanti, come piombo, cadmio, arsenico e cromo.
Altre sostanze pericolose che suscitano timori includono gli idrocarburi alogenati (nondiossina), i gas acidi precursori delle piogge acide, il particolato, che ostacola le funzioni polmonari ed i gas serra. Tuttavia, la caratterizzazione delle emissioni di sostanze inquinanti da parte degli inceneritori non è ancora completa e molti composti non identificati sono presenti nelle emissioni atmosferiche e nelle ceneri. I gestori degli impianti di incenerimento spesso dichiarano che le emissioni in atmosfera sono “sotto controllo”, ma ci sono prove che dimostrano il contrario. Innanzitutto, per molti agenti inquinanti, come le diossine, è inaccettabile un loro ulteriore rilascio in atmosfera. Inoltre, il controllo delle emissioni è irregolare e lontano dall’essere perfetto; in tal modo, anche gli attuali ed effettivi livelli di emissioni sono ignoti. Terzo, i dati disponibili indicano che gli inceneritori non hanno la capacità di soddisfare gli standard normativi in vigore.
Quando i sistemi di controllo dell’inquinamento atmosferico funzionano trasferiscono i composti inquinanti dall’atmosfera e li concentrano nelle ceneri volanti, creando così un flusso di rifiuti che necessita di ulteriori trattamenti. Quindi, il problema delle emissioni inquinanti non è risolto; le sostanze inquinanti sono semplicemente spostate da un mezzo (aria) ad un altro (solidi o acqua). Le ceneri prodotte da un impianto d’incenerimento sono altamente pericolose ma spesso scarsamente regolate a livello normativo. Anche lo smaltimento in discarica non è sicuro, poiché le discariche sono soggette a fuoriuscite; ma in alcune zone, le ceneri sono disperse nell’ambiente o addirittura in aree di produzione alimentare o residenziali.
Gli inceneritori sono spesso situati in regioni a basso reddito e scarsamente popolate, basandosi sull’idea che quella parte di popolazione politicamente debole non riuscirà a contrastare la loro costruzione. Questa è una violazione dei principi di base della giustizia ambientale.
Gli impianti moderni sono di gran lunga l’approccio più costoso alla gestione dei rifiuti; solo i costi di costruzione possono ammontare a centinaia di milioni di dollari (centinaia di milioni di euro). I costi di costruzione e di gestione di un inceneritore sono inevitabilmente a carico dei cittadini. Le società hanno messo a punto diversi e complicati piani di finanziamento per gli inceneritori, conducendo i governi a pagamenti a lungo termine, che spesso si sono rivelati disastrosi per le amministrazioni locali.
Negli Stati Uniti, molte città hanno contratto debiti a causa dei loro inceneritori. L’impiego di inceneritori nella gestione dei rifiuti produce molti meno posti di lavoro per tonnellata di rifiuto rispetto alle tecnologie e alle pratiche alternative, come il riciclaggio. Inoltre, gli inceneritori solitamente sostituiscono le reti di riciclaggio informali, causando ulteriori difficoltà ai più poveri. Spesso gli inceneritori sono definiti come produttori di energia, dato che possono generare elettricità. Tuttavia, un’analisi dettagliata del ciclo di vita rivela che l’impiego di energia è maggiore della sua produzione. Ciò avviene perché i prodotti che sono inceneriti devono essere sostituiti con prodotti nuovi. L’estrazione e la lavorazione di materie prime e la loro trasformazione in nuovi prodotti di consumo richiede molta più energia – e causa maggiori danni ambientali – di quanto sarebbe necessario per il ri-uso o la produzione da materiali riciclati.
La maggior parte della storia dell’incenerimento dei rifiuti si svolge nei paesi del Nord, ed i paesi del Sud sembrano sollevare molte più problematiche rispetto a questa tecnologia. La scarsità dei monitoraggi significa che gli inceneritori potranno addirittura essere più inquinanti di quelli dei paesi del Nord. I problemi amministrativi, come bilanci incerti e la corruzione, e caratteristiche fisiche diverse, come le condizioni meteorologiche o la natura dei rifiuti stessi, potrebbero interferire con la necessaria manutenzione degli impianti.
Infine, deve essere chiaro che la tecnologia dell’incenerimento è incompatibile con le altre forme di gestione dei rifiuti, in quanto compete per lo stesso finanziamneto e per i medesimi materiali da smaltire, minacciando la pratica della separazione alla fonte che è alla base di una corretta gestione dei rifiuti.

