La Pecora Nera

Zooetica, Ecologia, Etologia e dintorni...

sabato, gennaio 31, 2004

AMBIENTE: ORGANI FEMMINILI IN MASCHI BALENE, DELFINI E FOCHE

Secondo un studio di ricercatori, la causa sarebbe l’inquinamento crescente dei mari.

29 gennaio 2004 - Era già successo a molluschi, pesci e cuccioli di orsi polari. Un nuovo studio ha ora dimostrato che anche i maschi di diverse specie di mammiferi marini come balene, delfini, lontre marine e foche stanno sviluppando tratti ermafroditi, a causa dell'effetto di sostanze chimiche e ormonali che si diffondono con l'inquinamento.
"Gli effetti variano da cambiamenti biochimici e cellulari di portata minore fino ad impatti gravi sull'intera popolazione e sulla biodiversità di intere comunità animali", ha dichiarato il professor Peter Matthiessen del Centre for Ecology and Hydrology del Lancaster Environment Centre, il quale ha condotto lo studio.
Durante una conferenza stampa tenutasi a Londra, il professore ha riportato l'esempio di una popolazione di balene Beluga nell'estuario del fiume St Lawrence, in Canada, le quali mostrano "una serie di anormalità di portata significativa".
Tali cambiamenti sono causati da agenti chimici che agiscono sul sistema ormonale presenti in grande quantità nelle vernici utilizzate per dipingere gli scafi delle navi e da estrogeni diffusi soprattutto dagli scarichi degli impianti fognari.

(Ansa )

postato da NonoCielo 22:20 | commenti | denuncia e petizioni, ecologia

venerdì, gennaio 30, 2004

UNA FIRMA CONTRO LA CORRIDA

http://www.infolav.orgLa corrida non è una sfida leale tra un uomo, il matador, e un toro; è un evento pianificato affinché l’animale non possa vincere. Nell’arena il toro viene affrontato secondo un rituale prestabilito da una serie di uomini armati in vario modo. Gli aiutanti del matador hanno il compito di confondere e stancare l’animale. I picadores a cavallo affondano una lancia nella schiena del toro, straziando i muscoli del collo obbligandolo ad abbassare la testa, per il colpo finale.
I banderilleros piantano degli arpioni colorati sul dorso dell’animale, lacerando ulteriormente le ferite. Solamente a questo punto il matador affronta da solo il toro, ormai stanco e indebolito, cercando di ucciderlo con un colpo di spada al cuore. Spesso il toro viene infilzato diverse volte prima che cada al suolo. Dopo il “combattimento”, gli viene spezzata la spina dorsale, tagliate le orecchie o la coda, poi donate al matador come trofeo. Spesso il toro è ferito a morte e paralizzato, ma ancora vivo, quando viene legato per le corna e trascinato fuori dall’arena.


La corrida a Barcellona
www.infolav.orgSolo lo scorso anno, nell’arena di Barcellona sono stati uccisi oltre 100 tori in nome dello “spettacolo”. Di fronte alla folla pagante, per circa venti minuti, otto o più uomini torturano un toro con strumenti diversi prima di ucciderlo. Nel 2004 Barcellona ospiterà il Forum Universale delle Culture, un evento presentato come “il grande incontro per il mondo che vogliamo”. La LAV e l’associazione spagnola ADDA chiedono che Barcellona ponga fine al crudele spettacolo delle corride e promuova al suo posto una cultura senza tortura.

Firma la petizione anticorrida (sito LAV)!

LA VIVISEZIONE: UNA MINIERA D'ORO PER LE CASE FARMACEUTICHE

I vivisettori e le case farmaceutiche sono ben più che consapevoli che ciò che vale per un animale non vale necessariamente anche per l'uomo, e a seconda dei loro interessi sfruttano questa ambiguità a loro vantaggio. Se hanno interesse ad introdurre una sostanza sul mercato, sosterranno che il test sull'animale non è in grado di provarne gli effetti sull'uomo, riuscendo così a uscire incolumi da eventuali processi dovuti alla tossicità dei farmaci messi in commercio.

La sperimentazione animale è quindi una miniera d'oro per le case farmaceutiche, che permette loro di introdurre sul mercato qualsiasi tipo di sostanza senza doverne poi pagare le conseguenze in caso di catastrofe. I disastri della vivisezione hanno comportato milioni di morti dovuti alla tossicità di farmaci, e milioni di bambini nati malformati a causa della teratogenicità di alcune sostanze assunte dalle madri in gravidanza, risultate però innocue sugli animali da esperimento. Il caso forse più famoso a proposito è quello del talidomide o contergan, messo in commercio come "tranquillante innocuo, adatto soprattutto alle gestanti". Senza considerare che la quinta causa di morte negli USA è dovuta alla iatrogenicità dei farmaci.

