sabato, novembre 07, 2009
Sequenziato il genoma del cavallo e del maiale
Completati i primi progetti di sequenziamento del Dna di due tra i più importanti animali domestici
Si allunga la lista degli animali domestici di cui conosciamo il genoma. In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di ricerca pubblica il sequenziamento del Dna di un cavallo domestico. Quasi contemporaneamente, al meeting del Wellcome Trust Sanger Institute di Hinxton (Gb), è stato annunciato il sequenziamento del genoma di un maiale da allevamento. I due studi forniscono preziose informazioni sui processi di domesticazione, variabilità genetica tra razze, similarità e differenze con gli esseri umani.Il primo articolo presenta i risultati di uno studio cominciato tre anni fa dal Broad Institute del Mit e di Harvard. Al progetto, basato su una collaborazione internazionale che lavora da dieci anni al cosiddetto Horse Genome Project, ha partecipato anche l’Università di Pavia. Attraverso una tecnica di sequenziamento del Dna - nota come elettroforesi capillare - i ricercatori hanno sequenziato l’intero genoma di una femmina di cavallo domestico (Equus caballus) di razza Thoroughbred. Dall’analisi dei 2,7 miliardi di “lettere elencate”, è emerso che circa il 53 per cento dei geni si trova sui cromosomi nella stessa posizione occupata dal corrispettivo gene sul cromosoma umano, un fenomeno noto come sintenia. Secondo i ricercatori questa scoperta potrebbe autare in futuro la ricerca sulle malattie genetiche, dal momento che cavalli e esseri umani ne condividono circa novanta 90.
L’analisi del Dna equino ha riservato un’altra sorpresa. Osservando il cromosoma 11, i ricercatori hanno scoperto un nuovo centromero. I centromeri, elementi necessari alla replicazione cellulare, sono le regioni centrali dei cromosomi costituiti da sequenze ripetute di Dna. Il nuovo centromero è funzionale e stabile, ma non possiede sequenze ripetute di Dna. Si tratterebbe, dunque, di un’acquisizione recente nel panorama evolutivo dei mammiferi.
Per quanto riguarda il maiale, lo studio presentato riassume i risultati di un progetto nato venti anni fa per sequenziare l’intero Dna di un maiale (Sus domesticus). Ha coinvolto università e centri specializzati di tutto il mondo, raccogliendo finanziamenti per 24,3 milioni di dollari. Il genoma sequenziato, completo al 98 per cento, appartiene a un maiale di razza Duroc. Dalla sua analisi, i ricercatori sperano di poter isolare i geni utili per migliorare produzione e riproduzione e far luce sui processi immunitari e fisiologici propri della specie, anche con l’obiettivo di tutelare le numerose razze selvatiche ancora esistenti.
Considerato che i maiali sono da sempre un utile modello per lo studio delle patologie umane, i risultati del progetto, pubblici e senza alcun brevetto, serviranno a promuovere la ricerca in campo cardiovascolare, polmonare, gastrointestinale e immunologico anche della nostra specie. (m.s.)
6 novembre 2009
www.galileonet.it
venerdì, novembre 06, 2009
Gucci sceglie carta riciclata per proteggere le foreste pluviali
Gucci, il gruppo che controlla marchi di moda di beni di lusso, ha deciso di proteggere le foreste pluviali dell’Indonesia, attraverso la sua nuova politica di acquisti. La scelta prevede l’eliminazione della carta proveniente dalle foreste e dalle piantagioni dell’Indonesia, così come l’acquisto da produttori coinvolti nel processo di deforestazione.
Questa strategia di acquisti consapevoli sarà attuata entro il 2010 e sarà estesa a tutti i marchi del gruppo Gucci, tra cui Balenciaga, Yves Saint Laurent: la policy sarà estesa a tutti i prodotti a base di carta in tutte le aziende del gruppo, ed è già nota come una delle più restrittive nel campo della moda. Il Gruppo si impegna a ridurre la quantità di carta utilizzata e ad impiegare carta fatta con fibre esclusivamente riciclate, per tutti i prodotti, dai fogli delle fotocopiatrici alle shopping bags.