Sezione 2: Le alternative
La Sezione 2 prende in considerazione le alternative all’incenerimento. Le discariche non sono un’alternativa percorribile, in quanto non sostenibili e problematiche dal punto di vista ambientale. Piuttosto, le alternative devono attaccare l’intero concetto di smaltimento dei rifiuti tramite il riciclaggio dei rifiuti nell’economia umana o nella natura stessa, allentando la pressione sulle risorse naturali. Per fare ciò, la gestione dei rifiuti dovrebbe essere orientata verso le tre linee di principio che seguono. Invece di dare per scontato che la società produrrà sempre maggiori quantità di rifiuti, è necessario dare priorità alla minimizzazione dei rifiuti. In secondo luogo i rifiuti devono essere separati, così che ogni frazione può essere ottimamente composta o riciclata, invece di usare il sistema attuale dello smaltimento misto. Infine, le industrie dovrebbero riprogettare i loro prodotti per facilitare il riciclaggio del bene di consumo alla fine del suo ciclo di vita. Questi principi si possono applicare ai diversi flussi di rifiuti.
La natura mista dei rifiuti urbani distrugge gran parte del suo valore: i materiali organici contaminano i rifiuti riciclabili e le sostanze tossiche distruggono l’utilità di entrambi. Inoltre, una parte sempre maggiore della corrente di rifiuti è costituita di materiali sintetici e prodotti sul mercato non ideati per un facile riciclaggio, che devono quindi essere riprogettati per essere compatibili con i sistemi di riciclaggio oppure altrimenti essere eliminati progressivamente.
I programmi locali per la gestione dei rifiuti devono conformarsi alle condizioni contestuali per aver successo, e quindi non esisteranno programmi uguali in grado di gestire correttamente i rifiuti. In particolare, i programmi dei paesi del Sud non dovrebbero riprendere fedelmente quelli attuati nel Nord, in quanto le condizioni culturali, normative, economiche e fisiche sono diverse. Per esempio, alcuni settori lavorativi (i rigattieri o i cenciaioli) sono una componente importante del sistema dei rifiuti prodotti ed il miglioramento delle condizioni occupazionali deve essere un fattore centrale in tutti i sistemi di gestione nel Sud. Un esempio di questa ottimizzazione può essere quello del zabbaleen de Il Cairo, dove hanno organizzato in modo indipendente la raccolta dei rifiuti ed il sistema di riciclaggio, deviando l’85% dei rifiuti raccolti e dando lavoro a 40.000 persone.
In linea generale, indipendentemente dalla posizione geografica, il trattamento dei rifiuti organici è la componente più importante nella gestione dei rifiuti urbani. I rifiuti organici dovrebbero essere compostati o dati da mangiare agli animali per far ritornare le sostanze nutrienti al suolo. Così facendo si assicurerebbe anche un flusso incontaminato di riciclabili, che è la chiave dell’economia di una gestione dei rifiuti alternativa. Il riciclaggio crea molti più posti di lavoro per tonnellata di rifiuto di qualsiasi altra attività e genera un flusso di materiali che può alimentare l’industria.
L’ostacolo più grande per il riciclaggio, comunque, è il fatto che la maggior parte dei prodotti non è progettata per essere riciclata al termine del ciclo di vita, e questo avviene perché i produttori hanno pochissimi incentivi economici. La Responsabilità Allargata del Produttore (Extended Producer Responsibility) è un approccio politico che richiede ai produttori di gestire i loro prodotti e gli imballaggi dopo l’immissione sul mercato.
Ciò darebbe l’incentivo necessario per progettare nuovamente i loro beni di consumo, senza includere materiali pericolosi, allo scopo di indirizzarli al riciclaggio dopo il loro impiego. Tuttavia, la RAP potrebbe non sempre rivelarsi praticabile o applicabile, nel qual caso, sarebbe opportuno introdurre il divieto nell’uso di sostanze o prodotti pericolosi.
L’applicazione della RAP ed il divieto sulla commercializzazione di alcuni prodotti favorirebbero la riprogettazione industriale da una parte, mentre dall’altra la separazione del flusso dei rifiuti, il compostaggio ed il riciclaggio potrebbero favorire i sistemi alternativi, evitando lo smaltimento dei rifiuti urbani in discarica o negli inceneritori.
Molte comunità hanno raggiunto oltre il 50% di recupero, mentre molte altre hanno intrapreso la via verso l’obiettivo “Rifiuti Zero”.
La tutela della salute ha determinato la produzione di una quantità significativa di rifiuti, alcuni dei quali possono essere molto costosi da gestire. Ma non tutti i rifiuti sanitari sono potenzialmente infetti o pericolosi, infatti la grande maggioranza dei rifiuti prodotti nelle strutture sanitarie è identica al flusso dei rifiuti urbani. Un sistema di separazione alla fonte è essenziale per mantenere la piccola percentuale di rifiuti potenzialmente infetti o chimicamente pericolosi separata dal flusso generale dei rifiuti.
Per i rifiuti potenzialmente infetti non occorre trattamento né smaltimento e molte tecnologie che non prevedono la combustione sono attualmente disponibili per disinfettare i rifiuti. Queste tecnologie sono generalmente più economiche, meno complicate dal punto di vista tecnico e meno inquinanti degli inceneritori.
Molti rifiuti chimici pericolosi, compresi i farmaceutici, sono prodotti in piccole quantità dalle strutture sanitarie; questi rifiuti non possono essere inceneriti. Alcuni, come il mercurio, dovrebbero essere eliminati adottando dei cambiamenti nell’acquisto; altri possono essere riciclati; il resto dovrebbe essere meticolosamente raccolto e riconsegnato al produttore. Casi studio mostrano che questi principi si possono applicare in ambienti molto diversi tra loro, come una piccola clinica per la maternità in India ed un grande ospedale di una città degli Stati Uniti.
I rifiuti dei processi industriali non sono generalmente misti come quelli municipali o di tipo sanitario, sebbene molte sostanze rilasciate siano chimicamente pericolose. La “Produzione Pulita" (Clean Production) è un approccio alla riprogettazione industriale che ha lo scopo di eliminare i sottoprodotti pericolosi, ridurre l’inquinamento globale e creare beni di consumo e, quindi rifiuti da essi prodotti, sicuri per la salute pubblica e per l’ambiente. I principi della Produzione Pulita sono:

- il Principio di Precauzione, che richiede precauzione di fronte all’incertezza scientifica;
- il Principio di Prevenzione, che ritiene sia migliore prevenire il danno piuttosto che cercare un rimedio ad esso;
- il Principio Democratico, secondo il quale tutti soggetti interessati hanno il diritto di partecipare nel processo decisionale;
- il Principio Olistico, che richiede un approccio integrato del ciclo di vita al processo decisionale in materia ambientale.

Si stanno adottando tutta una serie di strumenti per applicare la Produzione Pulita, da iniziative politiche come il “diritto di conoscere” e riforme fiscali, fino all’assistenza fornita dalle Nazioni Unite alle imprese impegnate nella Produzione Pulita.
La Produzione Pulita non può rispondere al problema dei depositi di rifiuti pericolosi, che necessitano di una qualche forma di trattamento oltre all’incenerimento. Una serie di programmi lavorano per affrontare questo problema, sviluppando tecnologie i cui standard sono:

- alta efficienza nella distruzione
- contenimento di tutti i sottoprodotti
- identificazione di tutti i sottoprodotti
- nessuna emissione non controllata.

Molte tecnologie emergenti soddisfano questi criteri e sono state scelte in paesi quali il Giappone, il Canada e l’Australia per la distruzione dei PCB, e negli Stati Uniti per la distruzione delle armi chimiche. Il programma statunitense per gli armamenti chimici è un successo in larga parte dovuto alla forte partecipazione pubblica, che ha spinto un governo restio ad investigare ed, infine, a scegliere tecnologie più sicure alternative all’incenerimento.

