La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

domenica, febbraio 29, 2004

A proposito di PVC...

Il PVC (cloruro di polivinile) è un polimero plastico costituito una catena di tante unità di CVM (cloruro di vinile monomero) formate dall'unione dell'etilene (che si estrae dal petrolio) con il cloro (ottenuto rompendo le molecole di cloruro di sodio presente nel sale marino). Il processo di scissione del sale marino si avvale ancora di vecchie tecnologie che determinano il rilascio di acque di scarico con alte concentrazioni di mercurio e diossine. Anche le reazioni chimiche che portano alla formazione della molecola di CVM producono prodotti indesiderati, quali PCB, diossine, furani ed esaclorobenzene (HCB), composti altamente tossici anche in piccole concentrazioni che tendono ad accumularsi nella materia organica presente nell'acqua. Da qui passano agli animali acquatici filtratori (cozze, vongole) e a quelli che si nutrono di detriti di fondo per poi salire lungo la catena alimentari negli organismi superiori (pesci, mammiferi e rettili marini, uomo).

Il PVC è tra i materiali sintetici più usati nella società contemporanea e viene impiegato in diversi settori fra cui quello edile (grondaie, tapparelle, infissi, carte da parati, pavimenti, rivestimento dei cavi elettrici, tubature), sanitario (sonde, cateteri, sacche plasmatiche), automobilistico (interni delle vetture) e dei beni di largo consumo (pellicole alimentari, contenitori, bottiglie, giocattoli, cartelle, gomme per cancellare etc.).
Dal momento che la polvere di PVC che si ottiene al termine del processo produttivo è amorfa ed instabile al calore e alla luce, è necessario aggiungere altri composti chimici che servono a conferirgli le caratteristiche commerciali necessarie per il suo uso. A questo scopo si usano metalli pesanti (quali cadmio e piombo) o composti organici quali il tributilstagno (TBT) o il bisfenol A (BPA) per i quali sono state accertate proprietà di alterazione del sistema riproduttivo ed immunitario. Alla fine degli anni '90, grazie alle nostre denunce, la Comunità Europea e diversi paesi, tra cui l'Italia, hanno emanato norme per la restrizione nell'uso di ammorbidenti del PVC (ftalati) nei prodotti per l'infanzia e nei giocattoli da 0 a 3 anni al fine di evitare la loro ingestione durante la loro suzione o la masticazione .

Anche nella fase di smaltimento, il PVC presenta maggiori problemi ambientali rispetto ad altre materie plastiche:

- quando viene incenerito determina la produzione ed il rilascio di acido cloridrico, diossine, furani, PCB (policlorobifenili) e HCB (esaclorobenzene) a causa della massiccia presenza di cloro (fino al 60% del peso di ogni singola molecola di PVC);

- quando conferito in discarica, il PVC tende a rilasciare gli additivi (ftalati, TBT, bisfenol A ed i metalli) nel percolato che si forma dalla miscela tra i prodotti di decomposizione del rifiuto e le acque meteoriche;

- Il riciclaggio del PVC è praticabile solo mediante piani di raccolta differenziata per singole applicazioni commerciali dal momento che l'elevata presenza di additivi nei prodotti finali li rende altamente disomogenei.
Per queste stesse queste ragioni, il Libro Verde sul PVC realizzato nel 2000 dalla Commissione Europea per valutarne gli aspetti ambientali, indica nel PVC una materia plastica particolarmente difficile da gestire soprattutto nella fase di smaltimento.

I problemi del PVC non riguardano solo aspetti ambientali ma coinvolgono anche quelli sanitari (il rapporto di Greenpeace sul PVC). E' ormai stato accertato che il cloruro di vinile (CVM) è un composto cancerogeno per l'uomo con prevalente azione sul fegato dove promuove lo sviluppo di un raro tumore, l'angiosarcoma epatico. L'esposizione al composto è stata legata anche a tumori al cervello e all'interferenza con il sistema riproduttivo ed immunitario con l'insorgenza di malattie autoimmuni quali sclerosi multipla e artrite reumatoide. I soggetti a maggior rischio di esposizione al CVM sono gli addetti alla sua produzione, ma anche la popolazione civile residente nelle vicinanze degli stabilimenti produttivi può venire a contatto con il composto sia per il rilascio in atmosfera dei residui di lavorazione sia per eventi accidentali.

www.greenpeace.it

postato da NonoCielo 14:10 | commenti (1) | ecologia

Le grandi balene del mondo sono in pericolo

Nonostante l’imposizione di una moratoria internazionale sulla caccia alle balene, Giappone, Norvegia - dall’estate del 2003 anche l’Islanda - oltre a portare avanti aggressive campagne per revocare il divieto sulla caccia, continuano a cacciare questi animali a fini di lucro.
Nel corso dell’ultimo secolo la caccia a fini commerciali ha decimato gran parte delle popolazioni di balene del mondo. Tra il 1925, anno di introduzione della prima nave “fabbrica” per l’uccisione ed il trattamento delle balene, ed il 1975 si stima che siano stati uccisi in totale più di 1,5 milioni di esemplari. I cacciatori hanno quasi sterminato numerose popolazione di cetacei essendo state tutte oggetto di caccia, decimata una popolazione si passava ad un’altra. Dopo ripetute rihieste da parte della comunità internazionale, la International Whaling Commission (IWC) ha approvato una moratoria sulla caccia alle balene a fini commerciali.
Oggigiorno la minaccia di un ritorno su grande scala della caccia a fini commerciali si sta facendo sempre più pressante. La Norvegia prosegue il suo programma di sfruttamento commerciale delle balene nel Nord dell’Atlantico, sfidando apertamente la moratoria dell’IWC. Il Giappone sostiene di cacciare le balene per scopi “scientifici”, anche se la carne degli esemplari uccisi è venduta a fini di lucro. Negli ultimi tre anni entrambi questi paesi hanno accresciuto le risorse destinate ai programmi di caccia alle balene e stanno attivamente facendo pressione per eliminare il divieto imposto dall’IWC. Dal 2003 adducendo le stesse motivazioni pseudo-scientifiche del Giappone anche l’Islanda è tornata a cacciare.