L’intento di Gucci, oltre a quello di proteggere le foreste pluviali indonesiane attraverso il non-acquisto, è anche quello di sensibilizzare e fare da esempio nel mondo dei marchi della moda, molto più inclini al lusso che alla sostenibilità, così come richiesto da Terra! L’associazione, assieme al Rainforest Action Network ha lanciato un appello al mondo della moda perché valuti con maggior attenzione le proprie scelte in fatto di acquisti di carta, perché a pagarne sono le foreste pluviali.
via | Terra!
Foto | Flickr
E’ da tre secoli che migliaia di fedeli induisti nepalesi, ma anche dalla vicina India, ogni cinque anni si recano nel villaggio di Bariyapur per ingraziarsi la benevolenza della divinità attraverso il sacrificio delle loro bestie. Come tradizione vuole, anche quest’anno si inizierà dall’uccisione di due ratti, un gallo e un agnello. A seguire, altre migliaia di animali, tra cui 25 mila bufali. Ma il rituale spargimento di sangue previsto stavolta ha scatenato un coro di indignazione da una variegata amalgama di organizzazioni locali e personaggi di fama internazionale.
Le preoccupazioni degli attivisti locali vanno anche al di là dei diritti degli animali. Se all’Animal Welfare Network of Nepal temono ripercussioni sull’immagine del paese himalayano, altre organizzazioni hanno posto l’accento sui rischi igienici. “Fiumi di sangue resteranno sul posto per mesi assieme alle carcasse, l’aria diventerà irrespirabile e gli unici che ne guadagneranno saranno i trafficatori di pelli”, ha sottolineato Govinda Tandon della Stop Animal Sacrifices Alliance.
L’eco della fronte animalista sembra crescere anche grazie all’adesione di personaggi noti come l’attrice Brigitte Bardot e Ram Bamjan, il 17enne nepalese che nel 2005 era stato soprannominato “il piccolo Buddha” dopo aver trascorso 10 mesi sotto un albero senza mangiare, bere e parlare. “Disturbato all’idea della carneficina”, il giovane asceta ha lanciato una campagna che sta producendo qualche frutto. “Tre cittadini ci hanno consegnato i loro bufali che erano destinati a essere sacrificati”, ha dichiarato il portavoce del ragazzo ritenuto dai suoi seguaci una reincarnazione del Buddha. Secondo il Kathmandu Post le istanze animaliste stanno facendo breccia anche in altre persone. “Molti cittadini - ha riferito il giornale locale - stanno vivendo un dilemma, se portare o no i propri animali per il sacrificio, e temono che la questione possa creare degli scontri durante il festival”.
Chi finora non ha preso posizione sulla questione è stato il governo del Nepal, e difficilmente lo farà. Non solo perché ha finanziato con 60 mila dollari l’appuntamento religioso, ma anche perché il “turismo sacrificale” genererà un ritorno economico anche per le casse dello Stato. Del resto, nei palazzi di Khatmandu già sanno cosa si rischia a mettersi contro il macello devozionale praticato nel paese. Quando nel 2008 il governo decise di pagare 108 vacche per salvarle dal sacrificio cui erano destinate, nella capitale ci furono tumulti per giorni.
www.lastampa.it
Verona, 6 novembre 2009 - Tra i piu' importanti eventi del Ministero promossi dal Sottosegretario alla Salute Francesca Martini che si svolgeranno fino all'8 novembre nell'ambito della Fieracavalli di Verona: il Progetto didattico "Io amo i cavalli", un Talk Show in cui saranno presentati il primo "Codice per la tutela e la gestione del cavallo" e il prossimo "G8 per la tutela del cavallo" e firmata la Carta Etica. Lo ha annunciato la stessa Martini, secondo la quale "Fieracavalli e' un modello internazionale di sinergia tra le Istituzioni. La promozione delle attivita' equestri, la tutela della salute e corretta gestione del cavallo, la ricerca in campo medico-veterinario, la relazione uomo-animale come motore di benessere. A Fieracavalli presentero' in un Talk Show due iniziative molto importanti: il primo Codice per la tutela e la gestione del cavallo con l'obiettivo di contribuire al rilancio del comparto e conferire all'Italia un ruolo europeo ed internazionale in materia di cultura equestre e il prossimo G8 per la tutela del cavallo, vertice in cui si confronteranno le massime istituzioni europee e mondiali. Inoltre saro' presente con il Progetto didattico "Io Amo i Cavalli" rivolto ai bambini delle scuole primarie e secondarie".