Sezione 3: Stop all’incenerimento
La Sezione 3 del rapporto tratta la crescita della contestazione contro l’incenerimento che si sta sviluppando in tutto il mondo. L’opposizione pubblica ha portato alla chiusura e alla mancata costruzione di inceneritori ed è stata considerata nel diritto locale, nazionale ed internazionale. La resistenza popolare agli inceneritori è globale: centinaia di organizzazioni che si ispirano all’interesse pubblico in decine di paesi sono impegnate nella lotta contro l’incenerimento dei rifiuti ed a favore di tecnologie alternative.
Negli Stati Uniti, gli interessi industriali ed una forte crisi nella gestione delle discariche hanno portato ad un boom nella costruzione degli inceneritori durante tutti gli anni ’80. Ma questa frenesia ha anche favorito un massiccio movimento di base che ha difeso più di 300 comuni dal pericolo dell’inceneritore. Gli attivisti hanno lottato per ottenere norme di emissione più alte e l’annullamento dei finanziamenti, portando così alla chiusura virtuale dell’industria negli anni ’90.
In Giappone, il paese con più inceneritori al mondo, l’opposizione a questa tecnologia è praticamente universale, con centinaia di gruppi anti-diossina che operano a livello nazionale. Grazie alla pressione pubblica, 500 impianti sono stati chiusi negli ultimi anni, ma le multinazionali giapponesi ed il governo ancora investono molto denaro in questo tipo di industria.
In Europa, invece, l’opposizione all’incenerimento ha reso possibile l’applicazione di alternative. Alcune aree hanno drasticamente ridotto la produzione di rifiuti, nonostante la crescita della popolazione. Di conseguenza, il mercato europeo per questa tecnologia si è decisamente ristretto.
In Mozambico, i cittadini hanno formato la prima organizzazione ambientalista indigena interclassista e interrazziale. Ampiamente riconosciuta come il ritorno della società civile dopo la guerra civile, l’organizzazione è riuscita a fermare le proposte d’incenerire pesticidi in un cementificio di un quartiere residenziale.
Altrove, gli attivisti sono dovuti ricorrere a proteste e ad azioni dirette per fermare l’incenerimento. Tuttavia, l’opposizione pubblica cresce e trova riscontro anche nella legge. I tribunali di 15 paesi hanno approvato divieti parziali relativi all’incenerimento e nelle Filippine è stata vietata la combustione dei rifiuti.
Anche il diritto internazionale inizia ad occuparsi di incenerimento; tre principi di diritto internazionale – precauzione, prevenzione e limitazione degli effetti transnazionali – contrastano con questa tecnologia.
Il principio di precauzione è presente nelle Convenzioni OSPAR, LRTAP, Bamako e Stoccolma ed infine nella Dichiarazione di Rio ed in molti altri documenti. Poiché l’incenerimento è a tutti gli effetti un processo incontrollato, con sottoprodotti sconosciuti, e poiché molti di questi sottoprodotti hanno effetti sulla salute umana, il principio di precauzione suggerisce che l’incenerimento dovrebbe essere evitato.
Molti sono i riferimenti alla prevenzione e alla minimizzazione nel diritto internazionale, più specificamente nella Convenzione di Bamako, che definisce esplicitamente l’incenerimento come metodo incompatibile con la prevenzione e con le pratiche di Produzione Pulita.
La limitazione degli effetti transnazionali è un principio comune del diritto internazionale; ciononostante, i sottoprodotti degli inceneritori, essendo trasportati a livello globale, chiaramente contraddicono questo principio.
Le Convenzioni di Londra, di Bamako e l’OSPAR vietano l’incenerimento in mare e nelle acque nazionali.
La Convenzione di Stoccolma, sebbene non ponga divieti all’incenerimento, ne restringe comunque l’applicazione. Quattro dei dodici composti chimici soggetti alla Convenzione sono sottoprodotti dell’incenerimento e la Convenzione richiede la loro minimizzazione e progressiva eliminazione. In modo significativo, la Convenzione di Stoccolma riguarda tutte le emissioni, non solo quelle in atmosfera, e chiaramente richiede ai paesi di prevenire la formazione – e non solo l’emissione – di questi composti. Poiché la formazione delle quattro sostanze è praticamente inevitabile nel processo di incenerimento, questo rappresenta un chiaro segnale che questa tecnologia si avvicina al suo termine.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare:
GAIA Secretariat
Unit 320, Eagle Court
26 Matalino St., Quezon City
Filippine
Telefono: +632 9290376
Fax: +632 4364733
E-mail:
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Sito web:
www.no-burn.org




















