Un’eventuale rimozione di questo divieto avrebbe ripercussioni devastanti per le balene in tutto il mondo, animali le quali stanno appena cominciando a riprendersi da anni di sfruttamento. Le balene maturano e si riproducono lentamente, e necessitano di tempo per potersi riprendere. Oltre a ciò, sono già minacciate da una serie di pericoli ambientali indotti dall’uomo, quali inquinamento tossico e conseguente cambiamento del clima.
La caccia alle balene a fini commerciali non è mai stata effettuata in modo sostenibile, nel rispetto delle popolazioni di balene e dell’ecosistema degli oceani. Di fatto l’unica attività sostenibile che coinvolga le balene è la loro osservazione, il whale-watching.
Ora che la ripresa della caccia alle balene a fini commerciali si fa sempre più vicina c’è urgente bisogno di agire per fermare i tentativi di Norvegia, Giappone ed Islanda. Nella lotta per arrestare la caccia a fini commerciali, Greenpeace sta lavorando su molti fronti, attraverso l’azione politica, la sensibilizzazione del pubblico e intraprendendo azioni non-violente contro le baleniere in mare, le quali ci permettono di mostrarvi tutta la brutalità nascosta da questa pratica. Senza le azioni di Greenpeace non avremmo mai potuto vedere cosa possa provocare l’esplosione di un arpione caricato con una granata nel corpo di una balena. Abbiamo documentato e filmato le ripetute violazioni della moratoria da parte di Giappone, Norvegia e dell’Islanda inviando nelle zone battute dalle baleniere di questi stati le nostre navi, i nostri attivisti affinchè le prove fotografiche e video raccolte possano contribuire a far cessare questo massacro.

Dal 1987 il Giappone conduce ogni anno una caccia nell’Antartico per presunti “fini scientifici”; si tratta in realtà di un’impresa commerciale: la carne e il grasso delle balene uccise nel corso delle “ricerche” giapponesi vengono smerciati in Giappone per un valore di 4 miliardi di yen ogni anno. Tranne Giappone ed Islanda nessun altro paese ricorre all’uccisione di balene nello studio di questi animali.
Dall’inizio della caccia a fini “scientifici”, il Giappone ha gradualmente accresciuto la portata delle sue operazioni, sia aumentando le quote a sé allocate, sia estendendo le operazioni a nuove aree, inclusa una seconda area di pseudo-ricerca nel Pacifico settentrionale. Nel 2000 il Giappone ha sfidato l’IWC e l’opinione pubblica estendendo la caccia nel nord del Pacifico a nuove specie, il capodoglio e la balenottera di Bryde, generando livelli senza precedenti di indignazione da parte del pubblico e protesta diplomatica in tutto il mondo. Malgrado l’opposizione internazionale, la caccia giapponese potrebbe continuare ad espandersi. Negli ultimi anni, il paese ha accresciuto le risorse a disposizione destinate ai programmi di caccia alle balene e ha intrapreso un’importante azione per la rimozione del divieto sulla caccia a fini commerciali. Il paese sta inoltre accrescendo il proprio peso all’interno dell’IWC, tramite la sua politica di acquisto dei voti.

Il Giappone ha inoltre effettuato massicci investimenti in una campagna mirata a convincere, persuadere il pubblico che la caccia alle balene è importante per il paese sia da un punto di vista culturale che economico, e che le balene, nutrendosi di grandi quantità di pesci, rappresenterebbero una minaccia per la conservazione della popolazione ittica - un’affermazione che non è comprovata da nessuna prova scientifica.
La carne di balena è un alimento pregiato in Giappone. Un sondaggio d’opinione condotto nel 1999 indicava che soltanto l’11% degli adulti giapponesi approva la caccia alle balene, mentre il 14% vi si oppone.

http://www.greenpeace.it/whales/

mercoledì, febbraio 25, 2004

ECCEDE IN VELOCITA' PER SOCCORRERE CANE. MULTATA!
25 feb 04 
La donna ha deciso di ricorrere contro la sanzione. Intanto l’Enpa chiede al giudice di applicare lo stato di necessità anche per gli animali. 
  