(AGI)
giovedì, novembre 05, 2009
La festa dei “Toros de fuego” è una variante della corrida spagnola ed ogni anno si svolge a metà Novembre nel villaggio di Medinaceli in Provincia di Soria, Spagna.
Gli officianti accendono col fuoco una sorta di palla di cotone unta di catrame e poi incendiano entrambe le corna del toro che, liberato nelle strade, deve scampare all'incendio sulle corna, a quelli appiccati al suolo ed ai partecipanti che infieriscono. Il fuoco brucia l'interno delle corna, zona estremamente sensibile, le gocce di liquido ardente cadono sul corpo e bruciano la carne, colano negli occhi accecando il toro e tutto ciò causa infinita sofferenza e dolore.
In molti casi i tori tentano di suicidarsi, scaraventandosi contro i muri. Al termine dell’evento, il toro viene ucciso e la carne consumata dai partecipanti in quanto vi è la falsa credenza che mangiarla possa conferire fertilità ed invincibilità.
Le tradizioni, le feste popolari non giustificano mai la crudeltà sugli animali. Questo tipo di spettacoli sono proibiti in alcune province/comunità autonome di Madrid, Basque Country, Castilla-La Mancha, Andalucía, solo per citarne alcune. In alcune località il toro è stato sostituito con una simulazione fatta di animali finti. E’ giunto il momento che a Medinaceli venga presa la stessa decisione e che si unisca alle altre località che dicono No alla crudeltà.
Si diffonde il focolaio di cheratocongiuntivite. Allarme sulle Orobie.
5 novembre 2009 – Un ululato li salverà. Sterminato dalla superstizione nell'Ottocento, poi salvato dal re d'Italia Vittorio Emanuele II, in seguito oggetto di una tutela particolare e certosina che portò a un radicale ripopolamento di tutto l'arco alpino, ora lo stambecco è minacciato da un nemico microscopico ma infido più del più sanguinario tra i cacciatori.Un batterio che punta dritto alla vista, capace di far strage di circa il 25% degli esemplari. L'ultimo focolaio registrato nel Nord Italia ha colpito la popolazione del Parco delle Orobie: un'epidemia di cheratocongiuntivite che, con le imbiancate degli ultimi giorni, annuncia un inverno fatale, almeno per i capi più fragili.
«Nessuna terapia farmacologia può rappresentare una soluzione — spiegano i responsabili dell'ente Parco delle Orobie — è impossibile fronteggiare la malattia, anche perché un'operazione di tipo sanitario comporterebbe un'enorme spesa e sarebbe materialmente difficile da approntare». Ma in soccorso del ruminante dalle corna a scimitarra potrebbe arrivare il terrore dei pollai e, soprattutto, delle bestie selvatiche, come appunto stambecchi, cervi o camosci. Proprio il lupo, quadrupede con un curriculum che lo vede più volte iscritto alle liste degli animali a rischio di estinzione, per una volta vedrebbe non solo giustificata, ma addirittura auspicata, la sua rinomata brama di carne fresca.
«La causa di morte degli stambecchi — spiega Bruno Bassano, veterinario del parco del Gran Paradiso — non è tanto la cheratocongiuntivite in sé, quanto le conseguenze che provoca. Cioè cecità e annebbiamento della vista: le bestie, non vedendo più, cadono da rocce e dirupi, morendo. Si tratta di una malattia infettiva che quindi si trasmette per contatto. Il lupo, aggredendo gli esemplari già infetti, quindi più deboli e più facilmente catturabili, opera una sorta di selezione genetica naturale. I capi malati vengono così gradatamente eliminati, impedendo ulteriori contagi».
Proprio dal Parco del Gran Paradiso partì, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, l'opera di ripopolamento del Parco delle Orobie, dove all' epoca di stambecchi non se ne vedeva più nemmeno l'ombra.
Bastarono ottanta esemplari importati dagli operatori del parco piemontese a far tornare i cornuti quadrupedi sui sentieri delle Orobie: «Con l'ultimo censimento del 2008 — concludono gli operatori del Parco bergamasco — ne abbiamo contati 1.028. Quanto all'epidemia, abbiamo ben presente il problema e lo stiamo monitorando, ma non è ancora il caso di allarmarsi, anche perché gli stambecchi hanno una buona capacità riproduttiva. Si è accertato che il batterio può essere trasmesso anche attraverso gli insetti o il contatto con altri ovocaprini. Causa congiuntiviti importati, ulcerazioni delle cornee, in alcuni rarissimi casi dal nervo ottico può essere trasmesso al cervello e causare la morte. Il primo focolaio partì nel 1985, poi tornò nel 2000 e ora, purtroppo, si è ripresentato » .