Salviamo le foreste!

Circa 30 paesi dell'Europa occidentale e orientale non hanno più grandi foreste primarie intatte. Finlandia e Svezia mantengono appena l'uno per cento delle foreste originarie. Solo la Russia europea può vantare ampi tratti di foresta primaria incontaminata, ma anche questa è ora fortemente minacciata dall'industria del legno.
I governi europei hanno fatto poco per assicurare la protezione delle piccole aree residualidi foresta del proprio paese. In Finlandia è la stessa amministrazione dei parchi a distruggere le ultime foreste millenarie del paese, mentre la vorace industria della carta finlandese ha incrementato le importazioni di legno dalle vicine foreste della Russia. I paesi europei sono responsabili della distruzione di almeno 15.000 ettari di foreste primarie russe ogni anno, per rifornirsi di legno e cellulosa. Il governo russo è responsabile della restante distruzione.
Contemporaneamente l'Europa rimane un mercato fondamentale per il legno illegale o comunque estratto con pratiche distruttive in paesi quali l'Indonesia, il Brasile, il Camerun benché sia provata la provenienza illegale o distruttiva del legno da questi paesi.

L'ultima grande foresta primaria d'Europa combina tratti di foreste millenarie della Scandinavia con le attigue foreste della Russia europea (fino alle pendici occidentali degli Urali ).

Le Antiche Foreste sono in crisi... cos'è in pericolo? Queste selve boreali rappresentano l'ultima grande foresta europea sostanzialmente intatta e non compromessa dalle attività industriali Queste foreste hanno assicurato per millenni la sopravvivenza a numerosi animali e piante: orsi, scoiattoli volanti , aquile e gufi (questi ultimi ora gravemente minacciati).
Le antiche foreste boreali europee sono anche patria di numerosi popoli indigeni , come i pastori di renne Saami delle regioni settentrionali di Svezia , Finlandia , Norvegia e nella regione russa di Murmansk .Esse rappresentano la base delle culture tradizionali Komi e Nenets (o Samoyeds) che vivono nella regione di Arkhangelsk e nella Repubblica Komi della Russia europea.

da: http://www.greenpeace.it/camp/foreste/salvaocancella/europ.html




mercoledì, marzo 17, 2004

Sondaggio e Forum: National Geographic sulla caccia alle foche

Caccia alle foche sostenibile? No massacro insensato!

www.nationalgeographic.com

"Caccia sostenibile o massacro insensato?" Dite la vostra sulla caccia alle foche in Groenlandia partecipando al sondaggio e al forum on line sul sito del National Geographic.

Una volta all'interno del sito, dovrete scorrere la pagina verso il basso e, sulla destra dello schermo, "cliccare" No nel box giallo dal titolo POLL, quindi chiudere la finestra.

Se poi volete partecipare al forum, nella stessa pagina dovrete "cliccare" sulla frase "harp seal hunting" all'interno del box giallo dal titolo FORUM, sempre sulla destra dello schermo: si aprirà una finestra nella quale dovrete "cliccare" sul pulsante ENTER FORUM.

Ora sulla destra della pagina dovrete procedere inserendo:

- il vostro nome (Name:);

- il vostro indirizzo e.mail (E-mail:);

- un vostro messaggio in inglese.