25 febbraio 2004 - Ha soccorso un ferito grave, che poi si è salvato grazie alla sua guida trafelata verso il pronto soccorso. Solo che il ferito non era un uomo ma un cane e la guardia zoofila dell'Enpa di Borgotaro si è vista notificare una multa per eccesso di velocità e la perdita di due punti sulla patente e poi respingere il ricorso in Prefettura. Per un animale, le è stato spiegato, non si può applicare lo stato di necessità. Paolo Manzi, presidente Enpa, commenta: "La Prefettura ha applicato correttamente un principio sbagliato".
Per questo l'ente protezione animali - spiega una nota - ha portato davanti al giudice di pace la vicenda. Lo scorso 28 agosto, la guardia zoofila Annalisa De Bei, della sezione dell'Enpa di Borgotaro ha notato per strada un cane gravemente ferito; si è fermata, ha constatato la gravità delle lesioni e ha caricato l'animale a bordo; toccando anche una velocità di 72 chilometri orari, De Bei ha raggiunto il veterinario più vicino. Dopo qualche mese, però, la multa per eccesso di velocità, cui era allegata la fotografia dell'Autovelox.
L'Enpa ha fatto ricorso alla Prefettura, ma il ricorso è stato respinto: lo stato di necessità - così l'Ufficio territoriale del Governo di Parma ha motivato il rigetto dell'istanza - si applica solo agli esseri umani e non agli animali. La Protezione Animali ha impugnato la multa davanti al giudice di pace perché intenzionata ad affermare un principio importante: lo stato di necessità deve essere applicato anche nel caso in cui il ferito trasportato sia un animale. Dopo il recupero, il cane ferito è stato infatti curato da un veterinario, che ha riscontrato una gravissima emorragia interna. Se fossero passati ancora pochi minuti, probabilmente il cane sarebbe morto.
La sezione di Borgotaro dell'Enpa e lo studio legale Daniele Carra hanno anche allegato al ricorso il certificato del veterinario che si è preso cura del cane ferito, ma la Prefettura non ha tenuto conto dei gravi rischi che correva l'animale. A proposito dei punti persi, lo studio legale ha sottolineato che la guardia ha violato il codice della strada, ma l'infrazione è stata compiuta per l' adempimento di un dovere".
Secondo Manzi l'art.54 del Codice Penale, che prevede la non punibilità di chi commette una infrazione 'per esservi stato costretto dalla necessita' di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla personà, è un "principio che va cambiato. Deve essere chiaro che la vita di un animale deve essere tutelata come ogni altra vita e che tutti gli animali hanno diritto ad essere protetti. Per questa ragione, nel caso della multa comminata alla nostra brava Guardia Zoofila, è nostra intenzione andare fino in fondo". (Ansa)








lunedì, febbraio 23, 2004

Bambini e fumo passivo
C'è una forte correlazione fra il fumo dei genitori e i problemi respiratori dei figli

18.02.2004 - I figli di genitori fumatori presentano nicotina nei loro corpi anche se mamma e papà fumano fuori di casa con la porta chiusa. È uno dei risultati di uno studio inserito in una tesi di dottorato della ricercatrice AnnaKarin Johansson dell'Università di Linköping, in Svezia.
Ovviamente andare a fumare all'esterno, con porte e finestre chiuse, è comunque un buon modo per proteggere i figli dal proprio fumo passivo: i genitori di 216 dei 366 bambini di 2-3 anni di età esaminati usavano questo metodo. Ma non è sufficiente per ottenere una protezione completa. Un esame del contenuto di cotinina (un prodotto metabolico della nicotina) nelle urine ha indicato che questi bambini avevano comunque nel proprio corpo una quantità doppia di nicotina rispetto ai figli di non fumatori.
Un altro test, basato su 1600 risposte a un questionario rivolto a genitori con figli di 1-2 anni, ha mostrato una correlazione fra il fumo passivo e le difficoltà respiratorie dei bambini. La dissertazione di Johansson esamina anche l'attitudine dei genitori nei confronti del fumo passivo, rivelando che la maggior parte dei fumatori lo considera nocivo per i propri figli ma senza sapere il perché.

www.lescienze.it

 

Le aree per non fumatori non bastano
Solo un divieto totale può abbattere i livelli di nicotina

Le aree per non fumatori nei ristoranti e nei locali pubblici non sono sufficienti a proteggere i frequentatori dal fumo passivo. Lo sostiene uno studio effettuato in Australia da esperti di salute pubblica, che hanno eseguito test in 17 luoghi di ritrovo dotati sia di aree per fumatori che di aree per non fumatori.
Anche se nelle zone riservate ai non fumatori i livelli di nicotina e di altre sostanze chimiche erano più bassi, raggiungevano comunque valori relativamente elevati. In un articolo pubblicato sulla rivista "Tobacco Control", i ricercatori del Sydney Public Health Unit sostengono che solo i locali completamente vietati al fumo offrono una protezione totale.
Nel mondo, milioni di persone vengono esposti quotidianamente al fumo passivo durante il lavoro. Molti bar e ristoranti hanno introdotto aree per non fumatori come forma di protezione per lo staff e i clienti, ma secondo gli autori dello studio, i test sulla qualità dell'aria in questi reparti dimostrano che essi offrono ben poca protezione. Nel migliore dei casi, riducono il livello di fumo passivo del 50 per cento.







venerdì, febbraio 20, 2004

BELLEZZA = CRUDELTÀ?

Cinquantamila animali l'anno muoiono sfigurati da rossetti, intossicati da profumi, bruciati da creme... Non sono abbastanza?

Eppure sono più di 8.000 gli ingredienti già disponibili per le aziende e centinaia i metodi alternativi di ricerca... Diversi sondaggi svolti in tutta Europa hanno dimostrato che la maggioranza delle persone non crede che sviluppare ancora nuovi cosmetici sia un motivo valido per giustificare l’uccisione di animali. Nonostante questo, il divieto di vendita di cosmetici sperimentati su animali previsto per il 1998 da una Direttiva europea, ottenuta negli anni scorsi grazie ad una grande Campagna internazionale condotta dalle associazioni animaliste, è stato posticipato e rischia di slittare ulteriormente: una scelta che condanna, fra atroci sofferenze, più di 275.000 animali, quasi 150 al giorno.