Le ragioni per sperimentare sugli animali però esistono e sono prevalentemente di tipo economico. Grazie alla vivisezione le case farmaceutiche possono tutelarsi nel caso i loro farmaci provochino danni alle persone che li assumono, dichiarando che la sperimentazione sugli animali prevista dalla legge non ha sortito effetti simili. Solo negli ultimi undici anni in Italia sono state ritirate dal mercato più di 22.000 specialità farmaceutiche, perché rivelatesi non idonee o pericolose, nonostante la sperimentazione animale avesse garantito la loro innocuità. Anche l'istituzione universitaria comporta che la vivisezione sia una pratica largamente in uso, infatti per far carriera in questo ambito ci si basa sul numero di pubblicazioni prodotte, e l'utilizzo di animali rappresenta la via più facile e veloce, senza dare importanza al fatto che gli ciò che viene scoperto sia poi di qualche utilità per l'uomo. Inoltre la vivisezione è un business che fa girare miliardi di euro, esistono multinazionali che allevano animali adatti alla sperimentazione, che rispondono cioè a determinati canoni standard. Poi vi sono le industrie produttrici di cibi standard, di gabbie di contenzione, di stabulazioni, ditte addette ai trasporti e così via.

dal sito: www.mediciinternazionali.org

L'ANTIVIVISEZIONISMO SCIENTIFICO

L'antivivisezionismo scientifico combatte la vivisezione criticandola perché ritenuta una pratica scientificamente non valida, trascurando nelle sue considerazione tutti gli aspetti etici perché la non validità scientifica della vivisezione può prescindere da essi. Inoltre oltre a non avere valore scientifico per le ragioni esposte di seguito, la sperimentazione animale è anche una pratica pericolosa, che conduce a risultati spesso catastrofici per la salute umana.
La critica scientifica alla vivisezione è esercitata da persone che lavorano direttamente nel campo medico-scientifico, quindi scienziati, medici e ricercatori.

La prima considerazione avanzata si basa sul fatto che uomo e animale, qualunque animale, presentano differenze tali da non poter essere utilizzati l'uno come modello dell'altro. Lo stesso vale anche per le specie animali tra di loro, nessun animale, nemmeno un ceppo di animali appartenenti alla stessa specie, può fungere da modello per un altro ceppo e tanto meno per un'altra specie. Le differenze sono evidenti sul piano anatomico, fisiologico, metabolico e così via, conseguenza nella differenza del patrimonio genetico che è unico di ogni specie. Persino l'animale con cui condividiamo il 98% dei nostri geni è incredibilmente diverso da noi.
La presenza di analogie, come il fatto di avere una bocca e due occhi, o di avere un fegato e dei reni, non è sufficiente sul piano scientifico per utilizzare specie diverse come modello per un'altra.

Infatti dietro a queste grossolane somiglianze vi sono meccanismi metabolici, fisiologici, chimici che sono altamente specie-specifici e a volte variano persino da individuo a individuo all'interno della stessa specie, tanto che gli esperimenti vanno eseguiti su un campione rappresentativo di soggetti per ovviare alle differenze individuali.
Come si può allora pretendere di estrapolare i risultati dei test su animali per applicarli all'uomo, e in base a quale criterio si sceglierà la specie animale da utilizzare?
La divisione in due categorie uomo e animale è del tutto fuorviante in questo senso, in quanto fa pensare che nell'insieme "animale" tutti i componenti siano tra loro equivalenti. Il principio che sottende a questa distinzione non è di carattere scientifico, ma è dettato da una distinzione morale che esclude gli animali dalla sfera etica e quindi li rende disponibili come soggetti sperimentali, creando un grande calderone dal quale attingere, e in questo senso un animale vale l'altro.

Gli esperimenti sugli animali non possono quindi condurre a nessuna conoscenza per quanto riguarda l'uomo, possono invece rallentare o impedire l'avanzamento della scienza in questo campo quando non sono addirittura dannose, come si è continuamente verificato nella storia della medicina.