Diana Campini - Corriere della Sera
L’iniziativa del ministero del Welfare alla Fiera di Verona
Cavalli come cani e gatti
Il decalogo del benessere
Dall’acqua fresca ai box: un codice per tutelarli sul modello di quello già in vigore in Gran Bretagna
ROMA — Dopo cani e gatti, l’attenzione si sposta sul cavallo. Impegnato, e sfruttato, in manifestazioni equestri, riabilitazione, corse ippiche, giochi, palii. Mezzo di trasporto in molte città, come Roma dove ancora non è stata risolta la polemica ricorrente sulle «botticelle», tuttora in giro per le vie del centro malgrado il progetto di spostarle lungo itinerari più salubri per la salute dei quadrupedi. Il noble animal diventa finalmente un soggetto di diritti attraverso una serie di iniziative istituzionali in parte presentate a Fieracavalli, edizione numero 111, in svolgimento a Verona fino all’8 novembre. Per la prima volta il ministero del Welfare partecipa come partner per lanciare una serie di iniziative che troveranno la massima espressione nella legge quadro proposta dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini.

Il mitico Varenne, una carriera al top nelle corse ippiche e un presente da stallone. E' l'ospite d'onore di Fieracavalli (Lapresse)
È già pronto un Codice per gli equini che si ispira a quello inglese, dove per tradizione sono molto più avanti di noi. «Esistono i livelli essenziali di assistenza per l’uomo, cioè l’elenco delle cure di base che devono essere assicurate ai cittadini. Ebbene vogliamo che anche i cavalli abbiano i loro Lea», ne spiega le finalità la Martini. Un decalogo di raccomandazioni per garantire il benessere e prevenire il maltrattamento. Ad esempio, scodella dell’acqua sempre piena e pulita, cibo di buona qualità, non ammuffito, box con pavimento antisdrucciolo e scolo dell’acqua, convogli per il trasferimento dotati di certi servizi e non inferiori a determinate misure, addestramento secondo orari «sindacali», spazi per l’attività fisica, standard sui finimenti.
Il codice sarà uno degli allegati alla legge quadro. «È un settore in espansione. I cavalli devono avere la cittadinanza ed essere trattati con dignità. In Italia siamo molto indietro. Sono in contatto con la Federazione sport equestri perché si impegnino a non macellarli una volta conclusa la carriera», dice la Martini.
Fieracavalli-International Horse festival è la principale rassegna internazionale nel panorama equestre, e si presenta come un «catalizzatore di interesse» non solo per gli appassionati, ma soprattutto per i giovani che «si si riconoscono in un nuovo modo di concepire la vita». L’obiettivo è fare cultura. Tra gli ospiti d’onore, il leggendario Varenne, campione dei campioni, figlio di Waikikiki Braech, l’indimenticabile trottatore che con Giampaolo Minnucci è entrato nella storia dell’ippica mondiale. Oggi è in pensione e ha intrapreso la carriera di riproduttore.
Il ministero ha nella Fiera uno spazio espositivo per presentare i provvedimenti già approvati. Innanzitutto l’ordinanza sui palii e i tornei storici, con regole severe per il rispetto della sicurezza della salute del cavallo (superficie del percorso, obbligo della presenza di veterinari). Poi il decreto che istituisce il primo centro di riferimento nazionale per la terapia assistita con animali (sede a Montecchio Precalcino, provincia di Vicenza). «È un’ottima iniziativa perché serve a valorizzare la riabilitazione di qualità, le tecniche efficaci», commenta con favore Assunta Papa, responsabile sanitario del Centro di riabilitazione equestre Tina De Marco, che si occupa di disabilità fisiche. Infine la Carta etica, un documento sul quale si sta raccogliendo il consenso dei grandi cavalieri, già firmato da Gianluca Bormioli.