Sono passati oltre 8 anni e l’abolizione non è ancora entrata in vigore nonostante siano stati ratificati scientificamente tre metodi di sperimentazione alternativi. Non solo le associazioni animaliste ma anche l’autorevole Parlamento di Strasburgo ha condannato i rinvii affermando che “la Commissione europea dà ripetutamente la precedenza ai profitti dell’industria tralasciando la sofferenza e la vita degli animali, ignorando l’opinione pubblica”. La Commissione Europea ha ora proposto di sostituire il bando alla vendita con un semplice bando ai test cosmetici animali; se tale indicazione venisse accolta si avrebbe come immediata conseguenza il trasferimento dei laboratori al di fuori dei confini dell’Unione Europea non risolvendo così in alcun modo il problema. Una argomentazione diffusa a favore dei test cosmetici sugli animali sostiene la necessità di garantire sicurezza ai consumatori. E’ quindi importante sottolineare che il bando della vendita di nuovi cosmetici testati sugli animali non compromette in alcun modo la sicurezza dei cosmetici per i consumatori. Le società possono introdurre nuovi prodotti sul mercato solo se questi corrispondono ai severi requisiti di legge sulla sicurezza.
Dal 1976 è obbligatorio per legge (Direttiva europea 76/768/EEC) sperimentare su animali gli ingredienti dei prodotti cosmetici. Non è attualmente possibile commercializzare un prodotto cosmetico se i suoi ingredienti non sono stati testati su animali.
Esistono però delle ditte che dichiarano con la dicitura "Prodotto non testato su animali", di non compiere esperimenti su animali. Com'è possibile?
Possono farlo, in quanto la legge non richiede che venga testato il prodotto finito, ma ciò non toglie che gli ingredienti che lo compongono siano stati testati da altre ditte (ad es. le ditte fornitrici degli ingredienti).
Un altro modo di aggirare la legge forse il più diffuso è quello di utilizzare ingredienti non nuovissimi; non è infatti necessario sperimentare di nuovo su animali ingredienti che sono stati già testati da un'altra ditta anni prima.
In sintesi: chi dichiara di non testare su animali, nella maggior parte dei casi, utilizza ingredienti che altre ditte hanno testato sugli animali precedentemente.
Le uniche ditte che non hanno mai contribuito all'incremento degli esperimenti sono quelle che utilizzano solo ingredienti già presenti sul mercato negli anni precedenti alla legge de1 1976; per tutte queste sostanze non vi è l'obbligo della sperimentazione su animali. La loro lunga permanenza sul mercato risulta essere un indice di qualità e di innocuità.
Nella nostra zona attualmente siamo a conoscenza di un solo punto vendita che utilizza soltanto ingredienti già presenti sul mercato negli anni precedenti alla Direttiva europea del 1976 l'associazione di Volontariato "PROGETTO GAIA" presso il quale potrai trovare prodotti di cosmesi e per la pulizia della casa confezionati esclusivamente con principi attivi inseriti nella "positive-list"; il suo indirizzo è:
PROGETTO GAIA - Via N. Copernico, 41 - 20125 Milano - Tel.02/67075700 (tra le stazioni della MM3 Sondrio e la MM2 Centrale)

Nel caso ti riuscisse difficile raggiungere Progetto Gaia, un'alternativa è Body Shop, che dal 1990 ha smesso di utilizzare prodotti testati su animali; è vero che non sono principi presenti nella positive-list, ma è anche vero che se tutte le case di cosmesi decidessero di non testare più su animali d'ora in avanti, avremmo di fatto eliminato un buon numero di esperimenti di vivisezione.
Ditte che recano sui loro prodotti la scritta "Non testato su animali" o "Cruelty free": The Body Shop - Helan - Wcleda.
Prodotti per la casa: Ecover - Eco's.

Infine, non vanno usati i prodotti contenenti le seguenti sostanze (anche se delle marche sopra indicate), perché derivate dall'uccisione di animali: perle da bagno, prodotti con collagene, estratti di placenta, midollo di bue, proteine della seta, cheratina, zibetto, timo bovino, spermaceti (estratti di capodoglio), reticolina, ambra grigia, elastina, olio di fegato di squalo, di tartaruga e di visone, muschio (se non espressamente vegetale), colorante "carminio".