I test di sostanze o farmaci eseguiti su animali danno risultati viziati da un errore metodologico di fondo, ovvero l'utilizzo del modello animale per l'uomo, e in più non rispondono ai criteri di validità e riproducibilità. La risposta dell'animale ad un dato stimolo dipende largamente dalle condizioni sperimentali come l'età dell'animale, il sesso, l'illuminazione della stanza, l'alimentazione, la temperatura e così via. Una stessa sostanza somministrata in condizioni diverse può portare a risposte del tutto dissimili. La finalità del test sull'animale è quella di ottenere delle indicazioni che predicano il risultato che la sostanza testata, piuttosto che la tecnica chirurgica utilizzata, avranno poi sull'uomo. Ma il risultato che si ottiene sarà valido solo per quella specie animale sotto quelle determinate condizioni in cui si è svolto l'esperimento, non potrà essere esteso all'uomo per le ragioni sopra descritte. Lo scopo dell'esperimento viene perciò eluso, ciò che si voleva scoprire non è raggiungibile con questo metodo. L'unica cosa che potrà essere stabilita sarà, dopo che la stessa sostanza verrà somministrata ad un essere umano, se l'uomo e l'animale hanno reagito similmente o meno, ma questo solo dopo aver osservato la risposta dell'uomo e averla paragonata con quella dell'animale. E anche ammettendo che la reazione risulti essere simile, lo sarà solo per quella particolare sostanza o tecnica chirurgica sperimentata sotto quelle particolari condizioni, e non generalizzabile ad altre sostanze o a condizioni sperimentali diverse.

dal sito: www.mediciinternazionali.org

mercoledì, gennaio 28, 2004

Scimmie generose o egoiste?
Il comportamento degli scimpanzé è simile a quello umano

Avete mai dato parte del vostro dessert a un amico soltanto perché smetta di infastidirvi e di chiederlo? Non siete i soli: anche gli scimpanzé e altre scimmie condividono il proprio cibo con gli altri per evitare le scocciature e farsi lasciare in pace.
Indagare sui motivi che spingono alcuni animali a donare il cibo agli altri è difficile. Alcune teorie, in passato, suggerivano che gli animali più generosi avrebbero potuto beneficiare in seguito di una gentilezza simile. Ma un nuovo approccio di Jeffrey Stevens dell'Università del Minnesota sembra fornire una spiegazione più semplice e soddisfacente per tutti: chi mendica ottiene il cibo e chi lo offre viene lasciato in pace.
Stevens ha studiato alcuni scimpanzé (Pan troglodytes) e scimmie scoiattolo (Saimiri boliviensis), ponendoli in una gabbia e fornendo loro frutta da mangiare. In una gabbia vicina c'era un esemplare affamato della stessa specie. I primati molto raramente passavano cibo attraverso le sbarre al loro vicino affamato. Ma se le due gabbie erano in comunicazione, dando al secondo la possibilità di chiedere, rubare o lottare per il cibo, la condivisione era la regola.
Secondo Stevens, il comportamento delle scimmie è analogo a quello di un genitore che compra un giocattolo al proprio bambino pur di farlo stare buono. "Si tratta di un modo egoista - spiega il ricercatore - per porre fine alle costanti molestie". Curiosamente, gli scimpanzé affamati infastidiscono maggiormente i loro vicini quando il cibo è tagliato in pezzi più piccoli. Ciò potrebbe rispecchiare il fatto che i "mendicanti" hanno più probabilità di ricevere un dono se questo non intacca in modo significativo il cibo a disposizione.
La teoria di Stevens potrebbe spiegare anche molti esempi di "generosità" umana.

J. R. Stevens, The selfish nature of generosity: harassment and food sharing in primates. Proceedings of the Royal Society of London B, pubblicato online, doi:10.1098/rspb.2003.2625 (2004).

www.lescienze.it






lunedì, gennaio 26, 2004

"All'Istituto Europeo di Oncologia non si useranno per niente animali di laboratorio. Lo spazio inizialmente previsto per gli stabulari è stato soppresso e trasformato in laboratorio di colture cellulari". Questa dichiarazione del prof. Umberto Veronesi è indicativa di una presa di coscienza, forse un pò tardiva, dell'inutilità della sperimentazione su animali nella ricerca contro il cancro. Le recenti scoperte nel campo della biologia molecolare, rallentate e ritardate dalle molto meglio sovvenzionate prove su animali, offrono invece nuove speranze e prospettive. È sempre il prof. Veronesi che ne descrive l'origine: "Gran parte delle ricerche sul cancro svoltesi nella prima metà di questo secolo è stata eseguita, come si è visto, soprattutto su animali di laboratorio. Si sperava di ottenere un modello sperimentale che riproducesse nell'animale le condizioni di sviluppo dei tumori umani e di poter trasferire all'uomo i risultati ottenuti.