05 novembre 2009
www.corriere.it
mercoledì, novembre 04, 2009
Specie a rischio perché usata per la pelliccia e come «cane» da caccia
L'uomo più veloce del mondo incontra l'animale più veloce del mondo
Usain Bolt in Kenya a sostegno della campagna di protezione del ghepardo
di DANILO MAINARDI
E' significativo ciò che ha fatto Usain Bolt, il più veloce tra tutti gli umani, appena giunto in Kenya, un angolo di mondo dove il ghepardo, il più veloce tra tutti gli animali, ancora sopravvive. Il campione giamaicano ha infatti, e da par suo, voluto far sentire la sua voce, fare qualcosa per lui.

Usain Bolt e un cucciolo di ghepardo (Reuters)
Ed anche per il suo ambiente, perché se troppo si degrada l’ambiente anche il ghepardo dovrà scomparire. E l’azione di Bolt è significativa perché in essa si intuisce qualcosa di speciale. Quasi fosse un senso di colleganza, di solidarietà tra simili a far intraprendere all’atleta umano l’importante campagna a sostegno dello splendido scattista animale. Già, colleganza: perché se Bolt è il più veloce tra gli esseri umani, il ghepardo lo è fra tutti gli animali terrestri. Bolt con i suoi 37,578 km/h, l’irraggiungibile felino addirittura — ed anche questo è record mondiale — con i suoi 115,419 km/h.
E c’è allora da chiedersi: avrà mai sognato, Bolt, di trovarsi in una competizione in cui gareggiano i migliori scattisti di tutto il mondo, inteso però come tutto il mondo animale? Accanto a lui, in quel sogno, non avrebbe potuto che esserci un ghepardo. Che l’avrebbe davvero surclassato. Ebbene, se ha fatto quel sogno, a suo onore possiamo dire che non è stato un incubo. Piuttosto che invidia l’eccelso atleta deve aver sentito una forte ammirazione. Chissà, forse ha persino immaginato d’incarnarsi nel suo zoologico rivale, di divenire cioè un uomo-ghepardo (la sua personalissima idea di chimera).
Sia come sia, Bolt sta facendo un’azione assai meritoria per il ghepardo e per l’ambiente in cui sempre più fatica a sopravvivere. L’uomo, infatti, sta sconsideratamente spendendo gli ultimi individui rimasti, in parte per la trasformazione delle savane in terreni agricoli, un poco per la caccia per la splendida pelliccia, ma certamente perché, fin dai tempi più antichi, un gran numero di ghepardi viene prelevato per scopi, diciamo così, venatori. Cioè per fare, seppure a modo loro, la parte dei cani da caccia. Il ghepardo, si suole dire, è un cane con la faccia da gatto. Ciò è confermato sia dalla sua anatomia «di confine » che dal comportamento docile e addomesticabile. Ma se una volta era frequente sia in Asia che in Africa, ormai è considerato una specie a rischio.
E come mai potrebbe il re degli scattisti umani sopportare questa condanna per lo scattista animale che più di tutti lo simboleggia? Che è il suo mito, il suo alter- super-ego? Certo è che, per salvare il ghepardo e il suo ecosistema, nessun testimonial è migliore di Bolt.
03 novembre 2009
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martedì, novembre 03, 2009
Invasione di una specie asiatica: è prolifica e ama stare in gruppo La Harmonia axyridis, introdotta in campo agricolo, ormai prevale. sulla "cugina" italiana. Questi coleotteri innocui hanno solo un difetto: sotto stress diventano maleodoranti.