http://www.oltrelaspecie.org/bellezza.htm

martedì, febbraio 17, 2004

FORNO A MICROONDE:
LA RICETTA PER AMMALARSI DI CANCRO

Esiste da dieci anni una prova, che il tribunale svizzero ha soppresso, che dimostra come il cibo trattato con le microonde possa danneggiare il sangue in modo rilevante. Studi più recenti hanno aggiunto prove evidenti che il forno a microonde è un rischio per la salute.
Nel 1989, un nutrizionista svizzero, il Dottor Hans-Urich Hertel fece delle scoperte allarmanti sull'uso del forno a microonde. Ma nonostante ciò per più di dieci anni ha dovuto lottare per avere il diritto di far sapere al mondo che cosa aveva scoperto.
Il punto che ha cercato in tutti i modi di rendere noto al pubblico è di interesse vitale per i consumatori : tutti i cibi che vengono cucinati o scongelati nel microonde possono causare dei cambiamenti del sangue che indicano lo sviluppo di un processo patologico presente anche nel cancro.
Nonostante ciò, Hertel per tutto questo tempo, è stato preso in giro dai fabbricanti di forni a microonde che hanno usato le leggi svizzere sul commercio per tappargli la bocca al punto di minacciare di rovinarlo.
Nel Marzo 1993, il Tribunale per il Commercio di Berna, a segui-to di una denunzia della Associazione Svizzera dei Produttori di Apparecchi Elettrici Domestici ed Industriali, ha fatto divieto al Dottor Hertel di dichiarare pubblicamente o per scritto, che i forni a micro-onde sono dannosi alla salute. Non ubbidire a questo ordine avrebbe potuto significare una multa di 5000 Franchi Svizzeri o addirittura un anno di prigione.
La Corte Federale di Losanna ha confermato questo verdetto nel 1994 giustificandolo sulla base della Legge Svizzera contro la Concorrenza Sleale che proibisce "dichiarazioni discriminanti, false, ingannevoli e dannose contro un produttore e i suoi prodotti" (Giornale delle Scienze Naturali, 1998;1: 2-7) una legge che prende esclusivamente in considerazione la facoltà di impedire il commercio in sé e non l'intento di nuocere.
Tale legge imbavaglia anche la stampa svizzera poiché qualsiasi osservazione che possa essere considerata una critica del forno a microonde può con facilità portare ad un processo. Le opinioni svizzere sulle scoperte del dottor Hertel non sono condivise dal resto dei paesi europei. Nell'Agosto del 1998, La Corte Europea dei Diritti Umani stabilì che l'ordine del silenzio emesso dalla corte svizzera contro il Dottor Hertel era contrario al diritto di libertà di espressione: La Corte Europea ordinò anche alla Corte Svizzera di pagare un compenso di 40.000 franchi svizzeri come risarcimento.
Pur avendo vinto la causa da due anni, il Dottor Hertel è ancora in attesa che il Tribunale svizzero cambi la sentenza precedente e gli tolga la multa di 8000 franchi. Nel frattempo le sue scoperte sensazionali sono state convalidate da testimonianze che spuntano qua e là in tutto il mondo.

tratto da http://www.laleva.cc/ambiente/microonde.html

I RUSSI VIETANO I FORNI A MICROONDE

Dopo la seconda guerra mondiale anche i Russi hanno sperimentato il forno a microonde. Dal 1957 fino ad oggi, le ricerche sono state portate avanti dall'Istituto di Radiotecnologia di Klinsk, Bielorussia. Secondo il ricercatore americano William Kopp, che ha raccolto sia le ricerche tedesche che quelle russe, e che è stato inquisito per questo (Journal of Natural Sciences, 1998; 1: 42-3) - dal gruppo legale russo sono stati rilevati i seguenti effetti :

- La carne già cucinata e scaldata nel forno a microonde con calore sufficiente a distruggere un essere umano provoca :
- d-nitrosoditanolamine (un agente ben conosciuto fra le cause del cancro);
- destabilizzazione dei composti biomolecolari della proteina attiva;
- origine di un effetto binding della radioattività dell'atmosfera;
- origine di agenti che causano il cancro nelle proteine-idrolizzate del latte e dei cereali.
- L'emissione di microonde causava anche alterazioni nel comportamento catabolico (guasto) del glucoside - galattoside - elementi che si trovano nella frutta surgelata se viene scongelata in questo modo.
- Le microonde alteravano il comportamento catabolico degli alcaloidi delle piante se la verdura surgelata, cruda o cotta veniva esposta anche per tempi molto brevi.
- I radicali liberi che causano il cancro si erano formati in alcune strutture molecolari con minerali in traccia nelle sostanze vegetali, specialmente nei tuberi crudi.
- Ingerire cibi trattati a microonde innalzava la percentuale di cellule cancerogene nel sangue.
- A causa delle alterazioni chimiche nelle sostanze alimentari, c'erano delle disfunzioni nel sistema linfatico che causavano una degenerazione della capacità del sistema immunitario di autodifesa contro la crescita del cancro.
- Il catabolismo instabile dei cibi trattati a microonde alterava le loro sostanze elementali, e ciò provocava disturbi della digestione.
- Coloro che avevano mangiato cibi trattati a microonde mostrarono un incidenza statisticamente maggiore di tumori allo stomaco e all'intestino, oltre a una degenerazione generale dei tessuti cellulari periferici ed una graduale perdita delle funzioni digestive e escretorie;
- L'esposizione alle microonde causò una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati particolarmente :
- Una diminuzione della biodisponibilità delle vitamine del complesso B, della Vitamina C, vitamina E dei minerali essenziali e lipotropi;
- Distruzione del valore nutrizionali delle nucleoproteine della carne;
- Diminuzione dell'attività metabolica degli alcaloidi, glucosidi, galattosidi e netrilosidi (tutte sostanze base delle piante presenti nella frutta e nella verdura);
- Notevole accelerazione della disintegrazione strutturale dei cibi (Perceptions, 1996; Maggio / Giugno : 30-3).
- Come risultato di tali ricerche i forni a microonde furono vietati in Russia nel 1976 e questo divieto fu annullato dopo la Perestrojka.

tratto da http://www.laleva.cc/ambiente/microonde.html

mercoledì, febbraio 11, 2004

McDonald's: Indecente spreco di risorse

Mc Garbage I cereali sono nutrimento per le mandrie nei paesi del Sud America per produrre la carne degli hamburger di McDonald's. Le mandrie di bestiame consumano un ammontare di cereali e soia 10 volte maggiore rispetto al consumo degli esseri umani: una caloria di manzo richiede 10 calorie di cereali. Dei 145 milioni di tonnellate di cereali e soia utilizzati per il nutrimento del bestiame, solo 21 milioni di tonnellate di questa carne vengono utilizzati. Lo scarto è 124 milioni di tonnellate per anno con un valore di 20 miliardi di dollari. E' stato calcolato che con questa cifra si potrebbe nutrire, vestire e dare un tetto all'intera popolazione mondiale per un anno.