Ma intorno agli anni Sessanta ci si è resi conto che questa seducente ipotesi di lavoro non era realizzabile. I tumori dei topi, dei ratti, dei polli o delle cavie sono sostanzialmente diversi da quelli dell'uomo; diverso è il loro modo di formarsi; diverso il loro modo di accrescersi; diverso è il loro modo di metastatizzare. Perciò, nonostante l'enorme mole di informazioni che gli studi sperimentali ci avevano fornito sul fenomeno "cancro", l'utilizzazione in campo umano di tali informazioni rimaneva nel complesso trascurabile. Era dunque necessario trasferire le ricerche direttamente sui tumori dell'uomo". Attualmente vengono preparati modelli in provetta utilizzando cellule in coltura dell'ammalato stesso. Risulta di conseguenza possibile studiare sia il tumore che la terapia in maniera scientifica, dettagliata e precisa. 80 anni di prove su animali hanno fornito soltanto informazioni inutili ma, purtroppo, non è ancora finita.

da http://www.progettogaia.it/

sabato, gennaio 24, 2004

I campi d'applicazione della vivisezione sono molteplici: il 59% degli animali vengono impiegati in esperimenti di farmacologia; una percentuale più bassa è utilizzata per la "ricerca medica", cioè per lo studio delle malattie; una parte è impiegata negli esperimenti per i test sui cosmetici; un'altra parte in esperimenti di psicologia e una percentuale più bassa per i test bellici o didattici. Gli esperimenti di tossicità sono "trasversali" a questa classificazione perché vengono effettuati in campo farmacologico, medico, cosmetico, etc. In Italia, il 75% dei test su animali riguardano la tossicità. I luoghi in cui questi esperimenti avvengono sono per circa il 60% (dati britannici) industrie e laboratori privati, per il 33% università e scuole di medicina, mentre il restante 7% si suddivide tra laboratori pubblici e dipartimenti governativi.

Gli animali vengono devocalizzati per impedire loro di urlare; vengono avvelenati, ustionati, accecati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, schiacciati, sottoposti a ripetute scariche elettriche attraverso elettrodi conficcati nel cervello, infettati con qualsiasi tipo di virus o batterio, anche quelli che non colpiscono gli animali, come il treponema pallidum per la sifilide o l'HIV per l'AIDS. Tutti i test sono dolorosi per l'animale; non vi sono mai casi in cui non ci sia sofferenza; la prigionia in sè è già una tortura significativa.

Inoltre, il 63% degli esperimenti (dati britannici) viene compiuto senza anestesia, un altro 22% con anestesia solo parziale. Gli esperimenti di psicologia sono particolarmente crudeli, perché sottopongono gli animali ad ogni forma di stress fisico e psicologico, nel tentativo assurdo di riprodurre e studiare le malattie mentali degli esseri umani e le loro cause. Si compiono, ad esempio, migliaia di esperimenti sulla "deprivazione materna", sull'isolamento e sull'aggressività.

Da un punto di vista etico non può esserci alcuna giustificazione a questo massacro legalizzato. Chi sostiene la vivisezione accusa chi la combatte di "sentimentalismo" nei confronti degli animali, e chiede spesso: "preferite salvare un topo piuttosto che un bambino?", facendo leva, egli stesso, sulle emozioni (ma di verso opposto). La risposta giusta a questa domanda è: "preferiamo salvare sia il bambino che il topo" perché, al di là delle spiegazioni scientifiche, che leggerete dopo, secondo cui la sperimentazione sull'animale può causare la morte anche del bambino, è importante capire che una scienza in cui si adotti il principio che "il fine giustifica i mezzi" è una scienza malata, in cui qualsiasi atrocità, anche sull'uomo, potrà essere legittimata, come ci insegna il triste passato dei lager nazisti.

da: http://www.novivisezione.org

giovedì, gennaio 22, 2004

VEGETARIANI O CARNIVORI?