- Infine "cliccare" sul tasto POST YOUR MESSAGE in basso a destra dello schermo, e la vostra opinione verrà registrata!

www.nationalgeographic.com

 Le vaccinazioni

Conoscendo quello che sappiamo riguardo alla sopravvivenza del nostro corpo, dobbiamo considerare quanto segue. Prendiamo alcune colonie di batteri, virus o qualsiasi altro microrganismo che possiamo tenere sotto controllo. Uccidiamoli e mischiamo quanto è rimasto di loro con un fluido che possa essere iniettato nel corpo. A questo punto iniettiamo questa sostanza nel corpo di bambini, soldati, adolescenti, lavoratori. Iniettiamo una sostanza velenosissima nel corpo di milioni di persone e così facendo li colpiamo con una massicia dose anti-sopravvivenza.
Poi diamo uno sguardo alle statistiche e noteremo un aumento di tutti i tipi di malattie gravi. Non c'è da meravigliarsi. Quando si infila quella robaccia nel corpo (a volte contaminata da metalli pesanti, retro-virus, amebe ecc... NDR), le probabilità che si producano danni aumentano considerevolmente.
E allora, poiché abbiamo guadagnato una enorme quantità di denaro (dai vaccini e dalle medicine e cure utilizzati per contrastare i danni dei vaccini stessi NDR) con le nostre vaccinazioni, falsifichiamo le statistiche su larga scala cosè da far credere che i vaccini facciano bene e che rendano inattaccabili dalle malattie infettive. Creiamo cioè una macchinosa propaganda a favore.
In sintesi questo è quantoè successo negli ultimi due secoli nel campo delle vaccinazioni. E il lavoro di propaganda fu fatto cosè bene che al giorno d'oggi non c'è persona al mondo che non creda che le vaccinazoni servano a mantenersi sani.
Che le vaccinazioni siano da evitare come dannose non è solo una teoria o un opinione. Diamo un'occhiata alle statistiche.
Nel numero del 4 novembre 1967 del famoso British Medical Journal è scritto che la vaccinazione contro il vaiolo è la più frequente delle malattie "iatrogeniche" e che "tra il 1951 e il 1960 ci furono oltre 5 milioni di casi in Inghilterra e nel Galles".
Ed ecco alcune statistiche degli Stati Uniti. Tennessee: casi di poliomielite nel 1958 prima della vaccinazione obbligatoria: 119; casi nel 1959 dopo la vaccinazione: 386. Ohio: prima della vaccinazione: 17 casi, dopo: 52. Connecticut: 45 prima, 123 dopo. Nord Carolina: 78 prima, 313 dopo. Dappertutto la polio aumentò del 300% dopo la vaccinazione obbligatoria.
Dati del 1927 mostrano un aumento di oltre il 40% nei casi di difterite nella prima parte dell'anno, rispetto all'anno precedente (senza vaccinazione). Questo rilevamento copriva 101 delle città più importanti degli Stati Uniti, con una popolazione totale di oltre 30 milioni di persone.
Dal 1903 al 1919 l'esercito americano costrinse le popolazioni delle Filippine a farsi vaccinare contro il vaiolo che uccise i Filippini in grandissimo numero. Nel 1918, 3.285.376 filippini furono vaccinati sebbene non fermentasse nessuna epidemia. Delle persone vaccinate 47.369 si ammalarono di vaiolo e 16.447 di loro morirono. Nell'anno successivo il 1919, 7.670.252 persone furono vaccinate. Di esse 65.180 si ammalarono e 44.408 ne morirono.
Durante la Prima Guerra Mondiale, l'esercito americano perse 56.991 uomini per malattie contro le quali i soldati erano stati vaccinati e 49.909 uomini furono persi in battaglia. Le vaccinazioni uccidono più delle guerre.
Tutti questi dati, e si potrebbero elencarne all'infinito (tralasciamo volutamente i recenti fatti di cronaca come la sindrome del golfo - NDR), distruggono la credenza comune diffusa da quei propagandisti che, consci o no, lavorano per il mero interesse dell'industria della salute". Le vaccinazioni rendono enormi guadagni, specialmente nei paesi dove sono rese obbligatorie. Anche se le persone vaccinate non pagano direttamente i vaccini, chi paga le tasse comunque viene spremuto per tenere in vita un'industria che produce veleno.
Per di più questi vaccini non solo danno luogo alla malattia infettiva alla quale si riferiscono, ma indeboliscono a tal punto l'organismo che altre malattie possono svilupparsi. Le statistiche mostrano che è privo di senso insistere ancora nel sostenere che il risultato delle vaccinazioni è la migliore immunità contro le malattie infettive.