Mangime & Spazzatura

McDonald's e Burger King sono due delle molte multinazionali americane che usano veleni letali per distruggere vaste aree della foresta pluviale del Centro America per creare pascoli per il bestiame che sarà poi rivenduto sotto forma di hamburger negli Stati Uniti e per fornire il materiale per l'impacchettamento dei fast-food. (Non ti far ingannare da McDonald's quando dice che usa carta riciclata: solo una piccolissima percentuale lo è. La verità è che vengono tagliati 1.300 kilometri quadrati di foresta solo per rifornirli di carta per un anno. Tonnellate di questa finiscono nell'immondizia delle città dei paesi "sviluppati".)

Qual è il tuo veleno?

La carne è responsabile del 70% di tutti gli avvelenamenti da cibo, ed il pollo e la carne tritata (come quella usata per gli hamburgers) sono i maggiori colpevoli. Quando gli animali vengono macellati la carne può venire contaminata dal contenuto delle budella, come feci ed urina, portatori di infezioni batteriche. Nel tentativo di evitare questo tipo di infezioni nei loro animali, gli allevatori usano somministrare periodicamente dosi di antibiotici. Questi si vanno ad aggiungere agli ormoni che stimolano la crescita, ai pesticidi ed ai chimici residui del mangime che crescono nei tessuti dell'animale e possono alla lunga danneggiare la salute di una persona con una alimentazione basata sulla carne.

da: http://www.tmcrew.org/mcd/mcsbagli.html

martedì, febbraio 10, 2004

Pesticidi

Sono composti molto diversi tra loro, che comprendono estratti di piante e i più sofisticati composti organici le cui interazioni con l’ambiente e con il corpo umano non sono ancora note del tutto. I pesticidi possono essere assorbiti per inalazione, per contatto cutaneo, o attraverso l’apparato digerente e vengono catalogati in quattro classi tossicologiche, in base alla tossicità acuta, dalla prima, le cui sostanze possono causare un’intossicazione mortale, alle altre di rischio minore. La tossicità acuta è calcolata in base alla "dose letale 50", (DL50), che corrisponde alla quantità assorbita sufficiente a provocare la morte del 50% degli animali nei test di laboratorio.

Ma il pericolo si estende anche al di fuori dei laboratori e precisamente a tavola, dietro un pasto, si potrebbe celare un silenzioso killer.

Una ricerca inglese sugli alimenti maggiormente consumati dalla popolazione locale, rivela che su 3300 cibi analizzati sono stati trovati residui di pesticidi nel 34% dei campioni, anche se solo nell’1% dei casi, venivano superati i limiti massimi consentiti.

Così ad esempio, nel pane sono stati individuati residui di organofosforati nel 39% dei campioni analizzati, con maggiori incidenze nei campioni di pane integrale (61%) rispetto al pane bianco (28%), al pane di segale (53%) ed al pane di composizione mista (42%) su 190 esemplari analizzati, e su 10 campioni di pane integrale derivato da coltivazioni "biologiche" analizzati, uno conteneva residui di pirimiphos methyl.

Nelle carni, in parti di grasso di rene, i residui di pesticidi organoclorurati, sono stati trovati nel 31% dei campioni analizzati nel caso dei bovini, 28% degli ovini e 20% dei suini. Lo stesso discorso per i Pesci d’allevamento in cui sono stati riscontrati residui di trifluralin in 13 campioni su 56 di salmoni e in 8 su 49 trote.

Anche nel Latte su 215 campioni, 56 (28%) contenevano residui di gamma-HCH, 3 di DDT, 1 di dieldrin e 1 di hexachlorobenzene, livelli sempre inferiori ai limiti di tolleranza. Per quanto riguarda la Frutta e verdura su 830 campioni analizzati 217 (26%) contenevano residui, superiori ai limiti di tolleranza in 5 casi, in 4 casi si trattava di cetrioli; in 3 di questi, 2 vi erano tracce di bromuro inorganico; nel quarto di carbendazin. Nel quinto caso si trattava di fagiolini, contenenti dithiocarbamates. A conforto o a sconforto di queste analisi che indicherebbero che nei vegetali in genere si ha il maggiore carico di pesticidi ci sono delle indagini svolte nel decennio 1960-1980 che hanno evidenziato un numero di tumori maligni allo stomaco altissimo nelle campagne, dove si lavora a contatto diretto dei fitofarmaci: 126,34 casi per 100.000 abitanti in campagna, contro i 51,49 in città.