Nonostante l'uomo si sforzi di nascondere a se stesso la verità, la realtà è una sola (e la dimostreremo successivamente): noi non siamo carnivori. Analizzando con scrupolosità il corpo umano e i suoi processi digestivi, non si può che giungere a questa conclusione.
Se davvero l'uomo è un carnivoro (come molti, anzi moltissimi, credono), perché non mangia la carne come tutti gli altri veri carnivori, e cioè cruda? Sarebbe opportuno porsi di tanto in tanto questo genere di domande, senza dare tutto per scontato e senza dare credito alle altrui opinioni a scatola chiusa.
Molti biologi e fisiologi sono d'accordo nell'affermare che l'uomo, in realtà, non è fisiologicamente "costruito" per mangiare carne, e offrono prove estremamente convincenti. Vediamo quali: la classe dei carnivori ha una struttura fisica predatoria (artigli, canini sviluppati), intestino breve (solo 3 volte la lunghezza del tronco) e fortemente acido (10 volte di più di un normale erbivoro); l'intestino breve, lungo 3 volte il tronco, serve ad evitare una sosta troppo prolungata della carne ingerita, in quanto essa è facilmente putrescibile. L'intestino breve, inoltre, è fortemente acido perché deve neutralizzare le sostanze tossiche carnee.
Vediamo come avviene la digestione della carne: una volta giunta nello stomaco la carne ha bisogno, per essere digerita, della secrezione di succhi gastrici ricchissimi di acido idrocloridico. I carnivori, infatti, secernono grandi quantità di acido idrocloridrico, atto a sciogliere le ossa. Il tratto intestinale dove avviene l'ultima parte della digestione, che serve a far passare gli elementi nutrivi nel sangue, deve per forza di cose essere meno lungo possibile: si deve considerare, infatti, che il pezzo di carne altro non è che un cadavere in putrefazione che crea velenosi rifiuti all'interno del corpo. Il carnivoro, quindi, deve liberarsene il più presto possibile. Il problema, per i non carnivori, è la lunghezza del tratto intestinale, che a volte è lungo addirittura 20 volte il tronco. Se i non carnivori mangiassero carne, questa rimarrebbe nel loro corpo un tempo troppo lungo, avvelenandoli.
Passiamo alla classe degli erbivori: struttura fisica forte ma non aggressiva, dentatura priva di veri incisivi superiori per addentare frutti, e canini per dilaniare; intestino lungo sino a 20 volte il tronco, enzima digestivo capace di trasformare e assimilare la cellulosa delle piante. Gli erbivori secernono una quantità minima di acido idrocloridrico, non sufficiente a digerire del tutto la carne.
Poi c'è la classe degli onnivori, parenti stretti dei carnivori, che conservano una certa aggressività e sono simili in molte caratteristiche fisiche ai carnivori; molti, ad esempio, non collocano il cane tra i carnivori, poiché se nutrito di sola carne esso muore.

Adesso osserviamo l'uomo: struttura fisica non aggressiva, tubo digerente lungo 12 volte la lunghezza del tronco, mandibole deboli e non pronunciate, secrezione salivare idonea (grazie alla ptialina) agli amidi dei cereali, dentatura sviluppata soprattutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari piatti e robusti per macinare semi, stomaco debole e poco acido, che non possiede gli enzimi adatti a neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dalla decomposizione della carne; inoltre il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico: frutti, cereali ed ortaggi hanno queste capacità, la carne no. L'intestino crasso, inoltre, per ottimizzare la sua funzione deve avere un contenuto acido: i semi, le radici e i frutti lasciano nel crasso residui acidi, mentre le carni lasciano residui alcalini: ammoniaca e basi diverse. Fisiologicamente l'uomo è più simile ai mangiatori di piante e agli animali da pascolo e da foraggio (come le scimmie, gli elefanti e le mucche), che non ai carnivori come tigri e leopardi. I carnivori, ad esempio, non traspirano dalla pelle: la temperatura corporea viene regolata con il respiro accelerato e l'estrusione della lingua. Gli animali vegetariani, invece, sono dotati di pori sudoriferi per eliminare le impurità e regolare la temperatura.

da: http://web.tiscali.it/vitasenzacarne

martedì, gennaio 20, 2004

A PROPOSITO DI PROTEINE...