3 novembre 2009 - Si sono radunate a milioni. Dalle Alpi Marittime alla Lombardia, dalle pendici dell´appennino emiliano fino ai vigneti del basso Garda. Per un po´ sono state padrone del cielo. Si sono posate a migliaia sui muri esposti a sud-ovest («preferiscono l´intonaco giallo», certifica su internet un blogger di Palazzolo sull´Oglio). Hanno ricoperto con un gigantesco lenzuolo rosso a pallini neri decine di piante, finestre e macchine parcheggiate. Mai vista una cosa del genere. Poi, discrete e silenziose come sono spuntate, sono sparite. Volatilizzate nel nulla, come un´aurora boreale. Uno spettacolo a metà tra il documentario di Nat Geo e la piaga biblica in stile Alfred Hitchcock. «Devo preoccuparmi?», si chiede sul sito www.gravidanzaonline.it la giovane mamma Silvia78 di Biella, impressionata dal tappeto di coloratissimi coleotteri. «No», assicurano gli esperti, che però - a oggi - non hanno ancora una spiegazione certa per questo giallo rosso-nero. L´unica certezza, puntini alla mano, è che la protagonista dello spettacolare blitz entomologico non è la nostra coccinella. Lei è agarofobica, odia gli assembramenti. E soprattutto ha un numero fisso di macchie sull´elitra: sette, per la precisione (da qui il nome Septempunctata). La star di questa oceanica adunata fuori stagione è stata la Harmonia Axyridis, la sua cugina asiatica. Segni particolari: un insaziabile appetito per le larve di afidi (motivo che ne ha consigliato l´introduzione in occidente per la lotta biologica) e un´idiosincrasia cronica per la routine. La chiamano, non a caso, coccinella arlecchino. Può essere gialla, rossa o arancione. E si gestisce le macchie sul dorso in modo anarchico. A volte sono sei, altre tre, altre ancora quindici. Tutto, comunque, tranne che sette.La Harmonia axyridis - e qui si dividono i naturalisti - ha solo due piccole manie: la prima, comprensibile, è la passione per una vita di coppia molto intesa. Basta che il suo corpo senta la primavera - ad esempio con un piccolo rialzo della temperatura - per scatenare nella femmina la voglia di accoppiamento. La seconda è la sua storica apatia invernale. Quando la temperatura inizia a scendere sotto i dieci gradi, le coccinelle sparse per i prati, manco avessero un copione già scritto, si riuniscono tutte assieme. Obiettivo: trovare un luogo riparato (massi e interstizi delle finestre vanno bene) per ibernarsi collettivamente in attesa della bella stagione. I cieli del nord, in questi giorni, sono stati testimoni di un mix dei due fenomeni. L´adunata autunnale è coincisa, causa cambiamenti climatici, con un´impennata improvvisa delle temperature. E la tempesta ormonale delle coccinelle arlecchino ha causato una recrudescenza dei fenomeni d´aggregazione in tutta la Pianura Padana, prima che il termometro tornasse a suonare l´ora del letargo. A qualcuno è andata peggio. Le nubi rossonere hanno invaso anche le Orcadi e le altre isole inglesi. Dove sono arrivate per far fuori gli afidi e si sono moltiplicate (come a noi) a scapito della specie autoctona. A Londra la loro vendita è proibita. In Italia consorzi e negozi d´animali l´hanno sospesa volontariamente. Anche perché, a differenza della coccinella made in Italy, la Harmonia Axyridis ha un altro piccolo difetto. Se disturbata, si difende secernendo un pestilenziale liquido a base di Isoproprilmetozipirazina. In Gran Bretagna hanno fatto disastri. Meglio augurar loro un lunghissimo letargo. Come portafortuna possiamo accontentarci della cugina tricolore.
Ettore Livini - La Repubblica
Sono 17.291 su un totale di 47.677 minacciate di estinzione
3 novembre 2009 - Più di un terzo delle specie di fauna e flora conosciute nel mondo è minacciata, secondo l' ultima 'Lista rossa' delle specie dell'Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura.
Secondo l'ultimo aggiornamento della Lista rossa reso noto a Gland (Svizzera), 17.291 (36%) su un totale di 47.677 specie repertoriate sono minacciate di estensione. Inoltre, 875 (2%) risulta estinto o estinto allo stato selvaggio in natura. I risultati - afferma l'Iucn - rivelano che il 21% di tutti i mammiferi conosciuti, il 30% di tutti gli anfibi noti, 12% di tutti gli uccelli, 28% dei rettili, 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli invertebrati repertati fino ad oggi risulano minacciati, afferma l'Iucn in un comunicato.
Per Jane Smart, responsabile del Gruppo dell'Iucn per la conservazione della biodiversità, le prove sulla gravità della crisi dell'estinzione si accumulano: "In gennaio avrà inizio l'Anno internazionale della biodiversità. Secondo le ultime analisi della Lista rossa dell'Iucn sarà impossibile arginare la perdità di biodiversità nel 2010 come prevedeva il nostro obiettivo".
La Lista rossa delle specie minacciate - che classifica le specie secondo i livelli di minaccia - è considerata la fonte di informazione mondiale più completa sullo stato di conservazione delle specie vegetali e animali, spiega l'Iucn.
(ANSA)
Realizzato dalla britannica Buav e diffuso in Italia dalla Lav con la richiesta di firmare un appello agli europarlamentari.