L’estrapolazione dei dati di tossicita’ acuta dei pesticidi con l’uomo è problematica perche’ non comprende, ovviamente, gli effetti a lunga data cancerogeni, mutageni e tetrageni, quindi ci potrebbero essere delle intossicazioni per cosi’ dire latenti che pur non provocando danni visibili, sarebbero in grado di aumentare però il rischio di contrarre un tumore, di subire modificazioni del patrimonio genetico, o causare malformazioni su embrioni e feti o causare malattie professionali relative al fegato, tumori, patologie polmonari, malattie della pelle e del sangue.

http://xoomer.virgilio.it/jnpht/pesticidi.htm

L'inquinamento farmacologico

[...] Nella forma di società che caratterizza il mondo occidentale, forma quanto meno discutibile, le industrie chimiche detengono una capacità e un potere economico di primo piano, avendo come solo obiettivo il profitto. Occorre denunciare le industrie responsabili della più grave delle forme di inquinamento: sono le industrie chimico-farmaceutiche e agro-alimentari. Queste industrie ed i rispettivi governi che le ospitano ingannano consapevolmente non solo i medici che fanno le prescrizioni, ma anche i malati e coloro che non lo sono, gli agricoltori ed infine i consumatori.
In quanto esperto posso qui affermare che il controllo dei prodotti alimentari è lassista o praticamente inesistente ed è per questo che noi assorbiamo quotidianamente dei nitrati, dei residui di pesticidi, dei fungicidi, degli erbicidi, dei coloranti, dei conservanti, ed ogni specie di additivi alimentari ufficialmente regolamentati.
A titolo di esempio vi segnalerò che ogni europeo assorbe circa 3 kg. di nitrati all'anno, nitrati che nell'organismo si trasformano in nitrati cancerogeni. E ci si stupisce di veder progredire il numero dei tumori (30 % in 10 anni di tumori organici, che adesso colpiscono anche i bambini in tenera età: questo non si era ancora visto prima).
Questi nitrati provengono dai concimi dispensati a profusione dagli agricoltori su terreni esauriti, che senza di essi non produrrebbero più niente. In Olanda, le terre che in passato furono strappate al mare e che in seguito sono state coltivate per 30 anni intensivamente con concimi, sono talmente inquinate che vengono restituite al mare, distruggendo le dighe.
Le industrie chimiche hanno rovinato l'agricoltura europea e la salute dei suoi consumatori. Ma che ne è dell'inquinamento provocato dai medicinali?
Contrariamente a ciò che viene predicato dalle strutture mediche e che è ripreso ed amplificato dai media, la medicina e la farmaceutica non hanno fatto indietreggiare minimamente la malattia e la morte. Al contrario, da cinquanta anni, la vita media degli individui non ha subito variazioni. Ciò che ha fatto indietreggiare la malattia e la morte è stata la fine delle guerre, delle epidemie e delle pandemie che seguivano. E' l'osservazione delle regole di igiene che permette in modo particolare la sopravvivenza dei nuovi nati.
A nulla servono, perciò, gli inserimenti e i trapianti d'organi, con i quali la televisione ci bombarda, poiché si sa che qualche anno dopo essi sfociano in tumori a causa dell'impiego di sostanze antirigetto che deprimono il sistema immunitario dei pazienti.
A nulla servono certi farmaci che curano l'ipertensione e che fanno morire di pneumopatia, mentre sarebbe sufficiente seguire una dieta alimentare rigida. A nulla servono migliaia di specialità, più di 10.000 in media nei paesi europei, che non solo non guariscono le affezioni ma ne provocano altre più temibili.
A nulla servono i tranquillanti e gli antidepressivi (la Francia detiene il primato mondiale di consumo in questo campo: 5 volte più che negli Stati Uniti). Sarebbe sufficiente cambiare lo stile di vita, eliminando in tal modo le cause della depressione.
A nulla servono milioni di esperimenti effettuati su animali per la messa a punto dei medicinali, se qualsiasi scienziato serio vi dirà che i risultati così ottenuti non sono estrapolabili ad altre specie animali e tanto meno all'uomo. I criteri di valutazione della tossicità delle sostanze che entrano nella composizione dei medicinali sono da rivedere totalmente in quanto antiscientifici; in realtà la maggior parte dei medicinali risulta dannosa per la salute umana. [...]

 Louis Bon de Brouwer

tratto da una conferenza al Congresso della Società Internazionale dei Medici per l'Ambiente. Lucerna (CH), aprile 1993: http://www.antivivisezione.it

sabato, febbraio 07, 2004

Pratica chirurgica e test su animali

Questo scritto è un estratto delle pagine 167-169 del libro (disponibile solo in inglese):
"Specious Science" di Ray Greek e Jean Swingle Greek, Ed. Continuum, Londra-New York, 2002.

La chirurgia è una pratica invasiva, e può essere causa di grossi danni se il chirurgo non è esperto. I chirurghi fanno esperienza in modo graduale, prima osservando i più esperti operare sugli esseri umani, poi operando sotto la diretta sorveglianza degli stessi esperti. Quindi, imparano "dove sta cosa", come avvengono i processi fisiologici, quali procedure funzionano meglio, e che tipo di anormalità possono sorgere... negli umani.