La domanda che molti si pongono è: senza la carne posso soddisfare il mio fabbisogno giornaliero di proteine? La disinformazione, in questo campo, raggiunge livelli spaventosi e, con un po' di ricerca, si può scoprire che la maggior parte dei luoghi comuni che ogni giorno sentiamo sono soltanto falsità.
Prima di tutto, analizziamo la definizione di "proteina". Nel 1838, un chimico olandese, Gerrit Jan Mulder, isolò una sostanza contenente nitrogeno, carbonio, idrogeno, ossigeno e altri elementi in traccia. Egli dimostrò che questo composto chimico è la base della vita e lo battezzò "proteina", che significa primo stadio. In seguito è stato dimostrato che le proteine sono essenziali per la vita: tutti gli organismi ne devono ingerire una certa quantità per vivere perché, si scoprì dopo, le proteine sono composte di amminoacidi, i "mattoni" su cui si costruisce la vita.
Le piante sono in grado di sintetizzare gli amminoacidi, a partire dall'aria, dalla terra e dall'acqua; gli animali, invece, dipendono dalle piante per le proteine, o mangiandole direttamente o indirettamente attraverso la carne di altri animali che le hanno a loro volte mangiate e metabolizzate. Quindi solo in regno vegetale ha la capacità di produrre proteine. Gli uomini hanno la possibilità di scegliere se assumere le proteine direttamente dalle piante oppure indirettamente dalla carne macellata e con costi elevati (uno dei motivi per i quali la carne costa così tanto è che gli animali vengono costretti a ingurgitare spropositate quantità di proteine vegetali prima di raggiungere la stanza da macello).

Non esistono quindi amminoacidi nella carne che non siano derivati dalle piante.
Mangiare cibi vegetali ha l'ulteriore vantaggio di combinare gli amminoacidi con altre sostanze essenziali per la corretta utilizzazione delle proteine: carboidrati, vitamine, sali minerali, enzimi, ormoni, clorofilla e altri elementi che solo le piante possono fornire.
Gli amminoacidi sono 22, di cui 14 "non essenziali" e 8 "essenziali". "Essenziali" perché il corpo non può produrli autonomamente e ha bisogno di assumerli dai cibi. Gli amminoacidi "essenziali" sono: leucina, isoleucina, valina, lisina, triptofano, treonina, metionina, e fenilalanina. Fino agli anni '50 la carne era considerata un'ottima fonte di proteine, in quanto contiene tutti e otto gli amminoacidi "essenziali", ma al giorno d'oggi noi sappiamo che anche molti alimenti vegetali contengono tutti e otto gli amminoacidi (anche se non in proporzioni perfette), e in molti casi sono addirittura superiori, dal punto di vista nutrizionale, della carne.
In parole povere gli amminoacidi "essenziali" esistono in abbondanza in alimenti senza carne. Quali? Il grano, i legumi i prodotti del latte sono tutti concentrati di proteine; trenta grammi di lenticchie o di arachidi, ad esempio, contengono più proteine di un hamburger o di una bistecca di maiale. Molte autorità in campo medico sono d'accordo nell'affermare che i singoli alimenti vegetariani contengono proteine più che sufficienti.

Dal sito: http://www.progettogaia.it/







lunedì, gennaio 19, 2004

L'oceano è rumoroso e le balene muoiono

Studi scientifici attestano il collegamento tra il rumore prodotto dai sonar e le morti di cetacei marini. Quando balene, delfini o altri mammiferi marini si arenano sulle spiagge è possibile che stiano fuggendo dal rumore.

Secondo due ricerche la causa indiretta della morte di decine di balene, delfini e altri cetacei spiaggiati potrebbe essere l'esposizione a determinati tipi di sonar usati durante le manovre militari.

La prima è apparsa sulla rivista Nature. Un gruppo di studiosi, guidati da Paul Jepson dell'Institute of Zoology di Londra, ha collegato la morte di 14 balene, avvenuta lo scorso anno presso le isole Canarie, alle esercitazioni navali della marina militare spagnola. Il rumore prodotto dai sonar avrebbe spaventato gli animali che sarebbero tornati a galla troppo velocemente, rendendoli vulnerabili all'embolia. Il fenomeno si verifica quando una persona immersa risale alla superficie troppo velocemente. Lo sbalzo di pressione troppo rapido provoca la formazione di bollicine di ossigeno nel sangue che possono scoppiare provocando lesioni letali. Secondo i ricercatori, la stessa patologia potrebbe colpire anche i cetacei.