2 novembre 2009 - Le sofferenze fisiche e psicologiche dei Primati catturati in natura per poi essere utilizzati nei laboratori di sperimentazione, sono documentate in un nuovo drammatico filmato distribuito in Italia dalla LAV e realizzato dall’associazione britannica antivivisezionista BUAV (British Union for the abolition of vivisection),
Solo nel 2008, secondo le ultime statistiche CITES, più di 14.000 macachi sono stati spediti dalla Cambogia in Cina, Vietnam, Europa e America, circa il doppio del numero esportato nel 2007; questo dato è reso ancora più allarmante dal fatto che per catturare un piccolo bisogna uccidere tutto il gruppo sociale che cerca di difenderlo.
Queste scimmie, il cui valore economico si aggira tra i 50 e i 125 dollari, subiscono molteplici violenze fisiche e psicologiche: dalla cattura alla detenzione negli stabulari, fino alle discutibili pratiche della sperimentazione nei laboratori; sono le inutili e tristi protagoniste soprattutto di studi di tossicità e di investigazioni sulle attività cerebrali. Dovrebbero essere in corso strategie di riproduzione in cattività, ma le statistiche dimostrano che nei fatti la cattura nell’ambiente naturale è ancora ampiamente diffusa.
“Il filmato illustra inequivocabilmente come la cattura in natura di Primati, destinati ai laboratori di tutto il mondo, sia una pratica fortemente invasiva che procura alti livelli di sofferenza e distrugga la biodiversità di Paesi già poveri alimentando, anche la caccia illegale – dichiara Michela Kuan, responsabile LAV settore vivisezione - L’idea di violenza e dolore legata alla sperimentazione animale è, spesso, associata al solo decorso della procedura in laboratorio, senza tener conto che gli animali utilizzati a fini scientifici subiscono gravi violenze dal momento in cui nascono, o vengono catturati in natura, fino alla soppressione.”
E' importante che l'opinione pubblica e i politici siano consapevoli del quadro complessivo degli abusi cui sono sottoposti gli animali destinati alla sperimentazione, in particolare ora che siamo nella fase conclusiva della revisione della Direttiva Europea 86/609 che regolamenta proprio la sperimentazione animale: un’occasione importante per cambiare le condizioni di 12 milioni di animali utilizzati nei laboratori europei e per sostenere l’implementazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale, che offrono garanzie di efficacia, sicurezza ed eticità.
Guarda il video e aderisci all’appello della Coalizione Europea contro la vivisezione di cui LAV e BUAV sono membri, rivolto agli Europarlamentari affinché, in sede di revisione della Direttiva Europea 86/609, sostengano il benessere degli animali da laboratorio. La posizione espressa in materia dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dei Ministri non riflette quella dell’opinione pubblica, che in un recente sondaggio si è espressa in modo contrario alla sperimentazione animale.
www.animalieanimali.it
lunedì, novembre 02, 2009
Niente più terre dell'Amazzonia agli stranieri, parola del presidente Lula
02 novembre 2009
Lula aveva annunciato il progetto Terra Legal già lo scorso giugno, a tutela dei territori e delle foreste dell’Amazzonia, contro il disboscamento e a favore degli abitanti dell’Amazzonia. Al progetto si aggiunge ora la clausola Amazonia Legal, ovvero la restrizione dell’acquisto di Terre da parte degli stranieri.
La norma prevede la tutela di circa 500 milioni di foresta negli stati di Amazonas, Parà, Mato Grosso, Maranhao e legalizza 67 milioni di ettari in mano a proprietari esistenti a cui si riconosce l’usufrutto, non la proprietà legale di terra e foresta.
Lula sembra fermo sulla tutela e la salvaguardia dell’Amazzonia: ai cittadini e alle imprese straniere non sarà più permesso di acquistare terre nel polmone verde del pianeta, mentre agli stranieri già proprietari sarà permesso di possedere un massimo di 1500 ettari in aree continue. Il piano Terra Legal prevede, oltre alla regolarizzazione delle proprietà, il pagamento di un titolo di possesso per appezzamenti di terreno maggiori di 400 ettari.
Il piano Terra Legal vieta il disboscamento in aree di foresta tropicale ed impone il rispetto delle aree naturali ai proprietari terrieri legalizzati, al fine di preservare la ricchezza dei territori e proteggere gli ecosistemi.
Foto | Flickr
La Pecora Nera