Alcune università obbligano ancora gli studenti dei primi due anni a frequentare il tradizionale "laboratorio dei cani". In questo laboratorio, gli studenti imparano come agiscono i farmaci sui polmoni e sul cuore, e come effettuare certi piccoli interventi come l'inserimento di una cannula endotracheale ("intubazione endotracheale") in un cane. Gli insegnanti di fisiologia, pagati per supervisionare il lavoro in laboratorio, si giustificano dicendo che non è possibile lasciare che gli studenti inseriscano la loro prima cannula endotracheale da soli in una sala del pronto soccorso. Chi mai lo permetterebbe? Ma non è questo ciò che avviene, in realtà. Gli studenti, come gli altri chirurghi interni, osservano numerose procedure di inserzione prima di provare a farne una. Quando questo accade non saranno soli ma avranno due o tre medici a supervisionare il lavoro. Solo dopo varie inserzioni supervisionate le nuove leve potranno eseguirne una da soli. Inoltre, ci sono molte differenze tra "intubare" un cane sotto anestesia ed eseguire tale operazione in un uomo sveglio, con un'anatomia diversa da quella del cane. Se si tratta l'essere umano come un cane, vi saranno serie complicazioni.

C'è una tale resistenza ad eliminare i laboratori su animali che sono stati svolti ben pochi studi in merito. Ma quelle rare volte che sono stati fatti, non sono riusciti a dimostrare alcun vantaggio portato dai laboratori su animali. Per esempio, alcuni ricercatori della Tulane University hanno esaminato il tasso di complicazioni per la procedura di colecistectomia laparoscopica, allora relativamente nuova, consistente nella rimozione della cistifellea con un endoscopio. Non c'era alcuna differenza tra la percentuale di complicazioni negli interventi di chi si era prima allenato su animali e chi non l'aveva fatto.

Oggi ci sono molti modi per far pratica chirurgica senza usare un umano o un animale vivo. La ditta Simulab Corporation di Seattle costruisce simulatori per l'insegnamento di tecniche di laparoscopia. Fabbricano anche simulatori per far pratica di inserzione di cannule endotracheali, di tracheotomia, di pericardiocentesi e di lavaggio peritoneale, completo di tessuto sanguinanti. I medici spesso fanno pratica sugli animali per curare i traumi più gravi, come ferite d'arma da fuoco, gravi incidenti automobilistici, e così via. Anche a causa del costo degli animali, i corsi di Advanced Trauma Life Support (ATLS) sono molto cari. Un ospedale in Georgia ha dimezzato i suoi costi eliminando i cani dal corso e usando invece cadaveri umani. I partecipanti hanno valutato il corso come equivalente o migliore di quello che utilizza i cani. Più recentemente, alcuni studi hanno rivelato che i medici che seguono i corsi ATLS preferiscono usare cadaveri umani anziché animali. Il Maryland Shock-Trauma Institute, uno dei più grandi centri per la cura dei traumi negli Stati Uniti, usa da dieci anni cadaveri umani anziché animali vivi, con risultati e valutazioni eccellenti.

Questo non deve sorprendere. Se si vogliono operare e curare gli umani, è del tutto sensato far pratica sui cadaveri. Uno degli obiettivi primari di questo corso è insegnare ai medici ad aprire una via per l'aria in pazienti in condizioni critiche, il primo passo in qualsiasi situazione di emergenza. Per darvi un'idea di quanto i modelli animali siano inadatti, sappiate che nei gatti, usati spesso per far pratica, la cannula endotracheale si posizione, nell'animale, in direzione opposta di 180 gradi rispetto agli umani - una differenza piuttosto rilevante.

Salvatore Rocca Rossetti, chirurgo e Professore di Urologia presso l'Università di Torino, afferma che:

Nessuno è diventato chirurgo grazie alle operazioni svolte su animali. Si possono solo imparare cose sbagliate, provando sugli animali. L'ho visto accadere durante svariati decenni di professione, anche come dirigente ospedaliero. Ho eseguito decine di migliaia di operazioni sugli umani senza mai eseguirle prima su animali.

Il dottor Werner Hartinger, tedesco, si dichiara d'accordo:

L'affermazione che spesso si sente, che la sperimentazione animale è vitale per l'addestramento dei chirurghi, e che la pratica sugli animali vivi è necessaria per ottenere abilità manuale, esige una risposta. Un chirurgo acquisisce la sua esperienza di base osservando i più esperti e facendo poi da assistente al suo insegnante. In seguito, in dipendenza dall'esperienza, abilità e destrezza acquisite, partecipa all'intervento chirurgico, supervisionato dai più esperti, finché il chirurgo responsabile del suo addestramento decide di lasciarlo iniziare a operare da solo. La conoscenza specialistica in microchirurgia si ottiene allo stesso modo, perché anche l'operare al microscopio chirurgico non richiede di operare gli animali.

Pensate a dove i chirurghi potrebbero arrivare se i fondi ora destinati alla sperimentazione animale fossero invece destinati a sviluppare e usare le tecnologie per educare e allenare i futuri chirurghi. Si otterrebbero progressi enormi, progressi oggi ostacolati solo dall'ignoranza.

da: www.novivisezione.org

mercoledì, febbraio 04, 2004

“L’uomo non è così piccolo come appare dall’esterno.
In effetti contiene tutto il cielo dentro di lui, contiene tutti gli oceani. Sì sembra solo una goccia ma la sua apparenza è molto illusoria. E la scienza lavora ancora solo sulla sua apparenza, la goccia.
Quelli che sono penetrati profondamente nella coscienza umana sono stati sorpresi di trovare che più vai nel profondo, l’uomo diventa sempre più vasto.
Quando tu raggiungi il centro, lui è tutto l’universo.
E questa è l’esperienza della divinità.
Meditate ed andate sempre più nel profondo dentro di voi.
E’ già lì, dobbiamo semplicemente scoprirlo.”

Osho