La seconda è la relazione del biologo statunitense Kenneth Balcomb che ha stabilito che gli animali si sono arenati a causa del disturbo provocato da trasmissioni radar provenienti dalle navi militari che si esercitavano nei dintorni. L'allarme è stato lanciato da Kenneth Balcomb, capo del Center for Whale Research a Friday Harbor, che con l'aiuto di volontari dell'Earthwatch Institute di Boston, ha dovuto soccorrere circa sedici esemplari di balene e un delfino. Al momento dell'autopsia i biologi hanno trovato tracce di emorragie intorno alle ossa del sistema cerebrale e uditivo. Secondo Balcomb sia le frequenze medie che quelle basse possono provocare effetti di risonanza nelle cavità piene d'aria delle balene.

Questa ricerca ha rafforzato la posizione degli scienziati che si oppongono alle proposte di legge che giacciono presso il parlamento nord americano e che mirano a rendere più semplice l'ottenimento dei permessi per fare esperimenti rumorosi negli oceani e ad esentare la marina militare Usa dalla regolamentazione del Marine Mammal Protection Act (Mmpa) del 1972.

Ricordiamo che lo strumento incriminato è un sonar attivo: uno strumento che diversamente dal sonar passivo, che "ascoltava" i rumori di una nave o di un sub per localizzarlo, emette una massiccia serie di onde sonore per lo stesso scopo.
Per l'uomo, un suono di 85 dB causa un danno permanente all'orecchio e un suono di 125 dB causa dolori.

Tomaso Scotti da www.lifegate.it

domenica, gennaio 18, 2004

Tutti quegli animali sacrificati per il mercato

6 gennaio 2004,Corriere della Sera.

Già l’anno scorso Animalasia, associazione che lotta per le sorti degli animali nei Paesi asiatici, dagli orsi delle fattorie della bile ai cani e gatti scuoiati e bolliti vivi, aveva segnalato i mercati di bestiole della Cina meridionale come possibile epicentro di un ritorno della Sars. Non sempre le profezie si compiono e quando lo fanno scelgono talvolta una via diversa da quella lasciata supporre. Scrisse Leonardo da Vinci: «Verrà un giorno in cui l’uccisione di un animale verrà giudicata altrettanto grave di quella di un uomo». Potrebbe accadere, ma forse non sulla spinta di una revisione morale, bensì per paura. Per terrore dei nuovi morbi, frutto della determinazione a trattare gli animali come merce inanimata, ignorandone il dolore e infliggendo loro esistenze deformi in obbedienza a logiche commerciali. L’Asia è lontana, ma anche da noi l’industrializzazione del mercato della carne e delle pelli ha condotto a un’aberrazione del rapporto uomo-animale di cui non si parla, poiché coinvolge enormi interessi economici. Gli allevamenti sono ormai quasi tutti intensivi e considerano la mucca o il visone vivi per caso, nell’esclusiva funzione di prodotto. Talvolta gli animalisti conducono le loro campagne in toni esasperati; poco spesso viene però ricordato come si ritrovino schierati contro un sistema che per funzionalità arriva a tagliare il becco a polli ancora vivi con una lama rovente, che esistono mattatoi in cui si fanno a pezzi animali coscienti, che infiniti maiali e vitelli non hanno mai visto la luce del sole né hanno mai camminato perché bloccati da cinghie. Sull’aspetto etico del criterio di sopraffazione che da sempre determina le relazioni dell’uomo con gli altri abitanti del pianeta esistono scritti autorevoli. «Del mangiar carne» di Plutarco o «La vita degli animali» di J. M. Coetzee, entrambi editi da Adelphi. Ma per ripassare in fretta la posizione dell’occidente evoluto al riguardo sono sufficienti le prime pagine di «Ecocidio» dell’economista Jeremy Rifkin, pubblicato da Mondadori nel 2001. Allora Rifkin spiegava come il nostro pianeta sia abitato da un miliardo e 280 milioni di bovini che occupano il 24% della superficie terrestre. Per stiparli, nell’America centromeridionale vengono ogni anno abbattuti milioni di ettari di foreste. Il solo bacino idrografico del Po accoglie le deiezioni di 13 milioni di ovini e suini, tre inverni fa in Nuova Zelanda c’è stato allarme per il gas metano emesso dal respiro delle pecore, presenti nel rapporto di 12 a uno con l’uomo. Tutti questi animali consumano cereali adatti a sfamare miliardi di persone. Ma la carne rimane alimento da nord ricco, che anziché morire d’inedia incomincia a fare i conti con il proprio bisogno di rassicurazione fondato sul consumo. Il primo caso di Bse fu registrato in Inghilterra nel 1986; secondo i ricercatori qualche centinaio di morti odierni rischia di essere l’inizio di una catastrofe, poiché nella variante umana la malattia può avere un’incubazione di decenni. Sembra che gli animali infetti fossero nutriti con carne di pecore morte di scrapie. Chi mangia il foie-gras ingerisce la degenerazione del fegato di un’oca ingrossato a forza di venti volte il proprio volume. Persino i sacerdoti mangiano quelle che ritengono creature inferiori. Qualcuno obietta che anche le piante soffrono, ma se dobbiamo proseguire nella visione antropocentrica dell’universo, in pochi hanno udito il grido dell’insalata recisa mentre del lamento dell’animale straziato si ha percezione certa.