Tratto dal libro COME SOPRAVVIVERE CON UN CORPO di Bert Schwitters

http://www.laleva.cc/cura/vaccinazioni.html












lunedì, marzo 15, 2004

Sono arrivate in Italia con un volo dell'Air Mauritius NK 300 120 macachi (Macaca Fascicularis) 60 maschi e 60 femmine.
Gli animali sono stati prelevati dall'aeroporto di Malpensa e destinati alla sperimentazione nei laboratori di Pharmacia Italia di Nerviano (MI).
www.oltrelaspecie.orgLe 120 scimmie, originarie dell'Indonesia, Malesia e Sud Est Asiatico, presentano tutti i segni della loro terribile avventura, alcune hanno il muso insanguinato testimonianza di ciò che hanno dovuto sopportare durante la cattura.
La cattura dei Macachi è vietata dalla convenzione di Washington che difende gli animali in via di estinzione, ma questo divieto non vale per i laboratori di vivisezione come quelli di Pharmacia.
Gli animali giunti in Italia per diventare cavie da laboratorio sono stati acquistati ad un prezzo di 2000 - 3000 dollari ciascuno.
I laboratori di Pharmacia di Nerviano, ogni anno, acquistano circa 240 esemplari di questi animali destinati alla sperimentazione.

Presso lo stesso centro, sono detenuti circa 100 beagle destinati alla sperimentazione , acquistati alla Green Hill di Montechiari ( Brescia).
Questo allevamento fornisce questi beagle come quello di S.Polo d'Enza dell'allevamento MORINI.


CHI E' PHARMACIA

Il gruppo Pharmacia, con 3.209 dipendenti e un fatturato di oltre 1.570 miliardi di lire nel 2000, è fra le maggiori società farmaceutiche operanti in Italia.
Il quartier generale della società è situato a Milano dove, oltre agli uffici che gestiscono le operazioni sul mercato italiano, hanno sede anche Pharmacia & Upjohn International, la struttura della società preposta alle attività commerciali nei paesi dell'Europa Orientale, Africa e Medio Oriente, la divisione marketing per l'Italia della Diagnostica allergologica e Carlo Erba OTC, che gestisce il settore dell'automedicazione. Rozzano e Peschiera Borromeo, poco lontano dal capoluogo lombardo, ospitano gli insediamenti della ex-Searle e di Monsanto. Ad Aprilia, presso Roma, la società è presente con Pharmacia & Upjohn Animal Health, che opera nel settore della veterinaria.
I principali centri di produzione sul territorio nazionale sono gli stabilimenti di Nerviano (MI), che assicura la fornitura in Italia e all'estero delle specialità iniettabili, di Ascoli Piceno e di Rozzano (MI), dove si producono farmaci per uso orale e topico con grande varietà di indicazioni terapeutiche.
A Nerviano, pochi chilometri fuori Milano, Pharmacia è presente con uno stabilimento dedicato alla produzione di farmaci antitumorali e con il piu' grande centro privato di ricerca oncologica in Europa, che si estende per quasi 400.000 metri quadrati (circa 40 ettari) e impiega 700 ricercatori. La sua realizzazione ha comportato un investimento di 335 miliardi negli ultimi dieci anni.
Il centro di Nerviano opera in stretta collaborazione e sovrintende alle attività in campo oncologico degli altri ricercatori della società che operano in Svezia e negli Stati Uniti. Sono inoltre numerosi e significativi i rapporti di collaborazione con una vasta rete di ricercatori esterni a livello mondiale.
Dati e cifre 2001 sul gruppo Pharmacia in Italia:

Fatturato: 1.555 miliardi di lire (803 milioni di euro)
Investimenti in Ricerca & sviluppo: 248 miliardi di lire (128 milioni di euro), pari al 16 per cento del fatturato
Sede centrale: Milano
Centro ricerche: Nerviano
Poli produttivi: Nerviano e Ascoli Piceno
Dipendenti: 3.209, di cui 812 ricercatori
Portafoglio prodotti: circa 140 farmaci etici
Principale settore di ricerca: oncologia

tratto da: http://www.oltrelaspecie.org/pharmacia.htm


























Marzo 2004: La liberazione degli orsi in Cina

"Dando seguito ad una chiamata giunta nel Novembre 2003 da una coppia di anziani, che aveva deciso di chiudere la propria piccola fattoria della bile e di cedere l’orso che era loro rimasto, abbiamo trovato Ashley, un orso solitario ingabbiato in un piccolo e scuro capannone, dietro al loro negozio nella strada affollata del villaggio. Dopo che la nostra Gail lo ha anestetizzato è stata compiuta una visita medica d’emergenza per terra, davanti a centinaia di spettatori affascinati. La dormiente Ashley venne poi portata via con noi, per iniziare la sua nuova vita presso il Moon Bear Rescue Centre, il centro per il salvataggio degli “orsi dal collare”. Il giorno dopo egli fu raggiunto da altri 37 orsi salvati, trovati in uno stato spaventoso.

Lavorando costantemente per due giorni con freddo pungente, abbiamo curato una serie di orsi che erano traumatizzati e terrorizzati. Raggiunti dalla nostra instancabile Ambasciatrice e Patrona tedesca, la Signora Alexandra Oetker, che aveva effettuato il volo per essere con noi all’arrivo dei nuovi orsi, abbiamo assistito, mentre ci si stringeva lo stomaco, al camion che indietreggiava verso di noi, sentendo le grida strazianti emesse dagli orsi in preda al panico ed al dolore. L’agonia che hanno sofferto queste “macchine della bile” viventi, era fin troppo chiara: alcuni di essi erano stati privati degli artigli e completamente sdentati, altri avevano solo tre zampe e ciò dovuto alla cattura immorale della quale erano stati vittime in libertà. Molti orsi inoltre avevano un addome fortemente gonfio a causa delle grandi ernie e delle ferite infettate a causa dei metodi chirurgici assolutamente crudi e grossolani utilizzati per mungere fuori la loro bile.

Le gabbie che contenevano gli orsi assomigliavano a delle bare arrugginite, nelle quali gli animali erano cresciuti finché potevano, siccome anche la loro crescita era impedita ad un certo punto a causa dello spazio davvero limitato all’interno delle gabbie. Le minuscole feritoie quadrate attraverso le quali dovevano spingere il loro musetto per nutrirsi, risultavano consumate dai musi, sfregiati inesorabilmente nel corso degli anni. Il piccolo “Quantock” aveva addirittura consumato il suo muso sulla punta, ma non mostrava rabbia né sguardi accusatori e gozzovigliava riconoscente il suo primo pasto in una nuova gabbia spaziosa, adatta al suo recupero, prima di stendersi sulla schiena dopo decine di anni e giocando con un giocattolo di gomma con tutte le sue quattro zampe in aria. Spostato nella zona di Quarantena, i nostri pazienti si sono uniti ad Ashley e al piccolo cucciolo".

da http://www.animalsasia.org/




www.oltrelaspecie.org

sabato, marzo 13, 2004

650 MILIONI DI EURO IN RISARCIMENTI PER FARMACI-KILLER

Bayer: pagati 782 milioni di dollari per "chiudere" 2.059 casi Baycol. Lo comunica la stessa Bayer d'avere pagato finora 782 mln di dollari per risolvere 2.050 casi relativi al Baycol, il farmaco contro il colesterolo accusato di aver provocato un centinaio di decessi e ritirato dal mercato nell'agosto 2001. La cifra, coperta dall'assicurazione della Bayer, è pari a una media, per ogni singolo caso, di 379.796 dollari. La società ha aggiunto che devono essere risolti ancora 10.494 casi Baycol (10.378 a dicembre).

da: www.lifegate.it