Margherita d’Amico (www.animalisti.it)

giovedì, gennaio 15, 2004

Vegetarismo: domande e risposte

Se ognuno si convertisse ad un'alimentazione fatta di ortaggi e cereali ci sarebbe cibo a sufficienza per tutti?

Sicuramente. Coltiviamo così tanti cereali per nutrire gli animali che se divenissimo tutti vegetariani potremmo produrre abbastanza cibo da sfamare il mondo intero.
Il bestiame di tutto il mondo, da solo, consuma una quantità di cibo pari alle esigenze di 8 miliardi e mezzo di persone, più dell'intera popolazione dellaTerra.

L'alimentazione vegetariana non rischia di essere troppo priva di proteine?

Nella società occidentale, semmai, il problema è il contrario. Di proteine ne vengono assimilate anche troppe. Si calcola che solo negli Stati Uniti gli abitanti ne consumino adirittura 7 volte il loro necessario bisogno.
In ogni caso puoi assumere proteine a sufficienza da pane, avena, legumi, funghi, grano, verdure… quasi tutto il cibo contiene proteine.
A meno che la tua alimentazione non si basi solo su cibo scadente, è impossibile che tu non assuma proteine sufficienti per stare bene ed in salute.

Mangiare carne è una cosa naturale. La si consuma da migliaia di anni. Il nostro corpo è naturalmente predisposto al consumo di carne.

Casomai è vero il contrario. Il corpo umano sembra, al giorno d'oggi, più predisposto ad un'alimentazione vegetariana.
Gli animali carnivori hanno zanne lunghe e curve ed un tratto intestinale abbastanza corto. Gli uomini hanno unghie piatte e flessibili e quelli che noi chiamiamo "canini" sono denti minuscoli se paragonati a quelli dei carnivori o anche a quelli dei primati vegetariani come gorilla e orangutan.
I nostri piccoli denti sembrano essere addirittura più adatti a mordere la frutta che a lacerare pezzi di carne.
Noi abbiamo un tratto intestinale lungo e molari piatti che sono semmai più adatti ad un'alimentazione a base di cereali, frutta e verdura.
Mangiare carne è addirittura un rischio per la nostra salute perchè contribuisce all'insorgere di problemi cardiaci o allo svilupparsi di tumori e di molti altri problemi di salute.

Mangiare le uova però va bene. Le galline le depongono perché è nella loro natura farlo. Le uova che si comprano non sono uova fecondate.

È vero che le uova destinate alla vendita ed al consumo non sono uova fecondate. Il problema è però che spesso si ignora la tremenda crudeltà che si cela dietro alla produzione di uova. Le galline sono forse gli animali di cui più ferocemente si abusa negli allevamenti intensivi.
Ogni uovo che esce da un allevamento in batteria rappresenta 22 ore di sofferenza per la gallina che lo ha deposto.
Queste galline vivono infatti inscatolate in piccole gabbie a grate poste l'una sopra all'altra Le feci delle galline che stanno in alto cadono sulle galline che stanno in basso, le galline crescono storpie e zoppe o con problemi di osteoporosi dovuti all'immobilità forzata o alla mancanza di calcio perso nelle uova continuamente deposte. Le zampe delle galline spesso si incastrano nelle grate e così muoiono di fame perché non riescono a raggiungere il cibo. All'età di neppure due anni queste galline sono già "andate" e vengono spedite al macello.
Se dalle loro covate nascono dei pulcini, le femmine vengono allevate per la produzione di uova e i maschi, non essendo di alcuna utilità, vengono soffocati, decapitati o tritati vivi.
Se non si vuole legittimare questo stato di cose è allora indispensabile astenersi dal consumo di uova o, almeno, consumare uova (o prodotti a base di uova) che siano esclusivamente di origine biologica.

tratto da http://www.animalisti.it/